Tag: assistenza

  • Se i minori avranno l’accortezza di farsi abusare nello Stato della Città del Vaticano, vedranno tutelati i loro diritti; al di fuori, non possiamo agire.

    Se i minori avranno l’accortezza di farsi abusare nello Stato della Città del Vaticano, vedranno tutelati i loro diritti; al di fuori, non possiamo agire.

    Questo è quello che nella sostanza è contenuto nel Motu Proprio di papa Francesco che, è bene ricordare, ha validità nel solo Stato della Città del Vaticano. Pur ammettendo (essendo tra i rappresentanti delle 8 associazioni nazionali, di diversi paesi, ricevute dalla commissione prima del summit) che sono state accolte in qualche modo le nostre richieste, tra le prime quella dell’assistenza alle vittime che, come leggiamo nel documento, sarà gestita dalla Direzione di Sanità e Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, mi domando come potrà mai essere accessibile alle vittime di tutto il mondo, dovranno recarsi in Vaticano per ricevere assistenza?

    Noi avevamo chiesto indennizzi che avremmo gestito nella nostra facoltà: queste sono  invece misure improponibili, persino ci venisse pagato il volo per andare in Vaticano dallo psicologo.

    Anche riguardo all’applicazione delle norme penali: queste hanno validità solo all’interno di quell’appezzamento di circa un km quadrato che è la Città del Vaticano. Papa Francesco potrebbe applicarle immediatamente, dando giustizia ai chierichetti del papa, abusati proprio in Vaticano, nel pre-seminario, dove il motu proprio ha validità.

    Nulla di nuovo nemmeno sul fronte dell’obbligo di denuncia, che viene rinnovato solo al Vaticano e non all’autorità civile.

    Nel Motu Proprio di Francesco c’è ancora una verità vaticana: cambiare tutto, perchè tutto resti come è.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2019/04/01/quel-tacito-accordo-tra-lo-stato-e-la-chiesa-che-garantisce-limpunita-dal-carcere-a-sacerdoti-cattolici/

  • Che fine ha fatto la relazione che il Vaticano doveva consegnare il 1 settembre al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo?

    Che fine ha fatto la relazione che il Vaticano doveva consegnare il 1 settembre al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo?

    Il 1° settembre scorso la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere all’ONU riguardo le violazioni che il Comitato sui Diritti del Fanciullo gli aveva contestato nel 2014. (Leggi la relazione)

    La Santa Sede sottoscrisse e ratificò la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo del 1989 ma non si adeguò mai a quella convenzione, ne consegnò mai i rapporti periodici. Così nel luglio del 2013 il Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo interroga il Vaticano, in realtà già recidivo e inadempiente ad una precedente raccomandazione risalente al 1995.

    Nell’ultimo report l’ONU raccomandava al Vaticano non solo interventi atti a prevenire il fenomeno, ma anche adeguamenti al codice canonico, alcuni in collaborazione con il Governo Italiano al fine di modificare quelle parti dei Patti Lateranensi che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia, punto fondamentale per impedire che questi continuino ad insabbiare.

    Duole constatare che a un mese esatto dalla scadenza di quel termine, non solo nessuno ricordi più quanto emerso nel 2014, ma cosa peggiore, che nessuno vada a chiedere conto a Bergoglio del perché a fronte dei suoi quotidiani proclami non abbia attuato una sola di quelle raccomandazioni.

    Tra le principali che si leggono nelle Osservazioni conclusive dell’ONU sul secondo rapporto periodico della Santa Sede;

    Diritto a conoscere e a essere curati dai genitori (pag.6)

    1. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede accerti il numero di bambini nati dai preti cattolici, scopra chi sono e prenda tutte le misure necessarie per garantire il diritto di questi bambini di conoscere ed essere curati dai loro padri, come appropriato. Il Comitato inoltre raccomanda che la Santa Sede garantisca che i religiosi non impongano più accordi di riservatezza quando dotano le madri con piani finanziari per mantenere i loro figli.

    Sfruttamento e abuso sessuale (pag. 9)

    1. Il Comitato accetta la dichiarazione della Santa Sede circa l’importanza di stabilire la verità di ciò che è accaduto nel passato, per adottare i necessari provvedimenti per impedire che ciò accada ancora, per assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, per portare riparazione alle vittime e a tutti quelli colpiti da questi enormi crimini. In questa prospettiva, Il Comitato sollecita fortemente la Santa Sede a:

    (a) Assicurare che la Commissione creata nel dicembre del 2013 investigherà in maniera indipendente tutti i casi di abuso sessuale su bambino così come le condotte della gerarchia cattolica nell’occuparsi di essi. La Santa Sede dovrebbe considerare di invitare la società civile e le organizzazioni delle vittime a unirsi a questa Commissione e gli apparati internazionali per i diritti umani a supportare il suo lavoro. Le risultanze di questa investigazione dovrebbero essere rese pubbliche e servire a prevenire il ripetersi dell’abuso sessuale su bambino all’interno della Chiesa cattolica;

    (b) Rimuovere immediatamente tutti coloro che sono noti e sospetti autori di abuso sessuale su bambino dai loro incarichi e rinviare la questione alle pertinenti autorità per l’applicazione della legge per le investigazioni e i fini di azione giudiziaria;

    (c) Assicurare una trasparente condivisione di tutti gli archivi che possono essere usati per tenere gli autori degli abusi responsabili così come quelli che hanno nascosto i loro crimini e scaltramente hanno posto gli offensori in contatto con i fanciulli;

    (d) Emendare il Codice canonico affinché l’abuso sessuale su bambino sia considerato come i crimini e non come “delitto contro la morale” e abrogare tutte le disposizioni che possono imporre un obbligo di silenzio sulle vittime e su tutti quelli che vengono a conoscenza di tali crimini:

    (e) Stabilire chiare regole, apparati e procedure per la denuncia obbligatoria di tutti i casi sospetti di abuso e sfruttamento sessuale del bambino alle autorità per l’applicazione della legge;

    (f) Assicurare che tutti i preti, il personale religioso e gli individui che lavorano sotto l’autorità della Santa Sede siano resi edotti dei loro obblighi di denuncia e del fatto che in caso di conflitto, questi obblighi prevalgono sulle disposizioni del codice canonico;

    (g) Sviluppare programmi e politiche per la prevenzione di tali crimini e per il ristabilimento e la reintegrazione sociale delle vittime bambino, in accordo con i documenti conclusivi adottati dai Congressi Mondiali contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini del 1996, 2001 e 2008, tenuti a Stoccolma, Yokohama e Rio de Janeiro, rispettivamente;

    (h) Sviluppare programmi di educazione preventiva per innalzare la consapevolezza dei fanciulli sull’abuso sessuale e per insegnare loro le necessarie capacità tramite le quali proteggere se stessi; e

    (i) Considerare di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Protezione dei Bambini contro lo Sfruttamento Sessuale e l’Abuso Sessuale.

