Tag: tribunale

  • Il papa in ospedale. E va in onda il giornalismo più becero e grottesco, quello italiano, un insulto all’informazione e ai cittadini

    Il papa in ospedale. E va in onda il giornalismo più becero e grottesco, quello italiano, un insulto all’informazione e ai cittadini

    Altro che toccare il fondo, la stampa italiana (e non solo) questa volta lo ha persino bucato.

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    E quello che per i soli media italiani pare essere “l’ombelico del mondo” tanto da arrivare a titoli squallidi come quello di TGcom 24 (nella foto) che arriva persino a criticare la stampa estera per non essersi genuflessa alla pecorina come quella italiana. Ci si domanda “stando ai titoloni dei media italiani” chissà quante persone non potranno sopravvivere perché il Papa è ricoverato; quanti per lo stresso motivo non avranno lo stipendio questo mese; quanti in Italia non potranno più camminare, mangiare, fare benzina ecc. perché il Papa è stato ricoverato… E adesso chi guiderà il Vaticano durante la sua degenza?

    Parliamo della stessa stampa che, guardando l’altra faccia della medaglia, è da sempre incapace di fare una informazione vera e obbiettiva, l’unica al mondo che è stata persino incapace di fare un’inchiesta giornalistica sulla pedofilia del clero italiano. Da più di dieci anni riporta, ogni tanto qualche caso, nulla di piu.

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    Quella che oramai da anni, quando parla di pedofilia nel clero, non chiede più neppure un contradittorio alle vittime.

    La stessa che non è capace neppure di chiedere al presidente della CEI Matteo Zuppi come mai promuove a una congregazione mons. Rosario Gisana, sotto processo nel tribunale di Enna e per il quale il pubblico ministero chiede due anni di carcere senza il beneficio della condizionale, in quanto avrebbe mentito in favore dello stupratore Giuseppe Rugolo, oggi condannato a tre anni in via definitiva. Sempre a Zuppi, forse andrebbe chiesto perché la CEI non ha preso provvedimenti (come ha fatto la magistratura) verso Gisana? Eppure lo stesso Motu proprio, tanto lodato dai media, lo prevede!

    Sempre la stessa stampa che è incapace di chiedere al Papa, quando la chiesa italiana inizierà come nel resto d’Europa, anche in Italia, a riconoscere e indennizzare le vittime dei preti pedofili, anziché vantare falsamente quello che i Governi di tutta Europa hanno ottenuto per i propri cittadini, mettendo la chiesa all’angolo, e non grazie al Papa.

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    La stessa stampa che per sola imparzialità, proprio in occasione di questo ricovero papale, avrebbe potuto sollevare, almeno il problema sanitario italiano, anziché offendere ed umiliare milioni di cittadini italiani rimasti oramai senza cure e senza alcuna assistenza medica.

    Un’informazione che sarebbe meglio, a questo punto non ci fosse in quanto in Italia è pura disinformazione.

    …E chissà, a questo punto, quanti giornalisti non prenderanno lo stipendio questo mese, perché il Papa è ricoverato…

    Di seguito la “galleria foto” dei principali titoli apparsi sui media italiani…

  • Lettera aperta – Enna; Istituzioni genuflesse alla Chiesa. Rete L’ABUSO e le vittime italiane esprimono tutta la loro indignazione.

    Lettera aperta – Enna; Istituzioni genuflesse alla Chiesa. Rete L’ABUSO e le vittime italiane esprimono tutta la loro indignazione.

