Tag: tribunale

  • Don Mauro Galli in aula “non sapevo di essere stato accusato di molestie”

    Don Mauro Galli in aula “non sapevo di essere stato accusato di molestie”

    Nell’udienza di ieri, 22-5-18, presso il Tribunale di Milano, è stato sentito per la prima volta in aula l’imputato, don mauro Galli, accusato di abusi sessuali ai danni di un ragazzo di Rozzano, all’epoca dei fatti 15enne.

    Premesso che l’imputato ha tutto il diritto di mentire per difendersi, premesso che la Rete L’ABUSO segue vittima e familiari il carteggio delle deposizioni lo ha letto, le risposte di don Galli sono state alquanto improbabili.

    Dopo una iniziale serie di domande utili a descrivere il ruolo e mansioni di don Mauro, tra le altre cose al suo primo incarico, l’attenzione si sposta non solo sul suo trasferimento da Rozzano a Legnano – avvenuto dopo la denuncia della vittima – che stando a quanto documentava anche la pagina internet della parrocchia sarebbe avvenuto il primo marzo del 2012, seguito poi da un secondo trasferimento nel novembre dello stesso anno presso l’ospedale di Niguarda, a loro dire un trasferimento temporaneo questo, in attesa di un terzo trasferimento del don Mauro a Roma.

    Tutti trasferimenti che don Mauro non solo ha dichiarato in aula di non sapere fossero collegati ad una denuncia di abusi, a suo carico, risalente al 2011, ma che sarebbe venuto a conoscenza di ciò, soltanto nel settembre del 2014, dopo quasi tre anni.

    Ovvia la conseguente domanda di come, ignorando i reali motivi del trasferimento, don Mauro si spiegava allora tutti quegli spostamenti in un lasso di tempo così ristretto. La risposta è stata disarmante: non si sarebbe mai posto la domanda, ma solo limitato ad obbedire ai suoi superiori.

    Invece, su quanto accaduto la notte del 19 dicembre 2012, don Galli ha soltanto ammesso di aver dormito nello stesso letto con la presunta vittima e che, durante la notte, questa fece un brutto sogno, si mise ad urlare nel sonno e lui si limitò a trattenerla per paura cadesse dal letto.

    Qui il racconto stride ancora una volta e fa sorgere una domanda: ma se quella notte non è accaduto nulla, perché don Mauro Galli non si è difeso da quelle che, a questo punto, sarebbero state le infamanti accuse della presunta vittima? Perché allora, prima di questo procedimento giudiziario, ancora in corso, avrebbe versato 150.000€, tra indennizzo e spese legali, grazie al quale la parrocchia di Rozzano e la stessa diocesi di Milano, responsabili civili nel processo, hanno potuto tirarsene fuori e il don Mauro, in caso di condanna, potrà usufruire dello sconto di un terzo della pena?

    Un indennizzo che ha fatto parlare parecchio, si è persino detto fosse un fondo della diocesi per “comprare il silenzio” delle vittime e ieri, in aula, la difesa del sacerdote rappresentata dal professor Mario Zanchetti, ha spontaneamente ritenuto di dover documentare agli atti i vari spostamenti bancari, a prova che quei soldi provenissero dal conto dei genitori del sacerdote e non dalla diocesi.

    Lo stesso sacerdote ha dichiarato che la provenienza è riconducibile a vari parenti che lo avrebbero aiutato.

    Francesco Zanardi

  • Pippo, Pluto e… Paperino – Tutti gli uomini di papa Francesco

    Pippo, Pluto e… Paperino – Tutti gli uomini di papa Francesco

    Di Francesco Zanardi

    Da diciotto anni, almeno da quando lo scandalo iniziato a Boston via via emerse in tutto il pianeta, dalla Santa Sede, un papa dopo l’altro – almeno tre – continuano a dirci e a darci rassicurazioni sull’impegnio della chiesa, non da ultima la notizia che papa Francesco starebbe per confermare definitivamente lo statuto della Pontificia commissione per la tutela dei minori.

    Tutti ad acclamare il papa, che sarà anche tanto volenteroso ma, per il momento, ha fatto solo collezione di fallimenti: dal tribunale per processare i vescovi (che non c’è mai stato), alla tolleranza zero che, invece, si è tradotta nel “riciclaggio” di sacerdoti abusatori e di vescovi insabbiatori, ultimo il caso cileno.

    Ma poi perché tutto questo clamore? Non è che dobbiamo aspettare o dipendere dalla Pontificia commissione per la tutela dei minori, per avere quei diritti che, da cittadini italiani, se pur vittime di sacerdoti, già ci garantisce la Costituzione Italiana e i vari trattati internazionali, non deve certo farci la grazia il Vaticano.

    Ecco, è qui che non si capisce proprio il perché del clamore, anzi, ci si dovrebbe domandare perché lo Stato Italiano, quando si tratta di sacerdoti che abusano di cittadini italiani non se ne accorga e, ancor peggio, non prenda provvedimenti. Ci si aspetterebbe almeno una commissione d’inchiesta che quantifichi in Italia – come accaduto negli altri paesi – l’entità del fenomeno che, dove gli stati hanno svolto indagini, ha ottenuto risultati spaventosi come il 7% dell’Australia.

    Non c’è niente da fare, il Governo non vuole proprio saperne di tutela dei minori e non vuole accorgersi del problema neppure se stimolato. Possiamo affermare questo perché la Rete L’ABUSO ha fatto sapere, forte e chiaro, al Governo che c’è un problema. Negli ultimi mesi infatti abbiamo avviato ben due iniziative, la prima, che certamente ha informato il Governo perché si tratta di un’interrogazione parlamentare, è stata depositata il 27 novembre scorso da un Deputato, Matteo Mantero, ed è tutt’ora sul sito della Camera dei Deputati.

    La seconda, che siamo certi abbiano letto ma alla quale, malgrado i 30 giorni di tempo ormai abbondantemente scaduti, tempo che avevano per rispondere al nostro avvocato, ad oggi nulla, neppure il tentativo di approfondire la gravità dei fatti esposti.