    Vittime e testimoni di crimini minorenni (pag. 14)

    1. Il Comitato esprime grave preoccupazione per il fatto che nel trattare con le vittime minorenni di differenti forme di abuso, la Santa Sede ha posto sistematicamente la preservazione della reputazione della Chiesa e dei presunti offensori al disopra della protezione delle vittime minorenni. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che mentre la Santa Sede ha riconosciuto nelle sue risposte scritte e durante i dialoghi interattivi la fondamentale competenza dell’autorità giudiziaria, essa ha continuato ad affrontare questi casi per mezzo di processi basati sul Codice canonico che non contiene disposizioni per la protezione, il supporto, la riabilitazione e il risarcimento delle vittime minorenni. Il Comitato è inoltre particolarmente preoccupato del fatto che:

    (a) Le vittime minorenni e le loro famiglie siano state spesso biasimate dalle autorità religiose, discreditate e scoraggiate dal portare avanti le loro denuncie e in certi casi umiliate, come annotato soprattutto dal Grand Jury in Westchester, dalla commissione Ryan in Irlanda e dalla Commissione Winter in Canada;

    (b) La segretezza sia stata imposta sulle vittime minorenni e sulle loro famiglie come una precondizione della compensazione finanziaria; e

    (c) Ancorché essa ha esteso i propri limiti per la prescrizione, la Santa Sede ha in certi casi intralciato gli sforzi compiuti in certi Paesi per estendere i loro limiti per la prescrizione dei reati di abuso sessuale su minore.

    1. 61. Il Comitato raccomanda che in questioni riguardanti il trattamento di vittime e testimoni minorenni, la Santa Sede dovrebbe essere guidata dal rispetto per i migliori interessi del fanciullo e dalle linee guida sulla giustizia in questioni che coinvolgono vittime e testimoni di crimini minorenni (si veda la risoluzione 2005/20 del Consiglio Economico e Sociale, allegata). Il Comitato sollecita la Santa Sede a:

    (a) Sviluppare procedure complessive per l’identificazione precoce delle vittime minorenni di abusi sessuali e di altre forme di abuso;

    (b) Assicurare accessibili, confidenziali, amichevoli verso il bambino ed efficaci canali di denuncia per fanciulli che sono vittime o testimoni di abusi sessuali e assicurare che le vittime minorenni di abuso sessuale o qualsiasi altro crimine siano protetti da futuri abusi e da rappresaglia quando denunciano gli abusi. I genitori dovrebbero ottenere assistenza nel portare gli abusi sofferti dai loro fanciulli di fronte ai tribunali.

    (c) Assicurare che le vittime e i testimoni di crimini minorenni siano provvisti di supporto psico-sociale per la loro riabilitazione e reintegrazione e che tali misure non divengano clausole condizionali su un accordo confidenziale che impedisca ai fanciulli di fare denuncia alle autorità nazionali per l’applicazione della legge;

    (d) Fornire risarcimento alle vittime di abuso sessuale commesso da individui e istituzioni sotto l’autorità della Santa Sede senza imporre nessun obbligo di riservatezza sulle vittime e stabilire uno schema di risarcimento per le vittime secondo questo punto di vista;

    (e) Promuovere la riforma delle norme sulla prescrizione nei Paesi dove esse ostacolano le vittime di abuso sessuale su minorenne dal chiedere giustizia e risarcimento; e

    (f) Condurre attività di innalzamento della consapevolezza per combattere la stigmatizzazione delle vittime di sfruttamento e abuso sessuale.

    1. Ratifica degli strumenti internazionali sui diritti umani
    2. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede, allo scopo di rafforzare ulteriormente la realizzazione dei diritti dei fanciulli, ratifichi gli essenziali strumenti sui diritti umani dei quali non è ancora Parte contraente, cioè il Protocollo Opzionale alla Convenzione su Diritti del Fanciullo su una procedura per le comunicazioni, la Convenzione sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e la Convenzione sui Diritti Civili e Politici e i loro Protocolli Opzionali così come la Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne e il suo Protocollo Opzionale, la Convenzione sulla protezione dei diritti di Tutti i Lavoratori Migranti e i Membri delle loro Famiglie, la Convenzione sui Diritti delle Persone portatrici di Disabilità e il suo Protocollo Opzionale, la Convenzione per la Protezione di Tutte le Persone dalla Sparizione Forzata e il Protocollo Opzionale alla Convenzione contro la Tortura e gli altri Trattamenti o Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti.
    3. Ulteriori osservazioni e diffusione (pag 16)
    4. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede prenda tutte le appropriate misure per assicurare che le presenti raccomandazioni siano pienamente implementate tramite, inter alia, la loro trasmissione al Papa, alla Curia, alla Congregazione per la Dottrina della Fede, alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, alle Istituzioni Sanitarie Cattoliche, al Concilio Pontificio per la Famiglia così come alle conferenze episcopali dei vescovi, agli individui e alle istituzioni funzionanti sotto l’autorità della Santa Sede per le appropriate considerazioni e ulteriori azioni.
    5. Alla luce dell’articolo 45 (a) e (b) della Convenzione, il Comitato raccomanda che la Santa Sede consideri di cercare il parere esperto, tra gli altri, dal Relatore Speciale sulla vendita dei fanciulli, la prostituzione del fanciullo e la pornografia del fanciullo, dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale sulla violenza contro i fanciulli e dal Relatore Speciale sulla tortura e gli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti nell’implementazione delle raccomandazioni del Comitato relative all’abuso sessuale e allo sfruttamento.
    6. Il Comitato inoltre raccomanda che il secondo rapporto periodico e le risposte scritte dello Stato Parte e le relative raccomandazioni (osservazioni conclusive) siano rese ampliamente disponibili, incluso (ma non esclusivamente) attraverso Internet, al più vasto pubblico, alle organizzazioni della società civile, ai mezzi di informazione, alle associazioni giovanili, alle associazioni professionali e ai fanciulli, allo scopo di generare dibattito e consapevolezza della Convenzione e della sua implementazione e controllo.
    7. Prossimo rapporto
    8. Il Comitato invita la Santa Sede a presentare il suo rapporto periodico combinato dal terzo al sesto entro il primo settembre 2017 e ad includere in esso le informazioni sull’implementazione delle presenti osservazioni conclusive. Il Comitato richiama l’attenzione al suo trattato-specifico armonizzato di linee guida per il rapporto adottato il primo ottobre 2010 (CRC/C/58/Rev.2 and Corr. 1) e ricorda allo Stato Parte che i futuri rapporti dovrebbero essere in conformità con le linee guida e non eccedere le 60 pagine. Il Comitato sollecita lo Stato Parte a presentare il suo rapporto in accordo con le linee guida. In accordo con la risoluzione dell’Assemblea Generale 67/167 del 20 dicembre 2012, nel caso che un rapporto eccedente la limitazione del numero massimo di pagine sia presentato, allo Stato Parte sarà richiesto di rivedere e ripresentare il rapporto in conformità con le sopra menzionate linee guida. Il Comitato ricorda allo Stato Parte che se esso non è nella condizione di rivedere e ripresentare il rapporto, la traduzione del rapporto ai fini della verifica del corpo del trattato non può essere garantita.

