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  • Le bufale tanto al chilo di Giorgia Meloni

    Le bufale tanto al chilo di Giorgia Meloni

    La Rete L’ABUSO non si è mai occupata di politica, tuttavia, quando si parla di abusi, la competenza in materia non ci manca: possiamo affermare che la dichiarazione di Giorgia Meloni è falsa.

    Premesso che in Italia sono ben pochi i pedofili e gli stupratori che sono nelle carceri e quindi ci chiediamo per prima cosa a chi o a cosa la premier si riferisca, vogliamo, tanto per non abbassarci a certi livelli di propaganda, spiegare, Giorgia a parte, il reale problema italiano e magari offrire qualche spunto su cosa andrebbe realmente cambiato.

    Va anche detto che la colpa non è certo dei magistrati che in questa campagna referendaria distorta vengono indicati come il “problema”, ma che non lo sono.

    Va sottolineato che in tutti i contesti d’accusa che vedono la magistratura “colpevole” del malfunzionamento della giustizia, autonomia a parte, i magistrati applicano le leggi che fa la politica. Politica che negli anni non solo ha letteralmente stuprato la Costituzione della Repubblica, ma ha riformato la giustizia e fatto leggi a dir poco indecenti, che purtroppo poi i magistrati sono costretti ad applicare.

    Restando nel tema della pedofilia e dello stupro, l’Italia, ovvero il Legislatore, dietro al Parlamento, hanno volutamente creato situazioni drammatiche, introducendo e ratificando con estrema tristezza persino Convenzioni internazionali come la Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa nel 2007 ed entrata in vigore nel 2010 (ratificata dall’Italia con la Legge 172/2012), che è il primo trattato internazionale che criminalizza tutte le forme di abuso e sfruttamento sessuale dei minori. Obbliga gli Stati a prevenire i reati, proteggere le vittime e perseguire i responsabili, coprendo anche adescamento (grooming) e pedopornografia. Tale Convenzione in tutta Europa è stata un formidabile strumento di prevenzione, lasciando solo in Italia vuoti che fanno davvero riflettere: persino un bambino capirebbe l’assurdità dell’applicazione italiana.

    Tra gli strumenti preventivi che la Convenzione ha introdotto c’è per esempio il famoso certificato anti-pedofilia, uno strumento che prevede che coloro che hanno avuto condanne per crimini sessuali nei confronti di minori non possano lavorare a contatto con minori.

    E fino a qui la cosa è talmente ovvia che non serve avere un dottorato in legge per comprenderla, ma è ben più complesso, nell’assurdità dell’applicazione italiana, comprendere il perché il legislatore abbia, solo nel nostro Paese, sollevato dall’esibizione di tale certificato tutto l’ambiente del volontariato, i lavoratori autonomi come baby sitter ecc.

    Anche un bambino capirebbe che una simile applicazione è praticamente inutile, in quanto non ferma il problema, ma fa sì che i pedofili, trovando le porte chiuse nei vari ambienti come scuole ecc. spostino banalmente il loro terreno di caccia nel volontariato, dove il certificato non è richiesto.

    E qui sì che sorgono i primi dubbi di fronte a questo inspiegabile vuoto e sorge il più che ragionevole dubbio che l’inspiegabile vuoto sia stato lasciato per favorire la chiesa, che guarda a caso rientra proprio nella categoria del volontariato.

    Il buonsenso fa anche capire che forse, allora, il fatto che il problema dei preti pedofili che in tutta Europa – tranne in Italia – è stato da anni affrontato facendo grandi passi avanti, con condanne e risarcimenti per le vittime, in Italia sia ancora impunito ed indiscusso.

    Di certo la colpa non si può attribuire ai magistrati che di fatto sono costretti ad applicare una legge tanto ignorante, fatta dalla politica. Legge che Giorgia Meloni potrebbe modificare, come più volte ha chiesto proprio all’Italia anche il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite.

    Sempre le Nazioni Unite chiedono all’Italia – che dal 2019 neppure risponde – di introdurre l’obbligo di denuncia per tutti i cittadini.

    Se qualcuno si chiede il perché, anche in questo caso la risposta è di una banalità estrema: se il certificato impedisce al pregiudicato per crimini sessuali a danno di minori di non tornare a contatto con loro, viene da sè che per poter essere pregiudicati, serva prima un accertamento dei fatti, poi tramite un processo si arriverà alla condanna.

    È evidente che se la denuncia di un sospetto viene omessa grazie a un vuoto legislativo ad hoc, salta l’intero sistema preventivo che il certificato dovrebbe garantire.

