Tag: Roma

  • Don Livio Graziano condannato a 8 anni in via definitiva

    Don Livio Graziano condannato a 8 anni in via definitiva

    Don Livio Graziano, il sacerdote della diocesi di Aversa accusato di aver più volte abusato di un ragazzino di 13anni (oggi 15enne) a lui affidato dai genitori, direttore di EFFATA APRITI e di una serie di altre comunità psicoterapeutiche per minori, è stato condannato a otto anni.

    Il padre del Ragazzo, notando un improvviso cambiamento nel figlio dopo l’affido alla comunità, aveva scoperto quanto accadeva durante un controllo del telefonino. Leggendo i messaggi si era subito insospettito e facendo qualche domanda al ragazzo, per sua stessa ammissione, aveva subito scoperto la triste verità; che il sacerdote al quale lo avevano affidato con fiducia, lo stava stuprando.

    Al momento dell’arresto, oltre alle foto del ragazzo nel telefonino del prete, la polizia aveva trovato nella sua camera preservativi, lubrificanti e una consistente quantità di contanti, 107.000€.

    Finito subito agli arresti domiciliari tuttavia il sacerdote al quale non era stato vietato l’uso di internet, ha continuato a molestare il 13enne con cuoricini sui vari profili social.

    Il padre visto il proseguire delle molestie, accompagnato dal presidente della Rete L’ABUSO, aveva voluto affrontare il vescovo di Avesa Mons. Angelo Spinillo, pregandolo in quanto superiore del sacerdote ai domiciliari in una struttura della chiesa – l’UNITALSI di Chiance in provincia di Benevento – di togliere al sacerdote la connessione internet, senza però ottenere risultati.

    Oggi la sentenza definitiva dove la Corte di Cassazione riconfermando la condanna in appello a otto anni di reclusione, ha rigettato per inammissibilità l’appello dei difensori del sacerdote.

    Il tredicenne e  i genitori che si sono costituiti parte civile, sono difesi dall’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri del foro di Roma mentre il sacerdote dagli avvocati Avv.ti Carlo Di Casola e Giampiero De Cicco.

    La famiglia ha espresso la gioia per questa patita sentenza che gli ha reso quella giustizia che la chiesa non ha reso.

  • Come e chi alimenta la pedofilia in Italia?

    Come e chi alimenta la pedofilia in Italia?

    Premetto che questa analisi su, ciò che ritengo in una società civile una imbarazzante miseria di valori, è frutto di quasi venti anni di esperienza nella specifica materia, prima come vittima inconsapevole, poi come osservatore e poi ancora come fondatore di una Rete di sopravvissuti che, da oramai 15 anni, assiste in particolare le vittime abusate sessualmente dal clero. Una categoria particolarmente discriminata in Italia in quanto gli stessi abusanti hanno un ruolo ancora oggi di fiducia e di potere che spesso, come vedremo, non è di poca influenza. Come potrete rendervi conto nell’articolo, la categoria del clero pedofilo in Italia è così privilegiata da discriminare paradossalmente i pedofili laici, i quali non godono di una organizzazione e di una società timorata che li tutela.

    Una leva tale da mettere spesso in difficoltà persino gli inquirenti che raramente sollevano questioni verso le gerarchie che favoreggiano. Raro quanto accaduto nel caso di Tivoli, dove la Procura ha avuto il doveroso coraggio di indagare a 360° riscontrando e annotando che “il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso”.

    Il solo fatto che in Italia, a differenza degli altri paesi, esista da decenni una sola associazione che si occupa di vittime del clero dovrebbe far riflettere di suo.

    Diciamo tranquillamente che mentre negli altri paesi si ha coscienza che lo stupro di un minore o di una persona vulnerabile è il problema sociale, in Italia il problema sociale si sposta sulla società stessa che, malgrado oggi sia consapevole del problema, continua a snobbarlo quasi si sentisse “immune”. Questo fa comprendere quanto il problema in Italia sia radicato e parta davvero dal basso.

    Una riflessione maturata in occasione dell’iniziativa di sensibilizzazione sociale lanciata dalla Rete L’ABUSO, la PANCHINA tematica VIOLA contro l’abuso di minori e persone vulnerabili…

    Un’iniziativa allargata come deve essere alla pedofilia in generale alla quale volevamo aggregarci dando per scontato esistesse già, accorgendoci però che in Italia non vi era un’iniziativa in questo senso. Trovammo panchine tematiche per tutto, persino per gli abbracci.

    Nessuna per questo genere di crimini.

    Cerchiamo di capire il perché di questa “anomalia” tutta italiana: non si può dire che il paese non sia sensibile ai problemi dei minori, se pur va anche qui notato che preferiamo sostenerli a distanza e, non che sia male, ma come vedremo più avanti, quasi a negare a noi stessi uno stato sociale. Di fronte agli abusi c’è spesso solo una indignazione, che lascia il tempo che trova.  Manca “l’amor proprio” e una coscienza civile e collettiva responsabile, quella che porta a una reazione, al contrasto, alla tutela e alla prevenzione.

    Esaminando i pochi dati statistici disponibili in Italia sul fenomeno, in particolare su minori, notiamo un’altra anomalia, ovvero si contano ogni anno statisticamente le vittime, ma anche in questo caso non c’è nessuna campagna di sensibilizzazione sociale, né azioni concrete di contrasto al fenomeno. Il primo e unico SPOT di sensibilizzazione che ricordo è quello della Polizia Postale, circoscritto alla pedofilia online. Risale però a 15 anni fa. (Giancarlo Giannini presenta il Centro Nazionale per il Contrasto alla pedo pornografia in Rete)

    Da quanto si rileva in Italia dalle scarne e spesso incomplete statistiche, le effettive denunce all’autorità giudiziaria sono nettamente inferiori confronto ai paesi dell’area UE, circa il 12 – 15 %. Anche qui emerge un altro dato interessante, provengono per la maggioranza dalla società civile e riguardano quasi unicamente contesti familiari.

    Particolarmente significative anche le cifre sulla pedopornografia online, dove però anche qui non si riscontrano indagini o arresti nei confronti dei pedofili, se non qualche sporadico blitz spesso nel contesto internazionale.

    Chiarito l’ambiente generale proviamo ora a spostarci in un contesto di aggregazione come potrebbe essere per esempio un piccolo “circolo sportivo”.

    Ebbene, da qui in avanti il dato praticamente svanisce.

    Non troviamo infatti nulla. Il numero di denunce cala tanto drasticamente da fare pensare che questi ambienti siano “immuni” al problema. Ma non è affatto così e c’è una spiegazione sia sociale che legislativa.

    Quella sociale è evidente e si aggiunge, come abbiamo detto prima, alla repellenza da parte della società civile ad affrontare per “amor proprio” concretamente il problema.

    Repellenza che, per fare un esempio, porta “nel buon nome” del piccolo circolo sportivo, ad evitare che la cosa diventi pubblica, cercando di risolvere internamente senza denunciare l’accaduto alle autorità. Il timore è il pericolo che i genitori non mandino più i figli. Notiamo quanto cambi già in questo caso la “priorità” che non è più tutelare il minore, ma l’ambiente in cui accade e coloro che lo frequentano.

    Sia dalla parte del circolo che da quella dei genitori, la reazione se ci pensate è totalmente illogica in quanto il genitore, contrariamente, dovrebbe sentirsi rassicurato se il circolo denuncia un eventuale caso di pedofilia. Per il circolo stesso dovrebbe essere un pregio di affidabilità. In Italia invece se non se ne parla, paradossalmente ci sentiamo più sicuri, malgrado la consapevolezza che i predatori siano ovunque.

    Ad aggravare ulteriormente il problema vi è la mancanza di educazione per minori e adolescenti su temi come pedofilia o sessualità. Per una strana morale sono addirittura gli stessi genitori a trovare scandaloso l’argomento, negando strumenti come la consapevolezza, che può concretamente far sì che il minore si renda conto dell’eventuale pericolo e possa riferirlo, tutelando l’intera comunità.

    L’ambiente descritto sopra ci aiuta a capire, oltre al problema, il cambiamento in negativo che avviene quando da un contesto familiare si passa a uno aggregativo. Va doverosamente sottolineato che nel contesto familiare il meccanismo è identico, difficilmente è un membro all’interno della famiglia a denunciare, ma chi è al di fuori, perché in questo caso non ne è coinvolto.

    Capirete quindi che dire che gli abusi avvengono in particolare nelle famiglie o online, è estremamente incorretto. Sono in realtà le denunce che venendo omesse, non risultano. Cosa parecchio differente direi!

    ENNA, il Papa, la CEI, il Vescovo e il prete

    Se pur sia un prodotto giornalistico e non affronti la pesante problematica legislativa del paese, il Podcast “La confessione” prodotto da Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn è un ottimo documento che per la prima volta descrive quello che in Italia abitualmente avviene non solo a Enna, ma ovunque ci sia un caso di pedofilia nel clero.

    Grazie agli audio originali delle intercettazioni prodotte dagli inquirenti durante l’indagine sul caso di don Giuseppe Rugolo, riesce a trasmettere allo spettatore direttamente dalla voce dei protagonisti, una incontestabile e grave situazione italiana. Un luogo comune noto praticamente dal 2010, che grazie alle affermazioni audio, toglie nell’ascoltatore qualunque possibile dubbio di errata o personale interpretazione da parte del narratore.

    Difficile comprende perché in Italia la soluzione al problema ruoti da sempre, a dir poco “ingenuamente”, sulla fiducia verso il Papa e le gerarchie vaticane, quasi fossero loro a fare leggi nel paese, senza rendersi invece conto che sono coloro verso i quali si dovrebbe intervenire. Direi un lapsus culturale di massa favorito dalla totale assenza delle istituzioni. Quasi una mania che non rinsavisce neppure a fronte di tante promesse puntualmente mancate e a quanto emerso negli altri paesi, dove i governi con commissioni di inchiesta hanno svelato gli insabbiamenti della chiesa e le cifre astronomiche delle vittime, rendendo giustizia e indennizzi ai sopravvissuti, creando sicurezza per i cittadini più piccoli.

    In Italia invece succede persino che il Papa intervenga inopportunamente sul caso di Enna, alla vigilia della requisitoria ed in favore del vescovo, a suo dire perseguitato. Non è chiaro da chi e quale sia la persecuzione.

    L’Italia è un po’ l’isola felice per il clero pedofilo straniero, in quanto i vuoti legislativi, le ingerenze e la totale assenza dello stato, che di fatto dal 2010 non proferisce parola in materia malgrado quanto sia accaduto nel resto d’Europa, fa sì che sia un luogo sicuro per chi “perseguitato” dalle leggi all’estero, possa trovare qui sia impunità che prede facili.

