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  • Aquella carta a Bergoglio que denunciava el cura Nicola Corradi y otros 14 curas

    Aquella carta a Bergoglio que denunciava el cura Nicola Corradi y otros 14 curas

    Tres expedientes y decenas de documentos que demuestran – negro sobre blanco – lo que las autoridades eclesiásticas conocían de los curas acusados de abusos al Provolo de Verona, es lo que ha sido entregado hace pocos días en la Procuradoría de la República de Verona y que, en pocos días, también lo será en las manos de los dos Fiscales argentinos que estan investigando sobre el cura Nicola Corradi.

    Tres denuncias en las que se pide a la Autoridad Judicial que sean averiguadas y, eventualmente, identificadas una serie de hipótesis de delito entre las cuales la responsabilidad por omisión de las jerarquías eclesiásticas que, sin dudas, conocían desde el 2009 la peligrosidad de aquel cura.

    El primer antecedente en Italia se ha manifestado en el 2012 en Savona cuando el juez para las investigaciones preliminares Fiorenza Giorgi identificó las pesadas responsabilidades por omision de un obispo – Dante Lafranconi -, quien, a pesar de conocer las tendencias pedofilas de uno de sus curas, nada hizo para impedir que continuara abusando de otros menores.

    El principio jurídico que en Italia ha encasillado al monsenor lo encontramos en el segundo apartado del artículo 40 del codigo penal que establece: “no impedir un evento que se tenga la obligacion juridica de impedir, es equivalente a causarlo”.

    Este principio jurídico, con una fórmula diferente y todavía poco desarrollada, la encontramos en el artículo 108 del Codigo Penal argentino que, según nos confirma también el abogado Carlos Lombardi, desde algún tiempo la jurisprudencia argentina está discutiendo en las varias formas de aplicacion y que podría costar caro a los responsables jurídicos del Provolo argentino y de las diócesis de Mendoza y La Plata.

    Quizá Bergoglio, cuando fue arzobispo de Buenos Aires, fue también informado sobre el escándalo del  Instituto Provolo de Verona y quizá sí sabía de la peligrosidad del cura Corradi.

    Pero, una vez Papa, fue informado bien tres veces, y no sólo sobre el cura Corradi sino también sobre – por lo menos – otros 14 curas acusados de abusos por los ex alumnos del Provolo, pero quizo hacer finta y hoy la Santa Sede ahonda en un vergonzoso y ensordecedor silencio típico de la iglesia, quien vive todavía de puros chismes y declaraciones a medios de prensa, pero se olvida puntualmente el paso mas importante: los hechos.

    El 9 de mayo 2014, una de los noticieros de informaciones mas cotizados en Italia, “TGcom 24 Mediaset”, ha difundido un video producido por la Rete L’ABUSO que fue retomado por todos los medios nacionales italianos y por muchos otros en todo el mundo, dirigido precisamente al Papa Francisco.

    En aquel video entregado en la Secretaria del Estado del Vaticano, figuran 17 víctimas, entre ellas también algunos ex alumnos del Instituto Provolo de Verona y un listado de nombres, entre ellos el del cura Nicola Corradi.

    Pero nunca nadie contestó a aquellas víctimas y así el 20 de octubre de 2014, l’Asociacion Sordos Provolo de Verona, ha enviado una carta recomendada al obispo de Verona Giuseppe Zenti, a la Congregacion por la Doctrina de la Fe y al Papa Francisco. En aquella carta, negro sobre blanco, otra vez más aparece el nombre de Corradi y de otros 14 curas acusados de abusos, cuatro de estos escondidos en Argentina.

    La misma carta ha sido entregada, una vez más, el 28 de octubre 2015, esta vez directamente en las manos de Papa Francisco por una de las víctimas del Provolo, Giuseppe C. (ver foto).

    Escuchar hoy al Papa Francisco declarar que “La iglesia llora por el dolor provocado por los sacerdotes”, es ultrajante para las víctimas y hacia todos los que todavía confían en la iglesia.

    El material adjunto a las denuncias y enviado a las tres autoridades judiciales es completamente inédito y tiene gran importacia bajo el aspecto de la investigación porque permite a los investigadores reconstruir importantes pasajes de este enésimo escándalo.

    También es triste ver que, a pesar de la pronunciación que la Comisión ONU sobre los derechos de la infancia y de la adolescencia hizo al Vaticano en el 2014, la iglesia sigue protegiendo su imagen a cualquier costo, importándole un bledo las victimas y las asociaciones que las tutelan, con las cuales siempre ha rehusado cualquier forma de diálogo.