    Rivolgendoci ai promotori e ai partecipanti;

    S.E.R. Card. Matteo Maria Zuppi; S.E.R. Card. Kevin J. Farrell; S.E.R. Mons. Rino Fisichella; Giovanni Maria Armando Zodda; Paloma Saborito Sanchez; Umberto Angeloni; Ivan Scinardo; Ilenia Petracalvina; prof. Salvatore Martinez; S.E.R. Mons. Guido Gallese; Francesco Luca Ballarò; Stefano Milano; Federica Barbarino; Salvatore Astorina; Fernando Mercadò; S.E.R. Mons. Michele Pennisi; Giuseppe Ardica; Prof. Manfred Hauke; Prof. Carlos Lopez Bravo; Francesco Antonet; Davide Adamoli; Tiago Henriques de Louriçalgo; Louis Giraud; Mark Agius; Jose Carlos Garin Valle; Michele Guerra; Armando Ortiz; Antonio Banderas; S.E.R. Mons. Antonino Raspanti; Vincenzo Morgante; Prof.ssa Rosanna Virgili; S.E.R. Card. Enrico Feroci; Dott.ssa Flaminia Giovanelli; Prof. Avv. Luca Pedullà; Dr. Gregorio Squadrito; Dr. Alessandro Palermo; Fernando Redondo Benito; Dott.ssa Flaminia Giovanelli; Dott. Maurizio Nicolosi; Docenti Università Kore Enna; Don Sebastiano Rossignolo; Marcella Reni; S.E.R. Card. Angelo Bagnasco; Claudia Koll; Dott.ssa Laura Frattari; Beatrice Fazi; S.E.R. Card. Angelo De Donatis; Mario Incudine.


     

    Genuflessi, ma non come quando esprimi rispetto, in questo caso è una genuflessione indegna e volgare, quella che le Istituzioni ennesi, senza rispetto per il loro ruolo istituzionale e per la Chiesa stessa, hanno acconsentito in nome della popolazione, a chi di fatto, in qualunque società civile che si rispetti, verrebbe messo da parte come “pessimo elemento”.

    Qui invece tra tradizione e fede ci si compiace invece, del titolo di “Capitale europea delle confraternite”.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, che in Italia è l’unica rappresentante delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali di quel clero che solo nel nostro paese è ancora oggi il terzo mondo d’Europa, perché incapace di rendere almeno un risarcimento umano alle proprie vittime, si stringe intorno ad Antonio Messina, vittima accertata di don Giuseppe Rugolo, che in modo inaccettabile, oggi è nuovamente vittima di quella società di dubbia moralità e civiltà, che ha permesso in modo tanto barbaro che Antonio Messina, e tutti noi vittime italiane, subissimo proprio dalla città di Enna e dalle Istituzioni della stessa, tanta umiliazione “istituzionale”.

    In mancanza di una sentenza del tribunale canonico “in nome del popolo di Dio”, che la chiesa vanta puntualmente come rassicurazione verso i fedeli, ma che non emette come in questo caso mai, riportiamo di seguito quella del tribunale civile di Enna, “in nome del popolo italiano” su don Rugolo, in particolare i passaggi che coinvolgono S.E.R. mons. Rosario Gisana, il padrino del VII Forum paneuropeo delle confraternite, alle quali l’Associazione Rete L’ABUSO recapita la presente lettera aperta affinchè possano rendersi conto di essersi rese chiaramente complici, consapevoli o meno, di questo incivile e disumano affronto a tutte le vittime italiane sopravvissute alle violenze sessuali del clero cattolico, e aggiungerei delle stesse confraternite aderenti al VII Forum paneuropeo.

    Francesco Zanardi, Portavoce Rete l’ABUSO


    Sent. nl 91 /2024 N. 3481/2021 R.G.N.R. N. 665/21 R.G.Trib

     

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    “Ebbene, anche alla luce di queste conversazioni, emerge chiaramente che il Vescovo di Piazza Armerina, ben consapevole da molti anni delle segnalazioni effettuate inerenti agli abusi patiti da un ragazzo ancora minorenne ad opera del Rugolo, abbia totalmente ignorato questi campanelli di allarme, non solo ritardando volutamente l’incontro con Messina e i suoi familiari, ma evitando di attuare qualunque forma di controllo o di provvedimento a tutela dei fedeli, soprattutto adolescenti, facenti parte della comunità religiosa da lui guidata che pure il suo ruolo, sulla base della normativa di diritto canonico precedentemente richiamata, sicuramente gli imponeva.”

