Tag: Rosario Gisana

  • Qualcosa di “indecente” alla vigilia della requisitoria sul caso Rugolo, il Papa dice…

    Qualcosa di “indecente” alla vigilia della requisitoria sul caso Rugolo, il Papa dice…

    Spazzata in un nanosecondo direttamente dalla bocca di Papa Francesco qualunque oramai flebile speranza di giustizia rimasta in Italia per le vittime di abusi sessuali del clero cattolico.

    L’unico paese in Europa inerte in materia e al momento oggetto per inadempienza di una petizione al Parlamento Europeo. Un’altra all’ONU, sulle anche pregresse inadempienze.

    Da quanto riporta ANSA in un comunicato, Bergoglio farebbe i complimenti (malgrado quanto emerga dall’indagine giudiziaria in corso a Enna) al vescovo Rosario Gisana, coinvolto dalla Giustizia civile in più procedimenti oltre al caso Rugolo. (ma non indagato)

    “Bravo, questo vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo vescovo”.

    Come conferma lo stesso sito della Santa sede.

    Tutto con una tempistica tanto perfetta quanto sospetta non solo nell’inaspettata posizione di Papa Francesco, contraria ai suoi stessi decennali proclami di tolleranza zero, ma perché il tutto accade alla vigilia della requisitoria di domani, presso il tribunale di Enna dove parleranno le parti.

    L’Associazione non può che disapprovare in nome della verità e della giustizia per le vittime, (solo) in Italia escluse dalla stessa CEI da qualunque attività in materia.

    Teniamo ad annotare in virtù della “Giustizia Vaticana” che venerdì scorso, la notizia proprio inerente al caso Rugolo/Gisana che oltre alla vittima, alla Rete L’ABUSO (parte civile nel processo) e tre giornalisti, salgono a cinque le querele per chi ha parlato del caso.

    Querele per le quali in tutti i casi la procura chiede l’archiviazione.

    Rete L'ABUSO

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/11/06/enna-antonio-messina-le-parole-di-papa-francesco-fanno-male/

  • Bolzano – Altri 100 casi si sommano ai 360 già censiti dalla Rete L’ABUSO. La giustizia li acquisisca

    Bolzano – Altri 100 casi si sommano ai 360 già censiti dalla Rete L’ABUSO. La giustizia li acquisisca

    La notizia si apprende da IL MESSAGGERO, in un articolo di Franca Giansoldati nel quale è citato il caso del sacerdote americano padre Thimoty Meehan, trasferito a Bolzano tre anni fa, dopo che aveva avuto rapporti sessuali con un ragazzino minorenne.

    Oltre alle scuse del vescovo Ivo Muser per le leggerezze sistematiche comuni anche ai suoi colleghi, emergono le sistemiche leggerezze di valutazione e le gravi lacune in materia preventiva del sistema canonico che malgrado la denuncia si apprende sempre da IL MESSAGGERO che “Ad avere autorizzato il passaggio definitivo era stata la Congregazione della Fede non ravvedendo impedimenti canonici e avendo configurato quella vicenda in un abuso di potere da parte del sacerdote e non tanto in un abuso sessuale, poiché tra il prete e il diciassettenne vi sarebbe stato un legame consensuale”.

    Un fatto per nulla nuovo, anche a Enna, proprio nel caso che vede imputato don Giuseppe Rugolo, si documenta che il vescovo Rosario Gisana, pur commettendo altre “leggerezze” scrisse alla Congregazione per la Dottrina della Fede e anche in quel caso, questa rispose rigettando la competenza della segnalazione, in quanto i fatti sarebbero avvenuti quando Rugolo era ancora seminarista… Tuttavia, abuso anche diventato sacerdote, ma su quello la CDF non commenta.

    Solo al termine dell’articolo la dichiarazione, davvero inquietante nelle cifre “Il comitato per la tutela dei minori di Bolzano da quando è stato istituito nel 2010 ha segnalato finora 100 casi di violenze”.

