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  • L’Italia disconosce fino a un chiarimento i rappresentanti di ECA Global

    L’Italia disconosce fino a un chiarimento i rappresentanti di ECA Global

    Seppure l’associazione ECA Global non fornisca in alcun modo servizi o supporto ai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, veicolandosi nei paesi grazie al lavoro delle realtà locali, la Rete L’ABUSO, nel 2019 aveva da subito aderito entusiasta al progetto di ECA che aveva come obbiettivo quello di unire le realtà associative dei vari paesi, creando così una forza rappresentativa a livello globale.

    All’epoca il manifesto di ECA Global recitava “Ending Clergy Abuse (ECA): Rete mondiale di attivisti e vittime che si batte per tutelare i minori e costringere la Chiesa a porre fine agli abusi clericali“.

    Da oggi però l’Italia congela temporaneamente qualunque rappresentanza ECA, fino a che questa non renderà conto del grave episodio accaduto lo scorso 16 giugno che aveva costretto l’unica associazione che in Italia rappresenta i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, a prendere le doverose distanze da una iniziativa inopportuna e peraltro mai comunicata, che ha di fatto offeso i sopravvissuti italiani, già provati da una situazione impari rispetto all’Europa e al mondo che al momento, malgrado le nostre molteplici richieste, ECA Global,  malgrado ammetta l’imperdonabile errore, non sembra tuttavia in grado di saper fornire alcuna giustificazione.

    Nel tardo pomeriggio di martedì 16 giugno, alcune testate giornalistiche che avevano invano cercato di contattare ECA, si sono rivolte direttamente alla Rete L’ABUSO chiedendo informazioni su un incontro che sarebbe avvenuto a Roma nei giorni di lunedì 15 e martedì 16 c.m. di cui la Rete L’ABUSO non è mai stata informata trovandosi indebitamente coinvolta.

    Scopriamo così,  attraverso un comunicato stampa ufficiale e congiunto che porta i loghi di ECA Global e della Pontificia Commissione tutela minori (Tutela Minorum ECA Statement on Rome Dialogues) che l’associazione americana lodando l’incontro con la Pontificia Commissione tutela minori dal quale ha escluso i rappresentanti italiani, lodava un dialogo e il rafforzamento che la chiesa a detta di ECA avrebbe apportato in materia di abusi sessuali a danno di minori.

    Notizia totalmente falsa e inopportuna per quanto riguarda l’Italia, che ad oggi, vede la stessa Commissione Pontificia rifiutare addirittura di riconoscere i sopravvissuti nel Paese.

    L’Italia infatti, non solo è l’unico Paese in Europa che attualmente, malgrado gli impegni assunti, lamenta la totale assenza del Governo italiano, al quale, già nel 2019 il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, lamentava la mancata applicazione della Convenzione per i diritti dell’infanzia e che nel marzo di quest’anno torna per la seconda volta, a chiedere conto al Governo italiano, il quale dovrà rispondere della disapplicazione della Convenzione entro il 2027.

    Italia che vede la stessa chiesa attualmente totalmente disimpegnata sul territorio nell’applicazione delle sue stesse direttive a contrasto della pedofilia nel clero.

    I molteplici casi noti a tutti nella penisola partono da quello vescovo di Enna Rosario Gisana e del suo vicario giudiziale Vincenzo Murgaro, oggi entrambi sotto processo da parte della giustizia per avere mentito ai giudici italiani nel tentativo di coprire don Giuseppe Rugolo, condannato in via definitiva per abusi sessuali a danno di tre minori. Caso che malgrado la conclamata situazione vede la chiesa italiana disapplicare totalmente le proprie norme in tutela dei minori e di coloro che insabbiano, di fatto lasciando i due prelati tutt’ora al loro posto.

    Situazione che oltre a suscitare le ire di Antonio Messina, vittima di don Rugolo che ECA ben conosce e che più volte ha chiesto giustizia a Papa Leone, sempre nella stessa diocesi, pochi giorni fa la condanna di un catechista a 9 anni, mai rimosso, mentre le famiglie delle vittime chiedono invano conto e interventi alla chiesa che però tace.

