Tag: luca maria bucci

  • Ucci ucci, al Gaslini spunta padre Luca Bucci – accusato di abusi sessuali

    Ucci ucci, al Gaslini spunta padre Luca Bucci – accusato di abusi sessuali

    Abusi confermati anche dalla Procura della Repubblica di Savona, che però ha dovuto archiviare per il solito problema che da anni chiediamo al Governo di risolvere. La prescrizione.

    Il caso di padre Luca Maria Bucci, fratello del Sindaco di Genova, accusato da un uomo all’epoca dei fatti dodicenne. Un caso che segnalammo anche al nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, che però non intervenne e che malgrado le disposizioni di papa Francesco, non è intervenuto ancora oggi.

    La notizia risale a giovedì 3 giugno, quando più persone ci segnalano il fatto, che cercando di verificare online, stranamente per la prima volta in tanti anni non è stato pubblicato da nessuna testata, neppure locale e quindi per noi più complessa la doverosa verifica.

    Era proprio lui, padre Luca che presso l’ospedale Gaslini di Genova, concelebrava insieme ad altri e all’Arcivescovo di Genova, la processione del corpus domini.

    Ancora una volta tocca constare costernati, le leggerezze di arcivescovo e vescovo e il fallimento sistematico del Vaticano in materia.

    Accontentandoci solo di aggiungere l’ennesimo prete impunito alla lunga lista.

    Zanardi

  • SAVONA – Padre Luca Bucci abusò di un 12enne. Chiuso uno dei due fascicoli aperti sul frate genovese

    SAVONA – Padre Luca Bucci abusò di un 12enne. Chiuso uno dei due fascicoli aperti sul frate genovese

    Mentre si attende l’esito della doppia indagine avviata dalla procura di Genova che per competenza territoriale aveva delegato a quella di Savona la parte di indagine relativa alle accuse avanzate da un assistito della Rete L’ABUSO, un uomo all’epoca dei fatti 12enne, per i presunti abusi sessuali che aveva subito da parte del frate Luca Maria Bucci appartenente all’ordine dei cappuccini, commessi nel 94 presso la chiesa Santa Maria Immacolata a Loano.

    Dalle indagini espletate dal pubblico ministero savonese Giovanni Battista Ferro che dopo una prima valutazione aveva poi formalmente indagato il Bucci per le ipotesi di reato di violenza sessuale su minore continuata e aggravata (art. 81 c. II, 609 bis e ter c.p.). I fatti sarebbero avvenuti ma per quanto concerne la sola sede penale, risultano estinti in base alla prescrizione .

    Ben differente lo scenario di quello che potrebbe accadere sul versante genovese, dove il nostro assistito diventa da vittima testimone oculare e dove lo stesso Luca Bucci in una conversazione telefonica registrata con il presidente di Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, oggi agli atti delle due procure – Savona e Genova – non solo confessa l’esistenza di altre 2 denunce – 2013 e 2017 – glissando su una terza, che dalle indagini svolte dalla Rete L’ABUSO e confermate successivamente da altri collaboratori esterni, a differenza delle due che il Bucci tranquillamente ammette – in quanto a danno di persone maggiorenni – la terza sarebbe relativa a un presunto abuso su un minore, denunciato dalla madre all’autorità ecclesiastica.

    E qui un altro riscontro importante raccolto durante le indagini dalla Rete L’ABUSO e che potrebbe vedere coinvolti anche l’ex arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, oltre ai vertici degli stessi frati cappuccini.

    A tirare in ballo proprio le gerarchie ecclesiastiche, è di nuovo lo stesso Bucci, che nella conversazione registrata tra lui e Zanardi, lo rassicura dicendogli che è costantemente monitorato dai superiori, al corrente delle sue problematiche.

    Questa affermazione, all’apparenza rassicurante, in realtà innesta una grossa mina in quanto, se quello che Bucci dichiara risultasse come sembra vero, le stesse gerarchie che lo hanno coperto limitandosi a controllarlo, sarebbero responsabili di omissione (comma 2 art. 40 c. p.) dei reati reiterati che lo stesso Bucci dichiara. Quelli del 2013 e del 2017, che a differenza di quelli subiti dal nostro assistito, non sono affatto prescritti.

    Dall’atro frangente si coglie la prontezza del pubblico ministero savonese Giovanni Battista Ferro, che  invia gli atti sulla base dell’articolo 2, par B del Protocollo addizionale dei Patti Lateranensi, attenzionando la Diocesi che al momento ha in carico Frate Bucci, dalla quale in quanto associazione di sopravvissuti agli abusi del clero, ci si aspetta rigore assoluto riguardo ai proclami di tolleranza zero di papa Francesco, anche se da quanto emerge dai verbali della Polizia, al momento i Cappuccini Liguri interrogati sull’esistenza di altre segnalazioni, non hanno risposto alla richiesta.

