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  • ENNA: gli auguri pasquali con la foto del prete indagato per violenza sessuale aggravata e trasferito a Ferrara

    ENNA: gli auguri pasquali con la foto del prete indagato per violenza sessuale aggravata e trasferito a Ferrara

    Il prete è sempre lo stesso, quello di Enna, della parrocchia del Duomo prima e di San Cataldo poi , accusato di violenza sessuale aggravata.

    E i ragazzi sono sempre gli stessi, quelli dell’associazione che Don Giuseppe Rugolo, 40 anni quest’anno, aveva creato prima di essere spostato a Ferrara, dopo la denuncia alla Diocesi di Piazza Armerina, di un giovane, minorenne all’epoca dei fatti.

    Ma ad accusare Don Rugolo ci sarebbero anche  altri ragazzi, che avrebbero confermato date e circostanze alla Polizia.

    Quelli della foto, invece, sono gli stessi che abbiamo pubblicato qualche mese fa, quando abbiamo dato notizia dell’ennesima violenza che un uomo di chiesa avrebbe fatto ai danni di un minore. E’ apparsa ieri su Facebook. Un modo davvero stravagante, dal sapore macabro, per augurare buona Pasqua.

    A sinistra il grande parroco, Don Giuseppe Rugolo, Peppe, così lo chiamano i fedelissimi, amico dei giovani che, il vescovo di Piazza Armerina, Mons Rosario Gisana, decide di non trasferire per sempre al nord dopo avere visitato la sua parrocchia.

    Gisana, che ha anche offerto 25 mila euro della Caritas ai genitori del giovane nel tentativo di evitare uno scandalo, sa già che il tribunale ecclesiastico di Palermo ha concluso che la violenza sul giovane c’è stata, seppure quando Rugolo era seminarista ma il ragazzo, comunque, minorenne.

    Ma ritratta la promessa fatta ai genitori del giovane, che era quella di spostare definitivamente Rugolo in un’altra parrocchia del Nord Italia. Non può Gisana, non ce la fa. Rugolo, che nella sua vita avrebbe potuto fare lo show man, il regista, l’attore il cantante e persino il saltimbanco, è un catalizzatore di giovani.

    La Chiesa di Enna, per Gisana, non può perdere Rugolo. Così si inventano una fantomatica malattia e Rugolo viene mandato a Ferrara, dove vive la sorella.

    Nonostante, si apprende dopo, il vescovo Gisana abbia informato la Diocesi estiense del problemuccio del parroco di Enna, il vescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, gli affida un gruppo di giovani.

    La Rete l’Abuso ha denunciato il vescovo Gisana, il vescovo di Ferrara e un monsignore di Enna, che avrebbe taciuto dopo essere venuto a conoscenza delle violenze.

    Ma andiamo alla foto augurale.

    Don Rugolo a sinistra e a destra Monsignor Petralia, per 50 anni a capo del Duomo di Enna, morto lo scorso anno.

    Colui che di fatto ha consegnato le chiavi della chiesa Madre al giovane Rugolo e che, con ogni probabilità, si è portato nella tomba, non pochi segreti. E sullo sfondo i ragazzi, nella stessa foto che ritrae un parroco accusato di violenza sessuale aggravata.

    Quando abbiamo pubblicato la foto con i ragazzi, molti dei quali sono gli stessi ritratti in questa foto, c’è stata una levata di scudi. Decine di lettere , mail e interlocuzioni con gli avvocati delle famiglie indignate che i loro figli fossero accomunati ad un prete che è sotto inchiesta. Le stesse famiglie, padri e madri, che ora hanno condiviso su Facebook l’augurio di Buona Pasqua con l’immagine di Padre Rugolo, gli stessi genitori che hanno aderito ad un fantomatico Comitato fondato da qualche “Pia” donna in solidarietà del povero Don Giuseppe.

    Quel parroco, con il quale tutti in città hanno avuto commistioni.

    Dagli amministratori, agli ambienti sportivi, dai club service, alle associazioni di donazione del sangue, dai musicisti alle bigotte che frequentano la chiesa solo per avere garantita la Vita Eterna.

    L’inchiesta della Procura di Enna è affidata alla Squadra Mobile che avrà il compito, lo scriviamo in maniera retorica, di scardinare l’assunto, come si sono subito affrettati a dichiarare a Ferrara , Polizia e avvocati dell’indagato, che dentro i supporti informatici del parroco, telefoni e computer, sequestrati nel seminario della città degli estensi, non ci fosse niente.

    In realtà sarebbero oltre 300 mila i file analizzati dalla Polizia di Enna, migliaia di fotografie, molte delle quali non proprio dentro i canoni, non solo della Santa Romana Chiesa ma neppure della più spicciola morale. E poi i siti e le app, alcune dedicate ad incontri con escort gay. Ce n’è per tutti i gusti.

    E aldilà dei rilievi penali che questi documenti potranno assumere, ci sono i risvolti etici e morali. C’è che i genitori avrebbero affidato ad un uomo di Chiesa, a quello che reputavano un maestro, un educatore, i propri figli. E c’è che, se tanti ragazzi hanno confermato le violenze, ancora tanti tacciono.

    Perché Enna è piccola e meglio avere un figlio abusato, che porta la croce, piuttosto che un figlio palesemente violentato e, ancora peggio, gay.

    Zanardi

  • Le vittime di don Pietro Pinetto “Ora sono sereno sapendo che lui non c’è più”

    Le vittime di don Pietro Pinetto “Ora sono sereno sapendo che lui non c’è più”

    Nel seminario vescovile di Savona erano anni in cui più di un seminarista fuggì senza voler dare spiegazione. Chi lamentava molestie sessuali, chi si diceva terrorizzato dai così detti “occhi di Achille”.

