Tag: Federico Tulli

  • 3.3% di preti pedofili grazie alla complicità dello Stato italiano che non interviene da decenni non solo sul clero – Video integrale della conferenza alla Stampa estera

    3.3% di preti pedofili grazie alla complicità dello Stato italiano che non interviene da decenni non solo sul clero – Video integrale della conferenza alla Stampa estera

    La totale omertà dello Stato italiano ha prodotto migliaia di vittime in Italia scaricando le colpe sulla chiesa cattolica e sullo stesso Papa.

    Questo è quanto è emerso ieri presso la Stampa estera, nella conferenza stampa promossa dalla Rete L’ABUSO.

    Le cifre parlano da sé e come rileva anche Federico Tulli, da anni impegnato in questa battaglia di civiltà verso i minori, cifre ben inferiori a un centinaio di preti pedofili che in altri paesi hanno però spinto la politica ad intervenire, mentre l’Italia che attualmente ne conta più di 1000, da decenni ignora il problema di fatto, scaricando tacitamente le colpe sulla chiesa.

    L’avvocato Mario Caligiuri dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, ne descrive le cause direttamente riconducibili allo Stato italiano che in materia ha fatto meno della chiesa.

    Il presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, denuncia che siamo l’unico Stato (l’Italia) che in Europa non solo ha favorito e continua imperterrito, la pedofilia di Stato, che nel drammatico scenario unicamente italiano non tocca soltanto la chiesa, ma tutti i settori, dalle società sportive e associative arriva alla famiglia. Tutto ad unico danno dei più piccini.

    L’Italia fu denunciata dalla Rete L’ABUSO nel 2019 al Comitato ONU per i diritti dell’infanzia dalla Rete L’ABUSO, Comitato che ravvisate le gravi lacune espresse le sue preoccupazioni;

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Raccomandazioni ad oggi totalmente inevase dalla Repubblica italiana di cui ne fanno ancora oggi le spese bambine e bambini.

    F.

  • Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori. L’enorme potenziale dell’Italia – VIDEO della conferenza

    Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori. L’enorme potenziale dell’Italia – VIDEO della conferenza

    Quante vittime ha fatto la pedofilia in Italia e quante sono a livello regionale?

    Quali sono i vuoti legislativi e quale il livello di sicurezza dei minori?

     

           RELATORI;

    Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO

    Federico Tulli – Giornalista e autore

    Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio permanente

    Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio

    Carla Puligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna

    Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini

    Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria

    Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea

    Giorgio Barone – CBI – Pres. Medical & Antidoping Commission – PCSOS Project Mgr. – Protecting Children in Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF

    Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI

     

  • COMUNICATO STAMPA – Presentazione del report regionale sugli abusi sessuali nell’ambito del volontariato

    COMUNICATO STAMPA – Presentazione del report regionale sugli abusi sessuali nell’ambito del volontariato

    Quante vittime ha fatto la pedofilia in Italia e quante sono a livello regionale?

    Tanti numeri ma pochi dati, quelli che ogni anno vengono divulgati in Italia. Sembra più un annuale “bollettino dei caduti” dietro al quale poi però non troviamo a fronte dei dati, politiche di prevenzione e sensibilizzazione sul territorio.

    Quanto e dove è esteso dunque il fenomeno nel paese e quali sono le lacune o le circostanze che lo favoriscono?

    Abbiamo passato l’estate cercando di produrlo qualitativamente, con atti giudiziari e quanto reperibile e ci siamo riusciti. Un dato che è in assoluto difetto con la realtà, tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre.

    Un dato che per la carente disponibilità di quelli governativi abbiamo prodotto utilizzando i nostri e che per l’accuratezza di analisi – vista qualitativamente e non numericamente – abbiamo suddiviso tra donne, uomini, maggiorenni ecc. quindi è proiettabile a livello statistico.

    Se pur il dato analizzato sia quello della chiesa al quale abbiamo aggiunto il suo indotto laico volontario e analizzato un periodo limitato – circa 15 anni con una integrazione dei pochi casi registrati dal 2000 al 2010 – l’analisi è stata fatta nell’ambito della categoria a cui appartiene anche il clero, il volontariato. Una categoria da sempre ad alto rischio, oggi ancora di più a causa di alcune introduzioni normative che in Italia, anziché tutelare i minori, hanno favorito nella loro applicazione proprio il volontariato come terreno di “caccia” per i predatori.

    A questo scopo abbiamo allestito una sessione perpetua del report sul nostro portale “Abuse Tracker Italia”. Sessione che resterà aggiornata in tempo reale e integrata con più dati di quelli che andremo a presentare il prossimo 12 settembre, già ampiamente sufficienti.

    Quali le soluzioni efficaci possibili nell’immediato?

    Relatori;

    • Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO
    • Federico Tulli – Giornalista e autore
    • Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio permanente
    • Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio
    • Carla Puligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna
    • Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini
    • Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria
    • Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea
    • Giorgio Barone – CBI – Pres. Medical & Antidoping Commission – PCSOS Project Mgr. – Protecting Children in Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF
    • Luca Battaglieri – Avvocato che collabora con la Rete L’ABUSO e in ambito sportivo
    • Ludovica Eugenio – Coordinamento Italy Church Too
    • Giorgio Toselli – Presidente “No Child Abuse”, padre di due sopravvissuti, Maurizio Gualerni vice Presidente “No Child Abuse”
    • Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI

     

  • SAVONA; i due Papi pedofili; la Rete L’ABUSO e una panchina viola.

    SAVONA; i due Papi pedofili; la Rete L’ABUSO e una panchina viola.

    La storia di Savona, piccola città ligure del nord Italia, dalla seconda metà del 1400 al centro tuttavia di curiosi casi, alcuni riconducibili ancora oggi alle crociate tra cui la leggenda di don Bertolotti. Una serie di coincidenze, compreso il fatto che nasca proprio a Savona nel 2010 – oltre alla Rete L’ABUSO – il primo focolaio italiano di sopravvissuti che riuscirà a dare a tante vittime in tutta Italia, il coraggio di uscire allo scoperto.

    Una serie di situazioni che negli anni ha portato tanti cattolici a pensare che in qualche modo l’associazione, fosse la mano della volontà divina contro il dramma della pedofilia nella chiesa. Questo per una serie fortuita di fattori indubbiamente rilevanti, che hanno popolato la storia di questa piccola città.

