Tag: notizie

  • Preti pedofili e “Tolleranza ZERO” – Più di 10 anni dopo, i risultati raccontati dalle cifre

    Preti pedofili e “Tolleranza ZERO” – Più di 10 anni dopo, i risultati raccontati dalle cifre

    Per tutto il pontificato di Francesco lo slogan della “Tolleranza zero” ha nutrito speranze in tutti, soprattutto nelle vittime sopravvissute, da anni alla ricerca del riconoscimento di quanto subito e di un risarcimento umano, restituito da una chiesa impegnata non solo a riparare il danno, ma a prevenirlo.

    Più di dieci anni dopo possiamo fare il punto e capire quanto effettivamente le cose siano cambiate, se effettivamente, la situazione sia rassicurante come riportano i media, così rassicurati a loro volta che oggi si fa persino fatica a reperire notizie in materia.

    In 15 anni sono migliaia i dati che grazie a vittime coraggiose uscite dall’ombra sono giunti all’associazione, anche solo in forma di testimonianza, tuttavia ognuno di quei dati va ricordato rappresenta una vita alla quale corrisponde anche la personale storia di violenza sessuale, i vari dettagli e così via. Materiale accessibile solo agli operatori, che ad un certo punto abbiamo pensato data la vastità e l’importanza unica, soprattutto in Italia dove oltre il nostro, non esiste un dato governativo, a riflettere sull’importanza che poteva avere come valore sociale nonché come strumento di tutela per l’intera società. Per questo è nato iCODIS, una interfaccia filtrata nei dati sensibili che potesse essere consultata da tutti.

    Ebbene iCODIS, oggi alla versione 4.2, è in grado di restituire una serie davvero notevole di dati censendo in tempo reale non solo la situazione nelle regioni e province italiane, ma addirittura quella delle Regioni ecclesiastiche e delle loro province, meglio conosciute come Diocesi.

    Per una maggiore chiarezza abbiamo diviso i dati in due distinte sezioni, la prima espone i dati censiti dalla Rete L’ABUSO sulla base delle regioni italiane, la seconda invece, su una mappatura dell’Italia che ha confini territoriali differenti dai nostri.

    Nel primo caso, “Database degli abusi sessuali nel clero italiano” troverete nella Home page l’annuario dei casi che inizia a censire dal 1960, ma è molto scarno per carenza di dati fino al 2000, dove invece registrerà proprio in quell’anno già 14 casi, poco più di 1 al mese toccando l’apice nel 2016 con ben 38 casi, più di 3 al mese. Appena sotto il pannello che documenta le fonti dei casi che la Conferenza episcopale italiana ha dichiarato a partire dall’anno 2000. Subito dopo i vari database disponibili nel portale ed in fine iCODIS Live Search, un potente motore di ricerca direttamente all’interno del database.

    Nella stessa sezione, ma in una seconda pagina l’approfondimento dell’Annuario storico proposto in Home page, questa volta compreso di dettagli e statistiche.

    Immediatamente dopo i “Dati regionali divisi per province”, pannelli rappresentanti le regioni e i casi in ogni singola provincia italiana comprendenti quante bambine, bambini e persone vulnerabili sono vittime degli offender di quella regione, se questi sono stati abusati da sacerdoti, suore, catechisti, scout ecc. Trovate anche la situazione penale riferita a quegli offender, quelli ancora anonimi, quelli denunciati, quelli indagati, condannati in 1°, 2° o 3° grado, chi condannato in sede civile o in sede canonica ecc. Trovate anche qui un motore di ricerca, questa volta però interno alla sola area geografica.

    Nell’ultima pagina di questa sezione “I dati generali di sopravvissuti e offender”  il dettaglio non solo espresso con un chiaro grafico interattivo, ma anche dettagliato sempre per regione e categoria di offender, con una tabella numerica sia per gli offender, sia per le loro vittime.

    Passando alla seconda sezione “Le omissioni nelle Diocesi CEI” dove ricordiamo che il dato utilizzato è quello fornito dalla Conferenza Episcopale Italiana che, per quanto poco attendibile, ci sentiamo di garantire come reale, in quanto discorda da quello censito da Rete L’ABUSO di una sessantina di casi su 1106 da noi censiti, 1049 dichiarati invece da CEI.

    Per correttezza ricordiamo che il dato fornito da CEI è incredibilmente fumoso, privo di date dei crimini, luoghi dove sono avvenuti, dove la chiesa ha ricollocato l’offender e quali cure abbia affrontato prima del ricollocamento, la loro identità e quante vittime abbiano prodotto ecc. Per quanto riguarda la parte di dati raccolti da CEI tramite gli sportelli diocesani, è addirittura ignoto quali siano gli sportelli di provenienza del dato e in quali diocesi. Ma non scoraggiatevi, come vedrete siamo comunque riusciti ad esporre ugualmente la situazione.

    Nella Home di questa sezione il primo pannello fotografa ampiamente quanto poi più avanti dettagliato, per nulla in linea con slogan durati più di dieci anni che dicono “Tolleranza ZERO”, a meno che non abbiamo compreso totalmente al contrario quello slogan, che dietro se portava non solo l’apertura degli archivi diocesani, ma la trasparenza della chiesa, anch’essa messa in forte dubbio dai dati CEI, come detto prima, privi persino di indicazione geografica.