    Tutti casi segnalati al solo comitato di Bolzano di cui sarebbe interessante per l’opinione pubblica e per la stessa trasparenza del comitato sapere chi sono gli autori di queste violenze e se sono stati isolati, denunciati o cos’altro.

    Sarebbe utile nell’interesse pubblico che la Procura della Repubblica acquisisse questi dati e procedesse nell’interesse superiore delle vittime accertate dal comitato, attuando nell’eventualità le norme preventive del caso, al fine di evitare che i reati possano essere reiterati, magari per qualche altra …leggerezza.

  • ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    È certo che le continue lacrimazione che negli ultimi mesi avvengono oramai dal nord al sud d’Italia non sono certo indice di pentimento, più probabilmente solo la spending review avviata da papa Francesco per scongiurare il default del Vaticano.

    L’ultimo a finire nella rete è niente popò di meno che il Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, a cui è deflagrato tra le mani, nella sua diocesi a Perugia, don Vincenzo Esposito. Nell’ordinanza si legge ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’. Dettaglio che è sfuggito puntualmente non solo ai parrocchiani, diciamo a partire da loro…

    A Milano invece abbiamo l’arcivescovo Mario Delpini, in pool position al resto d’Italia in quanto la diocesi milanese che già vanta ben 47 casi in soli 15 anni, tolto il caso di don Mauro Galli (da lui personalmente insabbiato, con l’aiuto di monsignor Pierantonio Tremolada, prima che papa Francesco li nominasse entrambi vescovi; uno di Milano, l’atro di Brescia) che oramai è giunto alla condanna anche in appello.

    All’attivo tuttavia Delpini vanta ben 4 nuovi casi;

    don Emanuele Tempesta –accusato di molestie a 7 minori tra i 7 e i 13 anni;

    l’ex seminarista Leonardo Gualdoni – accusato di molestie da una 15enne adescata nella parrocchia dove faceva l’aiutante dopo aver lasciato il seminario;

    don Alberto Lucchina, vero tasto dolente, al momento abbiamo in carico una sola sua vittima. Ma dalla corrispondenza tra la stessa e la diocesi, emerge che potrebbe non essere l’unica. Tanto che scusandosi la diocesi chiede se è forse lei una… La lista non è proprio così ridotta, infatti dopo la nostra pubblicazione, don Lucchina si è auto sospeso.

    C’è poi un altro caso di un don di Milano, per il momento però essendoci indagini in corso preferiamo riservarci.

    Ma scendiamo al sud, a Enna dove il reo confesso (almeno nelle intercettazioni della Procura di Enna) monsignor Rosario Gisana si trova alle prese col caso di don Giuseppe Ruglolo, un prete che già da seminarista abusava.

    Qui molto interessanti le dichiarazioni del vescovo di Piazza Armerina, che attacca di petto il Vaticano e la CDF. Infatti Gisana reclama su Il RESTO DEL CARLINO di aver segnalato alla CDF, ma risposero che non interessava, in quanto don Rugolo adesso era prete e non più un seminarista.

    Gisana a questo punto, abbandonato dal Vaticano – e che qualora si fosse rivolto alla magistratura lo avrebbe mandato a fare il vescovo a Pantelleria – chiede asilo per il sacerdote accusato di abusi a Enna, al vescovo di Ferrara, che senza indugi ed alcuna restrizione , glielo concede.

    Tra incontri con i più piccoli e campeggi di una settimana (sempre con i più piccoli), don Giuseppe Rugolo continua la sua missione pastorale, da Enna a Ferrara.

    Ci sono poi il cardinale Angelo Bagnasco e il suo successore Marco Tasca, che nella “rigidità e grande trasparenza” seguito della tolleranza zero di papa Francesco, non dicono nulla di don Franco Castagneto e frate Luca Maria Bucci… chissà che fine hanno fatto dopo le gravi accuse.

    Ve lo diciamo noi !