    “D’altra parte dalle conversazioni sopra riportate emerge chiaramente che monsignor Gisana non aveva dato credito alle denunce sugli abusi segnalati dal giovane Antonio Messina, nonostante egli fosse consapevole che si trattasse di un ragazzo minore di diciotto anni, etichettandole come questioni tra omosessuali e, cosa ancor più grave, . giustificando padre Rugolo per la sua condotta con un momento di debolezza da lui vissuto all’epoca in cui si erano verificati i fatti, tanto che, anche nella conversazione telefonica, monsignor Gisana ricordava di aver prestato all’imputato una somma di denaro (che, in sede di esame, preciserà poi ammontare a diverse decine di migliaia di euro).”

    “Questo comportamento di omessa vigilanza integra pienamente il presupposto fondante la responsabilità ex art. 2049 c.p., anche perché appare connotato da una piena consapevolezza se solo si considera che come peraltro confermato dallo stesso monsignor Gisana – anche un altro giovane, OMISSIS, sempre nel 2016, aveva confidato, seppur nel corso di una direzione spirituale, di aver subito approcci sessuale da padre Rugolo (cfr. deposizione OMISSIS e monsignor Gisana, udienza del 17.10.2022).”

    “213 La Curia, nella persona del Vescovo, ometteva, con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria. iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori, nonostante la titolarità di puntuali poteri\ doveri, conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione.”

    “Sarebbe stato, invero, doveroso da parte dell’autorità religiosa alla guida della Diocesi competente territorialmente sul Duomo di Enna, non solo segnalare alle autorità religiose queste denunce, secondo le procedure esistenti nel diritto canonico ma, ancor prima di ciò, precludere, anche in via cautelativa, a Giuseppe Rugolo di coordinare e gestire numerosi gruppi di giovani in attività ricreative a sfondo religioso.”

    “Alcun controllo veniva invece attivato, tanto che, addirittura, le riunioni dell’associazione 360, sovente si svolgevano dentro le mura del Duomo di Enna, dove, a far data dal 2015 e fino al 2019, l’imputato commetteva impunemente abusi sessuali ai danni di due giovani adolescenti OMISSIS e OMISSIS, consapevole di poter contare sull’appoggio dei vertici religiosi che, al contrario, contribuivano a rafforzare all’esterno l’immagine di padre Rugolo quale esponente di spicco del clero locale.”


     

    La presente è stata recapitata a;

    • Sua Santità Papa Leone XIV
    • Matteo Maria Zuppi – Presidente della Conferenza Episcopale italiana
    • Comune di Enna
    • Diocesi di Piazza Armerina
    • Ufficio stampa – VII Forum paneuropeo delle confraternite

    E p.c.

    • Alla stampa e agli organi di informazione locali
    • Agli organi di informazione nazionali di stampa e televisivi
    • Associazione della Stampa Estera in Italia

    Lettera aperta sopravvissuti – ENNA

  • Il VII Forum paneuropeo delle confraternite di Enna si trasforma nel “The Rocky Horror Picture Show”

    Il VII Forum paneuropeo delle confraternite di Enna si trasforma nel “The Rocky Horror Picture Show”

    In questi giorni Enna ospita in occasione, del VII Forum paneuropeo delle confraternite, dal cardinale Angelo Bagnasco, dal cui appello all’Europa nel 2019 è nato il Forum, al cardinale Enrico Feroci, il cardinale Angelo De Donatis, penitenziere maggiore della Santa Sede, Michele Pennisi, arcivescovo emerito della diocesi di Monreale, Antonino Raspanti presidente Cesi e vescovo della diocesi di Acireale, ed ancora il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Kevin J. Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, l’arcivescovo Rino Fisichella.

    Tra i volti laici più noti l’attrice Claudia Koll e Antonio Banderas, confratello della Lágrimas y Favores di Malaga (quest’ultimo si collegherà in videoconferenza) che accompagnano i massimi vertici della chiesa italiana, ospiti di un evento internazionale che però lascia perplessi per una anomalia che fa riflettere, la presenza di monsignor Rosario Gisana, che spicca particolarmente in quanto, come padrone di casa, ha aperto ieri le giornate del VII Forum che durerà fino al 7 ottobre.

