Tag: sacerdoti

  • Don Castagneto, l’abuso sui minori e l’insabbiamento tentato da Bagnasco

    Don Castagneto, l’abuso sui minori e l’insabbiamento tentato da Bagnasco

    La procura di Genova chiede l’archiviazione per don Franco Castagneto, parroco di Genova, perché gli abusi su minori dimostrabili sono prescritti e non c’è prova di casi più recenti.

    Il sacerdote, riferisce Il Fatto, è sotto processo davanti al tribunale ecclesiastico della diocesi di Torino. Un processo che avrebbe cercato di insabbiare Angelo Bagnasco, ex arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana. E proprio per questo la Congregazione per la dottrina della Fede, alla fine, gli ha dovuto revocare il ‘fascicolo’. È quanto emerge dai documenti acquisiti in Curia dai magistrati genovesi, che hanno aperto un’inchiesta in seguito all’esposto della onlus Rete L’Abuso contro il prelato.

    Le carte di Bagnasco

    Tra le carte ci sono due relazioni che Bagnasco invia alla Congregazione, l’ex Sant’Uffizio, organo del Vaticano preposto a trattare i casi di pedofilia tra i sacerdoti. Nella prima il cardinale informa l’ufficio della “situazione pregressa” del parroco, di cui, dice, “non ero al corrente” e riporta alcune testimonianze sugli abusi avvenuti a Sori dove don Castagneto ha esercitato fino al 1998. Le segnalazioni pervenute negli anni Novanta Bagnasco non le ritenne veritiere.

    Denunce e testimonianze insabbiate

    Così come la prima testimonianza raccolta, contenuta in una lettera spedita nel 2014 alla Santa Sede da una vecchia parrocchiana di Sori. Le denunce non si fermano: due anni dopo, nel 2016, si presentano al cardinale tre persone che sono preoccupate del fatto che il sacerdote possa nuocere ancora. Bagnasco conduce un’indagine nella parrocchia di Albaro, dove lui stesso è stato viceparroco fino al 1995: “Conosco e ho confidenza con molte persone – scrive -. Da quanto ho potuto raccogliere, non è emerso nessun dubbio o allusione su comportamenti scorretti del parroco; al contrario, ho sentito apprezzamento e gratitudine per la sua dedizione. Inoltre, sono trascorsi dai fatti più di vent’anni”.

    A quel punto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, chiede l’archiviazione per don Castagneto: i fatti di Sori sono ormai prescritti, mentre le indagini, della Curia e della polizia, non ne hanno appurati di nuovi.

    Per i casi di pedofilia le leggi della Chiesa consentono di derogare alla prescrizione.

    Così la Congregazione risponde a Bagnasco che sussiste un “consistente fumus delicti” a carico del sacerdote, accusato di condotte punibili con la riduzione allo stato laicale. E quindi ordina al tribunale arcidiocesano di Genova di celebrare un processo penale. Ma a marzo 2019 con la sua seconda relazione Bagnasco, tenta di dissuadere il Vaticano: “Anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento diretto del vescovo”, cioè Bagnasco stesso, per rimuovere il prete dalla parrocchia. Il cardinale propone addirittura che don Castagneto rimanga in parrocchia “fino alla celebrazione delle prime comunioni e delle cresime previste a maggio. Nel frattempo potrebbe preparare la comunità al suo trasferimento, adducendo motivi di forte stanchezza, e quindi la necessità di un adeguato tempo di riposo”.

    Don Castagneto rimarrà ad Albaro fino ad agosto.

    Intanto il tentativo di insabbiamento fallisce. La Congregazione decide di affidare il processo al tribunale dell’arcidiocesi di Torino, revocando “l’autorizzazione precedentemente concessa a Sua Eminenza di celebrare il processo”.

    Oggi il processo voluto dalla Congregazione è ancora in corso. “Don Castagneto è stato fatto sparire dalla parrocchia con una fretta sospetta”, accusa il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi. “Perché Bagnasco non ha aspettato quantomeno che riaprisse la comunità di recupero, se gli abusi non si sono più verificati dopo il 1998? E se don Castagneto non ha più reiterato i suoi crimini, perché mai si dovrebbe mandare un uomo ‘guarito’ da uno psicoterapeuta 21 anni dopo?”.

  • “Abusi sui neonati e 19 milioni di pedofili in Europa” Come METER Onlus strumentalizza ad hoc i dati

    “Abusi sui neonati e 19 milioni di pedofili in Europa” Come METER Onlus strumentalizza ad hoc i dati

    In un articolo a firma di Gilda Tucci pubblicato ieri, 21 settembre 2020, assistiamo allo stravolgimento più totale e strumentale di dati privi di fonte consultabile e sparati a caso in modo quasi terroristico, dove la pedofilia online – neppure tanto abilmente – viene confusa da un prete con la realtà degli abusi sessuali che avvengono in famiglia, nelle attività ricreative svolte dal volontariato e negli ambienti religiosi, dove indisturbata continua a proliferare e mietere vittime.

    Lo stesso titolo è a dir poco forviante e dà a intendere che in Europa, 19 milioni di pedofili stuprino neonati e tenendo conto del numero di vittime che un pedofilo riesce a produrre nella sua vita – in media almeno una ventina – se ne deduce che nella sola Europa esistano almeno 380.000.000 di vittime tra neonati,pre adolescenti ed adolescenti.

