Tag: abuso sessuale

  • Quel tacito accordo tra lo Stato e la Chiesa che garantisce l’impunita dal carcere a sacerdoti Cattolici

    Quel tacito accordo tra lo Stato e la Chiesa che garantisce l’impunita dal carcere a sacerdoti Cattolici

    Ginevra 7 febbraio 2019; “Il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana”.

    Queste non sono parole nostre ma dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, più precisamente quelle contenute nelle raccomandazioni del 7 febbraio scorso (punto 21 del report) che il Comitato per i diritti del fanciullo contesta all’Italia – in questo caso – nei confronti della Giustizia italiana, ma che proseguono, nello stesso documento, anche nei confronti del Governo italiano inadempiente e connivente, a danno di cittadini minorenni italiani “sacrificati al clero” per mero rapporto diplomatico, con uno stato estero, leader nel mondo per la pedofilia: il Vaticano.

    Quanto vi racconterò è stato ampiamente documentato e confermato anche da due giornalisti d’inchiesta, Emanuela Provera e Federico Tulli, che ne hanno fatto persino un libro “Giustizia divina” (editore-Chiarelettere)

    Tutto ha inizio nell’anno 2014, quando, dopo quattro anni di attività dell’allora neonata Associazione Rete L’ABUSO, iniziano ad arrivare i documenti dei vari casi penali che l’associazione stava seguendo in tutta Italia.

    Iniziai a notare, in diversi  provvedimenti cautelari delle varie Procure della Repubblica della nostra penisola, che sacerdoti indagati, e costretti ai domiciliari, all’epoca molti di loro finivano in cinque strutture, sparse da nord a sud dell’Italia.  Malgrado avessi notato questa cosa, allora non arrivai a nulla di preciso.

    Ma nel novembre  del 2016, in piena notte e preso dall’euforia, mi chiama il collega dell’associazione veronese degli ex allievi sordi, abusati nell’istituto cattolico Antonio Provolo di Verona. Mi comunica che don Nicola Corradi (un prete pedofilo fuggito da Verona nel 1970) è stato arrestato a Mendoza (Argentina). Con lui altre tre persone.

    Il collega mi chiede aiuto, hanno trenta anni di carte delle presunte vittime (un centinaio di bambini sordi, oggi adulti, che non hanno mai ottenuto giustizia), dei 27 tra sacerdoti e fratelli laici accusati di abusi nel Provolo di Verona, un infinito carteggio tra loro e la diocesi… ma in quella marea di documenti prodotti, non sapevano da dove partire.

    Il faldone era effettivamente enorme e per me incomprensibile, non conoscevo neppure bene i fatti, né i personaggi. Decisi allora di fare una prima cernita, eliminando tutta la documentazione relativa a sacerdoti deceduti, e altri dati in quel momento non rilevati o incomprensibili, che poi rividi successivamente in un contesto più chiaro.

    Fu proprio durante quella selezione che ad un certo punto arrivai a don Giuseppe Pernigotti. Mi cadde l’occhio su di lui perché l’Istituto Provolo è una Congregazione di Diritto Pontificio e le congregazionei, in genere, anche quando li trasferiscono, mantengono sempre i sacerdoti al loro interno. Don Pernigotti invece no. Era, a mio avviso stranamente, a Fabrica (VT). Ritenni di dover approfondire.

    Cercai su internet e… tombola, al primo colpo scopro che don Pernigotti è il Presidente della FIAS (Federazione italiana assistenza sacerdoti) e mentre navigo nel sito, capito sulle strutture di assistenza FIAS. Mi venne un colpo, erano le stesse strutture che mi ritornavano nei documenti delle varie Procure italiane, le stesse alle quali venivano affidati ai domiciliari i sacerdoti indagati. (Dato confermato dai responsabili delle strutture e contenuto nel libro-inchiesta Giustizia divina)

    Decido che la questione debba essere approfondita, ma non so come: un’indagine simile è molto dispendiosa, la Rete L’ABUSO non ha i mezzi.

    Passo qualche settimana, incrociando i dati che acquisivo, erano tutti collegati, ma non capivo, finchè non mi chiama il giornalista de LA7 Luca Bertazzoni chiedendomi se avevo qualche caso. Colgo la palla al balzo introducendo don Pernigotti come uno degli accusati dagli ex allievi del Provolo. Dico a Bertazzoni che lo ho trovato a Fabrica, dove, nel frattempo, avevo mandato un nostro associato per verificare che fosse lo stesso Pernigotti del Provolo. Luca Bertazzoni fa il servizio, eccolo

    Emerge che don Giuseppe Pernigotti gestisce o, almeno, è a capo di una struttura che da quanto appare assiste sì i sacerdoti, ma favoreggiandoli con una serie di professionisti e di soluzioni che li aiutano a evitare la giustizia civile. Nel proseguo della mia indagine scoprirò che la FIAS è presente in tutta Italia, quella gestita da Pernigotti era solo la sede centrale, il cui sito web scomparì subito dopo il servizio de LA7.

    Finalmente, nella mia mente, molti cerchi si erano chiusi e quello che prima era fumoso, adesso era chiarissimo, fin troppo. Ma a chi lo andavo a dire? Sapevo anche che era la stessa Giustizia ad affidare a quelle strutture gli indagati con restrizioni o i condannati.

    Grazie però a quel servizio di Bertazzoni, che si era finto un prete pedofilo e al quale don Giuseppe Pernigotti diede un “pizzino” con le indicazioni, nomi e numeri di telefono ai quali rivolgersi, feci un controllo più approfondito. Nel “pizzino” era indicata la Comunità Agape che già conoscevo, ma approfondendo scoprirò qualcosa che mi inquieta. La Comunità ha sede in via Forte Bravetta 338 (nella mappa a lato è indicata dal quadrato viola) e confina con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Sindacato Nazionale Autonomo di Polizia e una sede dislocata dei Ministeri di Grazia e Giustizia. Certo che da li, ad avanzare e sostenere che ci fosse una rete di “insabbiamento” gestita dalla chiesa e tollerata dallo Stato italiano, quello che avevo non bastava.

    Mentre approfondivo tutto ciò, mi ero più volte confrontato con uno dei due autori del libro, Federico Tulli, una persona che conosco dal 2010, di cui ho stima e fiducia e con il quale mi confronto spesso in quanto è anche molto esperto nella materia, già autore di due libri: “Chiesa e pedofilia” e “Chiesa e pedofilia il caso italiano”.

    Federico ed Emanuela già dall’inizio del 2015 avevano iniziato a indagare avviando un’inchiesta giornalistica che durerà quasi TRE anni, visitando di persona queste strutture, intervistando chi le dirige e documentando. Durante la loro inchiesta, il numero delle strutture sale a 18, oggi ne abbiamo individuate 21. (quadrati viola sulla mappa)

    Cosa sono queste strutture e in quale modo forniscono al clero l’impunità dal carcere?

    (come scoprirete nel libro “Giustizia divina” non solo ai preti pedofili)

    Come confermano anche Provera e Tulli, che in quelle strutture ci sono entrati, appaiono come normali pensionati, con le camere da letto, aree comuni, tv ecc. Non vi è nessun controllo delle forze dell’ordine, come normalmente accade a chi è ai domiciliari. Si possono ricevere visite, o almeno nulla lo impedisce.

    Si entra e si esce con estrema facilità, come ci conferma anche un gruppo di sacerdoti che, in questo caso, preoccupati del viavai di volti noti alle cronache giudiziarie, nel 2016 ci segnalò la struttura Villa Sacro Cuore (PG).

    Ma il caso più clamoroso, che ancora una volta riconferma la criticità nonché la leggerezza delle “detenzioni domiciliari” di cui gode il clero, è il caso di don Ruggero Conti, condannato in via definitiva a 14 anni con l’accusa di aver abusato di 7 bimbi tra i 10 e i 12 anni. Non ha mai fatto un giorno di carcere (motivi di salute), affidato anche lui ad una struttura (che poi scopriremo adibita alla cura degli adolescenti) dalla quale, senza difficoltà, nel settembre 2017 è evaso, con a sua disposizione tanto denaro da permettersi un taxi da Roma a Milano.

    Questi sono solo alcuni casi e non sono affatto il motivo per il quale la Rete L’ABUSO è fermamente convinta – a questo punto, come vedremo, fino a prova contraria – che esista tra lo Stato italiano e la Chiesa, un tacito accordo che garantisce al clero l’impunità dal carcere.

    Forniamo qualche numero e qualche altro dato

    Da come si evince sulla nostra mappa, tolti i sacerdoti ancora in attesa di giudizio, contiamo negli ultimi 15 anni, in Italia, almeno 143 condanne in via definitiva, ignoriamo quale sia il reale sommerso.

    Gli autori del libro “Giustizia divina” si sono presi la briga, non solo di verificare quanto sostenevo riguardo alle strutture ma, tolti i carceri minorili e femminili, hanno chiesto alle altre 191 strutture carcerarie italiane, quanti sacerdoti hanno in carico.

    Hanno risposto 125 carceri; solo cinque sacerdoti di cui uno solo condannato per pedofilia.

    E tutti gli altri, che fine hanno fatto ?

    La percezione per l’opinione pubblica è che la giustizia faccia il suo corso e condanni, mentre invece la maggior parte spesso non fa un solo giorno di carcere, anzi, l’anomalia a questo punto sorge su quei 4 più il 5° pedofilo, che hanno avuto in confronto agli altri colleghi, una simile disparità di trattamento.

    Ma i “santi” privilegi e le immunità “divine” che lo Stato italiano fornisce al clero, purtroppo non si limitano a questo e i danni alla società, a questo giro, risultano ancora peggiori.

    Parlo del c.d. certificato anti pedofilia, dal quale per gentile concessione del legislatore, il clero è esente. Ed è qui che la connivenza tra Stato e chiesa, raschia davvero il fondo del barile perché sulle basi costituzionali è già anomalo che una categoria venga privilegiata con questa esenzione: privilegiare solo i preti sarebbe stato davvero troppo vistoso e così, il nostro legislatore, non ha esentato i preti, ma appunto l’intera categoria alla quale appartengono, il volontariato. Paradossalmente la categoria da sempre più a rischio.

    Grazie a questa luminare scelta del legislatore – che giuridicamente si trasforma in responsabile civile – oggi i pedofili, non solo i preti, sanno che lo Stato italiano ha riservato loro, come fertile terreno di caccia, il volontariato.

    Continua…

    Uno dei nostri consulenti legali, l’avvocato Mario Caligiuri del Foro di Roma (titolare del fascicolo in oggetto) spiega, riguardo al rito canonico, che «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante»

    «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

    «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

    La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire, prima dell’eventuale processo italiano, la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

    Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma Caligiuri -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

    L’Italia ha ratificato nel 2012 questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali. Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto.