    Tuttavia non è la prima volta che Bergoglio interviene su un caso o lo favorisca, ricordiamo quello di Josep Wesolowski, accusato dello stupro di decine di minori dalle autorità della Repubblica Domenicana, dalla quale, con la scusa di processarlo in Vaticano (dove nessuno lo accusava), lo sottrasse agli inquirenti. 48 ore dopo Wesolowski girava libero per Roma in attesa di giudizio. Morirà all’improvviso.

    Stessa sorte per Carlo Capella, sottratto alle autorità statunitensi che lo accusavano di pedopornografia e portato in Vaticano, anche lui con la scusa di un processo che ci fu, con una condanna penale a cinque anni mai scontata. Viene infatti “pizzicato” dal Washington Post niente popò di meno che alla penitenzieria del Papa, dove vendeva indulgenze.

    I casi sono anche qui a decine e gli interventi del Papa evidenziano la doppia faccia della medaglia di una chiesa che da un lato grida tolleranza zero, dall’altro tollera al 100% i comportamenti maldestri di preti e vescovi. Una chiesa che ha creato sul solo territorio italiano ben 22 centri per assistere i preti pedofili. Nessuno per dare assistenza alle vittime, che oramai solo in Italia non ricevono neppure un indennizzo, tranne quando imposto dai tribunali italiani.

    Il podcast ci svela complessivamente quello che è il sottobosco nelle retrovie del clero, certo poco coerente con il Motu proprio. Quanto la “via italiana” vantata dal presidente della Conferenza Episcopale Matteo Zuppi, di fatto rimasta anch’essa immobile di fronte a quanto emerge pubblicamente nel podcast, nel quale è lo stesso vescovo Rosario Gisana d ammettere: di aver insabbiato il caso, che ci siano altri casi mai denunciati nella sua diocesi – a suo dire molto più gravi che quello di don Rugolo –,  del tentativo di comprare (con 25.000€ della Caritas e un accordo con il vincolo della riservatezza) il silenzio della vittima.

    Ma perché di fronte alle evidenze di Enna la chiesa italiana e lo stesso Papa non intervengono applicando il Motu proprio? Una norma tanto efficace a detta del Vaticano, che avrebbe dovuto scardinare la pedofilia nel clero, punire i pedofili e i vescovi insabbiatori. Invece una bolla di sapone, che devo dire ha raggiunto l’obbiettivo illudendo con false rassicurazioni i cattolici, in fondo gli unici interessati alla tutela dei figli, in quanto gli aderenti ad altre confessioni religiose o gli atei, non corrono questo rischio.

    E anche qui l’intera comunità cattolica tace genuflessa e fiduciosa, forse colta improvvisamente da un attacco di follia collettiva.

    A tutto ciò si aggiunge l’omertà della stessa comunità cattolica, gli attacchi verso chi ha denunciato, che anziché essere supportato e ringraziato dalla comunità per aver impedito che possano accadere altri abusi magari ai propri figli, si ritrova invece messo letteralmente alla gogna per aver “infangato” il buon nome di quella comunità, puntualmente ricca di una miseria morale e cristiana da far impallidire.

    Certo par brutto fare di tutta l’erba un fascio, ma purtroppo nel fascio, in questi casi i fili d’erba che restano fuori da questo meccanismo omertoso e autolesionista sono davvero pochi.

    È sufficiente fare una piccola ricerca su internet per scoprire che a fronte dei tanti proclami, di fatto in Italia non esiste negli anni un solo caso in cui le gerarchie, un vescovo, un sacerdote o un fedele abbiano mai denunciato.

    A farlo sono solo le vittime, tutte ovviamente cattoliche e anche qui sono pochissime, in quanto spesso intimidite. Vediamo nei fatti una comunità cattolica più simile ad una setta, sempre pronta a protestare e scendere in piazza per motivi ideologici, restia invece se si tratta di motivi come la salute psicofisica dei propri figli.

    Questo accade perché manca quell’amor proprio di cui parlavo prima, anche verso il Dio in cui credono. I cattolici italiani in realtà non credono in Dio, ma nello Stato Pontificio e accettano tutto, anche se contrario al loro stesso credo o per loro lesivo.

    Va detto che certamente la pedofilia è ovunque e i vuoti legislativi non favoriscono solo la chiesa ma la pedofilia in generale. La chiesa come abbiamo visto è un maggior problema perché non solo è frequentata quotidianamente da migliaia di minori, regalando molte più possibilità per un predatore di adescare, ma anche per il fatto che sistematicamente non denuncia. Questa per il predatore anche laico è una enorme sicurezza in quanto nella peggiore delle ipotesi verrà solo allontanato, non denunciato, ma mandato a stuprare bambini altrove.

    Il detto “dove c’è un pedofilo c’è una comunità che lo protegge” non è così sbagliato. Spetta a noi tutti rompere questo meccanismo, tenuto in vita unicamente dall’indifferenza e dall’omertà.

  • Lo schiaffo della Conferenza Episcopale Francese alla “nullafacente” CEI, l’unica a fallire in Europa sulla pedofilia

    Lo schiaffo della Conferenza Episcopale Francese alla “nullafacente” CEI, l’unica a fallire in Europa sulla pedofilia

    La Conferenza Episcopale Francese ha risarcito un sopravvissuto italiano, Piero Brogi.

    L’uomo – tra i fondatori della Rete L’ABUSO, oggi 60enne e residente in Francia – era stato abusato a Roma nella parrocchia dei SS. Aquila e Priscilla all’età di 9 anni, da monsignor Angelo Pio Loco Boscariol oggi deceduto.

    Durante l’inchiesta della Commissione indipendente francese CIASE l’uomo (se pur abusato in Italia) decise di presentare comunque la denuncia chiedendo di essere risarcito dalla chiesa in quanto istituzione globale.

    Dopo una serie di accertamenti da parte della Conferenza Episcopale Francese sul fatto accaduto in Italia, ha ricevuto l’indennizzo economico.

    Un indennizzo quantificato a seconda dei casi per un massimo di 60.000€, sicuramente simbolico che però almeno restituisce alle vittime un valore più immenso, quello del riconoscimento e del reale pentimento.

    Purtroppo in Italia questo al momento non è neppure ipotizzabile in quanto la CEI stessa ha scelto di continuare sulla linea criminale, di proseguire  nell’insabbiamento interno, nella NON denuncia alle autorità civili, nel NON riconoscimento delle vittime, alle quali lo stesso Presidente Matteo Zuppi rinnega nei fatti qualunque possibile dialogo.

  • ZERO TOLLERANZA della Questura di Roma contro i bambini abusati dai preti

    ZERO TOLLERANZA della Questura di Roma contro i bambini abusati dai preti

    Oggi vi racconto una storia incredibile ma purtroppo vera.

    Durante il meeting dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero arrivati a Roma da tutto il mondo, dalla Germania è arrivato un carro rappresentante due croci che reggono una amaca nella quale dorme un cardinale e sulla quale una scritta dice “L’instancabile investigazione sugli abusi sessuali sui minori”.

    Ebbene, appena il carro è arrivato a Roma gli autisti sono stati arrestati e multati in zona Colosseo, il motivo scritto sul verbale, è che il carro impediva ai turisti la vista del monumento…

    Subito rilasciati in quanto non sussisteva alcun reato, gli autisti hanno portato il carro presso uno dei due Hotels che ospitano i sopravvissuti.

    La polizia lo ha seguito, non è noto il motivo, tuttavia da ieri notte quel carro che non è neppure stato sequestrato, è sorvegliato a vista dalla polizia che questa mattina, quando è stato portato nell’hotel più grosso per evitare l’inutile ingombro del parcheggio pubblico, è stato seguito da una volante, ora piazzata dietro il carro, dove resterà sicuramente tutto il giorno, la notte e domani.

    Un inutile spreco di forze di polizia non per prevenire un reato, ma per salvare la faccia al Papa, censurando le vittime che da anni inutilmente chiedono giustizia per i crimini subiti da bambini.

    Una vergogna tutta Made in Italy….

  • Carpineto Romano – La chiesa complice di padre Carlos Alberto Pérez Arco. Sapevano dal 2018

    Carpineto Romano – La chiesa complice di padre Carlos Alberto Pérez Arco. Sapevano dal 2018

    Il religioso dell’Istituto Missionario colombiano di San Giovanni Eudes, residente a Carpineto Romano da qualche anno, era stato arrestato dai carabinieri pochi giorni prima della Pasqua dell’anno scorso, il 15 aprile, su ordine del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Velletri.

    Da una lettera in nostro possesso datata 31 agosto 2018, mosignor Humberto Lugo Arguelles – Fondatore del carisma della casita – Istituto Missionario San Juan Eudes – accusa in un documento di nove pagine, l’ex Responsabile della Casita – Jesús Amaya León – di una serie di irregolarità, comprese le complicità in casi di pedofilia, tra cui quello di Carpineto Romano.

    Nel testo tradotto parzialmente, è sottointeso che si sta parlando di abusi sessuali a danno di minori e di gravissime complicità e coperture delle gerarchie cattoliche, che hanno permesso di fatto, che padre Carlos Arcos Perez commettesse abusi anche in Italia, a Carpineto Romano.

    Monsignor Humberto Lugo, morto lo scorso anno di COVID-19, nel 2012 fu rimosso dall’incarico di superiore generale e al suo posto hanno nominato a P. Jesús Amaya.

    Nel 2016, monsignor Hunberto Lugo fu espulso ma ciò nonostante, il monsignore continuò facendo delle osservazioni a padre Jesús – oggi in Colombia – su certe cose che non andavano bene nell’istituto.

    Una di queste osservazioni la fece ad agosto del 2018 quando scrisse questa lettera dicendogli che non capiva come padre Carlos Alberto Pérez Arcos, continuava a Carpineto Romano malgrado ci fossero voci certe che aveva commesso dei delitti contro minorenni in Sao Tomé e Principe, África.

    31 agosto 2018 – 5.3. Caso del Padre Carlos Alberto Pérez Arco.

    Inviato con il Padre Albeiro alla missione di Príncipe. In comunicazione con Monsignor Antonio do Santos, Vescovo di Sao Tomé e Príncipe, quando ha saputo la situazione mi ha risposto che è stato un peccato avere chiuso la missione, perché Lei (Jesús Amaya León) concretamente la aveva gestita male.

    Successivamente, da confidenze ho saputo che avrebbe potuto trattarsi da parte del Padre Carlos Alberto Pérez Arco e di presunto delitto con minorenni. Ciò che è insolito è che lo tengono in Carpineto Romano. Lo avranno comunicato a Monsignor Loppa, Vescovo di Anagni- Alatri?