    El control de los curas pedófilos no puede más quedar en las manos de las jerarquías eclesiásticas y si el Papa Francisco quiere de verdad enfrentar seriamente el problema tiene una única manera: la de imponer a los obispos la obligacion de denunciar y confiar estos casos a la autoridad judicial de los países donde los crímenes son cometidos.

    Francesco Zanardi

  • Quella lettera consegnata nelle mani di Bergoglio che denunciava don Nicola Corradi e altri 14 preti

    Quella lettera consegnata nelle mani di Bergoglio che denunciava don Nicola Corradi e altri 14 preti

    Tre fascicoli e decine di documenti che dimostrano nero su bianco quello che le autorità ecclesiastiche sapevano dei preti accusati di molestie al Provolo di Verona, questo è quanto è stato depositato pochi giorni fa presso la Procura della Repubblica di Verona e che tra pochi giorni sarà anche nella disponibilità dei due PM argentini che stanno indagando su don Nicola Corradi.

    Tre denunce nelle quali si chiede all’Autorità Giudiziaria che vengano verificate ed eventualmente ravvisate una serie di ipotesi di reato tra cui le responsabilità omissive delle gerarchie ecclesiastiche che senza dubbio sapevano dal 2009 della pericolosità di quel prete.

    Il primo precedente in Italia si creò nel 2012 a Savona quando il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi ravvisò le pesanti responsabilità omissive di un vescovo, Dante Lafranconi il quale pur sapendo delle tendenze pedofile di uno dei suoi sacerdoti nulla fece per impedire che questi continuasse ad abusare di altri minori.

    Il principio giuridico che in Italia incastrò il monsignore lo troviamo nel secondo comma dell’articolo 40 del codice penale che recita “non impedire un evento che sia ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

    Questo principio giuridico, anche se in una formula differente e ancora poco sviluppata, lo troviamo nell’articolo 108 del codice penale argentino che a quanto ci conferma anche l’avvocato Carlos Lombardi da un po’ di tempo la giurisprudenza argentina sta discutendo nelle varie forme di applicazione e che potrebbe costare caro ai responsabili giuridici del Provolo argentino e delle diocesi di Mendoza e La Plata.

    Chissà se Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires fu anche lui informato sullo scandalo dell’Istituto Provolo di Verona e chissà se sapeva della pericolosità di don Corradi.

    Ma diventato Papa fu informato, ben tre volte e non solo su don Corradi ma anche su almeno altri 14 preti accusati di abusi dagli ex allievi del Provolo, ma volle far finta di niente e oggi la Santa Sede sprofonda in un vergognoso e assordante silenzio tipico della chiesa che vive ancora di sole chiacchere e proclami a mezzo stampa ma si dimentica puntualmente il passo più importante, i fatti.

    Il 9 maggio 2014 una delle testate di informazione più quotate d’Italia “TGcom 24 Mediaset” divulgò un video prodotto dalla Rete L’ABUSO che fu ripreso da tutte le testate nazionali italiane e da molte altre in tutto il mondo, indirizzato proprio a Papa Francesco.

    In quel video recapitato alla Segreteria di Stato del Vaticano, 17 vittime tra cui anche alcuni ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona ed un elenco di nomi tra cui quello di don Nicola Corradi.

    Ma nessuno rispose mai a quelle vittime e così il 20 ottobre dello stesso anno l’Associazione Sordi Provolo di Verona inviò una lettera raccomandata al vescovo di Verona Giuseppe Zenti, alla Congregazione per la Dottrina della Fede e a Papa Francesco. In quella lettera nero su bianco ancora una volta il nome di Corradi e di altri 14 preti accusati di abusi, quattro di questi nascosti in Argentina.

    La stessa lettera fu consegnata ancora una volta, il 28 ottobre 2015, questa volta direttamente nelle mani di Papa Francesco da una delle vittime del Provolo, Giuseppe C. (foto a destra).

    Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che “La chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti” è oltraggioso, verso le vittime e verso tutti coloro che ancora si fidano della chiesa.

    Il materiale allegato alle denunce e inviato alle tre autorità giudiziarie è tutto inedito e assume una grande importanza sotto l’aspetto investigativo perché permette agli inquirenti di ricostruire importanti passaggi di questo ennesimo scandalo.

