Tag: giornalisti

  • Il papa in ospedale. E va in onda il giornalismo più becero e grottesco, quello italiano, un insulto all’informazione e ai cittadini

    Il papa in ospedale. E va in onda il giornalismo più becero e grottesco, quello italiano, un insulto all’informazione e ai cittadini

    Altro che toccare il fondo, la stampa italiana (e non solo) questa volta lo ha persino bucato.

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    E quello che per i soli media italiani pare essere “l’ombelico del mondo” tanto da arrivare a titoli squallidi come quello di TGcom 24 (nella foto) che arriva persino a criticare la stampa estera per non essersi genuflessa alla pecorina come quella italiana. Ci si domanda “stando ai titoloni dei media italiani” chissà quante persone non potranno sopravvivere perché il Papa è ricoverato; quanti per lo stresso motivo non avranno lo stipendio questo mese; quanti in Italia non potranno più camminare, mangiare, fare benzina ecc. perché il Papa è stato ricoverato… E adesso chi guiderà il Vaticano durante la sua degenza?

    Parliamo della stessa stampa che, guardando l’altra faccia della medaglia, è da sempre incapace di fare una informazione vera e obbiettiva, l’unica al mondo che è stata persino incapace di fare un’inchiesta giornalistica sulla pedofilia del clero italiano. Da più di dieci anni riporta, ogni tanto qualche caso, nulla di piu.

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    Quella che oramai da anni, quando parla di pedofilia nel clero, non chiede più neppure un contradittorio alle vittime.

    La stessa che non è capace neppure di chiedere al presidente della CEI Matteo Zuppi come mai promuove a una congregazione mons. Rosario Gisana, sotto processo nel tribunale di Enna e per il quale il pubblico ministero chiede due anni di carcere senza il beneficio della condizionale, in quanto avrebbe mentito in favore dello stupratore Giuseppe Rugolo, oggi condannato a tre anni in via definitiva. Sempre a Zuppi, forse andrebbe chiesto perché la CEI non ha preso provvedimenti (come ha fatto la magistratura) verso Gisana? Eppure lo stesso Motu proprio, tanto lodato dai media, lo prevede!

    Sempre la stessa stampa che è incapace di chiedere al Papa, quando la chiesa italiana inizierà come nel resto d’Europa, anche in Italia, a riconoscere e indennizzare le vittime dei preti pedofili, anziché vantare falsamente quello che i Governi di tutta Europa hanno ottenuto per i propri cittadini, mettendo la chiesa all’angolo, e non grazie al Papa.

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    La stessa stampa che per sola imparzialità, proprio in occasione di questo ricovero papale, avrebbe potuto sollevare, almeno il problema sanitario italiano, anziché offendere ed umiliare milioni di cittadini italiani rimasti oramai senza cure e senza alcuna assistenza medica.

    Un’informazione che sarebbe meglio, a questo punto non ci fosse in quanto in Italia è pura disinformazione.

    …E chissà, a questo punto, quanti giornalisti non prenderanno lo stipendio questo mese, perché il Papa è ricoverato…

    Di seguito la “galleria foto” dei principali titoli apparsi sui media italiani…

  • Agli organi di informazione – Rete L’ABUSO prende le distanze da ECA Global

    Agli organi di informazione – Rete L’ABUSO prende le distanze da ECA Global

    In relazione al comunicato stampa rilasciato da ECA Global (Tutela Minorum ECA Statement on Rome Dialogues) si comunica che Rete L’ABUSO, tra i fondatori dell’organizzazione internazionale si dissocia totalmente sia dall’organizzazione americana, sia dal comunicato stampa in allegato.

    Veniamo a conoscenza dell’iniziativa solo grazie ai giornalisti che hanno contattato nella giornata di oggi l’Associazione che oltre non condividere in nessun punto quanto ECA dichiara, come molti soci dell’ECA non era stata neppure informata di tale iniziativa.

    Lo stesso comunicato non riflette minimamente la situazione italiana per cui risulta irrispettoso, tenendo peraltro conto che la Commissione Tutela minori rifiuta ad oggi qualunque contatto con le rappresentanze italiane.

    In’oltre, visitando il nuovo sito di ECA scopriamo che l’associazione ha usato il lavoro che Rete L’ABUSO ha svolto in Italia facendolo indebitamente proprio e utilizzando la causa e le vittime per finalità per nulla in linea gli obbiettivi che ECA si era preposta inizialmente e ai quali Rete L’ABUSO aveva aderito.