    Tuttavia, i processi canonici si svolgono nelle diocesi, in terra italiana, e questa è di fatto una violazione da parte della chiesa che, grazie alla complicità delle istituzioni italiane, che fingono di non vedere, trova disattese non solo le garanzie costituzionali dei cittadini, ma anche diversi trattati e convenzioni internazionali alle quali l’Italia ha aderito.

    Ma c’è altro a sostegno delle nostre accuse contro lo Stato. Il silenzio complice delle Istituzioni

    “Importante estratto tratto dal film Spotlight, al termine cita quelli che nel 2000, come oggi in Italia, erano i centri che la Rete L’ABUSO e il libro Giustizia divina, denunciamo oggi in Italia”. Si cita già all’ora Richard Sipe, che ha lavorato nei centri di cura e che in questo articolo citiamo per il suo rapporto, parte delle “Proiezioni” sul fenomeno in Italia.

    Tra i paesi più industrializzati, l’Italia è l’unica che non ha mai ritenuto – malgrado i dati impressionanti che emergono dagli altri paesi – di dover quantificare l’entità del fenomeno.

    Il collega irlandese Mark Vincent Healy, esperto di statistiche, sulla base dei dati emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate in tutto il mondo ha prodotto una proiezione del dato italiano, la portata degli abusi in Italia ha il potenziale per essere il più grande di qualsiasi paese.

    Eppure non sono mancati da parte nostra gli stimoli e i solleciti al Governo ad affrontare il problema.

    –Il 27 settembre 2017, grazie al Deputato Matteo Mantero, la Rete L’ABUSO riesce a depositare in Italia la prima interrogazione parlamentare indirizzata a PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’INTERNO, MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE. Ad oggi, nessuna risposta, l’interrogazione giace ancora sul sito della Camera dei Deputati.

    –Il 19 febbraio 2018, tramite l’avvocato Mario Caligiuri, la Rete L’ABUSO invia una diffida alle seguenti istituzioni; PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA , PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI , CENTRO REGIONALE DI INFORMAZIONE DELLE NAZIONI UNITE – COMITATO ONU PER I DIRITTI DEL FANCIULLO, PRESIDENZA DELLA 12ª COMMISSIONE AFFARI SOCIALI.

    Anche in questo caso non vi sarà alcuna risposta da parte delle Istituzioni italiane.

    –Il 18 ottobre 2018, sempre l’Avvocato Mario Caligiuri, per conto della Rete L’ABUSO, denuncia all’Autorità Giudiziaria il Governo, sulla base della mancata risposta e per le conseguenti gravi inadempienze dello Stato ai danni di cittadini minorenni, già note dalle precedenti comunicazioni.

    Pochi giorni dopo, sarà archiviato anche questo fascicolo. Malgrado contenesse notizia di reato, la Procura si limitata, nelle motivazioni, ad archiviare per incompetenza territoriale.

    L’intera vicenda è stata reportata dall’Associazione Rete L’ABUSO, all’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, tra i documenti dell’80° sezione che si è tenuta a Ginevra lo scorso 22 e 23 gennaio.

    Il 7 febbraio 2019, il Comitato per i diritti del fanciullo della Nazioni Unite, ci ha dato ragione, contestando allo Stato Italiano i punti che riportiamo di seguito, che riguardano unicamente la materia che Rete l’ABUSO, per Statuto, persegue. (qui il testo integrale in italiano)

    Riportiamo in video anche l’intervento del Membro del Comitato Onu Jorge Cardona che ha sollevato il tema durante i 2 giorni di seduta. L’intervento è molto breve, lo Stato italiano, anche in quella sede non ha dato risposte, ma si è limitato ad esporre, come provvedimenti, gli stessi punti oggetto della contestazione.

    https://youtu.be/qT78v3hq6sA

    Di seguito, al punto 21 delle raccomandazioni del Comitato per i diritti del fanciullo, quanto contestato all’Italia dalle Nazioni Unite. Qui i punti sollevati nel nostro “Report Giustizia sul caso Italia” relatore per Rete L’ABUSO Francesco Zanardi.


    Sfruttamento e abuso sessuale

    1. 21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.


    Con il Motu Proprio, papa Francesco conferma l’impunità dal giudizio penale per i sacerdoti che abuseranno di minori al di fuori dello Stato del Vaticano e delle ambasciate.
    Sarebbe opportuno, oltre che dovere di cronaca, per dovere costituzionale, che la stampa chiedesse conto allo Stato di questa grave situazione. Ma tranne il settimanale Left che in questi anni ha dato visibilità al caso, tutto tace, malgrado le nostre denunce.
    Francesco Zanardi
    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2019/03/29/se-i-minori-avranno-laccortezza-di-farsi-abusare-nello-stato-della-citta-del-vaticano-saranno-tutelati-i-loro-diritti-al-di-fuori-non-possiamo-agire/

  • Rete L’ABUSO propone un Protocollo di garanzia per le vittime agli “sportelli diocesani”

    Rete L’ABUSO propone un Protocollo di garanzia per le vittime agli “sportelli diocesani”

    Dopo il sinodo di febbraio, concluso sostanzialmente con altre promesse ma di fatto nulla di concreto, stiamo assistendo alla nascita – sul territorio italiano e per mano delle diocesi – di sportelli di accoglienza per le vittime di abusi sessuali da parte dei preti cattolici.

    A lasciarci un pò perplessi, non è solo il fatto che questi sportelli nella sostanza proseguono come è sempre stato, con la raccolta delle denunce presso le diocesi e non all’Autorità Giudiziaria civile, con un rischio che è storica parte del problema, ovvero che queste vengano insabbiate.

    Quello che non è chiaro, è che oltre a fare il lavoro di intelligence, ovvero acquisire dei dati, non si sa da chi saranno gestiti, che uso ne verrà fatto, quali garanzie ha la vittima sul fatto che le informazioni acquisite in quelle sedi gestite dal clero non vengano poi utilizzate nei tribunali civili, magari a danno della stessa vittima.

    Non viene detto quali proposte siano disponibili per il soccorso di chi è stato vittima, se vi siano percorsi di recupero, chi li gestirà, in sostanza viene detto (come appare nel testo della diocesi di Milano) che vi sarà un “Referente diocesano per la tutela dei minori e la corrispettiva equipe (cui competerà, tra l’altro, l’ascolto e l’accompagnamento delle vittime e la gestione della segnalazione di abusi)”. Tutela minori diocesi di milano

    Nella sostanza un testo di buone intenzioni che però nessuno sa quanto realmente siano attuabili, visti i fallimenti, o forse successi, compiuti fino ad oggi dalla chiesa, che puntualmente giustifica le “buone intenzioni disattese” scaricando la responsabilità su una gerarchia disobbediente o su un vescovo omertoso che poi non punisce però, il quale magari si giustificherà – come ha fatto l’arcivescovo di Milano Mario Delpini – sostenendo di aver sottovalutato la segnalazione. Facendosi scudo del fatto che in Italia non vi sia l’obbligo della denuncia.

    Diceva un grande amico della chiesa “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” e spero la chiesa non se ne abbia a male con noi vittime, se vogliamo che tutto venga fatto per il meglio.


    Protocollo – tutela e garanzia – Consultori Diocesani

    Proposta della Rete L’ABUSO

    Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Relatore

    Francesco Zanardi

    -o=O=o-

     

    Premesso che l’Associazione Rete L’ABUSO, (associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) con sede legale in Savona, via Pietro Giuria 3, C.F. 92109400090, si batte per la non negoziabilità dei diritti, propone il seguente protocollo. Premesso che il documento non mette mano alla strutturazione interna che sarà discrezionale, vogliamo solo individuare i punti fondamentali e imprescindibili con l’unica finalità; garantire il rispetto e la massima tutela delle parti, oltre all’efficacia del servizio.

    L’Associazione ritiene che una partenza sana sin dall’accoglienza, produca non solo una buona gestibilità, ma anche la massima trasparenza e la garanzia del rispetto dei diritti della vittima.

    LA STRUTTURA DELL’ACCOGLIENZA

    1. Garantire che venga segnalata all’Autorità Giudiziaria qualunque notizia di reato o sospetto di reato, lasciando la gestione e l’accertamento, unicamente all’autorità civile competente.
    2. Che la vittima sia guidata e supportata nelle decisioni e nei percorsi che andrà a prendere, con un’unica finalità, il benessere di chi viene soccorso.
    3. Garantisca che chi accoglierà e guiderà la vittima sia personale competente e preparato, che agisca nel massimo rispetto del Diritto che lo Stato Italiano garantisce.
    4. Valuti con sollecitudine l’urgenza (ai fini prescrittivi o di interruzione degli stessi) di un intervento legale in sua tutela.
    5. Garantire agli utenti, soprattutto sotto l’aspetto psicologico, che abbiano assicurate tutte quelle tutele previste dallo Stato italiano, dal Trattato di Lanzarote ecc. che sono espressamente rivolte a soggetti vittime di abuso sessuale.
    6. Che in nessun modo il servizio divulghi, riutilizzi, o ceda per finalità differenti dall’interesse dell’assistito, dati, circostanze e informazioni di qualunque genere o natura.

    Riteniamo i sei punti esposti, fondamentale base di garanzia non negoziabile. Anche se apparentemente potrebbe sembrare difficile affrontarli, in realtà sono tutti legati tra loro e risolvibili con estrema semplicità.


    Ecco la nostra proposta per un punto di partenza sano ed efficace.

    Abbiamo trattato non a caso il solo punto dell’accoglienza perché secondo noi è li il cardine dove si decide l’avvio di un accompagnamento sano per la vittima e utile per il bene collettivo.

    La soluzione si riduce alla scelta mirata di chi sarà addetto all’accoglienza o responsabile di questa, che dovrà semplicemente essere selezionato tra chi riveste qualifiche di “pubblico ufficiale”, ovvero un medico, un assistente sociale o chi per esso, purchè abbia questa qualifica, che gli impone degli obblighi penali, come quello della denuncia.

    Questa soluzione risolverebbe molti problemi al Vaticano per quanto riguarda la gestione, l’obbedienza delle gerarchie, il segreto del confessionale ecc. In questo modo anche la chiesa viene messa al corrente della segnalazione, mantenendo la sua inviolabile facoltà di decidere se avviare un’indagine previa e un successivo processo canonico. Al tempo stesso le gerarchie sarebbero sollevate dall’onere dalla denuncia alle autorità civili, che sarebbe comunque garantita dal pubblico ufficiale, che per legge la deve fare e che in caso di omissione ne risponderebbe personalmente.

    A questo modo si supererebbero anche i vari ostacoli dovuti alla valutazione della denuncia, che sarebbe compito dell’autorità civile, la quale, ha gli strumenti e la formazione per valutare e nel caso procedere sotto l’aspetto giudiziario.