    Tra i molteplici casi arrivati agli onori della cronaca italiana citiamo quello di pochi giorni fa che riguarda Padre Efisio Schirru, accusato di violenza sessuale ai danni di un seminarista, paradossalmente ed in barba allo stesso Motu proprio, è stato rieletto provinciale.

    Sul versante delle vittime e dei mancati soccorsi promessi dalla chiesa, il dato che si rileva sul territorio italiano, a distanza di quattro anni dall’apertura degli sportelli diocesani per le vittime, è catastrofico.

    I casi denunciati all’associazione italiana vedono nel 2025 (dato che l’Osservatorio della Rete L’ABUSO prevede riconfermato nel 2026) raddoppiate le denunce e le vittime che ingenuamente si sono rivolte agli sportelli, ridotte ad un ulteriore trauma, questa volta dovuto alla rivittimizzazione causata dalla riesumazione del trauma prodotta dall’essersi sottoposti agli interrogatori previsti dagli sportelli diocesani e all’inconcludenza della chiesa italiana che, praticamente in quasi tutti i casi, ha lasciato i responsabili degli abusi al loro posto, provocando così ulteriore frustrazione e ulteriore trauma nelle vittime.

    Situazione che ECA global ben conosce e che abbiamo ricordato chiedendo spiegazioni di quanto tristemente accaduto pochi giorni fa, a nostra totale insaputa. Per questi motivi si chiede doverosamente conto a ECA Global dello sciagurato ed inspiegabile gesto, non che delle ridicole dichiarazioni che ECA ha rilasciato congiuntamente alla Pontificia Commissione alla quale invece, avrebbe dovuto chiedere conto di questa grave situazione.

    Il gruppo americano, a sei giorni dall’accaduto, sembra incapace di dare spiegazioni ai sopravvissuti e alla stessa Rete L’ABUSO e comunica che nelle prossime settimane è disposto a riunirsi in un incontro con la Rete, tuttavia al momento non ha ancora fissato una data.

    Per questi motivi Rete L’ABUSO è attualmente costretta non solo a prendere le distanze ma a disconoscere qualunque azione da parte di ECA Global in rappresentanza dell’Italia.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

    e

    Co founder di ECA Global

  • PROCURA GENERALE della REPUBBLICA Presso la CORTE di CASSAZIONE – Roma

    PROCURA GENERALE della REPUBBLICA Presso la CORTE di CASSAZIONE – Roma

    Il sottoscritto, Sig. Francesco Zanardi, nato a Torino il 19 Luglio 1970, CF ZNRFNC70L19L219W, con il presente atto agisce;

    -nella qualità di Presidente e legale rappresentante dell’Associazione senza scopo di lucro “RETE L’ABUSO” – Associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – C.F. 92109400090 ( di seguito denominata Associazione/Rete)  con sede legale in  Savona (SV), Via Pietro Giuria n. 3/28 ( cell. 3927030000) www. test.retelabuso.org/ ;

    – nella qualità di referente per l’Italia di “ECA Global” – Ending Clergy Abuse  – con sede legale in Siattle (USA), 5017 37TH Avenue (Tel: (206) 412-0165) www.ecaglobal.org.

     

    PREMETTE

    L’informativa in oggetto è frutto dei dati raccolti e/o pervenuti presso l’Associazione dal 2010; che la stessa è l’unica ONG in Italia ad agire specificatamente in tutela dei minori vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero cattolico e verosimilmente la maggiore banca dati nel paese; che la copertura territoriale dei dati che andremmo ad esporre è nazionale; che l’arco temporale dei dati esposti è molto ridotto confronto a quelli analizzati dalle varie Commissioni Governative nel resto della UE – in genere 70 anni – nel nostro caso copre poco più dei 13 anni di attività dell’Associazione.

