Tag: Josef Wesolowski

  • Accesso agli atti per le vittime di preti pedofili, il Vaticano non risponde

    Accesso agli atti per le vittime di preti pedofili, il Vaticano non risponde

    Tra le tante santissime menzogne del Vaticano, anche quella dell’accesso agli atti per le vittime dei preti pedofili.

    Una notizia clamorosa, ma che come per i tribunali per processare i vescovi insabbiatori; la Commissione minori “trasparente” nella quale inserì due vittime Marie Collins e Peter Saunders, così inefficiente ed inutile che la Collins lasciò contestandone l’inerzia, mentre Saunders venne addirittura allontanato; le promesse di aiuto alle vittime e la tolleranza zero; la promessa di cacciare e perseguire i preti pedofili che poi in realtà coprì, come nel caso di don Nicola Corradi, Carlo Capella, Josef Wesolowski, gli abusi in Vaticano sui chierichetti del papa ecc. anche quella di accedere agli atti che riguardano i processi per abuso sessuale, si sta rivelando l’ennesima papa-frottola.

    Dopo l’appello fatto da Bergoglio sull’abolizione del segreto pontificio e la possibilità per le vittime di accedere agli atti processuali canonici che le riguardano, più di uno dei nostri assistiti ha avanzato formale richiesta, tra questi anche Giada Vitale che proprio pochi giorni fa a “La vita in diretta” RAI1 ha anche denunciato (come accaduto in molti altri casi) che don Marino Genova, che abusò di lei quando aveva solo 13 anni, malgrado una condanna definitiva, non è mai stato dimesso dallo stato clericale.

    Ebbene, come ci confermano diversi nostri assistiti che hanno avanzato domanda di accesso, non solo non hanno ottenuto i documenti promessi, ma neppure gli hanno risposto.

    Differente la situazione per quanto riguarda l’Autorità Giudiziaria, alla quale, nei due casi ai quali la Rete L’ABUSO ha accesso, possiamo confermare che una risposta ci sia stata.

    C’è un però, ovvero, la Rete L’ABUSO assiste anche le vittime di quei due casi e possiamo affermare che i conti non tornano. Infatti, praticamente tutti i documenti depositati dai nostri assistiti prima o nel corso del procedimento canonico, non sono stati consegnati agli inquirenti che li hanno richiesti. Perché ?

    Tranne poche carte di nessuna importanza come la consacrazione del sacerdote e qualche altro appunto di poco valore, nulla di rilevante.

    Noi della Rete L’ABUSO siamo stati in grado di accorgerci dell’ammanco grazie ai nostri assistiti che non solo ci hanno confermato la presenza di loro scritti fatti in fase di audizione da parte dell’autorità ecclesiastica, ma in molti casi hanno depositato denunce e pagine di memoriali circostanziati contenenti i nominativi di altre presunte vittime. Tutto materiale di rilievo, che però manca all’appello.

    Ma la domanda cruciale al di la degli appelli fatti da uno Stato non più credibile come il Vaticano, quali garanzie ci sarebbero anche qualora consegnassero qualche carta in più ?

  • Papa Francesco e le commissioni farsa sugli abusi sessuali dei preti

    Papa Francesco e le commissioni farsa sugli abusi sessuali dei preti

    Di poche ore fa la notizia battuta dalla Sala Stampa Vaticana nella quale si dice che papa Francesco vorrebbe istituire una commissione per la protezione dei bambini dagli abusi sessuali del clero.

    Questa decisione è la palese dimostrazione del fallimento di tutte le mirabolanti direttive per reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nel clero. Abbiamo assistito a vergognose campagne di stampa sul preteso impegno dei vari pontefici e dei vescovi nel combattere il fenomeno. Ricordiamo tutti le direttive di Benedetto XVI del luglio 2010 che si sono rivelate un completo fallimento.  Campagne a cui corrispondono comportamenti omissivi e conniventi coi preti pedofili e criminali.

    Anzitutto ridurre il problema degli abusi sessuali ai bambini è una assurdità, dato che gli abusi sessuali di cui parla la cronaca riguardano spesso anche adolescenti e adulti. Non si capisce quindi se il problema sono i bambini o i preti criminali.

    In secondo luogo vorremmo capire chi farà parte della Commissione, ossia se sarà lo stesso clero che in questi decenni ha sistematicamente ingannato l’opinione pubblica e insabbiato i crimini dei propri membri. In poche parole vorremmo sapere se avranno un ruolo le vittime, non quelle addomesticate e scelte con cura per le passerelle mediatiche che siamo usi vedere in TV. Che credibilità hanno oggi questi monsignori?

