Mendoza – Il “commissario apostolico” Alberto Bochatey, nominato da Papa Francesco per indagare sugli abusi sessuali nell’Istituto Próvolo, riferendosi al sacerdote italiano Nicola Corradi, agli arresti domiciliari dal novembre 2016, ha dichiarato: “È una bugia sistematica che i media sostengono. Presentiamo il caso di padre Corradi che in Italia non aveva, né ha cause pendenti. È agli atti con le appropriate note internazionali, che sarebbero l’equivalente del nostro casellario giudiziario, sia in Italia che nella regione di Verona“.

Una dichiarazione spudoratamente falsa, quella di Bochatey, che si arrampica sugli specchi nell’intento di coprire le reticenze delle gerarchie con affermazioni volutamente false o imprecise, come quella che don Nicola Corradi, in Italia non è citato in procedimenti… Soprattutto a Verona. Ebbene, questo in parte non è vero come non è vero che la chiesa non sapesse: sapeva dal 1970 e, nel 2014, ne fu informato anche Bergoglio in persona.

A lato, vediamo il documento della Procura della Repubblica proprio di Verona, a seguito delle denunce che la Rete L’ABUSO, in collaborazione con l’Associazione Sordi Provolo, ha depositato nel 2017. Nel decreto di archiviazione della sola posizione del vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, la Procura, su richiesta delle nostre 3 istanze, rispondeva che la Congregazione alla quale Corradi apparteneva, è una Congregazione di Diritto Pontificio, – quindi  dipende direttamente dal Vaticano – e il vescovo di Verona, tranne probabili responsabilità morali, non ha alcuna responsabilità giuridica, che altresì la Procura attribuisce alla sola Congregazione.

Nel documento la stessa Procura di Verona smentisce Bochatey, e afferma che la Congregazione era al corrente delle tendenze pedofile di don Nicola Corradi, sin dal gennaio del 1970.

Ricordiamo anche che nel 2011 ci fu una commissione d’inchiesta, voluta dal Vaticano, la curia si scusò e ammise gli abusi.

Ma andiamo oltre. Come più volte detto, nel 2014 una delegazione di sopravvissuti dell’Istituto Provolo, ha incontrato di persona papa Francesco. In quella occasione hanno consegnato una lettera personalmente a Bergoglio, lettera già inviata prima alla C.D.F., al papa e al vescovo Zenti, nella quale, oltre al nome di Corradi, vi erano scritti a chiare lettere i nomi di altri 14 sacerdoti accusati, nei confronti dei quali, ad oggi, la chiesa non ha fatto nulla.

Lo stesso Corradi, malgrado Bergoglio fosse informato già da due anni, al momento dell’arresto rivestiva ancora il ruolo di direttore dell’Istituto di Mendoza.

Questi i fatti e le prove.

Zanardi

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