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  • Lettera aperta – Enna; Istituzioni genuflesse alla Chiesa. Rete L’ABUSO e le vittime italiane esprimono tutta la loro indignazione.

    Lettera aperta – Enna; Istituzioni genuflesse alla Chiesa. Rete L’ABUSO e le vittime italiane esprimono tutta la loro indignazione.

    Rivolgendoci ai promotori e ai partecipanti;

    S.E.R. Card. Matteo Maria Zuppi; S.E.R. Card. Kevin J. Farrell; S.E.R. Mons. Rino Fisichella; Giovanni Maria Armando Zodda; Paloma Saborito Sanchez; Umberto Angeloni; Ivan Scinardo; Ilenia Petracalvina; prof. Salvatore Martinez; S.E.R. Mons. Guido Gallese; Francesco Luca Ballarò; Stefano Milano; Federica Barbarino; Salvatore Astorina; Fernando Mercadò; S.E.R. Mons. Michele Pennisi; Giuseppe Ardica; Prof. Manfred Hauke; Prof. Carlos Lopez Bravo; Francesco Antonet; Davide Adamoli; Tiago Henriques de Louriçalgo; Louis Giraud; Mark Agius; Jose Carlos Garin Valle; Michele Guerra; Armando Ortiz; Antonio Banderas; S.E.R. Mons. Antonino Raspanti; Vincenzo Morgante; Prof.ssa Rosanna Virgili; S.E.R. Card. Enrico Feroci; Dott.ssa Flaminia Giovanelli; Prof. Avv. Luca Pedullà; Dr. Gregorio Squadrito; Dr. Alessandro Palermo; Fernando Redondo Benito; Dott.ssa Flaminia Giovanelli; Dott. Maurizio Nicolosi; Docenti Università Kore Enna; Don Sebastiano Rossignolo; Marcella Reni; S.E.R. Card. Angelo Bagnasco; Claudia Koll; Dott.ssa Laura Frattari; Beatrice Fazi; S.E.R. Card. Angelo De Donatis; Mario Incudine.


     

    Genuflessi, ma non come quando esprimi rispetto, in questo caso è una genuflessione indegna e volgare, quella che le Istituzioni ennesi, senza rispetto per il loro ruolo istituzionale e per la Chiesa stessa, hanno acconsentito in nome della popolazione, a chi di fatto, in qualunque società civile che si rispetti, verrebbe messo da parte come “pessimo elemento”.

    Qui invece tra tradizione e fede ci si compiace invece, del titolo di “Capitale europea delle confraternite”.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, che in Italia è l’unica rappresentante delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali di quel clero che solo nel nostro paese è ancora oggi il terzo mondo d’Europa, perché incapace di rendere almeno un risarcimento umano alle proprie vittime, si stringe intorno ad Antonio Messina, vittima accertata di don Giuseppe Rugolo, che in modo inaccettabile, oggi è nuovamente vittima di quella società di dubbia moralità e civiltà, che ha permesso in modo tanto barbaro che Antonio Messina, e tutti noi vittime italiane, subissimo proprio dalla città di Enna e dalle Istituzioni della stessa, tanta umiliazione “istituzionale”.

    In mancanza di una sentenza del tribunale canonico “in nome del popolo di Dio”, che la chiesa vanta puntualmente come rassicurazione verso i fedeli, ma che non emette come in questo caso mai, riportiamo di seguito quella del tribunale civile di Enna, “in nome del popolo italiano” su don Rugolo, in particolare i passaggi che coinvolgono S.E.R. mons. Rosario Gisana, il padrino del VII Forum paneuropeo delle confraternite, alle quali l’Associazione Rete L’ABUSO recapita la presente lettera aperta affinchè possano rendersi conto di essersi rese chiaramente complici, consapevoli o meno, di questo incivile e disumano affronto a tutte le vittime italiane sopravvissute alle violenze sessuali del clero cattolico, e aggiungerei delle stesse confraternite aderenti al VII Forum paneuropeo.

    Francesco Zanardi, Portavoce Rete l’ABUSO


    Sent. nl 91 /2024 N. 3481/2021 R.G.N.R. N. 665/21 R.G.Trib

     

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    “Ebbene, anche alla luce di queste conversazioni, emerge chiaramente che il Vescovo di Piazza Armerina, ben consapevole da molti anni delle segnalazioni effettuate inerenti agli abusi patiti da un ragazzo ancora minorenne ad opera del Rugolo, abbia totalmente ignorato questi campanelli di allarme, non solo ritardando volutamente l’incontro con Messina e i suoi familiari, ma evitando di attuare qualunque forma di controllo o di provvedimento a tutela dei fedeli, soprattutto adolescenti, facenti parte della comunità religiosa da lui guidata che pure il suo ruolo, sulla base della normativa di diritto canonico precedentemente richiamata, sicuramente gli imponeva.”

