Tag: Antonino Raspanti

  • Lettera aperta – Enna; Istituzioni genuflesse alla Chiesa. Rete L’ABUSO e le vittime italiane esprimono tutta la loro indignazione.

    Lettera aperta – Enna; Istituzioni genuflesse alla Chiesa. Rete L’ABUSO e le vittime italiane esprimono tutta la loro indignazione.

    Rivolgendoci ai promotori e ai partecipanti;

    S.E.R. Card. Matteo Maria Zuppi; S.E.R. Card. Kevin J. Farrell; S.E.R. Mons. Rino Fisichella; Giovanni Maria Armando Zodda; Paloma Saborito Sanchez; Umberto Angeloni; Ivan Scinardo; Ilenia Petracalvina; prof. Salvatore Martinez; S.E.R. Mons. Guido Gallese; Francesco Luca Ballarò; Stefano Milano; Federica Barbarino; Salvatore Astorina; Fernando Mercadò; S.E.R. Mons. Michele Pennisi; Giuseppe Ardica; Prof. Manfred Hauke; Prof. Carlos Lopez Bravo; Francesco Antonet; Davide Adamoli; Tiago Henriques de Louriçalgo; Louis Giraud; Mark Agius; Jose Carlos Garin Valle; Michele Guerra; Armando Ortiz; Antonio Banderas; S.E.R. Mons. Antonino Raspanti; Vincenzo Morgante; Prof.ssa Rosanna Virgili; S.E.R. Card. Enrico Feroci; Dott.ssa Flaminia Giovanelli; Prof. Avv. Luca Pedullà; Dr. Gregorio Squadrito; Dr. Alessandro Palermo; Fernando Redondo Benito; Dott.ssa Flaminia Giovanelli; Dott. Maurizio Nicolosi; Docenti Università Kore Enna; Don Sebastiano Rossignolo; Marcella Reni; S.E.R. Card. Angelo Bagnasco; Claudia Koll; Dott.ssa Laura Frattari; Beatrice Fazi; S.E.R. Card. Angelo De Donatis; Mario Incudine.


     

    Genuflessi, ma non come quando esprimi rispetto, in questo caso è una genuflessione indegna e volgare, quella che le Istituzioni ennesi, senza rispetto per il loro ruolo istituzionale e per la Chiesa stessa, hanno acconsentito in nome della popolazione, a chi di fatto, in qualunque società civile che si rispetti, verrebbe messo da parte come “pessimo elemento”.

    Qui invece tra tradizione e fede ci si compiace invece, del titolo di “Capitale europea delle confraternite”.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, che in Italia è l’unica rappresentante delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali di quel clero che solo nel nostro paese è ancora oggi il terzo mondo d’Europa, perché incapace di rendere almeno un risarcimento umano alle proprie vittime, si stringe intorno ad Antonio Messina, vittima accertata di don Giuseppe Rugolo, che in modo inaccettabile, oggi è nuovamente vittima di quella società di dubbia moralità e civiltà, che ha permesso in modo tanto barbaro che Antonio Messina, e tutti noi vittime italiane, subissimo proprio dalla città di Enna e dalle Istituzioni della stessa, tanta umiliazione “istituzionale”.

    In mancanza di una sentenza del tribunale canonico “in nome del popolo di Dio”, che la chiesa vanta puntualmente come rassicurazione verso i fedeli, ma che non emette come in questo caso mai, riportiamo di seguito quella del tribunale civile di Enna, “in nome del popolo italiano” su don Rugolo, in particolare i passaggi che coinvolgono S.E.R. mons. Rosario Gisana, il padrino del VII Forum paneuropeo delle confraternite, alle quali l’Associazione Rete L’ABUSO recapita la presente lettera aperta affinchè possano rendersi conto di essersi rese chiaramente complici, consapevoli o meno, di questo incivile e disumano affronto a tutte le vittime italiane sopravvissute alle violenze sessuali del clero cattolico, e aggiungerei delle stesse confraternite aderenti al VII Forum paneuropeo.

