Tag: Ventimiglia

  • Sanremo – Violentato in seminario viene espulso mentre l’abusatore diventa prete

    Sanremo – Violentato in seminario viene espulso mentre l’abusatore diventa prete

    La storia di Paolo (nome di fantasia) un ragazzo francese entrato in seminario a Sanremo che una sera dell’ottobre del 2023, ammalato e mentre gli altri seminaristi erano alla serata film, un suo compagno di seminario che pochi giorni prima era stato ordinato diacono transeunte, entra nella sua stanza e gli infligge violenza sessuale.

    Nei giorni successivi il fatto viene subito denunciato al rettore del seminario e la diocesi di Ventimiglia-Sanremo avvia una procedura interna dove però, anzi che fare giustizia, mette tutto a tacere.

    Pochi giorni dopo aver ricevuto la convocazione all’udienza del tribunale canonico interno alla curia di Sanremo, da un giorno all’altro e dopo tre anni trascorsi in seminario, Paolo viene espulso con la scusa di non essere idoneo al sacerdozio.

    Circa due settimane dopo essere stato dimesso si presenta comunque in curia per testimoniare all’udienza, dopo di che non sentirà più parlare del processo canonico.

    La diocesi di Ventimiglia-Sanremo lascia svanire la procedura canonica nonostante le diverse testimonianze corroboranti e una prova materiale ordinando sacerdote il suo aggressore.

    Recentemente Paolo scopre che potrebbe non essere stato il primo, chi lo ha abusato circa dieci anni prima era già stato espulso da un altro seminario.

  • SCENA MUTA CEI – Suetta invoca la censura alla stampa locale, subito in “camera caritatis”…

    SCENA MUTA CEI – Suetta invoca la censura alla stampa locale, subito in “camera caritatis”…

    Ed è la linea opposta alla trasparenza che chiede Motu proprio di Papa Francesco, quella scelta dal vescovo Antonio Suetta e dalla Cei di Matteo Zuppi.

    Almeno, al momento…

    Già nella prima risposta di Suetta è lui stesso ad ammettere problemi noti, se pur minimizzi.

    Quei problemi che hanno portato successivamente chi inascoltato dalla chiesa, a rivolgersi all’associazione.

    la Diocesi di Ventimiglia-San Remo, presa visione della Vostra missiva “Lettera aperta”, inoltrata al Vescovo della scrivente Diocesi, Mons. Antonio Suetta, e a Sua Eminenza, Card. Matteo Zuppi, contesta integralmente quanto in essa contenuto e affermato precisando quanto segue.

    Nella Diocesi di Ventimiglia – San Remo, i pochissimi casi segnalati (siamo a livello di esigue unità) o mediante il Servizio Tutela Minori Diocesano, o direttamente al Vescovo, o attraverso comunicazioni scritte o altre forme di denuncia-segnalazione, previste dalla legge, sono stati sempre trattati con la massima attenzione, a tutela di tutte le persone coinvolte e nel pieno rispetto delle disposizioni e delle procedure previste dal diritto canonico e dall’ordinamento giuridico italiano.

    Ma il problema non è la diocesi di S. Remo – Ventimiglia e neppure il vescovo, ma la linea omertosa che nel suo ipocrita garantismo, il presidente della CEI Zuppi aveva già chiaramente espresso la scorsa estate, nei due incontri con le vittime, dove di certo espresse garantismo per la chiesa e i suoi pedofili, ma quando gli si chiese degli indennizzi alle vittime, anche lì fu garante, ma dell’impunità e rispose no! altrimenti poi le vittime denunciano per i soldi.

    Anche in quel caso Zuppi, malgrado l’idea di un presunto incontro tra le vittime e mons. Lorenzo Ghizzoni – mai avvenuto – nei fatti non acquisì alcuna segalazione; piu di 400 casi.

    Per questo il caso sanremese diventa davvero emblematico di una serie, in quanto documenta con rapporti epistolari con la CEI quella che tutte le vittime rivolte agli sportelli definiscono “una truffa”.

    E la è a tutti gli effetti!

    L’inquietante silenzio la dice molto lunga su come nei fatti le diocesi non rispettino affatto il motu proprio; sul fatto che non esista neppure il più remoto dialogo con le vittime, anzi, queste spesso vengano intimidite; sul fatto che la chiesa, malgrado le segnalazioni non attua nessun intervento pratico.