    Ma partiamo dalla fine… la panchina viola contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili impiantata a Savona il 24 febbraio 2024 in piazza Giulio II.

    Come dissi allora “ Una panchina colorata di viola non salva i bambini e non cura chi è stato abusato…è la società che deve farlo”.

    Questa è tuttavia in Italia la prima panchina contro l’abuso sessuale su minori e persone vulnerabili. Ne abbiamo cercate invano altre per aggregarci dando per palesemente scontato ci fosse già un’iniziativa.

    Invece nulla! Inverosimile che nessuno ci abbia mai pensato, ma i fatti sono questi, per ciò l’iniziativa ha avuto ancora più valore.

    Il fatto che si sia voluta impiantare proprio nella piazza che porta il nome di Papa Giulio II, non è affatto una casualità invece, ed è da qui che parte la nostra storia e la visione mistica ti tanti cattolici che negli anni la Rete ha soccorso e aiutato.

    “ Tutta la storia della Chiesa è attraversata da episodi di abusi e violenze sui bambini di cui si sono resi protagonisti anche numerosi pontefici. Dal 366, con Damaso I, fino al 1550, con Giulio III, se ne contano diciassette .”

    Due di questi sono savonesi oltre che parenti. Parliamo di “ Sisto IV, papa dal 1471 al 1484, noto alle cronache dell’epoca per la sua relazione con un dodicenne. “

    “ Scrive di Sisto IV il cronista suo contemporaneo Stefano Infessura: «Costui, come è tramandato dal popolo, ei fatti dimostrarono, fu amante dei ragazzi e sodomita, infatti cosa ha fatto per i ragazzi che lo servivano in camera lo insegna l’esperienza; a loro non solo donò un reddito di molte migliaia di ducati, ma osò addirittura elargire il cardinalato e importanti vescovati. Infatti fu forse per altro motivo, come dicono certi, che abbia prediletto il conte Girolamo, e Pietro, suo fratello e poi cardinale di san Sisto, se non per via della sodomia? E che dire del figlio del barbiere? Costui, fanciullo di nemmeno dodici anni, stava di continuo con lui, e lo dotò di tali e tante ricchezze, buone rendite e, come dicono, di un importante vescovato; costui, si dice, voleva elevarlo al cardinalato, contro ogni giustizia, anche se era bambino, ma Dio vanificò il suo desiderio».”

    Sisto IV era lo zio di Giulio II che diventerà papa nel 1503 e soprannominato “ il papa guerriero ”.

    Di Giulio II, “nel 1511, si documenta la storia con il piccolo Gonzaga di dieci anni”.

    Siamo nel 1550 e una pasquinata di allora recita:

    Ama Del Monte con uguale ardore

    la scimmia e il servitore.

    Egli al vago femmineo garzoncello

    ha mandato il cappello: [nda l’ha nominato cardinale]

    perché la scimmia, a trattamento uguale,

    non fa pur cardinale?»

    *Testo tratto da “ Chiesa e pedofilia ” di Federico Tulli (L’Asino d’oro ed., 2010, pp. 19-21)

    Certamente ora apparirà più chiaro il motivo e l’importanza simbolica di una panchina contro l’abuso, promossa per la prima volta in Italia dall’unica associazione che si occupa nello specifico di vittime del clero. Per questo si è scelta come primo impianto italiano piazza Giulio II. Quella dedicata allo zio Sisto IV è priva di panchine e perciò esclusa.

    Ma un altro papa toccherà la storia di Savona. In questo caso non si ha di lui notizia su eventuali tendenze pedofile. Tema che tuttavia riprenderemo immediatamente dopo in quanto la chiesa cattolica come vedremo, nel savonese lascia una storia sanguinosa e decine di vittime fino ai giorni nostri.

    Parliamo di Pio VII , prigioniero di Napoleone Bonaparte dal 1809 al 1812 proprio a Savona, per l’esattezza prima in via Pia, dove però la possibilità di scarso controllo da parte dei soldati, ben presto richiese un luogo più adeguato. La sua cella divenne la Diocesi di Savona dove ancora oggi, visitando le lussuose stanze dove era prigioniero , si conservano nelle scale interne della servitù gli spioncini, attraverso i quali era sorvegliato a vista.

    Come si può ammirare ancora oggi invece nel salone dell’ingresso di Villa Cambiaso, l’anomala installazione di una fontana attribuita al Bernini , il quale notoriamente fece quasi unicamente sculture per i papi e il clero. Anomalia che si spiega e direttamente collegata alla prigionia savonese di Pio VII il quale, una volta rinchiuso in diocesi e controllato a vista, trovò la difficoltà di poter fare arrivare in Vaticano i pizzini con i quali trasmettere gli ordini e così, con la complicità della Famiglia genovese Cambiaso, fece costruire dentro la villa una cappella, dove poter celebrare la messa e nel tragitto, trasmettere a chi di fiducia gli ordini da mandare a Roma.

    Il potere ecclesiastico è più volte passato da Savona e in Liguria non solo con Sisto IV, Giulio II e Pio VII, ma da tantissimi odierni potenti del Vaticano come il card. Bagnasco; il card. Calcagno e tanti altri.

    La storia recente ci racconta anche di un presunto tesoro templare nascosto sopra a Savona, dentro delle grotte, nell’entroterra.

    E qui appare la storia di un altro sacerdote savonese, mons. Giuseppe Giovanni Bertolotti . Figlio di contadini che improvvisamente viene in possesso di enormi ricchezze . Se pur la storia in sé è molto vaga sul come ne entrò in possesso e su di chi fossero, parallelamente, in Francia accade la stessa cosa ad un altro prete…

    Ma torniamo alla pedofilia e al caso di Varazze, luglio 1907 che ci racconta Gian Pietro Lucini nel libro “Messe nere sulla riviera” .

    “Mentre sui quotidiani italiani divampa lo scandalo degli abusi sulle piccole ospiti dell’Asilo della Consolata di Milano, di cui furono accusati due sacerdoti, il Collegio dei Salesiani della cittadina ligure è investito dalle clamorose rivelazioni del diario di Alessandro Besson, uno studente quattordicenne che descrive messe nere e riti orgiastici tra monache, preti e giovani convittori.