    La finalità del presente atto ispirato alla LEGGE 27 maggio 1991, n. 176, che tratta nell’interesse superiore del minore la violenza sessuale, che in questo caso prescinde prioritariamente dall’estinzione dello specifico caso, è quella di contribuire con i dati in nostro possesso a fornire a codesto spettabile Ufficio, in assenza di un’indagine governativa, la visione generale dell’entità del fenomeno sul territorio della Repubblica.

    La scelta di indirizzare l’istanza alla Procura Generale della Repubblica non è quindi casuale, ma dovuta al fatto che a nostro avviso, le Procure locali, agendo territorialmente, non riescono ad avere un quadro generale, spesso anche perché molte denunce vengono fatte all’associazione ed improcedibili, non vengono poi segnalate all’A.G.

    Tuttavia questo è il quadro generale del paese, che desta preoccupazione già da tempo, anche sui media italiani. (Inchiesta podcast de IL POST – Alvise Armellini e Iacopo Scaramuzzi – all. 1, 2, 3, 4, 5, 6)

    L’assenza stessa di un dato governativo non aiuta certamente l’A.G. ad avere il quadro chiaro della gravità del fenomeno sul territorio, producendo spesso come effetto collaterale, una grave carenza in materia di prevenzione, che precede il successivo stadio di improcedibilità che espanderò in seguito.

    La stessa comunità scientifica è cosciente da anni del profilo criminale del pedofilo, della sua recidività e del fatto che la stessa devianza lo porti a non aver alcun controllo dei propri istinti sessuali.

    Non parliamo di malati, ma di soggetti che soffrono una grave devianza della sessualità, tuttavia perfettamente lucidi nel premeditare, tanto che la comunità scientifica paragona il profilo del predatore pedofilo a quello del serial killer.

    Gli stessi accrediti letterari in materia, tra i più quotati lo studio del dott. Richard Sipe(*), parlano nel contesto ecclesiastico, complice l’omertà caratteristica e i continui trasferimenti, che questi soggetti siano in grado di produrre nell’arco della loro vita più di 200 vittime. Il dato della Commissione CIASE francese a riguardo è purtroppo illuminante.

    La Convenzione sui diritti dell’infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia.

    “La Convenzione, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.

    Secondo la definizione della Convenzione sono bambini e adolescenti gli individui di età inferiore ai 18 anni (art. 1), il cui interesse deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni circostanza (art. 3).”

    Per questo riteniamo doverosa ai fini della prevenzione, nell’interesse superiore del minore questa informativa, in quanto molti dei soggetti a noi segnalati e che spesso, causa gli insufficienti tempi di estinzione del reato non sono all’attenzione dell’A.G., restano tuttavia soggetti con una pericolosità sociale che non si prescrive, sui quali per prevenire bisogna vigilare.

     

    I FATTI

    Il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite esaminava il rapporto periodico dell’Italia esprimendo a riguardo le seguenti conclusioni;

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Al paragrafo 21 delle osservazioni conclusive (all. 7).

    A precedere le raccomandazioni sopra, una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero – (all. 8), una successiva diffida inviata agli organi di Governo italiano dall’Associazione esponente (all. 9), una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Savona. (all. 10)

    La recente commissione d’inchiesta CIASE (penultima prodotta in Europa) ha ravvisato che in Francia, in un arco temporale di circa 70 anni, ben 3000 sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di 216.000 minori. Non è noto per quante volte.

    Secondo la Commissione CIASE, aggiungendo l’indotto cattolico, il numero di vittime raggiungerebbe le 330.000.

    Tuttavia, tenendo conto delle “sole” 216.000 vittime dei 3000 religiosi, ogni sacerdote cattolico francese avrebbe abusato, mediamente, di 72 bambini (*Sipe). Un dato che va ben oltre la media dei reati attribuibili ad un laico, che in un caso simile si vedrebbe attribuire “l’eccezionalità” per l’incredibile record di vittime.

    La Francia ha una media di sacerdoti pari 21.930 unità (FONTE), di cui 3000 nei fatti risultano pedofili.

