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  • Morto S.E. Giulio Sanguineti, vescovo di Savona che coprì per primo il pedofilo don Giraudo

    Morto S.E. Giulio Sanguineti, vescovo di Savona che coprì per primo il pedofilo don Giraudo

    Nato a Santa Giulia di Centaura, nel comune di Lavagna il 20 febbraio 1932, era stato ordinato presbitero il 29 maggio 1955 da mons. Francesco Marchesani.

    Laureato in Diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, aveva prestato servizio come Presidente del Tribunale ecclesiastico diocesano. Tra gli altri incarichi quello di Cancelliere e di Canonico della Cattedrale.

    Eletto Vescovo di Savona-Noli il 5 dicembre 1980, era stato consacrato il 6 gennaio 1981 in San Pietro da Giovanni Paolo II.

    Fu il primo di quattro vescovi a gestire nella diocesi di Savona – Noli, il caso di don Nello Giraudo, ordinato proprio in concomitanza con la sua nomina a vescovo.

    Proprio quell’anno, il sacerdote che aveva appena preso i voti esternò le sue tendenze pedofile ai danni di un ragazzino, Massimiliano.

    Sanguineti, raggiunto dai genitori del ragazzo che minacciavano querela alla polizia, si limitò a spostarlo quindici chilometri più in la, a Spotorno dove oggi documentiamo decine di vittime.

    Ripreso da “LE IENE” proprio sul caso savonese che coprì per primo, non si risparmiò di attaccare le stesse vittime sopravvissute.

    QUI I DUE SERVIZI de LE IENE

  • SAVONA – La commissione tutela minori della diocesi è una farsa? L’avvocato intanto prende le distanze

    SAVONA – La commissione tutela minori della diocesi è una farsa? L’avvocato intanto prende le distanze

    Dal novembre 2019 la diocesi di Savona – Noli vanta alla cronaca locale di essere la prima in Italia (in realtà è stata Milano) ad aver istituito uno sportello per la tutela dei minori composto da un prete, tre psicologi di cui diocesi e cronisti però, non hanno mai reso noti i nomi.

    C’è anche un avvocato, dato ad intendere sin dalla presentazione dello sportello diocesano al teatro don Bosco di Savona, in presenza, fosse il dott. Simone Mariani, del foro di Savona, che però, prende le distanze con una missiva di rettifica. Non ci diffida, chiarisce solo la sua estraneità esplicitamente sottointesa nei fatti, dall’iniziativa; “In particolare, non sono componente, né lo sono mai stato, di alcuna commissione facente capo alla Diocesi e/o a qualsivoglia ente ecclesiastico o laico, che si occupi delle questioni e vicende da Voi indicate e, in generale, di abusi e/o violenze sulle persone”.

    La domanda è d’obbligo; chi è allora l’avvocato della fantomatica commissione minori della diocesi di Savona e perché alle molteplici richieste avanzate dall’associazione, da ben tre anni ne nega la composizione pubblica?

    Una vasta inchiesta della Rete L’ABUSO sul territorio italiano, avviata dall’Ufficio nel 2019 e riguardante nello specifico gli sportelli diocesani per la “tutela dei minori e delle persone vulnerabili”, voluti dal Motu proprio di papa Francesco “Vos estis lux mundi”, ha ravvisato una serie di gravi irregolarità che spaziano dalla raccolta dei dati sensibili alla loro conservazione e divulgazione, in totale contrasto con le più basilari norme regolamentate dalla legge italiana sulla privacy. Non vi è neppure il consenso informato del malcapitato, già vittima di abusi che spesso in buona fede, sulla base dell’art. 2 §3 dello stesso motu proprio, ritrova i propri dati e la sua stessa deposizione firmata, inviati ad una serie di altri uffici, senza che lui ne abbia copia e senza la possibilità di accedere in futuro a quella deposizione, ancor meno di pretenderne la restituzione.

    Non è lo stesso invece per l’avvocato del sacerdote, avvantaggiato e che qualora la presunta vittima, non soddisfatta dall’operato dello sportello decidesse di rivolgersi alla giustizia italiana, non solo troverebbe il lavoro d’indagine della procura gravemente compromesso dalla precedente fuga di informazioni prevista all’art. 2 §3 del motu proprio, che nei fatti e contro qualunque principio investigativo preavvisa i coinvolti, ma rischia di ritrovare le sue stesse dichiarazioni rilasciate azzardatamente e in assenza di un difensore, sottoscritte in precedenza e spesso raccolte da persone che non hanno una specifica competenza, la possibilità che queste siano utilizzate contro di lui nel procedimento italiano.

    Tornando al fantomatico sportello savonese, non risultano attivati nessuno dei servizi per le vittime di cui all’art. 5 del motu proprio, tra cui quelli di assistenza medica, terapeutica e psicologica.

    Vista la gravità dei fatti emersi in questo caso specifico a Savona e oggi appesantiti controcorrente agli altri sportelli diocesani dal fatto che la stessa diocesi ne neghi la composizione da tre anni, alla luce dell’anomala strutturazione degli stessi che vede ingenuamente e “non informati” a possibile rischio la specifica popolazione, la Rete L’ABUSO chiede l’intervento della prefettura di Savona, legittimata al controllo e la sicurezza del territorio, proprio al fine di evitare che sprovveduti che hanno subito abusi, che per natura si collocano tra le c.d. fasce deboli, ne possano rimanere ulteriormente vittime.

    Zanardi

  • Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”

    Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”

    Era solo un apparente “veleno” che girava per Genova nel 2017, quando da più fonti segnalavano alla Rete L’ABUSO che padre Luca , molestava i bambini. Un file che come molti riponemmo nel cassetto in quanto mancava la presunta vittima, ma che oggi riemergerebbe confermato da un uomo che lo accusa, all’epoca dei fatti 12enne.

    I fatti sarebbero accaduti a Loano, cittadina turistica della riviera ligure, dove si ricordano bene di padre Luca, dove il nostro assistito serviva la messa e frequentava il campo solare estivo gestito dai frati cappuccini, teatro delle presunte molestie che come da manuale la psiche fa riemergere dopo anni portando alla luce coperture e omertà.

    Loano; nella diocesi di Albenga, molto chiacchierata per l’alta densità pedofila, oltre che per scandali di vario genere di cui la Rete L’ABUSO si è occupata molto in questi anni e nel 2015 commissariata dallo stesso papa Francesco.

    Padre Luca, ordinato sacerdote nel 1994 viene assegnato al convento cappuccino di Loano e in quegli anni, la famiglia del nostro assistito decide di mandarlo insieme ai cugini ai campi solari estivi. Da subito qualcosa non torna, i cugini non vogliono più andare ai campi solari e così i genitori, ignari del perché decidono di ritirarli. Ma il nostro assistito, che a differenza dei cugini in quegli anni ha problemi famigliari, resterà fino alla fine dell’estate durante la quale subirà più volte le attenzioni del frate.

    Nel frattempo, da quanto siamo riusciti a ricostruire, padre Luca viene più volte denunciato (lui stesso lo ammette – sottolinea fossero maggiorenni), purtroppo solo all’autorità ecclesiastica. Secondo le nostre fonti nel 1998, nel 2013 e nel 2017, quando la situazione sembra tracollare e si decide improvvisamente di mandarlo a “curare” negli Stati Uniti, da dove farà ritorno dopo qualche mese.