    Un dato totalmente in contrasto con quello divulgato da Telefono Azzurro, che parla di 18 milioni di vittime in Europa e non di 19 milioni di pedofili.

    Ben differente il dato che viene omesso e riguarda invece gli ambienti religiosi, favoriti non solo dal fatto che questi siano frequentati “per natura” da un numero ben più ampio di minori, ma anche dall’immancabile tutela che le istituzioni religiose hanno nei propri confronti e che a danno dei minori e in virtù del buon nome dell’istituzione stessa, porta al sistematico insabbiamento dei casi, tanto è vero che ad oggi, non siamo in grado di documentare un solo caso in cui un religioso, abbia mai denunciato un collega pedofilo.

    A riguardo esistono due studi, condotti tra le altre cose proprio da religiosi.

    Il primo è un monaco Benedettino, Richard Sipe, secondo il quale, un religioso, nell’arco della propria vita – anche per i motivi sopra citati – riuscirebbe a produrre una media di 200 vittime. Il secondo invece è un prete cattolico, Andrew M. Greeley secondo il quale, un religioso nell’arco della propria vita, riuscirebbe a produrre un numero inferiore ma ugualmente mostruoso di vittime, in media 50.

    L’articolo è tratto da un’intervista fatta al fondatore dell’Associazione METER, don Fortunato di Noto che ad oggi, non è noto abbia mai denunciato un solo collega pedofilo, ma che da sempre collabora con la Polizia Postale, nell’ambito della pedopornografia online.

    Ed è proprio qui che l’articolo di Gilda Tucci diventa veramente forviante e propagandistico, passando dai numeroni della pedofilia online, a quelli del clero, proponendo una sorta di paragone che minimizza l’endemico e tutt’ora irrisolto problema dei preti pedofili le cui proiezioni fatte in assenza di una quantificazione ufficiale del Goveno, come riporta IL FATTO QUOTIDIANO, parlano di una stima di 4.000 preti pedofili e 1.000.000 di vittime, solo in Italia.

    Omettendo che proprio Benedetto XVI, a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede ed indagato in Texas nel 2004, con l’accusa di intralcio alla giustizia, sfuggì a una probabile condanna, invocando l’immunità diplomatica, il fondatore di METER afferma che “ grazie a papa Benedetto XVI , per la prima volta la Chiesa  ,come Stato sovrano,  è  intervenuta in maniera forte ,chiara , trasparente ,celere e determinata attraverso leggi ,  riforme  e norme  per combattere un fenomeno enorme e sconvolgente che precedentemente aveva avuto la  complicità  di molti vescovi  e sacerdoti “.

    Affermazione che non poteva essere più falsa e disonesta tant’è che il dimissionario pontefice, dopo il totale fallimento delle sue politiche, che hanno contribuito a produrre durante il suo pontificato altre vittime, il suo successore, papa Francesco ha avviato una serie di riforme in materia, che però purtroppo (sic) restano ad unica tutela dell’istituzione, lasciando le vittime tutt’ora senza alcuna giustizia.

    Oggi infatti, anche grazie all’inchiesta giornalistica di Emanuela Provera e Federico Tulli ,alla quale ha contribuito anche la Rete L’ABUSO, contenuta nel libro edito da CHIARELETTERE “Giustizia divina”, emerge che a fronte delle richieste di giustizia avanzate dalle associazioni di vittime di tutto il mondo, ad oggi ancora inevase (tranne i casi dove è intervenuta l’autorità civile), malgrado le solite bugiarde dichiarazioni del prelato di turno, che spesso si giustifica dicendo che la chiesa “sbadatamente” ha sottovalutato il problema, emerge tutta la malafede e l’inaffidabilità della stessa che, sbadatamente per le vittime, ma fortunatamente ben protettiva nei confronti dei loro carnefici, proprio ai tempi di Benedetto XVI, si organizzò per sottrarre al carcere, gli eventuali preti scoperti dalla giustizia italiana.

    Vediamo infatti che a fronte di tanta disattenzione per le vittime, ha tuttavia creato sul solo suolo italiano, ben 23 centri di villeggiatura dove i preti criminali possono scontare indisturbati, una eventuale condanna. Nulla invece per chi ha subito le irreparabili violenze.

    Secondo Di Noto “solo i potenti del mondo, coloro che hanno il potere economico e gestiscono internet,  hanno la  possibilità di fare controlli a tappeto,  informare, divulgare e documentare e con denunce  contribuendo ad individuare  vittime e  carnefici arginando il fenomeno.”

    E no don Fortunato di Noto, qui non ci siamo proprio perché tra i ricchissimi potenti del mondo, c’è anche lo Stato più ricco al mondo, quello della Città del Vaticano e papa Francesco e, se lei davvero avesse a cuore la salute psicofisica di bambini vittime della pedofilia, presserebe in quanto ministro della stessa istituzione, ed in virtù della pulizia della stessa, non solo il papa ad intervenire concretamente, ma anche il gregge di Dio, puntualmente contro le vittime ed in favore dei carnefici.

    Invece la leggiamo puntualmente, con la complicità di giornalisti senza scrupoli, fare bel viso a cattivo gioco, strumentalizzando questo dramma, con beceri specchietti per le allodole come questo.

