Categoria: Storie – Lettere di vittime e lettori

  • Lettera aperta di Giada Vitale, sopravvissuta agli abusi di don Marino Genova

    Lettera aperta di Giada Vitale, sopravvissuta agli abusi di don Marino Genova

    Egregi Direttori,

    mi chiamo Giada Vitale ed in questi giorni purtroppo il mio nome è nuovamente salito alle cronache per la terribile vicenda che mi ha visto vittima di Don Marino Genova, la cui morte avete annunciato tramite le Vostre testate nella giornata del 6.02.2025.

    Ancora una volta, però, ho riscontato alcune imprecisioni nella narrazione che in un modo o nell’altro finiscono per sminuire o attenuare le responsabilità di Don Marino Genova.

    E’ per questo che mi sono decisa a scrivere questa mia, chiedendoVi di pubblicarla ad integrazione/rettifica degli articoli da Voi pubblicati.

    Ciò che voglio chiarire una volta per tutte è che Don Marino Genova non è stato soltanto “accusato”, ma è stato ritenuto colpevole con sentenza definitiva (Cassazione) del reato di atti sessuali con minore di anni quattordici, e per questo è stato condannato alla pena detentiva di quattro anni e dieci mesi, integralmente scontati.

    E’ importante che questa informazione sia resa nota in modo chiaro, perché ancora ci sono persone che sostengono che i fatti non siano avvenuti, mentre invece risulta ormai accertato che il reato è stato commesso.

    Inoltre ci terrei che fosse ben evidenziato che dopo la condanna penale è stato avviato anche il giudizio civile (per ottenere il risarcimento dei danni) che sarebbe dovuto andare in decisione il prossimo marzo.

    E’ vero che a causa del decesso di Don Marino Genova il processo subirà un rallentamento, ma potrà comunque essere riassunto e giungere ad una conclusione.

    Nell’ottica di una informazione completa e veritiera, Vi chiedo di pubblicare questa mia lettera ad integrazione e rettifica di quanto da Voi pubblicato nei giorni scorsi. I miei migliori saluti

    Giada Vitale

  • Giuseppe Miccoli; autore di “Sopravvissuto”, racconta l’ispirazione del suo brano

    Giuseppe Miccoli; autore di “Sopravvissuto”, racconta l’ispirazione del suo brano

    Un brano forte in cui difficilmente un “sopravvissuto” non si riconosce.

    Giuseppe Miccoli un cantautore pugliese, classe 1980 ha scritto qusto brano che ha regalato alla Rete, ai sopravvissuti italiani.

    Un punto di vista importante, in quanto Miccoli non è un sopravvissuto, tuttavia ha fotografato con il suo brano un punto di vista reale, spesso ignorato da molti.

    Oggi pubblica il suo primo pezzo dal titolo “Sopravvissuto” in collaborazione con la Rete l’Abuso.

    Il pezzo musicale è stato prodotto e arrangiato da Guido Guglielminetti.

    Registrato e mixato con l’etichetta PSR factory di Peveragno (CN), masterizzato da Fabrizio De Carolis dl Reverence Mastering studio di Roma

  • ACQUI; Don Carlo Bottero ammette gli abusi sulla presunta vittima.

    ACQUI; Don Carlo Bottero ammette gli abusi sulla presunta vittima.

    Denunciato già nel 2010, l’allora vescovo Piergiorgio Micchiardi non diede seguito alla denuncia delle presunte vittime lasciandolo alla direzione di istituti per minori.

    Una seconda denuncia del 2022 fatta questa volta la vescovo Luigi Testore, dopo l’indagine previa ha raccolto l’ammissione dello stesso don Carlo Bottero, oggi reo confesso di abuso sessuale ai danni di chi lo querela.

    Ora l’ultima parola resta alla Congregazione per la Dottrina della Fede, alla quale la Diocesi ha inviato l’esito dell’indagine previa ed il fascicolo.

    Di seguito il racconto della presunta vittima e della vicenda in oggetto.

    Siamo nell‘ estate seguente il 3 anno scolastico 1983/84 del triennio svolto all’ ITIS A. Volta di Alessandria ,sono stato rimandato a settembre di 3 materie: Inglese letteratura e storia.

    I miei genitori decidono ,per quanto riguarda Letteratura e Storia, di rivolgersi al nostro ex parroco don Carlo Bottero rettore del seminario diocesano e segretario vescovile.

    Don Carlo è una persona di fiducia che 2 anni prima nel 1982 mi aveva amministrato la Cresima ed è stato circa 7 anni il Parroco del mio paese. Si è dedicato molto ai giovani ha costituito una sorta di oratorio nella sua canonica tutti noi lo chiamavamo il salone parrocchiale dove ci riunivamo per stare in compagnia e giocare.

    E’ stato infine il mio insegnante di religione nel biennio 81/82 82/83 all ITIS. A. Volta di Acqui T.

    Mi ricordo che mia madre concordo’ una frequenza settimanale di lezioni.

    Viaggiavo in treno.

    Quando entrai attraverso il portone del Seminario che rimane di fronte alla casa vescovile questo si richiudeva dietro di me ed io non ricordo se vi era un custode forse si.

    Poi arrivava don Carlo il quale mi accompagnava su da una scala e un corridoio fino ad arrivare in una stanza.

    Li incominciai le mie lezioni di letteratura e storia:

    Mi ricordo il libro aperto di letteratura e lui don Carlo che mi faceva leggere per poi spiegarmi. E li incominciò ad allungare la mano sinistra .. si perché io sedevo alla sua sinistra, prima quindi con la sua mano tento di invadere la mia intimità ed io cercai di sfuggire serrando le gambe e richiudendole il più possibile sul ventre le braccia invece paradossalmente rimanevano ferme inchiodate sul banco come per far finta di niente non so come per negare la cosa e per paura forse di una reazione violenta.

    Io mi bloccai rimasi quasi senza fiato e dentro di me sperai che finisse presto.