    Chi uscito di lì iniziò una vita fortemente disturbata come A. N. o un altro che scappò per recarsi in vaticano, voleva parlare col papa. Si suicidò a Roma la notte stessa buttandosi dal sesto piano dell’ostello in cui si fermò a dormire , un altro si buttò dal balcone di casa.

    Non ci fu mai un processo per quei fatti, ci fu però un’indagine condotta dalla procura di Savona con tre ex seminaristi che accusavano Pinetto, poi archiviata per prescrizione, che ravvisava – anche se oramai improcedibili – che quei fatti erano accaduti.

    Lo stesso Vaticano sanzionò don Pietro Pinetto, che oggi viene quasi beatificato dai media che non si ricordano nemmeno più di quello che hanno scritto durante le indagini.

    Non ricordano nemmeno che il prete querelò le vittime e la Rete L’ABUSO e alcuni giornalisti calunniandoli…
    Appresa la notizia e indignate dalla censura stampa che falsamente ignora i fatti e vende fake, commentano…

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/03/27/svona-e-morto-don-pietro-pinetto-accusato-di-abusi-sessuali-e-salvato-dalla-prescrizione/

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  • ABUSI SUI CHIERICHETTI DEL PAPA – Il via al processo italiano promosso dalla Rete L’ABUSO.

    ABUSI SUI CHIERICHETTI DEL PAPA – Il via al processo italiano promosso dalla Rete L’ABUSO.

    Ad anticipare la notizia è l’agenzia ANSA che annuncia l’esistenza di un processo italiano – oltre a quello mediatico Vaticano – sui presunti abusi commessi da don Gabriele Martinelli, un cittadino italiano che avrebbe commesso reati sessuali prima di essere nominato sacerdote, in forma equiparabile al “turismo sessuale”, in uno Stato estero, in questo caso non i classici c. d. paesi del terzo mondo, ma in Vaticano, all’interno di quella che per i cattolici è il cuore della cristianità, la Santa sede.

    Il procedimento italiano parallelo promosso dalla Rete L’ABUSO di cui è titolare per la Rete l’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma, è oggi in mano ai magistrati di Piazzale Clodio, che hanno indagato due anni, fuori dal clamore mediatico, parallelamente al Vaticano, anche sull’altra presunta vittima, che il Vaticano ha sentito come semplice testimone, Kamil Jarzembowski, compagno di stanza L.

    Da presidente della Rete L’ABUSO voglio mantenere per il momento doveroso riserbo sui particolari, posso dire da quanto appreso dai parziali fascicoli di indagine conclusi, prodotti dalla Procura di Roma che ha richiesto il rinvio a giudizio di più persone, atti noti per competenza all’associazione che presiedo e che raccontano, che le indagini vanno ben oltre quelle espletate dalla Santa Sede, coinvolgono parecchie più persone (anche esterne alla chiesa) che i soli Martinelli e Radice citati nel procedimento Vaticano, in quanto, l’indagine italiana tiene conto che Radice, divenuto un po’ il capro espiatorio della vicenda vaticana, in realtà riceveva ordini dai superiori (diocesi di Como a cui fa capo l’Opera don Folci), che alla luce anche del carteggio tra il nostro assistito e la stessa, si potrebbe al massimo sostenere in modo davvero poco credibile, “di non aver compreso la gravità dei fatti”.

    Si attende ora da parte della magistratura il proseguo, il rinvio a giudizio dei due principali imputati , Martinelli e mons. Radice, uno presunto attore e l’altro all’epoca dei fatti Rettore (giuridicamente responsabile del solo seminario), oltre coloro che risultano indagati dalla procura italiana che ne chiede il rinvio a giudizio e che sono sfuggiti all’indagine vaticana.

    La Rete l’abuso annuncia da subito che si costituirà parte civile nel processo instaurato in Italia.

    il Presidente

    Zanardi

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  • Quando il Governo italiano scelse di tutelare i pedofili dalle vittime che chiedevano giustizia

    Quando il Governo italiano scelse di tutelare i pedofili dalle vittime che chiedevano giustizia

    “Cogliendo la sua preoccupazione per il momento difficile che sta vivendo la Chiesa, il governo italiano ha inviato a Benedetto un messaggio in cui si è schierato incondizionatamente dalla sua parte. «Solidarietà» è stata espressa al pontefice per «la inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa». Molti gli auguri da tutto il mondo politico. Dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ai vertici di Camera e Senato, al sindaco di Roma («devotae profonda solidarietà – ha scritto Gianni Alemanno – in un momento in cui alcuni organi di stampa hanno abbandonato il loro primo obiettivo che è quello di comunicare la verità per servire una logica pericolosa, basata sul dileggio e su insinuazioni gratuite e fuori luogo»)”. La Repubblica – Marco Ansaldo il 17 aprile 2010

    Di Francesco Zanardi – Quello che fu inqualificabile è il tradimento del giuramento nei confronti dei cittadini, del Governo in carica, che alla loro salute psicofisica preferì i buoni rapporti con uno Stato estero.

    Il 2010 fu l’annus horribilis della Chiesa cattolica quando la “pandemia” della pedofilia nel clero iniziata dodici anni prima negli USA aveva da tempo raggiunto l’Australia e l’Europa, l’Irlanda, il Belgio, la Germania ecc., dove la drammaticità della situazione spinse il Vaticano ad istituire commissioni indipendenti d’inchiesta e i governi a mettere mano alla situazione.