    Francesco Zanardi

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/09/22/vi-da-fastidio-anche-meter-la-frase-shock-di-don-alessio-magoga-alle-vittime-dei-preti-pedofili/

  • Accordi con il vincolo della riservatezza; un modo per imbavagliare le vittime ?

    Accordi con il vincolo della riservatezza; un modo per imbavagliare le vittime ?

    Un ragionevole dubbio che nasce dietro a più di un caso conclamato ovvero, il tentativo apparente di voler imbavagliare le vittime con pochi spiccioli, evitando lo scandalo e salvando il prete, che continuerà a rimanere nell’anonimato, libero anche di reiterare.

    In questi anni la Rete L’ABUSO si è occupata di centinaia di casi di violenze sessuali da parte di sacerdoti a danno di minorenni, accorgendosi che in alcuni di questi, si cerchi di “blindare” il più possibile la situazione evitando che fatti e soprattutto nomi, vengano portati a conoscenza dell’opinione pubblica.

    Spesso pervengono all’associazione richieste di assistenza legale da parte di vittime che hanno ricevuto missive dagli avvocati dei sacerdoti, nelle quali si chiede il nominativo di un legale di fiducia, col quale avviare una transazione. Notiamo che la caratteristica fondamentale richiesta che permette la possibilità di un accordo, è che il nome del sacerdote non sia mai uscito pubblicamente, in caso contrario è rarissimo che venga proposto un qualsivoglia accordo. Quello che ha attirato particolarmente la nostra attenzione al punto di definire questi casi “anomali”, che spesso le vittime siano avanti negli anni, e non vi sia più possibilità per loro, di avviare un procedimento penale o civile.

    La domanda viene da se; perché mai la chiesa che non ha mai indennizzato spontaneamente una sola vittima – tranne quando costretta dai tribunali civili – darebbe dei soldi a qualcuno se quel qualcuno non può fare più nulla sotto il profilo legale?

    Abbiamo visto anche in Spotlight che esistono gli accordi tra le parti e che la chiesa li faceva già all’epoca, non c’è nulla di strano, se non fosse che dietro a quell’accordo c’è almeno un essere umano stuprato da bambino e che quell’accordo con il “vincolo della riservatezza”, imbavaglia la vittima per quattro soldi.

    Tutto legale, come dicevo si faceva già negli Stati Uniti ai tempi di Spotlight, solo che a quei tempi, il vincolo del bavaglio era lo stesso, le cifre con le quali indennizzavano invece no, andavano ben al di sopra dei 15 – 25 mila euro. Cifre che tuttavia attirano la vittima, che prescritta per la legge civile, ha ben poche alternative e che spesso, come accade a chi soffre di disturbo post traumatico da stress, non vive in condizioni sociali ottimali. Altro problema non trascurabile è lo stupratore, che non solo resta impunito, ma può reiterare il reato, magari in un’altra parrocchia.

    Da sempre ma oggi, avvantaggiati anche dal “Servizio diocesano per la tutela dei minori” presente oramai in tutte le diocesi (che da oggi raccoglie anche le denunce anonime) , è verosimile pensare che di questi accordi ci sarà un aumento, anche se se ne parla molto poco, ma c’è un motivo biologico, il vincolo della riservatezza stipulato dalla vittima, che indirettamente imbavaglia anche noi della Rete L’ABUSO o chi professionalmente ne viene a fare parte.

    Di qualcuno possiamo tuttavia parlare, in quanto malgrado il vincolo della riservatezza, alcuni dei dati sono emersi in cause penali. Per esempio il caso di don Mauro Galli, che stipulò un accordo con la vittima, due giorni prima dell’inizio del processo e in quel raro caso, malgrado il suo nome fosse già noto alle cronache. In quel caso però,  il timore era che fosse tirata in ballo la diocesi, il vescovo oltre al sacerdote. Anche l’indennizzo “riservato”, ma che emerse alla domanda del Giudice durante il processo, era decisamente oltre i 25.000€, in questo caso 100.000 più le spese legali, purché la vittima e i familiari, non si costituissero parte civile nel procedimento. Malgrado la cifra apparentemente importante, il pubblico ministero Lucia Minutella la ritenne insufficiente in quanto sulla base delle tabelle, il danno si aggirava intorno ai 500.000€.

    Un altro caso di cui la Rete L’ABUSO si è occupata più nella norma del precedente ma decisamente maldestro, è quello di Vladimir Reséndiz Gutiérrez Oggi condannato in via definitiva a 6 anni e 6 mesi, dove il contratto era un tantino eccessivo e oggi vede rinviati a giudizio a Milano, i responsabili della Congregazione dei Legionari di Cristo e persino l’avvocato. La cifra che come di routine veniva data a titolo di “aiuto” alla vittima, in questo caso per continuare gli studi, era 15.000€ e l’accordo doveva essere segreto come i fatti per i quali era stato stipulato. E fino a qui, tolte le perplessità già esposte in precedenza, è tutto nella norma tranne due clausole di quell’accordo.

    La prima che non si parlasse della vicenda nemmeno se a chiedere fosse un magistrato.

    La seconda che qual’ora, per qualunque motivo fosse venuto meno l’accordo, la penale diverrebbe il doppio della cifra elargita, in questo caso 30.000€.