    Dati ufficiali di pochi giorni fa, ancora inesplorati, ci arrivano anche dalla Commissione portoghese che parla di 4.815 vittime. Li il totale dei sacerdoti è di sole 3.936 unità. Non è noto quanti di questi siano risultati colpevoli, tuttavia le vittime prodotte sono circa 1.000 in più della stessa popolazione clericale.

    L’Italia ha una media di sacerdoti pari a 50.148 unità e, se anche l’Italia segue la statistica percentuale delle commissioni d’inchiesta, come negli altri paesi e, non vediamo il perché mai non dovrebbe, è verosimile pensare che più di 7.000 sacerdoti italiani risultino pedofili. Come confermerebbero anche le proiezioni redatte dallo statistico irlandese Mark Vincent Healy (all. 11); il potenziale di vittime in Italia, solo per i sacerdoti si avvicinerebbe a circa 750.000 minori.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, unico punto di riferimento e di supporto per i sopravvissuti agli abusi del clero, oggi è l’unica realtà a monitorare attraverso il proprio osservatorio il fenomeno sul territorio, ed è fortemente preoccupata non solo per i dati e la situazione che ci perviene attraverso i nostri assistiti, molto di più per la sistematica inerzia dei governi che si sono susseguiti, da 32 anni inadempienti verso l’interesse superiore del minore e indifferenti ancora oggi non solo alle varie istanze sopra citate, alle quali non hanno mai risposto, ma alle stesse raccomandazioni degli organi sovranazionali, come in questo caso il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite.

     

    ESPONGO A INTEGRAZIONE DEI FATTI

    Il 27 maggio 2022 il Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha eletto il suo nuovo Presidente, Matteo Zuppi. Al termine dei lavori, verosimilmente pressata dai dati che arrivano dagli altri paesi e dal fatto che tutti i membri dell’Unione Europea (tranne l’Italia) abbiano affrontato da tempo a livello Istituzionale il problema dei sacerdoti pedofili, la CEI dichiarava (controcorrente al resto del mondo) che non ci sarà nel paese alcuna commissione, tanto meno indipendente. Sarà fatta solo una cernita di dati raccolti unicamente dagli archivi delle Diocesi (escludendo quelli in possesso delle Procure), una sorta di censimento che peraltro avrebbero già potuto fare da anni, che analizzerà solamente il periodo che va dall’anno 2000 ad oggi, discriminando tutte le precedenti vittime.

    L’analisi escluderà oltre ai dati in possesso delle Procure della Repubblica, quelli delle vittime che negli anni si sono rivolte all’associazione e che per via dei termini prescrittivi, o per la sfiducia nelle gerarchie ecclesiastiche non compaiono in nessuno degli archivi. Lo scrivente fa questa affermazione con certezza in quanto nell’estate del 2022, in ben due occasioni e nella qualità di portavoce, ha incontrato a Bologna S.E. Cardinale Matteo Zuppi, con spirito collaborativo. Purtroppo però costretto a constatare che l’interesse del neoeletto Presidente, in linea col predecessore, non era rivolto alle potenziali vittime o a quelle già prodotte, ma solamente a sedare di fronte all’opinione pubblica il problema della chiesa italiana, cercando di tutelarla dalla Giustizia italiana, in questi reati il più possibile, senza riconoscere neppure sotto l’aspetto morale, un risarcimento umano ai malcapitati.

    Nei fatti, il 17 novembre scorso la Conferenza Episcopale Italiana ha diffuso la prima parte del report (all. 12 sintesi, all. 13 integrale), che espone solo 2 anni di dati unicamente raccolti presso le diocesi. Ha  annunciato che il report integrale di 22 anni, che questa volta comprenderà i dati provenienti anche dalla CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede) sarà rilasciato prossimamente. Nessuna data.