    Rete L’ABUSO ha richiesto a ECA Global l’immediata cancellazione di tutti i nostri contenuti pubblicati sul sito di ECA.

    Ci riserviamo eventuali altre iniziative.

  • La misericordia di Leone per i suoi pedofili. La avesse espressa a noi vittime ci saremmo offesi

    La misericordia di Leone per i suoi pedofili. La avesse espressa a noi vittime ci saremmo offesi

    Si sa che il pesce puzza dalla testa e il papato di Leone non si discosta da quello di Francesco che tra mille chiacchere non riuscì a farne una giusta, neppure nella sua amata Argentina dove ancora oggi il risentimento dei sopravvissuti è forte.

    È certo che se un Dio esiste di sicuro non ha una gran dote nel saper scegliere i suoi rappresentanti terreni, il suo “ufficio di collocamento” da anni pare non azzeccarne una.

    Da Wojtyla che ancora oggi ricordiamo principalmente per il caso ancora insoluto di Emanuela Orlandi, al suo successore Ratzinger, la cui storia criminale è stata recentemente ripercorsa da Íñigo Domínguez  nell’inchiesta giornalistica di EL PAIS, e che ricordiamo proprio nel 2004, imputato in USA con l’accusa di intralcio alla giustizia, fu graziato dalla “misericordiosa” fumata bianca che lo fece Papa, permettendogli di chiedere all’ora Presidente Bush l’immunità come capo di stato, che di fatto lo salvò in extremis dal quel processo. Tuttavia anni dopo costretto a dimettersi morirà “incarcerato” in Vaticano, dove anche la “misericordia” lo abbandonò.

    Trovò vita più facile il suo successore Bergoglio, tanto amato dai cattolici che pochi giorni dopo la sua morte lo cancellarono dalla memoria. Altra “assunzione” che da subito sollevò grandi ombre non solo riguardo la sua complicità con la dittatura argentina, ma con il suo intero papato, fatto di tante chiacchere e pochi fatti. Salvo grazie alla “misericordia” dei media, in particolare quelli italiani che attuarono la linea della censura preventiva cominciando a presentare i fallimenti di Bergoglio nella più totale assenza di contraddittorio, facendolo così apparire ingannevolmente come il grande riformatore della chiesa. Una linea gattopardiana dove si cambiò tutto perché tutto restasse uguale.

    Quella di Prevost sarà la peggior “assunzione” del collocamento vaticano. Qui la “misericordia” dei media tocca da subito il fondo precipitando in una miseria deontologica e anti cristiana mai vista prima nel paese. Un uomo da subito notevolmente compromesso dal caso cileno che ancora prima dell’elezione lo indicava trai peggiori candidati.

    Qui la censura e la disinformazione hanno dato il peggio del giornalismo italiano. Tranne poche testate oneste, tolto il caso cileno, nessuna ha detto che fino al giorno prima di essere eletto Papa, Rober Prevost era il Prefetto del Dicastero per la dottrina dei vescovi e che per ben due anni ha insabbiato da prefetto il caso siculo del vescovo di Enna Rosario Gisana, oggi a processo per la giustizia italiana con l’accusa di aver mentito nel tentativo di coprire il caso di don Giuseppe Rugolo.

    Vescovo che malgrado Prevost oggi sia diventato Papa continua a non affrontare, forte di certi giornalisti suoi complici, che con la censura preventiva lo proteggono dal rischio di qualunque possibile contraddittorio.

    Una stampa che non è più “misericordiosa” come ai tempi di Bergoglio, oggi è diventata direttamente miserabile tanto da non chiedergli conto nè del caso Gisana, tantomeno del caso di Marko Rupnik dietro al quale tante suore stuprate furono costrette dalla stessa chiesa ad abortire. Cose che i media non raccontano preferendo beatificarlo per la benedizione della campana contro l’aborto, la triste ed ipocrita iniziativa ligure lanciata dal vescovo di Sanremo Antonio Suetta, di cui molti media hanno completamente omesso le proteste, sia dei sopravvissuti agli abusi del clero, sia della società civile, che indignata ha più volte contestato.

    La stessa stampa che oggi lo eleva il Papa della “misericordia pedofila”, un pensiero tanto squallido che nella puntuale censura di un contraddittorio riesce persino a trasformarsi in qualcosa di bello.