    Francesco Zanardi

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  • Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”

    Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”

    Era solo un apparente “veleno” che girava per Genova nel 2017, quando da più fonti segnalavano alla Rete L’ABUSO che padre Luca , molestava i bambini. Un file che come molti riponemmo nel cassetto in quanto mancava la presunta vittima, ma che oggi riemergerebbe confermato da un uomo che lo accusa, all’epoca dei fatti 12enne.

    I fatti sarebbero accaduti a Loano, cittadina turistica della riviera ligure, dove si ricordano bene di padre Luca, dove il nostro assistito serviva la messa e frequentava il campo solare estivo gestito dai frati cappuccini, teatro delle presunte molestie che come da manuale la psiche fa riemergere dopo anni portando alla luce coperture e omertà.

    Loano; nella diocesi di Albenga, molto chiacchierata per l’alta densità pedofila, oltre che per scandali di vario genere di cui la Rete L’ABUSO si è occupata molto in questi anni e nel 2015 commissariata dallo stesso papa Francesco.

    Padre Luca, ordinato sacerdote nel 1994 viene assegnato al convento cappuccino di Loano e in quegli anni, la famiglia del nostro assistito decide di mandarlo insieme ai cugini ai campi solari estivi. Da subito qualcosa non torna, i cugini non vogliono più andare ai campi solari e così i genitori, ignari del perché decidono di ritirarli. Ma il nostro assistito, che a differenza dei cugini in quegli anni ha problemi famigliari, resterà fino alla fine dell’estate durante la quale subirà più volte le attenzioni del frate.

    Nel frattempo, da quanto siamo riusciti a ricostruire, padre Luca viene più volte denunciato (lui stesso lo ammette – sottolinea fossero maggiorenni), purtroppo solo all’autorità ecclesiastica. Secondo le nostre fonti nel 1998, nel 2013 e nel 2017, quando la situazione sembra tracollare e si decide improvvisamente di mandarlo a “curare” negli Stati Uniti, da dove farà ritorno dopo qualche mese.

    Malgrado ciò resterà sempre a contatto con minori, tutt’ora  referente nelle pastorali giovanili di Santa Margherita Ligure e della diocesi di Savona – Noli.

    L’attività di indagine della Rete è stata molto complessa dopo la denuncia dell’uomo, oggi poco più che trentenne e padre di famiglia che probabilmente, dopo la nascita dei figli, come spesso accade in questi casi ha iniziato a maturare il trauma, fino ad esplodere. Rivoltosi alla Rete L’ABUSO nelle scorse settimane, non ha saputo fornire altro che il nome del frate “padre Luca”. Da qui sono iniziate nel massimo riserbo le nostre ricerche, intanto per capire chi fosse questo frate senza un cognome, rintracciato poi grazie ad un annuario dei cappuccini liguri e successivamente riconosciuto dal nostro assistito, grazie ad una fotografia.

    Una situazione che per vie traverse, dato il coinvolgimento di personaggi eccellenti abbiamo verificato ulteriormente interpellando i cappuccini, più di uno, che confermerebbero sia le presunte tendenze del frate, sia il fatto che nel 2017, a seguito di queste problematiche, sia stato mandato negli USA per un periodo di “cura“.

    Durante l’indagine svolta dalla Rete L’ABUSO abbiamo sentito al telefono anche il frate, padre Luca Maria Bucci che pur negando i fatti con minori, ammetterebbe problematiche che definisce di “eccessivo affetto“, le denunce e le successive cure negli Stati Uniti. Cercando di rassicurarci, al telefono commenta “io faccio già un percorso di super protezione con psicologa, direzione spirituale. Sanno sempre dove sono, dove vado cosa, faccio“.

    Anche se per i fatti denunciati dal nostro assistito – risalenti al 1994 – sotto il profilo penale è intervenuta la prescrizione, come lo stesso Bucci ammette al telefono, ci sono state però altre due denunce, per quanto l’Associazione è informata, risalirebbero al 2013 e al 2017, fatti che non sarebbero prescritti, probabilmente denunciati solamente all’autorità ecclesiastica. Per questo motivo padre Luca Maria Bucci è stato formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Genova, alla quale si chiede (nel rispetto della norma dell’abolizione del segreto Pontificio) l’acquisizione dei fascicoli relativi ai fatti citati dallo stesso Bucci.