    Don Franco Castagneto è sempre al Santuario di Crea da quando è fuggito da Albaro. Bucci invece vaga indisturbato come sempre nel genovese, tra carità e opere di bene.

    Poi c’è don Rampino e il suo vescovo mons. Michele Seccia, “dammi l’IBAN, il vescovo è d’accordo”, vogliamo farti un regalo per il matrimonio.

    C’è persino l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria, grazie a lui il pedofilo don Gianni Trotta, dopo la riduzione allo stato laico, stuprò altri bambini. Ma Bergoglio lo ha fatto ugualmente prefetto dell’organo che dovrebbe vigilare.

    Malgrado la lista dei monsignori disobbedienti sia notevole in Italia, a fronte di tutto ciò che attualmente dimostra anche il fallimento degli sportelli e delle commissioni diocesane, che puntualmente vedono fuggire (fortunatamente) le vittime per le inadempienze della diocesi di turno. Ma qui papa Francesco tace, persino di fronte alle accuse di un suo vescovo (Gisana) che avrebbe dovuto sospendere all’istante per aver palesemente insabbiato e violato (insieme al vescovo di Ferrara) il suo “rivoluzionario” (a detta dei soli giornali ma non delle vittime) Motu Proprio, il Vos estis lux mundi, che riporta la chiesa 20 anni indietro blindando ulteriormente le già difficili possibilità per le vittime italiane di ottenere giustizia e un congruo indennizzo dei danni, come pochi giorni fa ha nuovamente ribadito l’ONU al Vaticano.

    Riguardo le lacrimazioni beh, potreste asciugarle con comunicati stampa che escono dalle vostre diocesi. Avete presente quei fogli di carta dove scrivete la solita lagna davvero irriverente per i sopravvissuti, tra il v.s. presunto dolore, stupore e vicinanza a vittime e famiglie, le stesse che vi raffigurano quanto il demonio in terra per gli orrori di cui siete impuniti responsabili.

    Magari, se proprio dovete farli i comunicati, che so, metteteci almeno un po’ di originalità. Tanto che almeno le vittime non li leggano come uno sfottò !

    Zanardi

  • ENNA – Remissione di querela, il Presidente della Rete L’ABUSO farà opposizione al decreto penale di condanna

    ENNA – Remissione di querela, il Presidente della Rete L’ABUSO farà opposizione al decreto penale di condanna

    Francesco Zanardi – Ho accettato ieri presso il Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Savona la remissione di querela dietro la quale il Tribunale di Enna mi aveva notificato una condanna per direttissima (cioè senza neppure sentirmi) condannandomi per diffamazione.

    Una condanna incomprensibile persino per lo staff legale dell’associazione che presiedo, Rete L’ABUSO, il quale non solo non ravvisava alcuna diffamazione, ma solo una più che legittima presa di posizione in difesa un nostro assistito, che vedeva la stessa Procura della Repubblica di Enna, scivolare sulla competenza territoriale sia dal Pubblico Ministero che dal GIP che la convalidò.

    Mi rifiuto – per ora – di entrare nel merito di quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, che malgrado le palesi ammissioni di aver insabbiato il caso, tutte agli atti, vede il vescovo Rosario Gisana persino parte lesa.

    Continua a breve…

     

  • ENNA; nota stampa dell’avvocato Eleanna Parasiliti, difensore della presunta vittima di don Giuseppe Rugolo

    ENNA; nota stampa dell’avvocato Eleanna Parasiliti, difensore della presunta vittima di don Giuseppe Rugolo

    A seguito dell’intervista “esclusiva” rilasciata dal vescovo Rosario Gisana il 22 Maggio al giornale on Line” Enna Ora” mi trovo costretta a ribadire con forza, spero per l’ultima volta, l’assoluta infondatezza e gravità delle dichiarazioni di mons. Rosario Gisana.