    Ma invece No. Continuavano le sue mani ogni volta con sempre più impeto e con sempre meno interesse a quel che mi insegnava. Lui voleva invadere il mio intimo e ci riuscì perché più usava costrizione e più io tentavo di resistere e più lui insisteva fino a che io non potei più resistergli e mi sentii vinto da quell’ uomo che non so chi fosse non sembrava lui aveva un ghigno sinistro di soddisfazione.

    Successivamente lui riuscì anche a prendermi e condurmi su di un divano dove mi fece sedere sulle sue gambe e mi spoglio si mise lì a toccarmi le mie intimità e a guardare soddisfatto di quel che faceva. Un giorno entro un altro prete .. don Carlo era lì che armeggiava con il mio corpo, e con naturalezza parlo con il prete senza neppure tentare di nascondere quel che stava facendo . Cercava a tutti i costi di masturbarmi e ottenere la mia eccitazione . Io .. il mio corpo cedette una volta .. glie la diede vinta.

    Quella fu la volta che mi feri più in profondità. Il sesso l eccitazione legata alla violenza e il soppruso di una persona totalmente in preda alla sua smania pulsionale di violenza su chi non si può difendere su chi non ha la capacità psico fisica di difendersi e soccombe come io ho fatto.

    Quando questo incubo finì.

    Io pensai a dimenticare tutto.

    Successivamente nascosi l accaduto a tutti compreso me stesso. Mi vergognai profondamente mi sentii in colpa di non essermi riuscito a difendere. Quindi nascosi il fatto nel più intimo di me stesso.per 20 anni.

    Ma era inconsciamente l inizio di un grande silenzio che con il passare del tempo mi portò ad avere sfiducia in me stesso ad avere paura e sfiducia delle persone soprattutto quelle più vicine.

    La realtà comincio ed essere sinistra.

    Con il termine  della scuola  vi fu  mancanza di entusiasmo nel cercare un lavoro.

    Nel 1987 vi fu il servizio militare che per la verità riuscii a svolgere appena bene forse perche mi portava in una realtà distante dall’ ambito famigliare.

    Incominciai a Lavorare nell’ 1988 purtroppo sotto lo stretto controllo dei miei genitori. I MIEI GENITORI!  loro mi hanno voluto bene come hanno saputo non vuol essere un giudizio il mio ma una descrizione psicologica fai da te diciamo:

    molto costrittivi iperprotettivi mio padre exalcolista un tipo piuttosto aggressivo e coercitivo, mia madre si potrebbe definire la possessivita impersonificata intrisa di gelosia nei confronti delle mie amicizie femminili..loro intento una maggior sicurezza e protezione per il proprio figlio ..ma a che prezzo!

    La LIBERTÀ!!! la mia poca libertà e  dipendenza psicologica verso di loro e la conseguente mancata crescita affettivo/cognitiva mancanza di sogni desideri, prospettive /aspettative /passioni personali.

    Nel 1993 nell’ estate cominciai a stare male clinicamente il mio sistema psicofisioemotivo  si compromise con crisi di ansia depressione paura immotivata o per lo meno amplificata dell’ Altro e dal Mondo .

    ,Pensieri catastrofici negativi rispetto alla mia persona e al mondo.

    Quando trovai per la prima volta il coraggio di parlarne, è importante sottolineare la negligenza ed inefficacia della figura del Vescovo in questo frangente!

    Nel mio caso andai a denunciare il fatto prima a Monsignor Micchiardi, ne parlai con i miei genitori mia madre non mi credette mio padre voleva agire andarlo a prendere x il collo, ma è stato fermato da sua moglie!

    Ci sono 4 aspetti importanti e conseguenti l’ esperienza drammatica dell ‘abuso e in precedenza la relazione possessiva dei miei genitori:

    1) L’ Affettività

    A partire dal adolescenza mi sono bloccato nella mia sfera strettamente sessuale e anche affettiva in quanto l eccitazione di fronte ad una ragazza mi risvegliava la violenza subita e il giudizio di gelosia di mia madre.

    Quindi vi fu una mancata esperienza di relazione amorosa la dove mi innamoravo e poi mi bloccavo per paura di un seguito naturale .

    E questo ancora oggi con mia moglie in 13 anni di matrimonio le volte che abbiamo fatto l’amore si possono contare tranquillamente con le dita.

    Quando impari che il rapporto è l eccitazione sessuale è sinonimo di soppruso ne hai paura e impari a disprezzarlo, quindi disprezzi una parte non marginale ma fondante della tua persona!

    2) la formazione culturale.

    Vi fu una svalutazione delle mie capacità intellettiva e un discredito di me stesso ,non mi sentii all’ altezza di saper fare e sapere esserci nel mondo!! Fino al punto di non capire  ciò che tentavo di apprendere. Beh questo mi fece perdere ancora di più interesse per la cultura. Che in futuro tentai di recuperare e che ancora adesso faccio .. ma non è la stessa cosa , assolutamente no ! Si recupera si se si è fortunati . Il tempo dell’ educazione scolastica è fondamentale per una persona.

    3) ll Lavoro

    Direi che è la conseguenza di una mancata capacità di formazione scolastica. E una mancata  fiducia nelle proprie possibilità psicofisiche.

    E non da ultimo in termini di importanza :

    4) LA MALATTIA

    Anche solo di recente … Ho perso 2 anni di lavoro a causa dei disturbi psico/fisici : ansia / depressione / deliri persecutori  si è venuto a creare negli anni un quadro di personalità disturbata sempre più invalidante per cui nei primi anni post trauma Il mio

    Organismi reagiva con contromisure di sopportazione e evitamento vi fu dal 1993 l inizio di una terapia psichiatrica e farmacologica e poi quando riuscii un po’ ad aprirmi incominciai psicoterapia….(seguirà prossimamente)

    G. M.

     

  • Mariangela Farè è stata rilasciata il 4 settembre 2021 – Lettera aperta dei genitori di Eva Sacconago

    Mariangela Farè è stata rilasciata il 4 settembre 2021 – Lettera aperta dei genitori di Eva Sacconago

    Questo è quello che ci sentiamo di dire, è proprio vero che Eva stata così tanto speciale che ancora se ne parla, purtroppo per cose che noi genitori non ci aspettavamo proprio di vivere in questi giorni.