    Abbiamo aspettato un mese prima di denunciare questo ennesimo silenzio per dare modo di escludere ragionevoli ritardi della Santa Sede nel rispondere al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo.

    Un silenzio che ancora una volta è termometro dell’inaffidabilità della Santa Sede nell’affrontare il problema a fronte di una campagna mediatica truffaldina dietro la quale si stanno producendo ancora vittime e che si riduce “tolleranza” per gli orchi e “zero” per le vittime e la prevenzione.

    Papa Francesco, nulla da dichiarare?

    di Francesco Zanardi @zanardifra

    Portavoce della Rete L’ABUSO

    Traduzione amatoriale di Fiorenzo Nacciariti Relazione Comitato sui Diritti del Fanciullo

  • Accusato di molestie all’Istituto Provolo fa il prete a Fabrica (VT)

    Accusato di molestie all’Istituto Provolo fa il prete a Fabrica (VT)

    Una storia che somiglia molto a quella di don Nicola Corradi il sacerdote arrestato in Argentina alla fine del novembre scorso, proprio uguale in tutto e per tutto.

    Anche lui come Corradi era stato accusato di abusi sessuali dagli ex allievi sordi dell’Istituto Don Antonio Provolo di Verona, come Corradi era stato nascosto e anche il suo nome, come quello di Corradi era provvidenzialmente scomparso dalla relazione della Commissione di Inchiesta che il Vaticano fece a Verona, l’unica differenza è che lui non è in Argentina, ma è ancora in Italia.

    Si chiama don Giuseppe Pernigotti e fa il parroco presso la parrocchia S.S. Gratiliano e Felicissima, appena fuori Fabrica, a Faleri dove era arrivato circa 20 anni fa.

    Ma malgrado le pesanti accuse don Pernigotti fa carriera, nel giugno del 1985 mons. Riccardo Ferrari si dimette da direttore della FIAS “Federazione Italiana Assistenza Sacerdoti” e don Pernigotti diventa direttore nazionale.

    Nel 2010 scrive anche per FAMIGLIA CRISTIANA dove lo leggiamo in questo articolo che parla proprio di pedofilia nella chiesa.

    Nel 2016 un gruppetto di parrocchiani aveva scoperto che era lui quel don Giuseppe Pernigotti accusato di molestie dagli ex allievi dell’Istituto provolo e non lo volevano più. Si erano lamentati con i suoi superiori, i quali però non intervennero e fu così che ci contattarono chiedendo aiuto.

    Oggi la sua storia riemerge, non a seguito di abusi sessuali, o almeno, non sappiamo se ne abbia commessi ancora o meno, ma per via del fatto che il suo nome è uno dei molti citati anche nella lettera che Giuseppe C. consegnò nelle mani di papa Francesco e che per motivi a noi ignoti è scomparso dalla relazione che la diocesi di Verona consegnò agli ex allievi dell’Istituto Provolo.

  • Caso Zappella; ci cascano le braccia.

    Caso Zappella; ci cascano le braccia.

    Solo pochi giorni fa a Civitavecchia abbiamo assistito alla preoccupazione della cittadinanza che a gran voce ha chiesto alla Diocesi di allontanare dai propri figli il nuovo vice parroco, don Francesco Rutigliano, un sacerdote condannato dal Santo Uffizio per abuso di minore.

    A Savona invece assistiamo increduli e sinceramente molto perplessi a quanto è accaduto oggi durante l’ultima messa di don Francesco Zappella, il parroco di Borghetto S. Spirito condannato nel 1991 a Pinerolo per  atti di libidine violenta ai danni di due minorenni infraquattordicenni e nei mesi scorsi finito nuovamente sotto indagine per reati analoghi.

    In una lettera aperta scritta anche a nome dei parrocchiani, il consigliere Pier Paolo Villa (lega Nord) chiede al vescovo Gulielmo Borghetti che don Francesco Zappella resti a Borghetto.

    “Vi chiediamo di lasciare Don Zappella al suo posto per il bene della parrocchia e di tutti i fedeli”

    Comincia così l’inverosimile lettera aperta del consigliere Villa.

    “Mi sono permesso di scriverVi, si legge nella missiva aperta di Villa, perché ho un peso sul cuore che devo liberare. Lo faccio a nome di decine e decine di parrocchiani che hanno conosciuto in questi 6 anni una persona che, nonostante le sue precarie condizioni di salute, ha saputo avere la forza di dare nuova Vita alla comunità coinvolgendo anziani, adulti, ragazzi, bambini, famiglie”.

    “Anche Voi, prosegue il consigliere comunale di Borghetto, durante le visite in occasione di diverse ricorrenze, avete sottolineato quello che noi, comunque, già conoscevamo. Avete scelto don Francesco come Vostro collaboratore, e avete chiesto ai suoi parrocchiani di tenerlo stretto”.

    “E tenerlo stretto è proprio quello che vogliamo fare. Noi non abbiamo diritto di giudicare, però possiamo parlare fermamente per ciò che abbiamo visto e apprezzato grazie a lui. E i fatti parlano di un uomo forte ed umile, che ha dedicato pienamente la sua acciaccata vita al servizio di chi ha bisogno, come parroco e come volontario nella locale pubblica assistenza, senza mai tirarsi indietro”.

    “Vi chiediamo di lasciarlo al suo posto, per il bene della parrocchia e di tutti i fedeli. Ve lo chiediamo con il massimo rispetto, ma con la convinzione di chi sente di perdere qualcosa di essenziale”, conclude Villa.

    Forse è solo un momento di follia collettiva che li ha spinti a scrivere quella lettera, almeno lo speriamo, quel che è certo è che in questi momenti ci rendiamo ancor più conto di quanto sia difficile la lotta che la Rete L’ABUSO sta portando avanti  e quanto ci sia ancora da fare in Italia per abbattere le barriere dell’ignoranza e del bigottismo.