    Lo capisce pure un bambino, ma non lo capisce la Premier Meloni, o forse non vuole capirlo, incolpando i magistrati.

    Ecco la bufala da un tanto al chilo di Giorgia.

  • L’accusa di don Paolo Contini, vittima di abusi in seminario

    L’accusa di don Paolo Contini, vittima di abusi in seminario

    Mentre il Tribunale ecclesiastico regionale sardo si presta a giudicare un sacerdote sessantenne per abusi su minore commessi alla fine degli anni ’80 a danno di un seminarista, “l’imputato” viene trasferito in Trentino – ospitato per un soggiorno per “motivi di salute”. Parliamo di crimini prescritti, non più punibili dalla magistratura penale italiana.

    Il sacerdote era stato interdetto dal celebrare la messa in pubblico ed amministrare sacramenti ma, nonostante il divieto, ha esercitato regolarmente il proprio ministero, anche a contatto con minori. Di tutto questo diocesi sarda è consapevole ma nessuno ha avvertito i fedeli dei crimini per cui è a giudizio.

    Don Paolo Contini ha vissuto l’orrore degli abusi sessuali in gioventù, per questo motivo che sente il dovere di dar voce a ciò che sta accadendo.

    Siamo al fianco di don Contini per la verità, per la giustizia e per la prevenzione concreta, non mediatica. Valerio Manca

  • “Giada Vitale suicida”; Scherzo di pessimo gusto o violenza gratuita?

    “Giada Vitale suicida”; Scherzo di pessimo gusto o violenza gratuita?

    Ovviamente e per fortuna Giada Vitale è viva e vegeta e prende sul ridere quanto accaduto in quello che difficilmente si riesce ad interpretare come uno “scherzo” di pessimo gusto anzi, forse suona più come una minaccia.

    Una violenza gratuita in quanto chi ha architettato questa fake news descrive la vicenda di Giada e degli abusi sessuali che ha subito in infanzia da don Marino Genova. Particolari che vengono usati in questa macabra fake news addirittura per accreditare la notizia del suo suicidio.

    Suicidio che tristemente tutte le vittime di questi crimini tentano ameno una volta nella vita e, qualche volta ci riescono. Cosa che rende ancora più atroce l’accaduto.

    La presunta “salma” che abbiamo personalmente sentito al telefono conferma di stare bene e commenta quanto accaduto;

    “ANNUNTIO VOBIS

    che la sig.ra Giada Vitale di anni 30 è viva, e per sua fortuna gode di ottima salute ed è sempre pronta a combattere per il riconoscimento dei suoi diritti. Ella intende smentire categoricamente la sua prematura scomparsa sollevando dal sommo dispiacere chiunque ne fosse stato colpito. Aggiunge, inoltre, per coloro che si sono così tanto prodigati alla diffusione di questo video contenente queste assurdità, di cercare di dare un senso alla propria vita.

    Amen”.

    L’Associazione, noi tutti ci stringiamo intorno a Giada.

  • Quiliano accoglie la terza istallazione della “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili”

    Quiliano accoglie la terza istallazione della “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili”

    È la terza città italiana dopo Savona e Enna, ad accogliere la “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili” lanciata in Italia dalla Rete L’ABUSO, ECA Global e Italy Church Too, che sarà inaugurata sabato 16 alle ore 10 in Piazza Costituzione a Quiliano.

    Un’iniziativa di sensibilizzazione che tra le prossime istallazioni prevede quelle di Spotorno, Finale Ligure, Roma, Cagliari e Rimini.

    Il Comune di Quiliano ha accolto con grande piacere la proposta alla quale, tra i promotori, aveva aderito da subito la Polisportiva di Quiliano e il suo Presidente Aureliano Pastorelli.

    Una panchina che come ricorda il portavoce della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi

    “Una panchina colorata di viola non salva i bambini e non cura chi è stato abusato.

    Deve servire da simbolo agli adulti, alla società civile, a chi può o deve tutelare minori o persone vulnerabili, a non chiudere gli occhi, a non voltarsi dall’altra parte, ma ad intervenire.

    In questo purtroppo siamo ancora molto indietro in Italia, abbiamo ancora difficoltà; perché ci fa paura; perché ci imbarazza; perché non lo riteniamo un non nostro problema intervenire nei casi di violenza, troppo spesso dimenticando che siamo noi gli occhi e gli orecchi di chi è in difficoltà oltre che della giustizia. Siamo noi che dobbiamo civilmente tutelarci, partendo dai nostri figli, dai nostri nipoti, dai nostri cari facendo prevenzione, denunciando.