    E’ successo tutto il 1 febbraio quando appena arrivati nella nostra casetta in montagna il nostro rifugio dell’anima compreso quello  della nostra piccola, ci è arrivata una notizia da parte dell’avvocata dell’associazione Rete L’ABUSO dove ci viene detto; abbiamo una brutta notizia per voi, la ex suora Mariangela Farè è stata rilasciata il 4 settembre 2021. Proprio nel giorno del compleanno della nostra piccola che coincidenza.

    Colpo o dispiacere del nostro cuore perché non ci si aspetta questa notizia prima dei tre anni e sei mesi dal 24 dicembre 2019, pena confermata in cassazione oltre alle pene accessorie di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, alla frequentazione in vicinanza di minori oltre a un risarcimento nostro per il danno causato alla nostra piccola di 50.000 € che stiamo ancora aspettando, che non arriveranno mai  con le scuse personali che il danno ci ha procurato e specialmente alla nostra piccola che aveva solo 14 anni

    Tuttora sappiamo che è libera ma dove e cosa possa fare ancora non c’è dato di saperlo siamo preoccupati per quello e per quanto possa fare ancora ad altre persone piccole come Eva.

    mamma Giò e papà Roby

  • Biografia di Francesco Zanardi – La recensione di Michele Del Gaudio

    Biografia di Francesco Zanardi – La recensione di Michele Del Gaudio

    di Michele del Gaudio – “Francesco Zanardi – biografia di Cristina Balestrini… Lo trovi su AMAZON – EDITORE

    “Lasciate che i bambini vengano a me” (Luca 18,16) dice il mio amico Gesù ed io vedo Francesco, anche oggi, nei suoi cinquantun’anni, fra quei bambini.

    Consiglierei però a Gesù nel prossimo Vangelo di rivolgersi a bambine e bambini, perché la Costituzione ha sancito la parità di genere! Anche se in tanti la calpestano.

    Non c’è da meravigliarsi che Gesù sia mio amico: gli parlo tutti i giorni! Non perché sia Dio, ma perché credo profondamente nel suo insegnamento e tento di praticarlo, anche se non riesco a credere che sia Dio.

    Sono un non credente come Francesco! Anche se David Maria Turoldo afferma: “Molti credenti non sanno di non essere credenti. Molti non credenti non sanno di essere credenti”. Allora anche Francesco ed io forse siamo credenti! E possiamo dialogare con Gesù!

    Il Nazareno è protagonista in questo libro: un sacerdote distrugge la vita di Francesco, ma è un altro sacerdote a ricostruirla e a dimostrare che, se c’è Giuda, c’è anche Pietro! Il male e il bene competono nelle giornate di tutte, tutti noi; il male aggredisce soprattutto nel buio, ma neanche il bene riposa e… anche alla notte più tenebrosa segue sempre il giorno.

    L’autrice è Cristina Balestrini, collaboratrice, colonna, madre, figlia di Francesco, il quale autografa direttamente alcuni capitoli. Il figlio di Cristina ha subito lo stesso calvario di Francesco… e di Gesù… il tormento è identico qualunque sia la causa e la forma.

    Il racconto scorre agile, comprensibile, trasparente, pur contenendo eventi atroci e riflessioni psicologiche, sociologiche, filosofiche, giuridiche… che però non ledono il coinvolgimento della lettrice, del lettore, che assaporano anche una poesia invadente e discreta, cruenta e quieta, prepotente e catartica.

    Francesco è una persona “scomoda”, si è arrampicato per vie inesplorate, già impervie ma incattivite dagli omertosi, insanguinate da coscienti aguzzini, puntellate da presunti cherubini.

    La tribù egoista e superficiale evita la scabrosità, predilige l’inerzia del silenzio, a volte assassino, la navigazione subacquea che non specchia, se non sbrigative maldicenze.

    Eppure si incontrano personaggi straordinari, come Stefano Milano, che rappresenta la tragedia di Francesco, e delle “sue figlie”, e dei “suoi figli”, più di novecento, accanto agli scaffali dei “suoi ospiti” cartacei, lampanti ed enigmatici, oppure nella piazze assolate ed assetate di saperi, ideali, sentimenti. (Pag. VI)

    E la magistrata Maria Monteleone (Pag. 128-130), stimatissima amica, con la quale ho condiviso il maestro, il giudice Mario Almerigni, che ci ha insegnato a combattere anche perdendo, perché è nell’impegno la “beatitudine”, a prescindere dal raggiungimento dell’obiettivo.

    E Luisa Bonello, che, “nell’esercizio della professione… si imbatte in alcune vittime… e come medico accoglie tutto il loro malessere, come cattolica accoglie tutto il loro dolore” (Pag. 75 ss..); giunge al sacrificio supremo, causato dalle sue denunce… ma chi la trafigge di lingua o di spada resterà negletto… mentre l’eroina è sì morta per la vita, ma è viva per la morte… viva finché è nel pensiero, nelle conversazioni, nelle scritture…

    La citazione di Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”, giunge a proposito, perché un vanto di Francesco è il rifiuto della maschera. Fino a trent’anni è stato costretto ad indossarla, anzi ad indossarne diverse: è il bravo chierichetto per don Carlo Rebagliati, l’amante in catene per don Nello Giraudo, il bambino introverso per la madre, il figlio adottivo imposto per il padre, l’amico di giochi, il compagno di scuola, il riparatore… prima di oggetti… oggi di viventi.

    La storia di Francesco è articolata, crudele, spietata, tormentata, implacabile, ineluttabile, intransigente, inattesa, lenta, graduale, inimmaginabile, imprevista, sorprendente, progressiva, tangibile, altruista, straordinaria, utopistica… la sintetizzo in pochi flash che non ne abbracciano l’immensità.

    Abbandonato alla nascita, inizia una vita in salita. (Pag. 14)

    Il padre adottivo non vuole figli ed abolisce le gioie infantili, compresi i compleanni.