    Quella stampa che di fronte al Vangelo di Matteo 18:6 è da tempo che ha messo la “macina al collo” delle vittime anziché dei carnefici. La stessa che a partire da RAI News è stata capace di stuprare persino l’inchiesta di EL PAIS omettendo con puntuale “misericordia” l’Italia, di cui si parla nell’inchiesta, ma nessuno lo sa perché disinformato dall’informazione.

    Quella stampa che insieme alla politica è stata risolutiva in tutti i paesi civili, mentre in Italia si trasforma in un problema sociale peggiore della pedofilia stessa. Il recente caso sardo della Garante per l’infanzia defenestrata dal suo stesso consiglio regionale per aver fatto il suo dovere è l’ultimo triste esempio che rende bene l’immagine di un paese che quando vede un Papa, qualunque sia, sa solo esclamare “com’è bianco!!!”.

  • Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Il tribunale di Enna ha archiviato le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale su minori.

    Le querele erano state archiviate dalla procura ma i legali del sacerdote , che avevano chiesto anche il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della giornalista, si erano opposti. Ora il tribunale scrive la parola fine alla vicenda giudiziaria.

    Insieme alla Rizzo, assistita dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica del foro di Enna e Giovanni DI Giovanni, del foro di Caltanissetta, sono stati querelati, tutte querele archiviate, altri 6 giornalisti, il presidente di Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti ad abusi clericali, Francesco Zanardi, e una delle vittime del prete, Antonio Messina dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta che ha portato alla condanna di Rugolo. “

    Sono grata alla giustizia e ai magistrati che hanno riconosciuto la temerarietà di queste querele fatte solo per bloccare il flusso di informazione – dice la Rizzo – Questo processo , seppure a porte chiuse, andava raccontato perché ha svelato uno scenario inquietante nella diocesi di Piazza Armerina e ha portato , oltre alla condanna del sacerdote, all’incriminazione per falsa testimonianza del vescovo Rosario Gisana e del vicario giudiziale Vincenzo Murgano “.

    Sono gli stessi giudici di Enna, come aveva già fatto quello di Savona che aveva archiviato la querela contro il presidente Zanardi, a stabilire che la Rizzo ha riportato le notizie a norme legge dato che “non sussiste il divieto di pubblicazione, anche parziale degli atti del dibattimento celebrato a porte chiuse”.

    La giornalista è stata sostenuta da Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio nato per documentare e analizzare il crescendo di intimidazioni e minacce nei confronti dei giornalisti italiani e ha ricevuto la solidarietà dell’ordine dei giornalisti di Sicilia e dell’Assostampa.

    La Rizzo, di recente, nel corso delle udienze del processo di appello a Rugolo, è stata accusata in aula dai legali di Rugolo di avere, con i suoi articoli, condizionato tribunale e testimoni

  • Preti pedofili, in Vaticano arriva l’esperto che di certo non chiederà al Governo italiano di colmare i vuoti legislativi pro pedofilia.

    Preti pedofili, in Vaticano arriva l’esperto che di certo non chiederà al Governo italiano di colmare i vuoti legislativi pro pedofilia.

    È stato indubbiamente triste vedere di persona quanti cattolici acclamassero l’elezione del nuovo Papa, molti persino piangevano ignari di chi sia Leone XIV, senza dubbi un esperto in materia di insabbiamenti e come raccontavamo ancora prima del fattaccio, tra i primi da non eleggere…

    Certo questo lo sanno molto bene anche i cardinali che lo hanno di fatto votato ma siccome tutti nella loro carriera hanno “qualche scheletro di vittima nell’armadio”, di certo si sono sentiti più tutelati con un Papa ben esperto in materia.

    In Vaticano c’erano anche decine di rappresentanti delle associazioni dei sopravvissuti, oltre noi della Rete L’ABUSO anche SNAP, Bishop Accountability, ADULTO di Sebastian Cuattromo e ECA Global che rappresenta ben 40 paesi nel mondo ma anche giornalisti come il peruviano Pedro Salinas e tanti altri la cui presenza ha seminato il terrore tra la stampa pretofila di tutto il mondo, che forse nel momento della diretta ha temuto i sopravvissuti potessero fare i “disturbatori” sullo stile di Paolini, mandando all’aria la merchetta live televisiva…

    Ma non è andata così, hanno avuto tutto lo spazio di censura “democratico” dedicato dai media “leonini” alle noiosissime ed irritanti vittime sopravvissute agli abusi del clero, di cui non accennano minimamente, neppure in negativo, pur di negare qualunque contraddittorio.