    Non possiamo pretendere che siano le vittime a farlo perché in quanto tali non ne hanno le risorse, spesso non ne hanno la forza ed è per questo che siamo noi a dover intervenire. Perché chi è fragile o non in grado di potersi tutelare da sé, possa contare sugli altri e su una concreta e civile società, e non restando solo.”

    Un’iniziativa alla quale sia la Giunta del Comune di Quiliano, sia la Polisportiva di Quiliano aderiscono aggiungendo la targa di patrocinio all’iniziativa.

  • Abusi sessuali nel clero italiano | A settembre arriva il censimento di migliaia di sopravvissuti

    Abusi sessuali nel clero italiano | A settembre arriva il censimento di migliaia di sopravvissuti

    Una nuova iniziativa in linea con la continuità di informazione e monitoraggio sul territorio che da anni l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO mantiene in Italia. Da 15 anni siamo l’unica fonte di informazione nel paese che si occupa di monitorare e censire dati, come il database dei sacerdoti accusati, di quelli condannati, delle Diocesi non sicure e via dicendo.

    L’iniziativa ha lo scopo di censire, quantificare, informare e dare consapevolezza, questa volta, sull’entità dei sopravvissuti prodotti in Italia dal clero cattolico, in un arco temporale di circa 25 anni.

    Parliamo di migliaia di persone cancellate dalla memoria collettiva della società le cui violenze e storie stanno riemergendo dall’analisi di atti giudiziari, denunce, vecchi articoli di cronaca e così via, che da circa un mese stiamo censendo ininterrottamente e che contiamo di presentare pubblicamente, il prossimo settembre.

    Un lavoro certosino in quanto non abbiamo solo contato le vittime ma ne abbiamo catalogato anche il sesso, l’età, la zona geografica nonché l’eventuale impunità da parte dei due tribunali, quello italiano e quello canonico. Dato quest’ultimo che permetterà un’ulteriore valutazione sulla Giustizia resa a chi è stato vittima, quindi l’effettiva efficacia o fallimento delle leggi attuali, sia dello Stato, sia della Chiesa.

     

    Ma c’è di più!

    Il censimento infatti, oltre ai sacerdoti, sarà allargato anche ai laici, catechisti, insegnanti di religione e tutto quell’indotto che spesso, approfittando del ruolo di fiducia e del contatto con i minori, commette abusi.

    Ci saranno anche le suore e i sacerdoti abusati, ancora oggi un tabù difficile da scardinare ma che tuttavia, soprattutto ultimamente sta emergendo e crediamo che questo sia un modo per incoraggiarli ad unirsi a questa comune lotta. Una categoria le suore e i preti, mai censita da nessuno, soprattutto dalla chiesa e dai suoi stessi report, nei quali il dato è puntualmente omesso.

    Un lavoro di denuncia molto forte e rappresentativo del grave stato di inerzia che in Italia i cittadini subiscono, in particolare dallo Stato, l’unico in Europa da 15 anni a non aver intrapreso nessuna iniziativa di contrasto in materia, lasciando in tutta l’umiliazione delle stesse Istituzioni (deferite dall’Associazione all’ONU che già nel 2019 ne esprime la forte preoccupazione e raccomanda all’Italia solleciti interventi), spazio di gestire la cosa a chi in realtà, dovrebbe essere investigato, come accade nelle altre nazioni, per i crimini commessi dal personale ecclesiastico, che spesso ha persino coperto.

    Sarà un lavoro intenso, ma le poche centinaia di casi al momento analizzati hanno restituito già migliaia di vittime sopravvissute che neppure noi, che da 15 anni in Italia censiamo il fenomeno, mai ci saremmo aspettati di ottenere.

    Saranno inseriti separatamente anche i dati forniti dagli unici report ufficiali CEI.

    La scelta di separarli dal nostro censimento è dovuta alla fumosità degli stessi, privi di collocazione geografica, indagini su eventuali altre vittime oltre al singolo denunciante e tanti altri dettagli come eventuali processi canonici, sanzioni e attuale collocazione, che CEI ha omesso puntualmente dai suoi report, rendendoli incompleti ed incompatibili con il dettaglio minimo che abbiamo stabilito come parametro nei nostri.

    Se pure i dati siano già online in quanto dobbiamo censirli e inserirli uno a uno e, data la complessità del sistema che li restituirà in tempo reale, abbiamo preferito poterlo testare.

    Al momento la sezione di questo portale che abbiamo chiamato “Le nostre storie” resta comunque oscurata al pubblico fino alla presentazione di settembre, data ancora da destinarsi.