    Ecco il primo pannello che nel rendiconto sintetico dice; che su 1049 preti dichiarati da CEI, forse a causa della poca trasparenza, tuttavia risulta di quei casi che la chiesa italiana non ne ha denunciato neppure 1 all’autorità giudiziaria italiana. Che invece quella canonica ne ha processati presso i suoi tribunali solo 74, nessuna traccia dei restanti 975.

    Riguardo le vittime invece – sempre in virtù della trasparenza – non vi è praticamente traccia, tranne quelle poche indicate negli unici tre report della CEI, anche in questo caso però manca riferimento geografico, il supporto medico e non fornito e via dicendo. Per poter quindi fare un paragone tra il dato della RETE e quello della CEI che è privo di sopravvissuti ma che nel numero di offender in abito talare è in linea con il nostro, abbiamo utilizzato a parità di offender, quello dei sopravvissuti censito dall’associazione. Parliamo anche in questo caso di un dato in grave difetto che oggi conta sole 4619 vittime sopravvissute, diciamo sole perché il dato è in pesante discordanza con il numero di vittime censite nelle commissioni d’inchiesta governative fatte negli altri stati. Tuttavia riusciamo a farci un’idea piuttosto precisa.

    Risulta che su 4619 sopravvissuti da noi censiti, solo 2 abbiano ottenuto la giustizia promessa/attesa dai tribunali canonici, solamente una è stata risarcita spontaneamente dalla chiesa, mentre le altre poche che hanno ancora potuto recuperare un indennizzo prima della prescrizione maturata nel tempo intercorso in attesa dell’esito canonico, lo hanno ottenuto tutte grazie ai tribunali italiani.

    Proseguendo nella pagina seguono i pannelli che rappresentano altri dati interessanti e tristemente significativi, ad esempio quanti sportelli diocesani siano realmente attivi su 226 diocesi totali, quante siano le strutture terapeutiche sparse sul territorio per le vittime, quante invece per gli offender. Come fatto nell’altra sezione, questa volta indicando però la regione ecclesiastica e la diocesi di appartenenza, anziché la provincia, il dato dei casi censiti in ogni diocesi italiana, il numero di vittime in quella diocesi pochi altri dati.

    Passando al pannello successivo la storica mappa delle “Diocesi insicure” con tutti i casi sul territorio, questa volta però aggiornata in tempo reale direttamente dal database.

    Le due sessioni successive raccolgono invece una “Gli “omissori” di denuncia dei casi italiani” ovvero, l’elenco dei vescovi e cardinali che hanno rinunciato ad esercitare la loro “facoltà morale” di denunciare in tutela dei minori a loro affidati, gli offender alla magistratura. Naturalmente troverete anche quei vescovi pizzicati direttamente con le braccia infilate nella marmellata nel tentativo di coprire.

    Nella seconda le “Comunità di recupero per sacerdoti” con l’elenco di tutte le strutture scoperte nel tempo sul suolo italiano, adibite alla cura dei preti pedofili o in difficoltà.

    L’ultima sessione “Casi denunciati alla DDF” censisce quanti sopravvissuti insoddisfatti dal processo diocesano si siano successivamente appellati alla DDF, ma noi ne censiamo solamente 14 di cui 13 non anno mai ricevuto neppure una risposta, l’unica nota invece risulta inconcludente.

    Concludendo va ricordato che rimangono ancora in mano alla DDF i 613 casi di cui ci informò nel 2022 il cardinale Zuppi, che con apparente umiltà condì con la frase “Ci prenderemo le botte che dobbiamo prenderci e anche le nostre responsabilità”.

    Chissà se almeno quei 613 casi poi spariti in un battibaleno dalla memoria di CEI e media , hanno avuto una sorte migliore di quelli da noi censiti.

    Riguardo alle botte invece questa la sappiamo!

    Quelle le abbiamo prese ancora una volta noi vittime mentre grazie a Dio, la chiesa non si è fatta un solo graffio.

    Riguardo la responsabilità assunta dalla CEI, ogniuno tragga a questo punto le proprie conclusioni.

    Resta ancora un ultimo dubbio.

    Ma quando Papa Francesco diceva “Tolleranza zero”, a cosa si stava riferendo?

  • Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Il tribunale di Enna ha archiviato le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale su minori.

    Le querele erano state archiviate dalla procura ma i legali del sacerdote , che avevano chiesto anche il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della giornalista, si erano opposti. Ora il tribunale scrive la parola fine alla vicenda giudiziaria.

    Insieme alla Rizzo, assistita dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica del foro di Enna e Giovanni DI Giovanni, del foro di Caltanissetta, sono stati querelati, tutte querele archiviate, altri 6 giornalisti, il presidente di Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti ad abusi clericali, Francesco Zanardi, e una delle vittime del prete, Antonio Messina dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta che ha portato alla condanna di Rugolo. “

    Sono grata alla giustizia e ai magistrati che hanno riconosciuto la temerarietà di queste querele fatte solo per bloccare il flusso di informazione – dice la Rizzo – Questo processo , seppure a porte chiuse, andava raccontato perché ha svelato uno scenario inquietante nella diocesi di Piazza Armerina e ha portato , oltre alla condanna del sacerdote, all’incriminazione per falsa testimonianza del vescovo Rosario Gisana e del vicario giudiziale Vincenzo Murgano “.

