Tag: sacerdoti

  • Figli di un Dio minore in uno Stato democratico a “sovranità limitata”

    Figli di un Dio minore in uno Stato democratico a “sovranità limitata”

    Cosa mi ha davvero scioccato del primo Report della Cei sugli abusi nella Chiesa? Il fatto che lo Stato sia rimasto a guardare, in sfregio alla Costituzione e agli stessi cittadini, tutti, non solo le vittime.

    L’operazione appare come la palese prova dell’esistenza di uno Stato dentro lo Stato: non quello di chi ha stuprato nei fatti, ma dei vescovi italiani che hanno sempre coperto. Palese perché esisteva una direttiva riservata del 1962, Crimen sollicitationis, redatta dal cardinale Ottaviani (che stabiliva la procedura canonica nelle cause di sollicitatio ad turpia, ovvero l’utilizzo da parte del prete del sacramento della confessione per fare avances sessuali ai/alle penitenti, ndr) riveduta nel 2001 (De delictis gravioribus, ndr) che di fatto ha avuto una funzione di insabbiamento. Qualunque vescovo l’avesse violata avrebbe commesso un reato solo per il Codice di Diritto canonico, quindi è puerile evitare oggi un’inchiesta a fronte di una realtà sotto gli occhi di tutti, denota solo una mancanza di onestà e forse una paura.

    La domanda che dobbiamo porci, ma che si dà risposta da sé, è: perché già nel 1962 Ottaviani scrisse per il Vaticano quella procedura criminale?

    Il mondo la scoprirà solo nel 2001, e nel 2004 un avvocato di Houston, Daniel Shea, trascinò il cardinale Ratzinger – all’epoca a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, ovvero l’organo vaticano che si occupa della dottrina e della disciplina, quindi anche della pedofilia dei preti – in tribunale: l’accusa è di intralcio alla giustizia, in quanto avrebbe omesso di denunciare i casi alle autorità civili, ribadendo nella sua funzione ai vescovi di tutto il mondo, con De delictis gravioribus, che la direttiva del 1962 era tutt’ora in vigore.

    Di certo rocambolesco fu il salvataggio di Ratzinger (oggi stranamente segregato in Vaticano, ma non certo per punizione: d’altra parte era il monarca assoluto dello Stato dentro le mura leonine) se si pensa ai vari scandali, non solo del Banco Ambrosiano e dello IOR; persino qualche buon cattolico come Giulio Andreotti, al di là del peccato consapevole, avrebbe potuto pensar male.

    Ebbene, il cardinale Raztinger, chiamato a rendere conto in tribunale di quell’accusa, divenne papa, eletto da un intero Conclave, dopo il provvidenziale decesso del predecessore. Usufruì in quanto capo di Stato dell’immunità diplomatica, e non rispose mai agli inquirenti che lo accusavano.

    Tuttavia di Ratzinger la Chiesa parla bene in Italia. Gli opinionisti dicono persino che ha fatto tanto per la pedofilia (non è chiaro se per mantenerla o eliminarla). Mentre i magistrati e le vittime in Germania gli chiedono conto.

    Anche papa Francesco ha fatto molto, dicono. Tuttavia in Italia vediamo la Cei non seguire le innovazioni che secondo molti sarebbero state introdotte, in sostanza non rispettando ciò che il papa ha deciso fosse legge. Ma non vedo dal Vaticano alcuna irritazione per questa violazione, solo silenzio.

    L’altro giorno la Cei se ne è uscita con un Report non indipendente, e parziale in quanto carente dei dati dei tribunali e delle associazioni di vittime. E malgrado questa carenza di fonti, quel Report della Cei dice che in Italia, nei due anni presi in esame (2020-2021, in cui tra l’altro uffici pubblici e diocesani sono stati per lungo tempo chiusi a causa della pandemia di COVID), sono state ricevute 89 segnalazioni, per un numero di 68 presunti abusatori.

    Ebbene, in Francia, dove l’indagine è stata imparziale e approfondita, censendo in 70 anni circa 3.000 sacerdoti colpevoli, se si divide il numero di questi ultimi per gli anni, il risultato è, in media, di 44 casi l’anno. Cifra non lontana dalla media dei dati Cei per i due anni.

    Naturalmente non si è dato peso a questo elemento, ma neanche alla domanda più banale: come può la Chiesa italiana (e solo quella italiana), gestire in proprio i crimini che ha essa stessa coperto per legge interna?

    Come può lo Stato italiano, controcorrente rispetto a tutti gli altri, fare finta che non ci sia nulla di grave?

    Come possono, gli stessi cattolici che affidano al clero i propri figli, continuare a farsi andare bene tutto così?

    La via italiana è ancora davvero lunga. Non esiste ancora, nel Paese, una coscienza collettiva, civile, e questo lascia spazio, nei fatti, a qualcosa che continuerà ancora per anni.