    Una realtà che abbiamo voluto documentare nell’ambito della contro informazione che la Rete L’ABUSO fa da sempre. Una realtà unica in Italia e favorita dall’inerzia delle istituzioni, che non rende giustizia a nessuno, anzi favorisce il diffondersi del problema.

    Francesco Zanardi

  • Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    A differenza degli altri pontefici, Bergoglio è stato molto abile e astuto nell’utilizzare la complicità e la compiacenza dei mezzi di informazione, tanto è che oggi, tranne pochi o chi come noi tecnici sa bene come effettivamente stiano le cose, se domandassimo ai comuni cittadini, in particolare ai cattolici cosa ne pensano dei provvedimenti attuati da Bergoglio in materia di pedofilia e se a seguito di questi, hanno fiducia nel continuare a mandare i propri figli in parrocchia, a gran voce raccoglieremo la quasi totale approvazione.

    Questo è stato possibile soprattutto in Italia, dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e sopratutto, non cercano un contraddittorio. Ancor peggio quando si parla della chiesa, quando accade che una dichiarazione diventata notizia risulta poi infondata, se ne guardano bene dal chiedere spiegazioni e ancor meno da darne una smentita tale da rendere i lettori consapevoli quanto li avevano resi in precedenza, che quella notizia è cambiata o addirittura era falsa.

    Per fare un esempio, i famosi tribunali per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni sui maggiori quotidiani e TG nazionali. Notizia che ha rassicurato per ben due anni i cattolici, poi il Vaticano la liquidò affermando fosse stata solo un’idea, ma se voi cercate sul web non trovate praticamente nulla sul fatto che i tribunali non furono realizzati, così la vostra consapevolezza rassicurante è restata quella che questi tribunali esistano, rafforzando l’idea che la linea del Vaticano sia cambiata, che oggi finalmente le parrocchie sono luoghi sicuri per i minori. La serie di fake, omissioni e contraddizioni è lunghissima, per esempio, l’affermare che si sta facendo pulizia tra le gerarchie e poi nel concreto, lo stesso Bergoglio, pur sapendo i fatti, nomina arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interroga, di aver saputo di un abuso sessuale e non averlo denunciato ne alle autorità civili, ne a quelle ecclesiastiche. Una notizia che in un paese normale, alla luce della nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano, avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti, che anziché indignarsi, attaccano noi che lo facciamo notare.

    Come scrissi in un precedente articolo dove spiegavo “il trucco del pregiudizio”, ovvero l’arte della chiesa (in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato la struttura vaticana con nomi uguali a quelli della giustizia civile, che nell’immaginario collettivo trasmette l’idea di giustizia ma che in realtà con un ingannevole falso ideologico fa tutt’altro, o almeno non con i parametri che noi immaginiamo, di fatto ingannandoci.

    Passiamo all’esempio pratico:

    Tribunali e processi, che in tutte le società civili servono a rendere giustizia a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della chiesa cattolica invece, malgrado l’analogia dei nomi, non servono a rendere giustizia alle vittime. Nel caso della pedofilia questi si basano sul 6° comandamento (non commettere atti impuri) e in quelli canonici la vittima non è affatto il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione non a caso omettono puntualmente.

    Processi veicolati anche dai mezzi di informazione come equiparabili a quelli dei tribunali veri e invece sono autentiche baracconate degne neppure di un circo equestre, per questo il loro esito stona totalmente con il nostro civile concetto di giustizia. Per questo motivo, a fronte della condanna di un tribunale civile, vediamo l’assoluzione di quello canonico.

    Come accaduto per esempio nel caso di don Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi, ma assolto dalla chiesa, che al processo non ha neppure sentito la vittima. Oggi don Luciano è tornato come se nulla fosse in parrocchia, tra i bambini e l’affetto dei parrocchiani.

    Oppure il caso di don Vincenzo Calà, anche lui malgrado una condanna civile spirata nell’ultimo grado di giudizio, non per innocenza, ma per l’intervento della prescrizione, assolto dal tribunale canonico e tornato tra i minori e i fedeli, che lo riaccolgono a braccia aperte attaccando la vittima e i familiari.

    Il caso di don Felix Cini, che stuprò 17 minori. Malgrado la condanna, anche qui la chiesa lo riabilita ed ora è nuovamente tra i minori.

    Poi don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova e via dicendo, la lista è lunghissima e non mi dilungo in elenchi, potete trovare tutti i casi semplicemente consultando il nostro sito.

    In molti di questi la chiesa vanta la loro sospensione a divinis, ovvero che questi non possano celebrare la messa, un’altra folle assurdità perché parliamo di persone condannate non perché dicevano male la messa, ma perché stupravano dei bambini. Vittime che dai tribunali canonici, oltre che alla giustizia, non hanno mai ricevuto neppure un indennizzo, tranne in quei casi dove i tribunali civili dello Stato lo hanno imposto. Vittime che non hanno mai avuto un aiuto dalla chiesa, quanto meno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Sacchi di patate per la chiesa, che contrariamente alle scritture che la ispirano, non valgono neppure un nichelino bucato.

    Del tutto opposto invece il trattamento riservato ai criminali, ai quali la chiesa, zitta zitta ha predisposto comunità di accoglienza e recupero, utili soprattutto a far si che non scontino l’eventuale carcere. Ben 23 (almeno quelle note) solo sul territorio italiano.