    L’Osservatorio Permanente

  • Come e chi alimenta la pedofilia in Italia?

    Come e chi alimenta la pedofilia in Italia?

    Premetto che questa analisi su, ciò che ritengo in una società civile una imbarazzante miseria di valori, è frutto di quasi venti anni di esperienza nella specifica materia, prima come vittima inconsapevole, poi come osservatore e poi ancora come fondatore di una Rete di sopravvissuti che, da oramai 15 anni, assiste in particolare le vittime abusate sessualmente dal clero. Una categoria particolarmente discriminata in Italia in quanto gli stessi abusanti hanno un ruolo ancora oggi di fiducia e di potere che spesso, come vedremo, non è di poca influenza. Come potrete rendervi conto nell’articolo, la categoria del clero pedofilo in Italia è così privilegiata da discriminare paradossalmente i pedofili laici, i quali non godono di una organizzazione e di una società timorata che li tutela.

    Una leva tale da mettere spesso in difficoltà persino gli inquirenti che raramente sollevano questioni verso le gerarchie che favoreggiano. Raro quanto accaduto nel caso di Tivoli, dove la Procura ha avuto il doveroso coraggio di indagare a 360° riscontrando e annotando che “il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso”.

    Il solo fatto che in Italia, a differenza degli altri paesi, esista da decenni una sola associazione che si occupa di vittime del clero dovrebbe far riflettere di suo.

    Diciamo tranquillamente che mentre negli altri paesi si ha coscienza che lo stupro di un minore o di una persona vulnerabile è il problema sociale, in Italia il problema sociale si sposta sulla società stessa che, malgrado oggi sia consapevole del problema, continua a snobbarlo quasi si sentisse “immune”. Questo fa comprendere quanto il problema in Italia sia radicato e parta davvero dal basso.

    Una riflessione maturata in occasione dell’iniziativa di sensibilizzazione sociale lanciata dalla Rete L’ABUSO, la PANCHINA tematica VIOLA contro l’abuso di minori e persone vulnerabili…

    Un’iniziativa allargata come deve essere alla pedofilia in generale alla quale volevamo aggregarci dando per scontato esistesse già, accorgendoci però che in Italia non vi era un’iniziativa in questo senso. Trovammo panchine tematiche per tutto, persino per gli abbracci.

    Nessuna per questo genere di crimini.

    Cerchiamo di capire il perché di questa “anomalia” tutta italiana: non si può dire che il paese non sia sensibile ai problemi dei minori, se pur va anche qui notato che preferiamo sostenerli a distanza e, non che sia male, ma come vedremo più avanti, quasi a negare a noi stessi uno stato sociale. Di fronte agli abusi c’è spesso solo una indignazione, che lascia il tempo che trova.  Manca “l’amor proprio” e una coscienza civile e collettiva responsabile, quella che porta a una reazione, al contrasto, alla tutela e alla prevenzione.

    Esaminando i pochi dati statistici disponibili in Italia sul fenomeno, in particolare su minori, notiamo un’altra anomalia, ovvero si contano ogni anno statisticamente le vittime, ma anche in questo caso non c’è nessuna campagna di sensibilizzazione sociale, né azioni concrete di contrasto al fenomeno. Il primo e unico SPOT di sensibilizzazione che ricordo è quello della Polizia Postale, circoscritto alla pedofilia online. Risale però a 15 anni fa. (Giancarlo Giannini presenta il Centro Nazionale per il Contrasto alla pedo pornografia in Rete)

    Da quanto si rileva in Italia dalle scarne e spesso incomplete statistiche, le effettive denunce all’autorità giudiziaria sono nettamente inferiori confronto ai paesi dell’area UE, circa il 12 – 15 %. Anche qui emerge un altro dato interessante, provengono per la maggioranza dalla società civile e riguardano quasi unicamente contesti familiari.

    Particolarmente significative anche le cifre sulla pedopornografia online, dove però anche qui non si riscontrano indagini o arresti nei confronti dei pedofili, se non qualche sporadico blitz spesso nel contesto internazionale.

    Chiarito l’ambiente generale proviamo ora a spostarci in un contesto di aggregazione come potrebbe essere per esempio un piccolo “circolo sportivo”.

    Ebbene, da qui in avanti il dato praticamente svanisce.

    Non troviamo infatti nulla. Il numero di denunce cala tanto drasticamente da fare pensare che questi ambienti siano “immuni” al problema. Ma non è affatto così e c’è una spiegazione sia sociale che legislativa.

    Quella sociale è evidente e si aggiunge, come abbiamo detto prima, alla repellenza da parte della società civile ad affrontare per “amor proprio” concretamente il problema.

