Tag: legge

  • Carlos Buela fu condannato nel 2009, tre anni dopo la morte nel 2023, arriva la finta condanna della chiesa

    Carlos Buela fu condannato nel 2009, tre anni dopo la morte nel 2023, arriva la finta condanna della chiesa

    Carlos Buela fu rintracciato a Genova nel 2017 a seguito di diverse denunce arrivate alla Rete L’ABUSO da alcuni seminaristi argentini, rimasti sue vittime.

    Come documentammo già all’epoca, era nascosto in una chiesa del quartiere Dinegro, dove dopo essere stato allontanato dall’Argentina e nascosto prima in Spagna e poi in Francia, fu accolto nella diocesi dell’allora presidente della CEI Angelo Bagnasco. (altro…)

  • Il Vaticano cerca di proteggersi dal rafforzamento UE sulle norme penali italiane in materia di abusi sessuali

    Il Vaticano cerca di proteggersi dal rafforzamento UE sulle norme penali italiane in materia di abusi sessuali

    In Europa si sta replicando quanto è già accaduto a partire dal 2000 negli Stati Uniti, dove abbiamo visto fallire a decine intere diocesi costrette dai tribunali a risarcire le vittime sopravvissute agli abusi sessuali del clero.

    Se pure al momento in Europa (Italia a parte) i danni economici sono meno gravi di quelli che la Chiesa ha subito negli Stati Uniti, al momento la Francia, la Spagna, il Portogallo, la Svizzera, il Belgio, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Germania, l’Irlanda hanno iniziato ad avviare risarcimenti economici alle vittime.

    L’Italia detiene il 43% dei sacerdoti di tutta Europa, il 12,7% nel mondo (dato dell’Osservatorio permanente a cura di Mark Vincent Healy) e il danno economico nella sola Italia è consistente quasi quanto quello che la Chiesa ha subito in Europa. Se pure le cifre dei risarcimenti dati in Europa siano irrisorie confronto a quelle costrette dai tribunali in USA, parliamo di una media di 60.000€ a vittima, Italia esclusa una bella cifra in totale.

    Per fare un esempio, l’Italia che oggi conta di fatto un totale di casi censiti dall’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO (28 giugno 2026) pari a 1.178 casi (ovvero il 3,80% escluso l’indotto laico) con un numero di vittime censito pari a 4.761 vittime sopravvissute. In soldoni varrebbe a dire risarcimenti per un totale solo in Italia pari a 285.660.000 di euro. Una cifra di certo non indifferente, calcolando che il dato del nostro osservatorio è in grave difetto rispetto a quello che produrrebbe una commissione governativa indipendente. Oggi l’Italia è un’autentica bomba pronta ad esplodere dentro la Chiesa.

    Di pochi giorni fa la notizia già anticipata dall’UE dopo la petizione n. 0354/2023 che la Rete L’ABUSO ha depositato il 13 dicembre del 2023, che la Presidenza del Consiglio e i rappresentanti del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sull’aggiornamento delle norme penali in materia di abusi sessuali e sfruttamento sessuale dei minori.

    Le norme riviste copriranno un maggior numero di reati, prevederanno pene più severe e garantiranno un’azione penale più efficace, anche attraverso l’allungamento dei termini di prescrizione.

    Un “Grosso guaio in Vaticano”, il quale da un po’ di tempo tuttavia ha già messo le mani avanti, cosciente che le connivenze col governo italiano non avrebbero potuto fare più di tanto di fronte alla direttiva UE, quindi l’unica soluzione è quella di intervenire dentro le istituzioni dello Stato, per ritardare e penalizzare più possibile la ratifica della norma UE.

    Esattamente come accadde alla ratifica della Carta di Lanzarote che, grazie alle “distrazioni” del legislatore, in Italia è praticamente inutile. In quel caso riuscirono, a differenza del resto d’Europa, a sollevare dall’esibizione del cosiddetto certificato anti pedofilia l’intera categoria del volontariato, a cui guarda caso la Chiesa appartiene.

