Queste non sono parole nostre ma la critica alla sana informazione della Rete delle vittime italiane, ovvero di chi è vittima sopravvissuta agli abusi sessuali del clero italiano e che mons. Valentino Di Cerbo vescovo emerito della diocesi di Alife-Caiazzo affida ad un  commento sulla pagina ufficiale della Rete L’ABUSO.

Un post dove l’associazione italiana dei sopravvissuti diffida dall’uso dell’immagine e dal rappresentarla, gli organi di informazione vaticani e italiani.

Tutto ciò a seguito della disinformazione che la stampa italiana divulga dalla nomina di Bergoglio e che già nel 2018 spinse la Stampa Estera in Italia a convocarci, per capire i fatti sulla pedofilia dei preti censurati dagli italiani. Unico paese tra i più industrializzati a non aver mai sollevato il pandemico problema stimato solo in Italia, con un milione di vittime e come censura la stampa italiana, ma non quella estera, persino il Washington Post riporta che Roma oggi è meta turistica anche per i preti pedofili.

Quasi divertente il lapsus freudiano del vescovo che scrive “associazione a delinquere” con la A maiuscola, forse in segno di rispetto tra popoli e culture, forse in virtù dell’ecumenismo di cui lo stesso parla.

Certo impossibile non apprezzare il fatto che Di Cerbo abbia espresso il proprio pensiero sulla pagina ufficiale dei sopravvissuti, di certo indice che a differenza di Bergoglio, almeno il vescovo emerito provi un tentativo di dialogo, se pur così goffo e sconnesso nelle affermazioni in quanto basterebbe vedere il servizio di Pablo Trincia (LE IENE) dove la chiesa ufficiale deride i cronisti che chiedono proprio durante il conclave che ha eletto Bergoglio, cosa ne pensano dei preti pedofili e dell’insabbiatore, cardinale Domenico Calcagno, ex vescovo di Savona.

E quì, viene quasi da dare ragione a alcune affermazioni del monsignore emerito…

Ma eccellenza, la colpa non è delle vittime sopravvissute o della Rete L’ABUSO, se i suoi colleghi non si sono neppure vergognati di sfottere di fronte alle telecamere di Mediaset i sopravvissuti.

Nemmeno sono nostre dichiarazioni, tutto al più noi le abbiamo subite dolorosamente come un secondo stupro, ma stia sereno,  ci siamo vergognati noi per voi tutti, ai quali ancora sfugge molto di più, la civiltà ed e la parola di Dio che vorreste professare nella più aberrante ipocrisia.

Quel breve scritto eccellenza, dimostra l’arretratezza della chiesa e la sua più totale mancanza di coscienza cristiana. Una carenza grave che grida da se che la chiesa, anche volesse, è ad un livello giurassico che dista anni luce dalla civiltà e dallo stesso cristianesimo che professa. Sembra quasi colpa nostra se in Italia ci sono così tanti preti pedofili, guardi noi siamo solo le loro vittime.

Una chiesa che non è proprio nulla culturalmente all’altezza di porre rimedio agli abusi dei preti, dal momento stesso in cui non riesce neppure a rinsavire se stessa. Sopravvive oramai grazie alla complicità di Stato e stampa italiani; uno che la lascia fare, l’altra, che censura la voce delle vittime, così evita che qualcuno contraddica il papa.

Non si può non notare il piedistallo sul quale crede di ereggersi appollaiato il vescovo emerito di Alife-Caiazzo, che non spende una sola parola (come i suoi colleghi) per tutti coloro che sono stati vittima dell’omicidio psichico (papa Francesco anni dopo Federico Tulli) di chi ha subito abusi durante l’infanzia, e ci accusa persino di avere noi !!! dei pregiudizi contro la chiesa.

Nel calderone poi tenta squallidamente di diluire l’endemico problema della pedofilia nella chiesa, facendo notare che la pedofilia esiste anche altrove. E certo, anche se non con 8% del personale pedofilo e comunque noi siamo un’associazione di vittime dei preti e sarebbe responsabile se la chiesa pensasse ai suoi crimini e non quelli commessi da altri.

Questo conferma l’ottima scelta della Rete, quella di diffidare dall’uso della nostra immagine certa stampa legata al Vaticano, che al momento, può essere accreditato solo da una stampa che disonora se stessa e i principi Costituzionali e che offende chi è sopravvissuto a questi crimini.

Ma non siamo soli, ci sono persone come l’ex Procuratore Michele Del Gaudio, che se pur non credente come me, racconta di parla tutti i giorni con Gesù

Zanardi

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