    Repellenza che, per fare un esempio, porta “nel buon nome” del piccolo circolo sportivo, ad evitare che la cosa diventi pubblica, cercando di risolvere internamente senza denunciare l’accaduto alle autorità. Il timore è il pericolo che i genitori non mandino più i figli. Notiamo quanto cambi già in questo caso la “priorità” che non è più tutelare il minore, ma l’ambiente in cui accade e coloro che lo frequentano.

    Sia dalla parte del circolo che da quella dei genitori, la reazione se ci pensate è totalmente illogica in quanto il genitore, contrariamente, dovrebbe sentirsi rassicurato se il circolo denuncia un eventuale caso di pedofilia. Per il circolo stesso dovrebbe essere un pregio di affidabilità. In Italia invece se non se ne parla, paradossalmente ci sentiamo più sicuri, malgrado la consapevolezza che i predatori siano ovunque.

    Ad aggravare ulteriormente il problema vi è la mancanza di educazione per minori e adolescenti su temi come pedofilia o sessualità. Per una strana morale sono addirittura gli stessi genitori a trovare scandaloso l’argomento, negando strumenti come la consapevolezza, che può concretamente far sì che il minore si renda conto dell’eventuale pericolo e possa riferirlo, tutelando l’intera comunità.

    L’ambiente descritto sopra ci aiuta a capire, oltre al problema, il cambiamento in negativo che avviene quando da un contesto familiare si passa a uno aggregativo. Va doverosamente sottolineato che nel contesto familiare il meccanismo è identico, difficilmente è un membro all’interno della famiglia a denunciare, ma chi è al di fuori, perché in questo caso non ne è coinvolto.

    Capirete quindi che dire che gli abusi avvengono in particolare nelle famiglie o online, è estremamente incorretto. Sono in realtà le denunce che venendo omesse, non risultano. Cosa parecchio differente direi!

    ENNA, il Papa, la CEI, il Vescovo e il prete

    Se pur sia un prodotto giornalistico e non affronti la pesante problematica legislativa del paese, il Podcast “La confessione” prodotto da Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn è un ottimo documento che per la prima volta descrive quello che in Italia abitualmente avviene non solo a Enna, ma ovunque ci sia un caso di pedofilia nel clero.

    Grazie agli audio originali delle intercettazioni prodotte dagli inquirenti durante l’indagine sul caso di don Giuseppe Rugolo, riesce a trasmettere allo spettatore direttamente dalla voce dei protagonisti, una incontestabile e grave situazione italiana. Un luogo comune noto praticamente dal 2010, che grazie alle affermazioni audio, toglie nell’ascoltatore qualunque possibile dubbio di errata o personale interpretazione da parte del narratore.

    Difficile comprende perché in Italia la soluzione al problema ruoti da sempre, a dir poco “ingenuamente”, sulla fiducia verso il Papa e le gerarchie vaticane, quasi fossero loro a fare leggi nel paese, senza rendersi invece conto che sono coloro verso i quali si dovrebbe intervenire. Direi un lapsus culturale di massa favorito dalla totale assenza delle istituzioni. Quasi una mania che non rinsavisce neppure a fronte di tante promesse puntualmente mancate e a quanto emerso negli altri paesi, dove i governi con commissioni di inchiesta hanno svelato gli insabbiamenti della chiesa e le cifre astronomiche delle vittime, rendendo giustizia e indennizzi ai sopravvissuti, creando sicurezza per i cittadini più piccoli.

    In Italia invece succede persino che il Papa intervenga inopportunamente sul caso di Enna, alla vigilia della requisitoria ed in favore del vescovo, a suo dire perseguitato. Non è chiaro da chi e quale sia la persecuzione.

    L’Italia è un po’ l’isola felice per il clero pedofilo straniero, in quanto i vuoti legislativi, le ingerenze e la totale assenza dello stato, che di fatto dal 2010 non proferisce parola in materia malgrado quanto sia accaduto nel resto d’Europa, fa sì che sia un luogo sicuro per chi “perseguitato” dalle leggi all’estero, possa trovare qui sia impunità che prede facili.

    Tuttavia non è la prima volta che Bergoglio interviene su un caso o lo favorisca, ricordiamo quello di Josep Wesolowski, accusato dello stupro di decine di minori dalle autorità della Repubblica Domenicana, dalla quale, con la scusa di processarlo in Vaticano (dove nessuno lo accusava), lo sottrasse agli inquirenti. 48 ore dopo Wesolowski girava libero per Roma in attesa di giudizio. Morirà all’improvviso.