    Come la Rete L’ABUSO augurava nella conferenza stampa del 6 che il nuovo Papa intervenisse, spingendo il Parlamento italiano a mettersi in linea con le normative europee, ora siamo certi che un intervento ci sarà, forse non proprio come ci si saremmo aspettati e tanto meno come a gran voce chiede dal 2019 il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, ancora in attesa che il Governo italiano adempia a quei due o tre superflui e mancati dettagli insignificanti che riportiamo di seguito…

    Roba da poco…

    “Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Qui vale la pena di ricordare le risposte della Delegazione italiana in quella seduta dove a fronte di una prevenzione ZERO dell’Italia, la dott.sa Concetta Potito (Ufficio legislativo del Ministero della giustizia italiana) rassicurava dopo lo stupro, le pene alle quali i pedofili vanno in contro nel malaugurato caso che per disgrazia qualcuno li quereli.

  • ENNA – Archiviazione per i giornalisti accusati di diffamazione da don Rugolo

    ENNA – Archiviazione per i giornalisti accusati di diffamazione da don Rugolo

    Il Gip del Tribunale di Enna, Giuseppe Noto, dopo l’udienza che si è tenuta lo scorso 1 ottobre scorso, ha definitivamente archiviato il procedimento penale a carico dei giornalisti Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino, direttore della testata on line Ennalive, nonché del presidente dell’Associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi denunciati da Giuseppe Rugolo, per diffamazione e per divulgazione di atti processuali per un articolo pubblicato il 28 giugno 2023.

    Il sacerdote, già condannato da Tribunale di Enna per violenza sessuale ai danni di minori, aveva ritenuto diffamatoria la frase dell’articolo di stampa che aveva definito poco consoni gli atteggiamenti del prete, ripresi in un video riprodotto in aula, mentre fa la doccia con un minore.

    Il GIP del Tribunale di Enna, accogliendo la richiesta di archiviazione della Procura della Repubblica di Enna e le argomentazioni difensive dei difensori degli indagati, ha pronunciato ordinanza di archiviazione affermando che gli articoli non hanno alcun carattere diffamatorio in quanto Pierelisa Rizzo non ha fatto che riportare in termini veridici quanto avvenuto nel corso dell’udienza dl 27 giugno 2023.

    Archiviata anche l’ipotesi di reato di divulgazione di atti processuali dal momento che non sussisteva alcun divieto di pubblicazione.

  • Condanna a 4 anni e 6 mesi per don Rugolo. Per Papa Francesco Gisana “perseguitato”. Si chiede l’archiviazione per i cinque denunciati dal prete

    Condanna a 4 anni e 6 mesi per don Rugolo. Per Papa Francesco Gisana “perseguitato”. Si chiede l’archiviazione per i cinque denunciati dal prete

    Si è concluso ieri a Enna con una condanna in primo grado a quattro anni e sei mesi, il processo che vedeva imputato don Giuseppe Rugolo condannato per violenza sessuale continuata e tentata violenza sessuale ai danni dia Antonio Messina, oggi trentenne. La curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina invece, è stata riconosciuta responsabile civile.

    L’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri commenta così la sentenza;

    Restando in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza si può già affermare che questo risultato è importante e soddisfacente perché dimostra che per ottenere verità e giustizia, per le vittime è necessario denunciare, ma alle autorità civili. Senza esitare. Il tentativo della difesa e dei responsabili civili di spostare il focus insinuando dubbi sulla credibilità di Antonio Messina e delle altre prede di don Rugolo è andato in frantumi.

    Antonio è stato creduto, prima dalla procura, poi dal Tribunale. A lui va riconosciuto il merito di aver avviato con il coraggio di denunciare una controtendenza in un territorio difficile dove le asimmetrie, generate dal potere e dall’omertà, soppiantando la legge. Antonio con determinazione lo ha fatto sostenuto dalla sua famiglia. Il risultato è come se fosse stato piantato uno scalpello di frassino nel cuore dell’ipocrisia e dell’omertà, nei luoghi che avrebbero dovuto garantire la massima protezione possibile ai ragazzini divenuti preda delle aggressioni di un uomo che dalle prove raccolte è risultato sicuramente problematico e assai pericoloso.