    Siamo convinti, anzi emerge insistentemente dai vari casi, che spesso la denuncia è un ostacolo notevole, non solo per la vittima, ma anche per chi la circonda, specie nell’ambito della chiesa dove la paura che si sappia, spesso prevale sulla priorità, la vittima, il suo soccorso e la prevenzione.

    L’associazione Rete L’ABUSO si rende garante di questo protocollo, ampliabile e integrabile con altri punti, ma non negoziabile nel suo fondamento. Lo stesso protocollo non solo è in linea con quanto discusso lo scorso febbraio durante il sinodo, ma risolverebbe in buona parte anche la collaborazione tra la chiesa, le autorità civili e le associazioni delle vittime, coinvolte un dialogo senza precedenti che non può che essere garante e costruttivo.

    Protocollo tutela vittime sportelli diocesani

    Fine del Protocollo

    Zanardi

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2019/03/05/preti-pedofili-lallarme-della-rete-labuso-sui-consultori-diocesani-le-vittime-rischiano-di-essere-raggirate/

  • Tutela dei minori; cosa ha chiesto l’ONU all’Italia e perché. La soddisfazione della Rete L’ABUSO

    Tutela dei minori; cosa ha chiesto l’ONU all’Italia e perché. La soddisfazione della Rete L’ABUSO

    Malgrado il nostro paese sia tra i più industrializzati del pianeta, non è certamente tra i più all’avanguardia per quanto concerne la tutela dei minori.

    A dirlo questa volta non siamo più solo noi della Rete L’ABUSO ma lo certifica, e lo mette nero su bianco,  anche il Comitato per la tutela del fanciullo delle Nazioni Unite di Ginevra che, il 7 febbraio 2019, ha reso note le conclusioni finali (CRC/C/ITA/CO/5-6) dell’esamina che si è tenuta a Ginevra il 22 e 23 gennaio scorsi. Nei due giorni di seduta con la delegazione italiana, il Comitato ha esaminato a 360 gradi la situazione dei minori in Italia, analizzando l’accoglienza, l’istruzione, la sanità e anche gli abusi sessuali, in particolare modo quelli commessi dai membri del clero che, da quanto la nostra ONG ha documentato nei mesi scorsi all’Ufficio di Ginevra, non solo troppo spesso non vengono perseguiti dalla Giustizia in modo adeguato, ma, da quanto possiamo documentare, grazie a una rete ben strutturata sul territorio italiano, sostanzialmente possiamo sostenere che godono dell’impunità, con lo Stato che si limita a non intervenire.

    Potremmo definirla una sorta di tacito accordo tra lo Stato e la Chiesa, accordo naturalmente che non ha nulla a che fare con il Concordato, che in Italia meglio conosciamo con il nome di Patti Lateranensi.

    Cominciammo a maturare la tesi che esistesse una sorta di escamotage in tutela delle gerarchie cattoliche di cui lo Stato italiano era tacitamente complice, o quanto meno molto tollerante. Un meccanismo che, nella sostanza, anche in caso di condanna, sembra permettere ai sacerdoti non solo di non finire in carcere, ma di poter scontare una pena quasi “simbolica” in modo agiato e senza particolari restrizioni.

    Don Ruggero Conti in una foto d’archivio. E’ stato condannato a 15 anni e 4 mesi di reclusione Don Ruggero Conti, un ex parroco di Roma accusato di aver abusato tra il 1998 e il maggio del 2008 di sette bambini. Lo ha deciso la VI sezione del Tribunale penale di Roma. ANSA +++NO SALES – EDITORIAL USE ONLY+++

    Emblematico il caso di don Ruggero Conti: condannato a 14 anni per aver abusato di 7 bambini di età compresa tra i 10 e i 12 anni e affidato, proprio dal Tribunale, ad una struttura che poi scopriremo essere adibita al trattamento degli adolescenti. Ebbene, don Conti, nel settembre del 2017, in tutta tranquillità è “evaso”, e con una notevole disponibilità economica, al punto di potersi permettere un taxi che lo portasse da Roma a Milano.

    Un sistema strutturato in modo tale che, visto da un occhio esterno, dà l’impressione che vi sia stata una reale condanna, ma sfugge il fatto che il condannato, in realtà, non sconterà alcuna pena: non viene costretto ad un regime carcerario, ma viene affidato direttamente dai Tribunali o dalla Magistratura, a strutture della chiesa adibite proprio a questo scopo. Una sorta di “carcere privato” e gestito dal clero anziché dall’Autorità Carceraria.

    A dimostrare questa nostra apparentemente bizzarra teoria, nata all’epoca soprattutto dietro le assegnazioni dei domiciliari, che notavamo essere sempre negli stessi posti, è stato il libro inchiesta di Emanuela Provera e Federico Tulli, “Giustizia Divina”. Un libro che parte dalla scoperta di 5 di queste strutture che, intorno al 2012 – 2013, avevamo individuato sul territorio italiano, siamo oggi arrivati a documentarne più di 20.

    Ma Giustizia Divina fa molto di più perché conferma quello che, per anni, era solo un nostro sospetto che, a raccontarlo, non valeva più di una illazione. I due autori fanno la “prova del nove” per vedere se quel sospetto è fondato: esclusi i carceri minorili e femminili, interrogano le 191 case circondariali maschili presenti in Italia. Di queste, 125 rispondono alla domanda dei due autori “quanti sacerdoti avete in questa struttura?”. La risposta si commenta da se: in tutto i sacerdoti reclusi sono cinque, di cui uno solo condannato per pedofilia.

    Questo dato appare un po’ strano ai nostri occhi perché la Rete L’ABUSO ha contato, solo negli ultimi 15 anni la bellezza di 142 sacerdoti condannati in via definitiva solo in Italia. La domanda è molto semplice: dove sono?

    È anche vero che agli autori di Giustizia Divina, su 191 carceri interrogati, hanno avuto risposta da 125, ma sembra impossibile credere che, casualmente, quei sacerdoti sono proprio tutti in quelle strutture che non hanno risposto.

    Anche perché potremmo in parte smentire questa eventuale affermazione, in quanto sappiamo che molti di loro sono in affido alla stessa chiesa e alle sue strutture.

    … C’è poi il servizio di Luca Bertazzoni, prodotto dietro nostra segnalazione da LA7. Dietro l’indagine che la Rete L’ABUSO ha condotto sugli abusi all’Istituto cattolico veronese Antonio Provolo, scopriamo che uno di quei sacerdoti accusati dagli ex allievi sordi dell’istituto, don Giuseppe Pernigotti che dopo la nostra denuncia da Fabrica è ritornato a Verona, è il presidente della FIAS e guardate cosa risponde al giornalista  de LA7 che si finge un sacerdote pedofilo e confessa un abuso su un minore.

    Giustizia Divina e il documento di Bertazzoni, sono stati integrati nei passaggi essenziali e portati all’attenzione del Comitato ONU nei vari report che la Rete L’ABUSO ha inviato dal giugno scorso, in realtà proprio negli ultimi il libro, in quanto il libro è uscito solo lo scorso novembre.

    Tra il materiale inviato a Ginevra, oltre all’importante inchiesta di Provera e Tulli, sono state documentate diverse situazioni che preoccupano molto l’Associazione, come le sistematiche negligenze e omissioni dei vescovi, che abbiamo rappresentato con uno dei casi a nostro avviso più eclatanti: quello dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che coprì il sacerdote Mauro Galli e, malgrado ciò, in barba alle sue stesse dichiarazioni, Bergoglio lo ha comunque nominato, nel luglio 2017, arcivescovo di Milano.

    Tra i casi segnalati anche quello di Giada Vitale che, secondo il Tribunale di Larino, alla scadenza tecnica del compimento del 14° anno di età, da vittima si è trasformata in consenziente. Quello del sacerdote Silverio Mura, protetto dal cardinale Crescenzio Sepe, sparito da Napoli per materializzarsi sotto falso nome a Montù Beccaria (PV).

    Sia Sepe che Delpini, malgrado le evidenze, restano tra i 5 insabbiatori membri del Consiglio Episcopale permanente della CEI.

    Francesco Zanardi e l’avvocato Mario Caligiuri durante le sedute del 22 e 23 gennaio 2019 presso le Nazioni Unite di Ginevra

    Oltre al “Report Giustizia sul Caso Italia” prodotto dalla Rete L’ABUSO e disponibile sul sito delle Nazioni Unite, c’è anche tutta la parte giuridica prodotta dal titolare dei fascicoli depositati presso l’autorità Giudiziaria italiana e, per conoscenza, inviati anche al Comitato. L’avvocato Caligiuri ha articolato alcune problematiche riferite ai Patti Lateranensi, che limitano l’autonomia e l’efficacia dell’Autorità Giudiziaria. L’avvocato spiega che “il comma 4 dell’art. 4 dell’accordo Laterano del 1984 (Patti Lateranensi) il cui testo ripresenta integralmente il medesimo contenuto dell’art. 7 del primigenio Concordato, dove si stabilisce che: “Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”.

    Il  Protocollo Addizionale, in relazione all’art. 4 – punto b) dell’Accordo si stabilisce che: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    La disparità di trattamento, insita nella disposizione, confrontata  con il comma 4 dell’art. 4 del ridetto Accordo del 1984, determina  la sovrapposizione di modelli culturali e procedurali incompatibili, a discapito della necessaria segretezza dell’attività investigativa da svolgere da parte della Procura della Repubblica competente che, al contrario, deve essere mantenuta insindacabile ad esclusiva valutazione discrezionale del P.M. designato, soprattutto nei casi in cui si presentano specifici elementi indizianti da verificare, o approfondire, come avviene nelle ipotesi concorsuali, o di favoreggiamento personale, nell’attuazione dei depistaggi”.

    Qui va fatta una riflessione sul fatto che si concedano dei privilegi unici alle gerarchie cattoliche, sulla base della funzione di responsabilità e di controllo che costoro hanno sui loro sottoposti, ma al tempo stesso sono esentati da responsabilità che in una situazione normale, lo stesso potere di controllo sui sottoposti imporrebbe.

    Sempre nel “Report Giustizia sul Caso Italia” la Rete L’ABUSO – come già fatto in precedenza, sia nell’interrogazione parlamentare, sia nella diffida, sia nella denuncia al Governo italiano – solleva la grave lacuna del c.d. certificato anti pedofilia, che vede esentata dall’esibirlo l’intera categoria del volontariato, alla quale appartengono anche i sacerdoti. Altro punto importante segnalato, è l’obbligo di denuncia anche per i membri del clero, soprattutto per i vescovi che, di fatto, sono localmente coloro ai quali giungono le denunce fatte all’interno della diocesi e ne decidono la sorte: per il momento quella di insabbiare in quanto, ad oggi, non si ha notizia di un solo membro del clero che abbia mai denunciato all’autorità civile un collega pedofilo.

    Queste erano le nostre principali preoccupazioni che sono state raccolte dal Comitato e portate in seduta dal membro del Comitato Jorge Cardona che le aveva esposte nelle sedute del 22 e 23 gennaio scorso.