    Malgrado ciò resterà sempre a contatto con minori, tutt’ora  referente nelle pastorali giovanili di Santa Margherita Ligure e della diocesi di Savona – Noli.

    L’attività di indagine della Rete è stata molto complessa dopo la denuncia dell’uomo, oggi poco più che trentenne e padre di famiglia che probabilmente, dopo la nascita dei figli, come spesso accade in questi casi ha iniziato a maturare il trauma, fino ad esplodere. Rivoltosi alla Rete L’ABUSO nelle scorse settimane, non ha saputo fornire altro che il nome del frate “padre Luca”. Da qui sono iniziate nel massimo riserbo le nostre ricerche, intanto per capire chi fosse questo frate senza un cognome, rintracciato poi grazie ad un annuario dei cappuccini liguri e successivamente riconosciuto dal nostro assistito, grazie ad una fotografia.

    Una situazione che per vie traverse, dato il coinvolgimento di personaggi eccellenti abbiamo verificato ulteriormente interpellando i cappuccini, più di uno, che confermerebbero sia le presunte tendenze del frate, sia il fatto che nel 2017, a seguito di queste problematiche, sia stato mandato negli USA per un periodo di “cura“.

    Durante l’indagine svolta dalla Rete L’ABUSO abbiamo sentito al telefono anche il frate, padre Luca Maria Bucci che pur negando i fatti con minori, ammetterebbe problematiche che definisce di “eccessivo affetto“, le denunce e le successive cure negli Stati Uniti. Cercando di rassicurarci, al telefono commenta “io faccio già un percorso di super protezione con psicologa, direzione spirituale. Sanno sempre dove sono, dove vado cosa, faccio“.

    Anche se per i fatti denunciati dal nostro assistito – risalenti al 1994 – sotto il profilo penale è intervenuta la prescrizione, come lo stesso Bucci ammette al telefono, ci sono state però altre due denunce, per quanto l’Associazione è informata, risalirebbero al 2013 e al 2017, fatti che non sarebbero prescritti, probabilmente denunciati solamente all’autorità ecclesiastica. Per questo motivo padre Luca Maria Bucci è stato formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Genova, alla quale si chiede (nel rispetto della norma dell’abolizione del segreto Pontificio) l’acquisizione dei fascicoli relativi ai fatti citati dallo stesso Bucci.

    L’inerzia delle gerarchie ecclesiastiche che malgrado tutto non lo hanno mai isolato dai giovani e che oggi, vedono il vescovo uscente card. Angelo Bagnasco accusato di aver prima, protetto a Genova Carlos Buela, l’argentino fondatore della Congregazione del Verbo Incarnato, che la Rete L’ABUSO rintracciò nell’aprile del 2017, nascosto in una parrocchia a Di Negro poi, nel dicembre 2019 un altro caso travolge il neo pensionato Presidente della CEI, quello di don Francesco Castagneto, prima parroco di Sori, piccola cittadina ligure dove decine di persone lo accusano, poi, trasferito nella parrocchia più illustre della città, nel quartiere della Genova bene, Albaro, ex parrocchia del cardinale, da dove è scomparso e si sono perse le tracce.

    Con l’insediamento del nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, ci si aspettava un cambio di di linea ed invece, dopo la segnalazione della Rete L’ABUSO al Servizio diocesano per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Genova, la risposta, arrivata solo dopo un nostro articolo, non è delle più rassicuranti.

    Al di la del fatto che non hanno voluto sapere neppure il nome del frate accusato, quantomeno per poterlo momentaneamente isolare in via cautelativa e al fine di scongiurare eventuali reiterazioni del reato, malgrado i continui inviti alle vittime di denunciare gli abusi alla chiesa, a noi rispondono di rivolgerci all’Autorità Giudiziaria, alla quale, anche senza l’indicazione della diocesi, ci eravamo già rivolti per procedura.

    Francesco Zanardi

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  • Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

    Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

    Saranno tempi difficili per il nuovo vescovo di Savona Calogero Marino costretto a risanare una diocesi sconquassata da anni di mala gestione e salita agli onori/orrori della cronaca sia per l’alta densità di preti pedofili (il 6% stando all’annuario ufficiale), sia per i modi in cui le varie vicende sono state gestite.

    Una pesante eredità quella che monsignor Vittorio Lupi e i suoi predecessori lasciano al nuovo vescovo partendo dalla richiesta danni, 6 milioni di euro, che avanzeranno per il momento solo 5 delle vittime di don Giraudo, i guai derivanti dall’affaire delle colonie bergamasche e le varie speculazioni che vedono coinvolto l’Istituto per il Sostentamento del Clero e indagato per malversazione l’ex vescovo di Savona, il cardinale Domenico Calcagno.

    Monsignor Calogero Marino dovrà probabilmente anche rivedere e risanare i vertici della curia e quei consiglieri che hanno portato il suo predecessore Lupi, ad un fallimento della gestione diocesana così clamoroso. Tra questi il vice del vescovo Lupi, monsignor Antonio Ferri (già vicario ai tempi di Lafranconi) che da quanto emerge dal carteggio dell’inchiesta BIS su don Giraudo, avrebbe mentito sia alle vittime che alla comunità cattolica savonese per anni.

    Don Antonio Ferri infatti ha sempre dichiarato pubblicamente di non essere mai stato informato delle tendenze pedofile di don Giraudo e di non aver mai avuto sentore di quanto il Giraudo facesse. Ma da quanto emerge dalla sua deposizione fatta alla Squadra Mobile il 21 gennaio del 2012 non è così. Don Ferri infatti era ben a conoscenza della pericolosa condizione del Giraudo sin dagli anni novanta quando ricevette le confidenze allarmate di una scout del Savona 7° la quale gli riferì alcuni episodi di esibizionismo denunciati già allora da alcuni ragazzi ospiti della colonia estiva Padre Cocchi di Garessio.

    In quegli anni don Ferri sarebbe potuto intervenire denunciando, in quanto era Vicario Generale. Ma non lo fece mantenendo così un clima di poca trasparenza che ha portato alla rovina decine di vite umane. In quegli anni si contano più di 50 bambini savonesi che subirono le perversioni sessuali di Giraudo.

    Ma dal carteggio emerge anche quanto poco la diocesi savonese, in barba alle raccomandazioni di Papa Francesco, abbia collaborato in questi anni con l’autorità giudiziaria, così poco da costringerla, dopo la condanna del 2012, ad aprire un fascicolo BIS su don Giraudo. In quel fascicolo decine di nomi, tutti ragazzi ospiti della comunità di Orco Feglino gestita dal prete. Nomi che erano negli archivi ma non furono mai comunicati alla magistratura, almeno dalla diocesi di Savona, li comunicò la Rete L’ABUSO che dopo aver sentito le varie vittime, solo nel 2014 è riuscita a ricostruire faticosamente nome per nome, un quadro decisamente diverso da quello sempre dichiarato dalla diocesi savonese.