    Fatti già ampliamente denunciati nel rapporto delle Nazioni Unite – Commissione per la tutela del fanciullo – alla quale la Santa Sede, dopo 12 anni di ritardo nella presentazione del primo rapporto, avrebbe dovuto rispondere entro il primo settembre 2017. Non lo ha fatto.

    Eccoli qua i primi due, Pippo e Pluto, quelli che non hanno mai risposte da dare perché non sentono la domanda.

    Papa Francesco invece lui le risposte da dare le ha, ce ne fa dono tutti i giorni, vabbè, non siamo puntigliosi: è vero non ne va dritta una, ma non è colpa sua, tra vescovi disobbedienti ed immorali, (che però poi perdona sempre), complottisti all’interno delle mura Leonine (che non riesce ad allontanare), lobby di vario genere (che minerebbero il suo operato)… dopo 18 anni, da quando il mondo ha scoperto la realtà dei preti pedofili, e i Paesi interessati hanno preso provvedimenti in tutela dei propri cittadini, in Italia invece lo Stato preferisce continuare a rendere sacrificabile la salute psicofisica dei minori, piuttosto che intervenire.

    Dopo tutto non ci sarebbe mica nulla di male, non si chiede al governo di mettere mano a questioni di fede, la pedofilia non è cosa di fede e anzi, andrebbero in aiuto al Vaticano, per primo papa Francesco aiutandolo nel raggiungere i suoi obiettivi, in materia di prevenzione e di tutela delle vittime.

    Ma noi italiani siamo sempre i soliti…

    Povero papa, non gli diamo neppure una mano, sempre solo a combattere, per forza non ce la fa!

  • Il Papa: “A chi è colpevole non darò mai la grazia” – Ma lascia che si riabiliti don Luciano Massaferro

    Il Papa: “A chi è colpevole non darò mai la grazia” – Ma lascia che si riabiliti don Luciano Massaferro

    Pare che oggi ci sia grande indignazione per la notizia che don Luciano Massaferro, il sacerdote di Alassio condannato nel 2012 dalla Cassazione ad una pena di sei anni, sia stato riabilitato completamente dal tribunale della chiesa.

    Dopo i casi di don Paolo Turturro, don Marino Genova e via dicendo, ancora una volta le parole di papa Francesco tornano a stridere con la realtà dei fatti, ancora una volta chi nelle parole non doveva essere graziato, viene addirittura riabilitato.

    Ancora una volta, in dispregio alla giustizia civile che, dopo tre gradi di giudizio, ha condannato don Lu, per il tribunale ecclesiastico invece il verdetto è opposto: «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti».

    Non mancano all’appello le perle di saggezza del cardinale Angelo Bagnasco che al Secolo XIX dichiara; «Credo anzi mi risulta che siano state fatte tutte le procedure canonicamente e giuridicamente previste del caso. Per cui lui tornerà operativo secondo le modalità previste. L’augurio è che possa essere sereno nel fare il sacerdote, nel limite delle possibilità previste». Certo che il prete sia sereno, e la vittima ?

    Ma la vera domanda che mi pongo, anche leggendo i vari commenti agli articoli è: cos’è che fa indignare?

    Il fatto che sembri impossibile un verdetto opposto tra il Tribunale Civile e quello Ecclesiastico?

    Oppure il fatto che il prete torni a dire messa nonostante tutti i proclami del Papa sul fatto che “non c’è posto nella Chiesa per chi abusa dei bambini…”?  A quali casi si riferirebbe il Papa se non a quelli in cui la colpevolezza è accertata dal Tribunale?

    Oppure il fatto che la chiesa non renda giustizia alla vittima che, tra le altre cose, malgrado la condanna, nessuno ha finora risarcito?

    È questa l’attenzione del Papa per le vittime come pochi giorni fa proclamato anche dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori?

    La Diocesi non ha speso una sola parola per la vittima …

    Zanardi

    Per non dimenticare…

  • Don Lucio Gatti, i servizi sociali e le case CARITAS. Un secondo caso Forteto?

    Don Lucio Gatti, i servizi sociali e le case CARITAS. Un secondo caso Forteto?

    Torniamo ancora una volta a parlare della vicenda che coinvolge don Luco Gatti, il sacerdote perugino che, nel 2014, patteggiò una condanna due anni di reclusione per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione ai danni di alcuni ospiti delle Comunità Caritas di San Fatucchio di Castiglione del Lago (PG) che egli stesso gestiva.

    Una vicenda tutt’ora aperta perché, dopo quel patteggiamento, rispettivamente nel 2016 e nel 2017, si presentano alla Rete L’ABUSO altre due presunte vittime oggi seguite dall’avvocato della Rete L’ABUSO Cristiano Baroni.

    Oltre alle presunte violenze sessuali che, data l’età delle presunte vittime, si tradurrebbero per don Lucio nell’accusa di pedofilia, dalle deposizioni dei due ragazzi, a nostro avviso emergerebbero anche gravi responsabilità da parte dei servizi sociali.

    Esaminiamo, documenti alla mano, il caso del secondo ragazzo che chiameremo Matteo (intervistato il 29 gennaio scorso da RAI2 condotto da Giancarlo Magalli “I Fatti vostri” min. 1,23.50 ).

    Come si evince nel primo documento, la madre, di sua spontanea iniziativa e “nell’esercizio della sua legittima podestà genitoria, decide, in piena libertà e nell’interesse del minore, di inserire lo stesso, durante il periodo scolastico presso la comunità della Caritas di S. Fatucchio – Castiglione del Lago (PG) che accetta di accoglierlo”.

    Le intenzioni della donna vengono messe nero su bianco e dichiara che “nel corso di questo periodo, oltre a mantenere i contatti telefonici, vedrà il figlio durante i fine settimana presso la suddetta struttura o nell’abitazione familiare, con l’ausilio della Caritas diocesana (diretta da don Gatti) locale che si impegna a promuovere gli incontri ogni 15 giorni”.

    È il 17 settembre del 2004 quando la donna affida spontaneamente e nell’interesse dello stesso figlio, alla comunità. Al momento, nero su bianco, le premesse sembrano eccellenti: peccato che quelle premesse la donna non le ha mai lette e neppure firmate perché, da come si evince anche in quel documento, è analfabeta. Nello stesso, mancherebbero persino i nomi e le firme di eventuali garanti della donna.