    Lo stesso Ghizzoni (presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, ndr), in conferenza stampa, dopo il ventennale fallimento della Chiesa italiana, ha detto comunque che questa è la via giusta, che proveranno ed eventualmente correggeranno. Non ha fissato una scadenza.

  • Report CEI la critica dei sopravvissuti ai limiti del report, ma i dati battono la Francia

    Report CEI la critica dei sopravvissuti ai limiti del report, ma i dati battono la Francia

    Prima di analizzare il report la critica ad un “report sulla pedofilia del clero” che un report non è, che inizialmente era già parziale nel raccogliere i soli dati dal 2000 a oggi (come fatto notare a maggio al Presidente Zuppi) provenienti all’epoca solo dalla Congregazione per la Dottrina della fede e dagli sportelli diocesani.  Invece troviamo un report parecchio più limitato, al limite del ridicolo. Solo due anni, dal 2020 al 2022, con solo i dati degli sportelli Diocesani.

    Sono esclusi dal report quindi tutti i casi (sempre di sacerdoti italiani) denunciati alla magistratura o all’associazione o direttamente alla CDF.

    Nessun accenno a indennizzi e nessun supporto per le vittime. Solo il 14% delle diocesi risulta dal report, avere almeno quello psicologico. Per i sacerdoti invece 23 strutture sul territorio che li assistono e spesso li sottraggono anche al carcere.

    Nessun accenno di collaborazione con l’Autorità Giudiziaria, tranne ovviamente quando vengono indagati e sono costretti a farlo per ordine di un pubblico ministero o un giudice.

    Non si sa chi o almeno dove siano i preti e laici citati, se e quali provvedimenti sono stati effettivamente presi, facendo presente che per i laici che nel report come vedrete risultano più dei preti, la chiesa non può imporre controllo ed il tutto si riduce a mera omertà.

    Si parla di collaborazione con associazioni esterne, ma non con quella italiana delle vittime. Nemmeno con il Coordinamento Italy Church Too che le sostiene e che più volte ha scritto alla CEI senza mai ottenere risposte.

    Anche in difetto i dati sono comunque allarmanti.

    Se contiamo che sono stati raccolti nei due anni durante i quali l’ accesso agli sportelli è stato limitato per via del COVID e mancano i casi denunciati alla magistratura e alle associazioni, qui si parla di 89 casi segnalati tra il 2020 e il 2021 (manca il 2022). Come sottolinea il report (PrimoReport_Sintesi- PrimoReport_integrale) “Le segnalazioni fanno riferimento a casi recenti e/o attuali (52,8%) e a casi del passato (47,2%)”.

    Possiamo quindi dire che almeno 45 casi siano quelli recenti (2020 – 2021), circa 2 casi al mese, che a noi non sembrano pochi.

    Inoltre, secondo il report CEI, l’effetto della mancanza del certificato antipedofilia dal quale l’Italia ha sollevato il volontariato e che da anni denunciamo la pericolosità di quel vuoto – in quanto incentiva i predatori ad inserirsi in quegli ambienti, ancor più nella chiesa che per via della paura dello scandalo se succede qualcosa non querela – parrebbe sempre secondo il report darci ragione, il dato batte i laici della Francia e in Italia supera i preti.

    Si legge; “Il profilo dei 68 presunti autori di reato evidenzia soggetti di età compresa tra i 40 e i 60 anni all’epoca dei fatti, in oltre la metà dei casi. Il ruolo ecclesiale ricoperto al momento dei fatti è quello di chierici (30), a seguire di laici (23), infine di religiosi (15). Tra i laici emergono i ruoli di insegnante di religione; sagrestano; animatore di oratorio o grest; catechista; responsabile di associazione.”.

    Forse non è così casuale che la CEI voglia introdurre sotto forma di corsi anche nelle scuole cattoliche questo sistema di monitoraggio.

    In sintesi si conferma quanto le vittime avevano già potuto apprendere nella scorsa estate attraverso gli incontri avuti con il presidente della CEI Matteo Zuppi e che già all’epoca avevano interrotto per l’assenza di spazi di dialogo da parte della chiesa italiana, nelle proposte per nulla interessata alle vittime.

    Il report conferma una mera propaganda degli sportelli diocesani, utili alla chiesa, ma pericolosissimi per le vittime, oltre che inutili, come abbiamo già dettagliato in passato.

    Il vero responsabile resta in Italia lo Stato, l’unico in Europa a non essersi mai pronunciato oltre che inadempiente, come conferma anche il Comitato per i diritti dell’infanzia del l’ONU.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2022/05/03/litalia-denunciata-per-la-seconda-volta-allalto-commissariato-per-i-diritti-umani-delle-nazioni-unite/

  • L’OBLIO – Saloon per preti che si rifanno il curriculum

    L’OBLIO – Saloon per preti che si rifanno il curriculum

    Su al nord, don B. (nelle chat di incontri) ci ricasca e questa volta il suo vescovo la prende davvero sul serio; non lo reintegrerà fino a quando non saranno rimossi tutti gli articoli pubblicati durante lo scandalo.