    Francesco Zanardi, Portavoce Rete l’ABUSO


    Sent. nl 91 /2024 N. 3481/2021 R.G.N.R. N. 665/21 R.G.Trib

     

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    “Ebbene, anche alla luce di queste conversazioni, emerge chiaramente che il Vescovo di Piazza Armerina, ben consapevole da molti anni delle segnalazioni effettuate inerenti agli abusi patiti da un ragazzo ancora minorenne ad opera del Rugolo, abbia totalmente ignorato questi campanelli di allarme, non solo ritardando volutamente l’incontro con Messina e i suoi familiari, ma evitando di attuare qualunque forma di controllo o di provvedimento a tutela dei fedeli, soprattutto adolescenti, facenti parte della comunità religiosa da lui guidata che pure il suo ruolo, sulla base della normativa di diritto canonico precedentemente richiamata, sicuramente gli imponeva.”

    “D’altra parte dalle conversazioni sopra riportate emerge chiaramente che monsignor Gisana non aveva dato credito alle denunce sugli abusi segnalati dal giovane Antonio Messina, nonostante egli fosse consapevole che si trattasse di un ragazzo minore di diciotto anni, etichettandole come questioni tra omosessuali e, cosa ancor più grave, . giustificando padre Rugolo per la sua condotta con un momento di debolezza da lui vissuto all’epoca in cui si erano verificati i fatti, tanto che, anche nella conversazione telefonica, monsignor Gisana ricordava di aver prestato all’imputato una somma di denaro (che, in sede di esame, preciserà poi ammontare a diverse decine di migliaia di euro).”

    “Questo comportamento di omessa vigilanza integra pienamente il presupposto fondante la responsabilità ex art. 2049 c.p., anche perché appare connotato da una piena consapevolezza se solo si considera che come peraltro confermato dallo stesso monsignor Gisana – anche un altro giovane, OMISSIS, sempre nel 2016, aveva confidato, seppur nel corso di una direzione spirituale, di aver subito approcci sessuale da padre Rugolo (cfr. deposizione OMISSIS e monsignor Gisana, udienza del 17.10.2022).”

    “213 La Curia, nella persona del Vescovo, ometteva, con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria. iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori, nonostante la titolarità di puntuali poteri\ doveri, conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione.”

    “Sarebbe stato, invero, doveroso da parte dell’autorità religiosa alla guida della Diocesi competente territorialmente sul Duomo di Enna, non solo segnalare alle autorità religiose queste denunce, secondo le procedure esistenti nel diritto canonico ma, ancor prima di ciò, precludere, anche in via cautelativa, a Giuseppe Rugolo di coordinare e gestire numerosi gruppi di giovani in attività ricreative a sfondo religioso.”

    “Alcun controllo veniva invece attivato, tanto che, addirittura, le riunioni dell’associazione 360, sovente si svolgevano dentro le mura del Duomo di Enna, dove, a far data dal 2015 e fino al 2019, l’imputato commetteva impunemente abusi sessuali ai danni di due giovani adolescenti OMISSIS e OMISSIS, consapevole di poter contare sull’appoggio dei vertici religiosi che, al contrario, contribuivano a rafforzare all’esterno l’immagine di padre Rugolo quale esponente di spicco del clero locale.”


     

    La presente è stata recapitata a;

    • Sua Santità Papa Leone XIV
    • Matteo Maria Zuppi – Presidente della Conferenza Episcopale italiana
    • Comune di Enna
    • Diocesi di Piazza Armerina
    • Ufficio stampa – VII Forum paneuropeo delle confraternite

    E p.c.