    Una presenza massiccia di rappresentanti del Vaticano alle porte del processo in cui il vescovo Gisana ed il suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa Madre, in cui sono imputati e saranno giudicati con rito abbreviato, proprio all’indomani della fine dell’evento, l’8 di ottobre, dal tribunale di Enna, la citta che sta accogliendo quella che definirei la rivisitazione del moderno “Rocky Horror Picture Show”.

    Una cosa che stride non poco con i proclami della chiesa e che è difficile da accostare agli autorevoli ministri di culto che la città di Enna ospita.

    Per non parlare dell’attuale Pontefice, ovvero colui che prima dell’elezione era a capo del Dicastero dei vescovi e che dal 2022 ha sulla sua scrivania la denuncia della vittima di quel prete, Guseppe Rugolo, condannato in via definitiva a 3 anni per violenza sessuale su minori, per cui Gisana e Murgano sono rinviati a giudizio il prossimo 8 ottobre.

    Lettera alla quale l’ex cardinale Prevost che oggi è diventato il Papa, in barba al motu proprio e qualunque altra propaganda vaticana, tutt’ora si rifiuta di rispondere.

    E sono proprio le parole dei Pontefici “inorriditi di fronte al crimine della pedofilia, soprattutto quando commessa da membri del clero”, a trasformare l’evento ennese in un moderno “The Rocky Horror Picture Show” questa volta “fatto in chiesa”.

    Uno scredito che pesa come un macinio non solo sulle Eminenze e le Eccellenze ospiti dell’evento, ma persino su Claudia Koll e Antonio Banderas, che chissà se sanno di essere stati coinvolti in questa macabra passerella che di certo lascerà un segno poco edificante anche sul loro curriculum.

  • ENNA in festa! – A processo l’8 prossimo il Vescovo Gisana che apre oggi il VII Forum paneuropeo delle confraternite

    ENNA in festa! – A processo l’8 prossimo il Vescovo Gisana che apre oggi il VII Forum paneuropeo delle confraternite

    Il prossimo giovedì 8 ottobre, al tribunale di Enna, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana insieme al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, parroco della chiesa madre di Enna, verranno processati, rito abbreviato, con l’accusa di falsa testimonianza.

    Il reato si sarebbe consumato nel corso del processo al sacerdote ennese Giuseppe Rugolo condannato in via definitiva per violenza sessuale su minori. Gisana e Murgano, infatti, secondo l’accusa avanzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna avrebbero mentito in aula su tutta una serie di fatti di cui erano a conoscenza.

    Eppure oggi sarà proprio il vescovo Rosario Gisana ad aprire il VII Forum paneuropeo delle confraternite trasformando per 5 giorni, da oggi fino al 7 ottobre  e proprio alla vigilia del processo, Enna in capitale europea delle confraternite.

    Previsto l’arrivo in città di oltre 2000 confrati provenienti da almeno 7 paesi europei. Un chiaro messaggio al tribunale e un dejà vu. Alla vigilia della requisitoria del pm nel processo Rugolo ad intervenire fu, addirittura Papa Francesco che il 6 novembre 2023, elogiò pubblicamente il vescovo di Piazza Armerina, Le parole esatte : «Bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto», ricordando anche di aver fatto una sosta a Piazza Armerina in passato proprio per manifestargli vicinanza.  Oggi in soccorso di Gisana & company arriva il gota del Vaticano.

    Dal cardinale Angelo Bagnasco, dal cui appello all’Europa nel 2019 è nato il Forum, il cardinale Enrico Feroci e il cardinale Angelo De Donatis, penitenziere maggiore della Santa Sede, Michele Pennisi, arcivescovo emerito diocesi di Monreale,  Antonino Raspanti presidente Cesi e vescovo della diocesi di Acireale. Attesi i videomessaggi del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, del cardinale Kevin J. Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, e dell’arcivescovo Rino Fisichella. Tra i volti noti l’attrice Claudia Koll, presente a Enna, e Antonio Banderas, confratello della confraternita Lágrimas y Favores di Malaga, in videocollegamento.