    Stessa sorte per Carlo Capella, sottratto alle autorità statunitensi che lo accusavano di pedopornografia e portato in Vaticano, anche lui con la scusa di un processo che ci fu, con una condanna penale a cinque anni mai scontata. Viene infatti “pizzicato” dal Washington Post niente popò di meno che alla penitenzieria del Papa, dove vendeva indulgenze.

    I casi sono anche qui a decine e gli interventi del Papa evidenziano la doppia faccia della medaglia di una chiesa che da un lato grida tolleranza zero, dall’altro tollera al 100% i comportamenti maldestri di preti e vescovi. Una chiesa che ha creato sul solo territorio italiano ben 22 centri per assistere i preti pedofili. Nessuno per dare assistenza alle vittime, che oramai solo in Italia non ricevono neppure un indennizzo, tranne quando imposto dai tribunali italiani.

    Il podcast ci svela complessivamente quello che è il sottobosco nelle retrovie del clero, certo poco coerente con il Motu proprio. Quanto la “via italiana” vantata dal presidente della Conferenza Episcopale Matteo Zuppi, di fatto rimasta anch’essa immobile di fronte a quanto emerge pubblicamente nel podcast, nel quale è lo stesso vescovo Rosario Gisana d ammettere: di aver insabbiato il caso, che ci siano altri casi mai denunciati nella sua diocesi – a suo dire molto più gravi che quello di don Rugolo –,  del tentativo di comprare (con 25.000€ della Caritas e un accordo con il vincolo della riservatezza) il silenzio della vittima.

    Ma perché di fronte alle evidenze di Enna la chiesa italiana e lo stesso Papa non intervengono applicando il Motu proprio? Una norma tanto efficace a detta del Vaticano, che avrebbe dovuto scardinare la pedofilia nel clero, punire i pedofili e i vescovi insabbiatori. Invece una bolla di sapone, che devo dire ha raggiunto l’obbiettivo illudendo con false rassicurazioni i cattolici, in fondo gli unici interessati alla tutela dei figli, in quanto gli aderenti ad altre confessioni religiose o gli atei, non corrono questo rischio.

    E anche qui l’intera comunità cattolica tace genuflessa e fiduciosa, forse colta improvvisamente da un attacco di follia collettiva.

    A tutto ciò si aggiunge l’omertà della stessa comunità cattolica, gli attacchi verso chi ha denunciato, che anziché essere supportato e ringraziato dalla comunità per aver impedito che possano accadere altri abusi magari ai propri figli, si ritrova invece messo letteralmente alla gogna per aver “infangato” il buon nome di quella comunità, puntualmente ricca di una miseria morale e cristiana da far impallidire.

    Certo par brutto fare di tutta l’erba un fascio, ma purtroppo nel fascio, in questi casi i fili d’erba che restano fuori da questo meccanismo omertoso e autolesionista sono davvero pochi.

    È sufficiente fare una piccola ricerca su internet per scoprire che a fronte dei tanti proclami, di fatto in Italia non esiste negli anni un solo caso in cui le gerarchie, un vescovo, un sacerdote o un fedele abbiano mai denunciato.

    A farlo sono solo le vittime, tutte ovviamente cattoliche e anche qui sono pochissime, in quanto spesso intimidite. Vediamo nei fatti una comunità cattolica più simile ad una setta, sempre pronta a protestare e scendere in piazza per motivi ideologici, restia invece se si tratta di motivi come la salute psicofisica dei propri figli.

    Questo accade perché manca quell’amor proprio di cui parlavo prima, anche verso il Dio in cui credono. I cattolici italiani in realtà non credono in Dio, ma nello Stato Pontificio e accettano tutto, anche se contrario al loro stesso credo o per loro lesivo.

    Va detto che certamente la pedofilia è ovunque e i vuoti legislativi non favoriscono solo la chiesa ma la pedofilia in generale. La chiesa come abbiamo visto è un maggior problema perché non solo è frequentata quotidianamente da migliaia di minori, regalando molte più possibilità per un predatore di adescare, ma anche per il fatto che sistematicamente non denuncia. Questa per il predatore anche laico è una enorme sicurezza in quanto nella peggiore delle ipotesi verrà solo allontanato, non denunciato, ma mandato a stuprare bambini altrove.

    Il detto “dove c’è un pedofilo c’è una comunità che lo protegge” non è così sbagliato. Spetta a noi tutti rompere questo meccanismo, tenuto in vita unicamente dall’indifferenza e dall’omertà.