    Ma questo non è il solo handicap: il certificato anti pedofilia per funzionare necessita che l’obbligo di denuncia sia applicato a tutti i cittadini. Cosa che invece in Italia è limitato solo ai pubblici ufficiali, penalizzando così questa norma che in realtà sarebbe molto efficace in quanto vieta a chi già pregiudicato per reati sessuali di poter tornare a lavorare con i minori.

    La storpiatura concessa invece dal legislatore non solo permette che i sacerdoti pregiudicati per reati sessuali, scontata la condanna, tornino a contatto con i minori, ma fa sì che in Italia, non solo la Chiesa ma l’intera categoria del volontariato diventi rifugio sicuro per i pedofili.

    Un grosso rischio in Italia in quanto la nuova norma che UE si appresta a inserire, si muove ed ha efficacia qualora le precedenti norme siano state correttamente ratificate. Nel caso italiano è disastrosa, vediamo perché.

    I punti che l’Italia si appresta a valutare sono i seguenti.

    1. “Un canale sicuro e indipendente attraverso il quale i bambini, compresi quelli con disabilità, possano denunciare gli abusi subiti proprio all’interno delle istituzioni deputate a proteggerli.”

    In assenza di un obbligo generalizzato di denuncia per tutti i cittadini, e quindi della possibilità che siano gli adulti a segnalare gli abusi subiti dai minori, questo obiettivo incontra un ostacolo insormontabile. Un bambino, infatti, spesso non è nelle condizioni di comprendere pienamente l’abuso subito, né tantomeno di denunciarlo autonomamente.

    Il fatto che oggi il Governo italiano continui a consentire alla Chiesa di gestire internamente i casi di abuso che si verificano al proprio interno equivale, in sostanza, ad affidare il controllo al soggetto stesso che dovrebbe essere sottoposto a verifica: è come mettere Dracula all’Avis.

    1. “Standard nazionali di supervisione, affinché una persona o un luogo già condannati non possano continuare ad accogliere bambini.”

    Anche questo obiettivo risulta compromesso dalla mancanza di un obbligo di denuncia. Se i reati non vengono denunciati, il responsabile difficilmente sarà processato e condannato; di conseguenza, non entrerà nei registri previsti dalla normativa a tutela dei minori. Ne deriva che il sistema di controllo risulta, nella maggior parte dei casi, inapplicabile.

    1. “Un meccanismo nazionale per riconoscere e risarcire le vittime del passato, indipendentemente dai limiti temporali previsti dalla legge, come hanno già fatto Svizzera, Spagna e Francia.”

    Vale la medesima considerazione. Senza una denuncia, un procedimento giudiziario e una sentenza definitiva di condanna, sarà estremamente difficile per una vittima vedere riconosciuto e dimostrare il proprio status di sopravvissuto agli abusi, con tutte le conseguenze che ciò comporta sul piano del riconoscimento e dell’eventuale riparazione.

    1. “Un’inchiesta nazionale per dare finalmente al Paese la verità che ancora manca: quanti bambini vengono abusati all’interno delle sue istituzioni.”

    Questo è, probabilmente, il punto più preoccupante, perché rischia di vanificare quanto già realizzato in molti Paesi europei attraverso commissioni d’inchiesta realmente indipendenti.

    Un’inchiesta nazionale affidata a uno Stato che, fino ad oggi, ha mostrato una sostanziale connivenza con il clero difficilmente potrebbe essere considerata indipendente. Al contrario, rischierebbe di cancellare, con un solo atto, il passato e le responsabilità non soltanto della Chiesa, ma anche dello Stato italiano.

    L’Italia è infatti l’unico Paese europeo che, nonostante i ripetuti richiami degli organismi sovranazionali per la violazione di convenzioni internazionali, come la Convenzione di Lanzarote e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, continua a non adottare interventi adeguati. Già nel 2019 le Nazioni Unite avevano evidenziato le gravi carenze del sistema italiano; nel marzo scorso l’ONU è tornata a richiamare il Governo italiano, chiedendo nuovamente conto del mancato rispetto degli obblighi assunti in materia di tutela dei minori.