    E mentre ci si prepara ad affrontare il processo che ha messo in ginocchio una intera diocesi, per lo meno dal punto di vista etico e morale, al quale è stato ammesso una sola parte civile, quella di Antonio Messina, l’archeologo dalla cui denuncia è scaturito il processo al sacerdote Rugolo, il clero ennese e la città sembrano ignorare le pesanti accuse nei confronti di Gisana e Murgano mosse dalla procura di Enna.

    Malgrado il processo in corso Gisana continua a presiedere eventi e manifestazioni ufficiali anche a fianco di istituzioni,  indisturbato e una certa stampa ha fatto filtrare una notizia , per altro vecchia di mesi, secondo la quale il vescovo Gisana, al termine dei lavori del consiglio permanente svoltosi a Roma sotto la guida di Matteo Zuppi, sarebbe stato nominato quale componente della Commissione episcopale per la Dottrina della Fede, l’annuncio e la catechesi.

    In barba alla giustizia chiesta dalle vittime di abusi

  • Per la chiesa masturbare un ragazzino è un atto ‘sotto la soglia della punibilità’

    Per la chiesa masturbare un ragazzino è un atto ‘sotto la soglia della punibilità’

    Tra le tante cose che la chiesa non dice sui processi canonici c’è anche questa, che emerge puntualmente nelle rare occasioni in cui il Dicastero per la dottrina della fede risponde alle vittime.

    Nello specifico caso si tratta di un ragazzo infraquattordicenne che fu abusato per anni dal suo parroco, al quale il Dicastero risponde che non procederà nei confronti del prete in quanto «I fatti contestati rimangono al di sotto della soglia di punibilità».

    Un concetto quanto meno curioso che sta emergendo in diversi documenti di archiviazione di casi denunciati dalle vittime agli sportelli diocesani italiani.

    Una giustizia, quella canonica, che diverge non poco dal senso di giustizia comune e da quello di un tribunale civile italiano, dove palpeggiare sulle parti intime, anche solo attraverso gli abiti, un minore ma non solo, è violenza sessuale.

    Concetto che diverge persino dal Vangelo che recita “chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”.

    Concetti a parte, se pensiamo al violentissimo trauma e alle conseguenze psicologiche e cliniche che subisce chi è vittima di abusi o violenze sessuali, rende difficile poter sostenere che i tribunali canonici restituiscano qualcosa che abbia almeno la parvenza di una qualsiasi forma di giustizia.

    Per chi vittima la cosa è scioccante, se poi aggiungiamo l’aggravante dell’abuso di potere e/o autorità che puntualmente emerge in un contesto di fede, forse si comprende meglio il perché secondo i sopravvissuti la chiesa non sia in grado e non debba gestire la giustizia di questi casi.

    Senza contare poi che chi indaga, ovvero il vescovo, è spesso la stessa persona che prima della denuncia ha coperto l’accusato. Si aggiunge al tutto un inquinamento dell’indagine che spesso produce nella valutazione che gli abusi «non possono essere provati con il necessario grado di certezza».

    Sul lato di chi stupra invece, il concetto stesso rafforza e legittima, di certo non viene e non può essere recepito come un deterrente.

    Se poi è lo stesso Papa a chiede misericordia per chi stupra, il tutto potrebbe passare persino per un “diritto” dell’abusatore.