    In terzo luogo vorremmo sapere se, in attesa dei tempi biblici delle commissioni, che stileranno dei comunicati da sottoporre al pontefice che, forse, emanerà delle direttive, cambierà la prassi applicativa che registriamo da decenni. Per esempio, nel frattempo le Conferenze Episcopali stileranno un elenco pubblico dei sacerdoti condannati con processo civile e canonico per abusi sessuali? I vescovi nel frattempo denunceranno alla magistratura i preti criminali? Sarà interdetto il reclutamento dei minori a fini del sacerdozio, ossia elimineranno la figura dei seminaristi minori? Saranno aperti gli archivi diocesani e pontifici e rese pubbliche le accuse mosse contro i sacerdoti? Saranno dimessi automaticamente dallo stato clericale i preti responsabili di abusi? Sapremo dove sono nascosti i preti accusati di abusi sessuali? Saranno risarcite dalle diocesi e del Vaticano le vittime, visto che i preti sono quasi sempre nullatenenti? Le vittime saranno aiutate nel recupero psicologico e nell’inserimento lavorativo, visto che hanno visto danneggiata per sempre la loro vita?

    Mentre la stampa si sofferma su questo comunicato stampa del Vaticano, piuttosto contraddittorio perchè arriva all’indomani del rifiuto, di consegare all’ONU proprio la documentazione riguardante gli abusi sui minori, nessuno si interessa della stretta attualità. Per esempio nessuno ci spiega come mai il Nunzio apostolico a Santo Domingo arcivescovo Josef Wesolowski, fatto fuggire precipitosamente dai Caraibi e nascosto a Roma, perché sorpreso in luoghi di prostituzione minorile, non è stato fatto rientrare d’autorità nell’isola per sottoporsi alla giustizia civile. Nessuno si preoccupa di informarci sui fatti di Belcastro (CZ –  diocesi di Crotone), su come mai una inchiesta durata 3 anni, che ha visto la richiesta di rinvio a giudizio per don Roberto Mastro per abusi su 17 minori di 14 anni sia passata sotto silenzio della diocesi e della stampa. Nessuno ci spiega cosa c’è che non va nella formazione di un sacerdote come don Giuseppe Canavese (diocesi di Mondovì), sorpreso a denudarsi davanti a delle ragazzine a Savona.

    Che fine hanno fatto le richieste di giustizia di Erik Zattoni, figlio dl prete pedofilo don Pietro Tosi, che ha violentato la madre 14enne, e la cui famiglia sfrattata dalla diocesi di Ferrara per aver denunciato il caso?

    Siamo onesti, che credibilità hanno questi signori che dovrebbero proteggere i bambini se nel frattempo assistiamo a queste terribili vicende? Noi ci aspettiamo interventi concreti, efficaci e rapidi. Di commissioni dai tempi biblici, ad uso di propaganda mediatica, non abbiamo nessun bisogno.

    Rete l’Abuso 05 dicembre 2013

    Francesco Zanardi

    Sergio Cavaliere

  • RETE L’ABUSO LANCIA L’ALLARME. LA “FREGATURA” DEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI REGIONALI.

    RETE L’ABUSO LANCIA L’ALLARME. LA “FREGATURA” DEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI REGIONALI.

    Di pochi giorni fa l’articolo di Andrea Tornielli dove si cerca di far credere in una velocizzazione dei processi Canonici nei confronti di preti pedofili. Tornielli loda in positivo anche la disastrosa ed omissiva linea di Benedetto XVI, svelata dalla stampa e dalle denunce in tutto il mondo che nel 2010 hanno portato la chiesa all’apice dello scandalo, nonché della trasparenza forzata, poco gradita al Vaticano.

    Oggi la situazione è molto più grave di quello che si vuol far credere e che si sta omettendo di dire. Sembra nessuno si accorga che la chiesa non solo continua non concretizzare come promette a mezzo stampa, risarcimenti alle vittime, prevenzione, denuncia alle autorità civili, l’apertura alla magistratura degli archivi che il Cardinale Ratzinger fece recapitare da tutto il mondo in Vaticano nel 2002, oggi sottoposti al Segreto Pontificio. Le misure di Bergoglio pare ostacolano pesantemente il lavoro della Magistratura italiana, già sufficientemente handicappata a causa del vuoto legislativo in materia, unico in Europa, di cui l’Italia è vittima.

    Dal 2010 a oggi ricordiamo le linee guida anti pedofilia della CEI divulgate nel maggio 2012, modificate in tutto il resto di Europa, rimaste sostanzialmente invariate a quelle del 1962, solo in Italia, nei fatti nessun obbligo di denuncia per i vescovi alle autorità civili, nessun aiuto alle vittime, nessuna prevenzione. Criticò pesantemente quelle linee guida anche la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Dall’arrivo di Papa Francesco i provvedimenti ci sono stati, purtroppo tanti, tutti omissivi e a salvaguardia della chiesa.  Francesco ha reso illegale la denuncia, criminalizzando la fuga di notizie, un deterrente per i membri del clero e non,  ora di fatto, definitivamente scoraggiati e intimiditi a collaborare con le autorità civili. Si aggiunge anche l’idea di istituire tribunali ecclesiastici Regionali/nazionali (gestiti da uno stato estero sul territorio italiano) che si può rivelare devastante oltre che di intralcio per la giustizia civile.