    Francesco Zanardi

  • Papa Francesco: chiediamo misure concrete anti-pedofilia.

    Papa Francesco: chiediamo misure concrete anti-pedofilia.

     FIRMA LA PETIZIONE

    Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una pietra al collo e venga gettato nel mare (Marco 9,42)

    Mentre a Roma veniva eletto il nuovo Papa, Francesco I, la diocesi di Los Angeles, di cui è titolare il Cardinal Mahony, decideva di chiudere 4 casi di abusi da parte di un prete risarcendo le vittime con 10 milioni di dollari.
    Casi isolati, sostiene la stampa cattolica. Infatti sono isolati i casi di preti abusatori scoperti, condannati o costretti a risarcire le vittime.
    Nella maggior parte dei casi gli abusatori sono salvati dall’omertà, dalla prescrizione del reato e del diritto al risarcimento, dalla rimozione del trauma, dalla vergogna, dal senso di colpa causato dall’abusatore, dalla consapevolezza di non essere creduti, dalla difficoltà di avere giustizia.

    Solo quando una delle vittime ha il coraggio di ribellarsi altre vittime scoprono di non essere sole e decidono di far sapere la verità.

    Ma c’è chi da secoli non vuole la verità. Nelle stanze vaticane da secoli si attua la sistematica opera di insabbiamento e copertura dei crimini dei preti pedofili e abusatori. L’unico interesse perseguito è soffocare lo scandalo e sottrarre il prete abusatore alla giustizia.

    Nei confronti delle vittime l’atteggiamento è chiaro: isolarle, screditarle, farle passare per non credibili a priori. Nessuna assistenza viene loro prestata, al massimo scuse di circostanza quando il caso diviene di dominio pubblico.

    Le direttive di papa Wojtyla e Ratzinger: segreto pontificio a pena di scomunica, divieto di denunciare i preti criminali alla giustizia, trasferimento del prete criminale in luoghi in cui le sue malefatte sono sconosciute, archivi sotto chiave, reticenza alle autorità civili, campagne diffamatorie contro le vittime e chi le assiste, nessun risarcimento se non per obbligo della Magistratura, rarissimi casi di dimissioni.

    Di fronte a migliaia di preti accusati solo poche decine di loro sono stati spretati. E nessuno dei Vescovi e Cardinali loro protettori è stato mai sollevato dall’incarico.

    Al nuovo Papa chiediamo finalmente di aprire gli archivi diocesani e vaticani, di imporre la denuncia della notizia di reato, di lasciare che siano esclusivamente i Magistrati a valutare la loro consistenza, di imporre i risarcimenti alle diocesi e agli ordini religiosi di appartenenza.
    Non vuote parole di scuse. Le chiacchiere non sanano le ferite né danno verità e giustizia alle vittime e ai loro cari.

    Chiediamo che siano spretati tutti coloro per i quali è accertata la responsabilità di abuso e per tutti i loro protettori .
    Senza verità e giustizia continuerà il massacro di decine di migliaia di bambini.

    https://www.change.org/it/petizioni/papa-francesco-misure-concrete-anti-pedofilia

  • STORIA – Che cosa è la F.I.A.S.

    STORIA – Che cosa è la F.I.A.S.

    Nata dal carisma di don Lorenzo Cantoni di Pavia (n. 1926 – m. 1983), la F.I.A.S. Federazione Italiana Assistenza Sacerdoti.

    si caratterizza per un grande amore per i preti, quali insostituibili animatori del Popolo di Dio, la promozione dei laici verso una. loro piena responsabilità nella Chiesa, specie nei riguardi dei loro presbiteri, il desiderio di unità e di comunione fra quanti si occupano dell’assistenza ai sacerdoti e intende essere un organismo di informazione sulla problematica dell’assistenza familiare, della collaborazione nel campo pastorale, dell’aiuto ai sacerdoti anziani o ammalati, in difficoltà o secolarizzati e collegamento fra le varie opere che lavorano in questi settori.

    Un po’ di cronaca – Scritto da fias

    Don Lorenzo Cantoni e gli inizi

    Un’idea feconda

    A Pavia nel 1972 nasceva il gruppo delle « Collaboratrici Sacerdotali » il cui scopo è di « collaborare ad ogni livello » con i Sacerdoti per essere, come Maria e le donne della prima comunità cristiana, aiuto e sostegno ai Presbiteri.

    10 marzo 1977: Il gruppo di Pavia, la F.A.C.E.S. di La Spezia e le Ausiliarie Sacerdotali di Lodi si incontra a Rivanazzano per studiare insieme l’opportunità e le modalità di un’erigenda «Federazione» di quanti in Italia si occupavano dell’assistenza ai Sacerdoti. È presente Mons. Almici Vescovo di Alessandria.

    30 marzo 1978. Con la partecipazione del Vescovo Mons. Luigi Bongianino, nel Convento dei Padri Cappuccini di Tortona, si tenne il Convegno battesimale della «Federazione Italiana Apostolato Sacerdotale» e si procedette all’elezione delle cariche sociali.

    In tale circostanza viene approvato lo Statuto « ad experimentum» e viene stilata una lettera a tutti i Vescovi Italiani, per rendere note le intenzioni della F.I.A.S. e chiedere il loro appoggio e sostegno morale.

    9 novembre 1978: a Tortona , presso il convento dei Cappuccini, Sua Ecc. Mons. Francesco Franzi, membro della Commissione Episcopale della CEI. È presente S. E. Mons. Bongianino Vescovo di Tortona. Si decide di indire un Convegno a Roma dal 16 al 19 aprile 1979.

    16—19 aprile 1979: Al Convegno di Roma dal tema «Aiutiamo i Sacerdoti!», sono presenti S. E. Mons. Luigi Maverna, Segretario Generale della C.E.I., Mons. Giaquinta, Presidente della Commissione Clero della C.E.I. ed altri Presuli. Partecipano 120 persone presso la «Domus Pacis». S. E. Mons. Maverna, Segretario della C.E.I. tiene il discorso d’apertura. Si decide, per espressa volontà dei Convegnisti, di dare un altro significato alla sigla F.I.A.S: «Federazione Italiana per l’Assistenza ai Sacerdoti ».

    Dicembre 1979: Ad Ariccia, presso roma, si tine il secondoConvegno dal tema Presenza della donna accanto al sacerdote.

    Giugno 1982, presso la domus Mariae si tine un altro convegno sul tema Il popolo di Dio per i suoi Presbiteri. In quell’occasione i convegnisti partecipano all’Udienza Generale del Santo Padre, ricevendone incoraggiamento.