    Ma un’altra cosa insolita è anche che, nel mio ultimo viaggio a Roma per partecipare al Congresso di Vita Consacrata, al corso sul Diritto dei Religiosi (1 al 20 di maggio 2018), ho incontrato questo padre Carlos Pérez Arco per caso sulla metro linea A a Termini. Sono stato molto pacato con lui ma, nel poco che mi ha detto, ha parlato molto male di Lei e del Vicario Padre Efraín. Padre Jesús, in questi argomenti il Santo Padre chiede tolleranza zero, come ripeteva Lei ai membri della casetta.

    Già, sono molto diretto, come può notare nella lettera, i Vescovi di Colombia ai quali risponde per Diritto Diocesano, devono agire nella causa. Il 29 di questo mese sono passati due mesi esatti dalla consegna di questa mia lettera alla Curia di Bogotà, e l’invio di copie ai Vescovi ai quali corrisponde tale assunto. Fino ad oggi non ho avuto risposta, però trattandosi di un argomento tanto delicato, aspetterò ancora un poco per rispetto ai signori Vescovi, poi mi rivolgerò direttamente alla Santa Sede.

    Siccome ho su di Lei solo l’autorità morale, credo che cosa degna per il bene dell’Istituto che ho fondato con tanto amore per il bene della Missione, che sia Lei stesso a dimettersi davanti al Santo Padre. Questo è ciò che, con desiderio paterno e carità cristiana volevo fare, quando mi sono azzardato dopo 6 anni esatti dall’essere uscito dalla casa di Mosquera, fare in modo che Lei entrasse in ragione, affinché “con il velo della carità” avremmo potuto agire nella nostra “giusta autonomia” in ciò che si riferisce alla nostra tessa disciplina (canone 586).

    Le sue affrettate accuse e il suo ingiusto processo di espulsione, mi ha mosso ad agire in questo modo però, anzitutto, perché il carisma della Casetta e la mia persona si identificano, così lo vede la gente e non voglio che l’opera che io ho fondato, debba passare in un uragano tanto doloroso.

  • Tutti gli uomini di Papa Francesco… e quelle nomine poco in linea con la tolleranza ZERO

    Tutti gli uomini di Papa Francesco… e quelle nomine poco in linea con la tolleranza ZERO

    Nel suo pontificato “particolarmente dedito” a combattere la pedofilia nel clero cattolico di certo Papa Francesco ha spesso fatto scelte poco lungimiranti che poi si sono rivelate azzardate, come quella di nominare il Cardinale Pell al dicastero delle finanze. Questo non tanto per come sarebbe potuta finire o meno la già nota inchiesta per abusi che lo vedeva accusato, ma proprio per l’accusa in sé, in contrapposizione con le campagne garantiste di tolleranza zero di cui Francesco si è fatto promoter.

    La nomina forse poco opportuna del vescovo di Milano Mario Delpini, accusato di aver insabbiato il caso di don Mauro Galli …e via dicendo, i casi sono diversi.

    Molto curiosa la recente nomina di Matteo Zuppi, già Presidente CEI, impegnato nei dialoghi di pace in Ucraina e da pochi giorni anche Giudice della corte di cassazione vaticana. Un uomo che dal lato delle vittime di certo non ha ottenuto molta simpatia con le sue chiusure e il fallimento del report CEI. Tuttavia avrà altre qualità se Bergoglio in pochi mesi lo ha piu volte nominato.

    Ancora in via di “festeggiamenti” invece, la nomina di Monsignor Michele di Tolve, nuovo Vescovo Ausiliare di Roma. Sul sito del Vaticano viene ricordato nel suo incontro con Papa Francesco.

    Ex rettore del Seminario e parroco di Rho. Collaboratore di Paolo Bovi, educatore e frequentatore dell’oratorio già al tempo in cui don Michele di Tolve era vice parroco della Parrocchia di Cassina de’ Pecchi.

    Fu sempre Di Tolve, rettore del seminario di Venegono a fare sacerdote don Emanuele Tempesta (oggi indagato), malgrado la contrarietà dell’ex rettore, Luigi Panighetti. Tempesta non fu l’unico sacerdote consacrato da Di Tolve che poi risultò “immaturo”.

    Grandi innovazioni quelle di Bergoglio, dicono in continuazione i media, di cui però l’unica contenta mentre le vittime si lamentano è al momento la chiesa, che a tredici anni dall’inizio dello scandalo europeo, unica quella italiana ad oggi, a non aver ancora indennizzato o assistito una sola vittima – tranne quando costretta dai tribunali italiani. Quello che è peggio è essere stata anche incapace almeno di un risarcimento umano.

    Ma a quanto pare non gli intessa…


    …Ora siamo preoccupati che i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, che stanno arbitrando su tali denunce a danno dei sopravvissuti, siano essi stessi accusati di gravissime violazioni sessuali contro i bambini e della tortura psicologica di quei bambini.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/06/08/nuova-zelanda-seconda-lettera-aperta-a-papa-francesco/

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/05/24/lettera-integrale-del-presidente-della-bolivia-al-papa-blocco-degli-ingressi-ai-preti-e-revisione-del-concordato/

  • Comunicato stampa – “Eccesso di tutela dei pedofili”, l’Italia deferita a UE, per la seconda volta all’ONU – Conferenza stampa – VIDEO integrale

    Comunicato stampa – “Eccesso di tutela dei pedofili”, l’Italia deferita a UE, per la seconda volta all’ONU – Conferenza stampa – VIDEO integrale

    Nelle conclusioni domanda:

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli in ambito di società civile, volontariato e istituzioni religiose, di proteggere se stessi dall’abuso sessuale. Oggi lo Stato membro non è in grado di garantire ai cittadini dell’Unione di circolare con stessi diritti al suo interno e garantirne quei parametri di tutela fondamentali:
    quali iniziative l’Unione Europea ha intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nello Stato membro;

    se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo della denuncia a tutti i cittadini e di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

    se e di quali elementi statistici disponga il Governo italiano circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, compresi quelli che vedono indagati o imputati ministri di culto;

    se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

    se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.

    Francesco Zanardi

     

    Relatori;

    Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Avvocato Mario Caligiuri – Osservatorio permanete Rete L’ABUSO Interverranno; Simone Padovani – Justice Initiative – Guido Fluri; Federico Tulli – Giornalista e autore di “Chiesa e pedofilia” – “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” – insieme ad Emanuela Provera di “Giustizia divina” Timothy Law – ECA – Global Justice Project; Ludovica Eugenio (ADISTA) – Coordinamento ItalyChurchToo

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/procura-generale-della-repubblica-presso-la-corte-di-cassazione-roma/

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  • PARLAMENTO EUROPEO al Presidente della Commissione per le Petizioni

    PARLAMENTO EUROPEO al Presidente della Commissione per le Petizioni

    Il sottoscritto, Sig. Francesco Zanardi, nato a Torino il 19 Luglio 1970, CF ZNRFNC70L19L219W, premesso che agisce nel presente atto in qualità di Presidente pro tempore delle ONG Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – CF 92109400090; Rete L’ABUSO – Human Rights Connct EDV/ETS (Registro nazionale) – C.F. 92111440092

     

    PREMETTE

     L’esponente e l’Associazione in epigrafe attraverso la Petizione n. 1238/2010 ritenuta dall’Ufficio procedibile, sollevò alcune perplessità sull’attuazione pratica in Italia della direttiva europea 2010/0064 ritenendo che se pur innovativa, nell’applicazione italiana ostacolata da carenze dovute al disallineamento del paese con gli standard imposti dalle convenzioni internazionali ai quali la stessa si appoggiava; termini di prescrizione troppo brevi ad ostacolo del perseguimento dei reati; necessità di estendere l’obbligo della denuncia a tutti i cittadini; necessità di un obbligo di trattamento e monitoraggio per i detenuti; necessità di un database nazionale di pubblico accesso.

     

    L’Ufficio, dopo aver esaminato la petizione riteneva conclusa l’esamina e archiviava motivando con alcuni passaggi che sottolineiamo:

     

    “La direttiva fornisce un sostanziale contributo alla tutela dei minori contro l’abuso sessuale, in particolare relativamente alle questioni sollevate dal firmatario:

    – gli Stati membri sono obbligati a perseguire i reati di abuso sessuale sui minori per un periodo di tempo sufficiente successivamente al raggiungimento della maggiore età da parte della vittima, che risulti commisurato alla gravità del reato in questione;

    – gli Stati membri sono obbligati a garantire che le norme di riservatezza imposte a determinate categorie professionali principalmente correlate ai minori non costituiscano un ostacolo per la denuncia degli abusi, nonché di incoraggiare chiunque sia a conoscenza di un abuso, o ne abbia il sospetto, a denunciarlo ai servizi competenti. Tale disposizione integra l’obbligo generale di denuncia di un crimine presente nella legislazione nazionale;

    – gli Stati membri sono obbligati a garantire la disponibilità di programmi o misure d’intervento efficaci, al fine di prevenire e minimizzare i rischi di reiterazione dei reati, nonché l’accesso a tali programmi da parte dei detenuti per reati sessuali a danno dei minori e degli imputati nei processi penali;

    – rimuove gli eventuali ostacoli allo scambio di informazioni in materia di condanne e interdizione per reati sessuali contro i minori, nell’ambito dell’attuazione del sistema europeo d’informazione sui casellari giudiziari, al fine di garantire una maggiore affidabilità delle verifiche da parte dei datori di lavoro.

     

    Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva. Non sussiste alcuna distinzione per motivi religiosi, pertanto la legislazione nazionale di recepimento della direttiva deve essere interamente applicabile a qualsiasi cittadino soggetto alla giurisdizione degli Stati membri, compresi ì membri della Chiesa cattolica.

    La Commissione ritiene che, contrariamente a quanto sostenuto dal firmatario, la direttiva sia estremamente utile per il rafforzamento della tutela dei minori contro l’abuso sessuale in Europa.

     

    Gli Stati membri devono recepire la direttiva entro il 18 dicembre 2013. La Commissione sottoporrà una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all’attuazione di tali misure entro il 18 dicembre 2015.”

    L’Italia con la legge 172/2012 ratifica la Convenzione di Lanzarote, il primo strumento internazionale con il quale si prevede che gli abusi sessuali contro i bambini siano considerati reati. Questa come sappiamo introduce una serie di importanti implementazioni in materia di reati sessuali alle quali i paesi si devono adeguare.

    Dieci anni dopo la sua ratifica però vediamo vanificarsi in Italia per la sua inapplicabilità.

    ESPONE

    Il c.d. certificato anti pedofilia si è dimostrato nell’applicazione del legislatore italiano un vero boomerang in quanto lasciando scoperta in particolare tutta la fascia del volontariato, ha convogliato in quell’ambito tutti i predatori accertati, impossibilitati dal certificato stesso ad agire in altri contesti.