  • ZERO TOLLERANZA della Questura di Roma contro i bambini abusati dai preti

    ZERO TOLLERANZA della Questura di Roma contro i bambini abusati dai preti

    Oggi vi racconto una storia incredibile ma purtroppo vera.

    Durante il meeting dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero arrivati a Roma da tutto il mondo, dalla Germania è arrivato un carro rappresentante due croci che reggono una amaca nella quale dorme un cardinale e sulla quale una scritta dice “L’instancabile investigazione sugli abusi sessuali sui minori”.

    Ebbene, appena il carro è arrivato a Roma gli autisti sono stati arrestati e multati in zona Colosseo, il motivo scritto sul verbale, è che il carro impediva ai turisti la vista del monumento…

    Subito rilasciati in quanto non sussisteva alcun reato, gli autisti hanno portato il carro presso uno dei due Hotels che ospitano i sopravvissuti.

    La polizia lo ha seguito, non è noto il motivo, tuttavia da ieri notte quel carro che non è neppure stato sequestrato, è sorvegliato a vista dalla polizia che questa mattina, quando è stato portato nell’hotel più grosso per evitare l’inutile ingombro del parcheggio pubblico, è stato seguito da una volante, ora piazzata dietro il carro, dove resterà sicuramente tutto il giorno, la notte e domani.

    Un inutile spreco di forze di polizia non per prevenire un reato, ma per salvare la faccia al Papa, censurando le vittime che da anni inutilmente chiedono giustizia per i crimini subiti da bambini.

    Una vergogna tutta Made in Italy….

  • Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Premessa al REPORT SULLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

    Abbiamo escluso dal rapporto tutti i casi precedenti al 2010, una trentina.

    Non sono completi oltre che sporadici, in quanto antecedenti alla creazione della Rete e documentati indirettamente.

    332 casi a campione, un numero eccellente anche a livello statistico che ci ha costretti dopo lo spoglio a questa premessa sui “I DATI CHE ARRIVANO DALLE DIOCESI ITALIANE” attraverso i sopravvissuti.

    Al fine di non ripetere nel corso dell’esposizione questo dato, che sarà quindi sistematicamente sottointeso in quanto presente in tutti i 332 fascicoli in nostro possesso e esaminati;

    nel 100% dei casi la chiesa non ha reso giustizia neppure alla vittima;
    nel 100% dei casi è stata omessa la comunicazione da parte dell’autorità ecclesiastica alla Giustizia italiana;
    nel 100% dei casi i sopravvissuti non hanno ricevuto soccorso medico adeguato;
    nel 100% dei casi non è stato dato nessun indennizzo da parte della chiesa, tranne che in quei casi (circa l’8-10%) dove c’è stato l’interesse della chiesa ad un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza. Casi che non possono essere accolti come indennizzi, non solo per la cifra indignitosa rispetto al danno (in genere 25.000€), ma per la finalità stessa per la quale quella cifra viene elargita, ovvero vincolare la vittima al silenzio lasciando il sacerdote “anonimo” e libero di poter reiterare.

    Queste prime premesse che emergono sistematiche da tutte le 332 schede, in Italia trovano fondatezza anche sugli organi di informazione, particolarmente propensi nella penisola a queste notizie incensanti verso la chiesa.

    Ebbene, malgrado ciò nemmeno la cronaca italiana documenta un solo caso contrario ai dati in premessa.

    A breve la pubblicazione del dossier, nell’editoriale del TG NEWS della Rete L’ABUSO prima del sinodo.

    Qui il contro report delle vittime alla CEI, censurato da TG e media nazionali.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/10/02/il-report-delle-vittime-italiane-sulla-conferenza-episcopale-e-le-sue-omissioni-al-motu-proprio/

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  • MOTU PROPIO – Norme anti abusi estese anche ai laici, ma quanto sono efficaci ?

    MOTU PROPIO – Norme anti abusi estese anche ai laici, ma quanto sono efficaci ?

    Pochi giorni fa papa Francesco ha confermato le precedenti norme in materia di tutela di minori e persone vulnerabili, estendendole anche ai laici.

    Sicuramente utile, nel limite della norma naturalmente, che in quanto legge dello Stato del Vaticano ha unicamente applicazione in quello Stato, poi attraverso i concordati si estende anche alle sue gerarchie in terra straniera, ma nulla di piu.

    Resta il fatto importante, che disciplini internamente le proprie gerarchie, quelle che negli ultimi decenni si sono macchiate in tutto il mondo dei crimini più efferati a danno soprattutto di minori, insabbiando sistematicamente crimini, in sfregio alla vita e nel buon nome di un’istituzione irrispettosa dello stesso vangelo che predica.