    La madre, succube, con una fede ossessivo compulsiva, anche in tutti i preti, suicida. (37)

    La parrocchia torturatrice, ma con lo stanzino nel sottoscala ove esplora, smonta e rimonta.

    Il sacerdote che gli fa da papà, don Carlo.

    Il sacerdote carnefice, don Nello: “… è qualcosa che ti rimane fisso nel cervello, qualcosa che, anche se vuoi e ci provi con tutte le tue forze, rimane un ricordo indelebile, ogni particolare di ogni abuso sessuale ti rimane stampato nella memoria, e negli incubi notturni ricorrenti.

    Rimani completamente gelato, immobile, non puoi sfuggire, non hai scampo”. (Pag 26)

    Nei campeggi… “i bambini tra loro non ne parlavano, era un tacito macabro segreto, tutti sapevano cosa succedeva al “prescelto” della notte…”. (27) “È difficile spiegare tutto quello che crea nella testa di un ragazzino”. (30)

    Il bimbo cresce in fretta. (6)

    Il lavoro a sedici anni e la fine dell’incubo fisico, non mentale. (28)

    Germana, la fidanzatina asfaltata da una moto a diciassette anni. (13)

    L’omosessualità scoperta a trent’anni.

    Gli amori. (19 ss..)

    La droga. (30-31)

    Cacciato di casa. (33)

    Lo accoglie don Carlo, “l’unico padre che riconosce”. (40)

    Un prete lo devasta, un prete lo salva. (41)

    La comunità. (42) “Francesco non si sente come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto”. (Pag. 46)

    Al termine è di nuovo accolto da don Carlo.

    Le vicissitudini ecclesiali e giudiziarie. (52 ss..)

    Don Nello viene finalmente condannato! 61

    Prende vita il gruppo La COLPA. Otto ragazzi che hanno in comune almeno tre cose: la sciagura mai sopita, il bisogno di fare qualcosa di concreto, il desiderio che non accada ad altri. (69) Inizia lo screening delle vittime. (70)

    Quando il martirio eterno varca i confini del fenomenico, e si annida nella sterpaglia della psiche, è sordo, costante, pneumatico, con una qualità però: riconoscerne un altro e fare squadra e partorire un’energia fanciulla che si evolve in confronto adulto fino a renderlo nuova linfa.

    Certo la sofferenza non marina mai l’esistenza, ma accanto vi cammina un brio esile, convinto, consapevole…

    Le  atrocità sono inesauribili, ma “Negli uomini, le cose da ammirare sono più di quelle da disprezzare” sostiene Albert Camus, “La peste”, e di questo Francesco si è cibato passo dopo passo, disillusione dopo disillusione, sconfitta dopo sconfitta.

    Ma a volte perdendo si vince. Di una vittoria esangue, sì, ma foriera di nuova umanità.

    “La verità vi farà liberi”. Giovanni 8, 32. “Ancora con Gesù! – mi direte -. Ma sei fissato!”.

    Sì, sono inchiodato a Gesù falegname, non alla sua deità! Ed anche Francesco testimonia Gesù nel suo agire, ed anche la Costituzione. “Ricercare la Verità e la Giustizia è… un grande atto di amore, anche quando si scopre che la realtà è dolorosa e non è quella che ti aspettavi” (Pag. 115).

    Francesco, il “cercatore”, le estrae dai guadi, dalle miniere, dalle caverne dell’anima e le stende al sole, come panni puliti e profumati, perché le verità non possono essere nascoste. In genere chi ostenta certezza si allontana dalla verità, mentre chi rincorre il dubbio le si avvicina; ma negli itinerari di Francesco la verità annienta il dubbio.

    Francesco la diffonde sul mare triste e soffia sulle onde la speranza. 

    Francesco offre sostegno, rifugio, come punto di partenza per ricominciare a sorridere e sentirsi parte integrante, non scarto… “cosa si può dire ad un amico… un fratello… quando semplicemente, in modo genuino e così umile ti “consegna” un dramma (XVI)… la sua vita ha davvero qualcosa da dire: restituisce dignità e coraggio a chi ha perso la forza di lottare”. (VII).

    Nascono “Rete L’ABUSO” e poi “Rete L’ABUSO Human Rights Connect”.

    Essere sempre forti davanti a tutto e tutti ha, però, un costo emotivo non indifferente, bisogna proteggersi con una corazza… (99) sia pure ornata con bontà e generosità.

    Francesco è vittima e contemporaneamente assiste le vittime; come volontario ha l’equilibrio per analizzare e valutare le situazioni con “freddezza” e trasmettere sicurezza alle persone spesso sgomente che gli si rivolgono. Come vittima ha la capacita di entrare in empatia, facendo sentire l’altra vittima “a casa”. (99)

    L’Associazione monitora gli spostamenti dei sacerdoti, offre difesa legale alle vittime attraverso avvocati su tutto il territorio nazionale, contrasta l’isolamento che destabilizza fino all’alcolismo, alla droga ed altri comportamenti di evasione dalla sventura.

    Se non si muore di cirrosi, overdose, suicidio, si sopravvive in condizioni accettabili… non serve…  fare cose eccezionali, basta vivere onestamente, soprattutto con sé stessi, e inevitabilmente si produrrà qualcosa di positivo e di valore per l’intera società. (130-132)

    L’instancabile dedizione consente a Francesco l’approdo, come relatore, alla Camera dei Deputati e all’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni Unite: l’Alto Commissariato per i diritti umani rivolge delle “raccomandazioni” allo Stato italiano riprendendo molti concetti dell’intervento di Francesco.

    Manca solo papa Francesco, uno dei pochi alti prelati che può scagliare pietre. Francesco papa ha la tenerezza per entrare nel cuore più torturato, come quello di Francesco crocefisso bambino, e saprà trovare, in uno dei suoi angoli reconditi, Gesù fanciullo, rintanato di stracci e sputato d’ingiurie, ma vivo, oserei dire risorto!

    In queste righe non compare il sostantivo pedofilia, perché il libro recensito non è sulla violenza ma sulla resurrezione. Francesco è risorto assieme alle sue figlie e ai suoi figli… assieme a Gesù!