    Nella sostanza il primo documento è un auto accredito non sul fare per riparare al danno e prevenirlo, ma sull’esaltare unicamente il lavoro di sportelli diocesani, non regolamentati nel consenso informato e spesso a danno delle stesse vittime, utili soltanto alla CEI per contenere omettendo in associazione con gli stessi sportelli, le denunce dei crimini all’Autorità civile. Tuttavia vedremo più avanti che il dato non è proprio così minimo.

    Da quanto si apprende oramai anche dalla cronaca nazionale, (#)25mila € è il valore del silenzio della vittima, con accordi tra le parti col vincolo della riservatezza (All. 14). Legali in Italia, se non fosse per la finalità dell’omissione, che si risolve socialmente negando consapevolezza ai cittadini, quindi la possibilità di tutela, dando l’opportunità  al pedofilo di abusare nel silenzio di altri bambini.

    Stando al documento ufficiale si legge che i dati prodotti provengono da 166 diocesi su un totale di 226 il 73,4%. Non si spende in alcun modo nell’illustrare eventuali canali concreti ed efficaci di assistenza o soccorso alle vittime, tranne un’assistenza psicologica tuttavia attiva solo nel 14% delle 166 diocesi censite.

    Come riporta il report, malgrado la pandemia e la chiusura degli uffici, le vittime che si sono presentate a 30 centri di ascolto “Nel biennio in esame il totale dei contatti registrati da 30 Centri di ascolto è stato pari a 86, di cui 38 contatti nel 2020 e 48 nel 2021.” (pag. 2)

    Sempre stando al documento, il numero degli accusati è di 68 persone, in oltre la metà dei casi tra i 40 e i 60 anni.

    “Il ruolo ecclesiale ricoperto al momento dei fatti è quello di chierici (30), a seguire di laici (23), infine di religiosi (15). Tra i laici emergono i ruoli di insegnante di religione; sagrestano; animatore di oratorio o grest; catechista; responsabile di associazione.”

    Riteniamo davvero interessante il dato degli accusati laici, doppio a quello rilevato dalla commissione francese, ben la metà (1/3 del totale) del numero dei chierici e religiosi dichiarato dalla stessa CEI.

    Un dato notevole, con molta probabilità dovuto al vuoto legislativo del c.d. Certificato anti pedofilia (segnalato la prima volta nell’interrogazione dell’Onorevole Matteo Mantero, poi anche dall’ONU) che in Italia solleva il volontariato dall’esibirlo, paradossalmente indicando a chi pregiudicato l’alternativa di predare in quello specifico ambito, trovando negli ambienti di chiesa e nel suo contesto associativo omissivo – timorati dello scandalo, in virtù dell’immagine – una ulteriore tutela in una improbabile denuncia.

    Il report della CEI prosegue spiegando infine all’iter i provvedimenti “A seguito della trasmissione della segnalazione all’Autorità ecclesiastica da parte dei Centri di ascolto, tra le azioni poste in essere sono risultati prevalenti i “provvedimenti disciplinari”, seguiti da “indagine previa” e “trasmissione al Dicastero per la Dottrina della Fede”.

    Le domande che sorgono sono parecchie alla luce di quanto dice e sappiamo dalla scienza medica ed il rapporto di (*)Richard Sipe sul potenziale di recidività, che non può essere surrogato nelle buone intenzioni della chiesa.

    -Che fine hanno fatto i presunti autori denunciati alla CEI attraverso gli sportelli, non si sa chi siano, dove siano e peggio ancora non sono stati segnalati alle autorità italiane.

    -E che ne è stato delle loro vittime? Sono state assistite o forse tacitate con (#)un accordo col vincolo della riservatezza?

    Verosimilmente, per il potere giudiziario che la chiesa non ha, fuori dai numeri del report, anche qualora risultassero colpevoli, girano liberamente e restano potenzialmente pericolosi.

    Una soluzione quella della CEI intollerabile ed inammissibile perchè risulta totalmente inadeguata a qualunque forma di prevenzione (tranne per la stessa Istituzione ecclesiastica) cancellando qualunque forma di tutela preventiva nell’interesse superiore del minore.