    Situazione che si aggrava ulteriormente in tutte le realtà di associazioni, COOPERATIVE di servizi e confessioni religiose, esenti in Italia dall’esibizione del certificato, in quanto considerate volontariato o offerenti lavoro subordinato.

    Realtà che, in questi casi, come è ben noto, tendono a gestire internamente il crimine prediligendo la tutela e il buon nome della propria immagine e questi gruppi di associazioni, non essendo pubblici ufficiali, in Italia sono esenti dall’obbligo della denuncia, che nei più dei casi – indotti dal vuoto legislativo – è omessa sistematicamente.

    Certamente un incentivo ulteriore per il predatore, che trova al loro interno piu tutela nell’omissione della denuncia, qualora venisse denunciato.

    L’ulteriore effetto collaterale, oltre le vittime prodotte, di cui puntualmente nessuno si fa carico in quanto si svelerebbe l’accaduto, è non segnalare l’abusante, limitandosi ad allontanarlo. Permettendo così, qualora non abbia precedenti, di introdursi anche in ambienti dove è necessario il certificato, vanificandolo ulteriormente. (link 1)

    Lo scorso 17 novembre, la Conferenza Episcopale Italiana ha rilasciato a proposito un indicativo report sugli abusi sessuali all’interno del clero (all. 1) nel quale la stessa CEI indica che, dai dati pervenuti in due anni (2020 -2021) da soli 30 sportelli delle 166 diocesi italiane che li hanno promossi (circa il 73% del totale), i laici denunciati in ambito ecclesiastico sarebbero 23 dei 68 segnalati. Il 33,8%.

    Proprio in materia, pochi giorni fa, Papa Francesco ha introdotto, integrando nel motu proprio del 2019 Vos Estis Lux Mundi, norme specifiche anche per i laici, le cui denunce però, per stesso volere del legislatore vaticano, resteranno rigorosamente interne quanto quelle dei sacerdoti, senza alcun obbligo quindi, di trasmissione alle Autorità del paese.

    Anche in materia di audizione protetta rileviamo gravi violazioni e in alcuni casi violenze a danno delle vittime. E questo avviene purtroppo in ogni ambito di confessioni religiose e associative, anche quelle minori o al di fuori della chiesa cattolica, maggiormente citata unicamente per la quantità dei casi denunciati all’Associazione.

    Sempre il motu proprio del 2019 introduceva i c.d. sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili. Uffici privi di consenso informato, inadeguati alla regolamentazione vigente in materia di privacy, ai quali la vittima accede senza neppure l’assistenza del proprio difensore di fiducia, non prevista. Si depone sottoscrivendo una denuncia/relazione spesso raccolta da sacerdoti o volontari che non hanno alcuna competenza e che tuttavia non agiscono in nome della legge dello Stato, ma in base al codice canonico che regolamenta questi sportelli e lo stesso Motu proprio, basato sul sesto comandamento del decalogo. Tutto senza dare copia alla vittima e senza sapere che uso ne sarà fatto.

    Tutto praticamente sulla fiducia spesso indotta dalla fede.

    In molte occasioni viene chiesto alle vittime di sottoporsi ad una perizia per conto dello stesso tribunale canonico, di cui anche in questo caso non verrà data copia dell’esito.

    Come nel caso della denuncia in assenza del difensore, anche in questo caso la modalità è identica e da diverse testimonianze che ci pervengono attraverso i nostri assistiti – che in qualche caso scaltramente ne hanno registrato gli incontri – sentire il peritante accusare la vittima (nello specifico caso 11nne all’epoca dei fatti), colpevolizzandola per non essersi sottratta al prete. Come, ad esempio, nel caso specifico citato sopra e documentato con registrazione audio video, del nostro associato di Napoli, provocando un ricovero in psichiatria al malcapitato Arturo Borreli.

    Come documentato all’allegato 6, da pagina 15. Qui il video delle violenze apparso nella famosa trasmissione di Mediaset – LE IENE – Accuse di pedofilia: come indaga la chiesa – malgrado la gravità, senza riscontri da parte degli organi istituzionali.

    L’esito delle procedure canoniche, avviate presso gli sportelli diocesani, da quanto denunciano le stesse vittime e documenta l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, al di là dell’omissione sistematica della comunicazione alla magistratura, al di là della “pena” irrisoria data dalla chiesa – nel piu dei casi una sospensione dal sevizio – registriamo anche diversi casi dove,  le condanne comunicate alle vittime risultano mendaci, tanto da ritrovare il prete condannato a 5 anni di sospensione, dirigere due parrocchie insieme al fratello, accusato anch’esso di stupro ai danni di un’invalida (link 1).

    Registriamo anche diversi tentativi, documentabili, di comprare, attraverso accordi tra le parti con il vincolo della riservatezza, il silenzio delle vittime. In genere 25.000€ non a titolo di indennizzo ma per non rivelare l’accaduto a nessuno, lasciando quindi il sacerdote libero di continuare (link 2). In altri casi, molti meno, l’accordo tra le parti è strumento per evitare che, durante il processo il prete o la diocesi si trovino contro la vittima e le parti civili.  (link 3)

    Naturalmente l’Associazione scrivente ha più volte denunciato queste circostanze al Garante e sul territorio, e tramite i legali delle vittime approdati nei tribunali italiani, grazie alle querele, senza però ottenere riscontri.

    Il 1° febbraio scorso, a seguito del report della Conferenza Episcopale Italiana, le vittime raccolte nella Rete L’ABUSO – che va tristemente fatto notare è l’unica associazione in Italia che dà voce ai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero offrendo un’assistenza legale – hanno prodotto un contro report per dimostrare, non solo quanto gravi fossero i dati di soli 2 anni diffusi dalla stessa CEI ma per dare un’immagine più chiara del panorama italiano che l’associazione, con i dati in suo, possesso ha censito in modo, se pur incompleto, a ritroso dei 13 anni di presenza sul territorio (Report completo all. 2).

    Il report contiene 418 sacerdoti accusati, censiti attraverso le denunce dei nostri associati. Numeri, certamente, in difetto rispetto all’entità reale del fenomeno in Italia, che stando agli studi accreditati in materia, come quello di Richard Sipe, avrebbero un potenziale di 29.260 vittime minorenni.

    Il report, con i dati suddivisi per Regione, è stato doverosamente trasmesso alla Procura Generale della Repubblica lo scorso 16 febbraio, nell’ottica di un intervento preventivo che spingesse l’Autorità Giudiziaria all’acquisizione dei nominativi, molti mai denunciati alle autorità, procedendo d’ufficio (come accaduto in Spagna nell’assenza di iniziative governative).

    Ma ad oggi questo non è accaduto.

    Importante notare che l’Associazione, in assenza di canali percorribili che permettano la comunicazione dei casi all’AG, è stata costretta per sua tutela, a non comunicare l’elenco dei nomi. E questo perchè si sarebbe esposta alla possibilità di querela da parte di chi segnalato, trovandosi poi costretta, per difendersi, a coinvolgere gli stessi querelanti, in molti casi in procedimenti per loro prescritti, e per ciò non denunciati all’AG. Si è evitata in questo caso l’inutile alternativa (indicativa del problema) soprattutto per non creare ulteriore danno alle vittime ed evitare una riesumazione del trauma, di fronte al quale poi non avrebbero avuto alcun supporto psicologico.

    Dunque l’Associazione, pur mettendo a disposizione l’elenco, in assenza di altri canali percorribili di segnalazione ai fini preventivi, è costretta a sperare che l’AG li acquisisca convocandoci.

    Il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite esaminava il reclamo relazionato dall’Associazione in epigrafe (all. 3) durante il rapporto periodico dell’Italia esprimendo a riguardo le seguenti conclusioni;

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.” al paragrafo 21 le osservazioni conclusive (all. 4)

    A precedere il reclamo della Rete L’ABUSO all’ONU, una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero – senza risposta (link 3), una successiva diffida da noi inviata agli organi di Governo italiano – senza risposta (all. 5), una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Savona – archiviata malgrado sussistesse la procedibilità d’Ufficio (all. 6 – alleghiamo solo corpo del testo centrale depositato per motivi di ampiezza del fascicolo, integralmente disponibile dal nostro datacenter, accedendo a https://retelabuso.eu/index.php/s/Ls6g3aiQ9ZSc53c), password xxxxxxx.

    La recente commissione d’inchiesta CIASE ha ravvisato che in Francia, in un arco temporale di circa 70 anni, ben 3000 sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di 216.000 minori. Non è noto per quante volte. Secondo la Commissione CIASE, aggiungendo l’indotto cattolico, il numero di vittime raggiungerebbe le 330.000.

    Tuttavia, tenendo conto delle “sole” 216.000 vittime dei 3000 religiosi, ogni sacerdote cattolico francese avrebbe abusato, mediamente, di 72 bambini. Un dato che va indubbiamente ben oltre la media dei reati attribuibili in ambito laico.

    La Francia ha mantenuto nei 70 anni in esame circa 2/5 dei sacerdoti che ha avuto l’Italia, e se anche l’Italia segue la statistica percentuale come in Francia e negli altri paesi, e non vi è motivo di pensare non sia così, è verosimile quindi che più di 7.000 sacerdoti italiani risultino pedofili. Come confermerebbero anche le proiezioni redatte dal collega Mark Vincent Healy (link 4): il potenziale di vittime in Italia sarebbe pari a circa un milione.

    -o-O-o-

     L’Associazione Rete L’ABUSO, unico punto di riferimento e di supporto concreto per i sopravvissuti agli abusi del clero, oggi unica realtà in assenza dello Stato a monitorare il fenomeno sul territorio, è fortemente preoccupata. Non solo per i dati e la situazione che ci perviene attraverso i nostri assistiti ma, molto di più, per la sistematica inerzia dello Stato Membro, che da dodici anni, (per quanto possiamo documentare), è in cortocircuito nelle leggi e inadempiente verso l’interesse superiore del minore. Indifferente non solo alle varie istanze dei nostri avvocati, ma alle stesse interrogazioni parlamentari o alle raccomandazioni degli organi sovranazionali come nel caso delle Nazioni Unite.

    Si aggiunge che, al momento, il livello di consapevolezza tra la popolazione è insufficiente per permettere agli adulti di tutelare i minori e intervenire e non esistono canali affinché i bambini possano comprendere quei comportamenti non consoni da parte degli adulti e segnalarli.