    “D’altra parte dalle conversazioni sopra riportate emerge chiaramente che monsignor Gisana non aveva dato credito alle denunce sugli abusi segnalati dal giovane Antonio Messina, nonostante egli fosse consapevole che si trattasse di un ragazzo minore di diciotto anni, etichettandole come questioni tra omosessuali e, cosa ancor più grave, . giustificando padre Rugolo per la sua condotta con un momento di debolezza da lui vissuto all’epoca in cui si erano verificati i fatti, tanto che, anche nella conversazione telefonica, monsignor Gisana ricordava di aver prestato all’imputato una somma di denaro (che, in sede di esame, preciserà poi ammontare a diverse decine di migliaia di euro).”

    “Questo comportamento di omessa vigilanza integra pienamente il presupposto fondante la responsabilità ex art. 2049 c.p., anche perché appare connotato da una piena consapevolezza se solo si considera che come peraltro confermato dallo stesso monsignor Gisana – anche un altro giovane, OMISSIS, sempre nel 2016, aveva confidato, seppur nel corso di una direzione spirituale, di aver subito approcci sessuale da padre Rugolo (cfr. deposizione OMISSIS e monsignor Gisana, udienza del 17.10.2022).”

    “213 La Curia, nella persona del Vescovo, ometteva, con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria. iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori, nonostante la titolarità di puntuali poteri\ doveri, conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione.”

    “Sarebbe stato, invero, doveroso da parte dell’autorità religiosa alla guida della Diocesi competente territorialmente sul Duomo di Enna, non solo segnalare alle autorità religiose queste denunce, secondo le procedure esistenti nel diritto canonico ma, ancor prima di ciò, precludere, anche in via cautelativa, a Giuseppe Rugolo di coordinare e gestire numerosi gruppi di giovani in attività ricreative a sfondo religioso.”

    “Alcun controllo veniva invece attivato, tanto che, addirittura, le riunioni dell’associazione 360, sovente si svolgevano dentro le mura del Duomo di Enna, dove, a far data dal 2015 e fino al 2019, l’imputato commetteva impunemente abusi sessuali ai danni di due giovani adolescenti OMISSIS e OMISSIS, consapevole di poter contare sull’appoggio dei vertici religiosi che, al contrario, contribuivano a rafforzare all’esterno l’immagine di padre Rugolo quale esponente di spicco del clero locale.”


     

    La presente è stata recapitata a;

    • Sua Santità Papa Leone XIV
    • Matteo Maria Zuppi – Presidente della Conferenza Episcopale italiana
    • Comune di Enna
    • Diocesi di Piazza Armerina
    • Ufficio stampa – VII Forum paneuropeo delle confraternite

    E p.c.

    • Alla stampa e agli organi di informazione locali
    • Agli organi di informazione nazionali di stampa e televisivi
    • Associazione della Stampa Estera in Italia

    Lettera aperta sopravvissuti – ENNA

  • L’assai incorretta informazione e l’inaccettabile sentenza su don Marelli

    L’assai incorretta informazione e l’inaccettabile sentenza su don Marelli

    Nel verdetto della diocesi Ambrosiana che pare più “uno scherzo da preti” si legge che don Samuele Marelli viene spogliato dell’abito sacerdotale per i prossimi cinque anni che sembrano quasi una vacanza dove non avrà neppure più l’onere della messa.

    Viene imposta «la proibizione di risiedere nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano», «dell’esercizio pubblico del ministero sacerdotale», sempre per cinque anni, oltre al divieto perpetuo di «cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne», quest’ultimo provvedimento molto fantasioso, a meno che l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini non intenda “scortarlo” 24/24 a vita.

    Non una parola riguardo le vittime di don Marelli.

    Detta così è di certo inaccettabile per chiunque e rasenta il ridicolo, ma non è così.

    Vediamo il perché.

    Partiamo dall’equivoco indotto da molti prodotti giornalistici, alcuni persino ben fatti ma tutti contengono un’incorrettezza che genera un macroscopico equivoco di fondo che li rende forvianti, facendoli puntualmente terminare con nessuna soluzione al problema.

    Questo accade quando il prodotto giornalistico, in quanto tale sfora dalle competenze giornalistiche, totalmente assente di una analisi tecnica che un giornalista per quanto bravo raramente ha.