    Nel 2019 l’ONU, a seguito di una istanza della Rete L’ABUSO, non a caso chiedeva all’Italia di:

    (21) Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Ad oggi nulla di quanto raccomandava l’ONU già nel 2019 è stato attuato dal Governo italiano.

    La Rete L’ABUSO ha scoperto quanto sta attualmente accadendo proprio all’interno del governo, grazie a personaggi facoltosi che tuttavia millantano crediti che non hanno e che verosimilmente si stanno muovendo nelle retrovie vaticane che li ha “assunti”.

  • Le bufale tanto al chilo di Giorgia Meloni

    Le bufale tanto al chilo di Giorgia Meloni

    La Rete L’ABUSO non si è mai occupata di politica, tuttavia, quando si parla di abusi, la competenza in materia non ci manca: possiamo affermare che la dichiarazione di Giorgia Meloni è falsa.

    Premesso che in Italia sono ben pochi i pedofili e gli stupratori che sono nelle carceri e quindi ci chiediamo per prima cosa a chi o a cosa la premier si riferisca, vogliamo, tanto per non abbassarci a certi livelli di propaganda, spiegare, Giorgia a parte, il reale problema italiano e magari offrire qualche spunto su cosa andrebbe realmente cambiato.

    Va anche detto che la colpa non è certo dei magistrati che in questa campagna referendaria distorta vengono indicati come il “problema”, ma che non lo sono.

    Va sottolineato che in tutti i contesti d’accusa che vedono la magistratura “colpevole” del malfunzionamento della giustizia, autonomia a parte, i magistrati applicano le leggi che fa la politica. Politica che negli anni non solo ha letteralmente stuprato la Costituzione della Repubblica, ma ha riformato la giustizia e fatto leggi a dir poco indecenti, che purtroppo poi i magistrati sono costretti ad applicare.

    Restando nel tema della pedofilia e dello stupro, l’Italia, ovvero il Legislatore, dietro al Parlamento, hanno volutamente creato situazioni drammatiche, introducendo e ratificando con estrema tristezza persino Convenzioni internazionali come la Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa nel 2007 ed entrata in vigore nel 2010 (ratificata dall’Italia con la Legge 172/2012), che è il primo trattato internazionale che criminalizza tutte le forme di abuso e sfruttamento sessuale dei minori. Obbliga gli Stati a prevenire i reati, proteggere le vittime e perseguire i responsabili, coprendo anche adescamento (grooming) e pedopornografia. Tale Convenzione in tutta Europa è stata un formidabile strumento di prevenzione, lasciando solo in Italia vuoti che fanno davvero riflettere: persino un bambino capirebbe l’assurdità dell’applicazione italiana.

    Tra gli strumenti preventivi che la Convenzione ha introdotto c’è per esempio il famoso certificato anti-pedofilia, uno strumento che prevede che coloro che hanno avuto condanne per crimini sessuali nei confronti di minori non possano lavorare a contatto con minori.

    E fino a qui la cosa è talmente ovvia che non serve avere un dottorato in legge per comprenderla, ma è ben più complesso, nell’assurdità dell’applicazione italiana, comprendere il perché il legislatore abbia, solo nel nostro Paese, sollevato dall’esibizione di tale certificato tutto l’ambiente del volontariato, i lavoratori autonomi come baby sitter ecc.

    Anche un bambino capirebbe che una simile applicazione è praticamente inutile, in quanto non ferma il problema, ma fa sì che i pedofili, trovando le porte chiuse nei vari ambienti come scuole ecc. spostino banalmente il loro terreno di caccia nel volontariato, dove il certificato non è richiesto.

