Tag: Imola

  • 360 casi registrati dalla Rete L’ABUSO in soli 15 anni – La magistratura italiana prenda esempio dalla Spagna

    360 casi registrati dalla Rete L’ABUSO in soli 15 anni – La magistratura italiana prenda esempio dalla Spagna

    Un clamoroso esempio del fallimento della giustizia italiana, già noto e chiaramente espresso dal Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, che nel 2019, riguardo le molteplici denunce esprimeva; “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.”

    Parole forti, riferite proprio a quanto emergeva in particolare dalle nostre denunce. Non solo la latitanza dello Stato, ma anche quella della magistratura, aggravata dal fatto che questa, non solo fosse molto reticente nel procedere, ma non esercitasse in alcun modo il suo potere, l’autonomia che questa ha. A prescindere dall’interesse del Governo, il quale, sempre in quella sede, ricevette diverse raccomandazioni oggi un tutt’uno con i silenzi della Giustizia. (paragrafo 21)

    L’iniziativa della magistratura spagnola è un atto dovuto a fronte dei 250 casi emersi in 70 anni, da accertare e approfondire, ma tali da stimolarne l’interesse.

    I silenzi decennali di quella italiana invece, segno che questa ha rinunciato (almeno per quanto riguarda il clero) alla propria autonomia e ancor peggio, all’importanza dell’Istituzione che rappresenta e del ruolo, tale da avere anche in Italia l’autonomia di intervento, a prescindere dalla politica, anzi, proprio quando questa è assente, come nel caso italiano.

    La punta dell’iceberg italiana, ignorata ma ben documentata sul nostro portale e che in un paese normale come la Spagna avrebbe stimolato come è accaduto un’indagine, in Italia invece pare proprio di no. l’Associazione ha i dati e ben volentieri li consegnerebbe ai magistrati, ma non li vogliono.

    Eppure in soli 15 anni (non 70 come in Spagna) contiamo ben 320 sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia, circa 160 condannati in via definitiva, circa 60 inediti e custoditi nei nostri archivi, se pur documentati, improcedibili perché le attuali leggi, in Italia hanno vuoti tali da impedire la procedibilità di indagini, persino preventive.

    Stiamo assistendo ovunque a governi che mettono a riparo i cittadini, indagano con commissioni d’inchiesta che rivelano dati impressionanti per l’opinione pubblica, un po’ meno per chi tecnico e li aveva già ben chiari da anni e aspettava solo divenissero ufficiali.

    In Italia invece bisognerà attendere le prossime vittime, sperando denuncino e anche loro non siano improcedibili per prescrizione o altro.

    F.

  • Don Rugolo, il Motu proprio Vos estis lux mundi e i silenzi di papa Francesco

    Don Rugolo, il Motu proprio Vos estis lux mundi e i silenzi di papa Francesco

    Il caso di don Giuseppe Rugolo al momento concluso con l’arresto cautelativo del sacerdote, stimola una serie di riflessioni in quanto in un nanosecondo, alla prima occasione vede il più totale flop dell’ultimo motu proprio emesso dal papa, il Vos estis lux mundi.

    Un documento che se pur non introducesse regole di rilievo indirizzate alla giustizia civile, ne contiene molte per quanto riguarda la giustizia vaticana e gli obblighi delle gerarchie che nella vicenda ennese materializza come era prevedibile, l’inapplicabilità dello stesso documento.

    Vediamo infatti coinvolti nell’insabbiamento – in violazione al Motu proprio – una numerosa serie di vescovi, non solo ennesi, che di fatto hanno violato la stessa legge interna alla quale dovrebbero invece fare riferimento.

    Una serie di omissioni infinite che hanno portato alla disperazione la stessa presunta vittima che si è vista chiudere la porta in faccia, scegliendo come ultimo disperato tentativo, quello di scrivere direttamente al papa, che però non gli ha mai risposto.

    Certo un quadro niente male “con un motu proprio” che cade a pezzi “in proprio” alla prima occasione a fronte della quale era scontato aspettarsi almeno un intervento – a prova dell’efficacia e dell’onorabilità del Motu proprio – che non è arrivato, anzi, ha amplificato ulteriormente anche i silenzi di papa Francesco e l’incapacità di farsi obbedire dalle sue stesse gerarchie.