    Agosto 1983: Don Lorenzo Cantoni muore a soli 57 anni.

    Gennaio 1984: Mons. Riccardo Ferrari, sacerdote di Verona, assume la carica di Direttore Nazionale.

    Giugno 1985: diventa Direttore Nazionale Don Giuseppe Pernigotti, attualmente residente a Civita Castellana (VT).

    Un impegno costante per conoscere e approfondire le problematiche relative alla vita dei sacerdoti

    1979 Roma (aprile) Aiutiamo i Sacerdoti
    1979 Ariccia (dicembre) Presenza della donna accanto al sacerdote
    1982 Roma Il popolo di Dio per i suoi Presbiteri
    1984 Verona Il popolo di Dio e i suoi presbiteri
    1985 Verona La ministerialità nella Chiesa
    1986 Rocca di Papa La condizione del prete quiescente in Italia
    1987 Sacrofano Il servizio della F.I.A.S. nella Chiesa, popolo sacerdotale
    1988 Sacrofano Vita consacrata: quale aiuto per i pastori?
    1989 Rocca di Papa Preti e solitudine, ne vogliamo uscire?
    1990 Brescia Organismi di partecipazione e comunione tra Presbiteri
    1991 Sacrofano Assemblea Nazionale: attualità della F.I.A.S.
    1992 Sacrofano A chi appartiene il Presbitero?
    1993 Sacrofano Presbiterio come famiglia
    1994 Sacrofano Comunità presbiterali, presenza, provocazione, segno
    1995 Sacrofano La condizione domestica del presbitero
    1996 Assisi Con occhi di donna
    1997 Rocca di Papa Per una chiesa meno clericale
    1999 Chianciano Per una cultura della Speranza
    2001 Sassone Coraggio, non abbiate paura!  (con FACI FIAS UAC, Fam. clero)
    2003 Perugia Preti domani
    2004 Foligno Ass. Naz.: C’è ancora bisogno di  chi si prende cura dei preti?
    2006 Roma Tra agio e disagio
    2008 Verona La donna: nella società, nella Chiesa, nella vita del prete
    2010 Verona Laici e presbiteri insieme per il Regno di Dio

     

    Il Materiale relativo a questi convegni si può consultare nella SEZIONE  CONVEGNI

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp2017/01/14/accusato-di-molestie-allistituto-provolo-fa-il-prete-a-fabrica-vt/

  • STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA. Diocesi di Milano Seminario di Bergamo

    STORIE DI ORDINARIA PEDOFILIA. Diocesi di Milano Seminario di Bergamo

    Questa volta parliamo degli abusi avvenuti non molti anni fa a un seminarista A. V. nel seminario di Bergamo, e della Diocesi di Milano, che tra qualche giorno ospiterà Benedetto XVI, attuale Papa, colui che non solo ha gestito ed insabbiato negli ultimi 40 ANNI i CRIMINI di PEDOFILIA avvenuti in TUTTO il MONDO, quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (Ex Santa Inquisizione) , ma colui che, nient’affatto pentito né minimamente intressato, ha chiuso le porte in faccia ad una delegazione delle vittime di preti pedofili, partita per un pellegrinaggio a piedi, da Savona a Roma il 22 settembre 2011 e giunta a Città del Vaticano l’11 ottobre 2011.

    Un teatrino per bambini gestito da criminali in abito talare, che abusano di loro in NOME di DIO e che alla luce delle linee guida emesse dalla CEI pochi giorni fa, dimostrano per l’ennesima volta di auto eleggersi PROTETTORI di PRETI PEDOFILI, a discapito delle vittime per l’immagine della Chiesa. Anche nel caso che andiamo a raccontare, il Cardinale Joseph Ratzinger era la massima autorità in materia e non fece NULLA !!!

    IL TESTO CHE SEGUE è la versione integrale dell’esposto depositato presso la Procura di Milano dalla vittima, ho solo ritenuto di dover rimuovere il nome della vittima per tutelarla e i nomi di coloro che hanno contribuito a favoreggiare questi crimini. Doveroso sottolineare che la serie di perizie psicofisiche e l’assistenza legale, non è alla portata di tutti, per questo i PRETI PEDOFILI restano impuniti.


    PROCURA DELLA REPUBBLICA
    PRESSO
    IL TRIBUNALE DI BERGAMO

    DENUNZIA – QUERELA

    Illustrissima Procura della Repubblica, vogliate accogliere e prendere visione della mia denunzia di cui alle seguenti pagine.

    OGGETTO

    DENUNCIA CONSEGUENTE A FATTI ILLECITI, VIOLENZE SESSUALI E PSICOLOGICHE, SUBITI DAL 1981 AD OGGI ANCORA, DA PARTE DI SACERDOTE MIO EX PADRE SPIRITUALE, DEL SEMINARIO VESCOVILE GIOVANNI XXIII DI BERGAMO.

    Espongo e denuncio:

    Io sottoscritto V. A., nato a Bergamo il 26.12.1970 e domiciliato in Via xxxxxx n°xx 20127 Milano, Tel. 366.xxxxxxx, mail xxxxxxxxxx@yahoo.it, dichiaro di essere entrato nell’anno 1981 nel seminario Vescovile Giovanni XXIII di Bergamo per dedicarmi agli studi ecclesiastici con la fede e l’ardore che contraddistinguono un giovane credente di quella età ed una ritenuta vocazione per la vita sacerdotale.

    Purtroppo però la mia vita è stata precocemente sconvolta dalle violenze sessuali subite nei primi due anni di seminario, a opera dell’allora mio padre spirituale Don A. B., poi deceduto nel luglio 2007 .

    Ebbi a subire, fin dal mio ingresso in seminario e con una frequenza pressoché quotidiana, pesanti molestie da parte del richiamato sacerdote il quale le poneva in essere quasi tutte le notti entrando nella camerata che condividevo con altri ragazzi e almeno una volta la settimana nello studio dello stesso sacerdote ove venivano tenuti i colloqui personali con il padre spirituale.