    E qui sì che sorgono i primi dubbi di fronte a questo inspiegabile vuoto e sorge il più che ragionevole dubbio che l’inspiegabile vuoto sia stato lasciato per favorire la chiesa, che guarda a caso rientra proprio nella categoria del volontariato.

    Il buonsenso fa anche capire che forse, allora, il fatto che il problema dei preti pedofili che in tutta Europa – tranne in Italia – è stato da anni affrontato facendo grandi passi avanti, con condanne e risarcimenti per le vittime, in Italia sia ancora impunito ed indiscusso.

    Di certo la colpa non si può attribuire ai magistrati che di fatto sono costretti ad applicare una legge tanto ignorante, fatta dalla politica. Legge che Giorgia Meloni potrebbe modificare, come più volte ha chiesto proprio all’Italia anche il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite.

    Sempre le Nazioni Unite chiedono all’Italia – che dal 2019 neppure risponde – di introdurre l’obbligo di denuncia per tutti i cittadini.

    Se qualcuno si chiede il perché, anche in questo caso la risposta è di una banalità estrema: se il certificato impedisce al pregiudicato per crimini sessuali a danno di minori di non tornare a contatto con loro, viene da sè che per poter essere pregiudicati, serva prima un accertamento dei fatti, poi tramite un processo si arriverà alla condanna.

    È evidente che se la denuncia di un sospetto viene omessa grazie a un vuoto legislativo ad hoc, salta l’intero sistema preventivo che il certificato dovrebbe garantire.

    Lo capisce pure un bambino, ma non lo capisce la Premier Meloni, o forse non vuole capirlo, incolpando i magistrati.

    Ecco la bufala da un tanto al chilo di Giorgia.

  • Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Il tribunale di Enna ha archiviato le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale su minori.

    Le querele erano state archiviate dalla procura ma i legali del sacerdote , che avevano chiesto anche il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della giornalista, si erano opposti. Ora il tribunale scrive la parola fine alla vicenda giudiziaria.

    Insieme alla Rizzo, assistita dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica del foro di Enna e Giovanni DI Giovanni, del foro di Caltanissetta, sono stati querelati, tutte querele archiviate, altri 6 giornalisti, il presidente di Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti ad abusi clericali, Francesco Zanardi, e una delle vittime del prete, Antonio Messina dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta che ha portato alla condanna di Rugolo. “

    Sono grata alla giustizia e ai magistrati che hanno riconosciuto la temerarietà di queste querele fatte solo per bloccare il flusso di informazione – dice la Rizzo – Questo processo , seppure a porte chiuse, andava raccontato perché ha svelato uno scenario inquietante nella diocesi di Piazza Armerina e ha portato , oltre alla condanna del sacerdote, all’incriminazione per falsa testimonianza del vescovo Rosario Gisana e del vicario giudiziale Vincenzo Murgano “.

    Sono gli stessi giudici di Enna, come aveva già fatto quello di Savona che aveva archiviato la querela contro il presidente Zanardi, a stabilire che la Rizzo ha riportato le notizie a norme legge dato che “non sussiste il divieto di pubblicazione, anche parziale degli atti del dibattimento celebrato a porte chiuse”.

    La giornalista è stata sostenuta da Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio nato per documentare e analizzare il crescendo di intimidazioni e minacce nei confronti dei giornalisti italiani e ha ricevuto la solidarietà dell’ordine dei giornalisti di Sicilia e dell’Assostampa.

    La Rizzo, di recente, nel corso delle udienze del processo di appello a Rugolo, è stata accusata in aula dai legali di Rugolo di avere, con i suoi articoli, condizionato tribunale e testimoni

  • Leone XIV insabbiò o pure no? La verità tra media che ignorano e propaganda – L’intervista a Francesco Zanardi

    Leone XIV insabbiò o pure no? La verità tra media che ignorano e propaganda – L’intervista a Francesco Zanardi

    Un cardinale o un vescovo che denunciano abusi sessuali fuori dalla chiesa sono pessimi gerarchi cattolici perché non hanno rispettato le leggi della chiesa, DENUNCIARE INTERNAMENTE.