    Spesso tutto grazie alla complicità dei media, che puntualmente tacciono sugli scandali, per elevare i proclami a vuoto, di cui poi ne omettono persino la critica e il contraddittorio.

    Neppure la querela minacciata da Suetta; che in effetti avrebbe solo portato le prove in procura. Quelle che nell’eventualità avremmo utilizzato per difenderci. Qui si che sarebbe stato un bel problema, peraltro agli atti della giustizia italiana.

    …Meglio evitare, deve esser stato il pensiero di chi la sa lunga.

    Una vicenda come abbiamo detto emblematica in quanto coinvolge nell’affidabilità di questo sistema il massimo vertice della CEI, Matteo Zuppi; colui che dovrebbe guidare i vescovi italiani verso le regole imposte dal Motu proprio, verso la trasparenza, imbrattato nella marmellata più dei vescovi su cui avrebbe dovuto vigilare.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/07/06/abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili-segnalazione-al-vescovo-di-s-remo-che-minaccia-querela-mentre-zuppi-cade-in-picchiata/

  • Parole, opere e omissioni. Docu film Rete L’ABUSO

    Parole, opere e omissioni. Docu film Rete L’ABUSO

    Il docufilm realizzato dalla Rete L’ABUSO che racconta il dramma e i retroscena degli abusati savonesi.
    Parole mai dette. Opere di intimidazione. Omissioni di denuncia.

    Le violenze che hanno scosso un’intera provincia distruggendo la vita di decine di bambini e delle loro famiglie. Una giustizia che non arriverà mai e che ha lasciato impuniti coloro che sapevano “e nulla hanno fatto per evitare che ciò accadesse”.

    Una vicenda che non ha coinvolto solo la chiesa savonese, ma anche i servizi sociali di molti paesi della provincia… e non solo…

    Dai documenti e dagli audio, una ricostruzione dello scandalo pedofilia che ha coinvolto mezza Liguria, da Genova a Ventimiglia, ma soprattutto Savona.

    Un orrore che non ha coinvolto solo il sacerdote Nello Giraudo ma anche altri, sacerdoti e non.
    Un docu-film di denuncia di chi ha nascosto per anni gli abusi, permettendo che si riperpetuassero.
    Per dare giustizia ai bambini di ieri e tutelare i bambini di oggi.

    Per non dimenticare.

    Perchè tutto ciò non accada mai più.
    Lo scandalo sui preti pedofili che ha travolto più volte la Diocesi di Savona ha fatto emergere anni di coperture sistematiche, non solo savonesi, ma attuate in tutto il mondo. Il perché lo ritroviamo in un documento del Vaticano del 1962 mandato ai vescovi di tutto il mondo. In questo documento, noto come “Crimen sollicitationis” vi sono le istruzioni di come gestire i casi di pedofilia: più di 20 allegati spiegano come gestire sacerdoti, vittime e testimoni al fine di scongiurare lo scandalo. Nel 2001 il Cardinale Ratzinger e il Cardinale Bertone, alla vigilia dello scandalo che esploderà anzitutto negli Stati Uniti, decidono di inviare un’altra lettera ai vescovi di tutto il mondo, nella quale si diceva che la circolare del 1962 era tuttora in vigore. E’ così che solo nel 2001 si viene a conoscenza di questo documento “segreto”. L’intestazione recita “Questo è un documento segreto che va diligentemente nascosto in Curia, non va arricchito con commenti. Deve essere soltanto applicato”.

    Indubbiamente imperdonabile quello che è accaduto per mano del clero, ma il clero è l’unico responsabile? O forse ci sono responsabilità anche nella società?
    Temiamo di si.

    Secondo Zanardi “Nel savonese esistono infatti casi di madri che durante i campeggi organizzavano i turni per impedire che un presunto pedofilo entrasse nelle tende dei figli; mai nessuno denunciò. O casi in cui addirittura i servizi sociali del Comune si rifiutavano ormai di affidare minori a una comunità per minori della Diocesi gestita da preti pedofili, tanto era noto ciò che accadeva all’interno di quelle mura. Nemmeno in questo caso ci furono denunce alle autorità civili”.

    Non si può negare che le responsabilità non siano solo della Diocesi di Savona, ma onestamente vanno attribuite anche al nostro senso di responsabilità, venuto certamente meno.
    Oggi, alla luce di tutto ciò esiste un modo per parlarne alla luce del sole, e soprattutto per prevenire nuovi casi salvaguardando l’incolumità fisica e psicologica dei nostri figli ?