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  • VITTIMA DI PEDOFILIA, CONDANNATO PRETE CHE NE ABUSÒ E MIM: «GIUSTIZIA È FATTA»

    VITTIMA DI PEDOFILIA, CONDANNATO PRETE CHE NE ABUSÒ E MIM: «GIUSTIZIA È FATTA»

    «Oggi è una giornata memorabile. Finalmente una vittima di pedofilia ha ottenuto giustizia». Carlo Grezio, legale di Arturo Borrelli, vittima di abusi sessuali da parte del suo insegnante di religione all’istituto Bordiga di Ponticelli a Napoli, quando era solo un ragazzino, commenta con queste parole la sentenza di primo grado confermata dalla Corte di Appello di Napoli. «Questa è la vittoria di Arturo – dice il suo avvocato – difatti oggi comunico con immensa soddisfazione che il mio assistito ha vinto anche in Appello.

    Il sacerdote Don Silverio Mura ed il MIUR, oggi MIM, sono stati condannati a risarcire Arturo per le violenze sessuali e i traumi subiti. Una sentenza importante per tutti i sopravvissuti, perché apre una nuova strada verso la giustizia e il ristoro dei danni». La vittima sarà risarcita in solido dal sacerdote e dal ministero con la somma di 324mila euro, «che serviranno ad Arturo come sostegno necessario per curarsi e per poter vivere senza essere di peso alla famiglia», sottolinea Grezio.

    A piangere lacrime di gioia è lo stesso Borrelli, che solo dopo tanti anni – da adulto – maturò la consapevolezza di essere stato abusato dal suo insegnante, che lo aveva tratto in inganno facendogli lezioni private in casa sua ogni pomeriggio a Ponticelli, dove abitava e dove avvenivano gli abusi: «Oggi non è solo il giorno di una vittoria in tribunale – dichiara – è il giorno in cui la verità ha trovato voce, dopo tanto dolore e silenzio.

    Ho combattuto contro qualcosa di ingiusto, di devastante – aggiunge – e finalmente giustizia è stata fatta». «Ma questa vittoria non è solo mia – ribadisce la vittima, rivolgendosi poi al figlio Luigi scomparso in un incidente d’auto pochi anni fa – È per te, figlio mio. Per il tuo sorriso, per la tua innocenza, per tutto ciò che ti è stato tolto. Sei diventato un angelo troppo presto, ma la tua forza mi ha guidato ogni giorno in questa battaglia. Questa vittoria porta il tuo nome. È un segno che la verità può emergere, che il coraggio può vincere e che nessuno deve più restare in silenzio. Continuerò a lottare anche per te. Sempre», ha concluso Borrelli.

  • ENNA; Dopo mons. Gisana anche mons. Murgano chiede il rito abbreviato nel processo per falsa testimonianza a loro carico

    ENNA; Dopo mons. Gisana anche mons. Murgano chiede il rito abbreviato nel processo per falsa testimonianza a loro carico

    Dopo il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana anche il vicario giudiziale e parroco della chiesa Madre , Vincenzo Murgano entrambi a processo per falsa testimonianza ha fatto richiesta, in sede pre dibattimentale, di essere processato con rito abbreviato.

    Il processo inizierà il prossimo 12 marzo. giudice del Tribunale di Enna Eugenia Maria Floresta, al termine dell’udienza predibattimentale che si è tenuta al tribunale di Enna, ha deciso di ammettere come parte civile solo Antonio Messina, il giovane archeologo che con la sua denuncia ha dato vita all’inchiesta che ha portato alla condanna per violenza sessuale su minori del sacerdote Giuseppe Rugolo.

    Escluse le richieste di costituzione presentate dai genitori di Messina e dalle associazioni Cotulevi e Rete l’Abuso, mentre l’avvocatura dello Stato non si è costituita parte civile. Ammessa invece la produzione documentale presentata dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica , che rappresenta Messina, che comprende la sentenza di appello, con la condanna di Giuseppe Rugolo a 3 anni di reclusione ed il ricorso per Cassazione presentato dalla procura generale di Caltanissetta che chiede di fatto di rivedere la pena ritenuta esigua.