    Matteo entra in comunità, pensando di ritrovarsi con coetanei con i quali studiare e giocare spensierato, come spetta a un 12enne, ed invece si ritrova in una struttura abitata da una quarantina persone maggiorenni: tra pazienti psichiatrici, persone agli arresti domiciliari, tossicodipendenti.

    Racconta di condizioni igieniche pessime: nessuno possedeva biancheria intima personale, tutto era in comune con gli altri ospiti della struttura. La giornata cominciava con la sveglia alle 6,30, subito dopo le preghiere alle quali, incuranti del rispetto dell’orientamento religioso degli ospiti, erano tutti obbligati a partecipare.

    Al termine della colazione iniziava la giornata lavorativa suddivisa tra le pulizie della casa, il lavoro nei campi, il facchinaggio e l’edilizia, lavori ai quali Matteo, se pur 12enne, era obbligato.

    Disattese anche le promesse di poter sentire telefonicamente la madre. Le visite, anche quelle dei Servizi Sociali che lo avevano “parcheggiato” in quella struttura, senza più curarsene,sono state praticamente inesistenti: gli stessi assistenti sociali interagiranno con lui tramite don Lucio, il suo presunto molestatore. Insomma Matteo da un giorno all’altro si ritrova costretto in quello che, per un bimbo di 12 anni, è un campo di lavoro.

    Iniziano anche i presunti abusi sessuali, sembrerebbe non solo per mano di don Lucio, ma anche da parte di alcuni ospiti. Il ragazzino è così costretto a vivere in una situazione di violenza psicofisicapesantissima, spesso causata da persone più grandi e violente, nei confronti delle quali non ha modo di difendersi.

    Il suo stato psicofisico infattimuta drasticamente. Mentre inizialmente Matteo era stato spontaneamente affidato dalla madre per il solo periodo scolastico – ma da come si leggeva dai documenti del 2004 il ragazzo non aveva problematiche degne di nota – solo due anni dopo è il Tribunale dei Minori dell’Umbria (ignaro delle condizioni di vita in quelle strutture) a riaffidare Matteo alle strutture.

    È il 20 gennaio del 2006:Matteo sta già molto male, il suo stato psicofisico è cambiato e,questa volta, si evince persino nel decreto del Tribunale che descrive “seppure tra notevoli difficoltà determinate dal carattere del minore, violento, trasgressivo ed incurante delle regole del vivere civile e della decenza”.Anche la posizione dei Servizi Sociali è cambiata: mentre prima nulla avevano da obiettare alla madre del ragazzo, oggi“secondo quanto riferiscono, la madre è del tutto incapace di porre un freno alle condotte devianti del figlio, per cui appare opportuno che lo stesso rimanga nella struttura che lo ospita”.

    Sul fatto che “appaia opportuno” che Matteo rimanesse in quelle strutture abbiamo parecchi dubbi, come ho parecchio da dire su quello che è stato il ruolo dei Servizi Sociali, ai quali domando con quale criterio abbiano potuto inserire un minorenne in una struttura così palesemente inadeguata; come è possibile che gli stessi non si siano accorti, proprio dietro al cambiamento di Matteo, dell’evidenza che qualcosa non quadrasse. Forse in quella struttura Matteo non è stato inserito, ma scaricato dai Servizi Sociali perugini, come è stato per l’altro ragazzo: anche lui racconta una storia totalmente coerente con il racconto di Matteo.

    Avv. Cristiano Baroni

    A supporto delle accuse delle due presunte vittime, troviamo ancora le deposizioni di coloro che, nel 2014, portarono don Lucio al patteggiamento, ma recentemente abbiamo acquisito anche un’altra serie di documenti denuncia, presentati qualche anno fa da alcune persone che avevano accesso a quelle strutture.

    Una vicenda complessa che ricorda il triste caso toscano del Forteto, una vicenda sulla quale l’Associazione, e l’avvocato Cristiano Baroni, intendono fare degli approfondimenti perché oltre alla pedofilia, stando alle testimonianze, potrebbe ravvisarsi anche il reato di riduzione in stato di schiavitù, reato non ravvisato dal Tribunale nel 2014 perché l’Italia non lo aveva ancora inserito nel codice penale, reato che all’epoca il Tribunale definì “abuso di mezzi di correzione”.

  • I processi Canonici e la fregatura per le vittime

    I processi Canonici e la fregatura per le vittime

    Si è parlato tanto dei processi Canonici e dei Tribunali Ecclesiastici fatti apparire come una rivoluzione senza precedenti. Peccato che si siano dimenticati di dire che cosa è in realtà un Tribunale Ecclesiastico, come funziona e quale sia il rischio per la vittima.

    Si chiamano tribunali, proprio come quelli civili, al loro interno si svolgono dei processi, proprio come nei tribunali civili, ma quello che non vi hanno detto, forse per leggerezza o forse solamente per incompetenza, è che al di la dell’analogia del nome hanno ben poco a che fare con i tribunali civili che tutti conosciamo.

    Grazie ad alcuni dei nostri assistititi siamo riusciti ad avere prova di cosa accade durante quelli che la chiesa chiama processi canonici, durante i quali la vittima è costretta a presentarsi senza il proprio difensore di fiducia, ma dove paradossalmente, con il consenso della vittima può assistere l’avvocato dell’imputato. Esattamente come è accaduto ai due giornalisti, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.

    Durante questi processi, quando è presente la vittima, non lo è l’imputato e viceversa. Entrambi vengono sottoposti separatamente ad un interrogatorio dove vengono acquisite le varie informazioni che riguardano lo specifico caso. La vittima non può portare testimoni a suo favore, può certamente citarli, ma sarà discrezione del tribunale sentirli. Alla vittima non viene rilasciato inoltre nessun verbale e nessun documento nel quale emerga ciò che è stato verbalizzato durante la deposizione.

    Quali sono le basi sulle quali si sviluppa il processo canonico?

    Anche in questo caso esiste un punto cardine davvero importante che fa capire l’abissale differenza con i tribunali che tutti conosciamo.