    In due giorni il caso Besson dalle gazzette locali passa ai quotidiani nazionali e fa scoppiare in tutto il Regno d’Italia manifestazioni di piazza, disordini, violenti scontri che a La Spezia provocano l’incendio di alcune chiese, un morto e un gran numero di arresti .

    E crisi fra il governo Giolitti e la Santa Sede, la Massoneria viene accusata di aver architettato lo scandalo. Il fronte democratico dei blocchi popolari cavalca lo sdegno collettivo per affermare la necessità di una scuola pubblica e laica, mentre quello cattolico si compatta.”

    Di certo un passato non tranquillo quello savonese che al di là dell’unicità mondiale di aver avuto due papi, poco edificante (soprattutto oggi) che questi fossero entrambi pedofili.

    Una “tradizione” che da allora come vedremo, non ha mai abbandonato la provincia ed il suo seminario, che racconta tra gli anni 70 – 90 moltissime vicende, tra fughe di seminaristi abusati e suicidi. Uno si recò fino in Vaticano, voleva parlare al papa che però non lo ricevette. Fu trovato suicida la mattina seguente in un ostello nei pressi del Vaticano.

    Ed arriviamo ai giorni nostri e all’anno 2010. Un anno importante per l’Europa che come accaduto dieci anni prima, in particolare negli USA, scopriva anche qui la pedofilia nel clero e il devastante numero di vittime ad esso connesse.

    A differenza degli altri stati l’Italia si tirò puntualmente indietro da subito, attraverso il Governo e la stessa Presidenza della Repubblica definendo « Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa », i diritti reclamati da tutti quei cittadini rimasti vittime.

    Savona però diventerà un’altra volta l’epicentro, ma questa volta simbolo di una battaglia di civiltà, che come nel racconto del 1907 di Besson, in poco tempo darà a decine, poi a centinaia e ancora a migliaia di sopravvissuti, la forza di uscire dalla vergogna, reagire e rivendicare giustizia.

    Nascerà da subito quasi quella che oggi è la Rete L’ABUSO, purtroppo dopo quindici anni ancora l’unica realtà italiana.

    Marco Preve racconterà su Repubblica, in un’inchiesta di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli dal titolo “IL DIAVOLO A SAVONA”, la vicenda savonese , ancora una volta condita non solo di abusi sui minori e sutterfugi per coprire i preti pedofili, ma di intrallazzi tra chiesa e potere che ancora oggi, nello scandalo Toti riemergono come scheletri nell’armadio.

    Savona, una città che non ha mai voluto fare i conti con il suo passato, lasciando chi fu vittima tutt’oggi solo. Diverse le proposte fatte negli anni dalla Rete L’ABUSO in materia di prevenzione. Tutte inascoltate e per le quali le varie amministrazioni non hanno mai voluto sentire , neppure in campagna elettorale.

    Ancora oggi grossi problemi con la giunta comunale, per due anni ostile all’iniziativa della panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili, ottenendo poi a colpi di diffide i permessi necessari. Alla sua inaugurazione tranne il consigliere Aureliano Pastorelli, ne Sindaco, ne nessuna Istituzione savonese invitata ha voluto partecipare, neppure con un delegato.

    Savona, città candidata nel 2027 a Capitale della cultura , e certo la cosa fa persino sorridere per l’ingenuità, ma è lecito a tutti partecipare.

  • Comunicato stampa – “Eccesso di tutela dei pedofili”, l’Italia deferita a UE, per la seconda volta all’ONU – Conferenza stampa – VIDEO integrale

    Comunicato stampa – “Eccesso di tutela dei pedofili”, l’Italia deferita a UE, per la seconda volta all’ONU – Conferenza stampa – VIDEO integrale

    Nelle conclusioni domanda:

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli in ambito di società civile, volontariato e istituzioni religiose, di proteggere se stessi dall’abuso sessuale. Oggi lo Stato membro non è in grado di garantire ai cittadini dell’Unione di circolare con stessi diritti al suo interno e garantirne quei parametri di tutela fondamentali:
    quali iniziative l’Unione Europea ha intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nello Stato membro;

    se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo della denuncia a tutti i cittadini e di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

    se e di quali elementi statistici disponga il Governo italiano circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, compresi quelli che vedono indagati o imputati ministri di culto;

    se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

    se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.

    Francesco Zanardi

     

    Relatori;

    Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Avvocato Mario Caligiuri – Osservatorio permanete Rete L’ABUSO Interverranno; Simone Padovani – Justice Initiative – Guido Fluri; Federico Tulli – Giornalista e autore di “Chiesa e pedofilia” – “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” – insieme ad Emanuela Provera di “Giustizia divina” Timothy Law – ECA – Global Justice Project; Ludovica Eugenio (ADISTA) – Coordinamento ItalyChurchToo

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  • ITALIA – Il Governo corre in soccorso alla chiesa e abbandona i sopravvissuti ancora una volta

    ITALIA – Il Governo corre in soccorso alla chiesa e abbandona i sopravvissuti ancora una volta

    Con un comunicato congiunto lo Stato annuncia di aver lanciato il salvagente alla CEI per uscire illesa dal problema dei preti pedofili che da inizio anno la sta attanagliando in tutta Europa con commissioni di inchiesta governative. Un annuncio che porta la memoria dei sopravvissuti a 12 anni fa quando il Consiglio dei ministri in un comunicato ha «confermato la solidarietà del governo per l‘inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa», scaricando così le vittime italiane, moltiplicate a centinaia nei 12 anni di silenzio che seguirono quella dichiarazione.

    Una situazione oggi grottesca perché quelle inadempienze dello Stato negli anni contestate a gran voce dai sopravvissuti che trovando nel governo un costante muro di gomma, in quanto nonostante una interrogazione parlamentare e la successiva la diffida del 19 febbraio 2018 si videro costrette a rivolgersi agli organi sovrastatali, le Nazioni Unite, le quali condannarono le criticità e raccomandarono all’Italia gli adempimenti da apportare alle norme (punto 21 del testo). Ma l’Italia non ha mai messo mano negli anni a quelle raccomandazioni, lasciando invariate le criticità. Lo scorso febbraio è stata denunciata la seconda volta per inadempienza all’ONU.