    E qui che chiesa ci va a nozze tra chi appunto ignora e chi spera in un Papa santo e giusto.

    Il cardinale Robert Prevost insabbiò di fatto i casi del Perù perché si limitò a denunciarli alla chiesa, ma omise in virtù della giustizia per le vittime, la denuncia all’autorità civile dello stato peruviano.

    Qui va ricordato che per la legge dello Stato, in questo caso il Perù, la prescrizione per questi reati fino al 2018 era di 8 anni, dopo invece il reato è diventato imprescrittibile.

    Va anche considerato che quella gestita da Robert Prevost (oggi Papa Leone XIV) fu una mossa politica del Vaticano in quanto il Sodalitium stava sottraendo fedeli e risorse alla chiesa cattolica, per questo motivo papa Francesco commissario, come fece per i movimenti ecclesiali e congregazioni di diritto pontificio come i Focolarini, l’Opus Dei, Comunione e liberazione ecc. .

    Di fondo quindi non c’è proprio nulla di onorabile ma solo un mero interesse politico volto al potere, per questo le vittime, in questo caso vennero comode alla chiesa che le “accudì”.

    Tuttavia nessuna di loro fu mai risarcita, come da manuale, i responsabili di fatto protetti dalla chiesa e strumentalizzati dal Sodalitium contro la chiesa.

  • L’assai incorretta informazione e l’inaccettabile sentenza su don Marelli

    L’assai incorretta informazione e l’inaccettabile sentenza su don Marelli

    Nel verdetto della diocesi Ambrosiana che pare più “uno scherzo da preti” si legge che don Samuele Marelli viene spogliato dell’abito sacerdotale per i prossimi cinque anni che sembrano quasi una vacanza dove non avrà neppure più l’onere della messa.

    Viene imposta «la proibizione di risiedere nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano», «dell’esercizio pubblico del ministero sacerdotale», sempre per cinque anni, oltre al divieto perpetuo di «cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne», quest’ultimo provvedimento molto fantasioso, a meno che l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini non intenda “scortarlo” 24/24 a vita.

    Non una parola riguardo le vittime di don Marelli.

    Detta così è di certo inaccettabile per chiunque e rasenta il ridicolo, ma non è così.

    Vediamo il perché.

    Partiamo dall’equivoco indotto da molti prodotti giornalistici, alcuni persino ben fatti ma tutti contengono un’incorrettezza che genera un macroscopico equivoco di fondo che li rende forvianti, facendoli puntualmente terminare con nessuna soluzione al problema.

    Questo accade quando il prodotto giornalistico, in quanto tale sfora dalle competenze giornalistiche, totalmente assente di una analisi tecnica che un giornalista per quanto bravo raramente ha.

    Ma partiamo da una base corretta perché l’errore è generato da un pensiero incorretto dove lo Stato, in questo caso l’Italia, viene visto dall’autore come se l’Italia fosse un’estensione dello Stato Pontificio le cui leggi possono essere applicate.

    Questo è un gravissimo errore perché va ricordato che ogni stato al mondo ha le sue leggi basate sulla propria costituzione e se pur diverse sono tuttavia compatibili in quanto si basano sul diritto della persona, cioè del cittadino.

    C’è un solo Stato al mondo che ha una carta costituzionale incompatibile con il resto del mondo, questo Stato è quello Pontificio la cui costituzione si basa sul diritto di Dio e il cittadino in questo caso non ha un diritto ma un dovere.

    La costituzione dello Stato del Vaticano sono i dieci comandamenti e se quasi nessuno nota questo, basta leggere uno dei motu propri in materia, prendiamo l’ultimo il Vox Estis lux mundi dove all’articolo 1 è chiaramente scritto “* un delitto contro il VI comandamento del decalogo commesso con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, o nel costringere qualcuno a realizzare o subire atti sessuali”.