    Ieri l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra, ha reso pubbliche le Raccomandazioni all’Italia e, con nostra enorme soddisfazione, abbiamo visto riconosciute punto per punto tutte le carenze e i vuoti legislativi che in questi mesi la Rete L’ABUSO ha segnalato sulla specifica materia al Comitato.

    Di seguito, i principali passaggi delle osservazioni conclusive del Comitato e le Raccomandazioni al Governo italiano in materia specifica di pedofilia nel clero cattolico. Documento integrale 

    19. (e) Garantire che i bambini vittime di violenza ricevano cure specializzate, sostegno e riparazione appropriata.

    20. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    Coordinazione

    (6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.

    Disseminazione, sensibilizzazione e formazione

    (11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:

    (a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;

    (b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.

    Documento integrale 

  • PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU a Governo e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

    PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU a Governo e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

    Nei giorni 22 e 23 gennaio 2019, il Governo italiano è stato interrogato dalle Nazioni Unite, in riferimento all’applicazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.

    Dallo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il Funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’ABUSO è uno dei membri fondatori) la Rete L’ABUSO ha iniziato a documentare all’ufficio di Ginevra le varie e gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero. Relazione Rete L’ABUSO

    Le argomentazioni sollevate dalla Rete L’Abuso sono state portate all’attenzione del Comitato dal Membro Jorge Cardona. Di seguito le opinioni del Comitato, in riferimento ai report che l’Associazione ha inviato.


    Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

    Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

    che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    In merito alla violenza di genere.

    22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

    (a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

    (b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

    Coordinazione
    (6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.
    Disseminazione, sensibilizzazione e formazione

    (11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:

    (a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;

    (b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.

    Documento integrale 
    Redazione Web

  • Denunciato il Governo italiano per omissioni e favoreggiamento alla pedofilia. Sono cinque le procure interessate

    Denunciato il Governo italiano per omissioni e favoreggiamento alla pedofilia. Sono cinque le procure interessate

    SAVONA – A seguito dell’interrogazione parlamentare del novembre scorso, dopo la diffida dello scorso febbraio, è stato depositato questa mattina presso la Procura della Repubblica di Savona, il fascicolo prodotto dalla Rete L’ABUSO di cui è titolare l’avvocato Mario Caligiuri, nel quale si contestano al Governo italiano gravi inadempienze; preventive, legislative e esecutive, in materia di pedofilia.

    Una denuncia molto circostanziata e sottoscritta unitamente al Presidente della Rete L’ABUSO, da decine di vittime e dai Funzionari e dai fondatori di ECA Global – l’associazione internazionale di cui la Rete L’ABUSO è fondatrice, presente in 42 paesi in quattro continenti.

    Un documento di 29 pagine, e più di 250 allegati, nel quale si chiede alla magistratura di verificare la fondatezza delle accuse di omissione, favoreggiamento e inadempienze attribuibili allo Stato italiano. Partendo proprio dalla mancata risposta delle istituzioni competenti alla diffida del 19 febbraio scorso, un silenzio che, sulla base delle priorità e della formulazione giuridica di quella diffida, già di per sè configurerebbe il reato di omissione di atti d’ufficio.

    Rome, Italy. 2nd October, 2018. Lieve Halsberghe from Belgium, member of ECA Global, lawyer Mario Caligiuri, Francesco Zanardi from Italy, president of Rete L’ABUSO, Matthias Katsch from Germany, member of ECA Global, and Marek Lisinski from Poland, member of ECA Global pose during the press conference of Rete L’ABUSO and ECA Global about the Italian situation of sexual abuse by clergy at the headquarter of the foreign press on 2 October 2018, in Rome, Italy. © Simone Padovani / Awakening / Alamy Live News

    Tra le altre contestazioni, vi è la mancata applicazione di alcune leggi ratificate dal nostro paese, come il Trattato di Lanzarote: si contestano in modo particolare due punti, uno dei quali è il certificato anti pedofilia (già contestato nell’interrogazione parlamentare del 27 novembre scorso) che esenta dall’esibirlo la fascia da sempre più a rischio, il volontariato, alla quale anche i sacerdoti appartengono. Il secondo punto è rappresentato dall’audizione delle vittime nei processi canonici che, secondo il Lanzarote, risulterebbe irregolare, in quanto vengono meno non solo le garanzie costituzionali del cittadino/vittima, che in quella sede si vede negare sia il sostegno di psicologi qualificati che la supportino ma, addirittura, anche il diritto di avere al suo fianco il proprio difensore di fiducia, non ammesso nei processi canonici.

    A livello di direttive europee e convenzioni che l’Italia ha ratificato, come per lo Stato del Vaticano, anche all’Italia si contesta la violazione della Convenzione ONU per la Tutela del Fanciullo, in quanto sta permettendo ad uno Stato estero (il Vaticano) di violarla anche sul suolo italiano rendendosi così complice. Contestazione che, anche dietro alla nostra diffida dello scorso febbraio, ha fatto si che le Nazioni Unite aprissero un’indagine sull’Italia. La mancanza del fondo per le vittime di reati gravi, ratificato ma inesistente, come i consultori per le vittime di abuso sessuale e il database dei c.d. predatori sessuali.

    Altro punto importante, segnalato anche nel rapporto delle Nazioni Unite, è la revisione dei Patti Lateranensi che l’avvocato Mario Caligiuri tratta ampliamente nel documento, soprattutto la parte che solleva i vescovi dall’obbligo della denuncia. Sembra paradossale ma in Italia, nel 2018, il concordato prevede ancora che il clero possa tacere di fronte alla legge, semplicemente appellandosi al segreto del confessionale, obbliga invece la magistratura ad informare il clero qualora venga aperto un fascicolo su un sacerdote.

    Il nostro paese, ad oggi, non solo risulta privo dei più basilari strumenti di prevenzione ma, addirittura, è privo di qualunque politica a contrasto del fenomeno e, malgrado le ratifiche, anche di qualunque politica di sostegno alle vittime. Praticamente un paese, c.d. civile, del terzo mondo.

    A prova della fondatezza delle accuse, i casi che la Rete L’ABUSO ha ribattezzato “i 4 casi Viganò italiani”, tutti procedibili in quanto non sono ancora intervenuti i termini prescrittivi e, tutti passati per le mani di Bergoglio, un capo di Stato e un leader religioso, che di fatto risulta inattendibile.

    Dei quattro casi, due vedono già aperti dei fascicoli e sono i casi dell’Istituto veronese Antonio Provolo, che vede stralciate le responsabilità del vescovo Zenti e le attribuiscono alla congregazione di diritto pontificio Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordi e quello  del sacerdote napoletano don Silverio Mura, che interessano rispettivamente le Procure di Verona e Pavia/Napoli.

    C’è poi il caso dei chierichetti del papa, qui la competenza territoriale tecnicamente apparterrebbe al Vaticano, in quanto i presunti abusi sarebbero avvenuti li, ma sulla competenza territoriale ci riserviamo eventualmente il così detto “asso nella manica” che dovrebbe, senza troppi problemi, mantenere il procedimento penale in Italia, per la precisione a Como.

    Infine il caso di don Mauro Galli, condannato poche settimane fa in primo grado a 6 anni e quattro mesi. In questo procedimento, anche grazie ad un accordo tra le parti che ha permesso alla diocesi di Milano di tirarsi fuori dal processo, è stata stralciata tutta la parte che vedrebbe le responsabilità dell’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del collega Pierangelo Tremolada, parte che, a nostro avviso, vede gravi omissioni e leggerezza da parte di coloro che lo hanno gestito e di Bergoglio che, informato, in barba ai suoi stessi proclami, ha di fatto con la nomina, promosso i due.

    Non mancano nella denuncia anche le false informazioni divulgate dalla Santa Sede e riportate per giorni dai giornali italiani, informazioni infondate che poi si sono tutte rivelate farlocche, oltre a mera pubblicità del Vaticano, squallidamente fatta sulla pelle dei bambini potenzialmente a rischio e delle vittime.

    Con questo documento la Rete L’ABUSO vuole stimolare, come accaduto in altri paesi, la magistratura italiana a procedere, sulla base della propria autonomia, chiedendo che le varie Procure competenti facciano capo alla Procura Generale della Repubblica, che potrebbe gestire o assegnare a quella di Savona il fascicolo.

    Tutta la documentazione sarà trasmessa in copia all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite di Ginevra che sta valutando la posizione dell’Italia.

    L’Ufficio di Presidenza

    L’esito della valutazione alla nostra contestazione e la legnata all’Italia. Al punto 21 del report

    “Sfruttamento e abuso sessuale

    21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.“

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webp2019/02/28/relazione-onu-ita-comitato-per-i-diritti-del-fanciullo-2019/

  • Morto Francesco Zappella, il prete pedofilo pregiudicato protetto da mons. Borghetti

    Morto Francesco Zappella, il prete pedofilo pregiudicato protetto da mons. Borghetti

    È venuto a mancare nella tarda mattinata di ieri don Francesco Zappella, il sacerdote che già negli anni novanta era stato condannato dal tribunale di Pinerolo per abuso sessuale ai danni di due infraquattordicenni.

    Il caso di don Zappella era stato risollevato dalle Rete L’ABUSO nel 2015, quando un giovane uruguagio Luis Mario Acuna Gonzales, si era messo in contatto con l’associazione segnalando anche la sua esperienza e quella di alcuni coetanei. In quella occasione la Rete L’ABUSO riuscì a portare in Italia lo sventurato uruguagio dando il via ad una seconda inchiesta, successivamente archiviata per l’intervento dei termini di prescrizione.

    Malgrado tutto il vescovo della diocesi di appartenenza, mons. Guglielmo Borghetti, nulla fece per tentare di evitare che Zappella reiterasse il reato anzi, gli permise di trasferirsi in Uruguay dove ieri è morto.

    L’Ufficio di Presidenza


    Di seguito il comunicato divulgato stamane dalla Diocesi di Albenga.

    Da: Segreteria Generale <segreteriagenerale@diocesidialbengaimperia.it>
    A:
    Data: 24 agosto 2018 alle 12.04
    Oggetto: Decesso don Francesco Zappella

    Nella tarda mattinata di ieri 23 agosto (ora italiana) è deceduto in Uruguay presso una struttura ospedaliera il Reverendo Sacerdote don Francesco Zappella.

    Era nato a Milano il 26 giugno 1959 e venne ordinato da Sua Eccellenza Monsignor Mario Oliveri nella chiesa cattedrale di Albenga il 17 maggio 1997.

    Trascorse a più riprese parecchi anni in missione in Uruguay dove ebbe modo di fondare a Trenta y Tres la “Fradernidad Reina de la Paz”.