    Anche al sud il monsignore prova “imbarazzo” per la vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto e si sa, certe cariche “istituzionali” necessitano di “decoro”, soprattutto in Italia e visto il periodo.

    Anche tra i trulli, scampato per prescrizione, dopo cinque anni durante i quali nessun’altra vittima ha bussato alla sua porta, è ora di tornare in pista, ma prima ci vuole una ripulitina.

    Sono decine ultimamente le richieste di oblio da parte dei chierici italiani che chiedono la rimozione degli articoli che raccontano gli scandali che li riguardano tanto da aver creato un vero e proprio business, con servizi profumatamente pagati, spesso proprio sulla base del “livello sociale” da recuperare.

    Quasi sempre, anche se con scarsi risultati, le agenzie che praticano questa attività sono in regola, anche se ogni tanto, forse proprio per via delle parcelle appetibili, c’è chi per esempio da cassamortaro si improvvisa “agenzia”.

    Un lavoro non indifferente neppure per noi in quanto non pagati da nessuno, ad ogni domanda di rimozione, visto spesso le richieste “illegittime” o addirittura non autorizzate, alla Rete L’ABUSO ci siamo dovuti imporre per protocollo una serie di verifiche sul richiedente, in questo caso l’agenzia, in quanto del sacerdote in genere abbiamo già tutti gli accrediti del caso.

    Raramente rimuoviamo i contenuti dal nostro portale, spesso sottoponendoci all’esamina da parte del Garante che raramente ci ha dato torto, in quanto i contenuti del nostro portale hanno la peculiarità che i crimini di cui trattiamo sono soggetti alla recidività, che in un contesto di sicurezza pubblica ha prevalenza sulla richiesta di oblio.

    Tuttavia molte volte, pur non rimovendo i contenuti dal portale all’interno del quale restano consultabili, il richiedente riesce ad ottenere la rimozione dei contenuti dagli stessi motori di ricerca, ottenendo un risultato certamente di cancellazione che ha però un effetto collaterale, per noi un indizio molto forte in caso di indagine.

    Accade infatti che alcuni sacerdoti che in precedenza si erano già rivolti a GOOGLE, nel momento in cui vengono segnalati dalle presunte vittime, ad una ricerca non si trovi nulla di questi signori, che fanno i preti da trenta anni, ma di cui non vi è traccia neppure che abbiano celebrato mai una messa.

    Mentre dall’altra parte la CEI compra per 25.000€ il silenzio delle vittime.

    F.

  • GOOGLE chiude la mappa delle “DIOCESI italiane NON SICURE” della Rete L’ABUSO: arbitraria censura su dati di pubblico interesse

    GOOGLE chiude la mappa delle “DIOCESI italiane NON SICURE” della Rete L’ABUSO: arbitraria censura su dati di pubblico interesse

    Scompare dal web dopo 12 anni la mappa italiana dell’associazione Rete L’ABUSO. Uno dei pochi strumenti che i cittadini avevano nel vuoto delle Istituzioni italiane, per tentare di tutelare altri minori e i propri figli.

    Un oscuramento da parte di Google dell’unico database italiano degli abusi sessuali del clero che non stupisce, visti i precedenti tentativi di rimozione falliti. Anzi, fa riflettere: perché Google, infatti, se ne accorge dopo ben 12 anni dalla sua pubblicazione?

    Dando un’occhiata a quanto Google segnala, è verosimile pensare che qualche sacerdote abbia cercato di ottenere la cancellazione del proprio caso segnalando a Google e “reclamando” un presunto stato di pericolo e/o discriminazione (inesistente, in quanto attualmente non risultano casi con effettiva segnalazione).

    Va ricordato a questo proposito che, per esempio, negli Stati Uniti, sono gli organi di Stato, come l’FBI, a pubblicare online nome, foto e residenza di chi è stato condannato o ritenuto socialmente pericoloso per questi crimini. Un manifesto a tutela della comunità che si basa sul dato scientifico che il predatore sessuale non è un malato, ma una persona con una grave devianza della personalità a cui non si può chiedere un autocontrollo. L’unico modo per poterlo integrare evitando che stupri altre persone è quello di dire alle potenziali vittime di stare attente.

    La nostra richiesta a GOOGLE di revisione del reclamo (sulle cui motivazioni non abbiamo alcun dettaglio), per ora, è superata dalla scomparsa della mappa delle “Diocesi non sicure”, vista oramai da milioni di persone in 12 anni dalla sua creazione.