    Per la chiesa, l’abuso sessuale nei confronti di un minore, non è un reato penale nel quale la vittima è la parte lesa, bensì un’offesa morale a Dio. Ne viene da se che in quella sede, vittima e carnefice sono messi sullo stesso piano, sono entrambi peccatori, per questo le vittime vengono spesso snobbate dalla chiesa, perché sono viste come la parte che ha indotto il sacerdote in tentazione e non come colui ha subito la violenza.

    Esiste ancora un’altra differenza, questa volta tra la vittima e il sacerdote, una differenza gerarchica, possiamo chiamarla cosi, il sacerdote in quanto ministro di Dio è valutato ad un livello decisamente superiore di quello della vittima, la quale invece è un comune fedele, ovvero un peccatore ché ha permesso al sacerdote di “cadere in tentazione“.

    È proprio per questo motivo che la chiesa soccorre e accoglie come “una madre amorevole” il pedofilo nascondendolo o mandandolo in quei centri impropriamente chiamati di recupero di cui vi ho parlato pochi mesi fa, nei quali, come si legge puntualmente in tutti i comunicati diocesani divulgati in queste occasioni, il sacerdote non viene curato per una devianza, ma viene “rigenerato” nella sua parte morale e spirituale attraverso la preghiera, pentimento e isolamento.

    La fregatura per la vittima

    La Rete L’ABUSO sconsiglia caldamente ai propri assistiti di prestarsi ai Processi Canonici, almeno fino a quando sono in atto procedimenti nei tribunali civili. Tuttavia non possiamo vietarlo, ma state molto attenti perché il rischio è quello di arrivare in alcuni casi addirittura a perdere il processo.

    “L’avvocato Mario Caligiuri del Foro di Roma spiega: «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante» spiega Caligiuri, che sottolinea: «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote». Questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali è stato ratificato nel 2012 dall’Italia.”

    Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto. «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali – sottolinea Caligiuri -. La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva». Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano». cit. LEFT del 10-12-16 pag. 32 (di federico Tulli)

    Cosa succede in caso di condanna del sacerdote?

    Nei Tribunali Canonici la massima pena che si può infliggere ad un sacerdote è la scomunica. Viene da se che in questo caso il pedofilo che prima di mestiere faceva il prete, resta un pedofilo che continuerà ad abusare anche se non più in abito talare. Nei suoi confronti la chiesa non provvederà a denunciarlo alle autorità civili a meno che non sia la vittima a farlo.  Nei confronti della vittima non è previsto un risarcimento, anche perché se per la chiesa la vittima è colei che ha portato lo sventurato sacerdote in tentazione, ci manca che la risarciscano pure.

    Tuttavia in alcuni casi è avvenuto che la chiesa paghi, ma non sotto forma di risarcimento alla vittima per il danno subito, ma come incentivo perché la vittima non denunci alle autorità civili. In questi casi infatti la vittima deve firmare un accordo tra le parti che la obbligherà a mantenere il silenzio sulla vicenda.

    Anche nel caso il processo si concludesse con la riduzione del sacerdote allo stato laicale, la denuncia viene sistematicamente omessa in quanto qualora l’Autorità Giudiziaria accertasse le responsabilità del sacerdote potrebbe ravvisare anche le responsabilità omissive della chiesa costringendo anch’essa ad un processo penale e/o ad un risarcimento civile. È proprio per questo che tutto viene gestito dal clero nella massima segretezza, proprio per non incorrere in risarcimenti milionari che come accaduto negli Stati Uniti hanno portato al fallimento diverse diocesi.

    In genere è comunque molto difficile che la chiesa riduca un prete pedofilo allo stato laicale a meno che questo non diventi troppo ingombrante per l’immagine e soprattutto per le casse della chiesa.

    Troviamo infatti ancora preti personaggi come don Mauro Inzoli riabilitato proprio da papa Francesco, o come don Aldo Nuvola che prima di essere spretato è stato arrestato e condannato ben 3 volte.

    Il nostro consiglio quindi è quello di aspettare almeno che terminino eventuali procedimenti civili prima di prestarsi ad avviare un procedimento canonico, che molto probabilmente, dopo il processo civile la chiesa non vorrà nemmeno più fare in quanto il vero obiettivo non è punire il prete, ma aggiustare al meglio la vicenda.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

    Leggi anche :

    Il tribunale per rimuovere i vescovi negligenti non è mai esistito. Il cardinale Muller “era solo un progetto”

  • Quale sarà il destino della Pontificia commissione per la tutela dei minori istituita da Papa Francesco ?

    Quale sarà il destino della Pontificia commissione per la tutela dei minori istituita da Papa Francesco ?

    Il 17 dicembre 2017 è scaduto il mandato triennale di tutti i membri della Pontificia commissione per la tutela dei minori che, in questi tre anni, aveva visto l’abbandono, contestandone l’efficienza, di due ex vittime di abusi, Marie Collins, dimessa nel marzo 2017 e Peter  Saunders, quest’ultimo prima sospeso, poi si dimesso quattro giorni prima della scadenza del mandato.

     

    La creazione della commissione Pontificia è stata annunciata nel dicembre 2013, e fu uno specchietto per le allodole utile ad alleggerire quello che, a breve (25 febbraio 2014), sarebbe stato il pesantissimo rapporto della Commissione ONU per la tutela del fanciullo, alla quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere lo scorso 1° settembre.

    Negli obiettivi che la commissione Pontificia si poneva, erano raccolte alcune delle principali raccomandazioni fatte alla Santa Sede dal Comitato ONU, come quello di proporre iniziative per la tutela di bambini e la sponsorizzazione di programmi di formazione per il personale ecclesiastico in tutto il mondo, ma la proposta più significativa della commissione fu l’annuncio della creazione di un tribunale interno al Vaticano per giudicare i casi che coinvolgono vescovi ed ecclesiastici di tutto il mondo accusati di non essere riusciti a proteggere adeguatamente le vittime, che fu approvata anche dal Pontefice ma che, nei fatti, si rivelò il più clamoroso dei fallimenti di quella iniziativa.