    Un inganno ai danni degli stessi cattolici, particolarmente vivo in Italia, dove la complicità criminale dello Stato italiano che da 20 anni – malgrado il clamore suscitato in tutto il mondo – non ha mai messo mano al problema che unito alla complicità dei mezzi di informazione che continuano a negare al cittadino la consapevolezza, dilaga imperterrito e Bergoglio ci marcia senza alcun pudore.

    All’estero, malgrado la linea criminale della chiesa sia identica, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, vediamo non solo le vittime, ma in loro appoggio anche la popolazione cattolica scendere puntualmente in piazza ed esigere almeno la pulizia all’interno della chiesa. In Italia invece vediamo un esercito disinformato di bigotti, che nuotando nel fango più putrido, puntualmente attaccano vittime e le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti.

    Un paese dove vediamo i cattolici sentinelli starnazzare indignati nelle piazze contro aborto, unioni civili, leggi anti omofobia, diritti delle donne, chiese trasformate in moschee ecc.

    Poi però sostengono i pedofili e mandano volentieri in questo drammatico quadro di insicurezza i loro stessi figli, spesso tra sacerdoti pregiudicati e stupratori che riaccolgono a braccia aperte.

    Viene da pensare che tengano davvero molto poco anche a loro.

  • In replica all’articolo de “IL SUSSIDIARIO” del 20/07/2020 ”Preti in Italia tutti pedofili? Falso”/ Di Giacomo “i dati smontano fango su Chiesa”

    In replica all’articolo de “IL SUSSIDIARIO” del 20/07/2020 ”Preti in Italia tutti pedofili? Falso”/ Di Giacomo “i dati smontano fango su Chiesa”

    In riferimento all’articolo in oggetto pubblicato il 20 luglio scorso dal titolo ”Preti in Italia tutti pedofili? Falso”/ Di Giacomo “i dati smontano fango su Chiesa” a firma di Niccolò Magnani nel quale si riportano le dichiarazione del sacerdote e giornalista don Filippo Di Giacomo e premesso che sarei ben felice se le cose stessero così, ho tuttavia alcune perplessità sul contenuto dell’articolo e sulla fonte dei dati esposti, che nell’articolo non viene citata.

    Non è neppure chiara la comparazione fatta riguardo le categorie, ovvero se la comparazione è sommaria – sacerdoti e laici- o se la comparazione è stata effettuata su una corretta e reale analisi delle categorie, ovvero; sacerdoti; insegnanti; allenatori; familiari ecc.

    Nel primo caso non procedo neppure, in quanto la base di analisi è a dir poco forviante e inattendibile, nel secondo caso, ovvero quello di una analisi percentuale delle diverse categorie – premesso che in Italia non esiste un dato pubblico attendibile fornito dallo Stato, soprattutto sulla categoria dei sacerdoti – ci si chiede su quale basi sia stata fatta la comparazione.

    È tuttavia possibile sulla base dei dati globali delle altre nazioni, pressappoco analoghi tra loro, esporre dati attendibili.

    Per quanto riguarda le varie categorie, insegnanti; allenatori; familiari ecc. la statistica – nella categoria più a rischio – si aggira intorno all’1,8%, mentre in quella dei sacerdoti, sulla base dei risultati ottenuti dalle varie commissioni di inchiesta, parte dal 4% e arriva come nel caso dell’Australia, fino all’8%.

    Un dato di gran lunga superiore, aggravato dalle politiche criminali tutt’ora in atto da parte delle gerarchie cattoliche, le quali, anche sulla base dell’ultimo Motu proprio di papa Francesco “VOS ESTIS LUX MUNDI” , omettendo sistematicamente la denuncia alle autorità civili e spostando ogni volta il sacerdote, favoriscono maggiormente gli abusi.

    Nella proiezione fatta dal collega Mark Vincent Healy, sulla base degli studi fatti da il Dr. padre Richard Sipe e quelli di padre Andrew M. Greeley, possiamo notare non solo il potenziale della recidiva nei preti cattolici (per via dell’omertà vaticana), ma anche, se pur in assenza di una quantificazione italiana, che proprio il nostro paese, è quello che sulla base della popolazione cattolica e quella dei sacerdoti, ha il più alto potenziale al mondo.

    A smentire ulteriormente il dato piuttosto dubbio del don giornalista Filippo Di Giacomo, è l’atteggiamento criminale di tutti i sacerdoti cattolici. Non che si voglia fare di tutta l’erba un fascio, ancor meno dire che siano tutti pedofili, tuttavia il fatto che non esista traccia di un solo sacerdote che abbia denunciato alle autorità civili un collega pedofilo, li rende quanto meno tutti complici.

    Francesco Zanardi

  • Le Marche regalano un fiume di soldi alla chiesa, 800.000€ solo di fondi diretti alle parrocchie

    Le Marche regalano un fiume di soldi alla chiesa, 800.000€ solo di fondi diretti alle parrocchie

    Sembra un vero e proprio Marche- ttone a parrocchie e scuole paritarie, almeno stando a quanto risulta dalla PIATTAFORMA 210 della Regione Marche che lancia un bando al quanto curioso.