    Più di 360 casi di pubblico interesse scomparsi in una notte, che quantificavano, anche se per difetto, il vuoto dell’Italia, unico paese dell’UE a non aver mai indagato l’entità del problema: una ricerca richiesta dal 2019 anche dal Comitato per i diritti dell’infanzia dell’ONU, interrogata sul fenomeno con questa istanza.

    Come emerge dalla proiezione di Mark Vincent Healy’, l’Italia sembrerebbe il paese dell’UE con il più alto potenziale di abusi d’Europa.

    L’unico che però non ha mai messo in agenda un tavolo per valutare, visto i dati allarmanti che arrivano dagli altri Stati membri, ultima la Francia, che conta 330.000 vittime di 3000 preti pedofili, con una media di 72 bambini a sacerdote pedofilo.

    L’Italia ha più del doppio dei sacerdoti francesi, verosimilmente il doppio anche delle vittime. Eppure in Italia nessuno è preoccupato. Per primi i Governi.

    Reputiamo grave quanto accaduto arbitrariamente per mano di GOOGLE, verosimilmente a seguito di una segnalazione, almeno si presume, per la quale però non vi è stata possibilità di legittima replica, tanto meno di conoscere la natura effettiva del contenzioso, data l’infamante accusa ai sopravvissuti italiani, che nei fatti vedono etichettato il loro diritto costituzionale al reclamo di giustizia (non concesso in Italia) come fosse “Bullismo; molestie; minacce” a chi lo ha stuprato, ed è stato graziato dai vuoti legislativi italiani e dalle continuate omissioni dei Governi.

    “Le varie Convenzioni ratificate negli anni dall’Italia, in particolare quella delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nella fattispecie di reati come quelli oggetto, inquadra la questione prevalendo il c.d. “Interesse superiore”, ancora più quando questo potrebbe coinvolgere soggetti minori. Pertanto insopprimibile ad ogni altra comparazione.”

    Ecco perché parliamo di arbitraria censura su dati di pubblico interesse da parte di GOOGLE


    P.s. In alternativa alla visualizzazione mappa, i quattro database storici separati, fonte della mappa oscurata da GOOGLE

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webposservatorio-permanente/database-abusi/

  • Google limita l’accesso alla mappa degli abusi sessuali del clero. Violerebbe le Norme relative a “molestie bullismo e minacce”

    Google limita l’accesso alla mappa degli abusi sessuali del clero. Violerebbe le Norme relative a “molestie bullismo e minacce”

    Ultimamente c’è un viavai di richieste di rimozione di articoli dal sito della Rete L’ABUSO , tanto che non passa una settimana senza che ne riceviamo almeno una.

    Tutti si appellano al diritto all’oblio, però, malgrado la norma europea, sussiste nei casi di stupro “l’interesse pubblico e la sicurezza dei minori” basato sulla recidività che caratterizza i predatori sessuali: ragione per cui, anche se ci costa spesso molte scartoffie, non ci facciamo intimidire.

    Il più delle volte le richieste arrivano da dubbi servizi online per la tutela della privacy ai quali i preti spesso si rivolgono pagando profumatamente per rifarsi il “lifting” sul web. Uno degli ultimi che ci ha scritto in merito era in realtà un’agenzia di pompe funebri che chissà se ha truffato anche il sacerdote nell’elargire il servizio.

    Altre volte invece la richiesta arriva direttamente dal Garante, ma al momento, malgrado le diverse istanze dei sacerdoti e monsignori italiani, la Rete L’ABUSO è sempre risultata “in regola”, ottenendo puntuale archiviazione delle istanze.

    La stessa cosa per quanto riguarda le querele per diffamazione da parte del clero di fronte ai tribunali italiani: per il momento, in 12 anni siamo sempre stati assolti. Anzi, spesso il querelante si è visto ricusare per calunnia o ha preventivamente ritirato la querela.

    Anche questo tentativo di oscuramento da parte di Google dell’unico database italiano degli abusi sessuali del clero certo non stupisce visti i precedenti tentativi di rimozione falliti.

    Anzi, fa riflettere: perché Google, infatti, se ne accorge dopo ben 12 anni dalla sua pubblicazione?

    Dando un’occhiata a quanto Google segnala, è verosimile pensare che qualche sacerdote, dati i precedenti fallimenti, questa volta abbia tentato la via traversa “per rifarsi il lifting” (non potendosi più rivolgere probabilmente alle Istituzioni, che lo hanno già scaricato) , cerchi come “via italiana”, di ottenere la cancellazione del proprio caso, “reclamando” un presunto stato di pericolo e/o discriminazione (inesistente direi, in quanto attualmente non risultano casi con effettiva segnalazione).

    Va ricordato a questo proposito che per esempio, negli Stati Uniti sono gli organi di Stato, come l’FBI, a pubblicare online nome, foto e residenza di chi è stato condannato o ritenuto socialmente pericoloso per questi crimini.