    Leggendo l’articolo di Andrea Tornielli ci si riempie la bocca di parole, ma non vi è nulla di concreto tranne il rischio che questi tribunali, imitazione dei famosi sportelli che la CEI nel 2011 voleva istituire nelle diocesi italiane, fortunatamente fallita, diventi un’ulteriore strumento di insabbiamento.

    Va tenuto conto che generalmente le vittime sono per la maggior parte cattolici o persone che frequentano la chiesa. Persone che in questi casi si rivolgono al clero, non alla magistratura, perché subiscono una certa influenza legata alla religione o per semplice cultura. Forse ci sarà un risarcimento alla vittima, come previsto dal Codice Canonico, un risarcimento insignificante (come lo stesso codice prevede) rispetto ai traumi che una persona subisce, oltre che rispetto al costo di un dignitoso percorso di analisi che la vittima dovrà affrontare.

    Questo crea una nuova situazione di omertà, che permette di poter continuare a gestire questi casi a livello interno, un’altra occasione per la chiesa di poter nascondere, spostare far sparire il pedofilo al fine di salvaguardare come ha fatto fino a oggi la propria immagine,  non la salute psicofisica dei minori affidati alle cure dei suoi sacerdoti. La vittima anche se potrà avviare una procedura in sede civile (a patto che non si impegni a non farlo in sede canonica) comunicherà di fatto, prima il caso alla curia e non alle autorità civili, senza avere quindi alcuna garanzia su che fine farà il pedofilo, sottraendolo di fatto alla giustizia e senza avere la minima garanzia che costui non continui ad abusare.

    La chiesa cattolica, anche dopo Ratzinger, quella di Francesco al momento è fatta di dichiarazioni mediatiche gonfiate dalla stampa, ma di nessun intervento concreto ma solo omissioni, come ha fatto nei confronti dell’arcivescovo polacco Josef Wesolowski, sottraendolo di fatto alla giustizia del paese che lo accusava e dandole asilo in Italia.  O come nel caso di padre Reverberi, ricercato dall’INTERPOL  e nascosto a Parma, o don Siro Invernizzi il prete pedofilo che ha patteggiato due a anni perché sorpreso con un minore mentre faceva sesso dietro un cimitero a Cugliate Fabiasco, Varese, trasferito da poco in un’altra parrocchia. Oppure il caso dell’insegnante di religione della Diocesi di Nola Napoli, caso seguito dalla nostra rete e uscito anche su Le INCHIESTE di Repubblica, dopo l’articolo si sono perse le tracce.

    Questi solo alcuni dei casi più recenti e gravi, ma basta cercate negli archivi del nostro portale, selezionando solo l’anno 2013 scoprirete mese per mese, che i casi sono decine.

    Difficile credere alle promesse di Bergoglio e alla falsa linea di positività che la stampa gli attribuisce a tutti i costi. Basta un briciolo di buonsenso, già leggendo quanto sopra che al momento non esiste un solo gesto concreto, ne a tutela delle vittime e neppure a sostegno. Esistono una marea di dichiarazioni in questi sette mesi di pontificato, un autentico pugno di mosche, unico riscontro, le mosche.

    Decine di vittime hanno scritto al Papa, lo abbiamo fatto anche noi come associazione, mesi fa, migliaia di italiani hanno firmato anche una petizioneindirizzata a lui. Non ha risposto a nessuno.

    Veramente troppo poco per non dire nulla.

    Per il momento l’invito che facciamo alle vittime resta quello di continuare a rivolgersi alla magistratura, non al clero. Con i sistemi attualmente in uso il rischio è di diventare ignari complici di ciò che voi stessi avete subito.

    Il Portavoce

    Francesco Zanardi

  • Cambia il papa la prassi non cambia: sottrarre alla giustizia e proteggere gli ecclesiastici incriminati di abusi sessuali.

    Cambia il papa la prassi non cambia: sottrarre alla giustizia e proteggere gli ecclesiastici incriminati di abusi sessuali.

    Dalla stampa caraibica apprendiamo che l’arcivescovo Josef Wesolowski, ambasciatore del Vaticano in Repubblica Dominicana, Haiti e Porto Rico, e incriminato per pedofilia dopo essere stato sorpreso da una emittente tv dominicana aggirarsi in zona dedita alla prostituzione maschile.

    Dopo la messa in onda del servizio sono emerse le accuse di abusi sessuali su una decina di minori.

    Le abitudini sessuali e l’alcolismo del nunzio vaticano erano in realtà note da tempo, ma le gerarchie vaticane nulla hanno fatto fino a che il monsignore non e stato colto in flagranza.

    Finche hanno potuto hanno lasciato che il monsignore continuasse la sua condotta.