    Sono gli stessi giudici di Enna, come aveva già fatto quello di Savona che aveva archiviato la querela contro il presidente Zanardi, a stabilire che la Rizzo ha riportato le notizie a norme legge dato che “non sussiste il divieto di pubblicazione, anche parziale degli atti del dibattimento celebrato a porte chiuse”.

    La giornalista è stata sostenuta da Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio nato per documentare e analizzare il crescendo di intimidazioni e minacce nei confronti dei giornalisti italiani e ha ricevuto la solidarietà dell’ordine dei giornalisti di Sicilia e dell’Assostampa.

    La Rizzo, di recente, nel corso delle udienze del processo di appello a Rugolo, è stata accusata in aula dai legali di Rugolo di avere, con i suoi articoli, condizionato tribunale e testimoni

  • SPECIALE CLERO GATE: 1 MILIONE di BAMBlNl VlTTlME dei PRETI | Inchiesta True Crime

    SPECIALE CLERO GATE: 1 MILIONE di BAMBlNl VlTTlME dei PRETI | Inchiesta True Crime

    Benvenuti nel primo Episodio di questa nuova serie: CLERO GATE

    Abbiamo lavorato intensamente per far comprendere la portata del fenomeno della pedo nel cIero, una situazione che dal dopoguerra ad oggi, ha raggiunto una entità tale da essere considerata un evento sociologico (in negativo). Il nostro secondo obiettivo è quello di rendere il pubblico realmente consapevole rispetto a ciò che molti esponenti del cIero sono arrivati a fare, direttamente dalla voce delle vittime, direttamente da chi, malgrado sia riuscito a dimostrare quanto subito, si è visto rubare, oltre alla propria innocenza, anche una meritata giustizia.

    Per questo renderemo disponibili a tutti voi i documenti che dimostrano, senza ombra di dubbio, che dietro a questi eventi esiste non solo uno schema collaudato, ma un vero e proprio giro di protezione, usato per tenere in piedi uno dei business piú redditizi del mondo: la CHlESA Vi ricordo che gli speciali che trovate sul canale raccontano fatti, supportati da documenti e fonti, e non sono frutto di ipotesi o fantasie. Ed è per questo che non troverete queste informazioni sui canali televisivi italiani.

    Voglio inoltre invitare chiunque avesse ricevuto questi abusi a contattarci e raccontarci il vostro caso, trovate l’email nella descrizione, affinché quanto da voi subito possa un giorno essere utile per salvare qualcun altro

    La nostra email: press@twitch-crime.com

    Link Fonti e Documentazione: https://www.bishop-accountability.org… https://www.bishop-accountability.org… https://www.bishop-accountability.org… https://www.bishop-accountability.org… https://www.bishop-accountability.org…

    ———————————–

    Se volete partecipare alle live e discutere dei casi insieme a me, vi aspetto su   / bugalalla   Abbonati a questo canale per accedere ai vantaggi:    / @bugalalla   non sai come funziona Twitch: http://bit.ly/AbbonarsiBuga Per indagare sulla mia vita:   / bugalalla   Per il gruppo Telegram: http://bit.ly/GruppoTelegramBuga#notizie #notizie #spotlight #psicologia #giustizia #boston #vatican #vaticano

  • Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Premessa al REPORT SULLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

    Abbiamo escluso dal rapporto tutti i casi precedenti al 2010, una trentina.

    Non sono completi oltre che sporadici, in quanto antecedenti alla creazione della Rete e documentati indirettamente.

    332 casi a campione, un numero eccellente anche a livello statistico che ci ha costretti dopo lo spoglio a questa premessa sui “I DATI CHE ARRIVANO DALLE DIOCESI ITALIANE” attraverso i sopravvissuti.

    Al fine di non ripetere nel corso dell’esposizione questo dato, che sarà quindi sistematicamente sottointeso in quanto presente in tutti i 332 fascicoli in nostro possesso e esaminati;

    nel 100% dei casi la chiesa non ha reso giustizia neppure alla vittima;
    nel 100% dei casi è stata omessa la comunicazione da parte dell’autorità ecclesiastica alla Giustizia italiana;
    nel 100% dei casi i sopravvissuti non hanno ricevuto soccorso medico adeguato;
    nel 100% dei casi non è stato dato nessun indennizzo da parte della chiesa, tranne che in quei casi (circa l’8-10%) dove c’è stato l’interesse della chiesa ad un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza. Casi che non possono essere accolti come indennizzi, non solo per la cifra indignitosa rispetto al danno (in genere 25.000€), ma per la finalità stessa per la quale quella cifra viene elargita, ovvero vincolare la vittima al silenzio lasciando il sacerdote “anonimo” e libero di poter reiterare.

    Queste prime premesse che emergono sistematiche da tutte le 332 schede, in Italia trovano fondatezza anche sugli organi di informazione, particolarmente propensi nella penisola a queste notizie incensanti verso la chiesa.

    Ebbene, malgrado ciò nemmeno la cronaca italiana documenta un solo caso contrario ai dati in premessa.

    A breve la pubblicazione del dossier, nell’editoriale del TG NEWS della Rete L’ABUSO prima del sinodo.

