Caro Presidente,
mi permetta di rivolgermi a Lei con queste parole. Nel 2022 ho partecipato con orgoglio, come testimonial, a un video del Quirinale per la Festa della Repubblica. Oggi Le scrivo come cittadino e come presidente della Rete L’ABUSO, per chiederLe di ricevere una delegazione di persone sopravvissute agli abusi sessuali nel clero e delle loro famiglie.
Il video per la Festa della Repubblica del 2022
Mi rivolgo a Lei per il Suo ruolo di garanzia costituzionale e di Presidente del Consiglio superiore della magistratura. Nelle Sue prerogative, Le chiediamo di ascoltare le nostre testimonianze e di richiamare l’attenzione delle istituzioni su due esigenze che da anni poniamo al centro del nostro lavoro: proteggere bambine e bambini dagli abusi e garantire a chi li ha subiti ascolto, sostegno e accesso alla giustizia.
Una promessa della Costituzione
Piero Calamandrei vedeva nell’attuazione dell’articolo 3 della Costituzione un impegno decisivo per la Repubblica. Il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto l’uguaglianza riguarda anche chi, dopo aver subito un abuso, incontra difficoltà a essere ascoltato, a ricevere aiuto o a far valere i propri diritti.
La libertà religiosa, tutelata dall’articolo 19, riguarda anche le famiglie che desiderano partecipare alla vita della propria comunità con fiducia. Chiedere misure di prevenzione nei luoghi di culto e nelle attività educative significa prendere sul serio quella fiducia e la responsabilità di chi accoglie minori.
Le risposte che attendiamo in Italia
Nel 2025 il nostro Osservatorio ha pubblicato il secondo rapporto sugli abusi sessuali nel clero in Italia e lo ha trasmesso ai garanti per l’infanzia e l’adolescenza. La garante della Sardegna, Carla Pugliheddu, ha dato seguito alla nostra segnalazione. Nel dibattito che ne è seguito, a nostro giudizio, è mancato il confronto istituzionale che la vicenda richiedeva.
Il secondo rapporto della Rete L’ABUSO · La ricostruzione dell’associazione sul caso sardo
Già nel 2019, il Comitato ONU per i diritti dell’infanzia aveva raccomandato all’Italia di assicurare indagini efficaci sui casi di abuso sessuale su minori da parte di membri del clero cattolico e di garantire sostegno alle vittime. Chiediamo che le istituzioni rendano conto delle misure adottate e delle lacune ancora da colmare.
Le osservazioni del Comitato ONU all’Italia del 2019
Alla luce della Convenzione di Lanzarote, chiediamo inoltre che si verifichi l’adeguatezza delle misure di prevenzione in tutti i contesti in cui adulti lavorano regolarmente a contatto con minori, comprese le attività di volontariato e quelle promosse dalle comunità religiose.
L’ascolto delle persone sopravvissute
Nel febbraio 2026, durante il mio intervento al Parlamento della Repubblica Ceca, ho incontrato una delegazione di persone sopravvissute agli abusi nel clero. Quell’incontro mi ha ricordato quanto conti, per chi ha subito un abuso, poter parlare direttamente con chi rappresenta le istituzioni del proprio Paese.
Il mio intervento al Parlamento della Repubblica Ceca
Le risposte in Europa
Signor Presidente, guardare a ciò che è accaduto negli altri paesi europei aiuta a capire quali risposte siano possibili. Le esperienze che abbiamo seguito hanno coinvolto, a seconda del paese, commissioni d’inchiesta, autorità pubbliche, organizzazioni ecclesiastiche e tribunali. Per chi ha subito un abuso, ciascuna di queste vie risponde a un bisogno diverso. Un’inchiesta può far emergere fatti rimasti a lungo senza riscontro. Un percorso di riparazione può offrire sostegno e riconoscimento. Una sentenza può accertare responsabilità nel singolo caso.
Francia. Nel 2021 la commissione indipendente CIASE ha pubblicato un rapporto sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Francia tra il 1950 e il 2020. Dopo la pubblicazione, i vescovi francesi hanno istituito l’INIRR per accompagnare le persone che chiedono riconoscimento e riparazione. Conferenza episcopale francese.
Spagna. Nel 2026 il Governo, il Defensor del Pueblo e la Chiesa cattolica hanno firmato un protocollo per dare seguito all’accordo sulla riparazione. Il percorso riguarda anche chi non può più ottenere una risposta in tribunale, per esempio quando i fatti sono prescritti o l’autore è deceduto. Governo spagnolo.
Portogallo. La Conferenza episcopale e quella degli istituti religiosi hanno promosso una procedura per riconoscere compensazioni economiche a persone che hanno subito abusi in ambito ecclesiale quando erano minorenni o in condizioni di vulnerabilità. Le richieste sono state esaminate individualmente. Conferenza episcopale portoghese.
Svizzera. In ambito ecclesiale è stata istituita una commissione incaricata di esaminare le richieste di indennizzo delle persone che hanno subito abusi sessuali. Conferenza dei vescovi svizzeri.
Belgio. Per affrontare richieste legate ad abusi sessuali nella Chiesa, il Belgio ha sperimentato un centro di arbitrato. Germania. La Conferenza episcopale ha istituito una commissione indipendente per valutare le richieste di pagamenti a titolo di riconoscimento. Irlanda. Il sistema di riparazione per gli abusi subiti da minori in istituti residenziali ha avuto un ambito più ampio, comprendendo anche forme di abuso diverse da quello sessuale. Rapporto CIASE, confronto internazionale.
Polonia. Nel 2020 la Corte suprema ha respinto i ricorsi di una congregazione religiosa in una causa di risarcimento per abusi commessi da un sacerdote. È un esempio di come la responsabilità di un’istituzione religiosa possa essere esaminata in sede civile. Corte suprema polacca.
Che cosa chiediamo per l’Italia
Da queste esperienze ricaviamo domande che riguardano direttamente il nostro Paese. A chi può rivolgersi una persona che trova la forza di parlare dopo molti anni? Chi la aiuta a orientarsi tra assistenza psicologica, consulenza legale e possibilità di ottenere riparazione? Come si accerta, con criteri pubblici e verificabili, che le misure di prevenzione proteggano davvero i minori?
Chiediamo un’indagine pubblica e indipendente che raccolga le testimonianze, ricostruisca la risposta delle istituzioni e renda pubblici i risultati nel rispetto della riservatezza delle persone coinvolte. Chiediamo inoltre percorsi accessibili di sostegno per le persone sopravvissute e per le loro famiglie, anche quando siano trascorsi molti anni dai fatti. Vorremmo che chi decide di parlare sappia fin dal primo contatto a chi rivolgersi, quale aiuto può ricevere e come sarà tutelata la sua riservatezza.
Signor Presidente, Le chiediamo di riceverci al Quirinale. Vorremmo consegnarLe il nostro rapporto e raccontarLe direttamente quali ostacoli incontrano ancora le persone che cercano ascolto, sostegno e giustizia. Le chiediamo di dare voce, nell’ambito delle Sue prerogative, all’urgenza di tradurre le garanzie costituzionali in misure concrete di tutela.
A nome della Rete L’ABUSO, delle persone sopravvissute e delle loro famiglie, Le porgo i miei più rispettosi saluti.
Francesco Zanardi
Sopravvissuto e portavoce
dell’Associazione Rete L’ABUSO