     

    -o-O-o-

    I DATI RACCOLTI in ITALIA dall’osservatorio della Rete L’ABUSO

    I primi che andiamo ad esporre sono quelli noti ed indispensabili per fare un quadro iniziale della situazione. Essendo noti, quindi passati per le Procure della Repubblica italiane, ci limiteremo nel separare le condanne in via definitiva (164 casi) dagli indagati e i condannati in primo e secondo grado (168 casi), in quanto codesto spettabile Ufficio ha accesso diretto ai fascicoli delle Procure, certamente più dettagliati dei nostri.

    I dati anonimi in nostro possesso riguardano 88 nominativi di potenziali stupratori che qualora codesto spett. Ufficio ritenesse, mettiamo da subito a disposizione dell’A.G. nell’integralità.

     

    Tabella dati per Regioni italiane – Report Rete L’ABUSO (All. 15)

     

     

    ALLEGA

    1. 2-3-4-5-6 Inchiesta podcast de IL POST
    2. Osservazioni conclusive del Comitato ONU 80° sessione
    3. Interrogazione parlamentare Matteo Mantero
    4. Diffida dell’Associazione
    5. Querela depositata presso la Procura della Repubblica di Savona
    6. Proiezioni statistiche prodotte da Mark Vincent Healy
    7. Report CEI sintesi
    8. Report CEI integrale
    9. Articolo “accordi tra le parti” Editoriale DOMANI
    10. Report Rete L’ABUSO del 1 febbraio

    Con ossequio

    Francesco Zanardi

    Firma digitale

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/parlamento-europeo-al-presidente-della-commissione-per-le-petizioni/

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  • Report CEI la critica dei sopravvissuti ai limiti del report, ma i dati battono la Francia

    Report CEI la critica dei sopravvissuti ai limiti del report, ma i dati battono la Francia

    Prima di analizzare il report la critica ad un “report sulla pedofilia del clero” che un report non è, che inizialmente era già parziale nel raccogliere i soli dati dal 2000 a oggi (come fatto notare a maggio al Presidente Zuppi) provenienti all’epoca solo dalla Congregazione per la Dottrina della fede e dagli sportelli diocesani.  Invece troviamo un report parecchio più limitato, al limite del ridicolo. Solo due anni, dal 2020 al 2022, con solo i dati degli sportelli Diocesani.

    Sono esclusi dal report quindi tutti i casi (sempre di sacerdoti italiani) denunciati alla magistratura o all’associazione o direttamente alla CDF.

    Nessun accenno a indennizzi e nessun supporto per le vittime. Solo il 14% delle diocesi risulta dal report, avere almeno quello psicologico. Per i sacerdoti invece 23 strutture sul territorio che li assistono e spesso li sottraggono anche al carcere.

    Nessun accenno di collaborazione con l’Autorità Giudiziaria, tranne ovviamente quando vengono indagati e sono costretti a farlo per ordine di un pubblico ministero o un giudice.

    Non si sa chi o almeno dove siano i preti e laici citati, se e quali provvedimenti sono stati effettivamente presi, facendo presente che per i laici che nel report come vedrete risultano più dei preti, la chiesa non può imporre controllo ed il tutto si riduce a mera omertà.

    Si parla di collaborazione con associazioni esterne, ma non con quella italiana delle vittime. Nemmeno con il Coordinamento Italy Church Too che le sostiene e che più volte ha scritto alla CEI senza mai ottenere risposte.

    Anche in difetto i dati sono comunque allarmanti.

    Se contiamo che sono stati raccolti nei due anni durante i quali l’ accesso agli sportelli è stato limitato per via del COVID e mancano i casi denunciati alla magistratura e alle associazioni, qui si parla di 89 casi segnalati tra il 2020 e il 2021 (manca il 2022). Come sottolinea il report (PrimoReport_Sintesi- PrimoReport_integrale) “Le segnalazioni fanno riferimento a casi recenti e/o attuali (52,8%) e a casi del passato (47,2%)”.