    Michele Del Gaudio – http://www.micheledelgaudio.com/

  • Perché le vittime del clero sono sempre meno tollerate dalla chiesa?

    Perché le vittime del clero sono sempre meno tollerate dalla chiesa?

    Il saggio, pur patendo la critica, la trasforma in oggetto di costruttiva riflessione. Una virtù dell’essere umano.

    A oramai più di vent’anni dall’inizio dello scandalo dei preti pedofili invece, da sempre più irritazione quando i diretti interessati, le vittime, reclamano l’impunità sistematica dei loro carnefici e l’inerzia, che di conseguenza le ha portate a non ottenere, malgrado i tanti proclami, nessuna giustizia per quanto subito.

    È un dato di fatto che la chiesa non ne abbia mai risarcita una sola, quelle poche risarcite, lo sono state grazie ai tribunali civili, non a quelli tanto propagandati della chiesa, come è un dato di fatto, che fin troppo spesso, a fronte delle condanne dei tribunali civili, la chiesa assolva.

    Una dinamica inspiegabile? O forse spiegabilissima?

    Direi umanamente molto spiegabile, da ambo le parti.

    Mentre vent’anni fa, emergevano i primi casi e da parte sia delle vittime che dei cattolici si vedeva una luce in fondo al tunnel che dava la speranza che al collo di chi abusava venisse messa una macina, oggi quella luce, dopo tanti fallimenti e reticenze della chiesa, più nessuno la vede.

    D’altra parte, nei fatti, in questi venti e più anni, al di là dell’indignazione, in Italia non si è mai visto un ministro della chiesa battere i pugni per rendere alle vittime giustizia. A differenza degli altri paesi, non si sono mai visti neppure i cattolici, ancor meno i sacerdoti, scendere in piazza per reclamare giustizia per le vittime, o almeno pulizia per l’istituzione in cui credono.

    Neppure durante il summit in Vaticano che nel febbraio 2019 ha visto i vescovi di tutto il mondo riunirsi in un mediatico tentativo di soluzione del problema, al fianco delle vittime, non si sono visti ne i cattolici ne i sacerdoti, tranne qualche genitore di vittime e qualche ex sacerdote.

    Un’inerzia ventennale che della pedofilia nella chiesa, ha fatto come per qualche tribù la sifilide, diventata nel tempo un’afflizioncella senza più grandi controindicazioni.

    Afflizioncella con la quale oramai, anche nella chiesa cattolica ci si è abituati e si convive tranquillamente. Ed è qui che arriva l’irritazione per le vittime, che oramai certe di non avere alcuna speranza di ottenere neppure un tenue risarcimento dalla chiesa, non per forza economico, ma almeno umano, gridano, spesso anche con rabbia, forse eccessiva ma fin troppo motivata, l’ingiustizia subita, e il ripetersi dello stupro, che si rinnova nel non ottenere giustizia vedersi usati dal Vaticano, come una sorta di propaganda.

    Certo, spesso le vittime sbagliano nei modi, ma il dolore dentro loro non è da poco e va compreso, ancor di più quando queste continuano a mantenere la fede.

    Ed è qui che il saggio dovrebbe non limitarsi a patire la critica e lo sfogo, dando prova della propria saggezza, comprendendo da dove quella critica nasce e il perché, facendone non solo tesoro, ma strumento di cambiamento che ridia credibilità ad un’istituzione che oramai non la è più.

    Trasformata oramai nella cattiva massaia, che nasconde lo sporco sotto il tappeto, pretende che gli altri vedano la casa pulita, non capendo che quello sporco sotto il tappeto, anche se nascosto alla vista, prima o poi produrrà odore che si sentirà ancora di più dello sporco lasciato in bella vista.

    Francesco Zanardi

  • Lettera aperta al Vescovo di Cremona

    Lettera aperta al Vescovo di Cremona

    Egregio monsignore,
    le scrivo dopo essermi confrontato con le altre vittime savonesi, alla luce del provvedimento emesso dal tribunale, ma anche delle sue dichiarazioni a mezzo stampa, che sinceramente abbiamo poco gradito e nelle quali non appare alcun rammarico per ciò che ha permesso accadesse. Noto che non ha sprecato molte parole nemmeno nei confronti di noi vittime, si definisce “dispiaciuto”, ne parla quasi come se lei fosse estraneo ai fatti, come se tutto quello che è accaduto a Savona quando lei era vescovo, fosse tutto cosi normale.

    Sembra quasi voglia ignorare anche ciò che il giudice mette nero su bianco nelle 6 pagine di provvedimento. Sull’esito delle indagini scrive “alla luce di tutti gli elementi non vi è dubbio che il LAFRANCONI fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate al GIRAUDO” continua dicendo “si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà famigliari (e, per ciò stesso, particolarmente fragili e privi di protezione)”.

    Nella nota conclusiva il giudice chiude dicendo “Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del LAFRANCONI risulta –è triste dirlo- come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora Vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli.Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.

    Doveroso ricordare che erano due le comunità lager che lei lascio aprire a due persone le cui devianze erano ben note dai vertici del clero, di Giraudo la chiesa savonese ne era già al corrente dal 1980, 10 anni prima che lei venisse a Savona. Leggere ora “premesso che nessun processo e stato aperto ne celebrato” affermando ancora che “non e nostro intendimento discutere fatti e circostanze mai affrontati in un tribunale” suona molto ipocrita monsignore. Sembra non rendersi conto che anche a Cremona sono affidati sotto la sua tutela i minori, di tutte le parrocchie della Diocesi, minori di cui è responsabile, non solo moralmente e spiritualmente. Il fatto che esponga in modo così disonesto quello di cui si è reso complice  non fa presagire che il suo modo di fare sia cambiato, affronta la situazione quasi come se fosse la vicenda savonese ad infastidirla, vittime comprese, ponendosi da un pulpito di superiorità e dimostrando la più totale assenza di senso di responsabilità, che invece sarebbe normale avere.