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    Lettera aperta sopravvissuti – ENNA

  • Il VII Forum paneuropeo delle confraternite di Enna si trasforma nel “The Rocky Horror Picture Show”

    Il VII Forum paneuropeo delle confraternite di Enna si trasforma nel “The Rocky Horror Picture Show”

    In questi giorni Enna ospita in occasione, del VII Forum paneuropeo delle confraternite, dal cardinale Angelo Bagnasco, dal cui appello all’Europa nel 2019 è nato il Forum, al cardinale Enrico Feroci, il cardinale Angelo De Donatis, penitenziere maggiore della Santa Sede, Michele Pennisi, arcivescovo emerito della diocesi di Monreale, Antonino Raspanti presidente Cesi e vescovo della diocesi di Acireale, ed ancora il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Kevin J. Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, l’arcivescovo Rino Fisichella.

    Tra i volti laici più noti l’attrice Claudia Koll e Antonio Banderas, confratello della Lágrimas y Favores di Malaga (quest’ultimo si collegherà in videoconferenza) che accompagnano i massimi vertici della chiesa italiana, ospiti di un evento internazionale che però lascia perplessi per una anomalia che fa riflettere, la presenza di monsignor Rosario Gisana, che spicca particolarmente in quanto, come padrone di casa, ha aperto ieri le giornate del VII Forum che durerà fino al 7 ottobre.

    Una presenza massiccia di rappresentanti del Vaticano alle porte del processo in cui il vescovo Gisana ed il suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa Madre, in cui sono imputati e saranno giudicati con rito abbreviato, proprio all’indomani della fine dell’evento, l’8 di ottobre, dal tribunale di Enna, la citta che sta accogliendo quella che definirei la rivisitazione del moderno “Rocky Horror Picture Show”.

    Una cosa che stride non poco con i proclami della chiesa e che è difficile da accostare agli autorevoli ministri di culto che la città di Enna ospita.

    Per non parlare dell’attuale Pontefice, ovvero colui che prima dell’elezione era a capo del Dicastero dei vescovi e che dal 2022 ha sulla sua scrivania la denuncia della vittima di quel prete, Guseppe Rugolo, condannato in via definitiva a 3 anni per violenza sessuale su minori, per cui Gisana e Murgano sono rinviati a giudizio il prossimo 8 ottobre.

    Lettera alla quale l’ex cardinale Prevost che oggi è diventato il Papa, in barba al motu proprio e qualunque altra propaganda vaticana, tutt’ora si rifiuta di rispondere.

    E sono proprio le parole dei Pontefici “inorriditi di fronte al crimine della pedofilia, soprattutto quando commessa da membri del clero”, a trasformare l’evento ennese in un moderno “The Rocky Horror Picture Show” questa volta “fatto in chiesa”.

    Uno scredito che pesa come un macinio non solo sulle Eminenze e le Eccellenze ospiti dell’evento, ma persino su Claudia Koll e Antonio Banderas, che chissà se sanno di essere stati coinvolti in questa macabra passerella che di certo lascerà un segno poco edificante anche sul loro curriculum.

  • ENNA in festa! – A processo l’8 prossimo il Vescovo Gisana che apre oggi il VII Forum paneuropeo delle confraternite

    ENNA in festa! – A processo l’8 prossimo il Vescovo Gisana che apre oggi il VII Forum paneuropeo delle confraternite

    Il prossimo giovedì 8 ottobre, al tribunale di Enna, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana insieme al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, parroco della chiesa madre di Enna, verranno processati, rito abbreviato, con l’accusa di falsa testimonianza.

    Il reato si sarebbe consumato nel corso del processo al sacerdote ennese Giuseppe Rugolo condannato in via definitiva per violenza sessuale su minori. Gisana e Murgano, infatti, secondo l’accusa avanzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna avrebbero mentito in aula su tutta una serie di fatti di cui erano a conoscenza.

    Eppure oggi sarà proprio il vescovo Rosario Gisana ad aprire il VII Forum paneuropeo delle confraternite trasformando per 5 giorni, da oggi fino al 7 ottobre  e proprio alla vigilia del processo, Enna in capitale europea delle confraternite.