    Inutile dire che, ad oggi, non sono ancora stati avviati programmi parrocchiali e/o diocesani per la formazione del personale ecclesiastico, non vi è ancora alcun programma operativo per la tutela dei minori e ancora oggi sono i vescovi (che non hanno obbligo di denuncia) a gestire i sacerdoti denunciati all’autorità ecclesiastica continuando, come da tradizione, a spostarli di parrocchia in parrocchia o più spudoratamente, come è accaduto per don Paulo Turturro che, scontata la pena, è stato reintegrato come se nulla fosse.

    Anche la proposta più significativa della Pontificia commissione per la tutela dei minori è clamorosamente naufragata: infatti il famoso tribunale interno per giudicare i vescovi “insabbiatori” non è mai stato creato.

    A tre anni dall’immotivato clamore che ebbe la campagna mediatica della Santa Sede, ribattezzata come la “tolleranza zero” di Bergoglio, ci ritroviamo con un nulla di fatto: nuove vittime che, nel frattempo, il clero ha prodotto e una Pontificia commissione per la tutela dei minori con mandato scaduto dallo scorso dicembre.

    Visto il suo fallimentare corso, si è portati a pensare che la Santa Sede, zitta zitta e senza nessun richiamo mediatico, potrebbe non rinnovare mai.

    Di Francesco Zanardi

    Che fine ha fatto la relazione che il Vaticano doveva consegnare il 1 settembre al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo?

  • Accuse di pedopornografia; il Vaticano sottrae alla giustizia monsignor Carlo Alberto Capella

    Accuse di pedopornografia; il Vaticano sottrae alla giustizia monsignor Carlo Alberto Capella

    Come fu per il diplomatico polacco monsignor Józef Wesołowski che sparì di colpo dalla Repubblica Dominicana per poi materializzarsi in Vaticano dove morì improvvisamente durante il processo a suo carico, a questo giro la giustizia divina dotata di immunità diplomatica ha baciato monsignor Carlo Alberto Capella, un consigliere diplomatico di 50 anni di Milano accusato di pedopornografia dalle autorità statunitensi alle quali il Vaticano lo ha sottratto negando la richiesta di farlo processare presso un tribunale civile.

    Certo monsignor Capella avrà tirato un respiro di sollievo appena oltrepassato il colonnato di San Pietro e aver messo piede in terra vaticana, ora qui può essere certo che resterà impunito dalle accuse che arrivano da oltreoceano, male che vada non subirà nulla di più di un processo canonico, la condanna a qualche esercizio spirituale e si ricomincia da capo.

    Il pugno di ferro di Papa Francesco colpisce ancora…

    di Francesco Zanardi

  • Don Carlo Mantegazza in un’intercettazione; “ASPETTIAMO COSA, CHE CI METTANO TUTTI IN GALERA PER PEDOFILIA?”

    Don Carlo Mantegazza in un’intercettazione; “ASPETTIAMO COSA, CHE CI METTANO TUTTI IN GALERA PER PEDOFILIA?”

    di Francesco Zanardi @zanardifra

    Una delle domande più frequenti che ci si pone è come sia possibile – alla luce di quanto emerso e continua a emergere sulla pedofilia dei preti – che i genitori continuino ad affidare con tranquillità i propri figli alle cure del clero.

    Spesso la risposta che ci si da è che questi siano probabilmente dei folli o degli incoscienti anche se a mio avviso vale la pena approfondire un pochino di più il problema e cercare quali sono le dinamiche che possono portare un sacerdote ad essere così spaventato da fare un’affermazione come quella di don Carlo Mantegazza che ho usato nel titolo.

    Come documentazione prenderemo in esempio quella del caso milanese di don Mauro Galli, ampiamente documentato, e dalla quale nelle settimane scorse abbiamo già estratto e illustrato alcune dinamiche relative al caso.

    Intanto è bene ricordare che qualunque confessione religiosa è per propria natura una via di comunicazione, il compito dei sacerdoti è appunto quello di portare, informare, trasmettere a quante più persone possibili il messaggio della propria confessione.

    All’interno delle Parrocchie e degli oratori vi sono poi gruppi, attività, momenti di incontro: non è solo un luogo dove i bambini vengono “consegnati ai sacerdoti”. Per le famiglie vi sono spesso occasioni di socializzazione, il clima è accogliente. Le relazioni umane che si instaurano sono anche, spesso, una risposta al problema dell’anonimato e dell’isolamento che è molto sentito soprattutto nelle grandi città. Nasce così un rapporto di fiducia e anche di amicizia che è oggettivamente un valore umano notevole.

    Il problema nasce quando, a fronte di un caso drammatico (quando vi è una segnalazione di un prete pedofilo), non si è pronti ad affrontare seriamente la questione.

    Ovviamente quello religioso non è il solo messaggio veicolato attraverso le gerarchie di una confessione, il flusso delle informazioni è davvero notevole, se ci pensiamo bene, spazia da quelle di carattere religioso a quelle comportamentali, etiche, propagandistiche e via dicendo.

    Per fare un rapido esempio basti guardare i vescovi eletti durante il pontificato di Francesco, costruiti sulla falsa riga del messaggio di “umiltà” che è alla base del marketing di questo pontificato.

    Troviamo infatti vescovi “eccezionali” che fanno cose incredibili come quello di Savona, che la stampa ha elogiato per i suoi “superpoteri” come quello di essere stato in grado di andare guidando da solo la macchina fino all’università di Savona… a dir poco straordinario.

    Oppure come il vescovo in questione, quello di Milano, lui altro che la macchina: lui pedala fino alla diocesi ogni mattina, e si fa persino fotografare con la sua bicicletta.

    Banalità mediatiche che spesso finiscono per trasformare questi uomini in fenomeni da baraccone, in quanto non c’è nulla di strano nel fatto che un vescovo guidi l’auto o vada in bicicletta, noi italiani dovremmo essere abituati dalla penna del Guareschi a leggere di preti e di vescovi che, come nei racconti di don Camillo, andavano in bicicletta e viaggiavano persino sul treno.