    L’inerzia delle gerarchie ecclesiastiche che malgrado tutto non lo hanno mai isolato dai giovani e che oggi, vedono il vescovo uscente card. Angelo Bagnasco accusato di aver prima, protetto a Genova Carlos Buela, l’argentino fondatore della Congregazione del Verbo Incarnato, che la Rete L’ABUSO rintracciò nell’aprile del 2017, nascosto in una parrocchia a Di Negro poi, nel dicembre 2019 un altro caso travolge il neo pensionato Presidente della CEI, quello di don Francesco Castagneto, prima parroco di Sori, piccola cittadina ligure dove decine di persone lo accusano, poi, trasferito nella parrocchia più illustre della città, nel quartiere della Genova bene, Albaro, ex parrocchia del cardinale, da dove è scomparso e si sono perse le tracce.

    Con l’insediamento del nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, ci si aspettava un cambio di di linea ed invece, dopo la segnalazione della Rete L’ABUSO al Servizio diocesano per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Genova, la risposta, arrivata solo dopo un nostro articolo, non è delle più rassicuranti.

    Al di la del fatto che non hanno voluto sapere neppure il nome del frate accusato, quantomeno per poterlo momentaneamente isolare in via cautelativa e al fine di scongiurare eventuali reiterazioni del reato, malgrado i continui inviti alle vittime di denunciare gli abusi alla chiesa, a noi rispondono di rivolgerci all’Autorità Giudiziaria, alla quale, anche senza l’indicazione della diocesi, ci eravamo già rivolti per procedura.

    Francesco Zanardi

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  • Una presunta vittima di pedofilia e un frate, anch’esso vittima del ‘sistema chiesa’

    Una presunta vittima di pedofilia e un frate, anch’esso vittima del ‘sistema chiesa’

    IL CONTESTO. Se ne sta occupando, ancora una volta, Rete L’Abuso. E, ancora una volta, il contesto è quello della Liguria. Va doverosamente utilizzato il condizionale, perché al momento la versione è quella della presunta vittima, un padre di famiglia che racconta di aver dovuto affrontare un percorso di sofferenza, per maturare la ragione del suo tormento. E ha ricordato quei fatti, lontani nel tempo ma non nel cuore. Il suo turbamento si è fatto più forte quando si è trovato fra le mani la figlioletta appena nata. Vederla indifesa ha fatto scattare in lui un percorso all’indietro, alla sua infanzia. Molti scelgono di tenere dentro i propri dubbi, quando capiscono di essere stati abusati. Molti invece raccontano, per liberarsi di un peso interiore che rende la vita impossibile.

    L’uomo si è rivolto alla Rete L’Abuso, fondata anni fa da Francesco Zanardi, vittima di un abuso accertato dalla giustizia. Gli ha raccontato tutto. E gli ha chiesto un aiuto, per far emergere quello che – afferma – fu un caso di violenza, da parte di un educatore che indossava il saio.

    LA DENUNCIA. Francesco Zanardi ha preso tutti gli estremi, ha raccolto lo sfogo, ha depositato un esposto urgente alla Procura della Repubblica, presso il tribunale di Genova. Il frate era infatti incardinato, all’epoca, in quella diocesi, anche se ha operato ed opera in un contesto regionale, in quanto assegnato da anni ad un altro convento del Ponente ligure. Prima di muoversi, l’associazione ha cercato riscontri. Ha chiesto, ha verificato. E ha messo insieme più elementi, che agli occhi di Rete L’Abuso costituiscono indizi a supporto delle accuse. C’è qualcosa su cui fare luce. Questa la posizione di Zanardi, che – avendo maturato sul campo una notevole esperienza, assistendo decine e decine di vittime – ha chiesto alla Procura di essere ascoltato.

    Naturalmente ha chiesto che vengano ascoltati tutti, sia la presunta vittima che il presunto molestatore. E ha aggiunto un passaggio molto delicato. Nel 2017, già ci sarebbero state segnalazioni, sulla stessa persona. Segnalazioni non circostanziate come quelle contenute nella denuncia dell’uomo, arrivata solo oggi. «Era un momento delicato, c’erano le elezioni – dice ora Zanardi – trattandosi di un nome noto, c’era il rischio che la vicenda potesse essere anche strumentalizzata, non avevamo gli elementi che abbiamo oggi. Riteniamo doveroso approfondire, alla luce del sole, come nella consuetudine di Rete L’Abuso».

    TRE PRESUNTI PRECEDENTI. Zanardi ha chiesto l’acquisizione dei fascicoli che la chiesa avrebbe aperto, nel tempo, nel confronti del frate. Sarebbero almeno tre. Uno risalente alla fine degli anni ’90, quando il religioso aveva da poco pronunciato i voti. Uno del 2013 ed uno del 2017. Di quali accuse si trattasse, nero su bianco, lo sa solo la chiesa, che se ne è materialmente occupata. Sono stati cercati riscontri. Voci, tantissime. Mezze frasi. «È vero, fascicoli ne sono stati aperti – dice un altro frate, che parla solo sotto garanzia dell’anonimato – ma non si è mai arrivati ad un processo canonico, si è sempre cercato di concedere una possibilità di recupero, in questi casi ne va dell’immagine di tutto l’ordine religioso».