    Qui il contro report delle vittime alla CEI, censurato da TG e media nazionali.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/10/02/il-report-delle-vittime-italiane-sulla-conferenza-episcopale-e-le-sue-omissioni-al-motu-proprio/

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webposservatorio-permanente/mappa-casi/

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/09/10/la-procura-chiede-di-indagare-a-fondo-sugli-insabbiamenti-della-chiesa-nei-casi-di-pedofilia/

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/09/11/ordinata-unindagine-sugli-insabbiamenti-degli-abusi-sessuali-da-parte-della-chiesa-cattolica-in-svizzera/

  • San Remo News si dissocia dalla FAKE che gira tra gli abitanti di Badalucco. Ma non denuncia e ne omette il possibile contesto

    San Remo News si dissocia dalla FAKE che gira tra gli abitanti di Badalucco. Ma non denuncia e ne omette il possibile contesto

    Una FAKE news inviata ai fedeli della diocesi di San Remo dopo IL CASO Zuppi-Suetta sollevato dalla Rete L’ABUSO.

    “Abusi su “minori e persone vulnerabili”: Segnalazione al vescovo di S. Remo, che minaccia querela mentre Zuppi cade in picchiata”

    SCENA MUTA CEI – Suetta invoca la censura alla stampa locale, subito in “camera caritatis”…

    San Remo NEWS, dopo la nostra segnalazione a Pietro Zampedroni si tutela e pubblica un comunicato.

    …ma ne omette (come la diocesi) il probabile contesto censurato dai media che imperversa da settimane, per il quale la FAKE è stata prodotta.

    Rinuncia persino (per quanto noto al momento) alla querela per diffamazione alle autorità civili, utile a risalire all’autore della FAKE diffamatoria ai danni della Testata e della Diocesi di San Remo. Silente quanto la stampa locale.

    Il comunicato costretto dalle circostanze di SanremoNews.

    “Paese in rivolta per il trasferimento del parroco: dopo la raccolta di firme ora le fake news”

    “Da qualche giorno circola una falsa notizia, con la grafica di SanremoNews, per annunciare una presunta visita del presidente della CEI Matteo Maria Zuppi“

    “Dopo la raccolta firme arrivano anche le fake news. Da qualche giorno sta circolando in rete una finta notizia di SanremoNews in merito a una presunta visita del presidente della CEI Matteo Maria Zuppi per dirimere la questione del trasferimento di Don Angelo Moioli. Finta la notizia, finto il titolo, finta anche la “nota” della Santa Sede che viene citata.

    Vero è che la decisione del vescovo Antonio Suetta di trasferire il parroco badalucchese ha scatenato la protesta di gran parte degli abitanti, tanto che la raccolta firme ha avuto una grande adesione in paese. Ma nulla c’è di vero nella fake news che sta girando da qualche giorno, è stata creata ad arte.

    Il titolo recita “Il Papa invia il cardinale Zuppi a Badalucco: “Una visita per raggiungere il giusto accordo per Don Angelo”” con una grafica identica a quella utilizzata dal nostro giornale.
    Nel testo, invece, si legge: “Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, sarà ospite a Badalucco nei prossimi giorni quale inviato del Sano Padre Francesco. Lo ha confermato la Santa Sede in un comunicato diffuso questa mattina. La Diocesi ha riferito che al momento non è previsto un incontro tra Zuppi e il vescovo Mons. Antonio Suetta. ““Si tratta di una iniziativa che ha come scopo principale quello di ascoltare accuratamente la popolazione badalucchese circa le possibili vie per raggiungere un giusto accordo per il trasferimento di Don Angelo Moioli e in questo modo allentare le tensioni”, si legge nella nota della Santa Sede”.

    Niente di vero, della notizia non c’è traccia. Giusto, quindi, avvisare i nostri lettori onde evitare che circolino notizie false nel nome di SanremoNews. In merito saranno effettuate tutte le verifiche del caso anche di concerto con l’ufficio stampa della Santa Sede.”

    ….Continua

  • L’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato alla Procura Generale della Repubblica, l’informativa sui preti pedofili

    L’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato alla Procura Generale della Repubblica, l’informativa sui preti pedofili

    Come preannunciato durante la presentazione del 1° Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiani, l’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato un fascicolo alle Istituzioni competenti.

    Interessati dunque, oltre la Procura Generale della Repubblica, il Comando Generale del Corpo dei Carabinieri, l’Organizzazione centrale e territoriale della Polizia di Stato presso il Ministero dell’Interno – Reparti di Polizia Giudiziaria e il Reparto per i Crimini violenti della Polizia di Stato, presso il Ministero dell’Interno, che nella mattina di ieri hanno ricevuto il fascicolo.

    L’Italia è il paese dell’Unione con la più alta densità di sacerdoti, tra i diocesani e i religiosi pari a 50.148, seguito dalla Francia, seconda per il numero 21.930, meno della metà di quelli italiani, che secondo i dati della commissione CIASE, vedrebbe 72 vittime per ogni sacerdote pedofilo. Tutti gli altri paesi, malgrado le cifre spaventose restituite dalle commissioni, hanno come densità di sacerdoti tutti meno dei numeri francesi.

    L’ultima commissione è quella portoghese, soli 3,936 sacerdoti totali, non tutti, chiaramente, pedofili, con quasi 5000 vittime, secondo i dati della commissione indipendente del Portogallo.