    Su questa falsa riga il pontificato di Bergoglio ha prodotto decine di vere e proprie bufale passate all’opinione pubblica anche attraverso la stampa nazionale che, spesso, ha venduto come dati di fatto quelli che invece si sono poi rivelati solo pensieri, opinioni o progetti come ad esempio quello dei Tribunali per giudicare i vescovi insabbiatori: dopo due anni di rassicurazioni sulle prime pagine dei giornali, si scopre che “era solo un’idea” e che “non c’è mai stato un progetto”.  Ma questa seconda notizia, a differenza della prima l’hanno riportata pochissimi.

    La Lettera Apostolica “Come una madre amorevole” che prevede la rimozione del Vescovo  che abbia, per negligenza, posto o omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri, come nel caso di abusi su minori, non ha avuto nessuna applicazione concreta: solo una grande eco mediatica: anche nelle Parrocchie è stata accolta con grandi ovazioni, sull’onda del “finalmente questo Papa fa qualcosa”…

    Insomma, una valanga di notizie, tutte rigorosissimamente positive, senza mai una doverosa critica e date per certe, che hanno di fatto ingannato i cattolici e non solo, dando l’idea di una chiesa che stava contrastando davvero la pedofilia al grido dello slogan “tolleranza zero”.

    Di questo “inganno” spesso ne sono vittime anche i sacerdoti che, come i fedeli, sono rassicurati dalle notizie che ci dà la stampa e in qualche modo vengono messi in condizione di non potersi rendere conto del reale stato delle cose, almeno fino a quando non hanno la disgrazia di dover toccare con mano.

    Esattamente quanto è successo a Milano dove, dopo il fattaccio, oltre ai diretti interessati anche l’intera comunità parrocchiale si è resa conto di quanto sia farlocca la linea di Bergoglio.

    Rassicurati dalle tanto acclamate Linee Guida della Cei, si sono subito resi conto che quelle linee guida non solo non venivano rispettate, ma non obbligano neppure i vescovi a fare alcunché, anzi, in realtà non introducono nulla di più di quanto già diceva il Codice Canonico continuando a lasciare ai vescovi la “facoltà” di decidere il da farsi che, anche in questo caso, come accade da sempre, è stato cercare di nascondere il prete accusato senza denunciarlo all’autorità civile.

    Naturalmente anche il parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, in buona fede ovviamente, dopo essere stato avvisato dalla vittima di quanto era accaduto, si è fatto forte di quanto dicevano linee guida e stampa, e si è subito attivato riportando i fatti ai suoi superiori.

    Non c’è però voluto molto per accorgersi che qualcosa non quadrava: don Mauro sì, è stato rimosso da Rozzano, ma un mese dopo era già reintegrato in una parrocchia vicina, sempre come coadiutore della pastorale giovanile.

    Inutile anche da parte della vittima e dei suoi familiari ottenere dalla diocesi una spiegazione quindi, la decisione di affidarsi non più alla dubbia giustizia vaticana, ma quella civile che prontamente si attiverà.

    Ed è qui che si fa la prova del nove su “linee guida” e “tolleranza zero” perché adesso non è più il vescovo a poter gestire come gli pare la situazione, adesso le risposte vanno date alla magistratura ed è qui che don Carlo Mantegazza tasterà con mano la reale trasparenza e i provvedimenti della politica di Bergoglio.

    INTERCETTAZIONE UT (utenza): DON Carlo – INT (interlocutore): DON Alessandro

    DON Carlo dice che ieri O’Malley (cardinale americano in visita a Milano il 7 ottobre c.m. ndr) lo ha sconvolto perchè questo è uno che fa il vescovo (apprezzamento nei confronti di O’Malley che è stato messo a capo di una delle diocesi più impestate degli Stati Uniti).

    Dal minuto 08:40 al minuto 09:00 DON 1 dice testualmente:

    “ASPETTIAMO COSA, CHE CI METTANO TUTTI IN GALERA PER PEDOFILIA?

    ASPETTIAMO CHE CI METTANO TUTTI IN GALERA PER PEDOFILIA E POI COMINCIAMO SERIAMENTE A GUARDARE LE COSE, VA BENE, CIOE’, BASTA SAPERLO E CI ADEGUIAMO.. PERO’ GIA’ CHE POSSIAMO FARLO PRIMA, FACCIAMOLO PRIMA, SENNO’ POI TI TROVI A DIRE NON C’è NESSUNO…. [omissis]”

    In una successiva conversazione, sempre lo stesso utente (DON Carlo) parlando però con un altro collega sacerdote don Alberto fa nuovamente emergere la preoccupazione per la situazione e il timore di essere intercettati telefonicamente.
    DON Carlo dice di essere andato anche lui come il suo interlocutore don Alberto “in Fatebenefratelli” che per chi non è di Milano è bene spiegare che non è un qualche istituto di carità, ma la via dove ha sede la Questura di Milano che ha interrogato diverse persone durante le indagini preliminari del caso don Mauro Galli.

    UT (utenza): DON Carlo – INT (interlocutore): DON Alberto

    Si salutano, parlano di un incontro con tale L.

    Al minuto 00:47 DON Carlo riferisce “..POI..VABBE, IERI SONO ANDATO ANCHE IO IN FATEBENEFRATELLI..”

    DON Alberto replica testualmente “AH..OK..”

    DON Carlo continua “POI..” e DON Alberto risponde “PARLIAMO A VOCE..”

    DON Carlo conclude dicendo “ESATTO”.

    Continuano a parlare di problematiche relative alla loro chiesa e il consiglio pastorale.

    DON Carlo, parlando delle problematiche sopra citate, parla di DELPINI dicendo che lui la fà sempre facile

    DON Alberto replica dicendo che DELPINI è un “minimalista del c….”.

    DON Carlo parla ancora di O’Malley elogiandolo, perchè è stato mandato nella diocesi più impestata del mondo, la prima diocesi che negli Stati Uniti è praticamente fallita per la questione dei rimborsi alle vittime dei pedofili.

    La loro principale preoccupazione è dovuta al fatto che il codice canonico non solo gli impone il vincolo della segretezza, ma anche che, dopo aver segnalato ai superiori, non si interessi più alla vicenda.

