Tag: abusi sessuali

  • SHAME- EUROPEAN STORIES- L’ESPOSIZIONE – MILANO 23 marzo 8 aprile

    SHAME- EUROPEAN STORIES- L’ESPOSIZIONE – MILANO 23 marzo 8 aprile

    L’orrore e la vergogna non conoscono confini. Dalla Romania alla Francia, dall’estremo nord della Scandinavia all’Italia, passando per Spagna, Svizzera, Belgio, Austria e molti altri paesi. Realtà diverse, altri abusi, altri autori, ma sempre le stesse vittime: i bambini.

    Adozioni forzate, abusi sessuali in collegi e scuole, bambini allontanati con la forza dalle loro famiglie, vittime del traffico di esseri umani, bambini sottoposti a esperimenti sociali e bambini maltrattati in famiglia. Questo viaggio cerca di delineare un fenomeno che emerge dalle ombre del passato per evitare che questi crimini cadano nell’oblio e che le vittime vengano dimenticate senza che sia fatta giustizia.

    Decine di ritratti fotografici in bianco e nero denunciano la vergogna: la vergogna che pervade e intossica le vite di chi ha subito violenza; la vergogna che dovrebbe provare chi ha calpestato queste giovani vite e ne ha abusato senza ritegno; la vergogna di noi spettatori per la nostra impotenza di fronte a un fenomeno fuori dalla nostra portata; e, infine, la vergogna di una realtà europea che vorrebbe essere moderna e sociale ma che non riesce a gestire in modo completo una situazione drammatica.

    Questa è solo la punta dell’iceberg, uno scorcio di una realtà immensa, sommersa e difficile da quantificare che permea il tessuto sociale europeo e rende la vita di migliaia di persone difficile, se non impossibile. Uomini e donne che sono stati spezzati durante l’infanzia, quello che dovrebbe essere il periodo più sereno e spensierato della loro vita, e che meritano riconoscimento, scuse e giustizia. Riconoscimento, scuse pubbliche e giustizia sono tra gli obiettivi principali di Justice lnitiative.

    Questo progetto riporta le vittime al centro dell’attenzione e mira a un’azione congiunta a livello europeo affinché i singoli Stati e governi prendano in mano la questione e presentino soluzioni concrete e fattibili che permettano a migliaia di cittadini di superare un passato drammatico e traumatico.

  • Le vittime argentine di abusi sui minori esortano Papa Francesco ad ascoltare le loro lamentele

    Le vittime argentine di abusi sui minori esortano Papa Francesco ad ascoltare le loro lamentele

    ROMA, 9 marzo (Reuters) – Un gruppo che rappresenta le vittime di abusi sui minori in Argentina chiede a Papa Francesco, un connazionale argentino, di invitarlo in Vaticano per ascoltare le loro lamentele.

    Gli abusi sessuali del clero e gli scandali di insabbiamento hanno scosso per decenni la Chiesa cattolica romana di quasi 1,38 miliardi di membri, minando la sua autorità morale e mettendo a dura prova i membri e le casse.

    “Gli abbiamo inviato una lettera, ci siamo dichiarati aperti al dialogo e agli incontri, ma in 10 anni di pontificato… non ha fatto il gesto pubblico di convocarci”, ha detto giovedì a Reuters Sebastian Cuattromo a Roma.

    La sala stampa vaticana non ha risposto subito a una richiesta di commento.

    Papa Francesco celebra il 10° anniversario della sua elezione il 13 marzo. Come papa, ha promesso un’azione “irreversibile” contro gli abusi del clero. Ha anche riconosciuto gli errori sulla questione, in particolare dopo un viaggio in Cile del 2018 in cui inizialmente si è schierato con un vescovo accusato di crimini sessuali contro minori.

    Cuattromo, abusato da un prete mentre frequentava una scuola cattolica a Buenos Aires, si è recato a Roma con l’altro co-fondatore del suo gruppo, chiamato Adulti per i diritti dei bambini, nella speranza di incontrare il papa.

    Si è detto deluso dall’atteggiamento generale della Chiesa cattolica argentina.

    Cuattromo ha denunciato alla scuola il suo aggressore, insieme a un’altra vittima. Secondo Bishopaccountability.org, un sito web che tiene traccia dei casi di abusi sessuali in chiesa, hanno ricevuto 40.000 dollari ciascuno di risarcimento, in cambio del loro silenzio.