    Quindi se pur non risolutiva per il problema mondiale e ancora colma di lacune ed incompatibilità con le leggi civili e le convenzioni internazionali, ma essendo destinata agli autori del problema stesso ed al suo indotto, la norma è certamente utile ed è discrezione della stessa chiesa la sua regolamentazione, che ricordiamo è basata sul Codice Canonico, mentre per noi è invece sulla Costituzione della Repubblica.

    Resta tuttavia, il problema di quale applicazione ne faranno poi concretamente le conferenze episcopali nei vari paesi, come sappiamo e vediamo, differenti nell’applicazione.

    Per quanto riguarda quella italiana ne vediamo la quasi totale disapplicazione, anche solo nella realizzazione dei c.d. sportelli diocesani, che a quattro anni dall’apertura non sono presenti ancora in molte diocesi italiane, circa il 25%, mentre nel 75% dei casi dove invece sono attivi, si limitano alla raccolta delle denunce e dei dati su vittime e abusanti (che va ricordato resteranno unicamente interni, senza alcuna trasmissione all’autorità giudiziaria).

    Mentre l’unico servizio (che va detto essere insufficiente) erogato alle vittime, è attivo secondo il report CEI, solo nel 12% degli sportelli di raccolta dati.

    Restando alle gerarchie italiane, è dovere della chiesa, della sua conferenza episcopale applicare il motu proprio del papa, anche sulle stesse gerarchie ma, purtroppo anche qui vediamo che questo non sta ancora avvenendo e le infrazioni delle stesse gerarchie, rimanere ancora impunite dalla chiesa italiana quanto quelle dei suoi preti pedofili.

    Nella nuova release il motu proprio è esteso anche ai laici, se pur come detto in precedenza utile internamente, anche per cui, pur essendo laici manca la denuncia alle autorità civili con le stesse insufficienze presenti per i preti.

    In questo caso si aggiunge a seguito della mancanza di autorità della chiesa su un civile la complicazione non da poco e la domanda che ne consegue è semplice, come sarà gestita la cosa?

    Al massimo con la scomunica, poi probabilmente come consuetudine, in virtù del buon nome della chiesa l’allontanamento nel silenzio, spostando puntualmente a danno dei minori, il problema per l’istituzione.

  • SHAME- EUROPEAN STORIES- L’ESPOSIZIONE – MILANO 23 marzo 8 aprile

    SHAME- EUROPEAN STORIES- L’ESPOSIZIONE – MILANO 23 marzo 8 aprile

    L’orrore e la vergogna non conoscono confini. Dalla Romania alla Francia, dall’estremo nord della Scandinavia all’Italia, passando per Spagna, Svizzera, Belgio, Austria e molti altri paesi. Realtà diverse, altri abusi, altri autori, ma sempre le stesse vittime: i bambini.

    Adozioni forzate, abusi sessuali in collegi e scuole, bambini allontanati con la forza dalle loro famiglie, vittime del traffico di esseri umani, bambini sottoposti a esperimenti sociali e bambini maltrattati in famiglia. Questo viaggio cerca di delineare un fenomeno che emerge dalle ombre del passato per evitare che questi crimini cadano nell’oblio e che le vittime vengano dimenticate senza che sia fatta giustizia.

    Decine di ritratti fotografici in bianco e nero denunciano la vergogna: la vergogna che pervade e intossica le vite di chi ha subito violenza; la vergogna che dovrebbe provare chi ha calpestato queste giovani vite e ne ha abusato senza ritegno; la vergogna di noi spettatori per la nostra impotenza di fronte a un fenomeno fuori dalla nostra portata; e, infine, la vergogna di una realtà europea che vorrebbe essere moderna e sociale ma che non riesce a gestire in modo completo una situazione drammatica.

    Questa è solo la punta dell’iceberg, uno scorcio di una realtà immensa, sommersa e difficile da quantificare che permea il tessuto sociale europeo e rende la vita di migliaia di persone difficile, se non impossibile. Uomini e donne che sono stati spezzati durante l’infanzia, quello che dovrebbe essere il periodo più sereno e spensierato della loro vita, e che meritano riconoscimento, scuse e giustizia. Riconoscimento, scuse pubbliche e giustizia sono tra gli obiettivi principali di Justice lnitiative.

    Questo progetto riporta le vittime al centro dell’attenzione e mira a un’azione congiunta a livello europeo affinché i singoli Stati e governi prendano in mano la questione e presentino soluzioni concrete e fattibili che permettano a migliaia di cittadini di superare un passato drammatico e traumatico.