    E’ anche triste vedere che malgrado la pesantissima pronuncia che la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza fece nei confronti del Vaticano nel 2014, la chiesa continui a tutelare la sua immagine a qualunque costo fregandosene delle vittime e delle associazioni che le tutelano con le quali ha sempre rifiutato qualunque tipo di dialogo.

    La gestione dei preti pedofili non può più rimanere nelle mani delle gerarchie ecclesiastiche e se Papa Francesco vuole davvero affrontare seriamente il problema ha un’unica via, quella di inserire per i vescovi l’obbligo della denuncia e affidare questi casi all’autorità giudiziaria dei paesi dove i crimini vengono commessi.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia

    Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia

    Diventa un caso internazionale l’arresto di don Nicola Corradi, il prete italiano già accusato di abusi avvenuti negli anni 80 nei confronti dei bambini sordi dell’Istituto Provolo di Verona, coinvolto nel 2009 in una Commissione di Inchiesta conclusa in Italia nel 2011 e oggi arrestato in Argentina presso l’omonimo istituto per sordi Antonio Provolo dove trovò rifugio lasciata l’Italia.

    Gli abusi per i quali oggi Corradi è stato arrestato in Argentina sarebbero avvenuti nei confronti di almeno 22 vittime, tra il 2007 e il 2009 quando Bergoglio era arcivescovo a Buenos Aires.

    Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buonos Aires, ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009.

    Nel maggio del 2014 la Rete L’ABUSO inviò in un video messaggio a papa Francesco, un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciavano pubblicamente la loro situazione lamentando il muro di omertà che anche ai tempi di papa Francesco continua a esserci.

    Nel video messaggio che inviammo con un testo allegato alla Segreteria di Stato del Vaticano, compaiono 17 vittime italiane, tra cui alcuni ex alunni dell’Istituto Sordi Provolo di Verona e al minuto 2,50 di quel video indirizzato a Bergoglio, scorre l’elenco dei preti e dei fratelli laici coinvolti nello scandalo di Verona. Tra questi anche don Nicola Corradi che già nel 2014 localizzavamo come residente in Argentina presso il Provolo. Insieme a lui altri due sacerdoti italiani accusati a Verona.

    Pubblicammo quella lista anche in un articolo intitolato “L’impunità dei preti pedofili sull’asse Italia – Argentina” denunciando il fatto che alcuni di loro fossero stati trasferiti nelle strutture argentine del Provolo. La cosa interessante è che quella lista è stata prodotta a seguito della commissione di inchiesta sugli abusi al Provolo di Verona, voluta proprio dal Vaticano che si concluse nel 2011. In quella occasione il Vaticano dovette ammettere che gli abusi erano avvenuti. (Testimonianze anche nel docu film di Silvia Luzi e Luca Bellino “La preda. Il silenzio nel nome di Dio“)

    Prima potevamo dichiarare che Bergoglio già nel maggio del 2014 era al corrente di quella lista ricevuta con il video messaggio, adesso possiamo dichiarare che il Vaticano, almeno nel 2011 era informato grazie all’esito della commissione di inchiesta e che quella documentazione era nella disponibilità di papa Francesco dal giorno della sua elezione, nel 2013.

    Nei giorni scorsi il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, che già nel 2009 ammetteva gli abusi e rassicurava che “nessuno degli accusati è più a contatto con i giovani”, si è detto disposto a collaborare con le autorità argentine suscitando le critiche delle vittime del Provolo le quali da anni chiedono legittimamente al Vaticano il carteggio integrale di quella commissione d’inchiesta della quale per il momento hanno ricevuto tramite la diocesi solo un breve resoconto.

    Ma in Argentina qualcuno chiede conto all’Italia e al Vaticano. Il senatore Julio Jobos, presidente della Commissione Esteri di Buenos Aires ha sollecitato chiarimenti dal ministero per sapere in quali circostanze è arrivato dall’Italia don Corradi.

    Anche la stampa locale e le associazioni come la Rete dei sopravvissuti all’abuso ecclesiastico guidata da Julieta Añazco (che partecipò al j’accuse video del 2014) accusano i vertici della chiesa argentina senza risparmiare lo stesso Bergoglio.