    Per chi non sapesse il sesto comandamento del decalogo (dieci comandamenti) è “non commettere atti impuri”, cioè un peccato contro Dio dove la persona è colei che ha un dovere nel non commetterlo.

    L’esatto opposto di quello che accade in tutte le altre leggi al mondo dove l’oggetto del danno è la persona che viene abusata contro la quale quindi, viene commesso un crimine.

    Credo che il concetto adesso sia chiarissimo, quanto la sospensione per cinque anni di don Marelli, una sanzione sufficiente per la chiesa a scontare il peccato commesso.

    Vi domanderete adesso come si risolve il crimine subito dall’abusato?

    Anche qui la risposta è semplicissima, ci deve pensare lo Stato, non quello Pontificio ma quello italiano. Altro passaggio che puntualmente viene dimenticato ed è a causa di ciò che nell’immaginario collettivo delle illustrazioni giornalistiche crea quell’imperdonabile equivoco.

    Un problema particolarmente italiano dove i governi non hanno mai proferito parola e adeguato le leggi, minore all’estero dove magari anche li si sottolinea poco la doppia struttura giudiziaria che tuttavia viene compensata dal fatto che esistano contrariamente all’Italia leggi che compensano evitando il problema.

    Esemplare il caso di Piero Brogi, un italiano abusato in Italia, che da anni vive in Francia dove è stato risarcito dalla conferenza episcopale francese.

    Questo fa capire che i provvedimenti di Papa Francesco sono stati recepiti laddove le leggi dello stato sono adeguate, mentre in Italia i vuoti legislativi sono tali da aver concesso alla conferenza episcopale la libertà non solo di non fare un’inchiesta governativa, ma ad oggi di non parlare neppure lontanamente di risarcimenti alle vittime.

  • Pontificia commissione tutela minori; si aggiunge un piano al castello di carte costruito sulla sabbia

    Pontificia commissione tutela minori; si aggiunge un piano al castello di carte costruito sulla sabbia

    Emergono tante verità nel tortuoso rapporto della Pontificia commissione per la tutela dei minori presentato oggi, che se pur con astuzia, velatamente non nasconde il fallimento della chiesa in 10 anni di appelli, rassicurazioni e obbiettivi mancati.

    IT_Rapporto Annuale pdf

    Quello che appare surreale è che malgrado quanto coscientemente ammetta lo stesso report, si continui ad implementare sulle fragilità, ulteriori obbiettivi. Per questo il paragone di un castello di carte costruito sulla sabbia, che viene alzato ulteriormente di un piano.

    Tralasciando l’auto incensarsi dell’operato della commissione, in totale contrasto con l’opinione di vittime, sopravvissuti e associazioni di cui non si tiene conto malgrado lamentino agli antipodi, dalla Nuova Zelanda all’Italia, quanto invece la commissione “spaccia” come risultato positivo sul quale implementa, in una personalissima realtà astratta, nuove iniziative.

    Mi soffermo a pagina 34 del report, dove si parla della “regione” Europa, dove i nodi, l’inerzia ed il fallimento in materia della chiesa, vengono al pettine.

    Il capitolo inizia parlando delle iniziative attuate dal Consiglio d’Europa, esplicitamente la Carta di Lanzarote (alla quale il Vaticano non ha aderito), di cui trovate ampia illustrazione di come non solo la chiesa, in Italia tutto l’ambito del volontariato, siano favoriti per un vuoto legislativo (per legge) all’omissione, nel Report dell’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO presentato con tanto di quantificazione dei sopravvissuti e degli esiti dei processi canonici, lo scorso 12 settembre, che potete trovare QUI.

    QUI IL NOSTRO PANEL

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    Qui è quindi la stessa commissione pontificia che riconosce nella “regione” europea l’importanza dell’intervento delle Istituzioni civili – non vaticane – nello stabilire regole, di cui la commissione si vanta per il risultato ottenuto, dissociando la dipendenza e il peso che queste norme della società civile, hanno avuto sui comportamenti ai quali sono state costrette le stesse Conferenze episcopali.