    In Diocesi ricoprì i seguenti incarichi:

    Vicario parrocchiale di san Vincenzo Ferreri in Alassio;

    Vicario Parrocchiale di Santa Maria Maggiore in Castelvecchio di Imperia;

    Responsabile dell’Ufficio Missionario Diocesano;

    Arciprete di San Fedele in Albenga;

    Arciprete di Verzi;

    Arciprete di Sant’Antonio in Borghetto S. Spirito.

    Non avendo ancora altre informazioni si raccomanda vivamente di elevare al Signore preghiere di cristiano suffragio e la celebrazione della Santa Messa (come d’uso) per i sacerdoti defunti, perché il Signore gli doni di poter contemplare il suo Volto nell’eternità beata.

    Can. Tiziano Gubetta

    Cancelliere Vescovile

  • L’articolo di Vatican Insider diffuso dalla Chiesa di Milano smontato nelle menzogne paragrafo per paragrafo. (contiene documenti)

    L’articolo di Vatican Insider diffuso dalla Chiesa di Milano smontato nelle menzogne paragrafo per paragrafo. (contiene documenti)

    Di Francesco Zanardi

     Ritorno a parlare dell’articolo di Vatican Insider a firma di Andrea Tornielli a seguito di un così detto colpo basso della diocesi di Milano che, in data 26-3-18, ha diffuso tramite mailing-list privata (vedi allegato) – vendendolo come chiarificatore – l’articolo che di seguito riporterò rivedendolo in ogni passaggio con gli stralci delle prove documentali agli atti, le stesse sulle quali il vaticanista Andrea Tornielli, che sostiene di averli letti, basa la sua tesi ma che, ahimè, riportati per intero, danno un significato che, come vedrete, non è poco differente.

    Anche se forse è superfluo ritengo opportuno ricordare, per completezza, che stiamo parlando di violenza sessuale: un evento traumatico, devastante, che spesso la stessa vittima rifiuta e che richiede una rielaborazione non indifferente perché possa essere affrontato.

    Il fatto che chi ha subito un forte trauma non riesca ad esplicitare da subito, nel dettaglio, i particolari scabrosi ed imbarazzati è già la prova che il trauma c’è ed è importante (è un normale e sempre presente meccanismo di difesa e negazione). Sarebbe impossibile il contrario, ovvero se una persona, un ragazzino, fosse in grado di raccontare con lucidità e “serenità”, con una descrizione meticolosa, i particolari del proprio abuso subito, sarebbe verosimilmente falso perché non è compatibile con il trauma, con l’essere scioccato.

    Essere riuscito a dire “quello che si può immaginare” e il giorno stesso dire a don Alberto che si è sentito toccato, abbracciato (ovvero oltre ad aver raccontato di aver dormito nello stesso letto matrimoniale, ha da subito esplicitato il contatto fisico), tutto questo in uno stato di shock come quello raccontato da tutti i testimoni, sia in aula che in precedenza alla polizia, a partire dagli insegnanti, genitori, don Alberto, la fidanzata ecc.. ovvero tutti quelli che lo hanno realmente visto il giorno successivo al presunto abuso, è il modo con cui tutti quelli che hanno realmente subito un abuso sessuale pesante gridano al mondo il loro trauma, è il massimo che ci si può aspettare, soprattutto nei primi giorni.

    In questo caso peraltro ci sono delle aggravanti (che corrispondono anche inevitabilmente ad aumentare il trauma e la derivante difficoltà di esplicitarlo dettagliatamente): parliamo di un ragazzino di 15 anni, cattolico, che ha subito l’evento traumatico non da una persona qualunque, ma da colui che era la sua guida spirituale, nel suo mondo di ragazzino, una figura importante, di cui si fidava e a cui confidava la parte più intima di se.

    Il presunto abuso è, tra le altre cose, di carattere omosessuale, per pregiudizio ancora più difficile da ammettere, soprattutto per chi ha un orientamento etero sessuale.

    È oltremodo disonesto non tenere presente che proprio per la natura del trauma A. non avrebbe probabilmente denunciato per anni se non fosse stato per la caduta in stato di shock, che ha dato ai suoi familiari l’allarme, e costretto A. ad affrontare una situazione che, come leggeremo nella deposizione della sua neuropsichiatra e, come è normalità in tutti i casi simili, non era ancora “pronto” ad affrontare.

    n.b. le parti in rosso tra i paragrafi dell’articolo sono le mie annotazioni e riflessioni


    Abusi, il processo a don Galli: ecco ciò che dicono le carte

    di Andrea Tornielli

    Continua il processo penale che ha come imputato un giovane sacerdote milanese, don Mauro Galli, e con il passare delle settimane emerge il tentativo di coinvolgere nella vicenda l’attuale arcivescovo di Milano, attribuendogli responsabilità nella vicenda. Alcuni media e siti web infatti hanno affermato che monsignor Mario Delpini, all’epoca dei fatti vicario di zona, non si sarebbe comportato come previsto dalle norme canoniche* di fronte alle denunce di abusi sessuali. Vatican Insider ha letto il fascicolo con le testimonianze rese alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero da tutte le parti in causa.

    *Norme canoniche relative all’INDAGINE PREVIA

    Don Galli è stato accusato  di violenza sessuale ai danni di un giovane che nel dicembre 2011, all’epoca dei fatti, aveva 15 anni. Il sacerdote è attualmente sospeso dall’attività sacerdotale ed è in corso, oltre al processo penale, anche quello canonico secondo le procedure previste.

    Il fatto avviene nella notte tra il 19 e il 20 dicembre 2011 in una parrocchia di Rozzano. A. è un ragazzo emotivamente fragile e quella sera viene invitato da don Galli a dormire a casa sua, con il consenso dei genitori. Nè la vittima né i suoi genitori però si aspettano che il prete faccia dormire il ragazzo nel suo letto a due piazze.  Il giorno successivo, a scuola, A. denuncia un malessere e tornato a casa racconta ai suoi di essere sconvolto per quanto accaduto nella notte precedente. Non racconta però di aver subito un abuso, una tentata violenza sessuale.

    Quella stessa sera i genitori di A. chiamano don Alberto Rivolta, un sacerdote che conosce la famiglia e che ha un primo colloquio col ragazzo, il quale confermerà davanti al GIP di aver raccontato al prete «soltanto il preambolo e il dopo» di quanto accaduto. Successivamente lo zio del ragazzo contatta anche don Carlo Mantegazza, all’epoca parroco di Rozzano, per chiedere che don Galli venga subito allontanato. I familiari raccontano che A. è rimasto sconvolto per aver dormito insieme al giovane prete. Ecco un brano della testimonianza preliminare di don Mantegazza, resa il 7 ottobre 2014: «Lo stesso A. aveva raccontato loro (ai suoi genitori, ndr) che durante la notte non erano accaduti fatti di approcci sessuali e rapporti sessuali, ma che il solo fatto di aver dormito insieme lo aveva molto agitato e scompensato… I genitori e lo zio mi chiesero espressamente che don Mauro fosse allontanato dalla parrocchia per evitare ulteriori contatti con A.».


    Ci sono alcune riflessioni da fare, la prima: la reazione della famiglia, alla quale è possibile che A. non sia riuscito a dichiarare nell’immediato il rapporto sessuale per i motivi che abbiamo citato in premessa, ma lo stato di shock del ragazzo, come successivamente leggeremo nelle testimonianze, era tale al punto di allarmare la famiglia che interviene proprio nel tentativo di comprendere meglio cosa fosse successo quella notte, perché era evidente che qualcosa fosse successo, qualcosa di così devastante che già la mattina successiva costringeva la scuola a dover chiamare i genitori perché andassero a prendere A., in evidente stato di shock, così evidente che la sera stessa i genitori di A. chiesero al parroco, don Mantegazza, l’allontanamento di don Mauro Galli dalla parrocchia.

     

    A supporto della sua tesi il vaticanista Tornielli cita quanto dichiarato il 7 ottobre 2014 da don Carlo Mantegazza, ma non tiene in considerazione che quella dichiarazione, leggendo le carte, vacilla parecchio perché smentita dal diretto interessato, monsignor Delpini, che dichiarerà alla p.g. “don Carlo Mantegazza mi disse al telefono che A. aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da don Mauro durante la notte”.

    In uno dei tanti audio inediti, è lo stesso don Mantegazza che, parlando con la famiglia, ribadisce quanto accaduto nel dicembre 2011, confermando la dichiarazione fatta agli inquirenti da Delpini e smentendo la sua del 7 ottobre 2014, rivelando anche un altro passaggio importantissimo che chiarisce l’assoluta malafede della diocesi in questa vicenda, spiegando il perché la denuncia fatta nell’immediato alla chiesa milanese sia stata formalizzata all’autorità giudiziaria solo anni dopo.

    Mantegazza nell’audio dirà “quando vi capita un’altra volta una famiglia che invece di denunciare viene a dirti, come avete fatto voi, è successa sta cosa”.


    Come conferma anche la neuropsichiatra infantile Benedetta Olivari, che ha in cura il ragazzo e che il 22 ottobre 2014 davanti al Pubblico ministero dichiara: «No, A. non ha mai riferito un chiaro episodio di abusi sessuali nei suoi confronti… Quello che emergeva era una grande confusione rispetto a quello che ricordava esattamente o una sua rielaborazione o interpretazione di quanto ricordava.  Diceva che era andato a dormire con il sacerdote e che si era svegliato urlando, non ricordava però il motivo per cui aveva urlato». Anche i tre migliori amici di A. nelle loro testimonianze confermano che il loro compagno non aveva parlato di abuso sessuale.


    Questo passaggio è davvero forviante perché Tornielli estrapola da un contesto ben più ampio, della stessa risposta data agli inquirenti dalla psichiatra Benedetta Olivari, un solo passaggio che, letto così ahimè pare sostenere la tesi che A. non abbia affatto denunciato, ma se invece lo proponiamo integralmente dà una chiave di lettura parecchio differente.

    Intanto emerge che l’affermazione della psichiatra è strettamente personale, si comprende la sua cautela e, in quanto medico, tiene conto di quello che ho scritto in premessa riguardo allo stato di shock della vittima, infatti: non solo afferma che A. in quel momento non era “pronto” – quindi lei non cerca di fare pressioni – ma dichiara che A. “non ha mai riferito un chiaro episodio di abusi sessuali nei suoi confronti”, cioè non esclude affatto che questo non ci sia stato, anzi accresce, sottolineando che “verso l’inizio del 2012 (ovvero poco dopo i presunti abusi) A. ha cominciato a raccontare spontaneamente ed inaspettatamente un evento che era successo qualche mese prima” facendo un esplicito riferimento a quella notte.

    Come da manuale emerge l’ovvia confusione di A. e la difficoltà ad esternare – anche per via del peso che aveva la figura di don Mauro, suo padre spirituale – alternando la conseguente negazione dell’evento a tentativi di esternarlo.