    Non meno preoccupante la situazione dell’informazione nel paese, da diversi anni unilaterale ed omissiva della realtà che contorna questo tipo di notizie. Entrando nel merito specifico della chiesa, l’informazione risulta tanto parziale che in Italia pare non esistere un effettivo problema. Secondo la stampa il problema è risolto dalle leggi vaticane e dalla CEI, omettendo che queste nulla valgono sul territorio. Tutto puntualmente privo di contraddittorio da parte delle vittime o associazioni che puntualmente vengono negate nell’esistenza. Tutto nella costante l’assenza del contesto generale.

    Premesso questo, l’Associazione Rete L’Abuso

    CHIEDE

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli in ambito di società civile, volontariato e istituzioni religiose, di proteggere se stessi dall’abuso sessuale. Oggi lo Stato membro non è in grado di garantire ai cittadini dell’Unione di circolare con stessi diritti al suo interno e garantirne quei parametri di tutela fondamentali:

    quali iniziative l’Unione Europea ha intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nello Stato membro;

    se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo della denuncia a tutti i cittadini e di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

    se e di quali elementi statistici disponga il Governo italiano circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, compresi quelli che vedono indagati o imputati ministri di culto;

    se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

    se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.

    Fine della Petizione —————————————————————————————————————

    Il Presidente

    Francesco Zanardi

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  • ALTO COMMISSARIATO PER I DIRITTI UMANI – diritti dell’infanzia

    ALTO COMMISSARIATO PER I DIRITTI UMANI – diritti dell’infanzia

    L’esponente Francesco Zanardi, nato a Torino il 19 luglio 1970, agisce nel presente atto in qualità di Presidente pro tempore delle ONG Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – CF 92109400090; Rete L’ABUSO – Human Rights Connect EDV/ETS (Registro nazionale) – C.F. 92111440092; nella qualità osservatore e referente per l’Italia ECA Global con sede in Seattle.

    Al fine di rendere quanto piu consapevole questo Comitato della drammatica situazione dello Stato membro, ha inserito nell’esposizione oltre ai soliti allegati cartacei (all. x) anche dei (link x), per sottolineare che i gravi fatti che andremo ad esporre NON SONO frutto di documentazione conosciuta ristrettamente dall’Associazione esponente, ma sono dati pubblici denunciati e documentati persino sui quotidiani italiani.

    Questo a riprova dell’inerzia delittuosa e sistematica delle istituzioni del paese, che le ignorano puntualmente in tutta la loro gravità, legittimandole, negando nei fatti l’accesso alla Giustizia.

    L’esponente fa anche notare che, se pur approfondisca nei testi in particolare quanto l’Associazione documenta per sua specifica finalità riguardo alla chiesa cattolica, questo deve essere visto in una panoramica di 360°: dalla società civile a tutte quelli situazioni che vedono aggregazione, comunità, associazioni di vario genere, cooperative di servizi, confessioni religiose e confraternite.

    La chiesa cattolica come vedremo, si differenzia in modo preoccupante nello Stato membro, per il fatto di essere un’associazione strutturata che, a fronte del problema e grazie ai vuoti legislativi, si è regolamentata internamente dietro a un Motu proprio, che mantiene tutte le modalità omissive e criminali storicamente originarie del problema stesso, in Italia favorite in modo particolarmente “floreo” grazie allo Stato, che la sta supportando con il silenzio e, come vedremo, favorendone la linea criminale.

    Nell’ottica di quanto sopra il reportage di BBC dell’8 giugno 2022 “Our World: Italy’s Hidden Sins” prodotto, sottolineo, non dalla TV italiana, tra i tanti problemi del caso (link 1 con sottotitoli), ma dalla TV inglese. Questo per accrescere ulteriormente e doverosamente l’attenzione proprio sui fatti di cronaca che indicheremo come (link x), tanto gravi da essere finiti sulla cronaca e questo malgrado i silenzi dell’informazione nel paese.

     

    ESPONE

     Nella 65° sezione del 31 gennaio 2014 questo Comitato esaminava a seguito dei persistenti silenzi il rapporto periodico della Santa Sede riportando queste osservazioni conclusive.

    (link 2 al paragrafo 43 e 44)

    Sfruttamento e abuso sessuale

    43 – “Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

    (a) Ben noti autori di abusi sessuali su bambini sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali su bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli;

    (b) Ancorché la Santa Sede ha stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abuso sessuale su bambino nel 1962 e li ha posti nel 2001 sotto l’esclusiva competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), ha deciso di fornire al Comitato i dati su tutti i casi di abuso sessuale su bambino portati alla sua attenzione nel corso del periodo del rapporto e le risultanze dei procedimenti interni in tali casi;

    (c) I casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale su bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

    (d) A causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

    (e) Denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza Episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

    (f) Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale.

    44 – Il Comitato accetta la dichiarazione della Santa Sede circa l’importanza di stabilire la verità di ciò che è accaduto nel passato, per adottare i necessari provvedimenti per impedire che ciò accada ancora, per assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, per portare riparazione alle vittime e a tutti quelli colpiti da questi enormi crimini. In questa prospettiva, Il Comitato sollecita fortemente la Santa Sede a:

    (a) Assicurare che la Commissione creata nel dicembre del 2013 investigherà in maniera indipendente tutti i casi di abuso sessuale su bambino così come le condotte della gerarchia cattolica nell’occuparsi di essi. La Santa Sede dovrebbe considerare di invitare la società civile e le organizzazioni delle vittime a unirsi a questa Commissione e gli apparati internazionali per i diritti umani a supportare il suo lavoro. Le risultanze di questa investigazione dovrebbero essere rese pubbliche e servire a prevenire il ripetersi dell’abuso sessuale su bambino all’interno della Chiesa cattolica;

    (b) Rimuovere immediatamente tutti coloro che sono noti e sospetti autori di abuso sessuale su bambino dai loro incarichi e rinviare la questione alle pertinenti autorità per l’applicazione della legge per le investigazioni e i fini di azione giudiziaria;

    (c) Assicurare una trasparente condivisione di tutti gli archivi che possono essere usati per tenere gli autori degli abusi responsabili così come quelli che hanno nascosto i loro crimini e scaltramente hanno posto gli offensori in contatto con i fanciulli;

    (d) Emendare il Codice canonico affinché l’abuso sessuale su bambino sia considerato come i crimini e non come “delitto contro la morale” e abrogare tutte le disposizioni che possono imporre un obbligo di silenzio sulle vittime e su tutti quelli che vengono a conoscenza di tali crimini:

    (e) Stabilire chiare regole, apparati e procedure per la denuncia obbligatoria di tutti i casi sospetti di abuso e sfruttamento sessuale del bambino alle autorità per l’applicazione della legge;

    (f) Assicurare che tutti i preti, il personale religioso e gli individui che lavorano sotto l’autorità della Santa Sede siano resi edotti dei loro obblighi di denuncia e del fatto che in caso di conflitto, questi obblighi prevalgono sulle disposizioni del codice canonico;

    (g) Sviluppare programmi e politiche per la prevenzione di tali crimini e per il ristabilimento e la reintegrazione sociale delle vittime bambino, in accordo con i documenti conclusivi adottati dai Congressi Mondiali contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini del 1996, 2001 e 2008, tenuti a Stoccolma, Yokohama e Rio de Janeiro, rispettivamente;

    (h) Sviluppare programmi di educazione preventiva per innalzare la consapevolezza dei fanciulli sull’abuso sessuale e per insegnare loro le necessarie capacità tramite le quali proteggere se stessi; e

    (i) Considerare di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Protezione dei Bambini contro lo Sfruttamento Sessuale e l’Abuso Sessuale.”

    Questo comitato concludeva e rimandava;

    66 – Il Comitato invita la Santa Sede a presentare il suo rapporto periodico combinato dal terzo al sesto entro il primo settembre 2017 e ad includere in esso le informazioni sull’implementazione delle presenti osservazioni conclusive…

     

    -o-O-o-

    Nell’ottobre del 2018 l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO relazionerà con un report a questo Comitato (link 3) la già all’epoca grave situazione dello Stato membro, in particolare per quanto riguarderà l’ambito dei rapporti con la Santa Sede e la Conferenza Episcopale Italiana.

    Il report verrà esaminato nell’80° sezione, nelle sedute del 23 e 24 gennaio 2019, durante l’esamina periodica dell’Italia.

    Il 28 febbraio 2019, questo Comitato si esprimerà riportando queste osservazioni conclusive

    (link 4 al paragrafo 21):

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Raccomandazioni che mi permetto la triste ironia, oggi è evidente siano sfuggite decisamente di mano allo Stato membro e afferrate al volo dallo Stato del Vaticano che, trovato il vuoto, si è infilato e lo ha sfruttato come vedremo. Non di certo nell’interesse superiore del minore e della convenzione ONU.

     

    ESPONE

     il 7 maggio 2019, a seguito del Motu Proprio emesso dal Legislatore dello Stato della Città del Vaticano anche le diocesi italiane si sono adeguate alla normativa interna alla Santa Sede. (link 5)

    Secondo il report della Conferenza Episcopale Italiana (all. 1) (link 6) diffuso il 17 novembre 2022 sarebbero su un totale di 226 diocesi, 166 ad aver attivato i c.d. sportelli diocesani (il 73,4%), delle quali si evince, tranne un’assistenza psicologica presente solo nel 12,3%, non hanno alcun programma concreto di prevenzione; la denuncia resterà rigorosamente interna alla chiesa; nessun indennizzo o soccorso è previsto per le vittime.

    Un grave squilibrio che va sottolineato tra vittime e clero pedofilo: per il clero troviamo 23 strutture (link 7) di “ricovero e redenzione” per i sacerdoti accusati o condannati, presso le quali la chiesa sostiene tra le contestazioni della comunità scientifica, di “curarli” prima di reinserirli nelle parrocchie. Come spiega Marco Ermes Luparia – Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo Prenatale e Diacono Permanente – “Noi siamo un’officina, non siamo uno sfasciacarrozze”. (EURONEWS link 8)

    Proseguendo nella lettura del report della CEI, la situazione che emerge è grave!

    I dati se pur davvero molto scarni, esaminano due anni, il 2020 e il 2021 con le risposte pervenute agli sportelli in un periodo sicuramente ostile, in quanto la pandemia ha limitato moltissimo anche nelle diocesi l’accesso agli stessi da parte dei sopravvissuti.

    Lo stesso report – dichiara CEI – non comprenderà i dati pervenuti alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Ebbene, delle 166 diocesi italiane che hanno attivato gli sportelli, i dati trasmessi che lo stesso report riconduce a soli 30 di questi (di cui non è stata resa nota la posizione geografica nel paese), dichiarano che dei 68 presunti autori denunciati; 30 sarebbero chierici, che sommati ai 15 consacrati fanno 45.