    La nostra indignazione non è rivolta solamente al fiume di denaro, ma alla preoccupazione che quel fiume di denaro destinato soprattutto alle parrocchie, ma non solo, possa portare l’istituzione ecclesiastica, che ad oggi non ha ancora attuato in Italia alcun provvedimento concreto in tutela dei minori, a produrre nuovi casi di abusi sessuali a danno di minori.

    Il nostro purtroppo non è un pregiudizio, ma la preoccupazione reale dovuta al fatto che mentre in tutti gli altri paesi dell’Unione Europea, di fronte allo scandalo pandemico che ha investito il pianeta, i Governi abbiano preso provvedimenti in tutela della popolazione, avviato commissioni di inchiesta che hanno portato alla luce nomi e cognomi dei sacerdoti pedofili, potendo così monitorare i loro spostamenti e al tempo stesso dando la possibilità ai cittadini di poter controllare a chi affidano i propri figli, il nostro paese vive ancora nella più totale incognita.

    In Italia, malgrado le richieste che da anni la Rete L’ABUSO inascoltata avanza al Governo, malgrado il pesante sollecito fatto anche dal Comitato ONU per la tutela dell’infanzia che intima all’Italia una commissione di inchiesta e alla Magistratura di fare indagini più accurate proprio alla luce dei più di 300 casi di preti tra indagati o condannati per pedofilia solo nel nostro paese, il fatto che questo enorme finanziamento che ha la finalità di convogliare migliaia di minor presso strutture cattoliche senza controllo, ha sollevato la nostra grande preoccupazione.

    Strutture senza controllo perché di fatto lo Stato e la stessa magistratura, come documenta ampliamente il report prodotto dalla Rete L’ABUSO per il comitato ONU che dopo l’esamina, nel suo report conclusivo di risposta lo conferma in toto (al punto 21), ma anche come documenta l’inchiesta giornalistica di Emanuela Provera e Federico Tulli, raccolta nel libro edito da Chiarelettere “Giustizia Divina”, purtroppo tutt’ora, a differenza degli altri paesi, lo Stato italiano lascia la gestione dei preti pedofili alla discrezione del clero.

    L’italia infatti, a differenza degli altri paesi più industrializzati, è quella che come denuncia anche l’esperto di statistiche irlandese Mark Vincent Healy, sulla base della popolazione, non solo ha il potenziale più alto di preti pedofili, ma anche quello di vittime e di casi in cui – come confermano le Nazioni Unite – queste non ricevano giustizia e assistenza alcuna dallo Stato italiano, ancor meno dalla chiesa.

    Ma passiamo alle cifre esorbitanti destinate alla sola Regione marche, che conta appena un milione e mezzo di abitanti, elargendo solo di fondi diretti unicamente alle parrocchie € 800.000,00.

    Poi ci sono tutti gli altri richiedibili anche, ma non solo dal clero che tuttavia detiene nel nostro paese il primato delle scuole private paritarie e del volontariato.

    Servizi educativi per la prima infanzia (0-3 anni) non convenzionati € 723.000,00

    Servizi educativi per la prima infanzia (0-3 anni) convenzionati € 434.000,00

    Scuole dell’infanzia paritarie (3-6 anni) € 1.774.448,00

    Scuole primarie parificate € 75.000,00

    Scuole paritarie di I e II grado € 225.000,00

  • Statue indegne? Non siamo ipocriti parliamo anche di quella del Santo protettore dei preti pedofili

    Statue indegne? Non siamo ipocriti parliamo anche di quella del Santo protettore dei preti pedofili

    In questi giorni non si parla d’altro che di statue e monumenti indegni, da quella Edward Colston in Inghilterra, di Cristoforo Colombo negli USA, a quella di Indro Montanelli imbrattata pochi giorni fa a Milano.

    Stranamente però, nessuno parla di quella di Karol Wojtyla, Santo protettore di sacerdoti pedofili che grazie a lui e alle sue politiche criminali, hanno potuto stuprare migliaia di bambini innocenti in tutto il pianeta.

    la statua di Papa Ratzinger a Sulmona
    la statua di Papa Ratzinger a Sulmona

    La storia di Wojtyla inizia nel 2001 quando da papa, a seguito degli scandali che iniziavano a scoppiare in tutto il mondo, in particolare in America, ordinò all’allora cardinale Joseph Ratzinger (all’epoca prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede) e al suo segretario, il cardinale Tarcisio Bertone, di ricordare ai vescovi di tutto il mondo, con una lettera (De delictis gravioribus) che il documento del 1962 era ancora valido.

    Stiamo parlando di un documento segreto su un problema già ben noto alla chiesa nel 1962, la Crimen Sollicitationis, commissionato dal predecessore di Wojtyla, papa Roncalli e scritto da monsignor Alfredo Ottaviani. Un documento con più di 20 allegati nel quale spiegava come gestire internamente i crimini di pedofilia, redimere i sacerdoti criminali che li avevano commessi, zittendo vittime e testimoni con la minaccia della scomunica.

    A causa di quella lettera del 2001, nel 2005 il cardinale Ratzinger fu incriminato per intralcio alla giustizia grazie ad un avvocato di Houston, Daniel Sheehan e di certo non sarebbe finita bene se di li a poco, il cardinale Ratzinger non fosse stato eletto papa, potendo così usufruire, in quanto capo di stato, dell’immunità.