    Ma partiamo da una base corretta perché l’errore è generato da un pensiero incorretto dove lo Stato, in questo caso l’Italia, viene visto dall’autore come se l’Italia fosse un’estensione dello Stato Pontificio le cui leggi possono essere applicate.

    Questo è un gravissimo errore perché va ricordato che ogni stato al mondo ha le sue leggi basate sulla propria costituzione e se pur diverse sono tuttavia compatibili in quanto si basano sul diritto della persona, cioè del cittadino.

    C’è un solo Stato al mondo che ha una carta costituzionale incompatibile con il resto del mondo, questo Stato è quello Pontificio la cui costituzione si basa sul diritto di Dio e il cittadino in questo caso non ha un diritto ma un dovere.

    La costituzione dello Stato del Vaticano sono i dieci comandamenti e se quasi nessuno nota questo, basta leggere uno dei motu propri in materia, prendiamo l’ultimo il Vox Estis lux mundi dove all’articolo 1 è chiaramente scritto “* un delitto contro il VI comandamento del decalogo commesso con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, o nel costringere qualcuno a realizzare o subire atti sessuali”.

    Per chi non sapesse il sesto comandamento del decalogo (dieci comandamenti) è “non commettere atti impuri”, cioè un peccato contro Dio dove la persona è colei che ha un dovere nel non commetterlo.

    L’esatto opposto di quello che accade in tutte le altre leggi al mondo dove l’oggetto del danno è la persona che viene abusata contro la quale quindi, viene commesso un crimine.

    Credo che il concetto adesso sia chiarissimo, quanto la sospensione per cinque anni di don Marelli, una sanzione sufficiente per la chiesa a scontare il peccato commesso.

    Vi domanderete adesso come si risolve il crimine subito dall’abusato?

    Anche qui la risposta è semplicissima, ci deve pensare lo Stato, non quello Pontificio ma quello italiano. Altro passaggio che puntualmente viene dimenticato ed è a causa di ciò che nell’immaginario collettivo delle illustrazioni giornalistiche crea quell’imperdonabile equivoco.

    Un problema particolarmente italiano dove i governi non hanno mai proferito parola e adeguato le leggi, minore all’estero dove magari anche li si sottolinea poco la doppia struttura giudiziaria che tuttavia viene compensata dal fatto che esistano contrariamente all’Italia leggi che compensano evitando il problema.

    Esemplare il caso di Piero Brogi, un italiano abusato in Italia, che da anni vive in Francia dove è stato risarcito dalla conferenza episcopale francese.

    Questo fa capire che i provvedimenti di Papa Francesco sono stati recepiti laddove le leggi dello stato sono adeguate, mentre in Italia i vuoti legislativi sono tali da aver concesso alla conferenza episcopale la libertà non solo di non fare un’inchiesta governativa, ma ad oggi di non parlare neppure lontanamente di risarcimenti alle vittime.

  • Le scuse tardive di Delpini anche su Marelli. Ma forse la diocesi Ambrosiana vuole fare un calendario?

    Le scuse tardive di Delpini anche su Marelli. Ma forse la diocesi Ambrosiana vuole fare un calendario?

    Da IL FATTO QUOTIDIANO un pò smemore, il mea culpa dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini sul caso Marelli, uno dei tanti mea culpa che vogliamo ripercorrere compresi i tanti mai fatti.

    Partiamo dal caso di don Mauro Galli, dove Delpini pur avendo sollecita denuncia da parte dei familiari della vittima, malgrado la garanzia data agli stessi di averlo sospeso da Rozzano riapparve poco tempo dopo, prima a Legnano e poi come cappellano dell’ospedale San Giuseppe.

    Ci fu poi il caso di don Alberto Lucchina, accusato di abusi ai danni di una minore e anche qui garantì che il don Alberto era stato sospeso e sanzionato, fino a che la Rete L’ABUSO lo ritrovò in una parrocchia sempre nel milanese, quella di Santa Maria alla Fontana dove con il fratello don Maurizio Lucchina, denunciato anch’esso per violenza sessuale ai danni di una donna disabile, gestiva la parrocchia.

    Poco dopo, durante un campeggio con minori l’arresto di don Emanuele Tempesta, oggi condannato in 1° grado.

    Poi il caso di Leonardo Gualdoni, il seminarista che ha patteggiato una condanna a due anni.

    Fino ad arrivare al caso di don Samuele Marelli, caso sul quale oggi l’arcivescovo fa mezzo e sfacciato mea culpa.

    Siamo ad un totale, al momento di ben sei casi e un solo misero e tardivo mea culpa.