    Ma in Italia qualcosa non funziona e controcorrente al resto d’Europa, come riporta la Repubblica dell’epoca, il Governo da subito si schiera e quei pochi sopravvissuti che superando la paura e la vergogna anche in Italia avevano fatto sentire la propria voce, furono subito accusati di aver dato vita a una «inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa».

    La stessa stampa, che all’epoca non si limitava come oggi a fare copia incolla dei comunicati della sala stampa vaticana, ma ancora qualche inchiesta giornalistica la faceva raccogliendo persino il parere delle vittime e dei loro rappresentanti, fu subito accusata di aver “abbandonato il loro primo obiettivo che è quello di comunicare la verità per servire una logica pericolosa, basata sul dileggio e su insinuazioni gratuite e fuori luogo”.

    Solo qualche giorno prima, il 2 aprile 2010 un altro inquietante episodio quando l’allora Ministro della Giustizia Angelino Alfano ordina un’ispezione nell’ufficio del pubblico ministero di Milano Pietro Forno, l’accusa, di aver denunciato le coperture da parte delle autorità ecclesiastiche. Il procuratore Forno di fatto aveva solo sottolineato l’analogia con comportamenti già notati 12 anni prima negli USA, dove l’efficienza della legge – al contrario della nostra – vide incriminare per intralcio alla giustizia lo stesso Ratzinger che diventato papa, si salvò dal processo grazie all’immunità.

    Tuttavia quell’ispezione a uno dei magistrati italiani più attivi all’epoca in materia, fu un messaggio chiaro a tutta la magistratura, non si sarebbe tollerato in Italia, guanto invece si indagava all’estero.

    I complici di papa Francesco

    E mentre in Italia un Governo genuflesso faceva quadrato per tutelare e soccorrere anziché i cittadini il Papa e la sua reputazione, nel resto dell’Europa i Governi intervenivano istituendo commissioni di inchiesta, introducendo per i vescovi l’obbligo della denuncia e rimovendo gli ostacoli prescrittivi, creando finestre temporali entro le quali anche le vittime già prescritte potessero denunciare.

    Interventi tanto semplici quanto efficaci dietro ai quali anche la chiesa ha dovuto fare i suoi passi. Le Conferenze Episcopali non solo a differenza di quella italiana hanno inserito l’obbligo della denuncia per i vescovi, ma hanno anche tentato accordi risarcitori direttamente con le vittime in quanto la rimozione della prescrizione e la finestra temporale per i prescritti, dava loro in alternativa alla sola chiesa, la possibilità di ottenere giustizia in un tribunale civile.

    Fu proprio in questa circostanza che il Governo italiano si tirò fuori e decise deliberatamente, in virtù dei buoni rapporti e degli interessi con la chiesa, di non intervenire e sacrificare non solo i cittadini già rimasti vittime, ma anche quelli che si sono prodotti da quel momento a oggi .

    Una scelta criminale di un Governo ben consapevole, quello che parallelamente accadeva nel resto dell’Europa non lasciava la minima speranza che l’Italia potesse essere l’unica “miracolata” isola felice.

    Quella lettera di solidarietà inviata nel 2010 a Ratzinger dal Governo in carica resterà nella storia come l’unico documento che dimostra che almeno un Governo in Italia, anche se in modo così deplorevole, ha messo mano alla piaga dei preti pedofili, le loro vittime.

    Tolleranza zero contro il Concordato

    Dieci anni dopo nulla è stato ancora fatto, lo testimonia il pesante richiamo all’Italia del 2019 da parte del Comitato per la tutela dell’infanzia (Par. 21), comitato al quale il Vaticano non risponde dal 2014. Le vittime rimangono prive di giustizia in quanto quasi sempre si ritrovano prescritte. Non esiste neppure una quantificazione governativa che censisca l’entità del fenomeno nel paese. Gli unici dati italiani li forniamo paradossalmente noi della Rete L’ABUSO ma sono parziali e in pesante difetto in quanto privi di tutto il sommerso. Tuttavia contiamo più di 300 casi solo sul suolo italiano, dal 2003 a oggi.

    Nessun dato neppure su quante siano le vittime in Italia, ma grazie ad uno studio statistico condotto dal collega irlandese Mark Vincent Healy, che in assenza di un dato italiano ha prodotto per la Rete L’ABUSO una proiezione sulla base degli esiti delle commissioni di inchiesta fatte negli altri paesi, dalla quale non solo per via del numero di religiosi, sul suolo italiano abbiamo un potenziale sommerso che potrebbe arrivare a 4000 preti pedofili, ma le stesse vittime potrebbero arrivare addirittura al milione.

    Francesco Zanardi

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  • GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    La lunga mano di Dio, o almeno di chi in terra agisce in suo nome. Dagli atti che andrò ad esporre, estratti dal fascicolo reso dalla Procura della Repubblica di Genova nell’indagine avviata dalla Rete L’ABUSO nei confronti di don Franco Castagneto , ex parroco di Sori, per cui la Procura in data 21 settembre 2020 ne chiede l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione.

    Gli atti che esporrò sono redatti dall’ex Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Angelo Bagnasco. Nelle sue missive conla Congregazione per la Dottrina della Fede espone la sua istruttoria durata 4 anni, come vedremo, con molte contraddizioni, che forse ha notato anche il Prefetto della Congregazione, poiché dopo averlo delegato a celebrare un processo penale canonico nei confronti di don Castagneto, il 18 luglio 2019, improvvisamente revoca la delega a procedere e trasferisce il processo a Torino.