    Possiamo quindi dire che almeno 45 casi siano quelli recenti (2020 – 2021), circa 2 casi al mese, che a noi non sembrano pochi.

    Inoltre, secondo il report CEI, l’effetto della mancanza del certificato antipedofilia dal quale l’Italia ha sollevato il volontariato e che da anni denunciamo la pericolosità di quel vuoto – in quanto incentiva i predatori ad inserirsi in quegli ambienti, ancor più nella chiesa che per via della paura dello scandalo se succede qualcosa non querela – parrebbe sempre secondo il report darci ragione, il dato batte i laici della Francia e in Italia supera i preti.

    Si legge; “Il profilo dei 68 presunti autori di reato evidenzia soggetti di età compresa tra i 40 e i 60 anni all’epoca dei fatti, in oltre la metà dei casi. Il ruolo ecclesiale ricoperto al momento dei fatti è quello di chierici (30), a seguire di laici (23), infine di religiosi (15). Tra i laici emergono i ruoli di insegnante di religione; sagrestano; animatore di oratorio o grest; catechista; responsabile di associazione.”.

    Forse non è così casuale che la CEI voglia introdurre sotto forma di corsi anche nelle scuole cattoliche questo sistema di monitoraggio.

    In sintesi si conferma quanto le vittime avevano già potuto apprendere nella scorsa estate attraverso gli incontri avuti con il presidente della CEI Matteo Zuppi e che già all’epoca avevano interrotto per l’assenza di spazi di dialogo da parte della chiesa italiana, nelle proposte per nulla interessata alle vittime.

    Il report conferma una mera propaganda degli sportelli diocesani, utili alla chiesa, ma pericolosissimi per le vittime, oltre che inutili, come abbiamo già dettagliato in passato.

    Il vero responsabile resta in Italia lo Stato, l’unico in Europa a non essersi mai pronunciato oltre che inadempiente, come conferma anche il Comitato per i diritti dell’infanzia del l’ONU.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2022/05/03/litalia-denunciata-per-la-seconda-volta-allalto-commissariato-per-i-diritti-umani-delle-nazioni-unite/

  • Intervento di Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO – #ItalyChurchToo

    Intervento di Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO – #ItalyChurchToo

    Le anomalie giuridiche italiane – «La Rete L’Abuso con 1.400 casi all’attivo da 12 anni è l’unico osservatorio di dati esistente in Italia», ha detto Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete L’Abuso. «Lavoro lungo e difficile, che non sarebbe spettato a noi, costato al sottoscritto decine di querele ma nel vuoto purtroppo ci siamo dovuti assumere l’impegno, per poter tutelare altri.

    Oggi siamo rappresentanti per l’Italia di ECA Global, presente in 42 Paesi, riconosciuti presso Nazioni Unite». Recenti casi di abusi dimostrano come gli sforzi di papa Francesco (in particolare con il motu proprio Vos estis lux mundi) si siano rivelati inutili, prosegue Zanardi: i vescovi non obbediscono alle prescrizioni ma non vengono puniti. Leggi deboli hanno favorito il trasferimento in Italia dei pedofili. Una commissione della Chiesa anche se perfetta oggi non è più credibile, ne serve una indipendente che assicuri imparzialità. L’imputato non può fare anche da giudice.

    «In Italia – ha spiegato Zanardi – la situazione è complessa in confronto ad altri Paesi; El País ha raccolto 250 casi in 7 decenni, la magistratura ha aperto un’indagine autonoma. In Italia il database della Rete l’Abuso dimostra 360 casi in 15 anni. Serve dunque un intervento dello Stato. Il Rapporto CIASE in Francia parla di 216.000 vittime e 3.000 preti coinvolti; in Francia i preti sono 22.000, in Italia 52.000; se la percentuale media del mondo è di 7-8% di preti pedofili, in Italia sono stimati un milione. Serve adeguare le leggi; sono state avanzate istanze allo Stato e all’ONU, ma il numero di indagini e azioni penali della magistratura è basso: se la vittima è prescritta non scatta nessuna indagine e salta la prevenzione».