    Un manifesto che non è sfregio della persona o di ciò che ha commesso, ma va a tutela della comunità e si basa sul dato scientifico che il predatore sessuale non è un malato, ma una persona con una grave devianza della personalità a cui non si può chiedere un autocontrollo. L’unico modo per poterlo integrare evitando che stupri altre persone è quello di dire alle potenziali vittime di stare attente.

    Restando alla comunicazione di Google, attualmente abbiamo fatto richiesta di revisione del reclamo di cui facciamo presente attualmente di non avere alcun dettaglio in merito.

    Il portavoce F. Zanardi

    Tuttavia e comunque vada, Google Maps a parte, qui tutti gli elenchi della mappa (consultabili), dal nostro archivio storico e senza censura;

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webposservatorio-permanente/database-abusi/

  • “I pedofili restino preti” lo ha detto il Presidente Zuppi con forza all’associazione delle vittime italiane

    “I pedofili restino preti” lo ha detto il Presidente Zuppi con forza all’associazione delle vittime italiane

    Il Presidente della CEI Matteo Zuppi ed il portavoce dei sopravvissuti italiani Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO), si sono incontrati più volte nei mesi scorsi, fino ad oggi in assoluta riservatezza. Il fine, di trovare tra i sopravvissuti e la chiesa italiana una soluzione dignitosa alla pari degli altri paesi che, diversamente dall’Italia, sono intervenuti in tutta Europa con Commissioni d’inchiesta indipendenti, indennizzi e la realizzazione di canali percorribili di sostegno per chi è rimasto vittima.

    La Conferenza Episcopale Italiana è nei fatti controcorrente al resto del mondo, come fatto notare durante la conferenza stampa dal presidente della Rete L’ABUSO al cardinale.

    Quella che la CEI ha voluto chiamare “la via italiana”, continua a non essere di alcun interesse e utilità; né per le vittime, né per la collettività. Un metodo utile unicamente alla chiesa italiana per continuare  ad evitare – anche di fronte alle evidenze oramai emerse in tutto il pianeta – un ennesimo scandalo, in questo caso il più grande, in quanto l’Italia ospita il numero più alto al mondo di religiosi.

    “La via italiana” di Zuppi, da quanto confermato dagli incontri bolognesi avvenuti durante l’estate con Zanardi, sarà discriminatoria verso i sopravvissuti perché, a differenza di quanto accaduto in tutto il mondo, in Italia la chiesa esaminerà solamente gli ultimi venti anni, a differenza dei settanta esaminati nel resto del mondo.

    La commissione non sarà indipendente ma dipendente dalla CEI, affidata alla Cattolica e tratterà tutti i casi denunciati nell’ultimo ventennio alle sole diocesi, escludendo tutti quelli denunciati alla giustizia civile, riducendo in realtà quelli delle diocesi, ai soli due anni da quanto sono attivi gli sportelli diocesani che li raccolgono. Dai quali tra le altre cose, come esposto al Cardinale, stanno già cominciando ad arrivare all’associazione le prime vittime deluse.

    Non ci sarà nessun indennizzo per le vittime: secondo il cardinale Zuppi questo potrebbe essere un incentivo a denunciare, qualcuno “magari cercandone profitto”.

    A differenza dei preti pedofili che godono di più di 23 centri di recupero solo in Italia, anche qui non vi  è nulla per le vittime, tranne un’assistenza offerta da volontari presso gli sportelli diocesani, dove difficilmente i sopravvissuti si recheranno.

    Si è parlato naturalmente del pericolo di recidività conclamato del reintegro dei pedofili, finora curati con insuccesso nei 23 centri che citavamo sopra. Centri utili più che altro a far si che il sacerdote non sconti in carcere la pena e poi, come tra gli esempi nel documentario della BBC dello scorso febbraio, dopo averla scontata, venga tranquillamente reintegrato a contatto con minori, nelle parrocchie.

    Anche qui il Cardinale Zuppi è stato irremovibile e opposto alle affermazioni odierne di papa Francesco sulla tolleranza ZERO. Per Zuppi (Cei), ZERO tolleranza ZERO: i sacerdoti pedofili hanno il diritto alla riabilitazione e, dopo la pena, di tornare alla loro missione pastorale.

    Non è restato che rispondere, “contenti i fedeli, per noi l’importante non li mettiate nuovamente vicino ai bambini“.

  • AVERSA; si dimette il promotore di giustizia (P.M. Ecclesiastico) del procedimento canonico a don Graziano

    AVERSA; si dimette il promotore di giustizia (P.M. Ecclesiastico) del procedimento canonico a don Graziano

    Un decreto del vescovo di Aversa Angelo Spinillo che vieta a don Livio Graziano l’accesso ad internet. Nulla di strano, anzi più che ragionevole dal momento che il destinatario del provvedimento ecclesiastico è accusato di violenza sessuale ai danni di un infraquattordicenne ed è attualmente agli arresti domiciliari, anche per evitare che possa reiterare l’eventuale crimine. Data l’accusa, è puro buon senso impedire che da recluso possa reiterare attraverso internet.