    Sulle vicende dei preti pedofili nella diocesi di Savona va ricordato che anche il vescovo Lupi ha sempre mentito facendo credere di non sapere nulla, quando invece, non solo possedeva in cassaforte l’intero carteggio sulle vicende, ma nel 2008 ne era stato informato da più fonti. Ha sempre sostenuto che l’unica vittima di don Giraudo fosse Francesco Zanardi, una bugia che crollò dopo la messa in onda dei 2 servizi delle Iene nei quali sfilarono ben più di una vittima. (Servizi; “Abusi coperti dalla chiesa” e “Abusi nascosti dalla chiesa”)

    Anche le promesse fatte alla comunità cattolica non furono mai mantenute a partire dalla fantomatica commissione d’inchiesta che Lupi annunciò nel 2010, alle promesse di riduzione allo stato laicale dei sacerdoti responsabili degli abusi, ultimo di questi don Pietro Pinetto che anziché essere processato in sede canonica è stato trasferito in una parrocchia che raccoglie quasi 200 minori, quella di San Francesco da Paola.

    L’unico sacerdote che monsignor Vittorio Lupi ridusse allo stato laicale in tempo record, fu don Carlo Rebagliati, reo di aver deposto davanti ai magistrati e di aver esternato la sua omosessualità, tra le altre cose mai accusato di pedofilia.

    Nei giorni scorsi, un sostanzioso gruppo di vittime dei preti pedofili della diocesi di Savona – Noli hanno sottoscritto una lettera inviata a Papa Francesco nella quale chiedono un incontro nel quale si rendono disponibile da subito ad integrare il materiale già fatto pervenire lo scorso anno, tramite don Giovanni Lupino, al Visitatore Apostolico Mons. Alberto Tanasini.

    Crediamo che l’operato del vescovo Lupi e quello di monsignor Ferri, come prevedono le nuove linee guida di Papa Francesco, debba essere valutato da un tribunale canonico. Questa richiesta è dovuta non solo al fatto che nella diocesi savonese, anche se per ora non sono arrivati agli onori della cronaca, vi sono ancora sacerdoti che per il momento ci limitiamo a definire “chiacchierati”, ma anche perché la salute e l’integrità morale dei vertici della curia è fondamentale perché le linee guida vaticane attualmente in vigore siano applicabili. Queste infatti prevedono che i sacerdoti segnalino ai propri superiori presunte o eventuali notizie di reato, sarà poi compito dei superiori intervenire ed eventualmente denunciare all’autorità civile.

    Una condizione che dai dati di fatto sopra esposti non esiste in questa diocesi e che proprio per questa condizione rende poco sicura la presenza di bambini nelle parrocchie della diocesi.

    Spiego meglio, le procedure attuali vietano ai sacerdoti la denuncia di questi crimini, pena la scomunica e questo ce lo ricorda bene il vescovo di Albenga, monsignor Guglielmo Borghetti che riguardo alla vicenda di pochi giorni fa che ha visto coinvolto l’ex vescovo di Albenga Mario Olivieri, ha rimproverato al sacerdote che ha deposto davanti all’autorità giudiziaria, il fatto di non aver informato prima i suoi superiori. Una mancanza che potrebbe costare a don Filippo Bardini non solo una querela penale, ma in sede canonica addirittura la scomunica. Questo proprio in base ad una modifica del codice canonico apportata nel 2013, dove sostanzialmente viene vietata ai membri del clero la facoltà di denunciare autonomamente alle autorità civili, pena la scomunica.

    Capirete bene quindi che se i vertici della curia sono dediti all’omertà, le parrocchie, a prescindere dalla bontà e dall’onestà del parroco, diventano luoghi poco sicuri ed inadeguati per i bambini.

    Ad accompagnare le richieste poste al Pontefice, anche una petizione che ad oggi ha raccolto più di 10.000 firme.

    frazan

  • 8° comandamento; non dire falsa testimonianza. I ripensamenti di mons. Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona-Noli

    8° comandamento; non dire falsa testimonianza. I ripensamenti di mons. Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona-Noli

    E’ piuttosto controversa la moralità di certi uomini di chiesa i quali, quando vengono a conoscenza di reati commessi da membri del clero invitano le vittime a non denunciare dicendo loro che “ci penserà la giustizia divina”. Ma quando sono loro la presunta parte lesa invece, “la giustizia divina” non vale più e corrono subito a sporgere denuncia, spesso anche in malafede.

    E’ il caso di don Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona, il quale in data 27/06/2013 deposita per mano dell’avvocato Giuseppe Sanguineti un esposto nei confronti di Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO di Savona.

    Monsignor Antonio Ferri lamenterebbe che “in occasione di una conferenza stampa tenutasi presso la Libreria Ubik di Savona in data 23 maggio 2013 (alla quale era stato invitato, quale relatore, il signor Kevin Annet, antropologo noto per aver pubblicato 2 libri relativi agli abusi subiti dagli aborigeni canadesi da parte di sacerdoti), il signor Zanardi ha testualmente affermato che il vicario della diocesi, con un fascicolo aperto su un prete pedofilo, convoca le vittime per chiedere di ritrattare”.

    Secondo il prelato savonese, Zanardi lo avrebbe diffamato anche attraverso una dichiarazione pubblica fatta sul social network Facebook nella quale denunciava il tentativo di inquinamento di prove riguardanti a un’indagine su un prete pedofilo.

    Lo stesso Zanardi denunciava anche di essere stato avvicinato da alcune parrocchiane, le quali, nell’intento di sapere i nomi delle presunte vittime sentite dalla procura, si proponevano di offrire sostegno a questi malcapitati.

    Una delle parrocchiane in questione era la povera Luisa Bonello, la quale accortasi del raggiro a suo danno e delle vittime, denunciò questa circostanza prendendo le distanze dalla curia savonese e riportando questi sotterfugi all’attenzione di Papa Francesco.

    In quell’esposto don Antonio Ferri, lui stesso precisa che “Orbene, anche se il mio nominativo non viene esplicitamente fatto, il riferimento è comunque preciso ed inequivocabile, in quanto l’ufficio che ricopro ed il contesto locale porta necessariamente a riferire quanto pubblicato alla mia persona”.

    Qui avviene il primo “miracolo” perché don Antonio Ferri, stranamente si riconosce in una dichiarazione che non solo non indicava la diocesi dove stavano avvenendo questi fatti, ma non indicava neppure il nome del vicario interessato, il tutto avveniva all’interno di una conferenza stampa dove era ospite Kevin Annet come già indicato, esperto sugli abusi subiti dagli aborigeni canadesi.

    La cosa suona parecchio strana anche per il fatto che Zanardi è portavoce di una associazione nazionale che in tutta Italia ha procedimenti penali aperti nei confronti di sacerdoti pedofili, curioso che Antonio Ferri si sia riconosciuto in quelle dichiarazioni.

    Mons. Antonio Ferri continua lamentando che quelle dichiarazioni, nelle quali si sarebbe riconosciuto in modo così inequivocabile, lederebbero gravemente la sua persona, nonché la sua onorabilità e chiede all’autorità giudiziaria “di verificare se nel comportamento del signor Francesco Zanardi siano ravvisabili estremi di reato e le chiedo altresì di indagare – ove ritenuto – con la necessaria discrezione, onde evitare che un delicato problema di giustizia diventi spunto per alimentare campagne mediatiche tutt’altro che serene ed obiettive, come purtroppo sin qui pare essere avvenuto”.