    La comunità dei fedeli, le cittadine e i cittadini di Enna, devono prendere atto della verità processuale, che coincide con la verità storica. Il Tribunale di Enna con la sua pronunzia ha disvelato che sotto i paramenti di colori o foggia diversi indossati da don Rugolo in realtà si celava un abusante sessuale che predilige i ragazzini.

    Il dato sistemico e diffuso di questo fenomeno, soprattutto nel nostro Paese, deve indurre seriamente l’esecutivo a rendere per questi casi obbligatoria la denuncia: “erga omnes “.

    Il sacerdote nel frattempo aveva querelato con l’accusa di diffamazione non solo la stessa vittima, ma la parte civile nella persona del Presidente della Rete L’ABUSO, oltre a tre giornalisti, Pierelisa Rizzo, Manuela Acqua e Federica Tourn.

    Querele per le quali il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione, tuttavia, forse in attesa della pronuncia di Enna, non sono ancora state archiviate e per le quali, unitamente al dispositivo di condanna emesso ieri, sene chiederà la definitiva archiviazione.

    Da vedere ora quali provvedimenti prenderà la chiesa nei confronti del sacerdote, al momento non toccato da un’indagine canonica anzi, lo stesso Papa Francesco difendendo pochi mesi fa l’operato del vescovo Rosario Gisana, dichiarò che era “un perseguitato“.

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  • Qualcosa di “indecente” alla vigilia della requisitoria sul caso Rugolo, il Papa dice…

    Qualcosa di “indecente” alla vigilia della requisitoria sul caso Rugolo, il Papa dice…

    Spazzata in un nanosecondo direttamente dalla bocca di Papa Francesco qualunque oramai flebile speranza di giustizia rimasta in Italia per le vittime di abusi sessuali del clero cattolico.

    L’unico paese in Europa inerte in materia e al momento oggetto per inadempienza di una petizione al Parlamento Europeo. Un’altra all’ONU, sulle anche pregresse inadempienze.

    Da quanto riporta ANSA in un comunicato, Bergoglio farebbe i complimenti (malgrado quanto emerga dall’indagine giudiziaria in corso a Enna) al vescovo Rosario Gisana, coinvolto dalla Giustizia civile in più procedimenti oltre al caso Rugolo. (ma non indagato)

    “Bravo, questo vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo vescovo”.

    Come conferma lo stesso sito della Santa sede.

    Tutto con una tempistica tanto perfetta quanto sospetta non solo nell’inaspettata posizione di Papa Francesco, contraria ai suoi stessi decennali proclami di tolleranza zero, ma perché il tutto accade alla vigilia della requisitoria di domani, presso il tribunale di Enna dove parleranno le parti.

    L’Associazione non può che disapprovare in nome della verità e della giustizia per le vittime, (solo) in Italia escluse dalla stessa CEI da qualunque attività in materia.

    Teniamo ad annotare in virtù della “Giustizia Vaticana” che venerdì scorso, la notizia proprio inerente al caso Rugolo/Gisana che oltre alla vittima, alla Rete L’ABUSO (parte civile nel processo) e tre giornalisti, salgono a cinque le querele per chi ha parlato del caso.

    Querele per le quali in tutti i casi la procura chiede l’archiviazione.

    Rete L'ABUSO

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  • Le domande della Rete L’ABUSO al neoeletto Presidente della CEI – Cardinale Matteo Maria Zuppi – Video

    Le domande della Rete L’ABUSO al neoeletto Presidente della CEI – Cardinale Matteo Maria Zuppi – Video

    Durante lo spazio dedicato alle domande dei giornalisti, alla conclusione della Conferenza stampa del neopresidente della Cei card. Matteo Zuppi (27/5), Francesco Zanardi ha posto alcune domande ed esposto le perplessità rispetto al senso complessivo del progetto di contrasto all’abuso appena varato dai vescovi italiani.

    E’ stato un momento intenso: per la prima volta, in una conferenza stampa istituzionale della CEI, una vittima ha osato prendere la parola.

    Davanti ai giornalisti, Zuppi ha preso un impegno: quello di incontrare prossimamente la Rete l’Abuso ed acquisire gli eventuali dati.