    Parrebbe un po’ poco tuttavia ne mancano soltanto sei prima di arrivare a dodici e speriamo in quel caso che la diocesi Ambrosiana ne faccia un bel calendario e doni i suoi proventi alle sue vittime.

    Buona Pasqua

  • ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    La lotta contro gi abusi sessuali clericali sono una cosa seria perchè coinvolgono migliaia di giovani che portano per tutta la vita ferite insanabili. Per questo disconosciamo la paternità di quella panchina viola che il Comune di Enna ha installato al belvedere Marconi, dopo nostra richiesta e subito dopo la sentenza di condanna di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale aggravata a danni di minori dal Tribunale di Enna .

    Il Comune di Enna si è guardata bene dal costituirsi parte civile in quel processo, lasciando solo Antonio Messina che aveva denunciato Rugolo.

    A fronte di quanto sta avvenendo ad Enna, dove ieri sera i riti della settimana Santa, hanno visto protagonista monsignor Vincenzo Murgano, imputato per falsa testimonianza insieme al vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana, seduto accanto all’amministrazione comunale, nelle persone del sindaco Maurizio Dipietro e dell’assessore Mirko Milano e altri componenti della Giunta comunale, l’associazione Rete l’Abuso fa un passo indietro consapevole, dolorosamente, che l’installazione della panchina è stato solo un maldestro tentativo di aderire, in apparenza, ad una lotta che invece è una cosa seria.

    Quella panchina rappresenta un simbolo, ma chiama alla coerenza e alla fattività, nei comportamenti che ad Enna l’amministrazione comunale, sembra negare.

    La Retel’Abuso si stringe attorno ai componenti del movimento spontaneo “Non accetto prediche da chi copre un abuso” che, con grande coraggio e compostezza, sta manifestando il dissenso per la presenza del monsignore imputato alla processione del venerdì Santo.

  • SAVONA; i due Papi pedofili; la Rete L’ABUSO e una panchina viola.

    SAVONA; i due Papi pedofili; la Rete L’ABUSO e una panchina viola.

    La storia di Savona, piccola città ligure del nord Italia, dalla seconda metà del 1400 al centro tuttavia di curiosi casi, alcuni riconducibili ancora oggi alle crociate tra cui la leggenda di don Bertolotti. Una serie di coincidenze, compreso il fatto che nasca proprio a Savona nel 2010 – oltre alla Rete L’ABUSO – il primo focolaio italiano di sopravvissuti che riuscirà a dare a tante vittime in tutta Italia, il coraggio di uscire allo scoperto.

    Una serie di situazioni che negli anni ha portato tanti cattolici a pensare che in qualche modo l’associazione, fosse la mano della volontà divina contro il dramma della pedofilia nella chiesa. Questo per una serie fortuita di fattori indubbiamente rilevanti, che hanno popolato la storia di questa piccola città.

    Ma partiamo dalla fine… la panchina viola contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili impiantata a Savona il 24 febbraio 2024 in piazza Giulio II.

    Come dissi allora “ Una panchina colorata di viola non salva i bambini e non cura chi è stato abusato…è la società che deve farlo”.

    Questa è tuttavia in Italia la prima panchina contro l’abuso sessuale su minori e persone vulnerabili. Ne abbiamo cercate invano altre per aggregarci dando per palesemente scontato ci fosse già un’iniziativa.

    Invece nulla! Inverosimile che nessuno ci abbia mai pensato, ma i fatti sono questi, per ciò l’iniziativa ha avuto ancora più valore.

    Il fatto che si sia voluta impiantare proprio nella piazza che porta il nome di Papa Giulio II, non è affatto una casualità invece, ed è da qui che parte la nostra storia e la visione mistica ti tanti cattolici che negli anni la Rete ha soccorso e aiutato.

    “ Tutta la storia della Chiesa è attraversata da episodi di abusi e violenze sui bambini di cui si sono resi protagonisti anche numerosi pontefici. Dal 366, con Damaso I, fino al 1550, con Giulio III, se ne contano diciassette .”