    Le dichiarazioni di Zanardi, anche se non veniva indicata la diocesi e il prelato coinvolto, arrivavano effettivamente da due presunte vittime del sacerdote Pietro Pinetto.

    Passa poco tempo dalla segnalazione di quelle due vittime quando il 4 dicembre del 2013 Zanardi raccoglie un’altra segnalazione, questa volta da parte di Roberto Nicolick, fratello di un’altra presunta vittima, purtroppo deceduta. Nicolick apprende dalla sua compagna che due persone, approfittando della sua assenza, si sarebbero presentate a casa della madre alla quale avrebbero fatto firmare una dichiarazione riguardante le presunte molestie subite dal fratello Alessandro presso il Seminario Vescovile di Savona. I due uomini, uno italiano e l’altro di origine indiana, si sarebbero qualificati davanti alla donna che all’epoca aveva 91 anni, il primo come il vice del vescovo e l’altro come un suo collaboratore. I due prima di andarsene avrebbero raccomandato all’anziana donna, di non riferire a nessuno di quella visita, soprattutto al figlio Roberto che guarda caso è anche un collaboratore della Rete L’ABUSO.

    L’anziana donna in un primo momento mantiene il segreto, ma poi, perplessa su cosa gli fosse stato fatto firmare e presa dall’ansia confida tutto alla compagna del figlio Roberto, la quale allarmata lo avvisa immediatamente.

    Francesco Zanardi verrà formalmente indagato dalla procura della repubblica di Savona per l’esposto depositato dal vicario mons. Antonio Ferri, in data 23/05/2013 con l’accusa di diffamazione aggravata ai danni del Ferri.

    Ma il 4 febbraio 2015 accade il secondo “miracolo”, chissà, forse L’Arcangelo Gabriele apparso probabilmente in sogno al vicario mons. Antonio Ferri suggerisce – al prelato che precedentemente aveva chiesto alla procura di ravvisare i reati commessi a suo danno da Francesco Zanardi – di depositare un altro documento nel quale dichiarerà; “Premetto che non era mia intenzione, con la mia segnalazione del 19 giugno 2013 denunciare o comunque chiedere l’accertamento di fatti di reato a mio carico ma piuttosto di contribuire al lavoro della procura apportando elementi che ritenevo potessero essere di ausilio per una migliore comprensione dei fatti oggetto delle ripetute denunce/esposti del signor Francesco Zanardi”.

    Continua affermando “Ho, peraltro, preso atto della circostanza che, in ragione di tale comunicazione è stato aperto un fascicolo contrassegnato dal n. 3460/13/21, e, per l’effetto, fermo quanto sopra in ordine alla natura della mia comunicazione del 19 giugno 2013 dichiaro di non aver interesse ad alcun accertamento di condotte illecite nei miei confronti con il riguardo alle dichiarazioni rese dal signor Francesco Zanardi e meglio descritte nella comunicazione medesima”. “Pertanto, nell’evenienza in cui la mia comunicazione dovesse effettivamente essere qualificata come querela, con la presente dichiaro formalmente di voler rimettere la stessa e di non avere interesse alcuno alla prosecuzione delle indagini”.

    Va di certo detto che quel procedimento penale per diffamazione a carico di Francesco Zanardi, qualora la magistratura avesse appurato che diffamazione non era ma anzi, che i fatti dichiarati da Zanardi fossero veri, si sarebbe trasformato in un procedimento per calunnia a carico di mons. Antonio Ferri ai danni di Zanardi. La stessa cosa che è accaduta a don Pietro Pinetto, accusato di aver calunniato con false dichiarazioni di innocenza rilasciate al Pubblico Ministero, una delle vittime, due giornalisti e lo stesso Zanardi.

    Naturalmente nei prossimi giorni gli avvocati della Rete L’ABUSO chiederanno all’autorità giudiziaria di fare chiarezza non solo sull’esposto depositato da mons. Antonio Ferri e poi ritirato, ma unitamente a Roberto Nicolick chiederanno che venga fatta chiarezza su chi e soprattutto cosa, fu fatto firmare alla madre.

    F.

  • Monsignor Dante Lafranconi scrive alle vittime savonesi; la loro indignazione.

    Monsignor Dante Lafranconi scrive alle vittime savonesi; la loro indignazione.

    L’associazione Rete L’ABUSO Onlus rende noto che in data 11 Luglio 2014 ha provveduto a comunicare la messa in mora nei confronti dei seguenti ministri di culto, diocesi e parrocchie coinvolte nello scandalo pedofilia savonese.

    La messa in mora riguarda il sacerdote pedofilo Nello Giraudo, la Comunità per minori La Lucerna, la parrocchia S. Lorenzo Martire di Orco Feglino, la parrocchia S. Nicolò di Calice Ligure, l’ACR parrocchiale di Calice Ligure, la parrocchia S.S. Annunziata di Spotorno, l’Agesci Savona 7° presso la parrocchia di S. Dalmazio Savona, monsignor Dante Lafranconi e la diocesi di Savona-Noli.

    Non è ancora stata comunicata la messa in mora nei confronti dei comuni liguri che affidarono alla comunità lager della diocesi di Savona-Noli gestita dal Giraudo diversi minori in quanto, nei primi mesi del 2014, altre 6 vittime, non ancora note, si sono presentate spontaneamente all’associazione e agli inquirenti.

    La messa in mora è un atto dovuto che serve a bloccare in sede civile la prescrizione in quanto come l’associazione aveva già annunciato, alcune delle decine di vittime del Giraudo hanno presentato il conto ai responsabili. Questo è potuto accadere grazie alla condanna del Giraudo e grazie al fatto che il tribunale di Savona, applicando i secondo comma dell’articolo 40 del codice di procedura penale, abbia ravvisato e ritenuto responsabile di tutti quegli abusi l’ex vescovo di Savona, ora a Cremona, Dante Lafranconi.

    Per quello che riguarda il Lafranconi fu salvato dalla “santa prescrizione” ma ciò nulla toglie al fatto che quelle responsabilità di fatto non solo esistano, ma siano anche state accertate. (Provvedimento Dante Lafranconi Pag 6)

    In data odierna proprio il Lafranconi, che in passato non solo aveva negato i fatti, ma aveva anche accusato pubblicamente sul sito della diocesi di Cremona di “complotto” la magistratura savonese, risponda alle vittime con la lettera che alleghiamo. (Lafranconi lettera vittime Savona)

    In alcuni passaggi il Lafranconi scrive di essere consapevole della gravità del fenomeno della pedofilia, “domanda alla chiesa tutta di restare fedele, come in passato, ad un concreto atteggiamento di ascolto delle situazioni e sopratutto, se necessario, di accoglienza delle persone coinvolte in tale vicenda”.

    Parole ipocrite che scatenano l’ira di coloro che grazie al comportamento criminale e alle omissioni del Lafranconi, non solo si sono trovate insieme alle loro famiglie la vita rovinata, ma che proprio da lui (e neppure dai suoi due successori) non hanno mai ricevuto ne udienza, ne tanto meno alcun appoggio.