    Si legge che i laici educatori, insegnanti di religione ecc.) sarebbero 23 dei 68, il 33,8% del totale. (#)

    Riservo di espandere meglio per i laici nel paragrafo relativo alla ratifica della (* pag. 8) Convenzione di Lanzarote.

    La recente commissione d’inchiesta CIASE ha ravvisato che in Francia, in un arco temporale di circa 70 anni, ben 3000 sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di 216.000 minori. Non è noto per quante volte.

    Secondo la Commissione CIASE, aggiungendo l’indotto cattolico, il numero di vittime salirebbe a 330.000.

    Tuttavia, tenendo conto delle “sole” 216.000 vittime dei 3000 religiosi, ogni sacerdote cattolico francese avrebbe abusato, mediamente, di 72 bambini.

    Un dato che va indubbiamente ben oltre la media dei reati attribuibili in ambito laico.

    La Francia ha mantenuto nei 70 anni in esame circa 2/5 dei sacerdoti rispetto all’Italia, e se anche l’Italia segue la statistica percentuale come in Francia e negli altri paesi, e non vi è motivo di pensare non sia così, è verosimile quindi che più di 7.000 sacerdoti italiani risultino pedofili.

    Come confermerebbero anche le proiezioni redatte dal collega Mark Vincent Healy: il potenziale di vittime in Italia sarebbe pari a circa un milione di bambini. (all. 2)

     

    -o-O-o-

    Il 1 febbraio 2023, l’Associazione produrrà un contro report a quello della CEI, dettagliato e suddiviso anche per regione geografica (link 9). I dati utilizzati sono quelli pervenuti all’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, attraverso le denunce dirette dei sopravvissuti che assistiamo, raccolte nei 13 anni di operatività sul territorio italiano.

    La base dei dati esposti è da definirsi assolutamente parziale e in difetto, sono state rimosse tutte le segnalazioni anonime, sono gli unici dati disponibili in assenza di una indagine governativa.

    Stiamo parlando di un totale censito di 418 sacerdoti, non di casi in quanto molti di questi sono autori di abusi su piu bambini. Facendo un rapido paragone col report CIASE, solo i 418 potrebbero aver prodotto circa 30.000 vittime.

    Parliamo di;

    166 accusati, in molti casi con condanna in 1° e 2° grado, ma spesso mai diventata definitiva a causa dell’intervento dei termini prescrittivi, che ne hanno estinto in questi casi anche qualunque forma preventiva da parte dell’Autorità Giudiziaria. (link 10)

     

    164 condannati in via definitiva, moltissimi non hanno mai fatto un giorno di carcere, “ricoverati” per “terapia” nelle 23 strutture utilizzate dalla CEI sul territorio dello Stato membro. (link 11)

     

    88 mai denunciati, totalmente anonimi anche alla giustizia. Spesso perché prescritti e per scelta, in tutela alla fragilità delle vittime stesse, che nel paese non hanno poi supporto psicologico neanche dallo Stato, spesso siamo costretti a desistere alla denuncia che come vedremo piu avanti sarebbe infruttuosa, nella drammatica attesa di riuscire a trovare un’altra vittima, non prescritta e disposta a fare una querela.

    Altro problema italiano, in quanto la querela di parte è l’unica formula di denuncia possibile. Ostativa e penalizzante in quanto impedisce anche alle ONG come la nostra, di procedere con qualunque comunicazione ai fini preventivi all’Autorità Giudiziaria.

    Problema che persisterebbe naturalmente anche qualora la Santa Sede dovesse inserire nelle sue leggi l’obbligo della denuncia alle autorità italiane.

    Tuttavia, tolti gli 88 mai denunciati che hanno sempre girato e girano tutt’ora indisturbati, tolti quelli deceduti, sia i 166 accusati, sia i 164 condannati, una volta archiviata la loro posizione, li ritroviamo praticamente tutti nelle parrocchie, a contatto con i minori. (link Luciano Massaferro – Enzo Calà – Felix Cini – Paolo Turturro e decine di altri facilmente reperibili sul Web)

    Riservo di espandere meglio questo punto e le lacune nel paragrafo relativo alla ratifica della (* pag. 8) Convenzione di Lanzarote.

     

    -o-O-o-

    Nell’intento di provocare nelle assopite Istituzioni del paese un atto di responsabilità come quello della Magistratura spagnola, che nella sua autonomia Istituzionale e nel vuoto di una discussione politica sul tema all’interno del paese, è intervenuta ordinando a tutte le Procure locali l’invio dei dati alla Procura Generale, provocando una discussione e l’avvio di una Commissione Governativa. (link 12)

    Il 16 febbraio 2023 l’esponente invierà una denuncia alla Procura Generale della Repubblica Italiana, contenente quanto era emerso di grave già nel report del 1° febbraio. Per via delle gravi problematiche ostative che in Italia impediscono ai cittadini e alle ONG di denunciare anche a scopo preventivo le notizie di reato di cui si è informati, l’Osservatorio della Rete L’ABUSO non ha potuto comunicare (per legge) la lista dei nominativi unitamente alla denuncia, il rischio era di ricevere centinaia di querele da chi segnalato. (all. 3)

    L’esponente, invitato a desistere dai suoi stessi legali dall’allegare l’elenco, ha utilizzato la “formula” di mettere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria i 418 nominativi, che se richiesti dall’AG durante un interrogatorio, assumono nell’adempimento del dovere di tutela della stessa AG, la legalità della loro trasmissione.

    Ebbene, malgrado sussista la procedibilità d’ufficio ai fini di tutela, questo non è avvenuto ancora in data odierna (vedi firma digitale a fine documento). Ancora una volta a riprova delle drammatiche reticenze istituzionali che indubbiamente hanno favorito e favoriscono le condizioni criminali nelle quali si trova il paese, i bambini che ci vivono e i sopravvissuti, questa volta allo Stato e alla Chiesa.

    Con l’inerzia dimostrata dalla Repubblica già nel 2019, lo Stato Italiano per “tacito accordo” legittimava nei fatti in particolare alla CEI che li “ratificava” dietro il motu proprio, l’occultamento dei crimini e dei criminali previsti, il loro favoreggiamento e la possibilità che questi piu volte reiterassero a danno di bambine e bambini, che lo Stato avrebbe dovuto invece proteggere.

    Lo scorso 25 marzo Papa Francesco ha implementato il motu proprio del 2019, confermando positivamente ed estendendo quelle precedenti norme, anche a chi nella chiesa è responsabile laico.

    In qualche modo a riprova che la chiesa è consapevole di essere un pericolo per i bambini, o viceversa i bambini un pericolo per lei. Questo non solo a causa delle devianze sessuali dei suoi ministri, ma per l’indotto pedofilo che attira a sé, “rassicurato” dall’omissione della denuncia, garantita dalle stesse linee guida della CEI, a sua volta garantita dalla compiacenza delle Istituzioni del paese.

    Come emerge chiaramente dagli stessi dati CEI, un terzo del totale sono proprio laici.

     

    -o-O-o-

    L’11 aprile, attraverso una PETIZIONE al Parlamento Europeo (all. 4) l’esponente documenta la grave situazione del paese e le stesse lacune esposte in questo documento, con particolare attenzione al (* pag. 8) Trattato di LANZAROTE, direttiva Europea che l’Italia ratificherà con la legge 172/2012.

    Rammaricandosi per la disapplicazione fallimentare da parte del Legislatore italiano, l’esponente ne sottolinea i gravi effetti collaterali prodotti e osserva;

    Il c.d. certificato anti pedofilia si è dimostrato nell’applicazione del legislatore italiano un vero boomerang in quanto lasciando scoperta in particolare tutta la fascia del volontariato, ha convogliato in quell’ambito tutti i predatori accertati, impossibilitati dal certificato stesso ad agire in altri contesti.

    Situazione che si aggrava ulteriormente in tutte le realtà di associazioni, COOPERATIVE di servizi e confessioni religiose, esenti in Italia dall’esibizione, in quanto considerate volontariato o offerenti lavoro subordinato o occasionale.

    Realtà che, in questi casi, come è ben noto, tendono a gestire internamente il crimine prediligendo la tutela e il buon nome della propria immagine anziché l’interesse superiore del minore e, questi gruppi o associazioni, non essendo pubblici ufficiali, in Italia sono esenti dall’obbligo della denuncia, che nei più dei casi – indotti e/o impediti dal vuoto legislativo – è omessa sistematicamente.

    Certamente un incentivo ulteriore per il predatore, che trova al loro interno piu tutela qualora venisse scoperto.

    L’ulteriore effetto collaterale, oltre le vittime prodotte, di cui puntualmente nessuno si fa carico in quanto si svelerebbe l’accaduto, è non segnalare l’abusante, limitandosi ad allontanarlo. Permettendo così, qualora non abbia precedenti, di introdursi anche in ambienti dove è necessario il certificato, vanificandolo ulteriormente. (link 13)

    Anche in materia di audizione protetta rileviamo gravi violazioni e in alcuni casi violenze a danno delle vittime.

    Il motu proprio del 2019 introduceva i c.d. sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili. Uffici privi di consenso informato, inadeguati alla regolamentazione vigente in materia di privacy, ai quali la vittima in Italia accede senza neppure l’assistenza del proprio difensore di fiducia, non prevista. Depone sottoscrivendo una denuncia/relazione spesso raccolta da sacerdoti o volontari che non hanno alcuna competenza e che tuttavia non agiscono in nome della legge dello Stato, ma in base al codice canonico che regolamenta questi sportelli e lo stesso Motu proprio, basato sul sesto comandamento del decalogo. Tutto senza dare copia alla vittima e senza sapere che uso ne sarà fatto.

    Tutto praticamente sulla fiducia spesso indotta dalla fede.

    In molte occasioni viene chiesto alle vittime di sottoporsi ad una perizia per conto dello stesso tribunale canonico, di cui anche in questo caso non verrà data copia dell’esito.

    Come nel caso della denuncia in assenza del difensore, anche in questo caso la modalità è identica e da diverse testimonianze che ci pervengono attraverso i nostri assistiti – che in qualche caso scaltramente ne hanno registrato gli incontri – sentire il peritante accusare la vittima, colpevolizzandola per non essersi sottratta al prete. Come, ad esempio, nel caso specifico citato sopra e documentato con registrazione audio video, del nostro associato di Napoli, provocando un ricovero in psichiatria al malcapitato.