    Non abbiamo interesse a coltivare il processo alla vittima che la Diocesi ha inteso avviare sui media, secondo un modello da Santa Inquisizione. Tuttavia al fine di porre fine agli effetti di vittimizzazione secondaria che tale condotta sta producendo devo segnalare che dalla documentazione già depositata agli inquirenti emerge la piena consapevolezza del vescovo circa le condotte di Rugolo, per espressa ammissione di quest’ultimo e perché oggetto di altre dettagliate segnalazioni addirittura antecedenti a quelle che poi hanno dato origine al procedimento penale in corso.

    Ebbene, dai predetti atti emerge chiaramente come l’unica interessata alla non tracciabilita’ dell’offerta risarcitoria era esclusivamente la Diocesi e che espressa richiesta della giovane vittima era quella di avere giustizia mediante l’attivazione di provvedimenti disciplinari a carico del Sacerdote.

    Emerge ancora il tentativo della Diocesi di minimizzare e gestire la grave vicenda secondo gli schemi tipici di queste penose questioni.

    Auspichiamo un più responsabile silenzio da parte della diocesi nel rispetto delle vittime, oggetto di inaccettabili attacchi anche di natura semplicemente voyeristica provenienti proprio da ambienti ecclesiastici trasformati in centri di propaganda.

    Avv. Eleanna Parasiliti

  • Motu proprio – Altro che rigide regole per impedire alle gerarchie di insabbiare.

    Motu proprio – Altro che rigide regole per impedire alle gerarchie di insabbiare.

    La vicenda di don Giuseppe Rugolo finisce in un parapiglia tra Vaticano, CDF e il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, che adesso scarica il barile sui superiori, che però fanno scena muta.

    Un quadro davvero inquietante quello che emerge a due anni dall’entrata in vigore (1 giugno 2019) del Motu Proprio Vos estis lux mundi, che come abbiamo scritto qualche giorno fa, vede la sua disapplicazione un po’ ovunque. Una legge vaticana che invece doveva dare un secco STOP agli insabbiamenti da parte delle gerarchie ecclesiastiche, accusate in tutto il mondo di aver insabbiato sistematicamente i casi.

    L’accusa parte proprio dal vescovo Rosario Gisana, che si sfoga sulle pagine del RESTO DEL CARLINO e accusa il quartier generale – Vaticano e Congregazione per la Dottrina della Fede – al quale imputa il fallimento.

    Stando a quanto afferma mons. Gisana, avrebbe fatto tutto ciò che prevede il Motu proprio, anche se diventa opinabile – nel contesto Gisana – il fatto che don Rugolo fosse stato trasferito dopo la denuncia e messo a contatto con minori, come lui stesso dichiara annunciando un campeggio durante la messa del 15 agosto 2019. Su questo punto sarebbe importante capire anche la posizione del vescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, che al momento diffida noi della Rete l’ABUSO ma non spiega (in virtù della proclamata trasparenza) se al di la che in quel momento “non esisteva alcun impedimento canonico”, sapeva o meno di cosa fosse accusato don Rugolo a Enna.

    Sempre secondo mons. Gisana – intercettato al telefono dalla procura di Enna nel gennaio 2021 – sia la Segreteria di Stato, che la Congregazione per la Dottrina della Fede, il caso “non interessa perché il giovane è stato… quando era seminarista ha avuto questo abuso con un minore ma quando poi è diventato prete, se c’è stata una continuazione, era maggiorenne il minore…”. Risposta davvero anomala, in quanto il Vos estis lux mundi non copre solamente i minori, ma anche le persone c.d. fragili.

    In tutto ciò, ad inquietare ulteriormente sono i silenzi del papa, di fatto il promotore del Motu proprio che a fronte del problema annuncia sulle pagine de L’OSSERVATORE ROMANO di aver finalmente capito che l’abuso su un minore ha l’effetto di un omicidio psicologico.

    Peccato non abbia ancora capito che è proprio per questo che dovrebbe essere intransigente. Quattro belle parole su un foglio di carta, se poi non si applicano non servono a nulla e i silenzi cancellano anche qualunque buon proposito.