    Il Lafranconi continua la sua missiva sottolineando che “sotto l’aspetto specificamente giuridico desidero però aggiungere che non ritengo possano essermi rivolti addebiti di natura civilistica, per cui la sua richiesta non può allo stato essere accolta”.

    Conclude dichiarando che “nell’ambito di una prospettiva cristiana, comunque, assicuro la mia preghiera per quanti avessero subito l’offesa, così come per chi l’avesse provocata”.

    Replichiamo con poche righe alla vergogna contenuta nella sua missiva caro, don Dante, sentendoci per l’ennesima volta offesi e non possiamo fare a meno di notare che in lei non emerge il minimo segno di pentimento, tanto meno di vergogna per ciò che ha saputo produrre nel suo mandato a Savona che lei stesso definisce “cristiano”.

    Siamo felici di essere uomini perbene e non uomini di chiesa come lei e le chiediamo cortesemente di non pregare per noi, ne facciamo volentieri a meno.

    Per quello che invece riguarda la sua opinione sull’aspetto giuridico le ricordiamo che in terra vige la giustizia civile. Potrà comunque, una volta giunto nell’aldilà, fare ricorso utilizzando la legge divina.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO.

    Il servizio sul caso savonese trasmesso da LE IENE

  • Basta BUGIE fanno male ai BAMBINI

    Basta BUGIE fanno male ai BAMBINI

    Comunichiamo che nella giornata di sabato 20 aprile dalle ore 10 alle 14 e dalle 16 alle 19 in corso Italia angolo via Paleocapa e piazza Sisto IV gli attivisti di Rete L’ABUSO effettueranno un volantinaggio per chiedere conto alla Diocesi di Savona-Noli e al Vescovo Lupi, delle promesse tutt’ora in’evase, fatte a vittime e fedeli lo scorso 18 marzo durante la festa patronale.

    RITENIAMO CHE “la sola preoccupazione dei vertici della curia sia stata quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti… l’allora Vescovo di Savona non ha esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli… nessuna espressione di rammarico risulta a favore degli innocenti fanciulli rimasti vittime delle ‘attenzioni’ del sacerdote“. Sono le parole tratte dalla sentenza del Giudice della Procura di Savona Fiorenza Giorgi riferite agli atteggiamenti omissivi a danno di decine di minori della Diocesi di Savona-Noli.

    Oggi il problema si affronta con una sonora e assordante strombazzata mediatica apparsa sulle prime pagine di tutti i giornali. Nulla di fatto neanche questa volta malgrado le scuse alle vittime e le promesse al grido “MAI PIU” fatte dal Vescovo Lupi durante l’omelia davanti alle 5000 persone intervenute alla festa Patronale lo scorso 18 marzo al Santuario di N.S. di Misericordia. Una strombazzata, come quella della collaborazione con CISMAI, il Coordinamento Italiano contro gli Abusi all’Infanzia, grazie al quale la Diocesi savonese si è spacciata come risolutiva e all’avanguardia, ma nei fatti non ha offerto alcun sostegno alle vittime che, al contrario, si sono dovute rivolgere a Rete L’ABUSO.

    Scuse sì, atti concreti no.

    Difficile, quindi, accettare quelle scuse. Perché nel frattempo il Vescovo non dava seguito alle denunce delle vittime. Vittime che non chiedevano soldi, ma tutela per i bambini rispetto agli stessi sacerdoti che avevano abusato di loro, nulla di più. La Diocesi invece continua a perseguitare con ritorsioni quelle stesse vittime e quei testimoni, sacerdoti compresi che hanno osato denunciare le molestie.

    Anche il recente caso del sacerdote accusato di molestie era già stato denunciato da Rete L’ABUSO e da alcune vittime al Vescovo ben 3 anni prima. Ma anche quella volta, al di là delle promesse e delle rassicurazioni, venne meno la parola data.

    Tante rassicurazioni arrivano solo dopo la trasmissione LE IENE che ha lasciato sgomenta Savona e tutta Italia rivelando particolari che la stampa non aveva mai osato mettere in luce. Ma le rassicurazioni se non sono seguite da fatti concreti diventano bugie, in questo caso BUGIE CHE FANNO MALE AI BAMBINI.

    Cosa possiamo pensare oggi: alla beata ingenuità della Diocesi e dei vescovi o a un comportamento omissivo e reiterato di fronte a questo tipo di crimini?

    Con quale coraggio i savonesi potranno ancora mandare i propri figli in parrocchia o al campo solare o in campeggio, sapendo che questa è la tutela che la Diocesi savonese dà non ai bambini, ma ai sacerdoti molestatori? 
     

  • Perchè il Vescovo Lupi non ha sospeso come promesso il sacerdote accusato di abusi?

    Perchè il Vescovo Lupi non ha sospeso come promesso il sacerdote accusato di abusi?

     Abbiamo verificato, sulla  base di alcune segnalazioni, che Don Pietro Pinetto, sta continuando ad occupare il suo posto presso la Parrocchia di Celle Ligure, San Michele. Anzi, lo abbiamo visto e ripreso mentre officiava la Santa messa e somministrava la Santa Comunione ai fedeli presenti.
    Quindi in barba a tutte le strombazzate mediatiche della Diocesi e del suo Vescovo, nonostante le denunce di numerosi ex seminaristi che hanno chiaramente dichiarato le molestie, reiterate e insistenti, di questo Sacerdote, nonostante la annunciata decisione del Vescovo di iniziare un processo canonico a Carico del soggetto, abbiamo avuto la riprova chiara e lampante che Don Pietro Pinetto è ancora al suo posto, indifferente ad ogni denuncia delle sue vittime e soprattutto alle promesse del Vescovo.

    Ora ci sorge spontanea una domanda: quello che ha affermato il Vescovo a proposito del procedimento canonico aperto nei confronti di Don Pinetto è una realtà oppure siamo sempre nel campo delle nebulose chimere di cui la Diocesi di Savona e Noli è  esperta propagatrice ? Inoltre tenere in attività un Sacerdote, oggetto di possibili denunce varie, giudiziarie e morali per reati connessi a molestie, e quindi tenerlo a contatto con ragazzini, con tutti i rischi che conosciamo, non potrebbe essere un pericolo di elevata portata?
    Visto che per la Giustizia Canonica i fatti che sono stati addebitati a Don Pinetto, non sono caduti in prescrizione, perché la Diocesi non provvedere a sospendere almeno dalla somministrazione dei Sacramenti questo soggetto. Notiamo una enorme difformità di atteggiamento della Diocesi che in un altra occasione, non esitò a sospendere con grande celerità Don Carlo Rebagliati, nonostante le accuse mosse a Don Carlo fossero molto meno gravi.
    Al recente incontro pubblico avvenuto presso la Ubik il 20 marzo u.s. le vittime avevano chiesto seri provvedimenti per verificare, almeno in questa occasione, la buona volontà del Vescovo e prendere atto dei fatti della sincerità delle sue intenzioni, prima di perdonarlo.
    Da questo comprendiamo che le scusa fatte alle vittime il 18 marzo al Santuario non erano rivolte a loro, ma al contrario erano solo ed unicamente un gesto ipocrita  del tutto dovuto e solo  di facciata.
    Inoltre sappiamo che nei giorni scorsi il Vescovo ha incontrato una vittima, alla quale ha comunicato che era la prima vittima a segnalare le molestie del Sacerdote, mentre come si apprende dal video allegato, c’erano già state delle segnalazioni nel 2010, ben tre anni fa.
  • Storie di ordinaria pedofilia clericale savonese.

