Tag: emanuela provera

  • Note a margine della presentazione di “Giustizia divina” –  l’impunità che lo Stato fornisce al clero (video)

    Note a margine della presentazione di “Giustizia divina” – l’impunità che lo Stato fornisce al clero (video)

    Ho trovato “Giustizia divina” un libro davvero molto interessante e ricco di dati inediti attualissimi e soprattutto con una ottima tecnica di indagine, non la solita, in genere fatta su documentazione acquisita o informazioni giornalistiche di vario genere.

    Gli autori, Emanuela Provera e Federico Tulli partono da un’iniziale raccolta di informazioni documentali, che però non usano o, almeno, le usano per poi approfondire recandosi di persona in quei luoghi, facendo domande dirette e raccogliendone anche le impressioni. Da vittima, ma in questo caso soprattutto da tecnico, Presidente di un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, quanto raccolto dagli autori fa emergere qualcosa di inquietante sul piano dell’applicazione della giustizia.

    La scrupolosa inchiesta, inizia a raccogliere dati interpellando le 191 case circondariali esistenti sul suolo italiano per censire, capire quanti sacerdoti siano effettivamente nelle carceri del nostro paese. Dalle risposte ottenute dai due giornalisti (su 191 case circondariali hanno risposto 125), risultano nelle carceri italiane 5 soli sacerdoti e, di questi, uno solo agli arresti per pedofilia.

    Il dato oltre che stupire fa sorridere. Basta andare sul sito della Rete L’ABUSO per vedere che nell’ultimo decennio, solo in Italia, i sacerdoti condannati in via definitiva, e solamente per reati di pedofilia, sono più di 140, l’ovvia domanda è: che fine hanno fatto ?

    Si scopre che finiscono in strutture parallele che la chiesa definisce “per sacerdoti in difficoltà”, strutture nelle quali troviamo non solo sacerdoti agli arresti domiciliari per reati di vario genere, anche la pedofilia. Questi sacerdoti, malgrado l’effettiva condanna, non vivono un regime carcerario e neppure una vera detenzione domiciliare, vivono tranquillamente a contatto con altri confratelli, con problemi molto spesso differenti, quali dipendenza, depressione, ritiro spirituale ecc.

    Prima dell’inchiesta avevamo individuato 5 di queste strutture, oggi arriviamo a più di 20. Provera e Tulli, nella sostanza, scoprono e documentano (in un contesto carcerario) che la chiesa si è sostanzialmente creata, nell’indifferenza dello Stato italiano che la lascia fare, dei “non carceri” per detenuti di “serie A” che definisco con estrema tranquillità “simbolici”, ai quali, sono gli stessi tribunali italiani che affidano ai domiciliari i membri del clero.

    Luoghi frequentati anche da persone che, per lo Stato, sono liberi cittadini e che non dovrebbero stare a contatto con chi sconta una pena. Luoghi senza alcun controllo: si entra, si esce, c’è la TV, internet, insomma come andare agli arresti “in vacanza”…

    È bene ricordare che, soprattutto per la pedofilia, esiste un alto e concreto pericolo di reiterazione del crimine e che la comunità scientifica paragona il profilo del pedofilo a quello dei serial killer, ci si chiede in questa condizione quale sia la tutela prevista dallo Stato nei confronti dei cittadini.

    Affidi fatti dagli stessi Tribunali, ma nessuno poi controlla, come accaduto nell’ottobre 2017, quando don Ruggero Conti, affidato per motivi di salute ad una struttura – che drammaticamente scopriremo anche essere adibita  al trattamento ESTENSIVO per Adolescenti  – ad un bel momento ha deciso di lasciare il Lazio e farsi un giro a Milano. E così ha fatto, ha telefonato a un taxi e con sufficiente denaro a disposizione per pagarlo, si è messo in viaggio.

    Emerge quindi dall’indagine di Provera e Tulli, l’evidenza  che esista una categoria di cittadini, ai quali lo Stato concede privilegi e lascia fare senza porsi troppe domande, uno Stato che è difficile immaginare che non sappia. Infatti, proprio una di queste case che definirei per detenuti di “serie A”, la comunità AGAPE di Roma, sorge proprio a pochi passi da un’immobile di proprietà del Ministero di Grazia e Giustizia, Amministrazione Carceraria.