    Gli atti cui ci si riferisce sono chiaramente descritti (e qui si richiamano integralmente) nella relazione della D.ssa Alessandra Bramante, Psicologa e Criminologa clinica che da tempo mi ha preso in terapia e che ne ha valutato l’attendibilità delle sue affermazioni e la gravità della patologia che me ne è residuata e alla successiva relazione di consulenza specialistica psichiatrico-forense redatta, dopo visita peritale, dal Dr. Marco Garbarini, specialista Psichiatra Perfezionato in Psicopatologia e Psicologia Forense.
    Il mettere in atto molestie da parte del prete in questione verso bambini del seminario messi nelle sue mani da parte di famiglie ignare di tutto ciò , viene confermato dal manoscritto dell’ex vescovo di Bergamo Mons. R., che all’epoca della mia prima lettera raccomandata denunziante i fatti subiti, confermava anche che da parecchi anni si era venuto a sapere di quanto questo prete faceva nella sua vita, ma comunque proseguiva indisturbato e non punito nella sua attività pastorale.
    Viene menzionata nella relazione psicologica una tale gravissima turbativa che mi ha lasciato un trauma pesantissimo che non mi ha portato a termine gli studi seminaristici abbandonando il seminario nel 1986, a 16 anni.
    Viene inoltre descritta Anche la mia successiva vita “laica” che è stata pesantemente turbata dai patiti anni di reiterate violenze subite con un continuo malessere malamente dissimulato ma sempre presente in ogni mia iniziativa prima di studio e poi lavorativa, ma ancor più nei miei rapporti sentimentali
    Il malessere si è però pesantemente aggravato qualche tempo dopo attorno agli anni 2003-2004, quando, nel corso di un colloquio con mia madre che improvvisamente ed inaspettatamente mi chiese cosa mi fosse successo in Seminario, il ricordo di quanto subito si è violentemente quanto impietosamente riaffacciato alla mia coscienza e la stessa mia madre, mi disse che il motivo del mio abbandono del seminario, lei lo aveva intuito e per tutti quegli anni lo aveva tenuto sofferente dentro di sé.
    Le violenze poste in essere all’interno del seminario, per la loro gravita, a parer degli specialisti che hanno seguito il mio caso, di cui intendo espormi di persona senza assistenza legale hanno sostanzialmente condizionato sin dall’inizio, ovvero a far tempo dal 1981, la mia vita affettiva e il mio equilibrio psicofisico i cui risvolti veramente devastanti sono chiaramente evidenziati sia nella relazione della D.ssa Bramante stessa che in quella del Dr. Garbarini e che qui vengono allegate, sia per evidenziare la descrizione degli spregevoli atti di violenza messi in atto sulla mia persona (all’epoca avevo undici anni) portati avanti per circa un biennio che per certificare la loro veridicità testata con professionalità dai qualificatissimi consulenti.

    Dalla relazione del Dr. Garbarini, lo stesso ha infine quantificato la residualità del danno biologico riscontrata con valutazione medico/legale in ragione di un individuato disturbo post-traumatico da Stress Cronico Moderato, complicato da una patologica strutturazione della personalità valutabile in un valore che può arrivare fino al 25% (venticinque per cento).

    In merito alla ricostruzione storica e probatoria della vicenda faccio presente che una volta rivisitata nella mia mente tutta la vicenda nell’aprile del 2004 decido di scrivere e spiegare questo mio tormento interiore all’allora vescovo di Bergamo, Mons. R. che riscontra addolorato e mi invita ad alcuni incontri presso la casa Vescovile di Piazza Duomo 4 Bergamo.
    A tali incontri, nei quali viene sviscerata tutta la vicenda con la ricostruzione di quei drammatici momenti e con l’ammissione che la cosa era venuta a conoscenza delle autorità ecclesiastiche che provvidero ad allontanare Don B. dal seminario trasferendolo in altre sedi ecclesiastiche, partecipò anche un allora mio Prefetto nel seminario , Don A. L., con ruolo di segretario personale del Vescovo.

    Inizia cosi una serie consistente di comunicazioni scritte e incontri, in merito alle molteplici mie richieste , di dar atto alla scomunica del sacerdote, che mai a nulla valsero. In quegli incontri, avevo inoltre, oltre che a sollecitare le mie richieste di scomunica, prospettavo anche la mia ipotesi risarcitoria da parte dell’Arcivescovado/Curia/Seminario quale unico responsabile e mio tutore sia per coprire le spese dei trattamenti sanitari/psicoterapeutici cui decisi di sottopormi, sia in particolare, per ristorare tutti i gravi patimenti che ebbi e che tuttora ho, oltre ai patimenti vissuti dalla mia famiglia per tutti questi anni, che all’epoca dei fatti, pensava di avere un figlio tra mura e mani sicure.

    Purtroppo dopo la morte di Mons. R., avvenuta alla fine del 2009 ho interrotto la trattativa in corso con l’Arcivescovado di Bergamo , per poi riprenderle con il prelato sostituto Mons. Francesco Beschi, a Maggio del 2010 e dal quale non ho mai ricevuto risposta alcuna alle mie innumerevoli lettere raccomandate e tanto meno alle richieste risarcitorie avanzate da un legale all’epoca da me incaricato.

    Un’unica riposta arrivò per tramite mail, da parte di un assistente legale dell’arcivescovado di Milano, ( Avv. Mario Zanchetti ) che in seguito ad indagini fatte, rispose che nella diocesi di Bergamo e nel Seminario, nessuno ricordava nulla di queste vicende a parte aver preso visione di tutta la mia documentazione postale inviata dal 2004 al 2010 e pertanto non vi fù nessun incontro o qualsivoglia valutazione risarcitoria per i gravissimi danni subiti.

    Prosegue un insistente e praticamente settimanale fino al mese di luglio 2011, invio di richiesta scritta al seminario Vescovile in persona del suo rettore Don Pasquale Pezzoli e alla curia in persona del Vescovo Mons. F. Beschi di incontro, al fine di valutare la chiusura di questa vicenda.

    Espongo richiesta scritta in particolare presso il seminario e in modo specifico al rettore Don Pasquale Pezzoli, in quanto lo stesso, all’epoca dei fatti era uno dei miei superiori e collaboratore con il Don B. e al corrente di tutto quanto succedeva. ( di ciò vi è testimonianza di un mio ex compagno non consacrato sacerdote e anche esso oggetto solo di tentata violenza, ma che esponeva all’epoca dei fatti a Don Pasquale Pezzoli, quanto il Don B. stava facendo su di lui e su altri suoi compagni tra cui me. Lo stesso don Pezzoli, rispose di stare zitto e non dire nulla perchè erano solo dicerie e malelingue ).

    Ad oggi, dallo stesso don Pezzoli, una banalissima telefonata ricevuta nel mese di Giugno 2011, nella quale mi disse che non sapeva nulla e non poteva fare nemmeno nulla, chiudendo poi rapidamente la telefonata stessa.

    Proseguono cosi a parer mio e degli specialisti che seguono il mio cammino psicologico, le violenze sulla mia persona a livello psicologico, dettato dal più completo silenzio alle mie missive, creando in me ancor più dolore e sofferenza interiore, amplificando la non autostima verso me stesso e non permettendomi di vivere normalmente, se non con l’utilizzo in quantità ingenti di prodotti antidepressivi e psicofarmaci.