    Storie di ordinaria pedofilia clericale savonese.

    In questo racconto si parla solo del prete pedofilo Nello Giraudo, che però non è l’unico pedofilo coperto dai vescovi savonesi. Oltre a Giraudo la diocesi di Savona ha coperto anche don Giorgio Barbacini, condannato a 3,6 anni nel 2004, resosi irreperibile dopo la condanna, riapparirà nel savonese solamente dopo l’indulto.

    Jusef Dominic il prete fuggitivo pakistano inseguito da un mandato di cattura internazionale, nascosto dalla diocesi di Savona dal Cardinale Domenico Calcagno, prima ad Albisola dove nel 2004 viene raggiunto dal Dallas News, nascosto successivamente nel convento dei frati Benedettini di Finalpia, dove “morirà” nel dicembre del 2010 in circostanze poco chiare, proprio in concomitanza con l’apertura da parte della Procura della Repubblica di Savona del caso che vado a raccontare. Altri preti pedofili sono tutt’ora impuniti e a contatto con minori, il vescovo di Savona Vittorio Lupi è stato messo al corrente delle perversioni criminali dei suoi sacerdoti, ha anche ascoltato alcune delle loro vittime.

    Tuttavia il vescovo ha deciso, dal momento che i casi sono prescritti (quindi la Procura non può intervenire) di tutelare come recita la Crimen Sollicitazionis, i pedocriminali e non denunciare non attuando alcuna restrizione ai sacerdoti, ignorando anche qualunque tipo di tutela nei confronti dei minori che frequentano le parrocchie della Diocesi di Savona. Eccola qui la giostra della pedofilia continua consapevolmente. Le indagini da parte della Procura della Repubblica di Savona sono durate quasi tre anni portando alla condanna di Nello Giraudo, il quale nel febbraio 2012 patteggia un anno con la condizionale. Al momento, per la prima volta in Italia il “precedente storico” che da oggi porterà a chiedere conto delle coperture anche ai vescovi. Attualmente il procedimento penale nei confronti dell’ex vescovo di Savona, ora a Cremona, Dante Lafranconi è ancora aperto. Non risultano per il momento altre richieste di archiviazione per gli altri vescovi che lo hanno succeduto, tranne quella di Lafranconi.

    Questa l’intervista di Pablo Trincia, LE IENE, al vescovo di Savona Vittorio Lupi il quale non sapeva che
    LE IENE erano in possesso della documentazione restituita dalla Magistratura.

    Lo stesso giorno, difronte a una contestazione non violenta della Rete L’aburo, il Cardinal Domenico Calcagno risponde così al TG 3.
     

    Il documento che segue, redatto da Francesco Zanardi, vittima di don Nello Giraudo all’inizio degli anni 80, ora diventato un sopravvissuto e portavoce della Rete L’abuso è interamente ricostruito, oltre che sulla testimonianza di Zanardi, anche sulle centinaia di pagine restituite dalla Procura di Savona dopo la condanna di Giraudo. In questo documento includiamo solo alcune delle  pagine contenute nel fascicolo della Procura, solamente quelle più importanti tra l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa, altri alti prelati vaticani con la Diocesi di Savona-Noli. I documenti originali dimostrano che la chiesa sapeva da 32 anni e non è mai voluta intervenire, finché non è stata costretta dalla Magistratura di Savona.

    Ben 4 vescovi savonesi non vollero affrontare il problema, 32 anni di bugie, insabbiamenti, omertà per nascondere i preti pedofili.
    All’inizio di questa vicenda il vescovo di Savona Vittorio Lupi dichiarava “Sia fatta chiarezza” ma forse non pensava che ne venisse fatta cosi tanta, forse troppa per il gradimento della chiesa cattolica. Questo è il drammatico profilo che emerge dai documenti del procedimento penale 472/12/21 a carico di mons. Dante Lafranconi, vescovo di Savona-Noli dal 1992 al 2001 indagato per i delitti p. e p. dagli articoli 110, 40 c. II, 609 bis, 609 ter, 609 quater c.p. per questo  procedimento penale la procura della repubblica il 9-2-12 ha chiesto l’archiviazione per prescrizione.
    Lunedì 20-2-12 i legali della Rete L’abuso hanno depositato l’opposizione all’archiviazione motivata da una serie di nuovi elementi di indagine.
    Sabato 18-2-12 una vittima della comunità per minori  “La Lanterna” , che era stata precedentemente ascoltata dai magistrati come TEST, senza però sporgere denuncia ha depositato un atto di Denunzia/Querela per abusi sessuali continuati dal 1997 al 2003.
    I nostri legali ritengono che i nuovi elementi di indagine forniti alla magistratura, siano sufficienti per rigettare la richiesta di archiviazione, la nuova querela invece a spostare il periodo di prescrizione, che in questo caso rientrerebbe nel periodo di vescovado di Lafranconi. L’opposizione è stata accolta e l’udienza convocata per il prossimo 2 aprile 2012.
    La storia ricostruita dalle testimonianze contenute nei fascicoli della Procura.
    32 anni di insabbiamenti omissioni e omertà per nascondere i preti pedofili.
    Una storia di favoreggiamento, omissioni e omertà nei confronti di un prete pedocriminale da parte di ben quattro vescovi della Diocesi di Savona-Noli, che ha prodotto vittime nel savonese per 32 anni. In realtà le vicende sono più di una, attualmente in giudizio solo due, quella di don Giorgio Barbacini che ha diretto la comunità per minori in difficoltà Migrantes dal 1998 al 2003, condannato per pedofilia a tre anni e sei mesi nel 2004 e quella di don Nello Giraudo di cui siamo in grado di fornire la documentazione che segue. Parte dei documenti sono stati sequestrati per la prima volta in Italia nella cassaforte segreta del vescovo, dalla magistratura di Savona, che per la prima volta in Italia indaga anche il vescovo per le responsabilità di omissione.

    Nel 1981 don Nello Giraudo viene mandato nella Parrocchia di Spotorno in supporto ai due sacerdoti Giovanni Busoni e Carlo Rebagliati. I due sacerdoti sostengono che l’allora vescovo Giulio Sanguineti raccomandò “tenetelo d’occhio perché è un pedofilo”.  La conferma che le dichiarazioni dei due sacerdoti sono vere arriva da una recente lettera inviata in risposta dall’Arcivescovo Luis F. Ladaria,S.I. all’attuale vescovo Vittorio Lupi in data 29 marzo 2010  dove scriveva “Mi riferisco al caso del Rev. Nello Giraudo del clero della sua diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minore e che nel 2002 manifestava al Vicario Generale la propria tendenza pedofila” (in quel periodo il caso savonese aveva già visibilità nazionale come lamenterà Lupi in una successiva lettera) .