    Previsto l’arrivo in città di oltre 2000 confrati provenienti da almeno 7 paesi europei. Un chiaro messaggio al tribunale e un dejà vu. Alla vigilia della requisitoria del pm nel processo Rugolo ad intervenire fu, addirittura Papa Francesco che il 6 novembre 2023, elogiò pubblicamente il vescovo di Piazza Armerina, Le parole esatte : «Bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto», ricordando anche di aver fatto una sosta a Piazza Armerina in passato proprio per manifestargli vicinanza.  Oggi in soccorso di Gisana & company arriva il gota del Vaticano.

    Dal cardinale Angelo Bagnasco, dal cui appello all’Europa nel 2019 è nato il Forum, il cardinale Enrico Feroci e il cardinale Angelo De Donatis, penitenziere maggiore della Santa Sede, Michele Pennisi, arcivescovo emerito diocesi di Monreale,  Antonino Raspanti presidente Cesi e vescovo della diocesi di Acireale. Attesi i videomessaggi del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, del cardinale Kevin J. Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, e dell’arcivescovo Rino Fisichella. Tra i volti noti l’attrice Claudia Koll, presente a Enna, e Antonio Banderas, confratello della confraternita Lágrimas y Favores di Malaga, in videocollegamento.

    E mentre ci si prepara ad affrontare il processo che ha messo in ginocchio una intera diocesi, per lo meno dal punto di vista etico e morale, al quale è stato ammesso una sola parte civile, quella di Antonio Messina, l’archeologo dalla cui denuncia è scaturito il processo al sacerdote Rugolo, il clero ennese e la città sembrano ignorare le pesanti accuse nei confronti di Gisana e Murgano mosse dalla procura di Enna.

    Malgrado il processo in corso Gisana continua a presiedere eventi e manifestazioni ufficiali anche a fianco di istituzioni,  indisturbato e una certa stampa ha fatto filtrare una notizia , per altro vecchia di mesi, secondo la quale il vescovo Gisana, al termine dei lavori del consiglio permanente svoltosi a Roma sotto la guida di Matteo Zuppi, sarebbe stato nominato quale componente della Commissione episcopale per la Dottrina della Fede, l’annuncio e la catechesi.

    In barba alla giustizia chiesta dalle vittime di abusi

  • Con l’assoluzione di don Galli Delpini demolisce in un nanosecondo qualunque eventuale buon proposito del Papa (video)

    Con l’assoluzione di don Galli Delpini demolisce in un nanosecondo qualunque eventuale buon proposito del Papa (video)

    Che la “tolleranza zero” di Papa Francesco fossero solo belle parole, che finiscono per arenarsi nei sacri palazzi al cospetto dei vescovi, era già molto chiaro nel luglio 2019 quando, nel chiaro tentativo di insabbiare il caso di don Franco Castagneto, il cardinal Angelo Bagnasco si vide revocare dalla CDF l’autorizzazione al processo penale canonico trasferendolo a Torino, da dove poi come consuetudine non si è saputo più niente.

    Invece si è saputo di don Vincenzo Calà, condannato dal tribunale italiano a tre anni con l’annullamento per intervenuti termini prescrittivi – dei soli effetti penali – che vedrà ribaltata la sentenza in sede canonica con la piena assoluzione da parte del vescovo di Acireale Antonino Raspanti.

    Di pochi giorni fa il caso analogo di don Mauro Galli. Questa volta il vescovo è Mario Delpini che, proprio sulle omissioni in fase di indagine ecclesiastica sul caso Galli, raccolse persino l’ammonizione del cardinale Scola che le definì già all’epoca le sue “scelte maldestre”.

    Ora Scola non c’è più e Delpini è diventato il suo successore, ma il “vizietto” di fare scelte maldestre pare che gli sia rimasto. Vediamo infatti, nell’esito del processo italiano a don Mauro Galli, la condanna in primo grado a sei anni e quattro mesi per aver dormito nello stesso letto e aver violentato Alessandro Battaglia, all’epoca 15enne.