    Due di questi sono savonesi oltre che parenti. Parliamo di “ Sisto IV, papa dal 1471 al 1484, noto alle cronache dell’epoca per la sua relazione con un dodicenne. “

    “ Scrive di Sisto IV il cronista suo contemporaneo Stefano Infessura: «Costui, come è tramandato dal popolo, ei fatti dimostrarono, fu amante dei ragazzi e sodomita, infatti cosa ha fatto per i ragazzi che lo servivano in camera lo insegna l’esperienza; a loro non solo donò un reddito di molte migliaia di ducati, ma osò addirittura elargire il cardinalato e importanti vescovati. Infatti fu forse per altro motivo, come dicono certi, che abbia prediletto il conte Girolamo, e Pietro, suo fratello e poi cardinale di san Sisto, se non per via della sodomia? E che dire del figlio del barbiere? Costui, fanciullo di nemmeno dodici anni, stava di continuo con lui, e lo dotò di tali e tante ricchezze, buone rendite e, come dicono, di un importante vescovato; costui, si dice, voleva elevarlo al cardinalato, contro ogni giustizia, anche se era bambino, ma Dio vanificò il suo desiderio».”

    Sisto IV era lo zio di Giulio II che diventerà papa nel 1503 e soprannominato “ il papa guerriero ”.

    Di Giulio II, “nel 1511, si documenta la storia con il piccolo Gonzaga di dieci anni”.

    Siamo nel 1550 e una pasquinata di allora recita:

    Ama Del Monte con uguale ardore

    la scimmia e il servitore.

    Egli al vago femmineo garzoncello

    ha mandato il cappello: [nda l’ha nominato cardinale]

    perché la scimmia, a trattamento uguale,

    non fa pur cardinale?»

    *Testo tratto da “ Chiesa e pedofilia ” di Federico Tulli (L’Asino d’oro ed., 2010, pp. 19-21)

    Certamente ora apparirà più chiaro il motivo e l’importanza simbolica di una panchina contro l’abuso, promossa per la prima volta in Italia dall’unica associazione che si occupa nello specifico di vittime del clero. Per questo si è scelta come primo impianto italiano piazza Giulio II. Quella dedicata allo zio Sisto IV è priva di panchine e perciò esclusa.

    Ma un altro papa toccherà la storia di Savona. In questo caso non si ha di lui notizia su eventuali tendenze pedofile. Tema che tuttavia riprenderemo immediatamente dopo in quanto la chiesa cattolica come vedremo, nel savonese lascia una storia sanguinosa e decine di vittime fino ai giorni nostri.

    Parliamo di Pio VII , prigioniero di Napoleone Bonaparte dal 1809 al 1812 proprio a Savona, per l’esattezza prima in via Pia, dove però la possibilità di scarso controllo da parte dei soldati, ben presto richiese un luogo più adeguato. La sua cella divenne la Diocesi di Savona dove ancora oggi, visitando le lussuose stanze dove era prigioniero , si conservano nelle scale interne della servitù gli spioncini, attraverso i quali era sorvegliato a vista.

    Come si può ammirare ancora oggi invece nel salone dell’ingresso di Villa Cambiaso, l’anomala installazione di una fontana attribuita al Bernini , il quale notoriamente fece quasi unicamente sculture per i papi e il clero. Anomalia che si spiega e direttamente collegata alla prigionia savonese di Pio VII il quale, una volta rinchiuso in diocesi e controllato a vista, trovò la difficoltà di poter fare arrivare in Vaticano i pizzini con i quali trasmettere gli ordini e così, con la complicità della Famiglia genovese Cambiaso, fece costruire dentro la villa una cappella, dove poter celebrare la messa e nel tragitto, trasmettere a chi di fiducia gli ordini da mandare a Roma.

    Il potere ecclesiastico è più volte passato da Savona e in Liguria non solo con Sisto IV, Giulio II e Pio VII, ma da tantissimi odierni potenti del Vaticano come il card. Bagnasco; il card. Calcagno e tanti altri.

    La storia recente ci racconta anche di un presunto tesoro templare nascosto sopra a Savona, dentro delle grotte, nell’entroterra.

    E qui appare la storia di un altro sacerdote savonese, mons. Giuseppe Giovanni Bertolotti . Figlio di contadini che improvvisamente viene in possesso di enormi ricchezze . Se pur la storia in sé è molto vaga sul come ne entrò in possesso e su di chi fossero, parallelamente, in Francia accade la stessa cosa ad un altro prete…

    Ma torniamo alla pedofilia e al caso di Varazze, luglio 1907 che ci racconta Gian Pietro Lucini nel libro “Messe nere sulla riviera” .

    “Mentre sui quotidiani italiani divampa lo scandalo degli abusi sulle piccole ospiti dell’Asilo della Consolata di Milano, di cui furono accusati due sacerdoti, il Collegio dei Salesiani della cittadina ligure è investito dalle clamorose rivelazioni del diario di Alessandro Besson, uno studente quattordicenne che descrive messe nere e riti orgiastici tra monache, preti e giovani convittori.