    Malgrado quella denuncia del 1980 il vescovo Sanguineti non prese alcun provvedimento fino al 1989, quando oramai Giraudo aveva abusato buona parte dei ragazzini che frequentavano le opere parrocchiali di Spotorno, compreso lo scrivente.
    Il 5 novembre 1989 il vescovo Sanguineti chiede in una lettera al direttore dell’Istituto Pastorale Corso Venezia di Milano di voler accogliere Giraudo. Sarà Padre Raffaele Longhi ad occuparsi del sostegno psicologico di Giraudo.
    1992 Sanguineti abbandona la Diocesi di Savona-Noli per lasciare il posto a Dante Lafranconi, il quale era al corrente della situazione di Giraudo, a passare questa consegna era l’allora Vicario Generale Antonio Ferri, ri promosso ultimamente  Pro Vicario. Nel 1994 scoppiato il caso CARITAS e dovendo rimuovere il presidente, che era anche direttore della colonia estiva per minori Padre Cocchi, mons. Lafranconi decide di mandare Giraudo a dirigere quella colonia, ma probabilmente qualcosa non va. È cosi che nel 1996 mons. Lafranconi assegna a Giraudo una piccola parrocchia sulle alture di Finale Ligure, a Orco Feglino, poco dopo un altro fatale errore, quello di permettere di aprire in quella parrocchia una comunità per minorenni in difficoltà. I ragazzi della comunità dichiarano che le tendenze pedofile erano ben note al vescovo, costretto a convocare più volte Giraudo. Dai verbali emerge anche che diversi assistenti sociali dei comuni si rifiutavano di affidare minori a quella comunità.
    In questi 9 anni, Dante Lafranconi non ha mai preso alcun provvedimento, neppure cautelativo nei confronti di minori. Non a mai voluto ascoltare le vittime e i sacerdoti che denunciavano, come dichiarano a Il Secolo XIX il Teologo Giampiero Bof e don Giovanni Lupino, ha scelto la strada dell’omertà.

     

    La comunità verrà chiusa nel 2003 da Domenico Calcagno in dopo l’arresto di don Giorgio Barbacini della comunità Migrantes, un altro pedofilo al quale Lafranconi aveva concesso di aprire una comunità per minori.
    2002 mons. Dante Lafranconi viene trasferito a Cremona, mentre a Savona arriva Domenico Calcagno, nominato Cardinale da Benedetto XVI pochi giorni fa, il 18 febbraio 2012. Dopo lo scandalo della Migrantes Calcagno scrive in data 8-9-03 all’allora Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, oggi Benedetto XVI, parlando di Giraudo “chiedo la cortesia di un consiglio sull’atteggiamento da tenere, intendendo il sacerdote voler continuare con un impegno pastorale” .
    Passano ben tre anni, nessuna risposta da parte del Cardinale Ratzinger, nel frattempo viene documentato un altro abuso su un minore da parte di Giraudo nell’estate del 2005, durante un campo scout dell’AGESCI. Dai verbali di interrogatorio su questo ultimo caso emerge l’oggi Cardinale Domenico Calcagno non aveva di fatto imposto alcuna limitazione a Nello Giraudo nel frequentare minori o attività cattoliche, malgrado tutto il pregresso. Emerge anche che alcuni responsabili del campo erano al corrente dell’abuso, ma non hanno mai denunciato, hanno confermato solo durante l’interrogatorio di essere a conoscenza del fatto e di aver raccolto la testimonianza durante il campeggio, direttamente dalla vittima F. F. Passa quasi un anno dopo quell’abuso, e mons. Calcagno il 22 febbraio 2006 scrive nuovamente in Vaticano, a mons. Charles Scicluna Promotore di Giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, contrariamente ad ogni logica e a quello che e’ realmente accaduto, lo rassicura dicendo che Giraudo frequenta un medico, Padre Raffaele Longhi, il quale avrebbe rilasciato una “Dichiarazione attestante la positività degli sviluppi dell’itinerario percorso con don Nello” ma purtroppo Padre Raffaele muore.
    Calcagno continua rassicurando Scicluna e chiedendo “Più volte don Nello ha chiesto che si informasse codesta congregazione al fine di ottenere il superamento del grave giudizio espresso nei suoi confronti che prevedeva la riduzione allo stato laicale”. Il 7 marzo 2006 Calcagno scrive nuovamente a Scicluna chiedendo un incontro in Vaticano, di persona per parlare di Giraudo. Viene concesso il giorno 3 aprile 2006.Calcagno lascerà la Diocesi di Savona-Noli alla fine del 2007 con nulla di fatto, per lasciare il posto nel gennaio 2008 a Vittorio Lupi, attuale vescovo.
    Nel gennaio 2008 scrivo al vescovo Lupi informandolo di essere vittima di un suo prete pedofilo ma non comunico il nome, chiedo udienza che mi verrà concessa in marzo. Mi reco all’udienza, il vescovo comincia dicendo (registrazione audio) “Anche se lei non mi ha detto il nome, so che vuole parlarmi di don Nello, qui bisogna che giochiamo a carte scoperte” nella stessa occasione dichiara anche di aver già parlato con la famiglia di Giraudo. Denunciai tutta la storia, compreso quello che i suoi predecessori omisero di fare ma senza alcun successo. Il 9-7-2008 vedendo l’atteggiamento omertoso e inconcludente dei vescovi che malgrado le denunce e le testimonianze non intervenivano, mi decido a denunciare presso la caserma dei carabinieri di Savona. Purtroppo il reato degli anni 80 nei miei confronti è prescritto, il maresciallo mi comunica che la querela verrà archiviata.  Agli atti risulta un’altra raccomandata a mio sostegno scritta da me al vescovo Lupi 19-6-09 nella quale sollecito provvedimenti e indico persone qualificate, sacerdoti che possono testimoniare le tendenze pedofile di Giraudo, ma nei fatti nessun provvedimento da parte della Curia. Gennaio 2010 vengo convocato dal magistrato al quale rilascio la mia deposizione oltre ad una serie di nominativi di vittime, la magistratura apre un fascicolo. Marzo 2010 il caso esplode sui giornali e diventerà un caso nazionale, il vescovo Lupi fa diverse dichiarazioni, sostiene che Giraudo è stato ridotto allo stato laicale nella metà del 2009, che non fa più il prete, anche se lo ritroviamo il 4 gennaio 2012 all’interno del convento dei frati Benedettini di Finalpia, frequentato da minori. Malgrado la segnalazione della presenza inopportuna di Giraudo all’interno del convento effettuata al vescovo Lupi circa sei mesi prima, nemmeno in questo caso il vescovo ha attuato alcun provvedimento cautelativo. Le lettere tra Lupi e Luis F. Ladaria, S.I. smentiscono anche le dichiarazioni riguardanti la domanda di riduzione allo sto laicale di Giraudo, il documento non è del 2009 ma del 27-3-2010.
    Pochi giorni dopo la risposta alla lettera di Lupi che citavamo in principio, dove mons. Ladaria conferma che la prima denuncia nei confronti di Giraudo è del 1980. Successivamente, il 16 aprile 2010 Lupi risponde a Ladaria dichiarando che prima di me, già Domenico Calcagno lo aveva informato della situazione, lamenta anche il clamore mediatico che ha travolto la Diocesi di Savona-Noli.
    Malgrado anni di denunce da parte di vittime, sacerdoti e testimoni, ben quattro vescovi non hanno voluto affrontare il problema, fino a che la magistratura non li ha costretti. Don Carlo Rebagliati che ha testimoniato davanti ai magistrati in sostegno delle vittime è stato ridotto allo stato laicale, dopo una denuncia per istigazione alla prostituzione che però si è rivelata infondata, per la quale è stata richiesta l’archiviazione.
    Il 4-2-12 la notizia che Giraudo ha patteggiato un anno con la condizionale. Nelle dichiarazioni rilasciate ai giornali conferma che i vescovi erano al corrente del problema, anche la famiglia lo era, ma non lo hanno mai aiutato.
    Il 9-2-12 viene notificata la richiesta di archiviazione del procedimento penale nei confronti di un solo vescovo, Dante Lafranconi motivandola non nel merito, ma nel raggiungimento dei termini di prescrizione.
    Il 18-2-12 un’altra querela da parte di una vittima già sentita come teste dal magistrato, abusata dal 1997 al 2003.
    Il 19-2-12 la Rete L’abuso deposita opposizione all’archiviazione del procedimento contro mons. Dante Lafranconi, fornendo nuovi oggetti di indagine, oltre alla querela della nuova vittima.
    L’opposizione all’archiviazione nei confronti di Lafranconi viene accolta. L’udienza è fissata per il prossimo 2 maggio 2012.