    Ancora surreale il fatto che la stessa commissione poi ne valuti l’applicazione all’interno degli Stati membri dell’UE, il conseguente fallimento delle introduzioni canoniche che però, attribuisce all’ambito della sfera civile.

    Nulla di nuovo quindi, o almeno nulla che possa essere visto come concretamente apprezzabile, almeno dalle vittime, protagoniste assolute di questa campagna in cui malgrado contestino l’inefficacia, vengono strumentalizzate anche in questo report, che di fatto non offre loro nulla di più di quanto non offrisse già prima.

    F.

  • ENNA – Don Giuseppe Rugolo e la Diocesi di Piazza Armerina presentano appello

    ENNA – Don Giuseppe Rugolo e la Diocesi di Piazza Armerina presentano appello

    I legali di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per” violenza sessuale aggravata a danno di minori”, hanno presentato appello contro la sentenza emessa dal tribunale di Enna lo scorso 5 marzo che ha condannato il prete in primo grado.

    Di fatto i legali, Antonino Lizio e Dennis Lovison contestano tutto l’impianto accusatorio che ha portato alla condanna del sacerdote e chiedono la riapertura del dibattimento per l’assunzione di prove a discarico dell’imputato e ascoltare le altre due giovani vittime.

    I legali parlano di motivazione illogica, contraddittoria ed errata che avrebbe portato il Tribunale di Enna a travisare “la documentazione, emettendo una motivazione nella quale perviene a conclusioni scorrette nonché prive di supporto probatorio e, conseguentemente, ad un giudizio di colpevolezza errato”.

    Anche la Curia , ritenuta dal tribunale responsabile civilmente in solido con Rugolo ha presentato appello alla sentenza. Il legale del vescovo, Gabriele Cantaro, sostiene che la curia essendo un soggetto privo di personalità giuridica non può essere ritenuta responsabile civilmente “Le uniche persone giuridiche legalmente riconosciute , nell’ambito territoriale della Diocesi di Piazza Armerina – si legge nell’appello – sono la diocesi ed il seminario vescovile, ma certamente non la curia”.

  • Condanna a 4 anni e 6 mesi per don Rugolo. Per Papa Francesco Gisana “perseguitato”. Si chiede l’archiviazione per i cinque denunciati dal prete

    Condanna a 4 anni e 6 mesi per don Rugolo. Per Papa Francesco Gisana “perseguitato”. Si chiede l’archiviazione per i cinque denunciati dal prete

    Si è concluso ieri a Enna con una condanna in primo grado a quattro anni e sei mesi, il processo che vedeva imputato don Giuseppe Rugolo condannato per violenza sessuale continuata e tentata violenza sessuale ai danni dia Antonio Messina, oggi trentenne. La curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina invece, è stata riconosciuta responsabile civile.

    L’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri commenta così la sentenza;

    Restando in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza si può già affermare che questo risultato è importante e soddisfacente perché dimostra che per ottenere verità e giustizia, per le vittime è necessario denunciare, ma alle autorità civili. Senza esitare. Il tentativo della difesa e dei responsabili civili di spostare il focus insinuando dubbi sulla credibilità di Antonio Messina e delle altre prede di don Rugolo è andato in frantumi.

    Antonio è stato creduto, prima dalla procura, poi dal Tribunale. A lui va riconosciuto il merito di aver avviato con il coraggio di denunciare una controtendenza in un territorio difficile dove le asimmetrie, generate dal potere e dall’omertà, soppiantando la legge. Antonio con determinazione lo ha fatto sostenuto dalla sua famiglia. Il risultato è come se fosse stato piantato uno scalpello di frassino nel cuore dell’ipocrisia e dell’omertà, nei luoghi che avrebbero dovuto garantire la massima protezione possibile ai ragazzini divenuti preda delle aggressioni di un uomo che dalle prove raccolte è risultato sicuramente problematico e assai pericoloso.