    Eppure, malgrado la tesi non faccia una piega neppure per la diocesi, da settimane sembra impossibile riuscire a comunicare anche solo telefonicamente a don Graziano il decreto del vescovo Spinillo che di fatto, malgrado l’impegno preso dalla CEI in Italia sulla gestione dei casi di abuso su minori, lascia nei fatti da mesi un ragazzino (dopo i presunti abusi sessuali) ancora esposto a molestie di altro genere, dimostrando l’incapacità di gestire i casi di violenza dei propri sacerdoti.

    Situazione che venerdì ha portato il Promotore di Giustizia, incaricato del procedimento canonico a don Graziano, a rassegnare le dimissioni, come lui stesso annuncia mortificato.

    In un breve scritto, infatti, spiega al padre del giovane che don Livio Graziano avrebbe questa volta ricevuto delle lettere minatorie presso la struttura dove è detenuto ai domiciliari e per questo motivo, forse, la la diocesi non vuole turbarlo ulteriormente con la notifica; anche se in questo modo mette al secondo posto i turbamenti della presunta vittima.

    Una struttura che secondo i legali del sacerdote che aveva denunciato precedenti presunte intimidazioni, da come si legge negli atti, sarebbe inadeguata e priva di recinzioni, con i il rischio che qualcuno si possa introdurre e minacciare il sacerdote.

    Da fonti interne alla diocesi, il sacerdote avrebbe dovuto ricevere il divieto di accesso ad internet già ad agosto, dopo una denuncia da parte dei genitori del ragazzo che lo scorso giugno si era trovato violati gli account su alcuni social, oltre ad emoticon di apprezzamenti apparentemente riconducibili all’account del sacerdote.

    L’indagine dei Carabinieri aveva ricondotto la connessione internet usata alla struttura dove è ai domiciliari don Graziano, ma sfortunatamente non si sono fatte indagini per accertare chi all’interno della struttura l’avesse concretamente utilizzata, vanificando in assenza della prova certa la possibilità che l’A.G. potesse intervenire.

    Da qui la richiesta ad intervenire del padre del ragazzo, che nelle scorse settimane era stato ricevuto dal vescovo Spinillo, che in sua presenza aveva contattato la struttura e il successivo decreto di divieto, purtroppo però mai applicato.

  • MILANO; I fratelli don Lucchina e le pericolose leggerezze dell’arcivescovo Delpini

    MILANO; I fratelli don Lucchina e le pericolose leggerezze dell’arcivescovo Delpini

    Una vicenda che ha dell’incredibile riporta alla luce ancora una volta le leggerezze della diocesi Ambrosiana e le recidività del suo arcivescovo, Mario Delpini, promosso tale da papa Francesco dopo aver insabbiato il caso di don Mauro Galli, oggi nascosto nel seminario di Seveso e già condannato in primo grado e in appello dal tribunale italiano, che con molta probabilità vedrà confermata in Cassazione il prossimo 9 giugno la condanna definitiva.

    Un caso che fece molto clamore soprattutto perché malgrado gli insabbiamenti noti in Vaticano, vide papa Francesco nominare Delpini comunque arcivescovo di Milano.

    Ma Delpini ci ricasca, in sprezzo oltre che alla salute dei minori affidati alle sue parrocchie, anche alle direttive di papa Francesco.

    Tutto accade a Milano dove poche settimane fa, a seguito della condanna in primo grado da parte del tribunale diocesano di uno dei due fratelli Lucchina, in questo caso Alberto, la Rete L’ABUSO che è titolare dei procedimenti avviati nei confronti dei due, pubblica la notizia della condanna di Alberto, riportando le dichiarazioni dello stesso tribunale diocesano che nel condannarlo a 5 anni sottolinea al nostro avvocato che il sacerdote che si era autosospeso, è recluso da un anno in un luogo isolato e quindi dovrà scontare solo più 4 anni dei 5 inflitti.

    Pochi giorni dopo la pubblicazione della notizia, diverse segnalazioni dei parrocchiani giungono alla Rete L’ABUSO,qualcuno addirittura ci accusa di mentire sulla vicenda dicendo che don Alberto Lucchina non è affatto sospeso, fa il sacerdote nel quartiere Isola da un anno, insieme al fratello Maurizio.

    Ma i poveri parrocchiani non sanno che anche il fratello di Alberto, Maurizio è stato denunciato per violenza sessuale, quest’altro però non a danno di minori, ma di una donna maggiorenne, con disabilità.