    Zanardi

  • Pippo, Pluto e… Paperino – Tutti gli uomini di papa Francesco

    Pippo, Pluto e… Paperino – Tutti gli uomini di papa Francesco

    Di Francesco Zanardi

    Da diciotto anni, almeno da quando lo scandalo iniziato a Boston via via emerse in tutto il pianeta, dalla Santa Sede, un papa dopo l’altro – almeno tre – continuano a dirci e a darci rassicurazioni sull’impegnio della chiesa, non da ultima la notizia che papa Francesco starebbe per confermare definitivamente lo statuto della Pontificia commissione per la tutela dei minori.

    Tutti ad acclamare il papa, che sarà anche tanto volenteroso ma, per il momento, ha fatto solo collezione di fallimenti: dal tribunale per processare i vescovi (che non c’è mai stato), alla tolleranza zero che, invece, si è tradotta nel “riciclaggio” di sacerdoti abusatori e di vescovi insabbiatori, ultimo il caso cileno.

    Ma poi perché tutto questo clamore? Non è che dobbiamo aspettare o dipendere dalla Pontificia commissione per la tutela dei minori, per avere quei diritti che, da cittadini italiani, se pur vittime di sacerdoti, già ci garantisce la Costituzione Italiana e i vari trattati internazionali, non deve certo farci la grazia il Vaticano.

    Ecco, è qui che non si capisce proprio il perché del clamore, anzi, ci si dovrebbe domandare perché lo Stato Italiano, quando si tratta di sacerdoti che abusano di cittadini italiani non se ne accorga e, ancor peggio, non prenda provvedimenti. Ci si aspetterebbe almeno una commissione d’inchiesta che quantifichi in Italia – come accaduto negli altri paesi – l’entità del fenomeno che, dove gli stati hanno svolto indagini, ha ottenuto risultati spaventosi come il 7% dell’Australia.

    Non c’è niente da fare, il Governo non vuole proprio saperne di tutela dei minori e non vuole accorgersi del problema neppure se stimolato. Possiamo affermare questo perché la Rete L’ABUSO ha fatto sapere, forte e chiaro, al Governo che c’è un problema. Negli ultimi mesi infatti abbiamo avviato ben due iniziative, la prima, che certamente ha informato il Governo perché si tratta di un’interrogazione parlamentare, è stata depositata il 27 novembre scorso da un Deputato, Matteo Mantero, ed è tutt’ora sul sito della Camera dei Deputati.

    La seconda, che siamo certi abbiano letto ma alla quale, malgrado i 30 giorni di tempo ormai abbondantemente scaduti, tempo che avevano per rispondere al nostro avvocato, ad oggi nulla, neppure il tentativo di approfondire la gravità dei fatti esposti.

    Fatti già ampliamente denunciati nel rapporto delle Nazioni Unite – Commissione per la tutela del fanciullo – alla quale la Santa Sede, dopo 12 anni di ritardo nella presentazione del primo rapporto, avrebbe dovuto rispondere entro il primo settembre 2017. Non lo ha fatto.

    Eccoli qua i primi due, Pippo e Pluto, quelli che non hanno mai risposte da dare perché non sentono la domanda.

    Papa Francesco invece lui le risposte da dare le ha, ce ne fa dono tutti i giorni, vabbè, non siamo puntigliosi: è vero non ne va dritta una, ma non è colpa sua, tra vescovi disobbedienti ed immorali, (che però poi perdona sempre), complottisti all’interno delle mura Leonine (che non riesce ad allontanare), lobby di vario genere (che minerebbero il suo operato)… dopo 18 anni, da quando il mondo ha scoperto la realtà dei preti pedofili, e i Paesi interessati hanno preso provvedimenti in tutela dei propri cittadini, in Italia invece lo Stato preferisce continuare a rendere sacrificabile la salute psicofisica dei minori, piuttosto che intervenire.

    Dopo tutto non ci sarebbe mica nulla di male, non si chiede al governo di mettere mano a questioni di fede, la pedofilia non è cosa di fede e anzi, andrebbero in aiuto al Vaticano, per primo papa Francesco aiutandolo nel raggiungere i suoi obiettivi, in materia di prevenzione e di tutela delle vittime.

    Ma noi italiani siamo sempre i soliti…

    Povero papa, non gli diamo neppure una mano, sempre solo a combattere, per forza non ce la fa!