La curiosa ed emblematica vicenda della diocesi di San Remo e del suo vescovo Antonio Suetta.

Uno scambio epistolare con l’Associazione che coinvolge in prima persona il cardinale presidente della CEI Matteo Zuppi, che non ne esce meglio del suo sottoposto, anzi, conclama la truffaldina linea della chiesa italiana nella formula antica di “tanto fumo e niente arrosto”.

Ma vediamo i fatti.

Tutto nasce da una serie di segnalazioni inviate alla Rete L’ABUSO da fedeli e sacerdoti della diocesi di San Remo – tutte correlate con materiale che ha come soggetto sacerdoti della diocesi – i quali, dopo aver insistentemente segnalato all’istituzione ecclesiastica, non hanno potuto fare altro che constatarne l’omertà.

Alcuni di questi sacerdoti li abbiamo rintracciati su note App di incontri gay, ma non è questo il problema: è quello che spesso, queste App, sono usate anche per prostituzione minorile, adescamento e non solo.

Materiale sicuramente comprovante le accuse anche se va sottolineato che, pur non potendo escludere la matrice pedofila e quindi degno almeno di un accertamento da parte del vescovo, nei documenti e da alcune testimonianze indubbiamente emerge l’adescamento di “persone vulnerabili”, alcune giovanissime.

Parliamo di una diocesi molto piccola, al confine tra Italia e Francia che ne ha in carico un centinaio.

Reati gravissimi da sanzionare, secondo il Motu proprio di Francesco e secondo la stessa morale cattolica che, data la mole del materiale ricevuto, l’Associazione si è fatta carico di segnalare. Abbiamo quindi scritto al vescovo Antonio Suetta ed in copia al Cardinale Matteo Zuppi, senza trasmettere le prove, piuttosto imbarazzanti per quanto dovute, magari dopo il primo approccio.

Abbiamo quindi atteso la reazione della diocesi.

Nulla di strano, di fatto la chiesa, con la compiacenza del Governo, ha istituito veri e propri tribunali e sportelli per le denunce. In questo caso tribunali “farlocchi” nell’operato, tuttavia paralleli a quelli dello Stato, che ha permesso persino non trasmettessero alla Giustizia italiana i casi, senza accusare il favoreggiamento.

Ed è la stessa chiesa a chiedere ai fedeli di denunciare presso questi tribunali/sportelli gli abusi subiti o di cui sono a conoscenza.

Assolutamente nulla di strano

…A meno che il fine sia diverso da quello dichiarato.

 

La risposta non si fa attendere, Suetta risponde il giorno successivo, ma anziché agire sulla base del Motu proprio ed aprire un dialogo, rinnega a prescindere qualunque accusa, minaccia querela e neppure vuole sapere chi siano i sacerdoti segnalati, molti già all’onore della cronaca. (lettera a lato)

Una “accoglienza Ligure” probabilmente, che di certo non è invitante qualora una vittima intendesse denunciare alla chiesa…

Ed è qui che interviene il cardinale Matteo Zuppi che, pur non minacciando almeno lui querela, non si scosta di un millimetro dal vescovo Suetta. Come non si scostò nll’estate scorsa quando si incontrò con il presidente della Rete L’ABUSO a Bologna.

I problemi di Zuppi son ben altri che quelli di acquisire informazione su chi ed indagare per appurare i fatti come esplicita il Motu proprio. Il suo unico problema è la missiva spedita dal Segretario della Rete e responsabile del “Comitato vittime e famiglie”, Cristina Balestrini, madre di una vittima di un caso noto a tutti, quello milanese di don Mauro Galli, di cui però entrambi neppure si accorgono.

Nella prima missiva infatti Zuppi discute unicamente il perché la lettera arrivi da una mail @retelabuso.org , quasi potesse essere falsa e chiede alla collega di scrivere dalla sua personale. Una sorta di inquisizione “previa” sul mittente di fatti tanto a “cuore” alla CEI, che il cardinale riduce alla frivolezza di un indirizzo mail.

Nel frattempo anche il vescovo Suetta indaga… ma non acquisendo le segnalazioni o chiedendo i dettagli. Il suo unico interesse è sapere chi ha segnalato all’Associazione i casi che, verosimilmente, conosceva già: è stata la diocesi la prima a ricevere l’informazione dai diretti interessati che, scontenti, successivamente si sono rivolti alla Rete L’ABUSO.

Stessa cosa da parte del presidente CEI che continua lo scambio epistolare con Cristina Balestrini alla quale chiede disponibilità di un incontro che, in realtà, a quasi un mese di distanza dall’ultima missiva, non confermerà, cadendo nel classico “omertoso” silenzio, probabilmente informato dallo stesso Suetta ormai costretto.

Ci si attende dalla diocesi di San Remo un chiarimento. Dalla CEI, anzitutto nei confronti e nel rispetto di chi crede e affida i propri figli, un’indagine  indipendente e seria almeno quanto la chiesa italiana millanta sui media italiani, che sia alla pari delle altre Conferenze Episcopali, di cui CEI è il fanalino di coda.

Al Papa invece l’augurio di essere incisivo nei fatti quanto lo è negli appelli di TOLLERANZA ZERO.

Lo può fare !

I suoi dieci anni di pontificato in materia sono stati un fallimento sotto gli occhi di tutti i sopravvissuti, non una sola vittima lo ha mai ringraziato, né privatamente né in pubblico.

Siamo ancora qui tutti a reclamare giustizia a una chiesa che non ci ascolta.

Seriamente rifletta sui fatti !

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