    Perché affermiamo che il Governo stia tradendo ancora una volta i cittadini vittime per salvare la chiesa?

    Uno dei motivi è quello che non compaiano in un’iniziativa apparentemente rivolta alle vittime le medesime e le associazioni che le hanno rappresentate per anni, tra cui il neonato COORDINAMENTO italiano #ItalyChurchToo, una “svista” ultra decennale che si ripropone come mera operazione di facciata.

    Paradossalmente compare la Conferenza Episcopale, quella che in tutti gli altri paesi invece, era oggetto su cui i governi indagavano a seguito dei decennali fallimenti in materia, tutto ad un tratto in Italia invece, diventa la “consulente” dello Stato al quale dovrebbe rendere conto.

    Da quanto si apprende dal comunicato del Dipartimento per le politiche della famiglia, è stato “riesumato” per l’ennesima volta all’evenienza, l’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia,  un ufficio fantasma che negli anni, malgrado le molteplici richieste dell’associazione e dei giornalisti, non è mai stato in grado di restituire informazioni.

    Come ricorda su LEFT di dicembre 2021 Federico Tulli “Nel 2007 è stato istituito l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile presso il ministero per le Pari opportunità. Nello stesso anno in quella sede sarebbe dovuta entrare in funzione una banca dati – si legge sul sito del ministero – «volta ad organizzare in modo sistematico il patrimonio informativo proveniente dalle diverse amministrazioni per il monitoraggio del fenomeno e delle azioni di prevenzione e repressione ad esso collegate». L’Osservatorio avrebbe anche dovuto redigere «una relazione tecnico-scientifica annuale a consuntivo delle attività svolte per il monitoraggio e il contrasto degli abusi su bambini e adolescenti nel nostro Paese». Usiamo il condizionale perché dal 2007 al 2021 l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia ha funzionato di fatto solo pochi mesi nel 2020 e al momento non è possibile sapere quando riprenderà l’attività dato che anche il sito è offline.”

    Una risposta decisamente poco esaustiva e lacunosa da parte della Ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, che fa vergognare il paese nel contesto europeo attuale, dove l’Italia ancora una volta pare voler glissare sul problema.

    Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO


    P.S. Ci rammarichiamo con la Ministra Elena Bonetti ricordandoLe che i sopravvissuti italiani agli abusi sessuali del clero rinnegano da sempre e non riconoscono l’ipocrita “Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia” promossa da uno Stato di cui sono cittadini non riconosciuti.

    Giornata che puntualmente viene ricordata per/in quello Stato che è il carnefice inadempiente di quelle stesse persone oggi ancora in cerca di giustizia presso due Stati latitanti.

    Per completezza Signora Ministra, i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico italiani, riconoscono il 3 novembre come Giornata della memoria. #AllSurvivorsDay

    Con ossequio

  • “La Chiesa viene presentata come un’Associazione a delinquere…. “ – Monsignor Valentino Di Cerbo

    “La Chiesa viene presentata come un’Associazione a delinquere…. “ – Monsignor Valentino Di Cerbo

    Queste non sono parole nostre ma la critica alla sana informazione della Rete delle vittime italiane, ovvero di chi è vittima sopravvissuta agli abusi sessuali del clero italiano e che mons. Valentino Di Cerbo vescovo emerito della diocesi di Alife-Caiazzo affida ad un  commento sulla pagina ufficiale della Rete L’ABUSO.

    Un post dove l’associazione italiana dei sopravvissuti diffida dall’uso dell’immagine e dal rappresentarla, gli organi di informazione vaticani e italiani.

    Tutto ciò a seguito della disinformazione che la stampa italiana divulga dalla nomina di Bergoglio e che già nel 2018 spinse la Stampa Estera in Italia a convocarci, per capire i fatti sulla pedofilia dei preti censurati dagli italiani. Unico paese tra i più industrializzati a non aver mai sollevato il pandemico problema stimato solo in Italia, con un milione di vittime e come censura la stampa italiana, ma non quella estera, persino il Washington Post riporta che Roma oggi è meta turistica anche per i preti pedofili.

    Quasi divertente il lapsus freudiano del vescovo che scrive “associazione a delinquere” con la A maiuscola, forse in segno di rispetto tra popoli e culture, forse in virtù dell’ecumenismo di cui lo stesso parla.

    Certo impossibile non apprezzare il fatto che Di Cerbo abbia espresso il proprio pensiero sulla pagina ufficiale dei sopravvissuti, di certo indice che a differenza di Bergoglio, almeno il vescovo emerito provi un tentativo di dialogo, se pur così goffo e sconnesso nelle affermazioni in quanto basterebbe vedere il servizio di Pablo Trincia (LE IENE) dove la chiesa ufficiale deride i cronisti che chiedono proprio durante il conclave che ha eletto Bergoglio, cosa ne pensano dei preti pedofili e dell’insabbiatore, cardinale Domenico Calcagno, ex vescovo di Savona.

    E quì, viene quasi da dare ragione a alcune affermazioni del monsignore emerito…

    Ma eccellenza, la colpa non è delle vittime sopravvissute o della Rete L’ABUSO, se i suoi colleghi non si sono neppure vergognati di sfottere di fronte alle telecamere di Mediaset i sopravvissuti.

    Nemmeno sono nostre dichiarazioni, tutto al più noi le abbiamo subite dolorosamente come un secondo stupro, ma stia sereno,  ci siamo vergognati noi per voi tutti, ai quali ancora sfugge molto di più, la civiltà ed e la parola di Dio che vorreste professare nella più aberrante ipocrisia.

    Quel breve scritto eccellenza, dimostra l’arretratezza della chiesa e la sua più totale mancanza di coscienza cristiana. Una carenza grave che grida da se che la chiesa, anche volesse, è ad un livello giurassico che dista anni luce dalla civiltà e dallo stesso cristianesimo che professa. Sembra quasi colpa nostra se in Italia ci sono così tanti preti pedofili, guardi noi siamo solo le loro vittime.