    Il piccolo mondo dei frati liguri è in subbuglio. Molti ammettono di aver sentito parlare di «problemi» legati ai comportamenti del confratello, che avrebbe avuto «ripetute segnalazioni». Qualcuno ammette di «stare alla larga», proprio perché la questione «la sanno tutti». La frase ricorrente è: «Problemi sì. Non con i bambini, però, con ragazzi più grandi». Con certezza, la chiesa si è rapportata con il problema. «Attrazioni considerate peccaminose, non altro», ridimensionano nell’ambiente. Lo stesso frate avrebbe confidato ai confratelli di avere un problema relativo al proprio comportamento, ma di «averlo affrontato con ripetuti percorsi psicologici di riabilitazione».

    TANTA SOFFERENZA. Al momento tutto è doverosamente tenuto sotto riserbo, perché sacrosanto è il diritto della presunta vittima di denunciare, ma altrettanto vale per il diritto del presunto molestatore, a difendersi e replicare alle accuse.

    Vivere la propria sessualità come peccato, è per chi crede un forte tormento. Se poi ad avere il problema è un frate, il tormento raddoppia, perché all’esterno deve biasimare quanto è tentato di praticare. Trattandosi oltretutto di un volto noto, una persona di primo piano, che ha sempre rivestito ruoli di spessore, la cautela è doverosa. «Mi perseguitano da sempre – avrebbe detto il frate, affranto, appresa la notizia della denuncia – perché sono io, per il mio nome, la mia visibilità, la mia appartenenza familiare in vista. Purtroppo sono solo accuse infondate, che mi fanno soffrire moltissimo. Sto lavorando su me stesso, lavoro su me stesso da tanti anni…».

    La risposta della chiesa è stata fin qui la «riabilitazione». Periodi di allontanamento e distacco, l’ultimo di almeno tre mesi nella prima parte del 2017. Il religioso ha lasciato Genova, per «curarsi» negli Stati Uniti, presso psicologi considerati molto bravi. La risposta ufficiosa che risuona dall’ambiente religioso, è compatta: «Non erano storie di bambini».

    CURARE L’OMOSESSUALITA’? Non sarebbe il primo caso in cui la chiesa sceglie la via della «cura», per porre rimedio a comportamenti sessuali non idonei a chi sceglie di indossare un abito consacrato. Parte della comunità religiosa continua a ritenere l’omosessualità una «malattia», dalla quale si può «guarire». Lo stesso frate al centro della vicenda, avrebbe detto che si trattava «solo di affetto», verso i bambini, «niente di troppo grave». Come predicatore, ha più volte espresso concetti di questo tipo, pubblicamente, ritenendo i transessuali «soggetti che hanno grandi difficoltà ad identificarsi con la propria sessualità e che si collocano sul piano delle schizofrenie» e ipotizzando la causa dell’omosessualità «come biologica, legata alle dimensioni dell’ipotalamo o da ricercare nel sistema nervoso centrale», ma propendendo poi per «l’influenza dei comportamenti dell’individuo».

    Una visione rigida, dunque, così come una delle sue riflessioni sulle malattie sessuali, che toccano come «castigo di Dio?» quei «comportamenti moralmente decadenti e svilenti dell’umanità».

    SCENARI POSSIBILI. I fatti segnalati in Procura sono risalenti nel tempo. È possibile che l’autorità giudiziaria allarghi le braccia, senza procedere. Indubbiamente la presunta vittima è un uomo, ormai. Appare complesso, risalire al contesto. Potrebbero però farsi avanti altre potenziali vittime. Molto dipenderà dall’acquisizione o meno dei tre fascicoli interni, in cui la chiesa ha già esaminato il problema, ripetutamente. La nuova linea di trasparenza imposta da Papa Francesco dovrebbe agevolare le cose. Zanardi ha già scritto diversi giorni fa alla diocesi, segnalando tutto al servizio diocesano per la tutela dei minori. Nella nota di risposta , è stato suggerito a Rete L’Abuso di «interessare quanto prima la magistratura, nel precipuo interesse della tutale delle vittime». Così è stato. «La chiesa ha doverosamente tutelato il suo pastore – dice Zanardi – bisogna capire se sono state tutelate le vittime. Se davvero ci sono stati altri episodi, di cui si parla con insistenza da anni, è arrivato il momento della verità. Chi sa, parli ora o mai più». Luca Maria Bucci