    In due giorni il caso Besson dalle gazzette locali passa ai quotidiani nazionali e fa scoppiare in tutto il Regno d’Italia manifestazioni di piazza, disordini, violenti scontri che a La Spezia provocano l’incendio di alcune chiese, un morto e un gran numero di arresti .

    E crisi fra il governo Giolitti e la Santa Sede, la Massoneria viene accusata di aver architettato lo scandalo. Il fronte democratico dei blocchi popolari cavalca lo sdegno collettivo per affermare la necessità di una scuola pubblica e laica, mentre quello cattolico si compatta.”

    Di certo un passato non tranquillo quello savonese che al di là dell’unicità mondiale di aver avuto due papi, poco edificante (soprattutto oggi) che questi fossero entrambi pedofili.

    Una “tradizione” che da allora come vedremo, non ha mai abbandonato la provincia ed il suo seminario, che racconta tra gli anni 70 – 90 moltissime vicende, tra fughe di seminaristi abusati e suicidi. Uno si recò fino in Vaticano, voleva parlare al papa che però non lo ricevette. Fu trovato suicida la mattina seguente in un ostello nei pressi del Vaticano.

    Ed arriviamo ai giorni nostri e all’anno 2010. Un anno importante per l’Europa che come accaduto dieci anni prima, in particolare negli USA, scopriva anche qui la pedofilia nel clero e il devastante numero di vittime ad esso connesse.

    A differenza degli altri stati l’Italia si tirò puntualmente indietro da subito, attraverso il Governo e la stessa Presidenza della Repubblica definendo « Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa », i diritti reclamati da tutti quei cittadini rimasti vittime.

    Savona però diventerà un’altra volta l’epicentro, ma questa volta simbolo di una battaglia di civiltà, che come nel racconto del 1907 di Besson, in poco tempo darà a decine, poi a centinaia e ancora a migliaia di sopravvissuti, la forza di uscire dalla vergogna, reagire e rivendicare giustizia.

    Nascerà da subito quasi quella che oggi è la Rete L’ABUSO, purtroppo dopo quindici anni ancora l’unica realtà italiana.

    Marco Preve racconterà su Repubblica, in un’inchiesta di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli dal titolo “IL DIAVOLO A SAVONA”, la vicenda savonese , ancora una volta condita non solo di abusi sui minori e sutterfugi per coprire i preti pedofili, ma di intrallazzi tra chiesa e potere che ancora oggi, nello scandalo Toti riemergono come scheletri nell’armadio.

    Savona, una città che non ha mai voluto fare i conti con il suo passato, lasciando chi fu vittima tutt’oggi solo. Diverse le proposte fatte negli anni dalla Rete L’ABUSO in materia di prevenzione. Tutte inascoltate e per le quali le varie amministrazioni non hanno mai voluto sentire , neppure in campagna elettorale.

    Ancora oggi grossi problemi con la giunta comunale, per due anni ostile all’iniziativa della panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili, ottenendo poi a colpi di diffide i permessi necessari. Alla sua inaugurazione tranne il consigliere Aureliano Pastorelli, ne Sindaco, ne nessuna Istituzione savonese invitata ha voluto partecipare, neppure con un delegato.

    Savona, città candidata nel 2027 a Capitale della cultura , e certo la cosa fa persino sorridere per l’ingenuità, ma è lecito a tutti partecipare.

  • Condanna definitiva per don Mauro Galli, 3 anni ai domiciliari

    Condanna definitiva per don Mauro Galli, 3 anni ai domiciliari

    Si conclude così una vicenda durata 12 anni. Questa mattina presso il Tribunale di Milano, nella Seconda Sezione Penale della Corte d’Appello, si è svolta l’ultima udienza dell’Appello Bis con la sentenza di condanna definitiva a tre anni di reclusione per don Mauro Galli. La condanna verrà scontata ai domiciliari.

    Erano presenti i familiari della vittima che si dichiarano sufficientemente soddisfatti dell’esito finale del processo: “era la migliore conclusione possibile per evitare il rischio della prescrizione che, di fatto, avrebbe vanificato tutto l’iter processuale.”

    Tecnicamente si tratta di un «concordato in Appello», una sorta di patteggiamento proposto dalla difesa e accettato dalla Procura Generale. La riduzione della pena a tre anni era l’unica possibilità per evitare il carcere e quindi l’unica richiesta da parte della difesa per chiudere definitivamente questo processo.