    Una chiesa che non è proprio nulla culturalmente all’altezza di porre rimedio agli abusi dei preti, dal momento stesso in cui non riesce neppure a rinsavire se stessa. Sopravvive oramai grazie alla complicità di Stato e stampa italiani; uno che la lascia fare, l’altra, che censura la voce delle vittime, così evita che qualcuno contraddica il papa.

    Non si può non notare il piedistallo sul quale crede di ereggersi appollaiato il vescovo emerito di Alife-Caiazzo, che non spende una sola parola (come i suoi colleghi) per tutti coloro che sono stati vittima dell’omicidio psichico (papa Francesco anni dopo Federico Tulli) di chi ha subito abusi durante l’infanzia, e ci accusa persino di avere noi !!! dei pregiudizi contro la chiesa.

    Nel calderone poi tenta squallidamente di diluire l’endemico problema della pedofilia nella chiesa, facendo notare che la pedofilia esiste anche altrove. E certo, anche se non con 8% del personale pedofilo e comunque noi siamo un’associazione di vittime dei preti e sarebbe responsabile se la chiesa pensasse ai suoi crimini e non quelli commessi da altri.

    Questo conferma l’ottima scelta della Rete, quella di diffidare dall’uso della nostra immagine certa stampa legata al Vaticano, che al momento, può essere accreditato solo da una stampa che disonora se stessa e i principi Costituzionali e che offende chi è sopravvissuto a questi crimini.

    Ma non siamo soli, ci sono persone come l’ex Procuratore Michele Del Gaudio, che se pur non credente come me, racconta di parla tutti i giorni con Gesù…

    Zanardi

  • Belve senza embargo – Una cultura criminale che padre Hans Zollner ribattezza

    Belve senza embargo – Una cultura criminale che padre Hans Zollner ribattezza

    Di Francesco Zanardi – Nelle dichiarazioni rilasciate a “The Tablet” padre Hans Zollner – Presidente del Centro per la protezione dell’infanzia del Vaticano – sottolinea la necessità di assistere i preti pedofili, fino a recluderli a vita, ma sottolinea anche “volontariamente e in case gestite dalla chiesa”.

    Gesuita come il suo padrone fa una astuta e ingannevole dichiarazione, in quanto 1): quelle strutture già esistono, sono le carceri di cui ogni Stato è fornito, 2): perché mai limitarle ai preti e non a tutti i criminali pedofili ? Con il colletto da prete o meno sono comunque pedofili, o sbaglio?

    Ma quindi, perché mai la necessità di tali strutture per le quali la chiesa, magari, chiede anche sostegno economico allo Stato? Chieda piuttosto allo Stato di occuparsi del problema, anche sotto l’aspetto del monitoraggio medico e terapeutico del paziente pedofilo – prete o meno – d’altra parte se l’interesse vero sono i bambini, perché questa differenza?

    Certo, non serviva l’acutezza di padre Zollner per scoprire, nel 2021, che i pedofili sono ad altissimo rischio di reiterazione. Questo, soprattutto la chiesa dovrebbe saperlo bene, date le direttive (segrete fino al 2001) che già nel 1962 aveva attuato, informandone nuovamente nel 2001 i vescovi “La direttiva è tutt’ora in vigore”. Zollner su questo pecca di ignoranza! Sta a vedere che non sa neppure che il papa emerito fu incriminato in Texas per aver ricordato ai vescovi la direttiva, intralciando la giustizia. Si salvò dal processo solo perchè papa: chiese l’immunità.

    Lo stesso Zollner che imbarazza persino la prestigiosa università di Harvard, dove tiene un simposio per le vittime ma senza vittime presenti.

    Rivelazioni pari alla scoperta dell’acqua calda fatte ai media e subito riportate con clamore, come quella di papa Francesco «La violenza su un bambino è un omicidio psicologico». Da anni ne parlano psicologi e riviste serie come LEFT. Qui il loro ultimo articolo, a cura di Federico Tulli, antecedente alle ovvietà vecchie di vent’anni dette da Bergoglio, che non è improbabile abbia preso spunto proprio da LEFT.

    Tuttavia, restando nel concreto, ora che finalmente il papa ha capito il problema: perché allora lo dice solo ai media e non si rivolge a tutti i lacchè che ha nella politica italiana? Potrebbe risolvere davvero il problema delle vittime di cui il Vaticano non si vuole fare carico.

    A una sua richiesta farebbero immediatamente a gara srotolandosi come zerbini ed almeno, anche in Italia, potremmo assistere le vittime, oggi abbandonate dallo Stato, e non solo i criminali pedofili sostenuti dallo Stato per amicarsi il Vaticano.

    Una volta tanto potremo persino evitare a Bergoglio la solita straziante frustrazione di ringraziarsi per auto acclamazione.

    Giuro! lo faremmo noi e sarebbe persino sincero e autentico!

    Tornando alle strutture per i preti criminali, e si, c’è un tacito accordo tra lo Stato italiano e il Vaticano che già dal 2010 fornisce di fatto l’impunità ai preti criminali.

    Come facciamo a saperlo?

    Ce lo segnalarono per primi i sacerdoti di Perugia, da quanto traspare nella missiva, il problema non erano tanto per i bambini ma, come sempre, la loro onorabilità qualora qualcuno restasse stuprato e per disgrazia la cosa diventasse pubblica… Meglio che niente, individuammo almeno la prima struttura, Villa Sacro Cuore.

    Un tema poi approfondito e, come racconta l’inchiesta giornalistica edita in “Giustizia divina” – Ecco dove sono nascosti i preti e le suore che imbarazzano il Vaticano – ha portato all’individuazione di ben 23 strutture sul solo suolo italiano e al censimento, da parte degli autori del libro che, interrogate le 192 carceri italiane, come risposta hanno ottenuto: al momento abbiamo 5 sacerdoti in carcere, dei quali 1 condannato per pedofilia.

    Non serve un genio a capire dove siano finiti i più di 300 preti che la Rete L’ABUSO ha censito sulla mappa italiana, se non sono in carcere e non sono morti…

    Zollner non è il primo a lanciare campagne di inciviltà come questa, che ha come unico scopo quello di salvare il prete e non le sue vittime. Marco Ermes Luparia, diacono e psicoterapeuta proprio in una di queste strutture, anche lui invoca l’impunità al fine del recupero. Anche lui non parla delle vittime, ma solo di salvare i criminali che le hanno ridotte tali.