    Sono state volontariamente omesse tutte le testimonianze e i documenti delle altre vittime di Nello Giraudo. Ho deciso di rilasciare solamente la parte che riguarda la mia personale vicenda in quanto ritengo che in questo tipo di crimini l’importanza non provenga dalla quantità di vittime ma dal reato in se stesso. La quantità di vittime è in’influente e non è corretto mettere alla berlina, anche senza fare il nome i loro personali traumi. Quello che a mio avviso è importante cogliere in questo racconto, al di là della singola vicenda, indubbiamente triste, è il “modus operandis” criminale con il quale la chiesa cattolica ha attuato in perfetta consapevolezza. Questa storia si è ripetuta milioni di volte in tutto il mondo.

    Hai ancora il coraggio di lasciare i tuoi figli sotto la loro tutela?

    Francesco Zanardi
    Portavoce Rete L’ABUSOù
    Per quanto possibile, un video di approfondimento sulle morti e i suicidi sospetti di seminaristi savonesi, la storia di Giraudo, Barbacini e delle comunità LAGER per minori che la chiesa savonese ha permesso di aprire a questi criminali. Raccontata in prima persona da Francesco Zanardi, anch’esso vittima e oggi portavoce della Rete L’ABUSO.
  • I misteri del convento dei Benedettini di Finalpia

    I misteri del convento dei Benedettini di Finalpia

    “Percorsi per prevenire la pedofilia” by Diocesi di Savona-Noli Questo è il titolo che hanno scelto il vescovo di Savona Vittorio Lupi e il pro-vicario Antonio Ferri per le iniziative antipedofilia che la diocesi, con la consulenza del consiglio pastorale, hanno attuato. Un titolo rassicurante, ma sarà proprio cosi?

    Nei giorni scorsi alcune voci curiose, hanno attirato l’attenzione della nostra associazione sul convento dei frati Benedettini di Finalpia, dove ricordiamo è stato nascosto per diversi anni il sacerdote Pachistano accusato di pedofilia Josef Dominic, morto in circostanze descritte in maniera veramente contrastante dalle dichiarazioni dei Benedettini, quelle dei fedeli che quella mattina andarono a messa e quelle dell’ospedale. Ad attirare l’attenzione sono state le raccomandazioni fatte a persone che per vari motivi frequentano il convento, il quale ospita, oltre al miele, le candele e tutti i prodotti derivati all’allevamento delle api, anche Nello Giraudo, indagato per pedofilia.

    Essendo stato riconosciuto da alcuni frequentatori del convento, viene loro raccomandato il massimo silenzio, qualcuno dichiara addirittura che “è agli arresti domiciliari e non si deve sapere”. La ormai storica omertà del clero e la recidività nel nascondere casi simili attira la nostra attenzione e ci rechiamo sul posto per vedere meglio il reale stato della situazione. Appostato con l’auto in un parcheggio attendo un poco e verifico il fatto che Giraudo frequenta il convento, dove si dice che faccia il cuoco.

    Faccio un giro e verifico la segnalazione che mi è pervenuta in precedenza, la quale lamentava il fatto che proprio adiacente al convento ci sia una scuola elementare, oltre al dato che nei giorni di mercoledì, ad esempio, più di 100 bambini frequentano il catechismo. Il convento non è quindi il posto ideale per nascondere, con la scusa degli arresti domiciliari, un personaggio come Giraudo. Tenendo conto del fatto che i genitori dei bambini non sanno del pericolo, decidiamo di informarli noi. 30-11-2011- ore 15,30 circa il sottoscritto, accompagnato dal prof. Roberto Nicolick, si recano presso il convento semplicemente per raccomandare ai genitori di non perdere di vista i loro figli poichè il convento non è il luogo ideale per dei bambini e che la prevenzione è fondamentale.

    La reazione dei genitori è stata positiva nell’ accogliere la segnalazione, ringraziando per essa, mentre non è stata delle migliori nei confronti dei Benedettini. Possiamo dire che “i percorsi per prevenire la pedofilia” attuati dalla diocesi lascino un po’ a desiderare, ponendo l’interrogativo sulla coscienza dei responsabili i quali, malgrado sappiano perfettamente quale sia la natura del Giraudo, gli permettano stare in luoghi frequentati da minori. Non posso dire che sia un’iniziativa lodevole. Speriamo quindi che, dopo le lamentele dei genitori che sono stati informati, vengano presi provvedimenti un pò più seri e soprattutto più sicuri, non solo nel caso di Giraudo.

    Le denunce fatte al vescovo Lupi, confermate dalle vittime, segnalano anche la presenza di altri sacerdoti abusatori nella diocesi, prescritti dalla legge laica e quindi non perseguibili, ma che siano perseguibili o meno dalla legge non coincide con il fatto che un pedofilo non guarisce: la pedofilia è un disturbo della personalità a carattere recidivante. Invitiamo caldamente Mons. Vittorio Lupi e Mons. Antonio Ferri a prendere almeno delle precauzioni a tutela dei bambini, nei confronti di queste persone e di evitare di tenere nel clero personaggi dei quali si sostiene (senza aver mai fornito prova) che siano stati ridotti allo stato laicale. Nella mattinata avevamo preventivamente avvisato il comando di Polizia Municipale di Finale Ligure, domani la segnalazione sarà inviata anche al Sindaco e all’assessore alla pubblica istruzione del comune di Finale Ligure. Ricordiamo che qualche mese fa la segnalazione era già stata fatta al Vescovo di Savona e al Priore del convento, purtroppo senza alcun esito. Francesco Zanardi Portavoce “Rete L’abuso”