    Di Francesco Zanardi

    È l’11 novembre del 2018 quando il cardinale Angelo Bagnasco scrive al Vaticano, per l’esattezza a s.e. Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (che da qui in poi abbrevierò con CDF), il massimo vertice di quell’organo preposto proprio a trattare i casi di violenza sessuale da parte di chierici, reato però che come insistentemente leggerete nei carteggi, per la chiesa non è un crimine contro la persona, ma semplicemente un’offesa a Dio, basata sul 6° comandamento del decalogo; “non commettere atti impuri”.

    In quella missiva dell’11 novembre 2018, Bagnasco comunica alla CDF il caso di don Franco Castagneto sottolineando che “si tratta di una situazione pregressa di cui non ero al corrente, che ha richiesto tempo per verificare la consistenza del “fumus” riguardante episodi di molti anni fa, e che sembra non si ripetano dal 1998.”

    Tuttavia, già dal primo allegato che Bagnasco invia sotto forma di relazione, emerge chiaramente che forse lui non sarà stato al corrente di cosa accadeva nella diocesi che ha guidato dal 2006, ma la vicenda, è da tempo arrivata persino in Vaticano.

    Al paragrafo 1) si legge “verso la fine del 2014 mi fu inviata dalla Santa sede...” e conclude affermando “non ritenni di dover procedere.”

     Al paragrafo 2) continua affermando che “il 17 marzo 2016 sono venute in udienza tre persone per rappresentarmi voci di quegli anni che circolavano ogni tanto in parrocchia.”

    “Il 21 marzo ho convocato don Castagneto per informarlo e chiedere conto: disse che erano voci, e che a volte era stato superficiale in qualche comportamento, ma che erano cose molto lontane e comunque superate”

    “Il giorno 4 aprile si è presentato uno dei tre giovani Xxxx  per una deposizione, presente anche S.E. mons. Nicolò Anselmi. I fatti sono circostanziati nella fattispecie e negli anni. Anche lui ha dichiarato la sua preoccupazione perché don Franco possa ancora nuocere.”

    Malgrado tutto, il cardinal Bagnasco si limita a fare qualche domanda ai suoi ex parrocchiani di Albaro ma non raccoglie alcuna preoccupazione, “al contrario, ho sentito apprezzamento e gratitudine per la sua dedizione. Inoltre, sono trascorsi dai fatti più di vent’anni.”

    A preoccupare molto di più il cardinale sembrerebbe l’immagine della chiesa, puntualmente anteposta alla salute di chi la frequenta, nello stesso allegato, al paragrafo 3) commenta “una parrocchiana – oggi residente in omissis – avrebbe scritto la bozza di un libro dove racconterebbe la vicenda con nomi e luoghi di fantasia.”

    Conclude la relazione senza una sola parola di rammarico per le vittime per quanto, anche se pregresso, è emerso e conclude: “consegno a codesta congregazione quanto emerso e chiedo indicazioni di merito.” Genova 10 novembre 2018.

    Sono passati già quattro anni dalla prima segnalazione che Bagnasco ha ricevuto dal Vaticano nel 2014…

    Il cardinal Bagnasco sembra non sapere e non commenta nella relazione (istruttoria) il fatto che in parrocchia ad Albaro, il Castagneto ha allestito una sorta di dormitorio maschile, che G. F. si sarebbe suicidato “in circostanze poco chiare”. Tutte informazioni che abbiamo raccolto durante l’indagine e che confermerà alla Polizia anche il sacrestano di Albaro , forse l’unica persona alla quale Bagnasco avrebbe dovuto chiedere.

    Gli ospiti, tutte persone problematiche e bisognose, soggetti fragili e costretti a una forte sudditanza del Castagneto. Lo stesso sacrestano è uno di questi soggetti. Quando gli inquirenti lo interrogano, emerge chiarissimo l’interesse di coprire il Castagneto che esterna alla P.G. (Polizia Giudiziaria) che nella sua relazione all’A.G. (Autorità Giudiziaria) scrive ”nel marzo (2019) don Franco intercedeva con la curia di Genova per fargli  assegnare un appartamento disponibile nella canonica della parrocchia”, facciamo notare che in quella data, il Castagneto era già stato sentito dall’Autorità ecclesiastica (21 marzo 2016) e sapeva di essere indagato.

    La P.G. aggiunge nella relazione inviata all’A.G. “seppur molto preoccupato per la sua posizione lavorativa, manifestando un forte disagio dovuto all’ansia di dover rispondere alla domande della Polizia, sottolineava e ribadiva più volte di essere solo a conoscenza di quanto sembrerebbe accaduto a Sori ma specificava di non aver sentito alcuna voce malevola o raccolto alcuna lamentela da parte dei parrocchiani che conoscevano don Franco.”

    La risposta della CDF alla relazione di Bagnasco dell’11 novembre arriva sollecitamente e il 27 novembre 2018 è mons. Matteo Visoli a comunicare a Bagnasco di aver ricevuto la missiva e gli comunica che da ora in poi, tutte le successive comunicazioni sul caso dovranno essere contrassegnate con il numero di protocollo 746/2018.

    Il 7 gennaio 2019, è l’arcivescovo Giacomo Morandi che in via istituzionale e per conto della CDF comunica a Bagnasco, oltre all’apertura di un procedimento penale, le gravissime accuse imputate a don Castagneto.