    Ha cambiato idea nel 2002, denunciando il sacerdote alle autorità civili, che lo hanno portato a una condanna ea 12 anni di reclusione.

    In quel momento ha segnalato il caso anche all’arcivescovado di Buenos Aires, allora guidato da Francesco con il precedente titolo di cardinale Jorge Mario Bergoglio. Cuattromo ha detto di essere stato indirizzato al segretario di Bergoglio e poi a un vice vescovo che, secondo lui, gli ha detto che la leadership della Chiesa argentina ha sostenuto la scuola.

    Non c’è stata risposta immediata a una richiesta di commento da parte dei rappresentanti della Chiesa cattolica in Argentina.

    Reportage di Alvise Armellini a Roma; Segnalazione aggiuntiva di Lucila Sigal a Buenos Aires; Montaggio di Frances Kerry

    https://www.reuters.com/world/americas/argentine-child-abuse-victims-urge-pope-francis-hear-their-grievances-2023-03-09/

  • Conferenza stampa di “Adultxs por los Derechos de la Infancia” – Sala della Stampa Estera di Roma

    Conferenza stampa di “Adultxs por los Derechos de la Infancia” – Sala della Stampa Estera di Roma

    Sono tante le accuse di omissioni in casi di pedofilia rivolte a papa Francesco, alle quali non ha mai replicato.

    Per esempio i sordi dell’istituto Provolo, che a mano gli consegnarono (da papa) i nomi di 27 presunti pedofili. Che ignorò. In parte poi condannati nella sua terra natale, ma non dalla chiesa che pur sapendo si è ancora difesa ignorando le vittime.

    Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo, sono due sopravvissuti argentini. Si sono incontrati, sposati e da dieci anni fondatori di “Adultxs por los Derechos de la Infancia”, della città di Buenos Aires, in Argentina.

    Per gli abusi sessuali subiti Sebastián, chiese udienza all’allora arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Begoglio. Ma non lo ricevette mai.

    Venti anni dopo la giustizia Argentina condanna padre Fernando Picciochi per diversi abusi, colui di cui l’arcivescovo non volle sentir parlare.

    Silvia e Sebastian sono in viaggio da giorni, varie tappe in tutto il mondo e saranno nostri ospiti presso l’Associazione della Stampa Estera di Roma, la mattina del 9 marzo, ore 11,30. Ci documenteranno la loro storia. L’ennesima che tra gli ultimi papi, ancora una volta accusa quello in carica, non tanto per il passato, ma per il presente.

    Ad introdurli Francesco Zanardi, Portavoce della Rete L’ABUSO – co-founder e rappresentante per l’Italia di ECA Global.

    Per info; info@retelabuso.org – adultxsporlainfancia@gmail.com

  • L’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato alla Procura Generale della Repubblica, l’informativa sui preti pedofili

    L’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato alla Procura Generale della Repubblica, l’informativa sui preti pedofili

    Come preannunciato durante la presentazione del 1° Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiani, l’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato un fascicolo alle Istituzioni competenti.

    Interessati dunque, oltre la Procura Generale della Repubblica, il Comando Generale del Corpo dei Carabinieri, l’Organizzazione centrale e territoriale della Polizia di Stato presso il Ministero dell’Interno – Reparti di Polizia Giudiziaria e il Reparto per i Crimini violenti della Polizia di Stato, presso il Ministero dell’Interno, che nella mattina di ieri hanno ricevuto il fascicolo.

    L’Italia è il paese dell’Unione con la più alta densità di sacerdoti, tra i diocesani e i religiosi pari a 50.148, seguito dalla Francia, seconda per il numero 21.930, meno della metà di quelli italiani, che secondo i dati della commissione CIASE, vedrebbe 72 vittime per ogni sacerdote pedofilo. Tutti gli altri paesi, malgrado le cifre spaventose restituite dalle commissioni, hanno come densità di sacerdoti tutti meno dei numeri francesi.

    L’ultima commissione è quella portoghese, soli 3,936 sacerdoti totali, non tutti, chiaramente, pedofili, con quasi 5000 vittime, secondo i dati della commissione indipendente del Portogallo.

    Parliamo di migliaia di bambini stuprati dai preti. Tutti i paesi più industrializzati e così detti “civili” sono intervenuti in tutela della propria prole. In Italia, invece, nonostante il report della Cei che ha tracciato 68 preti pedofili, la magistratura tace.

