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«Sto male, aiuto, ho paura»: Francesco Zanardi denuncia umiliazioni e minacce durante le cure

Due registrazioni raccontano la notte drammatica: il dolore, la paura, la richiesta di cancellare gli audio e il ritorno poche ore dopo per un nuovo accesso sanitario.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
2 Novembre 2026
in Cronaca
Reading Time: 9 mins read
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Cronaca
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«Sto male».

«Aiuto».

«Ho paura».

Sono alcune delle frasi pronunciate da Francesco Zanardi durante una notte che avrebbe dovuto essere dedicata esclusivamente alla cura di una persona arrivata in pronto soccorso in condizioni di sofferenza e che invece, secondo quanto sostiene lo stesso Zanardi, si sarebbe trasformata in un’esperienza fatta di tensioni, umiliazioni, paura e comportamenti che dovrebbero – in un Paese civile – essere accertate nelle sedi competenti.

Esistono due registrazioni e una sequenza di parole che meritano di essere raccontate. Perché al centro di tutto c’è un paziente. E quel paziente si chiama Francesco Zanardi.

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L’arrivo in codice arancione

Secondo quanto ricostruito, nelle prime ore del 31 agosto 2026 Francesco Zanardi viene trasportato dal 118 in pronto soccorso in codice arancione. Accusa fortissimi dolori addominali, vomito e continue emissioni di saliva. Ha alle spalle una storia clinica complessa, segnata da gravi patologie e numerosi interventi chirurgici.

Anche nelle registrazioni la sofferenza appare evidente. Francesco geme, chiede aiuto, ripete di stare male. In un passaggio esclama:

«Per piacere. Sto male. Aiuto».

Poco dopo dice di avere un attacco di panico.

E ancora:

«Aiuto, ho paura».

Non una volta soltanto. La parola «aiuto» viene ripetuta insistentemente mentre Francesco appare in uno stato di evidente agitazione e sofferenza.

«Cancelli immediatamente»

Ed è proprio intorno alla decisione di Francesco di registrare quanto stava accadendo che la situazione, ascoltando la trascrizione, assume toni particolarmente tesi. A Francesco viene chiesto ripetutamente di cancellare la registrazione. Le frasi trascritte sono inequivocabili nel documentare l’esistenza dello scontro:

«Lo cancelli immediatamente».

Francesco risponde:

«Assolutamente no».

E ancora:

«È il mio diritto».

La richiesta viene reiterata:

«Cancelli quella roba lì. Lei cancelli. Immediatamente».

Francesco non cede. E pronuncia una frase pesantissima:

«Io ho paura che mi fate del male».

Ma perchè Francesco decide di registrare? Perchè subisce – in modo vigliacco e arrogante – una vera e propria aggressione da parte del medico del pronto soccorso. E proprio lui che lo conferma: «Mi hanno messo le mani addosso. Sono stato materialmente aggredito».

Francesco ha utilizzato il suo registratore perchè ha subìto una vergognosa aggressione.

Ma per quale motivo? Cosa si nasconde dietro il comportamento del medico del pronto soccorso?

Il sanitario conosceva già Francesco? Conosceva le battaglie portate avanti con la sua Associazione (Rete L’Abuso) che si occupa da anni di preti pedofili?

«Maleducato che non è altro»

Nella registrazione compaiono anche espressioni rivolte a Francesco che difficilmente possono essere considerate parte di una comunicazione sanitaria serena. Si sente pronunciare:

«Maleducato che non è altro».

Una frase che viene ripetuta.

In un altro momento Francesco continua a sostenere di stare male mentre la discussione resta concentrata anche sulla registrazione. Il tema diventa persino il possibile intervento dei Carabinieri. Francesco risponde sostanzialmente di chiamarli. E i militari sarebbero intervenuti senza adottare provvedimenti nei confronti di Francesco.

Resta una domanda, la nostra:

Era davvero necessario che una situazione sanitaria già complessa degenerasse fino a questo punto?

Il paziente che chiede un calmante

C’è un passaggio della registrazione che fotografa con particolare crudezza la distanza tra la sofferenza percepita dal paziente e il conflitto che si stava consumando attorno a lui.

Francesco dice: «Non riesco, signora. Sto male».

Poi supplica:

«La prego, mi dia un calmante, qualcosa…».

Subito dopo torna la richiesta di cancellare la registrazione.

Il diritto alla cura e il rispetto della dignità del paziente devono rimanere il centro di qualsiasi intervento. Una persona piegata dal dolore non può diventare un avversario. 

Francesco: «Mi ha insultato perché stavo male»

Dopo che il dolore sembra progressivamente diminuire, Francesco torna più volte su quanto sostiene di avere vissuto. Parlando con il personale afferma:

«Mi ha insultato perché stavo male, non riuscivo a stare fermo».

In un altro momento racconta:

«Stavo male, si lamentavano che dovevo stare calmo».

Sono le parole di Francesco, la sua testimonianza diretta e la sua percezione di quanto accaduto.

Le registrazioni documentano, allo stesso tempo, anche momenti differenti. Vi sono operatori che invitano Francesco a respirare, cercano di tranquillizzarlo, lo aiutano negli spostamenti e proseguono gli accertamenti sanitari.

A un certo punto gli viene chiesto:

«È un po’ più tranquillo?»

E Francesco risponde che il dolore è passato, scusandosi anche per non essere riuscito precedentemente a rimanere fermo. 

Le dimissioni e il nuovo intervento del 118

C’è poi un altro elemento indicato che merita attenzione. Francesco viene dimesso alle 3:14. Poche ore dopo, però, le sue condizioni lo costringeranno nuovamente a chiedere l’intervento del 118. Alle 9:30 dello stesso 31 agosto avviene un nuovo accesso sanitario, che si concluderà alle 12:48.

Francesco considera le prime dimissioni premature e collega il successivo ritorno alla persistenza dei problemi che lo avevano condotto poche ore prima al pronto soccorso. Questo passaggio dovrà essere valutato sulla base della documentazione clinica completa. Ma la successione temporale resta: dimissione durante la notte, nuovo intervento del 118 poche ore dopo.

Francesco chiede risposte

Dopo quanto accaduto Francesco Zanardi contesta comportamenti che definisce gravissimi e riferisce di aver subìto ingiurie, umiliazioni, intimidazioni e violenze. 

Questa storia pone una questione che va oltre Francesco Zanardi. Che cosa deve aspettarsi una persona quando entra in un pronto soccorso in preda al dolore?

Non è nostro compito stabilire eventuali responsabilità penali, civili o disciplinari. È nostro compito accendere la luce quando qualcuno sostiene che i propri diritti e la propria dignità siano stati calpestati.

Francesco Zanardi ha denunciato la sua personale vicenda, ha conservato delle registrazioni.

Ora saranno gli organismi competenti, qualora investiti della vicenda, a ricostruire quanto accaduto e ad accertare eventuali responsabilità. Ma le sue parole restano.

«Sto male».

«Aiuto».

«Ho paura».

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