    È il 19 marzo del 2019 quando Bagnasco invia al Vaticano (CDF) una seconda relazione su don Castagneto nella quale, a differenza della prima, in cui il sacerdote minimizzando negava i fatti, in questa è lo stesso cardinale a scrivere “nella relazione – alla luce della sostanziale ammissione da parte di don Franco – presento una proposta per la Sua valutazione e per ricevere ulteriori indicazioni. “

    Nella sostanza, con questa missiva Bagnasco sembra cerchi di salvare il prete tentando “anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento diretto del vescovo (lui stesso) assistito dal vicario.” Nel frattempo, anche se questo non è un reato, ma una cosa che dovrebbe far accapponare la pelle almeno ai fedeli di Albaro, propone per don Castagneto, (malgrado i reati che lo stesso cardinale documenta) che si lasci celebrare ugualmente le prime comunioni e le cresime, poi, con una scusa “forte stanchezza”, di trasferirlo. Più avanti vedremo dove.

    Altra grande incoerenza che salta all’occhio al punto 4) della proposta del cardinale, è l’affidamento ad un “ottimo psicoterapeuta“.

    La domanda sorge spontanea; se don Franco dal 1998 non ha più reiterato i crimini come il cardinale e a suo dire i parrocchiani sostengono fermamente, perché mai 21 anni dopo, si dovrebbe mandare un uomo “guarito” in una comunità di recupero religiosa e farlo seguire da un ottimo psicoterapeuta?

    Ma qualcosa va storto, forse la CDF non ha gradito la proposta di Bagnasco, questo non lo sappiamo e non si evince nella lettera formale del 18 luglio 2019 che la CDF invia al cardinale, tuttavia qualche motivo spinge il massimo vertice, Luis Francisco Ladaria Ferrer, a revocare il mandato del 7 gennaio 2019 a Bagnasco e ordina la trasmissione di tutti gli atti, al Tribunale Penale Canonico di Torino. Solo due mesi dopo, l’8 maggio del 2020 il cardinale Angelo Bagnasco andrà ufficialmente in pensione.

    La risposta di Bagnasco.

    Il mese di agosto 2019 nella parrocchia di Albaro, sembra essere un’estate più calda che mai. Il 5 agosto il cardinal Bagnasco comunica alla CDF che don Franco Castagneto ha lasciato la parrocchia e con il consenso del vescovo di Casale, è stato trasferito presso il Santuario della Madonna di Crea.

    Anche se nelle dichiarazioni contenute nelle relazioni di Bagnasco don Castagneto non avrebbe più reiterato i crimini, il cardinale motiva il trasferimento presso il Santuario perché il diacono dott. Hermes Marco Luparia, possa prendersi cura di lui nell’immediato, essendo la comunità di recupero di Roma alla quale è destinato, chiusa fino a settembre.

    Pur non comprendendo i motivi per i quali Bagnasco solo adesso ritenga che don Castagneto non possa aspettare soli 25 giorni (siamo al 5 di agosto) fino alla riapertura della comunità di Roma e debba essere supportato con tanta urgenza per fatti che non avrebbe più reiterato dal 1998, verso la metà di settembre, viene recapitata alla Rete L’ABUSO una lettera anonima nella quale ci comunicano che c’è un processo canonico  in corso – quello documentato sopra  –  e l’accusa rivolta al cardinale Angelo Bagnasco di nascondere il Castagneto.

    Per quanto riguarda Albaro, le prime indagini furono un buco nell’acqua. Cercammo di raccogliere indiscrezioni in una domenica di fine settembre, domandammo notizie ai fedeli che uscivano dalla messa, ma trovammo solo bocche cucite, qualcuno addirittura sosteneva di non conoscere neppure don Franco, parroco per 21 anni in quella chiesa.

    Dopo giorni di indagini, prima affiancato dal giornalista Ferruccio Sansa, poi da Alessandro Tesei, recuperammo i nominativi di alcuni ex ospiti del dormitorio allestito da don Franco in canonica, presunte vittime o forse semplici testimoni. Di fatto erano tutti spariti da Albaro insieme a don Franco, irrintracciabili persino dalla Polizia Giudiziaria .

    Ho deciso di pubblicare e articolare questa l’istruttoria del cardinale Angelo Bagnasco con questo episodio  –  non differente da tanti altri – nel quale si evince alla luce della documentazione in nostro possesso, che malgrado quanto papa Francesco abbia modificato nelle nuove procedure dal 2013 a oggi, purtroppo il risultato resta sempre il medesimo. Chi commette i reati di fatto resta impunito, al massimo viene spretato. Chi invece li subisce, anche nel caso non ci siano insabbiamenti, resta di fatto senza alcuna giustizia.

    Come documentò anche Ferruccio sansa durante l’indagine, già nel 1998, a seguito delle denunce fatte alla diocesi di Genova dai soresi nella metà degli anni 90, vi fu un’istruttoria guidata da Alberto Tanasini – attuale vescovo di Chiavari – con la collaborazione di Nicolò Anselmi, fino a metà del 2020 vescovo vicario proprio del cardinale Angelo Bagnasco. Con loro anche Guido Marini che è cerimoniere del papa dal 2007.

    Per quanto sia vero che in quell’epoca Bagnasco non fosse ancora al timone della diocesi – all’epoca dirigeva il cardinale Dionigi Tettamanzi – la documentazione prodotta e i fatti di Sori, erano già documentati dal 1998 e per tutti questi anni nella disponibilità dei vescovi che si sono succeduti, oltre che nella conoscenza di chi aveva raccolto all’epoca le denunce.

    L’istruttoria della Rete L’ABUSO, sull’istruttoria di Bagnasco che avrebbe dovuto istruire il processo penale canonico nei confronti di don Franco Castagneto, poi revocato dalla CDF all’Arcidiocesi di Genova e trasferito a Torino, dove ci si augura abbiano fatto una nuova istruttoria meno ventennale e più approfondita della precedente, purtroppo non vede un’istruttoria sul Cardinale da parte della CDF, che di fatto revoca il mandato.