    A “The Tablet”, quasi scocciato Zollner afferma; “Ogni volta che la Chiesa ha sottolineato che aveva anche il dovere di prendersi cura dei colpevoli, la gente l’ha subito accusata di pensare ancora una volta più ai colpevoli che alle vittime, ha detto Zollner. Ma non era questa l’intenzione qui. Si trattava di impedire a più minori di diventare vittime.”

    Stride molto la presunta affermazione di Zollner – tutta da dimostrare – che si tratterebbe di non voler produrre altre vittime e non di salvare il prete, quando puntualmente vediamo preti come don Rugolo denunciati alla chiesa, che immediatamente vengono trasferiti. Altri che, dopo il carcere, tornano in parrocchia come don Massaferro ecc.

    Sembra più della serie “se ci beccano abbiamo il paracadute per il prete”. Anche perchè, nei fatti, quale vittima è stata mai aiutata o indennizzata dalla chiesa? Gli unici indennizzi alle vittime li ha dati la giustizia dello Stato, non certo il Vaticano, che più di venti anni gira intorno al problema senza risolverlo.

    Una mancanza di responsabilità e civiltà tipica di tutte le culture criminali, come quella vaticana, che mettono in primo piano non la persona ma l’istituzione; la propria onorabilità; i possibili danni e, solo poi la persona (vittima), ma rea di aver creato il problema reclamando un suo diritto.

    2021 anni di esperienza non solo pedocriminale, ma comunque riconosciuta senza pari in ogni angolo del mondo dove il Vaticano è arrivato, tanto da meritare lo slogan “dove c’è un prete pedofilo, c’è una chiesa che lo protegge”.

    Zanardi

  • Pedofilia “Caso Italia” – ECA Global in sostegno della Rete L’ABUSO, chiederemo all’ONU una sezione speciale

    Pedofilia “Caso Italia” – ECA Global in sostegno della Rete L’ABUSO, chiederemo all’ONU una sezione speciale

    Una sezione “speciale” che attenzioni il paese membro Italia. E’ la proposta formulata da Alberto Athie al termine del webinar di sabato 20 e votata da tutti i presenti, per la quale la stessa Sara Oviedo Fierro – ex vice presidente del Comitato Onu per i diritti dell’infanzia – si è personalmente impegnata. Una richiesta alle Nazioni Unite molto forte perché ad appoggiare la Rete L’ABUSO questa volta sarà ECA Global, che rappresenta attualmente 42 paesi in quattro continenti.

    L’esposizione di Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) ha disegnato il drammatico quadro italiano di una classe dirigente amorale e totalmente connivente con il clero. Un problema che parte proprio dalle negligenze dei piani più bassi che di fatto antepongono il clero ai bambini e del problema non vogliono neppure parlare, come del resto lo stesso parlamento italiano, di fatto rendendo il paese privo di prevenzione in materia di tutela dei minori, nei fatti rappresentati anche politicamente oltre che socialmente, da nessuno.

    È seguito l’intervento dell’avvocato della Rete, Mario Caligiuri che ha formulato una proposta di legge di semplicissima attuazione, che non tocca patti lateranensi o altro, ma attuabile attraverso una banalissima modifica dell’articolo 364 c.p., tutto starà però alla volontà del Parlamento.

    Il giornalista Federico Tulli – autore di tre libri sulla materia – ha relazionato la situazione storica del nostro paese e le problematiche relative all’informazione in Italia, paese fanalino di coda, al 77° posto per la libertà di informazione.

    Una sezione speciale divenuta indispensabile visto la drammaticità della situazione che vede l’Italia e Vaticano, non solo unite nel favorire la pedofilia, ma latitanti alle molteplici richieste dell’Associazione Rete L’ABUSO di mettere mano all’ormai dilagante problema, malgrado le stesse siano state ripetute dalle Nazioni unite nel febbraio 2019, nel febbraio 2021 non sono solo ancora inevase, ma l’Italia non ha ancora neppure calendarizzato la discussione. Il tutto mentre alla sola richiesta delle vittime tedesche di una commissione di inchiesta , subito veicolata dai mezzi d’informazione, ha fatto si che il parlamento tedesco ci stia già lavorando.

  • ENG – Webinar ECA Global – Francesco Zanardi

    ENG – Webinar ECA Global – Francesco Zanardi

    THE SPEAKER EXPOSES

    ITALY April 16, 2010 from the newspaper “Il CORRIERE“

    “The government: ‘Unspeakable smear campaign against the Pope and the Church’”

    ROME – On the day of his 83rd birthday, Benedict XVI gets full and unequivocal support from Italy. The Council of Ministers in a statement “confirmed the solidarity of the government for the unspeakable defamatory campaign against the Church and the Pope.“”

    A few hours later, even the highest office of the state, the Guarantor of the Italian Constitution, President of the Republic Giorgio Napolitano, will join the government in expressing the same closeness to Benedict XVI.

    No word of support for the Italian citizens who were victims of the clergy, almost guilty of claiming their constitutional rights from the Italian State, embarrassing its relations with the Vatican.

    A few days earlier, however, another disturbing fact precedes that appeal of the Government.

    It is April 2, 2010 when the then Minister of Justice Angelino Alfano, sends an inspection in the office of a magistrate in Milan out of the ordinary, Pietro Forno, the most active and experienced pioneer at the time in the field of clerical pedophilia, with already a dozen cases behind him. “LA REPUBBLICA” of April 2, 2010.

    These three actions clearly dictated the position of the State in relation to the crimes of Catholic priests and the lack of attention paid to the victims. An indication that with the inspection of the Prosecutor Pietro Forno came loud and clear even to the judiciary.

    That of 2010 was the first and only intervention of the Italian institutions on pedophile priests.

    Although several governments have changed since 2010, with different political ideologies, no one has ever been interested in this “pandemic”, delegating in fact, as we will see later, the management of justice to the clergy.

    This introductory half-page of Italian history, even if synthetic, I believe it clearly focuses on what for Italy, unlike other EU member states and beyond, was the starting point. A situation that unlike your respective countries, instead of seeing a government that mobilizes to defend the citizen, sees Italy passive, submissive and unable to take any position in front of the crimes and the power of a foreign state. With all the consequences of the case that go far beyond as we will see.