    Il messaggio di alcune vittime sopravvissute, alla CEI

    © Rete L’ABUSO – Tutti i diritti riservati

  • ITALIA – Il Governo corre in soccorso alla chiesa e abbandona i sopravvissuti ancora una volta

    ITALIA – Il Governo corre in soccorso alla chiesa e abbandona i sopravvissuti ancora una volta

    Con un comunicato congiunto lo Stato annuncia di aver lanciato il salvagente alla CEI per uscire illesa dal problema dei preti pedofili che da inizio anno la sta attanagliando in tutta Europa con commissioni di inchiesta governative. Un annuncio che porta la memoria dei sopravvissuti a 12 anni fa quando il Consiglio dei ministri in un comunicato ha «confermato la solidarietà del governo per l‘inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa», scaricando così le vittime italiane, moltiplicate a centinaia nei 12 anni di silenzio che seguirono quella dichiarazione.

    Una situazione oggi grottesca perché quelle inadempienze dello Stato negli anni contestate a gran voce dai sopravvissuti che trovando nel governo un costante muro di gomma, in quanto nonostante una interrogazione parlamentare e la successiva la diffida del 19 febbraio 2018 si videro costrette a rivolgersi agli organi sovrastatali, le Nazioni Unite, le quali condannarono le criticità e raccomandarono all’Italia gli adempimenti da apportare alle norme (punto 21 del testo). Ma l’Italia non ha mai messo mano negli anni a quelle raccomandazioni, lasciando invariate le criticità. Lo scorso febbraio è stata denunciata la seconda volta per inadempienza all’ONU.

    Perché affermiamo che il Governo stia tradendo ancora una volta i cittadini vittime per salvare la chiesa?

    Uno dei motivi è quello che non compaiano in un’iniziativa apparentemente rivolta alle vittime le medesime e le associazioni che le hanno rappresentate per anni, tra cui il neonato COORDINAMENTO italiano #ItalyChurchToo, una “svista” ultra decennale che si ripropone come mera operazione di facciata.

    Paradossalmente compare la Conferenza Episcopale, quella che in tutti gli altri paesi invece, era oggetto su cui i governi indagavano a seguito dei decennali fallimenti in materia, tutto ad un tratto in Italia invece, diventa la “consulente” dello Stato al quale dovrebbe rendere conto.

    Da quanto si apprende dal comunicato del Dipartimento per le politiche della famiglia, è stato “riesumato” per l’ennesima volta all’evenienza, l’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia,  un ufficio fantasma che negli anni, malgrado le molteplici richieste dell’associazione e dei giornalisti, non è mai stato in grado di restituire informazioni.

    Come ricorda su LEFT di dicembre 2021 Federico Tulli “Nel 2007 è stato istituito l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile presso il ministero per le Pari opportunità. Nello stesso anno in quella sede sarebbe dovuta entrare in funzione una banca dati – si legge sul sito del ministero – «volta ad organizzare in modo sistematico il patrimonio informativo proveniente dalle diverse amministrazioni per il monitoraggio del fenomeno e delle azioni di prevenzione e repressione ad esso collegate». L’Osservatorio avrebbe anche dovuto redigere «una relazione tecnico-scientifica annuale a consuntivo delle attività svolte per il monitoraggio e il contrasto degli abusi su bambini e adolescenti nel nostro Paese». Usiamo il condizionale perché dal 2007 al 2021 l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia ha funzionato di fatto solo pochi mesi nel 2020 e al momento non è possibile sapere quando riprenderà l’attività dato che anche il sito è offline.”

    Una risposta decisamente poco esaustiva e lacunosa da parte della Ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, che fa vergognare il paese nel contesto europeo attuale, dove l’Italia ancora una volta pare voler glissare sul problema.

    Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO


    P.S. Ci rammarichiamo con la Ministra Elena Bonetti ricordandoLe che i sopravvissuti italiani agli abusi sessuali del clero rinnegano da sempre e non riconoscono l’ipocrita “Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia” promossa da uno Stato di cui sono cittadini non riconosciuti.

    Giornata che puntualmente viene ricordata per/in quello Stato che è il carnefice inadempiente di quelle stesse persone oggi ancora in cerca di giustizia presso due Stati latitanti.

    Per completezza Signora Ministra, i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico italiani, riconoscono il 3 novembre come Giornata della memoria. #AllSurvivorsDay

    Con ossequio