    Rimane ora aperta e da ridefinire la parte ecclesiastica: un prete che ha commesso un reato, per il quale è stato condannato, viene posto ai domiciliari ma non vi è traccia di un percorso di cura affinché comprenda la portata di ciò che ha fatto. L’ammissione di colpa, sancita dal patteggiamento e dal risarcimento dato in via extra-giudiziale, non ha finora dato seguito a nessuna richiesta di perdono alla vittima, alla sua famiglia e alla stessa Parrocchia in cui operava all’epoca dei fatti.

    Può continuare a fare il prete?

    E chi non ha avviato nessuna Indagine Previa, appena venuto a conoscenza dei fatti, (e ha invece deciso di spostare subito il prete mettendolo ancora a contatto con i minori), può continuare a fare il Vescovo?

    Queste domande dovranno trovare una risposta esaustiva.
    Intanto oggi, con questa sentenza, è terminato un lungo e doloroso processo.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Don Mauro Galli patteggia

    Don Mauro Galli patteggia

    Si è svolta questa mattina l’udienza, dopo che la Cassazione ha rimandato il riesame in Appello, per il caso di don Mauro Galli, il prete che alla vigilia di natale con un sotterfugio, adescò manipolando i genitori, Alessandro Battaglia.

    Stamani, davanti ai giudici della seconda sezione penale d’appello di Milano, la Procura generale, col sostituto pg Celestina Gravina, e la difesa di Galli, con l’avvocato Mario Zanchetti, hanno depositato una proposta di concordato in appello, tecnicamente il patteggiamento di secondo grado.

    Don Mauro Galli, ricordiamo, fu assolto dal tribunale della chiesa lombarda.

    Si attende, per settembre, la sentenza.

    Zanardi

  • Tutti gli uomini di Papa Francesco… e quelle nomine poco in linea con la tolleranza ZERO

    Tutti gli uomini di Papa Francesco… e quelle nomine poco in linea con la tolleranza ZERO

    Nel suo pontificato “particolarmente dedito” a combattere la pedofilia nel clero cattolico di certo Papa Francesco ha spesso fatto scelte poco lungimiranti che poi si sono rivelate azzardate, come quella di nominare il Cardinale Pell al dicastero delle finanze. Questo non tanto per come sarebbe potuta finire o meno la già nota inchiesta per abusi che lo vedeva accusato, ma proprio per l’accusa in sé, in contrapposizione con le campagne garantiste di tolleranza zero di cui Francesco si è fatto promoter.

    La nomina forse poco opportuna del vescovo di Milano Mario Delpini, accusato di aver insabbiato il caso di don Mauro Galli …e via dicendo, i casi sono diversi.

    Molto curiosa la recente nomina di Matteo Zuppi, già Presidente CEI, impegnato nei dialoghi di pace in Ucraina e da pochi giorni anche Giudice della corte di cassazione vaticana. Un uomo che dal lato delle vittime di certo non ha ottenuto molta simpatia con le sue chiusure e il fallimento del report CEI. Tuttavia avrà altre qualità se Bergoglio in pochi mesi lo ha piu volte nominato.

    Ancora in via di “festeggiamenti” invece, la nomina di Monsignor Michele di Tolve, nuovo Vescovo Ausiliare di Roma. Sul sito del Vaticano viene ricordato nel suo incontro con Papa Francesco.

    Ex rettore del Seminario e parroco di Rho. Collaboratore di Paolo Bovi, educatore e frequentatore dell’oratorio già al tempo in cui don Michele di Tolve era vice parroco della Parrocchia di Cassina de’ Pecchi.

    Fu sempre Di Tolve, rettore del seminario di Venegono a fare sacerdote don Emanuele Tempesta (oggi indagato), malgrado la contrarietà dell’ex rettore, Luigi Panighetti. Tempesta non fu l’unico sacerdote consacrato da Di Tolve che poi risultò “immaturo”.

    Grandi innovazioni quelle di Bergoglio, dicono in continuazione i media, di cui però l’unica contenta mentre le vittime si lamentano è al momento la chiesa, che a tredici anni dall’inizio dello scandalo europeo, unica quella italiana ad oggi, a non aver ancora indennizzato o assistito una sola vittima – tranne quando costretta dai tribunali italiani. Quello che è peggio è essere stata anche incapace almeno di un risarcimento umano.