    Naturalmente nella sede operativa della Rete L’ABUSO a Savona lo sesso Presidente Zanardi è incredulo alle segnalazioni che in poche ore diventano parecchie e non si spiega, soprattutto perché in un periodo dove la CEI che è alla vigilia dell’elezione del nuovo presidente sta vantando l’efficienza degli sportelli diocesani, che qualcuno possa avere azzardato una simile idiozia e ordina al distaccamento operativo di Milano un’immediata verifica delle segnalazioni.

    Passeranno meno di 24 ore per accertare che le segnalazioni sono più che fondate. Immediatamente la sede operativa di Savona informerà sollecitamente la Procura Penale e quella minorile di Milano, continuando a presidiare le due parrocchie e scoprendo un terzo parroco don Aurelio, in realtà il titolare delle due parrocchie dove i Lucchina sono nascosti dalla Diocesi.

    E qui l’ultima delle drammatiche scoperte, lo scorso lunedì in una riunione con i parrocchiani si viene a conoscenza che i due fratelli sacerdoti stanno organizzando l’oratorio estivo, ad uno saranno assegnati i ragazzi delle medie, all’altro i più piccini.

    Zanardi

  • Preti pedofili; Il gioco della CEI mentre il Governo italiano cala le braghe

    Preti pedofili; Il gioco della CEI mentre il Governo italiano cala le braghe

    Bella che anticipata la prossima azione mediatica della conferenza episcopale italiana, certificata anche sulle pagine di EDITORIALE DOMANI dalla diretta fonte giornalistica, firma Lorenzo Prezzi – SETTIMANANEWS.

    Un’anticipazione che attende solo l’elezione del nuovo Presidente della CEI per il vero e proprio lancio mediatico.

    Un’ipotesi che rigettiamo con forza  e che l’Associazione rimanda al mittente in quanto indecente.

    Si legge; “Dietro le cifre si sta elaborando la via italiana per affrontare la questione. La bufera che ha messo in seria difficoltà la Chiesa universale (dal Cile alla Germania, dall’Australia all’Irlanda) verrà affrontata dai vescovi del nostro paese che, nel prossimo mese di maggio, dovranno discutere e votare l’ipotesi di lavoro prevista.

    L’impegno non sarà solo interno alla Chiesa, né ci si affiderà a commissioni esterne o ad iniziative parlamentari. La scelta si orienta su un doppio binario. La Chiesa fornirà tutti i dati relativi ai casi esaminati ai vari livelli di giudizio. Dal versante del governo, in maniera del tutto autonoma, partirà un’inchiesta nazionale sul problema della violenza ai minori su tutto lo spettro sociale: scuola, sport, Chiesa, famiglia ecc.

    Il lavoro ecclesiale si gioverà di tutti gli archivi diocesani, religiosi, vaticani (per quanto riguarda l’Italia) e chiederà aiuto ai tribunali civili per le sentenze che hanno interessato preti, religiosi/e, laici attivi in spazi ecclesiali.

    Dal versante governativo ci si attende un impegno corposo e si garantisce una collaborazione piena.”

    “Dietro le cifre” si legge all’inizio del testo, certo queste spaventano il clero italiano che ha quasi il triplo dei sacerdoti francesi, dato che se come è verosimile essere si presentasse anche in Italia, proporzionalmente parleremo di almeno 500.000 vittime e di 7500 preti pedofili circa, d’altra parte siamo il paese al mondo con il più alto numero di sacerdoti.

    La linea annunciata è quella non di una commissione indipendente e neppure parlamentare, invece indispensabile in Italia in quanto ci sono enormi vuoti legislativi da colmare e la chiesa di certo non può legiferare in materia.

    Bizzarro il doppio canale, che non è certo competenza della CEI alla quale le vittime chiedono riparazione ed i dati del clero, mica quelli del paese, già prodotti da Telefono Azzurro e Dall’Osservatorio Governativo.

    Un doppio binario che pare quasi voler andare a diluire le cifre della pedofilia clericale in Italia, paragonando 52.000 sacerdoti ad una popolazione di 56.000.000, il tutto con dati forniti (non si sa se integralmente o meno) da chi in realtà è al centro dell’inchiesta ma che paradossalmente vorrebbe dirigere la commissione di indagine su se stesso.

    Secondo Prezzi “L’indagine ecclesiale dovrebbe riguardare gli ultimi due decenni (dal 2001 in poi), così come dovrebbe essere sul versante politico” quindi anche una riduzione nell’arco temporale nella ricerca che si limiterà a soli venti anni contro i 50 – 70 delle altre commissioni e che escluderà i casi prescritti lasciando fuori molti sopravvissuti, come lo scrivente ad esempio, che a 50 anni si vedrebbe negare questo diritto. Un segnale chiaro che l’obbiettivo della CEI non è rendere giustizia alle vittime, ma solo fingere un improbabile mea culpa.

    Non si legge nel concreto, al di la di mille contorte tesi e auto assoluzioni, cosa sarà fatto per i sopravvissuti, come verranno indennizzati e che destino avranno i sacerdoti ritenuti responsabili. Soprattutto manca la parte preventiva in quanto gli sportelli diocesani, al di la della loro reale o meno utilità non fanno prevenzione, ci si reca li quando oramai il danno è subito.