    In quella sede, con tanto di competenze in quanto da 15 anni avvocato della diocesi di Milano, oltre che membro della neonata commissione per la tutela dei minori della stessa diocesi, riferendosi al processo canonico l’avvocato Mario Zanchetti – difensore in questo caso di don Galli – disse rivolgendosi ai Giudici “Non sto bagatellizzando la situazione, sto dicendo che ciò che ha fatto don Mauro è stato profondamente sbagliato e che le conseguenze non saranno piacevoli” in quanto anche non fosse avvenuta la violenza, il solo fatto che il Galli abbia dormito con un minore è gravissimo per la chiesa.

    Invece scopriamo che, zitti zitti, il processo canonico a don Galli non solo è stato celebrato, ma è l’ennesima assoluzione dalla chiesa in prima istanza.

    A prescindere dal fatto che nel processo canonico la massima pena che la chiesa può infliggere è la dimissione dallo stato clericale, non possiamo però non renderci conto che gli interventi della campagna di tolleranza zero, posti in essere da Papa Francesco per contrastare la pedofilia, vengono disattesi totalmente se viene assolto in sede canonica chi è stato condannato da un tribunale laico, cosa che non rende neppure giustizia a Dio.

    Sorgono spontanee diverse riflessioni, in quanto con l’assoluzione canonica si crea un macroscopico problema perché vengono meno tutti i provvedimenti che dovrebbero intervenire in caso di condanna. Sorge spontanea la domanda: quanto deve essere grave la violenza, per la sede canonica, affinché chi ha commesso uno stupro su un minore sia condannato?

    Sempre nel caso Galli / Delpini la vittima ha non solo chiesto di essere informata, ma come decine di altri nostri assistiti ha richiesto gli atti senza ottenere risposta.  Vengono così meno anche alla tanto proclamata “trasparenza” dopo la presunta abolizione del segreto pontificio. Apprendiamo infatti la notizia che il tribunale canonico ha assolto Galli da un’indiscrezione uscita dai sacri palazzi lombardi. Nessuna comunicazione ufficiale neppure alla vittima.

    Ma la tolleranza zero, tanto acclamata da Papa Francesco, non era solo verso i preti pedofili, ma anche verso i vescovi che insabbiano i casi. Ebbene, vediamo quello di Delpini, che stiamo discutendolo in questo articolo che ne da notizia, ma anche in quello insabbiato da Bagnasco: per esempio è la stessa Santa sede tramite la CDF a revocargli l’incarico, ma non si ha notizia di alcun provvedimento, dopo la revoca, nei confronti del cardinale.

    Siamo onesti, qui non viene meno solo la presunta buona fede di Papa Francesco, ma anche l’efficacia reale dei provvedimenti intrapresi dalla Santa Sede che in Australia citano a rispondere in giudizio proprio Papa Francesco che, alla luce dei fatti, continua ad avviare politiche fallimentari. Politiche che, nel fallimento, producono altre vittime perché non basta risolvere un caso su centinaia di casi nel mondo, quando va bene e nessun vescovo insabbia, per poter dire di aver risolto il problema e reso le parrocchie luoghi sicuri.

    Questo è estremamente disonesto e possibile solo in Italia, e solo grazie alla maggior parte di stampa, genuflessa come i lacchè in protezione del Papa e che, puntualmente, censura tutto quanto di negativo emerga alla cronaca.

    Come Presidente dell’Associazione Rete L’ABUSO esprimo a nome dei più di 900 nostri associati in Italia, rammarico e disgusto. Non solo per l’ennesimo fallimento delle politiche della Santa Sede che, ad oggi neppure le prende in considerazione e che se non dai tribunali civili, dalla chiesa non hanno mai ricevuto giustizia umana, ma anche nei confronti dello Stato italiano, da dieci anni totalmente complice consapevole: come conferma il Comitato ONU per la tutela dell’infanzia, reo, a differenza degli altri paesi, di aver scelto di non mettere mano a un problema sociale che ogni anno rende vittime decine di centinaia di cittadini.

    Francesco Zanardi

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