    -o-0-o-

    ITALY 21 January 2021

    Today, I am among the founders of ECA, this elite international group of activists and professionals specialized in the protection of victims of clergy. A victim of abuse I was born in 2010 with the L’ABUSO Network, 11 years later it is enlightening that we are still the only association of survivors of clergy abuse existing in Italy. A figure that still reflects the unchanged climate since 2010.

    The map that I invite you to consult via the web while I illustrate the content (it is fully interactive, clicking on the placeholders will open the tab of the respective case. Go to this link https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpdiocesi-non-sicure/ ), collects the cases of the last 15 – 16 years and only those Italian cases censored by the chronicle. I would like to remind colleagues that here in Italy today, there is no official data available from the Government, the only existing data is unfortunately still the one we give to Rete L’ABUSO.

    But let’s start with the map, even if partial and clearly defective, at present however in Italy they are known;

    YELLOW DOTS – 145 priests who have been investigated or of whom there has been no further news, whether of conviction or acquittal.

    RED DOTS – 157 priests definitively convicted (3rd level of judgment)

    BLACK DOTS – 10, even if I premise that this section is poorly edited for lack of news, these are foreign priests refugees under the Vatican wing in Italy.

    QUADRATI BLU – 22 rehabilitation facilities (at least those known to us today) on Italian territory run independently by clergy. I will not elaborate on how the L’ABUSO Network came to discover the first facilities, it is irrelevant in this context. I emphasize, however, that our initial investigation was fully reverified by the journalist Federico Tulli, present in this session and invited as a journalist and editor to give a picture of the level of information in the country and the quality of the Italian Press, as we will see another pivotal point of the problem that he will expose in his space.

    I opened the parenthesis on my colleague Federico Tulli because in addition to having produced three books on the subject, he has revised and integrated the research on these structures and produced the third in-depth book, which reveals a real hoax to the victims and to justice.

    I began to suspect in about 2013 that these structures acted as a contrivance, to bluntly avoid jail time for priests.

    They even called me crazy, when in front of the findings it became clear that there was a kind of tacit agreement between the State and the Church, which created in the eyes of public opinion the so-called “mirror for the larks” – because in reality those priests put under house arrest in those structures of the church, for example, contrary to what happens to all Italian citizens under house arrest, monitored at any time of day or night. The priests in these facilities, however, are entrusted directly by the Judicial Authority to the church, which takes over de facto control of the Italian state. Original and curious is the motivation given this time to EURONEWS by Marco Ermes Luparia, one of the psychologists deacons who work in these structures. Moving is the concern for the psychological rehabilitation of the priest for which the same Luparia stresses the importance that the State avoids the priest to go to prison because in addition to suffering, it would seriously compromise his rehabilitation. Equally disarming is the fact that at least the same concern is not placed on the victims of those priests.

    Prison sentences in the eyes of public opinion but in reality, a holiday for the convicted, who does not even have the burden of the mass, left in full freedom of movement as confirmed by the story of Don Ruggero Conti. Convicted to the maximum sentence (for Italy) 14 years and two months for having sexually abused seven children between 10 and 12 years old, then entrusted by the Italian Justice to the clergy, ended up in one of these facilities near Rome (among other things frequented by teenagers) where theoretically he should have served his arrests. A place so poorly controlled that one morning he decided to leave Rome and return to Milan. He had enough cash at his disposal to be able to afford a cab from Rome. All he had to do was call it with the cell phone in his possession and he left in complete tranquillity. Naturally, the matter was resolved as if nothing had happened, bringing the priest back to Rome. There is no news that his house arrest has been revoked or that those who had him in custody or who helped him to escape have been prosecuted by the Italian justice system.

    The in-depth study done by our colleague Tulli and Emanuela Provera, in addition to expanding the number of these facilities to 22, confirmed the thesis with a stroke of genius by the two colleagues, who in 2018 decided to do the “test of 9 by questioning” – removed the juvenile and female prisons – the remaining 191 Italian male facilities.

    It turned out of 157 cases – RED DOTS final convictions on the map – that in October 2018, guests in Italian prisons resulted in only 5 priests, including only one convicted of pedophilia.

    In the absence of data from the State, based on those collected during the decade of activity of the L’ABUSO Network in Italy, it emerges that about 80% of criminal proceedings end up being archived due to improbability because of many problems. In fact, this is an authentic failure of justice.

    I’m afraid, dear colleagues, that the 300 cases of our map are about 10% of the tip of the Italian iceberg and although it is true that Italy has deliberately omitted a quantification at the national level, it is also true that Australia, Belgium, Canada, Germany, Great Britain, Poland and so on, have quantified the phenomenon with very similar results.

    From here, my Irish colleague Mark Vincent Healy, an expert in statistics, has produced on purpose for L’ABUSO Network, in the absence of an Italian figure, on the basis of the percentage data that emerged from the governmental commissions of inquiry carried out in other countries, a reliable projection of the Italian figure calculated on the basis of the Catholic population, the number of priests (much higher in Italy 50,000) and then relating it to the percentage data produced by the countries that have surveyed a figure. The result is that the scope of abuse in Italy has the greatest potential of any country. It can vary according to 2 studies – that of Richard Sipe, (Benedictine monk and psychotherapist) and that of Father Andrew M. Greeley, (Professor of Sociology at the University of Chicago) – from a minimum of 200,000 current victims to 1,000,000, in Italy alone.  Here the integral projection https://wp.me/p8ayDC-lBu

    We have of course communicated the above data to the government in several instances, but it has never responded, unfortunately highlighting another macroscopic problem, access to institutions by citizens or associations that represent them. All this happens in spite of a parliamentary question obtained after years of proposals to various politicians who have punctually ignored it. Then deposited by the one who in fact was the only interlocutor out of 965 parliamentarians (the Honorable Matteo Mantero) who gave attention to the problem, but since November 27, 2017 sees it lying dusty and without even a schedule, on the shelves of the Republic.

    I conclude here the first point and move on to the next one

    Before arriving at the report “Italy” dealt with in Geneva on 25 and 26 January 2019 in the 80 section and the subsequent response that the Committee gave to that instance, I want to mention “the exemplary” ratification “Italian style” of the Lanzarote Convention, as it has more facets on the application of the legislator who once again favored the executioners to the victims.