    L’istruttoria dell’Arcidiocesi di Genova però agli atti, in qualche modo viene presa per buona (o in queste circostanze è la legge ad imporlo) dalla procura di Genova, che non va oltre ed archivia, ma c’è un motivo.

    Qualcuno potrà criticare la giustizia civile di non aver fatto abbastanza, ma qui il braccio della legge è molto corto, oltre alla prescrizione, inadeguata ad un crimine come la pedofilia, ovvero “l’omicidio psichico” di chi la subisce, esistono nei Patti Lateranensi accordi tra Stato e Chiesa che limitano moltissimo l’intervento della magistratura, al punto di doversi rimettere a due relazioni della chiesa (e non alla documentazione agli atti della chiesa – la testimonianza delle vittime – ma un surrogato) di un procedimento che la stessa chiesa revocherà al relatore (Bgnasco) e istruirà in un’altra diocesi.

    Tra questi all’art. 4, punto 4) Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero.

    Nel protocollo addizionale, punto 2) par. b) La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici.

    Accordi che da sempre chiediamo al Governo di modificare, come avvenne per mano di Craxi nel 1984, anche oggi basterebbe rivedere il concordato.

    Lo sostiene anche il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, al punto 21 delle raccomandazioni fatte al Governo italiano nel 2019 chiede di;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1984, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    Ma l’Italia da vent’anni sembra non voler sentire e ancora di meno vedere quello che accade, in fondo i bambini non si lamentano finché non diventano adulti prescritti.

  • Quella strana revoca della CDF a Bagnasco che trasferisce il processo Castagneto – la sua proposta e le omissioni – Contiene gli atti

    Quella strana revoca della CDF a Bagnasco che trasferisce il processo Castagneto – la sua proposta e le omissioni – Contiene gli atti

    “Anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento del vescovo assistito dal vicario giudiziale”  –  “Potrebbe rimanere parroco fino alla celebrazione delle prime comunioni e delle cresime prevista a maggio p. v.. Nel frattempo potrebbe preparare la comunità al suo trasferimento, adducendo motivi di forte stanchezza”.  

    Genova 19 marzo 2019 – Card. Angelo Bagnasco

    Una serie di documenti acquisiti dalla procura di Genova dai quali abbiamo estratto il carteggio tra Diocesi di Genova e il Prefetto della CDF, Francisco Luis Ladaria, sull’istruttoria fatta da Bagnasco, che documentiamo ulteriormente nell’approfondimento sul caso di don Franco Castagneto.

    L’estratto che precede l’articolo è parte di quanto Bagnasco invia nell’istruttoria alla CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede) integrando una “proposta” molto generosa in favore del prete.

    Il Cardinale malgrado in una missiva del 19 marzo 2019 confermi alla CDF la gravità dei fatti e sostanzialmente l’ammissione di don Franco alle accuse fatte dagli abitanti di Sori già nella metà degli anni 90, quando vi fu un’istruttoria (guidata da Alberto Tanasini – attuale vescovo di Chiavari – con la collaborazione di Nicolò Anselmi, fino a metà del 2020 vescovo vicario proprio del cardinale Angelo Bagnasco  e Guido Marini che è cerimoniere del papa dal 2007 ) al termine della quale però si decise di non procedere, ma di spostare semplicemente don Franco da Sori ad Albaro, dove si insedierà nel 1998.

    Nei vari carteggi con la CDF Bagnasco rassicura che si tratta di fatti datati, che non si sarebbero più ripetuti dopo il trasferimento ad Albaro nel 1998. Gli stessi parrocchiani, secondo l’istruttoria del Cardinale, confermerebbero l’integrità del sacerdote.

    Carteggi dai quali si evince tuttavia la leggerezza morale del cardinale nel proporre a fronte delle ammissioni del Castagneto, che celebri comunque (in quanto parroco) le comunioni e le cresime facendogli poi lasciare Albaro in modo quasi furtivo, “adducendo motivi di forte stanchezza”.

    La risposta della CDF arriva poco dopo per pugno LAPIDARIO dello stesso Prefetto, il 18 Luglio 2019, quando ringraziando il Cardinale, revoca il mandato a celebrare il processo Penale Canonico (chiesto dalla stessa CDF il 7 Gennaio 2019) e i chiede che tutti gli atti siano trasferiti al Tribunale Penale Canonico di Torino. Non accresce nella missiva i motivi della revoca.

    In una missiva del 5 agosto, Bagnasco comunica alla CDF di aver spostato temporaneamente don Franco al Santuario di Crea e che a settembre, sarà trasferirlo a Roma, in una comunità di recupero, assistito da un ottimo psicoterapeuta.

    La domanda sorge spontanea, che senso ha mandare oggi, una persona ormai sana, che secondo l’indagine dello stesso cardinale, non reitera da 21 anni, in una comunità di recupero e sottoporla a psicoterapia?

    Perché mai?

    L’indagine svolta dalla Rete L’ABUSO – prima con l’aiuto del giornalista Ferruccio Sansa, poi di Alessandro Tesei – riguardo gli anni recenti, quelli di Albaro, parte grazie ad una lettera anonima pervenuta alla Rete a fine agosto. Quella lettera testimonia che nell’agosto 2019, ad Albaro è successo qualcosa che ha spinto qualcuno a scriverci, ma forse ha anche creato l’esigenza di non poter più lasciare don Franco li, anche solo 25 giorni, fino a settembre e mandarlo direttamente a Roma.