    Francesco Zanardi

  • Vos estis lux mundi – le vittime italiane diffidano il Vaticano ad adempiere

    Vos estis lux mundi – le vittime italiane diffidano il Vaticano ad adempiere

    A due anni dall’entrata in vigore del Motu proprio che avrebbe dovuto dettare l’applicazione – come spiega padre Hans Zollner, soprattutto per le gerarchie – di rigide regole affinché i casi di abuso sessuale non venissero più insabbiati, ora vediamo essere lo stesso Vaticano a non dare applicazione a quelle sue stesse norme, propinate nelle aspettative come “rivoluzionarie”.

    La prima testimonianza arriva proprio dal vescovo di Piazza Armerina, mons. Rosario Gisana il quale, su don Giuseppe Rugolo, dichiara al Resto del Carlino “di avere informato la Congregazione della Fede, la quale avrebbe poi rispedito tutto al mittente spiegando che non interessava”. Ma Gisana non si ferma. “Per scrupolo – prosegue – ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno risposto con la stessa dicitura”.

    Trasferito poi a Ferrara, ufficialmente per motivi di studio, don Giuseppe Rugolo – come lui stesso dichiara in questo video – continuava, malgrado le denunce, a lavorare a stretto contatto con minori, tanto che nel video annuncia un campo con i “ragazzi” dal 22 al 29 agosto 2020.

    Quello di Enna è solo l’ultimo dei casi presi a campione e accaduti dal 1 giugno del 2019, ovvero da quando il Motu proprio è diventato legge.

    Nella diffida citiamo altri tre casi, il primo è quello dei chierichetti del papa, il cui processo si è svolto in Vaticano. Avrebbe dovuto dare un segnale forte ed esemplare e, invece, vediamo scomparire da quel processo proprio chi realmente insabbiò il caso, questo secondo l’accusa dello stesso Vicario Giudiziale Andrea Stabellini.

    C’è poi il caso genovese di don Franco Castagneto e quello di padre Luca Bucci. Il primo scomparso improvvisamente verso la metà di agosto 2019 e per il quale, la stessa Congregazione per la Dottrina revocò al Cardinale Angelo Bagnasco il mandato per celebrare il processo, trasferendolo a Torino, dove però sembra che anche lì nessuno voglia vagliare le eventuali responsabilità dell’ex Arcivescovo Presidente della CEI.

    Il secondo caso, quello di Padre Bucci solleva l’operato della diocesi guidata da Bagnasco ma anche quello neo eletto vescovo di Genova Marco Tasca che, avvisato dalla stessa associazione Rete L’ABUSO di un caso di cui omettevamo il nome del sacerdote – quello di padre Bucci – ci rispose, ma non volle nemmeno sapere chi fosse il frate in questione, neanche a titolo di prevenzione.

    Questa diffida ad adempiere (testo integrale) da parte dei sopravvissuti – ad applicare seriamente il Motu proprio – è solo un primo atto formale che avrà seguito, questa volta limitato nei confronti di uno stato estero che si è autopromosso in rappresentanza delle vittime, che però non rappresenta affatto e che, formalmente, lo ribadiscono e rinnegano con il presente atto.

    Noi sopravvissuti non intendiamo essere indiretti complici di una campagna criminale che continua a produrre vittime di un un Vaticano che dimostra, ancora oggi, di voler tutelare solo ed unicamente se stesso e come vediamo continua a mettere in secondo piano la salute psicofisica dei minori, per il 90% cattolici, ad esso affidati ingenuamente .

    Il Presidente – Francesco Zanardi

    P.S. 24 giugno 2019 – Savona

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  • ENNA: gli auguri pasquali con la foto del prete indagato per violenza sessuale aggravata e trasferito a Ferrara

    ENNA: gli auguri pasquali con la foto del prete indagato per violenza sessuale aggravata e trasferito a Ferrara

    Il prete è sempre lo stesso, quello di Enna, della parrocchia del Duomo prima e di San Cataldo poi , accusato di violenza sessuale aggravata.