    Ma a quanto pare non gli intessa…


    …Ora siamo preoccupati che i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, che stanno arbitrando su tali denunce a danno dei sopravvissuti, siano essi stessi accusati di gravissime violazioni sessuali contro i bambini e della tortura psicologica di quei bambini.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/06/08/nuova-zelanda-seconda-lettera-aperta-a-papa-francesco/

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  • Hans Zollner lascia a Commissione Pontificia. La sua dichiarazione in favore della lotta contro gli abusi lo scorso 23 a Milano

    Hans Zollner lascia a Commissione Pontificia. La sua dichiarazione in favore della lotta contro gli abusi lo scorso 23 a Milano

    Una Commissione Pontificia travagliata sin dalla nascita e che vide dimettersi prima la vittima inglese Peter Sounders, poi quella irlandese Marie Collins. Entrambe accusarono le reticenze e le pressioni interne alla chiesa che nei fatti impedivano alla Commissione di essere realmente utile, ma meramente di facciata.

    Hans Zollner è stato indubbiamente un ottimo ed onesto interlocutore che ha dimostrato di aver a cuore questa battaglia. Fu proprio Zollner ad ammettere pubblicamente che il dato di pedofili nel clero non era del 2%, – come sostenevano le fonti interne al Vaticano e lo stesso Papa Francesco – ma andava dal 4 al 6%, molto piu in linea con quanto da anni dichiaravano commissioni d’inchiesta e associazioni di vittime in tutto il mondo.

    Lo scorso 23, in occasione della conferenza di presentazione a Milano dell’iniziativa europea di Justice Initiative, aveva in un video messaggio confermato il suo impegno alla lotta, non solo all’interno della chiesa, ma in tutte le diverse circostanze.

    Il tutto accade l’indomani della pubblicazione del nuovo Motu proprio con una lettera che fa riflettere. Sicuramente ci mancherà malgrado le distanze, la sua onestà come interlocutore tra le vittime e l’istituzione ecclesiastica.

    “Da parte sua, in una dichiarazione personale, Hans Zollner S.I. ha dichiarato che la sua partenza è dovuta a questioni interne al funzionamento della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Tra le ragioni che gli hanno “impedito di continuare”, Zollner indica le questioni relative alle “aree di responsabilità, conformità, responsabilità e trasparenza” che, a suo avviso, non sono state adeguatamente sviluppate nella Commissione. Fa inoltre riferimento a questioni come la mancanza di comunicazione e di trasparenza in alcune decisioni della Commissione e la mancanza di chiarezza tra le competenze della Commissione e quelle del Dicastero per la Dottrina della Fede.“ FONTE

    Qui la lettera integrale e il commento di padre Hans Zollner

  • SHAME- EUROPEAN STORIES- L’ESPOSIZIONE – MILANO 23 marzo 8 aprile

    SHAME- EUROPEAN STORIES- L’ESPOSIZIONE – MILANO 23 marzo 8 aprile

    L’orrore e la vergogna non conoscono confini. Dalla Romania alla Francia, dall’estremo nord della Scandinavia all’Italia, passando per Spagna, Svizzera, Belgio, Austria e molti altri paesi. Realtà diverse, altri abusi, altri autori, ma sempre le stesse vittime: i bambini.

    Adozioni forzate, abusi sessuali in collegi e scuole, bambini allontanati con la forza dalle loro famiglie, vittime del traffico di esseri umani, bambini sottoposti a esperimenti sociali e bambini maltrattati in famiglia. Questo viaggio cerca di delineare un fenomeno che emerge dalle ombre del passato per evitare che questi crimini cadano nell’oblio e che le vittime vengano dimenticate senza che sia fatta giustizia.

    Decine di ritratti fotografici in bianco e nero denunciano la vergogna: la vergogna che pervade e intossica le vite di chi ha subito violenza; la vergogna che dovrebbe provare chi ha calpestato queste giovani vite e ne ha abusato senza ritegno; la vergogna di noi spettatori per la nostra impotenza di fronte a un fenomeno fuori dalla nostra portata; e, infine, la vergogna di una realtà europea che vorrebbe essere moderna e sociale ma che non riesce a gestire in modo completo una situazione drammatica.

    Questa è solo la punta dell’iceberg, uno scorcio di una realtà immensa, sommersa e difficile da quantificare che permea il tessuto sociale europeo e rende la vita di migliaia di persone difficile, se non impossibile. Uomini e donne che sono stati spezzati durante l’infanzia, quello che dovrebbe essere il periodo più sereno e spensierato della loro vita, e che meritano riconoscimento, scuse e giustizia. Riconoscimento, scuse pubbliche e giustizia sono tra gli obiettivi principali di Justice lnitiative.

    Questo progetto riporta le vittime al centro dell’attenzione e mira a un’azione congiunta a livello europeo affinché i singoli Stati e governi prendano in mano la questione e presentino soluzioni concrete e fattibili che permettano a migliaia di cittadini di superare un passato drammatico e traumatico.