    La stessa dottoressa sottolinea – anche se A. non aveva ancora dichiarato a lei personalmente – che “quella frequentazione e quell’evento in particolare era già conosciuto perlomeno dai suoi genitori”, cioè smentisce il fatto che A. non avesse detto o cercato di esternare a nessuno e in nessun modo gli abusi, dichiara che non ha riferito a lei personalmente “un chiaro episodio di abusi sessuali” dichiarazione tra le altre cose ovvia e corretta perché, qualora la dottoressa avesse appreso direttamente da A. degli abusi, in quanto pubblico ufficiale, avrebbe avuto l’obbligo di denunciare.

     

    Anche le deposizioni dei tre migliori amici di A. pur ammettendo che non vi è stata da parte sua una esplicita dichiarazione di abuso sessuale, non nascondono quanto era evidente, persino per degli adolescenti: ovvero il messaggio di A. riguardo a quella notte e la difficoltà ad ammetterlo esplicitamente era comprensibilmente legata allo stato di shock e alla vergogna di fare una simile ammissione.

       


    Va sottolineato che nell’immediatezza del fatto l’«abuso» che emerge da parte del prete è innanzitutto quello di aver fatto dormire il ragazzo nel suo letto. E poi – racconta don Galli – di averlo abbracciato per evitare che cadesse dal letto. A., a sua volta, racconta di essersi svegliato urlando e di essere stato abbracciato dal sacerdote. Le testimonianze di don Galli e del ragazzo nella sostanza dunque coincidono. A. per diversi anni non offre ulteriori chiarimenti sui fatti di quella notte e non racconta ad alcuno di aver subito un abuso sessuale.


    Qui rimando alle testimonianze dei tre amici e alla dichiarazione di Delpini già discussa prima, fatta alla p.g. e riferita al Natale 2011; “don Carlo Mantegazza mi disse al telefono che A. aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da don Mauro durante la notte”.

    Trovo davvero volutamente ignorante e offensivo sindacare sul fatto che A. (un 15enne in quel momento sotto shock) non avesse nell’immediatezza chiaramente espresso alla psichiatra i fatti o non li avesse confidati interamente agli amici e gridati ai quattro venti.

    Qui si parla già chiaramente di abuso sessuale, e non è limitato al fatto che A. avesse semplicemente dormito con don Mauro. Come conferma persino l’allora fidanzatina di A., il giorno successivo all’evento il sospetto era cosi reale che persino una 15enne, con tutta l’inesperienza di quell’età, comprendeva chiaramente che il suo fidanzato era stato molto probabilmente vittima di un abuso sessuale, la situazione era così chiara da aver mandato tutti in allarme e aver preteso nell’immediato che don Mauro fosse allontanato dalla parrocchia.

     

    È davvero scorretto giocare su questo punto: esisteva non solo un più che ragionevole dubbio, ma oltre alla deposizione di Delpini che Tornielli, chissà perché, non ha citato, anche in quella della fidanzatina di A. che Tornielli nuovamente, chissà perché, non cita, c’è chiaramente scritto che: la sera successiva al fatto “i genitori di A. avevano chiamato al telefono mia madre alla quale avevano raccontato l’abuso fatto da don Galli su A.”.

    La conferma che A. avessero dormito nello stesso letto avvalorava la tesi e, non che l’aver dormito insieme fosse l’oggetto dell’abuso e del conseguente shock.


    Che cosa avviene subito dopo? Quali decisioni vengono assunte nei confronti del giovane prete? Appena vengono a conoscenza dell’accaduto, così come è stato presentato loro dai protagonisti (ricordiamo che nessuno parla di atti sessuali o di tentato abuso sessuale), i superiori di don Galli affidano il giovane sacerdote a uno psicologo perché inizi un percorso che lo aiuti a comprendere la grave imprudenza compiuta dormendo nello stesso letto con un ragazzo il quale – a detta del sacerdote – appariva bisognoso di conforto e protezione. Don Mauro viene quindi trasferito da Rozzano a Legnano con provvedimento dell’1 marzo 2012 firmato ufficialmente dall’allora vicario generale della diocesi di Milano, monsignor Carlo Redaelli, anche se l’allontanamento effettivo era avvenuto ben prima.


    Devo dire che sono davvero perplesso, riassumiamo fino a qui l’esposizione di Tornielli:

    nessuno avrebbe per il momento denunciato un abuso sessuale;

    nessuno avrebbe alcun sospetto di abuso sessuale;

    l’unico “abuso” che emergerebbe consisterebbe unicamente nel fatto che il minore ha dormito con il prete;

    il prete lo avrebbe soltanto abbracciato solo per evitare che cadesse dal letto…

    ma allora perché don Mauro viene affidato ad uno psicologo? Perché ha dormito nel letto con un 15enne quando, peraltro, aveva almeno altri tre letti disponibili tra la stanza degli ospiti e il divano letto in sala?

    Ma se dormire nel letto con un prete è un abuso, siccome in parrocchia si sapeva che quella notte A. avrebbe dormito da don Mauro, perché nessuno glielo ha impedito ?

     

    Siamo seri, ma quanti preti in gita o in campeggio dormono con adolescenti? Non mi risulta che, tornati dal campeggio, finiscano sulla poltrona di uno psicologo. Se i fatti stanno come dice Tornielli, qui dallo psicologo ci deve andare chi ha mandato don Mauro, non lui.

    Ma nulla, nel passaggio successivo, siccome non era successo nulla e non vi erano motivi neppure per avviare un indagine previa, oltre ad andare dallo psicologo don Galli viene affidato alla sorveglianza di due preti più anziani ? ? ?


    Il vicario di zona, monsignor Mario Delpini (in quel momento non ancora vicario generale della diocesi di Milano), affida don Galli alla cura e alla sorveglianza di due preti più anziani chiedendo loro di accompagnarlo e di vigilare su di lui. Rimane coinvolto nella pastorale giovanile. In quel momento non c’è alcun sospetto di abuso sessuale: il giovane sacerdote ha commesso una grave imprudenza, va seguito, sorvegliato e soprattutto deve prendere coscienza dell’errore che ha compiuto. L’accompagnamento psicologico deve servire per fare emergere le sue fragilità. La prima decisione della Curia ambrosiana non risponde alle procedure codificate da attuare nel caso di un sospetto abuso, semplicemente perché la vittima non ha denunciato abusi sessuali.

    Nel luglio 2012 Delpini viene scelto dal cardinale Angelo Scola come suo vicario generale. Nel settembre 2012 avviene un incontro tra la famiglia di A. e monsignor Delpini.   Il colloquio viene segretamente registrato dai genitori del ragazzo e la trascrizione è agli atti del processo. Proprio su questa trascrizione si fonda il tentativo di addossare responsabilità all’attuale arcivescovo di Milano. Di fronte ai familiari del ragazzo – persone molto religiose e molto attive nella vita della loro parrocchia – i quali si rammaricano per il fatto che don Galli sia stato trasferito di parrocchia, ma non allontanato dalla pastorale giovanile, il vicario generale spiega come ha agito.

    Afferma Delpini, nel dialogo con i genitori di A.: «Il tentativo che è stato fatto, è stato quello di metterlo (don Galli, ndr) nelle condizioni di essere vigilato e di essere seguito, quindi vuol dire affidamento ad un certo parroco, le informazioni su quello che è successo e quindi su quello che il parroco deve vigilare, insomma, per quanto è possibile. Il fatto che viva in un posto, e presti il ministero in un altro posto, il fatto che abbia questo accompagnamento psicologico evidentemente io penso che gli psicologi che l’hanno seguito sono professionisti, che possono aver dato delle risposte, posso anche risentire evidentemente il mio dovere, non è soltanto di accontentare voi, ma è di garantirmi… che non fosse nelle condizioni di replicare una leggerezza, un abuso, o una forma di comportamento certamente da condannare».


    Un modo originale quello di mettere un prete, che pur sostenendo non abbia commesso alcunché, malgrado nessuno avesse sospetti minimi, sia finito tuttavia dallo psicologo e sia sorvegliato da due colleghi sacerdoti per oscuri motivi non comprensibili a noi comuni mortali, finisca ancora in mezzo a dei ragazzi per far sì che Depini abbia la garanzia “che non fosse nelle condizioni di replicare una leggerezza, un abuso, o una forma di comportamento certamente da condannare”, il buonsenso a me farebbe fare il contrario e a voi ?


    Qui Delpini usa la parola «abuso», ma è evidente che si riferisce al fatto dell’aver invitato a dormire sullo stesso letto il ragazzo e di averlo abbracciato. L’abuso di cui parla il vescovo non equivale ad «abuso sessuale» semplicemente perché fino a quel momento né la vittima né altri hanno raccontato ai superiori di don Galli di presunti tentativi di violenza sessuale.

    Delpini continua ribadendo ai genitori che l’atteggiamento di don Galli è «certamente da condannare, cioè non è che io non sto dicendo che non ha fatto niente o che ha fatto poco, sto dicendo che è una cosa sciocca e stupida, e dolorosa oltretutto, anche per la vittima». Ancora una volta, il quadro dei fatti ai quali fa riferimento il vescovo è quello dei primi racconti, delle prime testimonianze peraltro concordanti nei fatti, della vittima e del giovane prete. Dalla registrazione si evince bene che anche il padre di A. ammette che non ci sia stata violenza sessuale, parlando soltanto di «vari abbracci». Ma senza mai far riferimento a tentativi di stupro, a tentata violenza sessuale.


    Doveroso !!! CHE COSA SIGNIFICA ABUSO SESSUALE SU MINORE?

    La definizione legale di molestia su minore considera abuso ogni atto di una persona (adulto o altro minore) che con la forza, la coercizione o le minacce costringa un minore ad avere qualsiasi forma di contatto sessuale o di attività sessuale. L’abuso sessuale include rapporti sessuali e/o  comportamenti che prevedono toccamenti sessuali del minore, molestie senza toccamento e utilizzo del minore a scopo sessuale. A volte può non esserci nessun contatto fisico e l’abuso può avvenire online, tramite chat e/o webcam.


    «Non abbiamo detto a don Mauro “guarda che hai fatto una stupidata adesso ricominciamo da capo”– continua ancora Delpini – gli abbiamo detto: “hai fatto una stupidata che rivela qualcosa che non va” perché nessuno vuol dire, non è grave, però qualcosa che non va c’è nel personaggio…». Dopo l’approfondito colloquio con i familiari di A., Delpini aggiunge (un’altra citazione dalla trascrizione della registrazione effettuata): «Possiamo anche dire che ci sono delle cose da rettificare, perché evidentemente la decisione è stata presa con gli elementi che avevo al mese di gennaio, di quando è stato mandato via, e quindi… e anche con le garanzie che avevo dello psicologo e del padre spirituale: insomma di tutto quello che la Chiesa può mettere in atto. Per dire, non è che adesso uno, va be’, ha fatto una stupidata, lo cambiamo e le continua a fare… questo evidentemente… io sono allarmato di tutto quello che può succedere, perché non è che vivo sulla luna».