    Come documentato nella querela al Governo italiano del 2919, già agli atti di questo Comitato (all. 5 da pagina 15). Qui il video delle violenze del prete psicologo apparso nella famosa trasmissione di Mediaset – LE IENE – Accuse di pedofilia: come indaga la chiesa

     

    Facciamo notare – Malgrado la gravità e la denuncia sottoscritta anche dall’interessato Arturo Borrelli e da altre 28 persone che nel testo denunciavano i rispettivi casi, quindi con querela di parte, senza comunicazione alcuna, la Procura della Repubblica di Savona archivierà a tempo di record l’intero fascicolo, proprio mentre l’80° sezione del Comitato per i diritti dell’infanzia a Ginevra si apprestava a discutere la posizione dell’Italia.

    Nel merito dell’esito delle procedure canoniche avviate presso gli sportelli diocesani, ravvisiamo da quanto denunciano le stesse vittime e documenta l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, al di là dell’omissione sistematica della comunicazione alla magistratura, al di là della “pena” irrisoria data dalla chiesa – nel piu dei casi una sospensione dal sevizio – registriamo diversi casi dove  le condanne comunicate alle vittime risultano mendaci, tanto da ritrovare il prete condannato a 5 anni di sospensione, dirigere due parrocchie insieme al fratello, accusato anch’esso di stupro ai danni di un’invalida (link 14).

    Registriamo anche diversi tentativi – molti avvenuti e documentabili su richiesta dell’AG – di comprare, attraverso accordi tra le parti con il vincolo della riservatezza, il silenzio delle vittime. In genere 25.000€ non a titolo di indennizzo, ma per non rivelare l’accaduto a nessuno, lasciando quindi il sacerdote libero di continuare nell’anonimato (link 15). In altri casi – molti meno – l’accordo tra le parti è strumento per evitare che, durante il processo il prete o la diocesi si trovino contro la vittima e le parti civili.  (link 16)

     

    -o-O-o-

    Naturalmente l’Associazione scrivente ha più volte denunciato queste circostanze sul territorio alle Istituzioni.

    Il 27 novembre 2017 con una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero –senza risposta (link 17);

    Il 19 febbraio 2018 una diffida inviata agli organi di Governo italiano (L. 241 1990) – senza risposta (link 18);

    Il 18 ottobre 2018 una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Savona sottoscritta da 29 vittime – archiviata malgrado sussistesse in diversi casi la procedibilità d’Ufficio (all. 3 – alleghiamo solo corpo del testo centrale depositato per motivi di ampiezza del fascicolo, integralmente disponibile dal nostro datacenter, accedendo a https://retelabuso.eu/index.php/s/Ls6g3aiQ9ZSc53c), password xxxxxxx.

    Il 30 novembre 2018 deposita presso questo Ufficio il report nominato “Caso Italia” che sarà esaminato da questo Comitato nell’e sedute dell’80° sezione del gennaio 2019, le cui conclusioni troviamo all’inizio del presente testo a fondo della pagina 1. (link 19 par.21)

    Nel gennaio 2023 la Relazione al Parlamento sul contrasto all’abuso dei minorenni 2021, non rileva quanto rilevano tutti gli Stati membri dell’Unione europea e degli altri paesi al di fuori (link 20 pag 182).

    (#) Da notare nella relazione di del Servizio 114 – Emergenza infanzia;

    “Percentuali più irrisorie riguardano invece luoghi quali la scuola, i luoghi aperti, comunità, CPA, luoghi pubblici, impianti sportivi, la strada o la chiesa. Il presunto responsabile invece, noto nel 64% dei casi gestiti nel 2021, è un estraneo nel 28% dei casi e un genitore nel 27%; nel 10% dei casi è un amico e nel 9% un conoscente, mentre in percentuali minori si tratta di altri soggetti, tra cui parenti, educatori, insegnanti, vicini di casa.”

    Non a caso, proprio nelle aree che segnaliamo come “critiche” il dato di denunce ricevute è bassissimo secondo gli stessi dati.

    Facilmente spiegabile perché sono quelle fasce piu a rischio e frequentate da chi è piu fraglie, con famiglie meno presenti. Quei minori che non sono in grado di difendersi o per varie ragioni, in assenza di un supporto dello Stato, costretti o fortemente condizionati da una sudditanza, spesso legata alla posizione sociale ma non solo.

    Obbligo denuncia, abrogazione della prescrizione e certificato anti pedofilia sono essenziali, l’uno per l’altro. Quanto una strada serve a una automobile per poter essere se stessa!

    Il 16 febbraio 2023, l’informativa dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO alla Procura Generale della Repubblica, ancora in attesa di riscontro. (all. 3)

     

    CONCLUDE

    Stando alla Convenzione per i diritti dell’infanzia ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176, notiamo 32 anni dopo nel 2023, che lo Stato membro non ha ancora preparato il terreno su cui la Convenzione possa crescere e svilupparsi nelle sue importanti finalità, producendo nell’applicazione delle varie convenzioni, mi permetto di dire, un effetto quasi catastrofico, sicuramente discorde on le finalità che questa aveva.

    Significativa la discrepanza su come sia sistematicamente inquadrato dallo Stato membro e dalla sua stessa Autorità Giudiziaria, quello che è inquadrato invece dalla Convenzione per i diritti dell’infanzia come lo status speciale, l’interesse superiore del minore e il fine di evitare danni irreparabili.

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli, i loro genitori e la società: in ambito civile, volontariato e istituzioni religiose, di proteggere se stessi ed essere protetti dall’abuso sessuale:

    Quali iniziative materiali, diplomatiche e di altra natura finalizzate al rispetto della Convenzione per i diritti dell’infanzia, ha intenzione di mettere in atto questo Comitato al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nello Stato membro?

    Quali urgenti iniziative si propongono o promuoverà questo Comitato in soccorso delle migliaia di cittadini italiani rimasti vittime accertate dagli organi dello stesso Stato italiano, e che per le deficienze dello stesso però, rimasti senza giustizia ed abbandonati a se stessi?

    Fine della richiesta di infrazione ———————————————————————————-

    Francesco Zanardi

    NOTA

    L’esponente annota fuori testo, oltre ai fatti esposti, che nell’estate 2022, in ben due incontri documentabili, ha incontrato il neoeletto Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Matteo Zuppi.

    A riguardo limita il commento sull’impossibilità attuale di un dialogo con l’Istituzione italiana, i cui motivi espande volentieri nelle opportune sedi qualora richiesto dal Comitato o dall’AG.

    Limita riferendo, nei colloqui con il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, l’Associazione sarebbe stata disposta a fornire alla CEI parte della lista, quella non procedibile per prescrizione dallo Stato italiano.

    Proposta in un primo momento benvista e delegata verbalmente dal Cardinale Zuppi a Mons. Lorenzo Ghizzoni – Servizio tutela minori della Conferenza Episcopale Italiana (link 21) .

    Questo non è mai avvenuto.

    F.

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  • PROCURA GENERALE della REPUBBLICA Presso la CORTE di CASSAZIONE – Roma

    PROCURA GENERALE della REPUBBLICA Presso la CORTE di CASSAZIONE – Roma

    Il sottoscritto, Sig. Francesco Zanardi, nato a Torino il 19 Luglio 1970, CF ZNRFNC70L19L219W, con il presente atto agisce;

    -nella qualità di Presidente e legale rappresentante dell’Associazione senza scopo di lucro “RETE L’ABUSO” – Associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – C.F. 92109400090 ( di seguito denominata Associazione/Rete)  con sede legale in  Savona (SV), Via Pietro Giuria n. 3/28 ( cell. 3927030000) www. test.retelabuso.org/ ;

    – nella qualità di referente per l’Italia di “ECA Global” – Ending Clergy Abuse  – con sede legale in Siattle (USA), 5017 37TH Avenue (Tel: (206) 412-0165) www.ecaglobal.org.

     

    PREMETTE

    L’informativa in oggetto è frutto dei dati raccolti e/o pervenuti presso l’Associazione dal 2010; che la stessa è l’unica ONG in Italia ad agire specificatamente in tutela dei minori vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero cattolico e verosimilmente la maggiore banca dati nel paese; che la copertura territoriale dei dati che andremmo ad esporre è nazionale; che l’arco temporale dei dati esposti è molto ridotto confronto a quelli analizzati dalle varie Commissioni Governative nel resto della UE – in genere 70 anni – nel nostro caso copre poco più dei 13 anni di attività dell’Associazione.

    La finalità del presente atto ispirato alla LEGGE 27 maggio 1991, n. 176, che tratta nell’interesse superiore del minore la violenza sessuale, che in questo caso prescinde prioritariamente dall’estinzione dello specifico caso, è quella di contribuire con i dati in nostro possesso a fornire a codesto spettabile Ufficio, in assenza di un’indagine governativa, la visione generale dell’entità del fenomeno sul territorio della Repubblica.

    La scelta di indirizzare l’istanza alla Procura Generale della Repubblica non è quindi casuale, ma dovuta al fatto che a nostro avviso, le Procure locali, agendo territorialmente, non riescono ad avere un quadro generale, spesso anche perché molte denunce vengono fatte all’associazione ed improcedibili, non vengono poi segnalate all’A.G.

    Tuttavia questo è il quadro generale del paese, che desta preoccupazione già da tempo, anche sui media italiani. (Inchiesta podcast de IL POST – Alvise Armellini e Iacopo Scaramuzzi – all. 1, 2, 3, 4, 5, 6)

    L’assenza stessa di un dato governativo non aiuta certamente l’A.G. ad avere il quadro chiaro della gravità del fenomeno sul territorio, producendo spesso come effetto collaterale, una grave carenza in materia di prevenzione, che precede il successivo stadio di improcedibilità che espanderò in seguito.

    La stessa comunità scientifica è cosciente da anni del profilo criminale del pedofilo, della sua recidività e del fatto che la stessa devianza lo porti a non aver alcun controllo dei propri istinti sessuali.

    Non parliamo di malati, ma di soggetti che soffrono una grave devianza della sessualità, tuttavia perfettamente lucidi nel premeditare, tanto che la comunità scientifica paragona il profilo del predatore pedofilo a quello del serial killer.

    Gli stessi accrediti letterari in materia, tra i più quotati lo studio del dott. Richard Sipe(*), parlano nel contesto ecclesiastico, complice l’omertà caratteristica e i continui trasferimenti, che questi soggetti siano in grado di produrre nell’arco della loro vita più di 200 vittime. Il dato della Commissione CIASE francese a riguardo è purtroppo illuminante.

    La Convenzione sui diritti dell’infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia.

    “La Convenzione, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.

    Secondo la definizione della Convenzione sono bambini e adolescenti gli individui di età inferiore ai 18 anni (art. 1), il cui interesse deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni circostanza (art. 3).”

    Per questo riteniamo doverosa ai fini della prevenzione, nell’interesse superiore del minore questa informativa, in quanto molti dei soggetti a noi segnalati e che spesso, causa gli insufficienti tempi di estinzione del reato non sono all’attenzione dell’A.G., restano tuttavia soggetti con una pericolosità sociale che non si prescrive, sui quali per prevenire bisogna vigilare.