    Dal 2008 ho personalmente e più volte cercato di contattarla, ma non ha mai risposto, persino il suo “dispiacere” sembra apparire per pura forma nel comunicato della Diocesi. A Savona non solo le vittime la accusano di aver saputo e di avere volontariamente taciuto e coperto le perversioni dei due sacerdoti, oltre allo stesso GIRAUDO, altri tre sacerdoti savonesi, Rebagliati, Bof e Lupino, anche la magistratura è di questa opinione. Se devo essere onesto, trovo gravi ed irriverenti anche le sue dichiarazioni nei confronti della magistratura savonese, sostiene di non aver potuto difendersi, di non aver potuto partecipare al contraddittorio, sembra quasi accusare la procura di una disparità di trattamento a suo danno.

    Non si pianga addosso monsignore, lei ha rinunciato volontariamente ad un suo diritto, non si è neppure presentato in aula, nessuno le ha impedito di difendersi. Sono certo che il suo avvocato l’avrà informata del fatto che lei in qualità di imputato avrebbe potuto chiedere, direttamente o tramite lui, al giudice di procedere in giudizio. E’ una prassi comunemente adottata quando l’imputato e innocente e vuole giungere ad una piena assoluzione. Le resta ancora la possibilità di rivolgersi ad un tribunale ecclesiastico, sottoponendo il suo caso, un gesto dovuto a nostro avviso, in quanto lei riveste oltre alla carica e alle responsabilità di Vescovo anche una funzione nella CEI.

    Riteniamo a fronte delle sue dichiarazioni ci siano dovute delle scuse ufficiali e una ormai palese ammissione di responsabilità in quello che ha permesso accadesse a Savona.  Un gesto doveroso anche nei confronti di chi affida alla chiesa i propri figli e la loro educazione morale, oltre che alla prima e più importante cosa, la loro incolumità.

    Cordialmente

    Francesco Zanardi
    Rete L’ABUSO

  • Anamnesi di una vittima.

    Anamnesi di una vittima.

     «Mai avere una relazione con bambini ricchi»

    «Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con tranquillità perché ho i ragazzini che voglio senza problemi di carenze, perché sono il giovane più sicuro al mondo […] Piovono ragazzini sicuri affidabili e che sono sensuali e che custodiscono totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la mamma, loro sono dappertutto.

    Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure […] Per questo sono sicuro e ho la calma. Non mi agito.

    Io sono un seduttore e, dopo aver applicato le regole correttamente, il ragazzino cadrà dritto dritto nella mia… saremo felici per sempre […] Dopo le sconfitte nel campo sessuale ho imparato la lezione! E questa è la mia più solenne scoperta: Dio perdona sempre ma la società mai. » 

    Padre Tarcisio Tadeu Spricigo ha compilato un manuale sequestrato dagli inquirenti con le dieci regole per restare impuniti.

    Credo che da questo breve ma significativo pezzo possiamo avere un quadro piuttosto chiaro del pedofilo, si nota la lucidità e la consapevolezza delle sue azioni, come cercare e quali caratteristiche deve avere la vittima in modo di garantirsi il “totale segreto”, sa di essere un seduttore.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp2005/11/21/scandalo-in-brasile-i-diari-dei-preti-pedofili/

    Perche le vittime soprattutto quelle dei preti non denunciano?

    Intanto bisogna dire che la figura del sacerdote è sempre stata una figura guida molto importante in molte culture, fino a pochi anni fa si andava dal parroco per esporre molti problemi familiari, un approdo sicuro, sapeva spesso mettere pace tra l’anima e il corpo. La visione impressa nella cultura, quella di un uomo al di sopra di noi.

    Nel caso di una vittima di un sacerdote (teniamo presente le caratteristiche della vittima) una eventuale denuncia da parte di un adolescente, potrebbe essere fatta, eventualmente ad un altro sacerdote estraneo agli abusi (Qualora vi fosse la possibilità) magari in un confessionale, perché no.

    In questo caso vigerebbe il “Segreto di confessione” e la denuncia finirebbe li, anche se il sacerdote volesse non può denunciare, pena la scomunica.

    Difficilmente il ragazzino denuncerà nuovamente, almeno per un po’ di anni, fino a che i traumi cominceranno a venire fuori, al momento è più semplice per un adolescente affrontare gli altri problemi che la crescita impone. Naturalmente non ne parlerà mai in casa, capisce che in quelle attenzioni qualcosa non va, si sente sporco adesso, si sente anche in colpa di non permettere più a quella figura paterna di concederle attenzioni. Ci rimette la vittima, ora è sola.

    Ora entriamo un attimo nella testa di un ragazzino/a di età tra i 10 e i 16 anni.

    Un’età importante nella quale gli ormoni si scatenano, il corpo cresce si diventa uomo o donna, accadono fatti e sensazioni sconosciute all’adolescente, comincia il percorso di sperimentazione che formerà il carattere del ragazzo, carattere che subirà nel caso di violenze un indebolimento e una mancanza di autonomia devastanti per la crescita. l’adolescente in questo vulcano di novità, forse percepisce appena che qualcosa non va, ma lo terrà segreto, mai ne parlerà in famiglia.

    Credo che fino a qui sia abbastanza chiaro, ho cercato di fornire una visione semplice e abbastanza completa del pedofilo, della vittima, e di cosa accade nel caso che il pedofilo sia un sacerdote.

    A questo punto trovo doveroso esaminare una differenza sostanziale tra il pedofilo laico e il pedofilo sacerdote.

    Viene subito agli occhi che il sacerdote ha una rete di copertura e il laico no, nel caso il pedofilo venga indagato e condannato accadrà che il laico andrà in carcere, il sacerdote malgrado la condanna no, continuerà a commettere crimini. Verrà spostato altrove e si ricomincia da capo, nuove vite spezzate. Riporto di seguito un recentissimo caso savonese, quello di don Giorgio Barbacini che riprenderemo più avanti. https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp?s=giorgio+barbacini

    La mia personale esperienza nella Diocesi di Savona dal 1980 a oggi.