    Delpini, dopo aver ricostruito bene il caso con i familiari di A., ammette che «i dati sono un po’ diversi da quelli che avevo quando ho deciso lo spostamento… adesso dobbiamo riprendere la questione e avere altre garanzie». E il mese successivo, il 31 ottobre 2012, don Mauro viene destinato alla Cappellania ospedaliera di S. Maria Annunciata in Niguarda, dunque lontano dal contatto con i minori. Passa qualche altro mese, e il 10 luglio 2013 viene inviato a Roma, ospite di istituto religioso abitato solo da persone adulte. Da allora non ha più ricoperto incarichi ecclesiali. Mentre nessuno ha ancora denunciato don Galli per presunti abusi e neanche segnalato presunti abusi all’autorità ecclesiastica, il sacerdote viene allontanato dal contatto con i minori e mandato a centinaia di chilometri di distanza da Milano.


    Ma come? All’inizio di questo paragrafo Tornielli afferma che finalmente Delpini “dopo aver ricostruito bene il caso con i familiari di A., ammette che «i dati sono un po’ diversi da quelli che avevo quando ho deciso lo spostamento… adesso dobbiamo riprendere la questione e avere altre garanzie»” e poco più avanti ribadisce che “nessuno ha ancora denunciato don Galli per presunti abusi e neanche segnalato presunti abusi all’autorità ecclesiastica”.

    Ma povero don Galli: perché allora lo hanno prima mandato dallo psicologo, poi affidato a due sacerdoti per essere sorvegliato, adesso lo mandano a Roma, così, ancora una volta senza motivo?

    Stando alla ricostruzione di Tornielli, don Galli è indubbiamente vittima di mobbing da parte dei superiori !!!


    La situazione cambia radicalmente l’anno successivo, a metà del 2014, quando A. racconta una nuova versione, penalmente rilevante, descrivendo nel dettaglio quanto ricorda essere accaduto nel dicembre di tre anni prima. Dirà infatti che nel letto a due piazze, quella notte, don Galli ha tentato di abusare di lui , cercando di penetrarlo. Nel luglio di quattro anni fa i legali della famiglia di A. presentano una formale denuncia contro il sacerdote. Il 21gennaio 2015, dopo i primi accertamenti in loco, viene aperta l’indagine previa con la conseguente trasmissione dei risultati alla Congregazione per la dottrina della fede presso la Santa Sede. Il dicastero vaticano, esaminate le carte, affida la questione al Tribunale ecclesiastico lombardo (organismo regionale indipendente dalla diocesi di Milano) per l’apertura della formale causa canonica penale. Il 18 maggio 2015 a don Galli viene notificato il provvedimento di sospensione in modo cautelativo dall’esercizio del ministero sacerdotale.

    «Queste decisioni – affermava in un comunicato del dicembre 2017 la diocesi ambrosiana – mai hanno avuto l’intento di “coprire” il caso…  Testimoniano invece con evidenza l’intento di operare con scrupolo e coscienza, nel rispetto di tutte le parti, nell’ossequio delle prescrizioni canoniche e delle leggi italiane, decidendo ogni volta con gli elementi e le informazioni disponibili in quel momento». «Non a caso – continua la nota della Curia milanese – la decisione di trasferire don Mauro da Rozzano, fu presa soprattutto in accoglimento delle sollecitazioni della famiglia del ragazzo nel 2013, quando questi non avevano ancora denunciato alcunché». È infatti emerso dalle testimonianze preliminari, confermate anche da quelle rese fino ad oggi durante il dibattimento, che la famiglia di A. ha appreso i fatti con maggiore contezza soltanto nel 2014 quando don Galli era già stato trasferito a Roma da un anno.

    Proprio sul modo con cui viene usato dai protagonisti della vicenda il termine «abuso» e sulla mancata chiarezza tra ciò che era conosciuto nell’immediatezza del fatto e ciò che emergerà solo nel 2014, si gioca la partita mediatica di chi cerca di sfruttare questa vicenda per caricare sulle spalle di Delpini e più in generale dei responsabili della Curia di Milano la responsabilità di non aver agito adeguatamente. Le decisioni che vennero prese subito dopo il fatto si possono ovviamente discutere, specialmente col senno di poi, ma non è corretto leggerle alla luce della denuncia formale del 2014 quando venne attestato per la prima volta che il ragazzo ricordava di aver subito un tentativo di violenza sessuale.


    Tra coloro quindi che secondo Tornielli cercherebbero “di sfruttare questa vicenda per caricare sulle spalle di Delpini e, più in generale, dei responsabili della Curia di Milano, la responsabilità di non aver agito adeguatamente” c’è anche un nome illustre, quello del cardinale Scola che, in una lettera ai familiari…

    I responsabili della diocesi ambrosiana non sono parte del processo penale. Mentre la famiglia ha rinunciato a costituirsi parte civile avendo concordato con don Galli un risarcimento. Né la parrocchia di Rozzano né la diocesi di Milano hanno avuto alcun ruolo nella transazione e dunque non hanno contribuito a pagare alcun risarcimento: si è trattato infatti di un accordo avvenuto tra la vittima e il sacerdote. Il processo stabilirà le responsabilità del giovane prete in questa triste vicenda. Il tentativo strumentale di «processare» mediaticamente l’arcivescovo ambrosiano, alla prova dei fatti, appare in tutta la sua inconsistenza.


    Personalmente, da vittima e anche da presidente di un’associazione di vittime, mi sento offeso da questo articolo e dalla disonestà intellettuale con la quale è stato scritto.

    Un articolo che il vaticanista Andrea Tornielli scrive omettendo i documenti di base come la deposizione del diretto interessato, monsignor Mario Delpini – che già da sola invalida sin dalla prima riga dell’articolo l’intero contenuto – basandosi invece su testimonianze di persone che pur avendo compreso l’accaduto non avevano avuto testimonianza diretta.  Calca la mano sulla fragilità del minore che come avete letto dalle testimonianze, soprattutto quelle che Tornielli ha omesso, dà chiari ed espliciti segnali sin da subito, tant’è che persino i tre adolescenti che lo stesso Tornielli cita – omettendone però la deposizione – dichiarano di aver capito fin da subito, anche senza la conferma della presunta vittima, quanto fosse accaduto.

    Quello che è imperdonabile è che senza alcun rispetto Tornielli fa leva su un ragazzino 15enne, presunta vittima di stupro, per non essere riuscito immediatamente ad esternare ancora più chiaramente di quanto avesse fatto i dettagli di quella notte. Al tempo stesso, a fronte della dichiarazione dello stesso mons. Delpini che ammette che SUBITO gli fu comunicato l’abuso sessuale, nessuna critica sul fatto che per tre anni non sia intervenuto e non abbia avviato alcuna procedura canonica, se non solo dopo la denuncia della presunta vittima all’autorità civile.

    Francesco Zanardi Presidente Rete L’ABUSO

  • Caso don Mauro Galli: emergono nuovi particolari inquietanti, UN ALTRO MINORE fu costretto a dormire nel letto matrimoniale del prete.

    Caso don Mauro Galli: emergono nuovi particolari inquietanti, UN ALTRO MINORE fu costretto a dormire nel letto matrimoniale del prete.

    Grazie alla testimonianza coraggiosa della presunta vittima di don Mauro Galli di Rozzano, a processo in questi giorni per l’ipotesi di reato di abuso sessuale aggravato, sono emersi nuovi importanti particolari inquietanti su cui ora, presumibilmente, la Magistratura vorrà fare luce.

    La presunta vittima di don Galli, oggetto del procedimento penale in corso, racconta per la prima volta, pubblicamente, la sua drammatica esperienza nella puntata di Quarto Grado andata in onda la scorsa domenica 18 marzo 2018 descrive come è stata indotta, con l’inganno, a dormire nel letto matrimoniale del prete, estorcendo persino il consenso dei genitori lasciando intendere che si trattasse del proseguimento di una attività di preghiera di tutto il gruppo di ragazzini che avrebbe quindi dormito in oratorio dopo le confessioni serali.

    A seguito della testimonianza, alla Redazione di Quarto Grado sono giunti molti messaggi di solidarietà, ma anche alcune segnalazioni di persone che hanno trovato il coraggio di esporsi, raccontando a loro volta i loro drammi. Tra queste segnalazioni ve ne é una in particolare che ha lasciato i giornalisti di stucco.

    Un giovane di 26 anni scrive che dieci anni prima, quando aveva appena 16 anni durante una gita con l’oratorio, E’ STATO COSTRETTO A DORMIRE IN UN LETTO MATRIMONIALE CON DON MAURO GALLI.

    Il ragazzo, originario di Cislago (VA) a nord di Milano, racconta il fatto che è avvenuto nel 2008 quando don Mauro era ancora in seminario, tre anni prima di diventare sacerdote ed essere destinato a Rozzano dove, stando alle prove certe già acquisite nel processo, ha ripetuto il medesimo rituale a Rozzano.

    Questo gravissimo episodio ripercorre le medesime modalità del processo in corso, durante il quale l’attuale Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha confessato alla polizia di aver appreso personalmente già nel 2011. In quella occasione il parroco, don Carlo Mantegazza, gli aveva telefonato due giorni dopo il fatto raccontandogli della segnalazione del ragazzo che aveva riferito del presunto ABUSO SESSUALE, e quando lui stesso recatosi a Rozzano prima del Natale 2011, aveva raccolto la confessione del don Galli stesso che ammetteva di aver portato nel proprio letto matrimoniale il minore.

    C’è quindi da domandarsi se prima che don Mauro Galli fosse ordinato sacerdote, qualche avvisaglia ci fosse già stata in seminario: se insegnanti, educatori, formatori come per esempio mons. Pierantonio Tremolada avessero avuto qualche segnalazione…

    Probabilmente questo episodio, aprirà un nuovo filone di indagine e forse ci sarebbe poco da stupirsi se venissero a galla nuove responsabilità nella gestione dell’intera vicenda, stante la decisione del Vescovo Delpini che ammette alla polizia di aver deciso lui personalmente la nuova destinazione di don Mauro da Rozzano a Legnano, nonostante sapesse perfettamente la questione del letto, consapevole del medesimo incarico ancora una volta a contatto con i minori, ancora una volta responsabile di ben quattro oratori che notoriamente svolgono diverse attività tra cui le gite estive con relativi pernottamenti.

    Grazie anche a questa nuova testimonianza da Cislago, attendiamo gli sviluppi della Magistratura, auspicando anche una presa di posizione netta e ufficiale da parte della Santa Sede nel merito, mentre viceversa, allo stato attuale, continua a latitare.

  • Scusa di cosa? In Cile chiede le prove alle vittime: E QUANDO IL PAPA LE PROVE LE AVEVA?