    Ma nel concreto non è mica così semplice e ci si trova tra l’incudine e il martello in quanto c’è di mezzo la magistratura e il sacerdote si trova nella condizione che se mente o occulta fatti durante l’interrogatorio, il Pm lo può condannare a quattro anni di reclusione, se invece dice troppo può essere punito dalla chiesa per aver violato la segretezza con sanzioni che possono andare dal trasferimento in altra parrocchia alla scomunica, quindi anche senza più un posto di lavoro. Ecco da dove deriva il timore e la tensione che emerge in quelle intercettazioni.

    Ma nella vicenda milanese non emergono solo i provvedimenti farlocchi della Santa Sede che ha adottato la politica del “cambiare tutto per far si che tutto resti com’è”, emergono insistenti anche le incoerenze del buon Bergoglio, che promette ai fedeli grandi provvedimenti e punizioni esemplari ma poi, come è accaduto in questo specifico caso, e proprio alla vigilia della prima udienza del processo di don Galli, nomina arcivescovo di Milano proprio colui che ha tentato di insabbiare il caso e che, stando alle sue parole, avrebbe dovuto punire: monsignor Mario Delpini.

    Certo, una stampa responsabile sarebbe subito andata a chiedere conto a Bergoglio di questa grave incoerenza, quanto meno per non rendersi complici.

    Invece non ci è andato nessuno, nemmeno quei giornalisti tanto amici e cari a Bergoglio.

    La prossima udienza in Tribunale, a Milano, sarà il 10 ottobre 2017.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • IL NEO ARCIVESCOVO DI MILANO MARIO DELPINI INIZIA IL SUO MANDATO CON L’ACCUSA DI AVER CERCATO DI COPRIRE UN PRESUNTO CASO DI PEDOFILIA DA PARTE DI UN PRETE DELLA DIOCESI

    IL NEO ARCIVESCOVO DI MILANO MARIO DELPINI INIZIA IL SUO MANDATO CON L’ACCUSA DI AVER CERCATO DI COPRIRE UN PRESUNTO CASO DI PEDOFILIA DA PARTE DI UN PRETE DELLA DIOCESI

    Sta ormai circolando da diversi giorni, tra gli addetti ai lavori, che molto probabilmente il neo nominato Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, sarà presto sentito nella Sezione Quinta Penale del Tribunale di Milano, come persona informata sui fatti che vedono imputato don Mauro Galli per il reato di abuso sessuale ai danni di un ragazzino nella parrocchia di Rozzano, fatti risalenti al 2011 quando Mons. Delpini era il vicario del suo predecessore Cardinale Angelo scola, vicario episcopale appunto della zona dove è avvenuto il fatto.

    Il caso di don Mauro Galli sta infatti travolgendo con impeto l’appena nominato Arcivescovo della Diocesi più grande al mondo, Mons. Mario Delpini, poiché si apprende da alcune fonti che proprio il nuovo Arcivescovo, già Vicario Generale, avrebbe personalmente raccolto la confessione di don Mauro Galli pochi giorni dopo il fatto (dicembre 2011), il quale ammetteva niente di meno di aver portato nel suo letto matrimoniale il ragazzino (atteggiamento che già di per sé costituisce un abuso).

    Mons. Delpini era stato avvisato della gravità della situazione tempestivamente dal Parroco della Parrocchia di Rozzano, Don Carlo Mantegazza (molto probabilmente verrà ascoltato in Tribunale anche il parroco per confermare tale circostanza), ed aveva quindi deciso di verificare personalmente l’attendibilità della segnalazione raccogliendo la confessione direttamente dall’imputato.

    Le indiscrezioni raccontano che lo stesso Delpini sarebbe stato interrogato dalla Procura a seguito della denuncia da parte del ragazzo e che abbia dichiarato, sotto giuramento, di aver saputo direttamente da don Mauro, pochi giorni dopo l’accaduto, che quest’ultimo aveva trascorso la notte con il minore nel suo letto matrimoniale nel dicembre 2011.

    Sempre Delpini, incalzato dagli investigatori, avrebbe riferito che lui stesso aveva deciso l’immediato trasferimento nella parrocchia di Legnano con l’incarico (scelto da Delpini stesso) di seguire la pastorale giovanile di ben 4 oratori frequentati dai bambini di tutto l’oltresempione. Trasferimento che è avvenuto a metà anno dopo che da soli pochi mesi don Mauro era stato ordinato sacerdote e incaricato a Rozzano.

    La comunicazione ufficiale che avrebbero scelto per non dare scandalo ai fedeli sia delle parrocchie di Rozzano sia per quelle di Legnano, che prontamente hanno annunciato a tutte le Messe (come fece lo stesso parroco don Carlo Mantegazza) è a dir poco imbarazzante .

    Come anche il successivo altrettanto imminente trasferimento da Legnano a Milano è quantomeno creativo, trasferimento voluto dal Cardinale Angelo Scola sentiti i suoi più stretti collaboratori per valorizzare i precedenti studi di chimica farmaceutica di don Mauro… Per questo ha lasciato dopo pochi mesi e ancora una volta a metà anno i ragazzini degli oratori dell’oltresempione?!? che dire, un prete chimico è certamente prioritario, e sopratutto urgente dato che i nuovi studi universitari sarebbero incominciati a Roma ben nove/dieci mesi più tardi!!!

    Imbarazzante è anche la casuale circostanza temporale: il 24 settembre 2017 il Vescovo Delpini farà il suo ingresso ufficiale nell’arcidiocesi di Milano iniziando il suo nuovo importantissimo incarico ai vertici della Chiesa, a seguito della nomina di Papa Francesco che lo ha voluto promuovere come guida pastorale della Metropoli e solo pochi giorni prima, tre per l’esattezza, il 21 settembre 2017 ci sarà la prossima udienza del processo penale dove probabilmente verranno interrogati i primi testimoni.