    Nell’indagine, durata circa 10 giorni tra Albaro e Sori, raccogliamo un profilo del Castagneto nel quale viene descritto un uomo possessivo, un manipolatore che ha l’arte di fare compromessi per “incatenare” a se le persone, come faceva peraltro a Sori, non è inverosimile pensare che abbia potuto farlo anche ad Albaro, se pur con altre modalità.

    Anche nei rapporti della Polizia Giudiziaria che ha svolto le sue indagini e sentito diversi testimoni, emerge che don Castagneto aveva creato una sorta di dormitorio dove era solito ospitare giovani disagiati in cambio di lavoretti in parrocchia, alcuni un po’ sbandati, altri come uno dei testimoni. Persone tuttavia che avevano in comune il bisogno di un alloggio, sottoposte di conseguenza a una forte sudditanza.

    Lo conferma lo stesso sacrestano che per sette anni ha lavorato al fianco di don Franco ad Albaro e che agli inquirenti non nasconde il timore per questa indagine. Racconta che don Castagneto, proprio mentre veniva informato da Bagnasco del procedimento canonico a suo carico, intercedeva con la diocesi per fargli avere un appartamento all’interno della canonica, e adesso teme che l’indagine possa in qualche modo interferire.

    Confermerà che uno degli ospiti segnalati di cui avevamo recuperato il nome, è scomparso da un giorno all’altro, proprio insieme a don Franco. Racconta di averlo recentemente incontrato, di avergli proposto di intercedere con il nuovo parroco per farlo tornare a vivere li, facendo lavoretti. Ma il ragazzo taglia corto e defila. È la stessa Polizia a non riuscire più a rintracciarlo.

    Il sacrestano conferma anche un’altra segnalazione che avevamo raccolto e trasmesso alla procura di Genova, che trova riscontro anche in un’altra deposizione agli atti. Il suicidio di un giovane ospite che don Franco aiutava.

    Tutte informazioni che gli ex parrocchiani di Castagneto ad Albaro, parrebbe abbiano omesso al cardinale, informazioni che però sottoscrive nero su bianco lo stesso sacrestano di Albaro, l’unico al quale il cardinale non ha chiesto.

    Francesco Zanardi

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  • 10 anni in tutela dei bambini e in difesa delle vittime. Buon compleanno alla Rete L’ABUSO

    10 anni in tutela dei bambini e in difesa delle vittime. Buon compleanno alla Rete L’ABUSO

    Tutto cominciò a Roma 10 anni fa, quando incuriosito da un incontro di vittime americane, andai per sentire quelle vittime in cui ancora non mi riconoscevo.

    Scoprii che ne esistevano anche in Italia e quel giorno, insieme a una decina di altri disgraziati come me nacque la Rete L’ABUSO. Oggi sfortunatamente siamo più di 900. Dico sfortunatamente perchè questa è solo la punta dell’iceberg, c’è un sommerso che stando alle statistiche, nella sola penisola italiana, potrebbe arrivare a 1 milione di persone, ovvero di uomini che da bambini sono stati stuprati dai preti.

    Guardando il video, dalla Santa Sede le stesse parole come la tolleranza zero, la denuncia alla magistratura e tante parole al vento che ancora oggi dice Papa Francesco, ma il papa allora era Benedetto XVI.

    Quanta strada abbiamo fatto in soli 10 anni, senza un solo soldo che sovvenzionasse l’associazione eppure, lo testimoniano questi due servizi, allora per le vittime era molto più dura, oggi qualcosa è cambiato.

    Come sentirete nel servizio di RSI dicevano di me che non avrei mai preso un indennizzo, perché allora la giurisprudenza non era ancora maturata tanto quanto la Rete L’ABUSO ha contribuito a far maturare.

    Infatti, a 40 anni da quegli abusi che all’epoca erano per me e tanti altri prescritti, proprio oggi, 10 anni dopo quella prima volta in cui poche vittime italiane scesero in Vaticano, a Savona, il tribunale civile ha aperto la causa relativa proprio al mio indennizzo.

    Grazie davvero di cuore a tutti coloro che in questi 10 anni di battaglie e umiliazioni da parte della chiesa alle vittime, non hanno mollato, producendo un risultato di cui i giornali non amano parlare, ma di fatto c’è.

  • Vaticano: processo farsa sugli abusi ai chierichetti del Papa

    Vaticano: processo farsa sugli abusi ai chierichetti del Papa

    Proprio l’altro ieri su LA VERITA’ a firma di Giorgio Gandola, quelle che lui stesso ha definito le papa-bufale, ovvero i proclami di papa Francesco, che hanno fatto migliaia di colonne sulla stampa di tutto il mondo e che oggi si rivelano come consuetudine autentiche bufale, contestate a gran voce dalle vittime di pedofilia  e dalle associazioni che in tutto il mondo le tutelano, che ancora una volta si vedono sfregiate dalla propaganda di papa Francesco.

    Qualche giorno fa il Vaticano ha convocato per il giorno 14 di ottobre Kamil Jarzembowski, uno dei chierichetti che accusano di molestie dentro al Vaticano, Gabriele Martinelli, che nel frattempo, malgrado le accuse, è pure diventato sacerdote.

    In realtà quello Vaticano è uno dei due procedimenti aperti, Kamil infatti, presenzierà in quel procedimento solo come persona informata dei fatti, il suo procedimento  quello vero si terrà nell’altro tribunale, a Roma dove è difeso da uno degli avvocati della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri.

    Ma tornando al processo farsa, quello che appunto si terrà in Vaticano, come scrissi tempo fa in un mio articolo, ci sono parecchie cose che non tornano al punto tale da etichettarlo come una delle tante bufale vendute dalla Santa Sede.