    Dopo 10 anni passati ad occuparmi di chiesa, ne ho viste tante che tutto ciò poco mi stupisce da parte del clero. Mi preoccupa invece la posizione dello Stato italiano. Ci ricordiamo la Costituzione Italiana? Qui è evidente non solo che lo Stato palesemente violi i diritti costituzionali dei cittadini – persino quelli dei pedofili – creando tra loro una disparità, cioè permettendo ai soli membri del clero cattolico, di privilegiarsi di un tacito “diritto” non previsto dai Patti Lateranensi, un diritto che di fatto spesso gli garantisce questa sorta di immunità, in palese sfavore delle vittime alle quali lo Stato non fornisce oltre alla giustizia, alcun tipo di aiuto.

    Anche se non ci fa desistere, un boccone amaro per chi come me crede nella legge e nella giustizia, e nella legalità, con civiltà da anni si batte per contrastare questo fenomeno in particolare, dover prendere atto che quella giustizia alla quale ci appelliamo, è la stessa che in parte ostacola la punibilità del clero.

    Zanardi

  • Rete L’ABUSO; il “Report Giustizia sul caso Italia”, pubblicato sul sito dell’ONU

    Rete L’ABUSO; il “Report Giustizia sul caso Italia”, pubblicato sul sito dell’ONU

    Finisce tra i documenti ammessi nell’80 sessione (14 gennaio 2019 – 01 feb 2019) della Commissione per i diritti dell’infanzia, il Report della Rete L’ABUSO sul caso denominato “Italia” che si focalizza in particolare sulla giustizia.

    Va detto che dalla sua nascita, la Rete L’ABUSO ha sempre puntato sulla fiducia e nei valori della giustizia, a nostro avviso l’unica strada legale e civile sulla quale poter proseguire. Spesso la colpa dei fallimenti giudiziari finisce su chi rappresenta la Giustizia e la esercita, alcune volte è vero, ma molte altre invece accade che a monte della sentenza di un Giudice o a monte dell’inefficienza di un Pubblico Ministero, vi siano problemi che nascono da vuoti legislativi o da assenza di regole, o addirittura da regole eccessivamente dispari con i principi stessi di uno Stato e della sua Costituzione, come nel caso del Concordato tra l’Italia e lo Stato della Città del Vaticano, che paradossalmente, anziché vedere l’Autorità Giudiziaria inquirente – nel caso del clero – la vede obbligata a comunicare l’apertura di un fascicolo nei confronti di un sacerdote, al tempo stesso, con la semplice scusa che le informazioni siano riconducibili al proprio ministero, permette ai sacerdoti di sottrarsi ai magistrati.

    Il “Report Giustizia sul caso Italia” (versione in lingua italiana non disponibile sul sito delle Nazioni Unite) parte proprio da qui, da una doverosa quantificazione da parte dello Stato dell’entità del problema, creando basi sulle quali poi poter creare un contrasto efficace al fenomeno, che dopo 20 anni, inequivocabilmente conferma che la chiesa non è in grado, oppure non vuole affrontare, quanto meno nei confronti delle sue stesse vittime.

    Parlo delle vittime, perché per quanto riguarda i sacerdoti, anche quelli pedofili, almeno in Italia è disarmante, anche per me, vittima e Presidente di un’associazione di vittime, vedere a fronte del totale fallimento nella prevenzione e nella riparazione di chi danneggiato, quanto la chiesa si sia ben organizzata invece in soccorso dei sacerdoti. Parlo di cliniche “escamotage” parallele alla nostra sanità nazionale, che come emerso da u’inchiesta giornalistica di Emanuela Provera e Federico Tulli, – contenuta nel libro “Giustizia divina” Chiarelettere (che finirà oltre che nel report in oggetto, anche in una integrazione che depositeremo a breve presso la Procura di Savona) alla quale abbiamo contribuito come associazione – nelle consulenze , fornendo i dati iniziali – hanno una capillare presenza sul territorio, spesso fungono anche come rifugio o escamotage per sottrarsi alla giustizia.