     

    I FATTI

    Il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite esaminava il rapporto periodico dell’Italia esprimendo a riguardo le seguenti conclusioni;

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Al paragrafo 21 delle osservazioni conclusive (all. 7).

    A precedere le raccomandazioni sopra, una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero – (all. 8), una successiva diffida inviata agli organi di Governo italiano dall’Associazione esponente (all. 9), una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Savona. (all. 10)

    La recente commissione d’inchiesta CIASE (penultima prodotta in Europa) ha ravvisato che in Francia, in un arco temporale di circa 70 anni, ben 3000 sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di 216.000 minori. Non è noto per quante volte.

    Secondo la Commissione CIASE, aggiungendo l’indotto cattolico, il numero di vittime raggiungerebbe le 330.000.

    Tuttavia, tenendo conto delle “sole” 216.000 vittime dei 3000 religiosi, ogni sacerdote cattolico francese avrebbe abusato, mediamente, di 72 bambini (*Sipe). Un dato che va ben oltre la media dei reati attribuibili ad un laico, che in un caso simile si vedrebbe attribuire “l’eccezionalità” per l’incredibile record di vittime.

    La Francia ha una media di sacerdoti pari 21.930 unità (FONTE), di cui 3000 nei fatti risultano pedofili.

    Dati ufficiali di pochi giorni fa, ancora inesplorati, ci arrivano anche dalla Commissione portoghese che parla di 4.815 vittime. Li il totale dei sacerdoti è di sole 3.936 unità. Non è noto quanti di questi siano risultati colpevoli, tuttavia le vittime prodotte sono circa 1.000 in più della stessa popolazione clericale.

    L’Italia ha una media di sacerdoti pari a 50.148 unità e, se anche l’Italia segue la statistica percentuale delle commissioni d’inchiesta, come negli altri paesi e, non vediamo il perché mai non dovrebbe, è verosimile pensare che più di 7.000 sacerdoti italiani risultino pedofili. Come confermerebbero anche le proiezioni redatte dallo statistico irlandese Mark Vincent Healy (all. 11); il potenziale di vittime in Italia, solo per i sacerdoti si avvicinerebbe a circa 750.000 minori.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, unico punto di riferimento e di supporto per i sopravvissuti agli abusi del clero, oggi è l’unica realtà a monitorare attraverso il proprio osservatorio il fenomeno sul territorio, ed è fortemente preoccupata non solo per i dati e la situazione che ci perviene attraverso i nostri assistiti, molto di più per la sistematica inerzia dei governi che si sono susseguiti, da 32 anni inadempienti verso l’interesse superiore del minore e indifferenti ancora oggi non solo alle varie istanze sopra citate, alle quali non hanno mai risposto, ma alle stesse raccomandazioni degli organi sovranazionali, come in questo caso il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite.

     

    ESPONGO A INTEGRAZIONE DEI FATTI

    Il 27 maggio 2022 il Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha eletto il suo nuovo Presidente, Matteo Zuppi. Al termine dei lavori, verosimilmente pressata dai dati che arrivano dagli altri paesi e dal fatto che tutti i membri dell’Unione Europea (tranne l’Italia) abbiano affrontato da tempo a livello Istituzionale il problema dei sacerdoti pedofili, la CEI dichiarava (controcorrente al resto del mondo) che non ci sarà nel paese alcuna commissione, tanto meno indipendente. Sarà fatta solo una cernita di dati raccolti unicamente dagli archivi delle Diocesi (escludendo quelli in possesso delle Procure), una sorta di censimento che peraltro avrebbero già potuto fare da anni, che analizzerà solamente il periodo che va dall’anno 2000 ad oggi, discriminando tutte le precedenti vittime.

    L’analisi escluderà oltre ai dati in possesso delle Procure della Repubblica, quelli delle vittime che negli anni si sono rivolte all’associazione e che per via dei termini prescrittivi, o per la sfiducia nelle gerarchie ecclesiastiche non compaiono in nessuno degli archivi. Lo scrivente fa questa affermazione con certezza in quanto nell’estate del 2022, in ben due occasioni e nella qualità di portavoce, ha incontrato a Bologna S.E. Cardinale Matteo Zuppi, con spirito collaborativo. Purtroppo però costretto a constatare che l’interesse del neoeletto Presidente, in linea col predecessore, non era rivolto alle potenziali vittime o a quelle già prodotte, ma solamente a sedare di fronte all’opinione pubblica il problema della chiesa italiana, cercando di tutelarla dalla Giustizia italiana, in questi reati il più possibile, senza riconoscere neppure sotto l’aspetto morale, un risarcimento umano ai malcapitati.

    Nei fatti, il 17 novembre scorso la Conferenza Episcopale Italiana ha diffuso la prima parte del report (all. 12 sintesi, all. 13 integrale), che espone solo 2 anni di dati unicamente raccolti presso le diocesi. Ha  annunciato che il report integrale di 22 anni, che questa volta comprenderà i dati provenienti anche dalla CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede) sarà rilasciato prossimamente. Nessuna data.

    Nella sostanza il primo documento è un auto accredito non sul fare per riparare al danno e prevenirlo, ma sull’esaltare unicamente il lavoro di sportelli diocesani, non regolamentati nel consenso informato e spesso a danno delle stesse vittime, utili soltanto alla CEI per contenere omettendo in associazione con gli stessi sportelli, le denunce dei crimini all’Autorità civile. Tuttavia vedremo più avanti che il dato non è proprio così minimo.

    Da quanto si apprende oramai anche dalla cronaca nazionale, (#)25mila € è il valore del silenzio della vittima, con accordi tra le parti col vincolo della riservatezza (All. 14). Legali in Italia, se non fosse per la finalità dell’omissione, che si risolve socialmente negando consapevolezza ai cittadini, quindi la possibilità di tutela, dando l’opportunità  al pedofilo di abusare nel silenzio di altri bambini.

    Stando al documento ufficiale si legge che i dati prodotti provengono da 166 diocesi su un totale di 226 il 73,4%. Non si spende in alcun modo nell’illustrare eventuali canali concreti ed efficaci di assistenza o soccorso alle vittime, tranne un’assistenza psicologica tuttavia attiva solo nel 14% delle 166 diocesi censite.

    Come riporta il report, malgrado la pandemia e la chiusura degli uffici, le vittime che si sono presentate a 30 centri di ascolto “Nel biennio in esame il totale dei contatti registrati da 30 Centri di ascolto è stato pari a 86, di cui 38 contatti nel 2020 e 48 nel 2021.” (pag. 2)

    Sempre stando al documento, il numero degli accusati è di 68 persone, in oltre la metà dei casi tra i 40 e i 60 anni.

    “Il ruolo ecclesiale ricoperto al momento dei fatti è quello di chierici (30), a seguire di laici (23), infine di religiosi (15). Tra i laici emergono i ruoli di insegnante di religione; sagrestano; animatore di oratorio o grest; catechista; responsabile di associazione.”

    Riteniamo davvero interessante il dato degli accusati laici, doppio a quello rilevato dalla commissione francese, ben la metà (1/3 del totale) del numero dei chierici e religiosi dichiarato dalla stessa CEI.

    Un dato notevole, con molta probabilità dovuto al vuoto legislativo del c.d. Certificato anti pedofilia (segnalato la prima volta nell’interrogazione dell’Onorevole Matteo Mantero, poi anche dall’ONU) che in Italia solleva il volontariato dall’esibirlo, paradossalmente indicando a chi pregiudicato l’alternativa di predare in quello specifico ambito, trovando negli ambienti di chiesa e nel suo contesto associativo omissivo – timorati dello scandalo, in virtù dell’immagine – una ulteriore tutela in una improbabile denuncia.

    Il report della CEI prosegue spiegando infine all’iter i provvedimenti “A seguito della trasmissione della segnalazione all’Autorità ecclesiastica da parte dei Centri di ascolto, tra le azioni poste in essere sono risultati prevalenti i “provvedimenti disciplinari”, seguiti da “indagine previa” e “trasmissione al Dicastero per la Dottrina della Fede”.

    Le domande che sorgono sono parecchie alla luce di quanto dice e sappiamo dalla scienza medica ed il rapporto di (*)Richard Sipe sul potenziale di recidività, che non può essere surrogato nelle buone intenzioni della chiesa.

    -Che fine hanno fatto i presunti autori denunciati alla CEI attraverso gli sportelli, non si sa chi siano, dove siano e peggio ancora non sono stati segnalati alle autorità italiane.

    -E che ne è stato delle loro vittime? Sono state assistite o forse tacitate con (#)un accordo col vincolo della riservatezza?

    Verosimilmente, per il potere giudiziario che la chiesa non ha, fuori dai numeri del report, anche qualora risultassero colpevoli, girano liberamente e restano potenzialmente pericolosi.

    Una soluzione quella della CEI intollerabile ed inammissibile perchè risulta totalmente inadeguata a qualunque forma di prevenzione (tranne per la stessa Istituzione ecclesiastica) cancellando qualunque forma di tutela preventiva nell’interesse superiore del minore.

     

    -o-O-o-

    I DATI RACCOLTI in ITALIA dall’osservatorio della Rete L’ABUSO

    I primi che andiamo ad esporre sono quelli noti ed indispensabili per fare un quadro iniziale della situazione. Essendo noti, quindi passati per le Procure della Repubblica italiane, ci limiteremo nel separare le condanne in via definitiva (164 casi) dagli indagati e i condannati in primo e secondo grado (168 casi), in quanto codesto spettabile Ufficio ha accesso diretto ai fascicoli delle Procure, certamente più dettagliati dei nostri.

    I dati anonimi in nostro possesso riguardano 88 nominativi di potenziali stupratori che qualora codesto spett. Ufficio ritenesse, mettiamo da subito a disposizione dell’A.G. nell’integralità.

     

    Tabella dati per Regioni italiane – Report Rete L’ABUSO (All. 15)

     

     

    ALLEGA

    1. 2-3-4-5-6 Inchiesta podcast de IL POST
    2. Osservazioni conclusive del Comitato ONU 80° sessione
    3. Interrogazione parlamentare Matteo Mantero
    4. Diffida dell’Associazione
    5. Querela depositata presso la Procura della Repubblica di Savona
    6. Proiezioni statistiche prodotte da Mark Vincent Healy
    7. Report CEI sintesi
    8. Report CEI integrale
    9. Articolo “accordi tra le parti” Editoriale DOMANI
    10. Report Rete L’ABUSO del 1 febbraio

    Con ossequio

    Francesco Zanardi

    Firma digitale

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