    Parliamo di migliaia di bambini stuprati dai preti. Tutti i paesi più industrializzati e così detti “civili” sono intervenuti in tutela della propria prole. In Italia, invece, nonostante il report della Cei che ha tracciato 68 preti pedofili, la magistratura tace.

    L’informativa, come già annunciato, ha lo scopo, in assenza di un dato istituzionale e della volontà politica, di fornire le notizie di reato omesse dalla Chiesa e dagli sportelli diocesani e di stimolare l’intervento della Giustizia per fare luce sul quel ” demonio di un ambiente malsano e omertoso” come spesso lo stesso Papa Francesco dichiara, sulle migliaia di casi che anche nel nostro paese rendono e hanno reso vittime, innocenti fanciulli.

    L’iniziativa promossa in Italia dalla Rete L’ABUSO, è in linea con il progetto europeo promosso da Justice Initiative  ed in visione del sinodo del prossimo ottobre, con l’iniziativa promossa da ECA Global, che vedrà nuovamente in Vaticano i sopravvissuti provenienti da tutto il mondo.

    Comunicato stampa_signed

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/procura-generale-della-repubblica-presso-la-corte-di-cassazione-roma/

  • Il caporedattore del FOGLIO  discrimina e offende nell’onorabilità i sopravvissuti agli abusi del clero

    Il caporedattore del FOGLIO discrimina e offende nell’onorabilità i sopravvissuti agli abusi del clero

    “Il problema non sono Ratzinger o Marx e non pare neanche difficile comprenderlo. Può toccare a chiunque, il bersaglio è la Chiesa. E se domani arrivasse un rapporto da Buenos Aires con qualche “intervista anonima”, che direbbero i forcaioli à la Hans Zollner?”  Matteo Matzuzzi – IL FOGLIO

    Il pregiudizio di Matzuzzi emerge violento come uno tsunami verso le vittime che reclamano giustizia , non meno l’apparente malafede quando parla di rapporti anonimi o “forcaioli”. Quasi volesse ammettere che da Redattore di una testata giornalistica ignora i 320 casi italiani,

    quelli che persino i suoi colleghi giornalisti hanno scritto e documentato negli ultimi 15 anni, non anonimi come nelle sue illazioni. Tutti ben noti e tutti passati nelle aule dei tribunali italiani, oltre che agli onori della cronaca, forse non quella de IL FOGLIO.

    Come quelli che lei definisce – rapporto da Buenos Aires con qualche “intervista anonima” – e ci sono stati, ma non erano anonimi, le accuse venivano dalla magistratura, sul caso dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, che ha visto ben tre condannati a più di 40 anni di carcere a testa.

    Vede dottor Matzuzzi, sembra di capire che lei non sia da caporedattore neppure al corrente di questo, e del fatto che sul caso Provolo non intervenne non solo Ratzinger che istituì la commissione d’inchiesta poi insabbiata, ma nemmeno Bergogio, chiamato in causa in un video (non proprio anonimo) dalle stesse vittime.

    Se mi permette, da caporedattore credo lei abbia davvero parecchie lacune da colmare perchè secondo la sua tesi anche Ratzinger attacca la Chiesa nelle sue dichiarazioni all’AGI, o forse c’è un problema serio da risolvere, come tantissimi cattolici onesti intellettualmente richiedono da tempo?

    Un’immagine dell’editoria italiana davvero decadente che dall’informazione (nel senso nonché nel principio Costituzione che la regolamenta anche nell’etica) si trasforma in mala informazione, per giunta unilaterale se non addirittura censura premeditata, volta alla discriminazione delle fasce deboli, in questo caso della minoranza delle vittime dei preti pedofili.

    Purtroppo un caso di omertà per nulla isolato, in Liguria è accaduto lo stesso pochi giorni fa quando a fronte delle notizie provenienti dalla Germania sulle ennesime accuse, le redazioni della carta stampata ligure, LA STAMPA – Savona (che si occupò del caso ma la notizia, tutt’ora introvabile sul sito del quotidiano), IL SECOLO XIX- Savona e LA REPUBBLICA -Genova, che per anni invece hanno scritto su uno dei casi che Ratzinger insabbiò proprio qui in Liguria, oggi per scelte di redazione opposte all’etica e a una corretta informazione, forse per amore del Papa e a prescindere della chiesa, un pò meno forse per il bene dei loro stessi figli, nipoti e dei minori in generale, decidono quindi, “di redazione” la figuraccia censoria sul caso, persino di fronte ai lettori liguri, nell’ipocrita tentativo di difendere l’indifendibile.

    Il suo Twitter Matzuzzi concludo , è di fatto affossato dallo stesso interessato che smentisce i suoi pregiudizi all’agenzia AGI – Ratzinger si corregge e si scusa

    Zanardi

  • Emanuele Tempesta – Don Panighetti non voleva farlo prete, ma poi passò grazie a Di Tolve

    Emanuele Tempesta – Don Panighetti non voleva farlo prete, ma poi passò grazie a Di Tolve

    Un profilo al quanto turbato quello di don Emanuele, attaccato eccessivamente a paramenti e ideologie, questo quanto emerge dai racconti di chi lo conosceva ma soprattutto dal giudizio negativo di don, oggi mons. Luigi Panighetti (rettore nel primo biennio) che già nel 2015 riteneva che Tempesta non dovesse diventare prete e non dovesse procedere al successivo quadriennio.