    Nel report, che aveva un limite di 5 pagine, concesso a 6, si citano anche alcuni dei casi più emblematici, come quello di Giada Vitale che per il Giudice, fu vittima di abusi sessuali fino allo scadere “tecnico” del compimento del 14° anno di età, un minuto dopo, è consenziente, e il suo molestatore assolto per quei reati.

    Si citano tra i casi quello di don Silverio Mura, don Francesco Rutigliano, don Mauro Galli e in questo caso l’enorme contraddizione di papa Francesco, che malgrado fosse informato delle violazioni di mons. Mario Delpini, malgrado le proprie dichiarazioni di tolleranza zero, lo ha tuttavia nominato arcivescovo di una delle diocesi più grandi d’Europa.

    Il documento termina con cinque raccomandazioni che l’Associazione, per facoltà porta all’attenzione del Comitato, indirizzate all’Italia, tre delle quali, su richiesta dell’Ufficio di Ginevra, sono state approfondite in un ulteriore documento integrativo di tre pagine, al momento riservato.

    Zanardi

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webp2019/02/28/relazione-onu-ita-comitato-per-i-diritti-del-fanciullo-2019/

  • La Rete L’ABUSO consegna all’ONU il Report Giustizia sul “Caso Italia”

    La Rete L’ABUSO consegna all’ONU il Report Giustizia sul “Caso Italia”

    A partire dal 14 gennaio fino al 1° febbraio 2019 , si riunirà l’80° sezione del Comitato per i diritti del fanciullo delle Nazioni Unite, che esaminerà le posizioni di alcuni Stati che hanno sottoscritto la Convenzione, per  verificarne il reale rispetto. Si tratta di Guinea, Siria, Giappone, Bahrain, Repubblica Ceca, Belgio e anche l’Italia, che sarà “interrogata” il pomeriggio del 22 e la mattina del 23 gennaio prossimi presso Palais Wilson, nella sede dell’Alto Commissariato per i diritti umani di Ginevra.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, che fa parte di Eca Global, l’Associazione internazionale che riunisce più di 18 paesi nel mondo, ha inviato nei giorni scorsi all’ufficio dell’OHCHR di Ginevra, il suo report sul “Caso Italia”. Un report incentrato su quello che sembra il punto cardine, la giustizia.

    Nel report si approfondisce quanto già era contenuto nella diffida al Governo italiano dello scorso 18 febbraio, ancora prima nell’interrogazione parlamentare voluta dalla Rete L’ABUSO, dove si sottolinea la gravità del fatto che le diverse istituzioni interessate, non hanno dato a oggi alcuna risposta. Una serie di lacune che si contestano all’Italia, nella ratifica di trattati convenzioni ecc., oltre che ad alcune basilari introduzioni alle quali il Governo deve immediatamente provvedere, per esempio, l’estensione del c.d. certificato anti pedofilia, in Italia non richiesto a diverse categorie, tra cui quella alla quale appartengono i sacerdoti, il volontariato, che ne è totalmente esente.

    L’associazione ha sottolineato ulteriormente che per fare si che in quel certificato – che produce l’Autorità Giudiziaria – sia attendibile, occorre che questa, quanto meno venga a conoscenza dei reati, e per questo i vescovi, nel cui report sottolineiamo la responsabilità – in riferimento al controllo che hanno per quanto riguarda il territorio – e che per ciò, non possono essere esenti dall’obbligo della denuncia.

    Si parla anche di diversi casi campione, tra cui la controversa vicenda di Giada Vitale  e, più di un riferimento alla lunga indagine giornalistica raccolta nel libro “Giustizia divina” di Emanuela Provera e Federico Tulli (Chiarelettere), alla quale – soprattutto nella parte iniziale – la Rete L’ABUSO ha fornito il primo materiale.

    Un libro segnalato anche all’Autorità Giudiziaria di Savona, che al momento è titolare del fascicolo e che verrà integrato in un prossimo deposito, non come materiale di indagine, ma elemento probatorio, confermato da tre diverse fonti, quindi decisamente attendibile “fino a prova contraria”.

    Nella parte finale del report, le raccomandazioni che l’Associazione  vuole avanzare al Governo italiano, nel rispetto delle nostre leggi e soprattutto nella loro applicazione.

    Francesco Zanardi

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webp2019/02/28/relazione-onu-ita-comitato-per-i-diritti-del-fanciullo-2019/