    In una lunga intervista si legge “Se Grassi era protetto dall’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, Corbacho e Corradi (i quali, oltre ad essere due, erano già stati messi in carcere) sono protetti dai loro superiori diretti fino all’influente Arcivescovado di La Plata. E non bisogna perdere di vista neanche per un secondo che quel Jorge Bergoglio oggi è, né più né meno, Papa Francesco.”

    Da parte del Vaticano per ora solo un imbarazzante silenzio sulla vicenda, mentre le autorità ecclesiastiche argentine dichiarano di non essere mai state informate sui precedenti di Corradi in Italia.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Caso don Zappella, arresti e fughe di preti dall’Uruguay dopo le denunce della Rete L’ABUSO

    Caso don Zappella, arresti e fughe di preti dall’Uruguay dopo le denunce della Rete L’ABUSO

    Un vero e proprio effetto domino quello che si è creato in Uruguay dopo le denunce della Rete L’ABUSO avviate nel settembre scorso. Al centro dello scandalo sopratutto la diocesi di Melo nella quale anche il sacerdote don Francesco Zappella, già condannato in Italia nel 1992 per abusi su due minori,  ha prestato per anni servizio nelle vesti di “missionario”.

    che nella prima puntata ringrazia pubblicamente la Rete L’ABUSO per l’ottimo lavoro di indagine, da mercoledì 13 aprile ha dedicato uno spazio settimanale di approfondimento della durata di 2 ore nel programma “SANTO Y SEÑA”, partendo proprio dal caso di don Zappella (che proponiamo a fine articolo) che nella cittadina di Trenta y Tre ha suscitato non poco clamore e che non pochi problemi sta creando anche alla diocesi di Melo e alla Conferenza Episcopale uruguagia.

    L’Uruguay era uno dei pochi paesi usciti indenni dai precedenti scandali mondiali, oggi però costretto ad aprire gli occhi su una triste realtà, quella dei preti pedofili.

    Dopo le denunce della Rete L’ABUSO che oltre all’italiano Zappella hanno coinvolto altri sacerdoti, uno di questi inizialmente sospeso dalla chiesa e arrestato dalla polizia locale pochi giorni fa, la Conferenza Episcopale dell’Uruguay è stata costretta a prendere immediati provvedimenti che però hanno provocato pesanti critiche e a quanto pare anche l’indignazione della comunità cattolica uruguagia.

    Nelle linee guida della C.E.U. “il protocollo sulle denunce contro clerici per abuso sessuale su minori approvato nel 2003 dai vescovi chiarisce che è compito del vescovo incaricato di indagare su un caso segnalato, anche se si tratta di una diceria o di un pettegolezzo consistente”. Cosa che la diocesi non avrebbe fatto malgrado le ripetute segnalazioni. Una “Dimenticanza” che non è sfuggita ai cattolici e alla stampa.

    Nel caso specifico del missionario ligure don Francesco Zappella , la magistratura uruguagia ha aperto un’indagine e lo scorso 30 marzo ha iniziato le udienze convocando le prime presunte vittime, vorrebbero anche sentire la versione del sacerdote italiano.

    Da quanto apprendiamo dal nostro legale in Uruguay, il nostro assistito Luis Mario Acuna, che nello scorso settembre eravamo riusciti grazie alle molte donazioni dei sostenitori a portare in Italia per essere sentito dal Sostituto Procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro, al momento non è necessaria per lui alcuna tutela legale malgrado gli siano stati sequestrati i documenti.

    La magistratura uruguagia infatti contesta al nostro assistito il possesso di documenti di identità uruguagi falsi. Presumono siano stati fatti fare dal missionario italiano che all’epoca era tutore legale di Luis Mario. Nel racconto del nostro assistito emerge infatti che all’età di 17 anni tentò il suicidio e che don Zappella, per timore che il giovane crollasse psicologicamente e raccontasse tutto, lo fece venire in Italia .

    L’anomalia di quei documenti è che il giovane risulterebbe avere un’età maggiore di quella che il nostro assistito effettivamente ha, le autorità ipotizzano che questa variazione sia stata fatta per permettere al giovane, all’epoca minorenne, di affrontare un viaggio aereo oltre oceano, viaggio che in caso contrario avrebbe potuto affrontare solo se accompagnato. Di questa ipotesi si trova ampio riscontro anche nelle dichiarazioni fatte nel settembre scorso al SECOLO XIX proprio dal missionario Francesco Zappella, il quale non solo calunniava il nostro assistito accusandolo di aver abusato di una minorenne, dichiarando di avere ben 600 testimoni a sostegno della sua accusa, che però non ha mai trovato riscontro , ma in quella occasione dichiarò anche che il giovane aveva “due identità”.