    E i ragazzi sono sempre gli stessi, quelli dell’associazione che Don Giuseppe Rugolo, 40 anni quest’anno, aveva creato prima di essere spostato a Ferrara, dopo la denuncia alla Diocesi di Piazza Armerina, di un giovane, minorenne all’epoca dei fatti.

    Ma ad accusare Don Rugolo ci sarebbero anche  altri ragazzi, che avrebbero confermato date e circostanze alla Polizia.

    Quelli della foto, invece, sono gli stessi che abbiamo pubblicato qualche mese fa, quando abbiamo dato notizia dell’ennesima violenza che un uomo di chiesa avrebbe fatto ai danni di un minore. E’ apparsa ieri su Facebook. Un modo davvero stravagante, dal sapore macabro, per augurare buona Pasqua.

    A sinistra il grande parroco, Don Giuseppe Rugolo, Peppe, così lo chiamano i fedelissimi, amico dei giovani che, il vescovo di Piazza Armerina, Mons Rosario Gisana, decide di non trasferire per sempre al nord dopo avere visitato la sua parrocchia.

    Gisana, che ha anche offerto 25 mila euro della Caritas ai genitori del giovane nel tentativo di evitare uno scandalo, sa già che il tribunale ecclesiastico di Palermo ha concluso che la violenza sul giovane c’è stata, seppure quando Rugolo era seminarista ma il ragazzo, comunque, minorenne.

    Ma ritratta la promessa fatta ai genitori del giovane, che era quella di spostare definitivamente Rugolo in un’altra parrocchia del Nord Italia. Non può Gisana, non ce la fa. Rugolo, che nella sua vita avrebbe potuto fare lo show man, il regista, l’attore il cantante e persino il saltimbanco, è un catalizzatore di giovani.

    La Chiesa di Enna, per Gisana, non può perdere Rugolo. Così si inventano una fantomatica malattia e Rugolo viene mandato a Ferrara, dove vive la sorella.

    Nonostante, si apprende dopo, il vescovo Gisana abbia informato la Diocesi estiense del problemuccio del parroco di Enna, il vescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, gli affida un gruppo di giovani.

    La Rete l’Abuso ha denunciato il vescovo Gisana, il vescovo di Ferrara e un monsignore di Enna, che avrebbe taciuto dopo essere venuto a conoscenza delle violenze.

    Ma andiamo alla foto augurale.

    Don Rugolo a sinistra e a destra Monsignor Petralia, per 50 anni a capo del Duomo di Enna, morto lo scorso anno.

    Colui che di fatto ha consegnato le chiavi della chiesa Madre al giovane Rugolo e che, con ogni probabilità, si è portato nella tomba, non pochi segreti. E sullo sfondo i ragazzi, nella stessa foto che ritrae un parroco accusato di violenza sessuale aggravata.

    Quando abbiamo pubblicato la foto con i ragazzi, molti dei quali sono gli stessi ritratti in questa foto, c’è stata una levata di scudi. Decine di lettere , mail e interlocuzioni con gli avvocati delle famiglie indignate che i loro figli fossero accomunati ad un prete che è sotto inchiesta. Le stesse famiglie, padri e madri, che ora hanno condiviso su Facebook l’augurio di Buona Pasqua con l’immagine di Padre Rugolo, gli stessi genitori che hanno aderito ad un fantomatico Comitato fondato da qualche “Pia” donna in solidarietà del povero Don Giuseppe.

    Quel parroco, con il quale tutti in città hanno avuto commistioni.

    Dagli amministratori, agli ambienti sportivi, dai club service, alle associazioni di donazione del sangue, dai musicisti alle bigotte che frequentano la chiesa solo per avere garantita la Vita Eterna.