    Dei fatti di cui alla presente sono venuti a conoscenza, nelle varie fasi dello svolgersi della intera vicenda più soggetti che indico come testi ai fini di espletare una corretta istruttoria probatoria.

    In ogni caso proprio dopo la forzata quanto sofferta interruzione delle richiamate trattative ho ritenuto di ricontattare tutti i vecchi compagni di seminario e i sacerdoti che allora ebbero con lui contatti e che ritenevo, e ritengo tutt’oggi, a conoscenza dei fatti di cui è causa al fine di potere in questa sede documentarli offrendo le relative informazioni e/o relazioni concessemi durante questi vari incontri.

    Pertanto io sottoscritto A. V.

    Chiedo a questa illustrissima Procura della Repubblica di Bergamo di precedere nei confronti di tutti i responsabili che verranno ravvisati e per la fatispece di reato ritenuto applicabile, anche con riferimento ai comportamenti omissivi di chi ne era a conoscenza e del relativo concorso ai reati.

    Mi riservo di far valere nelle sedi competenti il diritto al risarcimento dei danni verso i responsabili ( Tra cui il Seminario Vescovile Giovanni XXIII ), quantificato in € 788.175,00 a titolo di danno Biologico, oltre al danno morale e da quello subito dalla mia famiglia pari a non meno di € 700.00,00, per un totale di € 1.488.175,00 fino alla data del decesso di Mons. R.. Oltre a quanto sopra, viene richiesto un’ulteriore risarcimento di danno morale pari a € 210.000,00 per violenza psicologica subita in questo lasso di tempo ove invano ho cercato di riallacciare i contatti con la Curia di Bergamo/Seminario, ricevendo in cambio solo ed esclusivamente ignobili e violenti silenzi. L’importo totale di richiesta di risarcimento danni è pertanto pari € 1.698.175,00.

    Chiedo, inoltre, di essere avvisato al seguente indirizzo mail ( xxxxxxxxxx@yahoo.it ) in caso di richiesta di archiviazione ex art. 408 c.p.p. o di proroga delle indagini preliminari ai sensi dell’art. 405 c.p.p.

    Indico a proposito di violenza psicologica quanto sotto esposto.

    Ci sono parole, comportamenti che nessuna legge punisce e che possono uccidere psichicamente una persona o almeno ferirla in modo grave e spesso irreversibile.
    La provocazione continua, l’offesa, la disistima, la derisione, la svalutazione, la coercizione, il ricatto, la minaccia, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna e il tradimento della fiducia riposta, l’isolamento sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.

    Come si può definire la violenza psichica? È quella strategia che mira a uccidere, distruggere, annientare, portare al suicidio una persona, senza spargimento di sangue. La caratteristica fondamentale di questi comportamenti è la crudeltà esercitata dall’aggressore, il quale ben sa che lesioni fisiche o violenze sessuali potrebbero essere punibili come reato.

    Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano prima di tutto ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire.

    La vittima chiede anche alla procura di accertare le responsabilità alle quali si sono sottratti una notevole serie di prelati. “la chiesa accusa noi vittime di fare di tutta l’erba un fascio”, purtroppo i meccanismi di criminale omertà utilizzati dalla Chiesa coinvolgono tutti i preti, lo dimostra il fatto che in tutti i casi, “TUTTI SANNO MA NON ESISTE UNA DENUNCIA DA PARTE DI PRETI O VESCOVI IN TUTTO IL MONCO”, come mai ? Non è forse complicità questa?
    INVITO INOLTRE QUESTA ILLUSTRISSIMA PROCURA DELLA REPUBBLICA A VOLER SOTTOPORRE I SEGUENTI QUESITI ALLE PERSONE DA ME SOTTO/ELENCATE, QUALI TESTIMONI E / O PERSONE INFORMATE DEI FATTI:

    Testi con relativi capitoli di prova

    1. Don A. L. segretario personale del Vescovo Mons. R.:
    · Vero che negli anni ottanta è stato il prefetto del Sig. A.V. nel Seminario di Bergamo?
    · Vero che lei negli anni 81/82/83 era venuto a conoscenza del fatto che Don B. era indicato come autore di molestie sessuali su giovani seminaristi ?
    · Vero che dal 2004 lei è venuto a conoscenza che il sig. A. V. stava sottoponendo alla curia di Bergamo la sua posizione in merito alle molestie sessuali subite negli anni ottanta ?
    · Vero che era per cui a conoscenza che l’allora vescovo R. e il Don P. stesso, erano a conoscenza dei fatti di molestie e violenza ?
    · Vero che lei ebbe , nel corso del 2004, un colloquio con il sig. A.V. ed il suo legale Matteo Pagani su espresso incarico ricevuto dell’allora vescovo Mons. R. per verificare fatti e circostanze che lo stesso A.V. lamentava come ricevute violenze e molestie sessuali da parte di Don B. nel corso del periodo trascorso presso il Seminario di Bergamo ?
    · Vero il A.V. ebbe più colloqui nel corso degli scorsi anni con il Vescovo di Bergamo Mons. R. nella casa vescovile al fine di discutere delle vicende sopra richiamate e in due occasioni venivano versate al sig. A.V. in contanti Euro 10.000 quale anticipo del risarcimento che lo stesso Vescovo si era impegnato a fargli riconoscere ?

    2. Don G. A.
    · Vero che negli anni ottanta frequentava il Seminario di Bergamo con il sig. A.V. sia pure in sezione diversa?
    · Vero che era a conoscenza del fatti che Don B. molestava sessualmente alcuni giovani seminaristi o per lo meno che il soggetto in questione faceva cose strane di notte nelle camerate dei seminaristi?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?
    · Vero che anche lei ebbe la sensazione di tentativo di molestia da parte dello stesso prete durante un colloquio, quando lui le accarezzò il collo della maglia che indossava e che riferi al Sig. A.V. questa cosa nell’incontro tenutosi qualche mese fa con lei ?
    · vero che una sera sentì una conversazione nella sala degli educatori e superiori ove erano presenti M. M., Don B. F., Don P. P. e tutti i prefetti che parlavano di quanto stava accadendo in relazione alle molestie poste in essere da Don B. ?