    Quella di Wojtyla è una statua che vedo puntualmente ogni volta che vado a Roma, è posta proprio fuori dalla stazione Termini e come vittima di un sacerdote mi ha sempre inquietato perché guardando quella veste che pare voler accogliere sotto di se qualcosa, mi ha sempre trasmesso l’idea di tutti quei preti criminali che Wojtyla ha protetto, a discapito di bambini come me che, grazie alle sue scelte, con ripercussioni notevoli nella vita ci hanno rimesso l’adolescenza, alcuni addirittura la vita stessa.

    Una statua che non vorrei mai fosse rimossa, basterebbe una targa che ricordi le scelte criminali che San Wojtyla ha fatto, in favore dell’istituzione e in sfregio di tutti quei bambini che, in tutto il mondo, ci avrebbero rimesso.

    Francesco Zanardi

  • La CEI invoca la libertà di culto. Invocasse anche la tutela dei minori

    La CEI invoca la libertà di culto. Invocasse anche la tutela dei minori

    Secondo la CEI, con il nuovo decreto Conte per la fase 2: «Si viola la libertà di culto». «I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale».

    Una affermazione che in altre circostanze potrebbe anche starci, ma detto da chi in sfregio alle leggi, italiane e divine, non ha mai avuto rispetto per i minori, tanto meno ha mai dimostrato intenzione di recuperare il danno fatto ai più deboli (comandamenti 5° e 6°), mentendo per sfuggire alla giustizia (comandamento 8°), violando senza mai pentirsi le più basilari regole di qualunque società civile, la cosa suona molto ipocrita e interessata.

    Ma motiviamo le affermazione fatte (comandamenti 5° e 6°) parlando di quei 150 sacerdoti pedofili condannati in Italia in via definitiva solo negli ultimi 15 anni, che stando alle proiezioni e, per rimanere super partes prendiamo pure quelle più in difetto fatte sulla base degli studi di Andrew_Greeley – un prete cattolico romano, sociologo, giornalista e romanziere popolare, professore di sociologia all’Università dell’Arizona – il numero di vittime risulterebbe 7.500 bambini.

    Se avessimo preso quelle di Richard Sipe – un monaco benedettino citato anche nel film Spotlight – il dato impennerebbe a 37.500 minori.

    Ebbene, al di la del fatto che in Italia, negli ultimi 15 anni il clero abbia prodotto 7.500 oppure 37.500 vittime, la chiesa italiana, non ne ha comunque mai risarcita una sola, quelle poche, hanno ottenuto risarcimenti solo grazie ai tribunali dello Stato italiano, e i preti criminali, quando hanno visto il carcere, appena usciti, sono quasi tutti ritornati al loro posto.

    Ben più ampia e drammatica la seconda motivazione (comandamento 8°) che vede questi stessi vescovi mentire sistematicamente, non solo ai fedeli, ma anche nelle aule di giustizia italiane.

    Prendiamo il caso del vescovo di Savona, Caloggero Marino, che in un procedimento civile tutt’ora in corso, malgrado il documento del 2004 scritto da un suo predecessore – che produciamo a lato – ha mentito spudoratamente, dichiarando riguardo a un suo prete pedofilo, don Nello Giraudo, che la diocesi non ha mai avuto certezza dei fatti.

    Emblematico, per non dire disgustoso, quanto dichiarato dal vescovo di Como Enrico Coletti, oggi in pensione, da monsignor Enrico Radice e dal numero 2 del Vaticano Angelo Comastri, che insabbiarono quello che tutti conosciamo come il caso dei chierichetti del papa, per non parlare del presunto accusato, Gabriele Martinelli, nel frattempo diventato, come nulla fosse, sacerdote.

    Bugie, insabbiamenti, ritorsioni che nella chiesa sono la prassi abituale, come testimonia un nostro assistito, ricordando il suicidio di don Diego Pirovano,  avvenuto pochi giorni fa a Cologno.

    Ecco perché troviamo davvero così di cattivo gusto il reclamo dei vescovi italiani, che spiace tanto per i fedeli, ma prima di riaprire le chiese, farebbero bene a fare tanta pulizia, sopratutto tra le gerarchie, perché come è giusto che ci sia il diritto di culto, è ancor più giusto e doveroso che i minori abbiano il diritto alla tutela e alla salute !

    Francesco Zanardi

  • Perché le vittime del clero sono sempre meno tollerate dalla chiesa?

    Perché le vittime del clero sono sempre meno tollerate dalla chiesa?

    Il saggio, pur patendo la critica, la trasforma in oggetto di costruttiva riflessione. Una virtù dell’essere umano.

    A oramai più di vent’anni dall’inizio dello scandalo dei preti pedofili invece, da sempre più irritazione quando i diretti interessati, le vittime, reclamano l’impunità sistematica dei loro carnefici e l’inerzia, che di conseguenza le ha portate a non ottenere, malgrado i tanti proclami, nessuna giustizia per quanto subito.

    È un dato di fatto che la chiesa non ne abbia mai risarcita una sola, quelle poche risarcite, lo sono state grazie ai tribunali civili, non a quelli tanto propagandati della chiesa, come è un dato di fatto, che fin troppo spesso, a fronte delle condanne dei tribunali civili, la chiesa assolva.

    Una dinamica inspiegabile? O forse spiegabilissima?