    L’inchiesta della Procura di Enna è affidata alla Squadra Mobile che avrà il compito, lo scriviamo in maniera retorica, di scardinare l’assunto, come si sono subito affrettati a dichiarare a Ferrara , Polizia e avvocati dell’indagato, che dentro i supporti informatici del parroco, telefoni e computer, sequestrati nel seminario della città degli estensi, non ci fosse niente.

    In realtà sarebbero oltre 300 mila i file analizzati dalla Polizia di Enna, migliaia di fotografie, molte delle quali non proprio dentro i canoni, non solo della Santa Romana Chiesa ma neppure della più spicciola morale. E poi i siti e le app, alcune dedicate ad incontri con escort gay. Ce n’è per tutti i gusti.

    E aldilà dei rilievi penali che questi documenti potranno assumere, ci sono i risvolti etici e morali. C’è che i genitori avrebbero affidato ad un uomo di Chiesa, a quello che reputavano un maestro, un educatore, i propri figli. E c’è che, se tanti ragazzi hanno confermato le violenze, ancora tanti tacciono.

    Perché Enna è piccola e meglio avere un figlio abusato, che porta la croce, piuttosto che un figlio palesemente violentato e, ancora peggio, gay.

    Zanardi

  • ENNA – Denunciato dalla Rete L’ABUSO s.e. Rosario Gisana e altri tre monsignori per presunti reati omissivi

    ENNA – Denunciato dalla Rete L’ABUSO s.e. Rosario Gisana e altri tre monsignori per presunti reati omissivi

    Una serie di foto acquisite nel ferrarese, dove don Rugolo, malgrado le denunce, era stato furtivamente trasferito da mons. Rosario Gisana verso la fine del 2019, asserendo problemi di salute e assegnato a al vescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, il quale come si evince chiaramente dal materiale acquisito, permetteva di organizzare addirittura incontri per ragazzi dai 14 ai 17 anni, come quello organizzato dal Gruppo Giovani Vigarano della parrocchia Natività della Beata Vergine Maria (foto a lato).

    Certamente ora va verificato se mons. Gian Carlo Perego fosse stato informato da mons. Rosario Gisana dei reali motivi del trasferimento, che in caso emergesse fosse informato lo vedrebbero implicato nel favoreggiamento di don Rugolo.

    Ma le accuse formalizzate oggi alla procura della Repubblica di Enna dalla Rete L’ABUSO vanno ben oltre, in quanto nei giorni scorsi sono emerse altre presunte vittime di don Rugolo, abusate dopo il 2015 che metterebbero nei guai non solo il vescovo Rosario Gisana, ma altri due monsignori ai quali la prima presunta vittima aveva denunciato nel 2014.

    Infatti, anche se pur vero che in Italia i vescovi non hanno l’obbligo della denuncia, è anche vero che non possono sottrarsi come qualunque altro cittadino, alle responsabilità di cui al 2° comma dell’art. 40 c.p. che recita “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”.

    Ed è proprio la situazione che emergerebbe stando a quanto dichiarato dalle altre vittime, che se la curia fosse intervenuta dopo le prime segnalazioni fatte nel 2014, molto probabilmente non si sarebbero prodotte. Anche l’accusa della presunta offerta economica avanzata dalla Diocesi alla presunta vittima attraverso la Caritas Diocesana, certo vista con gli occhi della Rete L’ABUSO, che qualche caso giudiziario in materia lo ha affrontato, appare verosimile e ultimamente non isolato.

    Stessa situazione per quanto concerne la Diocesi di Ferrara, che coscientemente o meno, ha di fatto favorito don Rugolo, per la quale nella denuncia odierna l’Associazione Rete L’ABUSO chiede alla procura di identificare e sentire tutte le persone ritratte nelle varie foto acquisite, tra le quali potrebbero esserci altre vittime.

    Naturalmente l’Associazione invita tutti coloro che sia a Enna che nel ferrarese sono vittime oppure “persone informate sui fatti” , a rivolgersi a Polizia e Carabinieri o direttamente alla Rete L’ABUSO portavoce@retelabuso.org.

    Francesco Zanardi

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