    3. Don P. S. e Don P. R.
    · Vero che sin dall’epoca dei fatti ( 1981/1982/1983 ) eravate al corrente del comportamento tenuto da Don B. in quanto riferitovi ciò dall’allora compagno G. A. ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?
    4. Don P. M.
    · Vero che lei è stato compagno episcopale di Don B. recentemente prima della sua morte?
    · Vero che è a conoscenza del fatto che alcuni seminaristi lamentarono molestie ricevute da Don B.?
    · Vero che lei sostenne poco tempo fa con un collega prete che il suo compagno Don B. era comunque una brava persona anche se aveva questo piccolo difetto ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

    6. A. C.
    · Vero che Don B. con lei ebbe a porre tentativo di molestie a carattere sessuale alle quali lei si oppose ma che tanto la turbarono ?
    · Vero che in relazione a tale comportamento lei ebbe ad abbandonare il Seminario in maniera notevolmente traumatica trasferendosi persino all’estero?
    · Vero che era al corrente del fatto che Don B. teneva analogo comportamento anche con altri giovani seminaristi ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

    7. V. L. e V. M.
    · Vero che negli anni 80, durante la vostra frequentazione del Seminario di Bergamo siete venuti a conoscenza di molestie sessuali che Don B. poneva in essere nei confronti di giovani seminaristi ?
    · Vero quando di tali fatti avete reso edotti i vostri educatori vi veniva riferito di non parlarne con altri e che erano solo malelingue ?
    8. Mons. M. M. e Don F. B.
    · Vero che all’inizio degli anni ottanta lei rivestiva il ruolo di “superiore” nella sezione delle scuole medie del Seminario di Bergamo dove il A.V. frequentava e il Don B. aveva ruolo di padre spirituale ?
    · Vero che a lei era giunta notizia di lamentate molestie sessuali ad opera di Don B. sin dal 1981/82/ ?
    · Vero che sapeva del fatto che il Don P. P. era a conoscenza di quanto accadeva in quegli anni e in particolare delle molestie messe in atto da Don B. ?

    9. Mons. P. P.
    · Vero che lei all’epoca dei fatti era un superiore/insegnante nel reparto delle scuole medie ed era venuto a conoscenza di quanto accadeva di notte e di giorno ad alcuni giovani seminaristi o meglio che venivano molestati da Don A. B. ?
    · vero che un certo bambino alunno e seminarista di nome C. D., venne da lei a riferire che il Don B. aveva provato a molestarlo e che molestava altri suoi compagni e lei rispose in duro modo che erano male/voci e comunque doveva stare zitto e non dire nulla perchè non era vero mentre invece ne era perfettamente a conoscenza ?
    · Vero che in tutti questi anni lei ha sempre saputo cosa combinava nelle varie parrocchie ove veniva mandato/spostato il Don B. ? ( non è mai stato allontanato dall’attività Pastorale e in ogni luogo ove ha prestato servizio immancabilmente adescava e molestava qualche bambino )
    10. Sig. C. D.
    · Vero che durante la sua permanenza in seminario negli anni 1981/82 venne operato di appendicite e in degenza trasferito presso l’infermeria del Seminario di Bergamo ?
    · Vero che durante la sua degenza il suo padre Spirituale Don A. B. gli venne a far visita e prese la scusa di voler vedere la sua ferita per tentare di abusare di lei, vista la posizione della ferita ?
    · Vero che informò di quanto sopra il superiore Don P. P. e lo stesso in modo duro le riferì di stare zitto e non dire nulla perchè non era assolutamente vero e se lo era solo immaginato ?
    · Vero che riferì anche di sapere che lo stesso prete faceva queste cose anche su altri bimbi e lo stesso le rimproverò di nuovo di stare zitto che erano solo male/lingue ?
    11. D.ott.ssa Alessandra BRAMANTE :

    · Riferisca sulle risultanze della valutazione peritale che si produce a sua firma e su quanto ha riscontrato sulla personalità del Sig. A.V. e riferisca sul fatto che lo stesso è da tempo in cura con psicoterapia presso il suo studio .
    ·
    Si richiede inoltre che venga disposta una consulenza tecnica al fine di valutare l’attuale stato psicofisico dell’attore e la quantificazione del danno biologico in relazione al patimento psichico causato dai fatti di cui è causa .

    Allego mediante deposito in cancelleria la seguente documentazione:

    1. Perizia medico/legale rilasciato dal dott. Marco Garbarini – psichiatra con specialità in psicologia forense ;
    2. Relazione clinica della D.ssa Alessandra Bramante – psicologa e criminologa clinica
    3. Dettaglio storico corrispondenza intercorsa con il precedente Vescovo di Bergamo mons. R. inviata per tramite raccomandata al vescovo attuale Mons. Francesco Beschi.
    4. Unica riposta ricevuta via Mail da Avv. M. Zanchetti per conto Curia.
    5. Lettere raccomandate inviate al Rettore del Seminario e al Vescovo Mons. Francesco Beschi fino ad oggi e alle quali non è seguita alcuna risposta.

    Distintamente
    A. V.

    Allego prima di concludere, il testo di 2 lettere inviate dal Vescovo R. alla Vittima A.V.. emerge come sempre l’indifferenza della chiesa, la contraddizione di frasi fatte e disoneste, che non escono dal cuore.

    1)

    Bergamo 24 Agosto 2004

    Egregio sig. A. “riporto come da testo originale, non mette neppure il cognome della vittima”

    Ho letto il suo scritto con dolore e sconcerto per le sue vicende passate e per la sua sofferenza presente.
    Mi sento profondamente addolorato per l’origine di questa dolorosa situazione da me non conosciuta.
    A nome di tutti le chiedo scusa e le prometto di ricordarla nelle mie povere preghiere perchè possa raggiungere la serenità sperata.
    Se lo ritiene utile la incontrerei volentieri. Le garantisco che da diversi anni, cioè da quando si è conosciuto qualcosa, la persona da lei indicata è stata messa in condizione di non aver più contatti con i ragazzi.
    Con profonda e sincera partecipazione alla sua sofferenza la saluto cordialmente e le auguro giorni più sereni.

    + R.

    2)
    Gentilissimo Sig. A.

    le chiedo scusa per non aver risposto al suo scritto del 30.11.2004: sono stato travolto da moltissimi impegni che mi hanno reso impossibile di rispondere a molte lettere.
    Quindi non c’e’ nessuna motivazione particolare ma l’impossibilità fisica di sedersi alla scrivania .
    Ancora chiedo perdono.
    Sono contento di poterla incontrare anche se dovremo collocare tale incontro dopo il 6 aprile.
    Infatti i prossimi giorni sono già completamente occupati dagli impegni pastorali legati alla Pasqua.
    In più il 30 di marzo partirò con un gruppo di sacerdoti per un pellegrinaggio. Lei telefoni al mio segretario Don Alessandro Locatelli ( 035.xxxxxx ) per concordare la sua visita con le mie possibilità.
    La ricordo nelle preghiere perchè la Pasqua doni speranza e serenità al suo cuore tormentato. Saluti e auguri di buona pasqua.

    Bergamo 15.Marzo 2005