    La comunità dei fedeli, le cittadine e i cittadini di Enna, devono prendere atto della verità processuale, che coincide con la verità storica. Il Tribunale di Enna con la sua pronunzia ha disvelato che sotto i paramenti di colori o foggia diversi indossati da don Rugolo in realtà si celava un abusante sessuale che predilige i ragazzini.

    Il dato sistemico e diffuso di questo fenomeno, soprattutto nel nostro Paese, deve indurre seriamente l’esecutivo a rendere per questi casi obbligatoria la denuncia: “erga omnes “.

    Il sacerdote nel frattempo aveva querelato con l’accusa di diffamazione non solo la stessa vittima, ma la parte civile nella persona del Presidente della Rete L’ABUSO, oltre a tre giornalisti, Pierelisa Rizzo, Manuela Acqua e Federica Tourn.

    Querele per le quali il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione, tuttavia, forse in attesa della pronuncia di Enna, non sono ancora state archiviate e per le quali, unitamente al dispositivo di condanna emesso ieri, sene chiederà la definitiva archiviazione.

    Da vedere ora quali provvedimenti prenderà la chiesa nei confronti del sacerdote, al momento non toccato da un’indagine canonica anzi, lo stesso Papa Francesco difendendo pochi mesi fa l’operato del vescovo Rosario Gisana, dichiarò che era “un perseguitato“.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/11/06/qualcosa-di-indecente-alla-vigilia-della-requisitoria-sul-caso-rugolo-il-papa-dice/

  • CEI incontra le famiglie. Ma questa volta puzza tanto di bruciato che i media chiamano la Rete L’ABUSO per conferma

    CEI incontra le famiglie. Ma questa volta puzza tanto di bruciato che i media chiamano la Rete L’ABUSO per conferma

    Ed è successo ancora, dietro il paralume della fantaprivacy della CEI che a suo dire ieri – si legge nel comunicato – “Il Card. Matteo Zuppi e Mons. Giuseppe Baturi, rispettivamente Presidente e Segretario Generale della CEI, insieme a Mons. Lorenzo Ghizzoni, Presidente del Servizio Nazionale per la tutela dei minori, hanno accolto oggi, nella sede di Circonvallazione Aurelia 50, un piccolo gruppo di familiari e vittime di abusi compiuti da chierici e operatori pastorali in ambito ecclesiale.”

    Una notizia immediatamente verificata dalle agenzie di stampa, data quella precedente che aveva già all’epoca convinto pochi in quanto uscita senza preavvisi solo dopo gli incontri, quindi non certificabile e certo, verissima la privacy, ma il fatto che CEI – al di là del comunicato – non fosse neppure stata in grado di citare quali le circostanze dei fatti dei “presunti ospiti” si trattasse, aveva sollevato qualche più legittimo dubbio.

    Naturalmente, a questo giro le domande si sono aggiunte alle precedenti.

    Restano anonime come la volta scorsa le presunte vittime e le circostanze oltre che i luoghi, ma la domanda dei media questa volta è; come è possibile che la Rete L’ABUSO, infondo unica realtà in sostegno delle vittime del clero nel paese, non sia mai stata mai coinvolta in nessuno di questi fondatamente anonimi incontri della CEI?

    Come è possibile che nessuna delle vittime note ed inevitabilmente (in quanto unica in Italia) in contatto con la Rete, sia mai stata chiamata?

    L’ultima inevitabile domanda è chi sono questi gruppi, queste famiglie e queste vittime dal momento che in Italia nessuna risulta essere stata chiamata o abbia mai riportato (anche anonimamente) ai media di questi incontri?

    Domande non certo scontate che giriamo a Zuppi e alla sua squadra di “acchiappa pedofili” perche la risposta non solo ci riguarda, ma ci interessa moltissimo, senza il bisogno di fare nomi.