    Il suo percorso in seminario infatti fu rallentato due anni proprio per questo motivo, ma poi mons. Michele Di Tolve (per soli 5 anni rettore del seminario) lo fece ugualmente prete.

    Si sa, le vie del signore sono infinite e la scappatoia la si trova sempre.

    Come la si è trovata per l’altro sacerdote milanese che malgrado citino come ex seminarista, tuttavia ha abusato in parrocchia dove faceva l’aiutante e dalla quale non è mai stato allontanato, se non per la misura cautelare emessa dal gip di Milano Alessandra Clemente.

    Un altro triste esempio del fallimento della chiesa e della finta tolleranza zero del papa, che ancora una volta fa vittime minori incautamente affidate dai genitori alle cure del clero.

    Malgrado la richiesta di silenzio della procura, la diocesi ha pensato bene di interrompere intercettazioni e tutto ciò che la procura avesse messo in tatto in fase di indagine.

    Ci auguriamo che almeno per questa continua fuga di notizie che anche questa volta ha reso vana l’indagine, qualcuno paghi sul serio.

    Lo stesso, per chi gli ha permesso di fare un campo di 15 giorni, con adolescenti, a Bardonecchia.

    Zanardi

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/07/16/larcivescovo-delpini-nella-bufera-solo-a-milano-tolto-don-galli-quattro-i-casi-attualmente-seguiti-dalla-rete-labuso/

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/04/05/pedofilia-larcivescovo-di-milano-mario-delpini-insabbia-volutamente-il-caso/

  • Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    A differenza degli altri pontefici, Bergoglio è stato molto abile e astuto nell’utilizzare la complicità e la compiacenza dei mezzi di informazione, tanto è che oggi, tranne pochi o chi come noi tecnici sa bene come effettivamente stiano le cose, se domandassimo ai comuni cittadini, in particolare ai cattolici cosa ne pensano dei provvedimenti attuati da Bergoglio in materia di pedofilia e se a seguito di questi, hanno fiducia nel continuare a mandare i propri figli in parrocchia, a gran voce raccoglieremo la quasi totale approvazione.

    Questo è stato possibile soprattutto in Italia, dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e sopratutto, non cercano un contraddittorio. Ancor peggio quando si parla della chiesa, quando accade che una dichiarazione diventata notizia risulta poi infondata, se ne guardano bene dal chiedere spiegazioni e ancor meno da darne una smentita tale da rendere i lettori consapevoli quanto li avevano resi in precedenza, che quella notizia è cambiata o addirittura era falsa.

    Per fare un esempio, i famosi tribunali per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni sui maggiori quotidiani e TG nazionali. Notizia che ha rassicurato per ben due anni i cattolici, poi il Vaticano la liquidò affermando fosse stata solo un’idea, ma se voi cercate sul web non trovate praticamente nulla sul fatto che i tribunali non furono realizzati, così la vostra consapevolezza rassicurante è restata quella che questi tribunali esistano, rafforzando l’idea che la linea del Vaticano sia cambiata, che oggi finalmente le parrocchie sono luoghi sicuri per i minori. La serie di fake, omissioni e contraddizioni è lunghissima, per esempio, l’affermare che si sta facendo pulizia tra le gerarchie e poi nel concreto, lo stesso Bergoglio, pur sapendo i fatti, nomina arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interroga, di aver saputo di un abuso sessuale e non averlo denunciato ne alle autorità civili, ne a quelle ecclesiastiche. Una notizia che in un paese normale, alla luce della nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano, avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti, che anziché indignarsi, attaccano noi che lo facciamo notare.

    Come scrissi in un precedente articolo dove spiegavo “il trucco del pregiudizio”, ovvero l’arte della chiesa (in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato la struttura vaticana con nomi uguali a quelli della giustizia civile, che nell’immaginario collettivo trasmette l’idea di giustizia ma che in realtà con un ingannevole falso ideologico fa tutt’altro, o almeno non con i parametri che noi immaginiamo, di fatto ingannandoci.

    Passiamo all’esempio pratico:

    Tribunali e processi, che in tutte le società civili servono a rendere giustizia a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della chiesa cattolica invece, malgrado l’analogia dei nomi, non servono a rendere giustizia alle vittime. Nel caso della pedofilia questi si basano sul 6° comandamento (non commettere atti impuri) e in quelli canonici la vittima non è affatto il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione non a caso omettono puntualmente.

    Processi veicolati anche dai mezzi di informazione come equiparabili a quelli dei tribunali veri e invece sono autentiche baracconate degne neppure di un circo equestre, per questo il loro esito stona totalmente con il nostro civile concetto di giustizia. Per questo motivo, a fronte della condanna di un tribunale civile, vediamo l’assoluzione di quello canonico.

    Come accaduto per esempio nel caso di don Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi, ma assolto dalla chiesa, che al processo non ha neppure sentito la vittima. Oggi don Luciano è tornato come se nulla fosse in parrocchia, tra i bambini e l’affetto dei parrocchiani.

    Oppure il caso di don Vincenzo Calà, anche lui malgrado una condanna civile spirata nell’ultimo grado di giudizio, non per innocenza, ma per l’intervento della prescrizione, assolto dal tribunale canonico e tornato tra i minori e i fedeli, che lo riaccolgono a braccia aperte attaccando la vittima e i familiari.