    Serve poi estendere a tutti il certificato anti-pedofilia (che il datore di lavoro è obbligato a richiedere ai neoassunti nel campo di attività con minori), applicandolo a tutto l’indotto del volontariato che svolge attività con minori; la prescrizione, poi, «non è adeguata alla maturazione del trauma da parte della vittima»; si chiede al legislatore «di dare la possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco al catechista, a chiunque abbia dei sospetti ». Sarebbe già una svolta. Paradossalmente la soluzione risolverebbe ostacoli posti dai Patti lateranensi come l’art. 4.

    Se oggi il papa introducesse per i vescovi italiani l’obbligo di denuncia, questi non saprebbero come procedere. Bisogna inoltre attuare un programma di risarcimenti e di programmi di riabilitazione delle vittime. Gli sportelli diocesani non sono conformi alla Convenzione di Lanzarote, che prevede che la vittima, quando viene sentita in un tribunale, anche in quelli diocesani, sia accompagnata da un medico che ne attesta anche l’attendibilità. Nei tribunali diocesani non si portano neanche gli avvocati».

  • La Fake News del papa che riapre il caso di don Silverio Mura. Faceva invece il prete nel pavese. Da due giorni scomparso anche da li.

    La Fake News del papa che riapre il caso di don Silverio Mura. Faceva invece il prete nel pavese. Da due giorni scomparso anche da li.

    Altro duro colpo alla credibilità di papa Francesco, e a quella che la stampa ha battezzato come la campagna “tolleranza zero” contro i preti pedofili: una campagna da noi della Rete LABUSO ribattezzata, non per pregiudizio, ma per l’indiscutibilità dei dati alla mano che la contraddicono, la campagna di “tolleranza” per gli abusatori e “zero” per le vittime.

    Lo scorso 17 febbraio, a pochi giorni dall’interruzione dello sciopero della fame di Diego Esposito che con la sua protesta civile, non violenta e inascoltata da papa Francesco, chiedeva verità e giustizia per i presunti abusi subìti dal sacerdote Silverio Mura, alcuni quotidiani e l’agenzia ANSA, davano notizia, confermata anche dal direttore della sala stampa vaticana Greg Burke, che papa Francesco avesse riaperto – dopo il primo insabbiamento dell’indagine da parte della diocesi guidata dal cardinale Sepe – il caso di Diego Esposito.

    La Rete LABUSO, di cui Diego Esposito fa parte, smentì immediatamente la fake news vaticana sottolineando che, non solo la presunta vittima, ma neppure il suo avvocato e la stessa associazione, non avevano alcuna notizia a riguardo.

    Ammodernando un pò il termine, quando si dice che le fake news hanno le gambe corte, arriviamo a pochi giorni fa, il 7 marzo 2018 quando un servizio de Le Iene propone proprio il caso del nostro associato, Diego Esposito.

    È proprio in quel servizio che il sindaco di Montù Beccaria (Pavia) – Amedeo Quaroni – riconosce il prete accusato nella trasmissione: esercita e vive in paese, fa ancora il catechista ed è ancora a contatto con minori, come trent’anni fa quando adescò Diego. Proprio vero, il lupo perde il pelo ma non il vizio, mi riferisco al catechismo, naturalmente.

    Il trasferimento di don Silverio Mura a Montù Beccaria avviene all’incirca un anno fa, presumiamo dopo la morte della madre che, fino ad allora, don Silverio aveva accudito e che da tempo limitava notevolmente la libertà di movimento del sacerdote.

    Certo che la chiesa non si è fatta scrupoli, altro che indagine canonica, altro che prevenzione, dopo il funerale della madre lo ha rimesso subito in pista e, cosa c’è di meglio che un bel paesino di poche anime nel pavese, a 800 km di distanza da Napoli.

    Inutile dire che quando il sindaco di Montù Beccaria ha cercato di avere notizie, don Silverio aveva già preso il volo.

    Sarà andato a fare il processo canonico ?