    Si preannuncia una commissione che non farà pulizia, ma toglierà solo un poco di polvere da se stessa.

     

  • ITALIA – Nelle stime è il primo paese in Europa per gli abusi del clero su minori, doppia la Polonia, al secondo posto

    ITALIA – Nelle stime è il primo paese in Europa per gli abusi del clero su minori, doppia la Polonia, al secondo posto

    I seguenti dati riflettono i livelli stimati dell’UE di abusi sui minori cattolici negli stati dell’UE utilizzando fonti pubbliche, come Papa Francesco ai rapporti di esperti, per qualificare tali cifre.

    1. Varie fonti hanno affermato che la percentuale di sacerdoti religiosi che sono pedofili è approssimativamente:

    a. 2% come sostenuto da Papa Francesco (intervista con Eugenio Scalfari –  [IT], [EN]) in linea con il dott. Richard Sipe nel 1990, John Jay Report pagina 216.

    b. 4% come sostenuto da Bryan T. Froehle nel 1997, John Jay Report su pagina 27.

    c. Il 6% come rivendicato da Spotlight in linea con le referenze di Dr. Richard Sipe fatte nel film in cui 90 sacerdoti sono la stima di una popolazione di 1.500

    d. 7% secondo quanto affermato dalla Australian Royal Commission http://jrnl.ie/3224627 Rapporto basato su accuse tra il 1950 e il 2010.

    e. Variazioni sulla percentuale sono anche note dove NSAC sostiene che Boston in realtà ha l’8,9% dei religiosi cattolici pedofili

    Ciò che è chiaramente mostrato da queste cifre stimate sugli abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici è che l’Italia come paese ha il potenziale per superare il numero segnalato di vittime di abusi sessuali su minori da parte di religiosi rispetto a quello di qualsiasi altro paese dell’Unione europea. In effetti, questo vale per l’Italia nel mondo. Un’indagine dell’UE è essenziale per arrivare alla verità, fornendo percorsi verso la giustizia e il sostegno ai sopravvissuti a questo scandalo esteso all’UE.

    La portata degli abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici nell’Unione europea non è stata evidenziata fino ad oggi. La seguente analisi dei dati si basa sulla seguente ricerca basata sulle statistiche attuali sulla popolazione dei sacerdoti cattolici nell’Unione Europea e in ogni stato membro. A seconda della percentuale di preti considerati pedofili, 2%, 4%, 6%, ecc, sono stato in grado di stimare il numero di preti pedofili in ogni Stato dell’UE in base a quella percentuale. Ho quindi moltiplicato il numero di preti pedofili per il numero stimato di vittime per prete pedofilo per stimare il numero di sopravvissuti non denunciati.

    Se solo il 10% dei sopravvissuti ad abusi sessuali su minori da parte del clero si facesse avanti nell’UE, dove il 7% dei sacerdoti cattolici dell’UE erano pedofili, la stessa proporzione dell’Australia, ci sarebbero da 75.200 a 376.000 sopravvissuti “non denunciati” ad abusi sessuali su minori. Rispetto al numero totale di sopravvissuti “denunciati” in Francia a 216.000, in Irlanda a 18.500 o in Germania con 3.677, c’è un enorme divario tra “segnalati” e “non denunciati”. La portata dei sopravvissuti denunciati sta aumentando man mano che più persone trovano la forza e il coraggio di farsi avanti.

    I seguenti dati forniscono stime da tassi percentuali variabili di sacerdoti che potrebbero essere pedofili in questo momento. Le cifre risultanti che rappresentano il numero stimato di preti pedofili in tutti i paesi membri dell’Unione Europea vengono quindi moltiplicate per il numero stimato di vittime per prete pedofilo. Da questo possiamo stimare il numero totale di vittime dell’UE non denunciate. Alcuni esperti ritengono che solo il 10% delle vittime si faccia avanti.

    C’è chiaramente la necessità che l’Unione Europea affronti questo problema dove un tasso del 2% per i sacerdoti cattolici pedofili, rilevato da Papa Francesco, mostra che ci sono 3.760 sacerdoti che hanno abusato sessualmente ovunque da 188.000 a 940.000 bambini dell’UE, che è la più bassa stima conservativa.

    Padre Andrew M. Greeley, Professore di sociologia all’Università di Chicago, che crede che ci siano 50 vittime per sacerdote.

    A. W. Richard Sipe era assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland. Se leggi il Rapporto Sipe (http://archives.weirdload.com/sipe.html) afferma: “Studi ben consolidati mostrano che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita”.

    Mark Vincent Healy’ per Rete L’ABUSO 220220-EU-IT-Percentage-paedophile-priests-in-EU