    Avevo 10 anni circa, Spotorno un piccolo paese della riviera ligure, nemmeno 5000 abitanti, cominciavo con gli amici Franco e Fabrizio ad uscire soli, le nostre situazioni familiari, la mia e quella di Franco pressappoco uguali, Fabrizio invece orfano di padre.

    Cominciammo, un po’ così un po’ per fare piacere alle nostre madri a frequentare la domenica la parrocchia, andavamo a servire messa, con le nostre situazioni familiari li ci sentivamo importanti, si faceva a gara per aggiudicarsi i vari servizi durante la messa ed era un’ottima scusa per distrarsi dall’ambiente familiare.

    Il parroco don Gianni Decia all’epoca già molto anziano non conduceva molte attività parrocchiali, da li a poco andò in pensione ritirandosi.

    1. Arriva il grande giorno, a Spotorno due giovani nuovi parroci, Carlo Rebagliati e Giovanni Busoni pieni di voglia di fare pieni di voglia di trasmettere Dio come appreso nel Vangelo. Le opere parrocchiali, di nuova costruzione e molto ampie divennero presto un punto di incontro, l’unico per i giovani della piccola e noiosa cittadina.

    I primi anni furono fantastici, pieni di emozioni, Carlo che aveva notato il mio modo di fare molto introverso e l’importanza per me di avere un luogo sereno, dove potermi esprimere (ero agli antipodi della mia vita professionale, ancora smontavo radio, sveglie senza mai riparare nulla) e trovare il mio spazio, che a casa non avevo. Mi diede un sottoscala, li ero solo io, non mi pareva vero.

    1. Un giorno arrivò un nuovo vice parroco, Nello Giraudo molto giovane, arrivava da Roviasca una piccola parrocchia nell’entroterra savonese (Solo anni dopo, scoprimmo che lo mandarono a Spotorno per essere controllato da Carlo e Gianni, perche sorpreso a Valleggia mentre molestava un minore), di tanto in tanto, piccole probabili vittime di circa 14-16 anni venivano a trovarlo da Roviasca in motorino, (solo per un breve periodo) ridacchiavano con noi dicendo che “toccava” ma non capivamo bene il significato di quelle frasi. Molto presto però capimmo.

    Nel frattempo in parrocchia le attività erano numerose, anche fuori dalla parrocchia, proprio con lui io Franco Fabrizio Andrea Romeo e altri andavamo alle escursioni nella casa piemontese, (ricordo la prima volta che vidi in quella casa, il dormitorio, era un enorme letto di tavole poggiate su due putrelle di ferro, su due piani, il suo altare sacrificale) si mangiava, da buoni lupetti ripulivamo la cucina e si andava a dormire, si spegneva la luce e il mostro cominciava, quasi sempre uno alla volta, in questo caso ingenuamente trasportati al di sotto del piano dove si dormiva,  sentivamo il rumore e tutti sapevamo cosa accadeva, attendevamo solo il nostro turno. Continuò per anni, con vari stratagemmi e in luoghi differenti, verso i 16 anni cominciai ad allontanarmi dalla parrocchia, trovai un lavoro e interruppi gli studi a 18 presi la patente e mi allontanai definitivamente dalla Chiesa, non passai momenti facili, all’età di 24 anni, mia madre si suicidò. Fu un periodo molto buio per me, non riuscii mai a parlare a Carlo degli abusi di quel prete, mi faceva paura anche lui, (premetto che non provò mai a toccarmi) malgrado fosse stato un po’ il mio papa, la mia guida lo chiamavo Popi, fu un grande trauma lasciare la parrocchia. Era il 1988 festeggiavo i miei 18 anni.

    Malgrado i vari traumi dovuti alle violenze, con molta fatica la mia vita andava avanti, mi licenziai e cominciai a lavorare in proprio,(era il 1994) anche se inconsciamente continuavo a subire quei traumi, me ne ero praticamente dimenticato, li avevo apparentemente rimossi. Incontravo per strada il mio carnefice, senza alcun apparente sentimento di rancore, era sempre con ragazzini, dentro di me sapevo.

    E’ inutile dire che la mia adolescenza era oramai distrutta e mai vissuta, il ricordo di quegli anni è molto vago. Ricordo che non avevo ancora una identità sessuale e avevo il terrore di avere rapporti, un classico quasi per tutte le vittime.

    Carlo nel frattempo era diventato Economo, aveva anche intuito, collegando varie situazioni, il perché mi allontanai da Spotorno, non riusciva a perdonarsi il silenzio dovuto a alle direttive interne alla chiesa che così tanto danno avevano arrecato a troppi, un silenzio nel quale tutti sapevano, e che permetteva a questi mostri di continuare le loro barbarie.

    Lo incontrai, erano passati tanti anni, ma le volevo ancora bene, aveva lasciato in me un’impronta importante, lui anche, non si era mai dimenticato di me, non ci eravamo più cercati, quelle violenze da parte di Nello Giraudo, una montagna troppo alta per tutti e due, ancora in lui come un tempo, la voglia di coltivare la sua chiesa, malgrado le difficoltà che impone.

    Eravamo contenti che le nostre strade si incrociassero ancora, mi raccontò della sua carriera ecclesiastica, io della mia. Intanto io vivevo con mio padre, non era il massimo ma cercavo di farmela andare bene, Carlo mi propose di andare a vivere con lui, la casa dove abitava era grande e un po’ di vita in comune con una persona che sentivo una guida mi avrebbe fatto bene. Era il 1996.

    Parlammo a lungo, anche delle violenze, ma per Carlo non era facile, io mi chiudevo, non riuscivo ad affrontare l’argomento. Troppa la vergogna e il peso, mi sentivo in colpa. Anche in lui il senso di colpa e d’impotenza pesava come un macigno.

    Nel frattempo Carlo mi introdusse nell’ambiente lavorativo ecclesiastico come tecnico, andavo spesso da lui in Diocesi, dal cancello vedevo un prete con abiti firmati, sempre alla moda, con auto sportive, intorno a lui dei ragazzini extracomunitari, nei suoi modi mi tornava in mente qualcosa. Scoprii presto che era un pedofilo messo a dirigere la comunità per minori in difficoltà, la comunità era situata nel Palazzo dei Canonici di Savona, stranamente, anche in questo caso nessuno si accorse mai di nulla. La comunità Migrantes di don Giorgio Barbacini, direttore anche dell’ufficio missionario diocesano fu aperta con il consenso del Vescovo Dante Lafranconi nel 1996, lo stesso Vescovo fece aprire in quegli anni al già noto Nello Giraudo, la comunità di Fegnino, sulle alture di Finale.