    Il caso di don Felix Cini, che stuprò 17 minori. Malgrado la condanna, anche qui la chiesa lo riabilita ed ora è nuovamente tra i minori.

    Poi don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova e via dicendo, la lista è lunghissima e non mi dilungo in elenchi, potete trovare tutti i casi semplicemente consultando il nostro sito.

    In molti di questi la chiesa vanta la loro sospensione a divinis, ovvero che questi non possano celebrare la messa, un’altra folle assurdità perché parliamo di persone condannate non perché dicevano male la messa, ma perché stupravano dei bambini. Vittime che dai tribunali canonici, oltre che alla giustizia, non hanno mai ricevuto neppure un indennizzo, tranne in quei casi dove i tribunali civili dello Stato lo hanno imposto. Vittime che non hanno mai avuto un aiuto dalla chiesa, quanto meno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Sacchi di patate per la chiesa, che contrariamente alle scritture che la ispirano, non valgono neppure un nichelino bucato.

    Del tutto opposto invece il trattamento riservato ai criminali, ai quali la chiesa, zitta zitta ha predisposto comunità di accoglienza e recupero, utili soprattutto a far si che non scontino l’eventuale carcere. Ben 23 (almeno quelle note) solo sul territorio italiano.

    Un inganno ai danni degli stessi cattolici, particolarmente vivo in Italia, dove la complicità criminale dello Stato italiano che da 20 anni – malgrado il clamore suscitato in tutto il mondo – non ha mai messo mano al problema che unito alla complicità dei mezzi di informazione che continuano a negare al cittadino la consapevolezza, dilaga imperterrito e Bergoglio ci marcia senza alcun pudore.

    All’estero, malgrado la linea criminale della chiesa sia identica, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, vediamo non solo le vittime, ma in loro appoggio anche la popolazione cattolica scendere puntualmente in piazza ed esigere almeno la pulizia all’interno della chiesa. In Italia invece vediamo un esercito disinformato di bigotti, che nuotando nel fango più putrido, puntualmente attaccano vittime e le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti.

    Un paese dove vediamo i cattolici sentinelli starnazzare indignati nelle piazze contro aborto, unioni civili, leggi anti omofobia, diritti delle donne, chiese trasformate in moschee ecc.

    Poi però sostengono i pedofili e mandano volentieri in questo drammatico quadro di insicurezza i loro stessi figli, spesso tra sacerdoti pregiudicati e stupratori che riaccolgono a braccia aperte.

    Viene da pensare che tengano davvero molto poco anche a loro.

  • PRATO: 9 indagati per abusi su minori. La diocesi è realmente intervenuta, o gli è deflagrata tra le mani una bomba?

    PRATO: 9 indagati per abusi su minori. La diocesi è realmente intervenuta, o gli è deflagrata tra le mani una bomba?

    Di Francesco Zanardi

    Il caso dei ‘Discepoli dell’Annunciazione’, esploso in esclusiva ieri sulle pagine de LA NAZIONE, la cui direttrice, questa mattina in diretta come me su Rai1 a STORIE ITALIANE, ha ribadito essere frutto di informazioni raccolte dai suoi giornalisti, lascia parecchi dubbi su quelle che sono le affermazioni della diocesi di Prato.

    Inutile chiedere la fonte della notizia, perché ci si appellerebbe immediatamente al diritto giornalistico sulla tutela delle fonti. Certo, la curiosità su dove siano state prese certe informazione, direi ben selezionate e fin troppo precise, resterà per noi mortali un mistero. Quello che è certo, dal momento che siamo, anzi, eravamo proprio nel pieno di iniziative investigative sollecitamente promosse dalla Procura, sulle quali vige un assoluto segreto istruttorio, escludiamo che sia stata la stessa Procura, violando paradossalmente il segreto, a fornire tali informazioni.

    Stupisce anche l’immediatezza con la quale la diocesi di Prato se ne esce, con un comunicato stampa e conferenza annessa, totalmente autoreferenziale, dove, di fronte all’ennesimo scandalo vanterebbe, a suo dire, l’efficienza, l’immediatezza di intervento e la trasparenza avuta.

    E’ la stessa direttrice de LA NAZIONE che congratulandosi per l’operato della curia commenta a STORIE ITALIANE; “non mi è mai successo che un vescovo convocasse una conferenza stampa a due ore dall’uscita di una notizia su queste vicende”

    Poi c’è anche quella voce che gira insistentemente da ieri e secondo la quale, sarebbe addirittura stato il vescovo Franco Agostinelli, a denunciare il tutto personalmente alla Procura della Repubblica.

    A ribadirla questa mattina in studio è don Bruno Fasani, piuttosto risentito dalle mie osservazioni critiche al quale dico, senza voler mettere in dubbio la sua buona fede, che chi gli ha passato quella notizia, gli ha dato – come dicono a Roma – una bella “sola”.