    Si dissociano dal sacerdote italiano anche le autorità uruguagie che in precedenza avevano conferito al missionario la cittadinanza onoraria, oggi revocata da Dardo Sanchez il quale amareggiato si giustifica spiegando che “lo abbiamo nominato cittadino illustre perchè non sapevamo e pensavamo che stesse per morire, per cui abbiamo pensato di ringraziarlo con quella onorificenza”.

    Grazie al coraggio di Luis Mario che in una notevole situazione di difficoltà ha avuto il senso civico e la determinazione di non arrendersi e ai media locali che stanno dedicando da giorni un ampio spazio su questa grave piaga sociale, la redazione di Montecarlo TV e lo stesso Luis Mario ci comunicano che stanno arrivando decine di denunce da presunte vittime in tutto il paese, denunce che hanno costretto la C.E.U. ad istituire un numero al quale le vittime possono rivolgersi.

    Da quanto si apprende dai giornalisti con i quali siamo in contatto risulta che alcuni sacerdoti con “problemi” sono stati addirittura trasferiti all’estero, i più in Argentina.

    L’ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus ringrazia per la buona riuscita dell’operazione l’Ambasciata Italiana a Montevideo e quella dell’Uruguay a Milano che ci hanno aiutato nella gestione dei rapporti diplomatici. Ringraziamo la nostra interprete Roberta Pietra che in questi mesi si è occupata dei rapporti con le varie istituzioni e con la stampa. Si ringrazia la giornalista Karina Caputi che da 6 mesi circa sta collaborando con noi. Ringraziamo Montecarlo TV e la redazione di  “SANTO Y SEÑA”, in particolare modo nella persona di Alejandro Amaral, che pazientemente ci ha seguiti verificando quanto avevamo a livello informativo. Ringraziamo tutti coloro che in vario modo hanno contribuito alla riuscita di questa civile iniziativa.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO Onlus.

    La puntata riguardante il sacerdote savonese andata in onda mercoledì 13 aprile 2016

    Di seguito la puntata integrale andata in onda mercoledì 13 aprile 2016

    Di seguito la puntata integrale andata in onda mercoledì 20 aprile 2016

  • Don Francesco Zappella e la missione che non c’è?

    Don Francesco Zappella e la missione che non c’è?

    “Ma quale missione ? Padre Zappella non ha mai avuto nessuna missione”. “Qui la chiesa ha solo dato in uso la struttura che è di fronte alla canonica, dall’altra parte della strada ma la gestisce il governo a sue spese, non la chiesa”.

    Questo è quello che ci ha risposto circa tre mesi fa al telefono la giornalista uruguagia K. C. mentre cercavamo di capire di più sui viaggi in Uruguay di don Francesco Zappella. Certo una sorpresa non solo per noi, ma anche per coloro che quella missione l’hanno finanziata.

    A raccontarcelo e a formalizzare il tutto davanti agli inquirenti è un altro testimone, questa volta un italiano che spesso si reca a Trenta y Tre, il quale non solo conferma che non è mai esistita una missione, ma racconta che quella struttura della chiesa data in uso al governo è il famoso collegio Quo Vadis, quello dove sarebbero stati adescati e molestati da don Francesco Zappella, padre Sebastian Silvera e padre Gabriel Tojo, ragazzini come Fernando, il giovane uruguagio che la Rete L’ABUSO ha fatto venire a Savona lo scorso agosto, per denunciare la sua brutta storia all’autorità giudiziaria.

    Ma le sorprese sembrerebbero non finire qui perche anche il collegio Quo Vadis non esiste più, è stato chiuso in gran silenzio pochi mesi fa. I motivi dell’improvvisa chiusura della struttura nessuno li conosce, ma nell’aprile 2014 un’altra vicenda coinvolge padre Gabriel Tojo, uno dei due sacerdoti che gestiscono quella struttura, il quale, come racconta anche il quotidiano El Pais, il sacerdote viene aggredito a colpi di machete. La chiesa locale dichiarerà che l’aggressione è dovuta a un tentativo di rapina, ma la polizia sembra non credere a questa ipotesi. L’aggressore infatti, avrebbe dichiarato di aver assalito il sacerdote per motivi personali, dovuti a presunte molestie subite dalla figlia, ospite proprio di quel collegio. Poche settimane fa Tojo e Silvera hanno abbandonato in fretta e furia l’Uruguay per trasferirsi in Argentina, sfuggendo di fatto alla giustizia uruguagia.