    A dare il via all’indagine vaticana insabbiata ben tre volte, fu proprio il nostro assistito Kamil Jarzembowski, e a dare il via all’attuale processo farsa in Vaticano, fu solo il fatto che la vicenda uscita prima sul libro di Gianluigi Nuzzi, poi a LE IENE, ebbe così tanto clamore che la Santa sede qualcosa ha per forza dovuto fare.

    Ed qui l’eccezione che conferma la regola della malafede vaticana, infatti, dall’istruttoria portata avanti da Andrea Stabellini, Vicario Gidiziale (che nel nostro ordinamento equivale al pubblico ministero) già in precedenza vi erano le basi perché don Gabriele Martinelli fosse giudicato dal tribunale ecclesiastico.

    Da quanto emerse poi dal servizio de LE IENE, furono proprio il cardinale Angelo Comastri (arciprete della Basilica papale di San Pietro in Vaticano, presidente della Fabbrica di San Pietro e vicario generale di papa Francesco) e l’allora vescovo (oggi in pensione) Diego Coletti a bloccare il il Vicario Giudiziale Andrea Stabellini.

    Ed è proprio qui l’anomalia che rende una farsa l’attuale processo in Vaticano infatti, al di la di don Gabriele Martinelli (accusato di molestie ma tuttavia consacrato sacerdote), vediamo citato in giudizio in questo procedimento solo colui che all’epoca era il rettore del preseminario in Vaticano dove Kamil e gli altri due chierichetti furono abusati.

    Rettore che aveva come diretti superiori Comastri e Coletti, veri responsabili dell’insabbiamento che però, come per magia spariscono da questo procedimento.

    Francesco Zanardi

  • Preti pedofili, la pandemia italiana che Governo e stampa tacciono

    Preti pedofili, la pandemia italiana che Governo e stampa tacciono

    Grazie soprattutto alla stampa che scrive poco e che da decenni non approfondisce più con inchieste, negando così la consapevolezza ai cittadini a discapito di migliaia di bambini in Italia, dove a differenza degli altri paesi in cui grazie alla consapevolezza, la popolazione ha preteso una presa di posizione dei Governi, abbiamo pensato di portare all’attenzione, Regione per Regione, il DISASTRO italiano.

    Di seguito i link alle raccolte regionali che il sito della Rete L’ABUSO documenta da soli 10 anni.

    Un archivio storico di 7.166 documenti che di fronte all’indagine del Boston Globe, la fanno apparire una goccia nel mare.

    Il film scandalo documentava un centinaio di casi, noi, ignorando il sommerso, ne documentiamo solo in Italia, più di 300 che trovate in questa mappa. Diocesi non sicure

    Qui i vari articoli e comunicati stampa ignorati dai media, che già da soli descrivono una paurosa realtà. Il punto della Rete L’ABUSO

  • Statue indegne? Non siamo ipocriti parliamo anche di quella del Santo protettore dei preti pedofili

    Statue indegne? Non siamo ipocriti parliamo anche di quella del Santo protettore dei preti pedofili

    In questi giorni non si parla d’altro che di statue e monumenti indegni, da quella Edward Colston in Inghilterra, di Cristoforo Colombo negli USA, a quella di Indro Montanelli imbrattata pochi giorni fa a Milano.

    Stranamente però, nessuno parla di quella di Karol Wojtyla, Santo protettore di sacerdoti pedofili che grazie a lui e alle sue politiche criminali, hanno potuto stuprare migliaia di bambini innocenti in tutto il pianeta.

    la statua di Papa Ratzinger a Sulmona
    la statua di Papa Ratzinger a Sulmona

    La storia di Wojtyla inizia nel 2001 quando da papa, a seguito degli scandali che iniziavano a scoppiare in tutto il mondo, in particolare in America, ordinò all’allora cardinale Joseph Ratzinger (all’epoca prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede) e al suo segretario, il cardinale Tarcisio Bertone, di ricordare ai vescovi di tutto il mondo, con una lettera (De delictis gravioribus) che il documento del 1962 era ancora valido.

    Stiamo parlando di un documento segreto su un problema già ben noto alla chiesa nel 1962, la Crimen Sollicitationis, commissionato dal predecessore di Wojtyla, papa Roncalli e scritto da monsignor Alfredo Ottaviani. Un documento con più di 20 allegati nel quale spiegava come gestire internamente i crimini di pedofilia, redimere i sacerdoti criminali che li avevano commessi, zittendo vittime e testimoni con la minaccia della scomunica.

    A causa di quella lettera del 2001, nel 2005 il cardinale Ratzinger fu incriminato per intralcio alla giustizia grazie ad un avvocato di Houston, Daniel Sheehan e di certo non sarebbe finita bene se di li a poco, il cardinale Ratzinger non fosse stato eletto papa, potendo così usufruire, in quanto capo di stato, dell’immunità.

    Quella di Wojtyla è una statua che vedo puntualmente ogni volta che vado a Roma, è posta proprio fuori dalla stazione Termini e come vittima di un sacerdote mi ha sempre inquietato perché guardando quella veste che pare voler accogliere sotto di se qualcosa, mi ha sempre trasmesso l’idea di tutti quei preti criminali che Wojtyla ha protetto, a discapito di bambini come me che, grazie alle sue scelte, con ripercussioni notevoli nella vita ci hanno rimesso l’adolescenza, alcuni addirittura la vita stessa.

    Una statua che non vorrei mai fosse rimossa, basterebbe una targa che ricordi le scelte criminali che San Wojtyla ha fatto, in favore dell’istituzione e in sfregio di tutti quei bambini che, in tutto il mondo, ci avrebbero rimesso.

    Francesco Zanardi