    In addition to the damage, there is also the collateral effect, since the legislator, in order to pass the constitutional approval, could not exclude only the clergy – a disputable privilege – but excluded the entire category to which the clergy belongs and, even more serious, the fact that this category, in the lay context, is that of the voluntary sector, historically the most at risk. In fact, the rule applied in this way is not only distorted in that it fails in its main preventive function. The same norm applied in this way paradoxically suggests to the predator the hunting ground “volunteerism”.

    The second aspect is the introduction of the protected hearing of the victim, which in the Italian application of the Lanzarote Convention creates a double problem, the first directly related to the Convention, the second to the constitutional guarantees of the victim.

    As you all know well, the last Motu proprio Vos Estis lux Mundi makes official and introduces the famous diocesan counters for victims. I don’t know about your respective countries, but in Italy they are now present in all dioceses. Each center has a lay commission, composed of retired professionals, medical psychologists, etc., accredited as former professionals, who are now freed from official obligations such as reporting when they learn of sexual violence against a minor.

    And here two disturbing pictures clearly emerge:

    The first concerns Lanzarote, in that the hearings of the victims who present themselves to the dioceses, are carried out by volunteers, we do not know well with what qualifications, what procedures and guarantees for the user, who act in fact above the rules of protection of the citizen, in the absence of protected hearing even during the ‘canonical investigation, in which they are denied even the assistance of their own trusted defender.

    As we have said before, these diocesan commissions also have within them a consultant lawyer, the one who in case the victim disappointed by the canonical result decides to turn to the judiciary, will probably defend directly or not, in this other forum, no longer the victim, but priest and diocese.

    Regardless of whether he or she hears the victim personally or another member of the diocesan commission, it is a fact that in these NON-PROTECTED hearings strategic details are acquired, such as the victim’s narration of the event, which is also written by the operator and then signed by him or her. A statement that later, as a member or consultant of the commission, the lawyer of the diocese not only has at his disposal, but could even use it in an Italian trial, as there is no regulation in that forum that guarantees to the unfortunate citizen who presents himself, what is the limit or what use can or cannot be made of that data.

    A declaration that, for example, in a subsequent civil summons could even determine the moment in which the victim became aware of the damage, thus causing the lapse of the prescriptive terms (which in Italy are very short) within which the victim can claim justice in an Italian court. In fact, it is enough to make the victim lose time waiting for an ecclesiastical judgment and he will no longer be able to claim any rights.

    As a proof of the dramatic situation due only to the default of a State that has been complicit in the pedophilia of priests for 11 years, the last Italian case that dates back to a few weeks ago, is the one of ENNA (Sicily);

    “Denounces abuse to diocese that transfers priest to north, victim turns to police“. The alleged victim denounced for years to the ecclesiastical authorities “Pedophilia Enna, all the complaints of the alleged victim“.

    And thanks to the lifesaver of article 4, point 4 of the Lateran Pacts, the bishop who moved him, in addition to not being required to make statements to the judiciary, simply stating that that information is confidential because it belongs to his ministry, and here is that the clergyman is not even co-defendant, but a simple witness with the privilege of being able to remain silent to the magistrate.

    I ask for a moment of patience and conclude with the last chapter.

    3) The United Nations Child Protection Committee;

    following the instance of the L’ABUSO Network, in February 2019 issued to Italy recommendations that except for the first point “Observatory to counter pedophilia and child pornography” apparently positive, I have to do a mea culpa because in the report that I presented in 2019 to the UN I forgot to articulate the serious problems also within the observatory of the Italian State, which, among other things, has as a consultant (presumably also paid) a Catholic priest who has never denounced a fellow pedophile, because even today, according to the last motu proprio of the Pope, he cannot. An almost virtual observatory, lacking in concrete initiatives at the national level, lacking in dialogue with local realities and practically useless because, with the help of some of my colleagues, we asked for data, which the observatory was not able to produce.

    Here is the evidence from my 2016 survey of the observatory. https://wp.me/p8ayDC-i6G

    Closed parenthesis, before continuing with the recommendations issued by the C.R.C. to Italy, which I point out has in common with the Vatican not only the marked passion for pedophile priests, but also the vice of signing agreements for which it then does not assume the burden, as in the case of the Lanzarote Convention and the Convention on the Rights of the Child, which from the Vatican awaits response from May 2018 and from Italy from February 2019.

    Situations on which my colleagues I want to stimulate a reflection on the fact that perhaps the Committee should take a strong position because, as amply demonstrated by the Italian case, they were signed almost in bad faith and it would seem that the only purpose is that of accreditation.

    In order to avoid any misunderstanding, in particular to the colleagues from the United Nations who are present, I would like to point out that my criticism is not at all a criticism of the Convention, on the contrary, I want to underline its importance in this particular Italian case, because in the total absence of the Institutions, the Convention is the only reality we can fortunately rely on.

    This is why I am raising the issue, colleagues, to emphasize especially in this now long moment of “Italian stalemate” that has lasted for 11 years, and that already for two or three, the association that I preside over is in fact assisting – in addition to survivors who were victims decades ago – also victims abused after 2010 by priests and by the inertia of the Italian State that not only remaining helpless has allowed it, but that still does not even give them justice.

    The case of our client Alessandro Battaglia (Don Mauro Galli sentenced to 6 years and 4 months in the first instance and acquitted by the church) is striking and with many more facets than those I will mention, where yes, it is true that the victim has been compensated (fortunately), but only € 100,00 (against the € 450,000 provided by the tables) and in addition, compensated not for damage suffered, but not to make it a civil party in the process, and leave out of trouble and the press, diocese and bishop. An agreement between the parties so distressing that the same Public Prosecutor Lucia Minutella, disputes in the blatant insufficiency even in the trial.

    I am sorry if I have spoken at length, but it was necessary and I conclude by saying that although I am perfectly aware that the UN in this case does not have a coercive power over Italy, given the serious evidence that has emerged that beyond the treaties signed, draw especially in their application a dramatic situation on which I believe, at least there is a claim that what has already been applied and ratified, is reviewed and reapplied in an effective way that can be really preventive.

    End of the report, thank you all for your attention – Zanardi