    Lei è un uomo di chiesa e certe cose è ammissibile che le ignori, tuttavia, è giusto che lei sappia che, secondo la legge italiana, né un vescovo né altri (tranne naturalmente i pubblici ufficiali), neppure la mia Associazione, che specificatamente nello Statuto indica queste finalità, può autonomamente sporgere una querela. La legge italiana, soprattutto in questo caso dove le presunte vittime sono maggiorenni, prevede obbligatoriamente una querela di parte. Nessun valore in questo specifico caso, avrebbe avuto nemmeno la denuncia dei genitori delle due presunte vittime. Su questo la invito a tirare le orecchie a chi le ha fatto fare non solo la figuraccia, ma ha tentato di farle divulgare, a sua insaputa, informazioni false e tendenziose.

    Ma come è andata nei fatti la vicenda? Cerchiamo di ricostruirla con un ordine cronologico chiaro e sopratutto completo.

    Premetto che nel rispetto di quel poco di segreto istruttorio rimasto, non accrescerò di una sola virgola con quanto sono a conoscenza dei fatti, mi limiterò ad analizzare quelli oramai pubblici.

    I ‘Discepoli dell’Annunciazione’ nascono nel 2010 e già nel 2013, il Vaticano attenziona la Compagnia e avvia un accertamento. Di certo non si può dire che sia stato molto sollecito, in quanto ci vogliono ben sei anni prima che il Vaticano intervenga e, anche qui, la tempistica è notevolmente sospetta, soprattutto alla luce del fatto che, come si poteva osservare sul sito dei ‘Discepoli dell’Annunciazione, il 18 dicembre 2018 la situazione era talmente serena, che l’ex vescovo di Prato, ordinava ancora un frate. Casualmente il sito è stato recentemente cancellato come potete ben vedere tuttavia, lo avevamo preventivamente scaricato ed è ancora presente in Google la sua cache .

    Ma cosa è accaduto a dicembre del 2019 ?

    Anche se questo LA NAZIONE non lo ha scritto, il 5 di dicembre 2019, la presunta vittima che aveva denunciato alla diocesi il 13 giugno 2019, insoddisfatta dell’inerzia della stessa diocesi, insieme ai genitori e al fratello (seconda presunta vittima) denunciano formalmente, con querela di parte, le presunte violenze, anche di gruppo, all’Autorità Giudiziaria, questa volta quella italiana.

    La Procura della Repubblica apre immediatamente un fascicolo, ma trattandosi di clero dovrà attenersi al protocollo addizionale, paragrafo b), dei Patti lateranensi, il quale recita; “b) La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici.”

    Ed ecco qui la “sola” nella quale è cascato questa mattina anche don Bruno Fasani, tuttavia smentito dallo stesso comunicato stampa della diocesi, nel quale nessuno ha mai detto che il vescovo ha denunciato alla Procura, ma si dice che il vescovo è andato autonomamente in Procura e questa prassi, è verosimilmente accaduta solo perché, come previsto dai Patti Lateranensi, la procura doveva comunicare l’apertura del fascicolo.

    Ed è qui che deflagra nelle mani della curia pratense una vera e propria bomba, con nove indagati e in un battibaleno,  La Santa Sede scioglie i Discepoli dell’Annunciazione. E’ il 22 dicembre del 2019.

    Forse adesso, esposti gli eventi in ordine cronologico, la vicenda vi apparirà più chiara e molto meno eclatante di quanto raccontato in quel comunicato autoreferenziale della diocesi diffuso ieri.

    Ma parliamo di quel comunicato, ci si domanda a che titolo, soprattutto in una fase così delicata come quella istruttoria di un processo italiano, viene rilasciato dalla diocesi ieri e, non come sarebbe stato coerente fare nel giugno scorso, cioè quando la prima presunta vittima si presentò in curia.

    Invece esce ieri e durante un’indagine della magistratura nella quale c’è attualmente un rigoroso segreto istruttorio, dietro al quale la Procura aveva già ordinato delle perquisizioni, ed è verosimile pensare che avesse in corso anche intercettazioni telefoniche, da ieri inutili, in quanto con la notizia su tutti i giornali, gli eventuali intercettati se ne guarderanno bene di parlare di certe cose al telefono .

    Ma parliamo anche delle due presunte vittime e delle loro famiglie, forse più importanti dell’immagine della chiesa, che dopo tanto silenzio da parte della curia pratense, si trovano in un momento di grossa difficoltà, sia per la recente querela che ha costretto le presunte vittime a ripercorrere quegli episodi di fronte ai magistrati, sia per il fatto che i genitori si sono trovati di fronte ad una situazione che nessun genitore vorrebbe mai provare nella vita. Ieri si sono trovati gravemente violati, non solo dall’inopportuna fuga di notizie, ma nella loro più profonda intimità perché, al di là delle notizie incomplete e dei comunicati autoreferenziali, ricordando che questo è un reato, qualcuno ha avuto il pessimo gusto di diffondere anche le generalità delle presunte vittime, che si sono trovate costrette a respingere i giornalisti dalla loro abitazione.

    L’Associazione ritiene questo episodio di una gravità estrema, oltre che violento nei confronti di coloro che in questo momento hanno il diritto di decidere in quanto presunte vittime, i limiti della propria privacy, che invece è stata indebitamente invasa, e si riserva – a meno che l’Autorità giudiziaria, data la gravità dei fatti non decida di procedere autonomamente – di valutare eventuali iniziative utili ad accertare eventuali reati punibili secondo Articolo 379 bis Codice penale.

    Francesco Zanardi