    Di seguito l’articolo su don Giorgio Barbacini. “il 15 ottobre (2004 n.d.r.) viene condannato a 3 anni e mezzo di reclusione don Giorgio Barbacini per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario, con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela. I fatti risalgono al 2000, quando don Giorgio era responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento. Attualmente don Giorgio è stato trasferito in un’altra diocesi fuori dall’Italia; nei suoi confronti non è mai stata avviata alcuna procedura ecclesiastica.”

    Quando seppi che Nello Giraudo aveva ottenuto dal Vescovo il permesso di aprire una comunità per minori in difficoltà mi crollo il mondo addosso. Questi minori erano affidati dal tribunale ai comuni di residenza, ai quali non pareva neppure vero che ci fosse un pellegrino che si facesse carico loro, nessuno stette a guardare troppo per il sottile.

    Nel 2008 stanco di sentirmi complice di queste continuate atrocità, abbastanza libero dal trauma, decisi di denunciare tutto alle autorità civili. Purtroppo scoprii che la mia denuncia non sarebbe servita a nulla, era in prescrizione, nessuno tranne lo scrivente al quale la depositai l’avrebbe mai letta.

    Nel gennaio 2010 vengo convocato dal magistrato, il caso è stato riaperto, confido nella giustizia.

    Invito tutti coloro che leggono a diffondere quanto sia importante denunciare, porta un po’ di sollievo anche a noi vittime, porta una vita più sicura alle future probabili vittime.

    A questo punto vorrei fare una riflessione, prima come vittima, dopo anche come omosessuale.

    Ho parlato a lungo negli ultimi periodi con altre vittime dello stesso sacerdote, tutte stanno passando le stesse cose di cui sopra, non è stato facile convincerle che denunciare era giusto, vivono ancora la colpa e la vergogna, di essere vittime.

    Nel coro unanime che si alza dalla Chiesa, coro che offende e violenta ancora quelle vittime, coro che dice di stare tutti attorno al Pontefice ma che si dimentica e ignora chi ha subito e sta ancora subendo, a causa dell’omertà che c’è stata, un’omertà che sta continuando e permette come nel caso di Savona, di cui siamo testimoni, che il carnefice, oramai difficile da nascondere e scomodo, venga semplicemente allontanato senza che nessuna delle persone a conoscenza dei fatti denunci all’autorità giudiziaria. Il Vescovo minaccia denunce a me, non al sacerdote che per ben 30 anni la Diocesi ha coperto, eppure la cosa era ben nota. Bisognerebbe che qualcuno si preoccupasse delle vittime, queste persone hanno necessità di andare in analisi, alcune soffrono delle malattie nervose più varie a causa di questi traumi, quelle della comunità di minori, non godono neppure di un appoggio dalla famiglia.

    Credo anche, bisognerebbe assumersi le proprie responsabilità, evitare di scaricarle sugli omosessuali come è stato fatto ultimamente, nella realtà di Savona non mancano, ma a differenza dei pedofili, non nuocciono a nessuno.

    Un po’ troppo spesso ho sentito dichiarazioni del tipo “La pedofilia si può perdonare l’omosessualità e l’aborto no” oppure “Pedofilia, il problema sono i gay”. Non credo che Dio consideri i gay un mattone bruciato e dimenticato nel forno dal Signore mentre costruiva la sua chiesa, dio è amore e proprio non credo che approvi ciò che sta accadendo.

    Vittima di un pedofilo e omosessuale, due volte vittima.

    Un’altra considerazione da fare è che il limite massimo di prescrizione per questo tipo di reati è di dieci anni, in realtà ridotto a poco più di sette, non è sufficiente, la vittima nei pochi casi nei quali riesce a reagire raramente denuncia prima dei 25 anni dagli abusi.

    Le autorità ecclesiastiche nella peggiore delle ipotesi, si limiteranno ad avviare il processo di de canonizzazione del sacerdote, in questo modo si tolgono tutte le responsabilità passate e future. Anche in questo caso il pedofilo potrà continuare il suo percorso.

    Atri casi di preti nascosti dalla Chiesa in Italia, uno riguarda anche la nostra Diocesi, è il caso di Padre Yousuf Dominic nascosto ad Albisola. https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp?s=Yousuf+Dominic


    Mi rivolgo ora alle varie testate che diffidano spesso delle mie dichiarazioni e che mi attribuiscono un guadagno politico o economico.

    Riguardo a quello politico, che spesso viene attribuito alle mie recenti lotte per i diritti degli omosessuali, rispondo che se avessi voluto strumentalizzare la situazione e attaccare la Chiesa, sicuramente lo avrei fatto prima. Lo faccio ora semplicemente perche lo scandalo esploso lo impone.

    Riguardo quello economico è presto fatto, la mia denuncia è prescritta, non posso chiedere neppure un risarcimento, le vittime non ancora prescritte si, ma non è il mio caso.

    Rischio solamente, dopo avere già perso il lavoro, di perdere anche la casa che è della Diocesi, di aggiudicarmi querele ecc.

    Sto facendo tutto ciò perché ho una coscienza, mi rammarico di non avere trovato la forza prima di reagire, forse quelle due comunità non le avrebbero aperte, altri adolescenti non avrebbero subito i miei stessi traumi. Con quelli che conosco ho parlato, cerco di aiutarli ma non è facile, per loro non sono ancora passati 10 anni e non metabolizzano ancora, vedono in fondo il loro carnefice come una persona che li ha aiutati. Purtroppo questa è la visione che il carnefice imprime alla vittima, ci riesce solo per i motivi di cui ho parlato all’inizio di questo scritto. Non li sottovalutiamo.