    Il processo, su richiesta della difesa degli imputati – gli avvocati avvocati Gabriele Cantaro e Pierfrancesco Bruno per il vescovo e gli avvocati Paolo Di Natale e Francesco Petralia per monsignor Murgano – si celebrerà dunque con il rito abbreviato

  • Morto S.E. Giulio Sanguineti, vescovo di Savona che coprì per primo il pedofilo don Giraudo

    Morto S.E. Giulio Sanguineti, vescovo di Savona che coprì per primo il pedofilo don Giraudo

    Nato a Santa Giulia di Centaura, nel comune di Lavagna il 20 febbraio 1932, era stato ordinato presbitero il 29 maggio 1955 da mons. Francesco Marchesani.

    Laureato in Diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, aveva prestato servizio come Presidente del Tribunale ecclesiastico diocesano. Tra gli altri incarichi quello di Cancelliere e di Canonico della Cattedrale.

    Eletto Vescovo di Savona-Noli il 5 dicembre 1980, era stato consacrato il 6 gennaio 1981 in San Pietro da Giovanni Paolo II.

    Fu il primo di quattro vescovi a gestire nella diocesi di Savona – Noli, il caso di don Nello Giraudo, ordinato proprio in concomitanza con la sua nomina a vescovo.

    Proprio quell’anno, il sacerdote che aveva appena preso i voti esternò le sue tendenze pedofile ai danni di un ragazzino, Massimiliano.

    Sanguineti, raggiunto dai genitori del ragazzo che minacciavano querela alla polizia, si limitò a spostarlo quindici chilometri più in la, a Spotorno dove oggi documentiamo decine di vittime.

    Ripreso da “LE IENE” proprio sul caso savonese che coprì per primo, non si risparmiò di attaccare le stesse vittime sopravvissute.

    QUI I DUE SERVIZI de LE IENE

  • ENNA -. Al via il processo al vescovo Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale

    ENNA -. Al via il processo al vescovo Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale

    In un tribunale blindato da polizia e carabinieri si è aperto stamani il processo contro il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano accusati di falsa testimonianza nel processo al sacerdote, ora ridotto allo stato laicale, Giuseppe Rugolo condannato per violenza sessuale a danno di minori a 4 anni e mezzo in I grado e 3 in appello.

    Il nuovo legale di Gisana, Pierfrancesco Bruno del foro di Roma, ha presentato istanza per il rito abbreviato mentre i legali di Murgano hanno preannunciato che depositeranno la richiesta alla prossima udienza.

    In aula sempre gli avvocati degli imputati che però erano assenti, hanno chiesto di inserire tra le parti offese il ministero della Giustizia mentre sono state presentate le richieste di costituzione delle parti civili sulle quali il giudice Marco Strano si è riservato. “

    Per noi l’unica persona offesa in questo caso è solo lo Stato – dice l’avvocato Bruno – Antonio Messina ( l’archeologo che ha denunciato il vescovo e Murgano) non è persona offesa” . La prossima udienza è
    Stata fissata per il prossimo 19 novembre.

  • SAVONA – Don Andrea Melis condannato a 10 anni di reclusione

    SAVONA – Don Andrea Melis condannato a 10 anni di reclusione

    10 anni di reclusione, questa la sentenza emessa oggi dal Giudice Laura De Dominicis del Tribunale di Savona nei confronti di don Andrea Melis, ex parroco di Finale Ligure ed ex preside della scuola elementare Assarotti di Genova.

    Applica le pene accessorie di cui all’articolo 609 nonies, comma 1), numero 2 e 3, codice penale, nonché l’interdizione perpetua dei pubblici uffici nonché da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio, servizio, in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

    Applica la misura di sicurezza, dopo l’esecuzione della pena , di cui all’articolo 609, nonies numero tre per la durata di cinque anni.

    Condanna l’imputato al risarcimento danni che liquida in via previsionale nella misura di 50.000 € a beneficio della persona offesa oltre alle spese legali e di perizia, nonché alla rifusione dei compensi per la consulenza tecnica di parte; liquida, la rifusione dei compensi alla associazioni costituite, No Child Abuse e Rete l’Abuso, riservando a separato giudizio la determinazione definitiva del risarcimento del danno.