    Direi umanamente molto spiegabile, da ambo le parti.

    Mentre vent’anni fa, emergevano i primi casi e da parte sia delle vittime che dei cattolici si vedeva una luce in fondo al tunnel che dava la speranza che al collo di chi abusava venisse messa una macina, oggi quella luce, dopo tanti fallimenti e reticenze della chiesa, più nessuno la vede.

    D’altra parte, nei fatti, in questi venti e più anni, al di là dell’indignazione, in Italia non si è mai visto un ministro della chiesa battere i pugni per rendere alle vittime giustizia. A differenza degli altri paesi, non si sono mai visti neppure i cattolici, ancor meno i sacerdoti, scendere in piazza per reclamare giustizia per le vittime, o almeno pulizia per l’istituzione in cui credono.

    Neppure durante il summit in Vaticano che nel febbraio 2019 ha visto i vescovi di tutto il mondo riunirsi in un mediatico tentativo di soluzione del problema, al fianco delle vittime, non si sono visti ne i cattolici ne i sacerdoti, tranne qualche genitore di vittime e qualche ex sacerdote.

    Un’inerzia ventennale che della pedofilia nella chiesa, ha fatto come per qualche tribù la sifilide, diventata nel tempo un’afflizioncella senza più grandi controindicazioni.

    Afflizioncella con la quale oramai, anche nella chiesa cattolica ci si è abituati e si convive tranquillamente. Ed è qui che arriva l’irritazione per le vittime, che oramai certe di non avere alcuna speranza di ottenere neppure un tenue risarcimento dalla chiesa, non per forza economico, ma almeno umano, gridano, spesso anche con rabbia, forse eccessiva ma fin troppo motivata, l’ingiustizia subita, e il ripetersi dello stupro, che si rinnova nel non ottenere giustizia vedersi usati dal Vaticano, come una sorta di propaganda.

    Certo, spesso le vittime sbagliano nei modi, ma il dolore dentro loro non è da poco e va compreso, ancor di più quando queste continuano a mantenere la fede.

    Ed è qui che il saggio dovrebbe non limitarsi a patire la critica e lo sfogo, dando prova della propria saggezza, comprendendo da dove quella critica nasce e il perché, facendone non solo tesoro, ma strumento di cambiamento che ridia credibilità ad un’istituzione che oramai non la è più.

    Trasformata oramai nella cattiva massaia, che nasconde lo sporco sotto il tappeto, pretende che gli altri vedano la casa pulita, non capendo che quello sporco sotto il tappeto, anche se nascosto alla vista, prima o poi produrrà odore che si sentirà ancora di più dello sporco lasciato in bella vista.

    Francesco Zanardi

  • Politicamente scorretto, umanamente indignitoso

    Politicamente scorretto, umanamente indignitoso

    L’annullamento – sulla base del ragionevole dubbio – della condanna al cardinale Pell, un’occasione ad ok che l’unico politicante di una monarchia assoluta ha colto al volo e strumentalizzato, indignando nessun cattolico, ma chi da tempo , pur restando credente, da certa chiesa si è dignitosamente dissociato.

    Ma parlando di chi dignità non ne ha, di conseguenza neppure vergogna, come si dice, la gallina che canta ha fatto l’uovo, e qui troviamo in prima posizione papa Francesco che prende la palla al balzo e nomina “martiri pasquali” il cardinale Pell e don Gino Temporin, entrambi prima condannati e poi assolti.

    Come se non bastasse, raschia definitivamente il fondo della tazza nella messa del giovedì santo, martirizzando questa volta quei sacerdoti, che a suo dire si vergognerebbero ad andare per le strade, perché additati come possibili pedofili e dichiara «Penso a quei sacerdoti calunniati, tante volte non possono andare per strada perché dicono delle cose brutte, in riferimento al dramma che abbiamo vissuto e la scoperta di sacerdoti che hanno fatto cose brutte. Alcuni dicevano che non potevano uscire di casa con il clergymen perché venivano insultati».

    Certo tutto stride fastidiosamente quanto il gesso sulla lavagna pensando che nel concreto, al di là di tutto, non si è mai visto un solo sacerdote, prendere concretamente posizione in materia e scendere al fianco delle vittime per chiedere non solo giustizia, ma pulizia in quella chiesa di cui sono ministri.

    Nemmeno da parte di Bergoglio si sono visti passi concreti, tranne centinaia di proclami disattesi, che in assenza di un contraddittorio della stampa, genuflessa a questo papato, hanno illuso chi non è vittima di questi fatti, che qualcosa si stesse facendo.

    Di fatto, le vittime di tutto il mondo si lamentano indignate più di prima, si lamentano perché vedono quei pochi preti condannati in via definitiva dalla giustizia, assolti dalla chiesa e prontamente reintegrati, spesso nelle stesse comunità dove hanno commesso crimini e ancora vivono le vittime, vittime alle quali la chiesa non è ancora riuscita a dare un risarcimento umano, vittime che lamentano l’ipocrisia della falsa carità cristiana, bella nelle parole, ma totalmente assente nei fatti.

    Forse è questa la vergogna legittima che provano quei preti che Bergoglio spaccia per martiri, ne hanno tutti i motivi, una vergogna dovuta solo al fallimento umano e cristiano della chiesa e dei suoi ultimi pontefici.