    Nel frattempo la magistratura uruguayana che ha incaricato le indagini alla prima sezione investigativa della polizia di Trenta y Tre, ha cominciato a convocare le presunte vittime. Sul piede di guerra anche i servizi sociali che gestivano il collegio Quo Vadis.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

  • Abusi all’Istituto per sordi di Verona. L’impunità dei preti pedofili sull’asse Italia – Argentina Papa Francesco, niente da dichiarare? (contiene lista nomi)

    Abusi all’Istituto per sordi di Verona. L’impunità dei preti pedofili sull’asse Italia – Argentina Papa Francesco, niente da dichiarare? (contiene lista nomi)

    La commissione di inchiesta voluta dal Vaticano a Verona ha confermato le violenze sui sordi, ma i 27 preti, tutti impuniti.

    Un caso di cui si è parlato poco in Italia, ma che invece ha avuto moltissimo risalto all’estero, è quello dell’istituto per sordi di Verona Antonio Provolo. In quell’istituto che ospitava circa 400 bambini sordi e incapaci di parlare, ben 26 tra preti e fratelli laici risultarono pedofili. A stabilirlo fu una commissione di inchiesta voluta nel 2009 dal Vaticano e presieduta dal Dott. Mario Sannite, ex presidente del Tribunale penale di Verona.

    Inizialmente la curia dichiarò che non avrebbe dato importanza alla prescrizione, ma poi, forse visti anche i risultati dell’inchiesta, ritrattò. Di fatto oggi ben 14 delle persone coinvolte ne escono impunite, i più sono ancora preti e sono tuttora dimorano all’istituto Provolo di Verona, altri invece sono stati trasferiti nella succursale argentina dell’istituto, con sede a La Plata.

    I restanti 12 invece sono deceduti.

    Possibile che mentre operava questa commissione di inchiesta non sapesse niente il cardinale Bergoglio, allora a capo della Conferenza Episcopale in Argentina, oggi papa Francesco?

    Papa venuto dall’altro capo del mondo a istituire una commissione di inchiesta in Vaticano sugli abusi sessuali del clero che finora ha prodotto il nulla, a parte una montagna di parole.

    E ora il papa argentino comincerà a far pulizia?

     Di seguito i nomi dei sacerdoti coinvolti nello scandalo e le loro attuali posizioni aggiornate a maggio 2014.

    PRETI E FRATELLI LAICI COINVOLTI VIVENTI

    Don Eligio Piccoli (residente presso Istituto Provolo Verona)

    Don Rino Corradi (residente presso Istituto Provolo Verona –Chievo)

    Don Danilo Corradi (residente presso Istituto Provolo Verona-Chievo)

    Don Alcide Tovo (residente presso Istituto Provolo Verona)

    Don Vasco Dal Dosso (residente presso Istituto Provolo Verona)

    Don Agostino Micheloni (residente presso Istituto Provolo Verona)

    Don Arrigo Zerbato (ex prete) (residente a Dossobuono VR)

    Don Luigi Colognato (ex prete) (residente a Verona)

    Don Giovanni Granuzzo (superiore Istituto Provolo La Plata – Argentina)

    Don Nicola Corradi (residente presso Istituto Provolo La Plata – Argentina) Arrestato nel novembre del 2016 in Argentina

    Don Giuseppe Pernigotti (parroco SS Gratiliano e Felicissima – Fabrica (Roma)

    Fratel Rizzi Erminio (residente a Gazzo Veronese VR)

    Fratel Sergio Orso (fratello laico intervistato da L’Espresso )

    Fratel Spinelli (residente in Argentina c/o Istituto Provolo La Plata)

    DECEDUTI

    Don Giuseppe Carteri

    Don Aleardo Zecchini

    Don Giovanni Pasqualini

    Don Aquilino

    Don Giuseppe Viliotti

    Don Lino Viliotti

    Don Giovanni Turati

    Fratel Dal Castello

    Fratel Aggio

    Fratel Allori

    Fratel Lino Gugole (m. agosto 2011)

    Don Albano Mattioli (m. 14 gennaio 2013) (in Argentina dal 1965 al 2007 c/o Istituto Provolo La Plata)

    Rete L’ABUSO