    Pare che la stampa ed alcune televisioni vogliano seguire il caso con attenzione data l’importanza e la gravità di quanto verrà dibattuto, vedremo se il nuovo Arcivescovo Mario Delpini sarà interrogato in tale circostanza o in un’udienza successiva, ascolteremo dalla sua viva voce se confermerà di aver saputo dal parroco prima, e dall’imputato poi, della circostanza in cui il prete aveva portato nel suo letto nella casa parrocchiale di Rozzano il minore: capiremo se l’arcivescovo Delpini pur sapendo della grave circostanza ha deliberatamente scelto di non segnalare il caso, di non avviare un’indagine interna ma semplicemente di spostare il prete in un altra parrocchia ancora a contatto con i minori.

    Milano, 25 marzo 2017.
    Papa Francesco visita la diocesi di Milano.
    Mons. Mario Delpini e il card. Angelo Scola

    Certo è che, se fosse confermato il quadro che si sta lentamente delineando, c’è da domandarsi se è moralmente accettabile per la Chiesa che un Vescovo possa insabbiare un così grave caso di abuso, per altro con estrema consapevolezza avendo egli stesso appurato la circostanza, (per ora limitandosi a considerare anche solo il fatto di aver portato a letto un minore), e contemporaneamente governare quindi una Diocesi così grande e complessa come quella di Milano; o ancor più c’è da domandarsi se è accettabile per il Santo Padre, che proclama di voler estirpare la piaga della pedofilia introducendo, o meglio precisando in forma di Motu Proprio, il reato di omissione da parte dei vescovi prevedendo la rimozione degli stessi, che davanti ad un fatto come quello che riguarda Mons. Delpini, possa effettivamente essere il pastore di così tante anime che vogliono e si aspettano una Chiesa credibile.

    QUALI SAREBBERO DIVERSAMENTE LE CIRCOSTANZE RICONDUCIBILI AD UN PROVVEDIMENTO SERIO ED URGENTE DI RIMOZIONE DI UN VESCOVO PREVISTE DALLA SANTA SEDE PER QUESTI SPECIFICI CASI?

    Va riconosciuto a Delpini che ha dichiarato in questi giorni di sentirsi inadeguato mentre il Cardinale Scola lo avrebbe definito maldestro come si legge in una sua lettera da noi pubblicata recentemente, ma un conto è essere inadeguato e maldestro, un altro conto è proteggere un presunto pedofilo (attenderemo l’esito del lavoro della magistratura per questo).

    C’è da domandarsi poi se la Santa Sede era all’oscuro di tutto, se non è quindi mai stato avviato un procedimento canonico prima della nomina del nuovo Arcivescovo, e in quel caso perché e di chi è la responsabilità?

    C’è da domandarsi quali provvedimenti prenderà la Santa Sede se venisse confermato il comportamento delittuoso di omissione del Vescovo che, va ricordato, non è imputato nel procedimento relativo all’abuso ma coinvolto in quanto persona informata sui fatti.

    C’è infine da domandarsi se almeno in questo caso la Chiesa riuscirà ad essere credibile, a dar seguito ai proclami contro la pedofilia all’interno del clero e iniziare finalmente un’importante inversione di rotta liberandosi pubblicamente di personaggi ambigui ed insidiosi.
    Va comunque ribadito: sempre se verranno confermate le circostanze della gravissima gestione da parte della Diocesi e della Parrocchia che, ricordiamo, fino ad ora si proclamano ufficialmente con una nota stampa riportata anche dal quotidiano Avvenire in data 7 giugno 2017 per questo specifico caso, assolutamente scrupolose e coscienziose.

    Curioso anche il particolare dell’articolo di Avvenire che nel ricostruire sommariamente la vicenda rispetto al trasferimento da Rozzano a Legnano (trasferimento che vedremo in questo procedimento penale se effettivamente deciso da Mons. Delpini) omette probabilmente non a caso di scrivere che don Mauro viene incaricato della pastorale giovanile delle parrocchie di Legnano, l’avvenire si limita a scrivere:

    “ …il sacerdote era stato inviato nella parrocchia di Sant’Ambrogio, a Rozzano con l’incarico di coadiutore. Era stato poi trasferito in altre sedi e ad altri incarichi, quindi gli era stato chiesto di iniziare a svolgere la sua missione pastorale, come cappellano, presso l’ospedale Niguarda di Milano in attesa di recarsi a Roma…”

    Sappiamo ormai bene quali siano questi “altri incarichi”!

    Attendiamo quindi l’ingresso ufficiale in diocesi del nuovo Vescovo Mario Delpini il prossimo 24 settembre e, appena prima, la prossima udienza del procedimento penale prevista per il 21 settembre.

  • Il tribunale per rimuovere i vescovi negligenti non è mai esistito. Il cardinale Muller “era solo un progetto”

    Il tribunale per rimuovere i vescovi negligenti non è mai esistito. Il cardinale Muller “era solo un progetto”

    Faceva parte del progetto di tolleranza zero di papa Francesco e se ne parlò ovunque come se dovesse essere la soluzione rivoluzionaria per stroncare i vescovi insabbiatori, ed invece si scopre che non è mai esistito e che non si farà.

    Tra i tanti, fu uno dei motivi che portarono Marie Collins a lasciare la commissione anti pedofilia istituita da papa Francesco, un tribunale che da subito la Rete L’ABUSO ritenne superfluo in quanto era sufficiente oltre che molto più semplice, inserire per i vescovi l’obbligo della denuncia, possibilmente all’autorità giudiziaria del paese dove i crimini erano avvenuti.

    La raccomandazione della Commissione di istituire un tribunale per giudicare i vescovi negligenti era stata approvata da papa Francesco e annunciata nel giugno 2015. Finora la Congregazione per la dottrina della fede, ha trovato dei problemi “legali” non meglio specificati, e così (il tribunale) non è mai stato istituito.

    Si è trattato di un progetto, ma dopo un dialogo intenso fra vari Dicasteri coinvolti nella lotta contro la pedofilia nel clero si è concluso che per affrontare eventuali negligenze delittuose dei vescovi abbiamo già la competenza del Dicastero per i Vescovi, gli strumenti e i mezzi giuridici. Inoltre il Santo Padre può sempre affidare un caso speciale alla Congregazione.

    Detto tra noi, credo che forse la Santa Sede si sia resa conto che istituire un tribunale per punire i vescovi insabbiatori, dati alla mano li avrebbe decimati.

    L’Ufficio di Presidenza

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