    Scusa di cosa? In Cile chiede le prove alle vittime: E QUANDO IL PAPA LE PROVE LE AVEVA?

    di Francesco Zanardi

    In questi giorni, in occasione della visita del Papa in Cile, si sono scatenate polemiche rispetto alla gestione, da parte della Santa Sede, della gravissima piaga della pedofilia. Moltissimi giornali hanno riportato le notizie delle scuse del Papa e della vergogna che lui proverebbe per i sacerdoti pedofili. Ma viene anche riportata la notizia che il Papa avrebbe detto “Il giorno che qualcuno mi porterà una prova contro il vescovo Barros allora parlerò. Ma finora non c’è nemmeno l’ombra di una prova. È tutta calunnia. È chiaro?”.

    Quindi, da una parte la richiesta di scuse e dall’altra il fatto di non credere alle vittime, da una parte l’incontro con due vittime non identificate e dall’altra l’esclusione da tale incontro delle vittime che lo avevano espressamente richiesto.

    Dunque il Papa dichiara che senza prove il Vescovo Barros rimane al suo posto, mentre una delle vittime riporta : «Il Papa chiede prove, ma cosa avrei dovuto fare mentre venivo abusato e Barros era lì, fare una foto col telefonino?». 

    Un brutta storia, che esaspera ulteriormente il clima già notevolmente teso.

    Ci si potrebbe altresì domandare: “Quali prove avrebbe il Papa per dire che si tratta di calunnia?”

    Anche il Card. O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (che ha terminato il suo primo mandato il 17 dicembre 2017 e non risulta essere ancora stata rinominata da Bergoglio), prende le distanze dalle affermazioni del Papa attraverso un comunicato ufficiale: “E’ comprensibile che le dichiarazioni di Papa Francesco rilasciate giovedì a Santiago del Cile siano fonte di grande dolore per i sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero o di qualunque altra persona. Le parole del Papa trasmettono il messaggio che se non puoi provare le tue affermazioni, allora non sarai creduto” e in sostanza danno l’idea di un “abbandono di coloro che hanno subito violenze riprovevoli della loro dignità umana”, “relegando i sopravvissuti nel discredito”.

    Bergoglio dichiara di non aver avuto le “prove”, che ora chiama “evidenze”, ma senza cambiare il senso del suo discorso.

    E quando invece le prove le aveva?

    Ricordiamo il caso di Don Gianni Trotta: prete ridotto allo stato laicale per abusi sessuali. Il arcivescovo Luis Ladaria Ferrer ordinò, nero su bianco, che la condanna canonica passasse sotto silenzio “per non dare scandalo ai fedeli”. Don Gianni Trotta, grazie all’acquiescenza del Vaticano e dei vertici della curia locale, ha così potuto continuare indisturbato a violentare minorenni: dopo essere stato costretto a lasciare la tonaca è infatti diventato allenatore di una squadra di calcio giovanile, e in due anni ha molestato indisturbato una decina di bambini vicino Foggia.

    Quindi: il card. Luis Ladaria Ferrer sapeva e ordinò il silenzio.

    Che provvedimenti prese Papa Francesco con lui?

    A Luglio 2017 lo nominò Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede (al posto del Card. Muller), ovvero dell’organo che, tra l’altro, ha la competenza di giudicare i preti pedofili: una bella promozione.

    Il Papa qui aveva le “prove”.

    Ricordiamo il caso di Don Mauro Galli: il processo penale è in corso, accusato di abusi sessuali nei confronti di un minore. Il parroco della chiesa in cui sarebbero avvenuti gli abusi ha avvisato da subito (dicembre 2011) i suoi superiori: Mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada. Nessuno dei due ha avviato alcuna indagine canonica e tantomeno una denuncia alle autorità, ma il prete è stato spostato in un’altra parrocchia con l’incarico della pastorale giovanile (ancora con i minori). All’epoca era ordinario del luogo il Card. Angelo Scola che non ha contrastato la decisione del trasferimento ancora con i minori assunta del suo vicario Mons. Delpini, nemmeno in via cautelare in attesa dell’accertamento dei fatti.

    Solo in seguito alla denuncia/querela da parte della vittima (luglio 2014) è stata avviata l’Indagine Canonica (gennaio 2015) e sospeso cautelativamente il sacerdote (primavera 2015).

    Il Card. Scola ha ricevuto i familiari della presunta vittima, su loro insistenza, solo nel marzo 2015: grande tempismo per accertare i fatti o almeno per “sentire anche l’altra campana”.

    Dunque: Mons. Delpini ha dichiarato alla Polizia, sotto giuramento, di essere venuto a conoscenza del presunto abuso sessuale da subito (dicembre 2011) e di aver comunque predisposto il trasferimento del don Galli ancora con i minori. In questo caso specifico, oltre alle intercettazioni telefoniche, le registrazioni acquisite agli atti processuali (e anche in possesso della CdF), oltre alle testimonianze dei suoi collaboratori, c’è dunque la prova del suo tentativo di insabbiamento per sua stessa ammissione di responsabilità e depositata agli atti del processo penale a carico di Don Mauro Galli.

    Anche il Vaticano era a conoscenza del caso: nel marzo 2016 ha inviato una lettera ai familiari della presunta vittima, attraverso la Nunziatura Apostolica, in risposta alle numerose lettere inviate dai familiari anche alla Congregazione della Dottrina della Fede.

    Che provvedimenti ha preso Papa Francesco?

    Mons. Mario Delpini: nel luglio 2017 è stato PROMOSSO Arcivescovo di Milano

    Mons. Pierantonio Tremolada: nel luglio 2017 è stato PROMOSSO Vescovo di Brescia

    Ricordiamo il caso di Don Paolo Turturro: la Cassazione ha confermato la condanna: 3 anni in carcere per abusi su minore. La richiesta di affidamento ai servizi sociali non è stata accolta, e ha dunque scontato la pena in carcere. Prima dell’arresto era stato solo allontanato da Palermo, nessun provvedimento ecclesiastico durante il processo che è durato 13 anni.

    Che provvedimenti ha preso Papa Francesco? Nonostante la condanna penale, non è mai stato ridotto allo stato laicale continua a celebrare Messa.

    Ricordiamo il caso di Don Lucio Gatti: ha patteggiato in sede penale due anni di reclusione, per abusi sugli ospiti della Comunità che dirigeva. Il Processo Canonico, concluso nel 2012, ha ufficializzato la sospensione dal sacerdozio per 5 anni ma non riduzione allo stato laicale. Nel frattempo sono arrivare altre due querele: una in aprile 2016  e un’altra nel 2017 su minori che all’epoca avevano 12 e 13 anni e le indagini sono ancora in corso.

    Il Vescovo Gualtiero Bassetti non ha, per ora, preso alcun provvedimento nemmeno cautelativo, avrà avviato un nuovo Processo Canonico?

    Anche la Santa Sede non si è espressa nei confronti del Vescovo Gualtiero  Bassetti, e Don Lucio Gatti sarebbe in una comunità al Nord per un percorso spirituale “riabilitativo”.

    Ricordiamo il caso di Padre Carlos Buela: sacerdote argentino condannato dal Vaticano (attraverso un decreto del cardinale Gardin, della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata) per abusi da lui compiuti nei confronti di una ventina di seminaristi, e trasferito a Genova, sotto la giurisdizione del Card. Bagnasco, senza subire il processo in Argentina. Nonostante la condanna di Papa Francesco, i provvedimenti non sono sufficienti e vengono prontamente disattesi.

    Che provvedimenti ha preso Papa Francesco nei confronti del Cardinale Angelo Bagnasco, per non aver gestito nemmeno l’applicazione della “condanna”?

    NESSUN provvedimento.

    Inoltre il card. Bagnasco, in quanto Presidente della Cei, nel 2014 ha ribadito che i VESCOVI NON HANNO OBBLIGO DI DENUNCIA nei confronti dei sacerdoti che commettono abusi sessuali nei confronti dei minori, secondo le Linee Guida emanate dalla Conferenza Episcopale stessa.

    Tutto questo è in linea con del dichiarazioni della “tolleranza zero” del Pontefice?

    Ricordiamo infine il caso dell’Istituto Provolo: qui i sacerdoti coinvolti sono numerosi, nel 2015 in un incontro con le vittime, venne consegnata direttamente nelle mani di papa Francesco una missiva contenente i nomi di 14 sacerdoti accusati di abusi, tra qui quello di don Nicola Corradi. In questo caso fu proprio papa Francesco a non intervenire.

    Il sacerdote è stato arrestato nel novembre del 2016.

    Zanardi

  • RIPUDIO DELLA VIOLENZA ISTITUZIONALE DELLA CHIESA CATTOLICA

    RIPUDIO DELLA VIOLENZA ISTITUZIONALE DELLA CHIESA CATTOLICA

    La Rete dei Sopravvissuti agli abusi sessuali ecclesiastici dell’Argentina e la Rete L’Abuso, Associazione italiana vittime di preti pedofili (Savona, Italia), davanti alle pubblicazioni apparse sulla stampa nazionale e internazionale che danno conto – dalle dichiarazioni del portavoce del Vaticano, Greg Burke – che Papa Francesco ha avuto un incontro “di natura strettamente privata” con vittime cilene di abusi sessuali e che “non c’era nessun altro presente: solo il Papa e le vittime “, dichiarano:

    RIPUDIAMO questo atto e AVVERTIAMO l’opinione pubblica  che lo stesso riflette il sinistro, violento e storico comportamento della Chiesa cattolica in materia di abusi sessuali del clero.

    Abbracciamo ognuna delle vittime dell’abuso sessuale ecclesiastico nel loro dolore personale e nella ricerca umana di risposte.

    CONFERMIAMO il nostro sospetto che il Vaticano abbia una banca dati completa e aggiornata di dati delle sue vittime.

    DENUNCIAMO la selezione premeditata di persone vulnerabili, il comportamento segreto e oscuro del pontefice, il rifiuto di ricevere richieste concrete da parte delle persone colpite e la conseguente manipolazione effettuata massimo gerarca cattolico.

    Tutto questo rivela l’ostinazione nel suo procedere sinistro, in contrasto con la trasparenza che pretende di mettere in mostra.

    SOSTENIAMO che papa Francesco ha violato il diritto di tutte le vittime di essere ugualmente convocate, poiché devono decidere se esercitare o no il diritto di partecipare ad un incontro e non essere selezionate come pecore dal potere religioso.

    In breve, questo incontro segreto rappresenta un nuovo atto di ABUSO di POTERE e VIOLAZIONE dei DIRITTI UMANI MASCHERATO DA TOLLERANZA E PENTIMENTO.

    Comunicato congiunto, nota stampa ufficiale REPUDIO

    Il Presidente della Rete L’ABUSO

    Francesco Zanardi

    PAPA IN CILE; L’avvocato della Rete L’ABUSO Carlos Lombardi deposita formale protesta al Consolato