    L’informativa, come già annunciato, ha lo scopo, in assenza di un dato istituzionale e della volontà politica, di fornire le notizie di reato omesse dalla Chiesa e dagli sportelli diocesani e di stimolare l’intervento della Giustizia per fare luce sul quel ” demonio di un ambiente malsano e omertoso” come spesso lo stesso Papa Francesco dichiara, sulle migliaia di casi che anche nel nostro paese rendono e hanno reso vittime, innocenti fanciulli.

    L’iniziativa promossa in Italia dalla Rete L’ABUSO, è in linea con il progetto europeo promosso da Justice Initiative  ed in visione del sinodo del prossimo ottobre, con l’iniziativa promossa da ECA Global, che vedrà nuovamente in Vaticano i sopravvissuti provenienti da tutto il mondo.

    Comunicato stampa_signed

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/procura-generale-della-repubblica-presso-la-corte-di-cassazione-roma/

  • 1° report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia

    1° report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia

    1° REPORT DEI SOPPRAVVISSUTI AGLI ABUSI SESSUALI DEL CLERO ITALIANO

     – OSSERVATORIO PERMANENTE DELLA Rete L’ABUSO –

    Relatore – Francesco Zanardi

    Aggiornato al 1 FEBBRAIO 2023

     


    I DATI

    Il presente report è stato prodotto con i dati pervenuti all’Associazione Rete L’ABUSO ed è da considerarsi in difetto alla reale portata del fenomeno; l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori.

    PREMETTE

    Il presente report non ha l’obbiettivo di fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea.

    Per fare questo è necessario comprendere la chiave di lettura del “Principio” di “Interesse superiore del minore” dentro il quale stiamo agendo. Allora potremo poi paragonare la situazione italiana a quanto sta accadendo negli altri paesi, senza pregiudizi spesso imposti dalle molteplici opinioni.


    INTRODUCE

    La Convenzione sui diritti dell’infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia. L’Italia la ratificherà il 27 maggio 1991 con la legge n.176 .

    “La Convenzione, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.

    Secondo la definizione della Convenzione sono bambini e adolescenti gli individui di età inferiore ai 18 anni (art. 1), il cui interesse deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni circostanza (art. 3).”

    Entrando nel merito dei dati che esporremo di seguito quindi, se pur vero che molti casi risultano prescritti relativamente al fatto stesso del reo, tuttavia la Convenzione che l’Italia ha ratificato nel 1991, imponeva allora e impone prioritariamente, “nell’interesse superiore del minore(*)”, che si proceda con tutti gli sforzi possibili accertando la pericolosità sociale del presunto reo e l’entità delle eventuali vittime, provvedendo quando necessario, ad impedire che questo possa commettere altri crimini.

    Quindi nel “Principio(*)” non è come spesso pensiamo, che se una persona è prescritta per questi reati venga meno “l’interesse superiore del minore”, casomai deve venire meno la prescrizione che di fatto è ostativa al raggiungimento dell’obbiettivo(*). È qui che lo Stato deve attuare tutti gli sforzi possibili per adeguare per esempio il termine prescrittivo, affinché si possa procedere verso l’obbiettivo(*).

    Non come accade, negando il diritto alla giustizia a chi è diventato un sopravvissuto perché in 32 anni lo Stato non ha saputo o voluto adeguarsi a una Convenzione nella quale si impegna!

    Ulteriore eccezione di cui non si può non tenere conto sono le peculiarità della patologia stessa, la consapevolezza specifica fornita dalla scienza medica e dalla letteratura in merito. Ad oggi non esiste terapia che garantisca la non pericolosità sociale di chi soffre di questa che non è una malattia, ma una grave devianza della personalità.

    Si può tentare di contenere monitorando i soggetti, tuttavia, oltre l’alto tasso di recidività, questi restano comunque privi del controllo sufficiente e vanno intesi come socialmente pericolosi.

    In questo senso le Nazioni Unite di Ginevra, nello specifico caso italiano il Comitato per la tutela dell’infanzia, il 28 febbraio 2019, dopo l’esamina quinquennale dell’Italia, entra espressamente nel contesto della pedofilia da parte dei membri del clero cattolico ed il suo indotto nel paese.

    Raccomanda allo Stato membro partendo dalla Giustizia, senza nascondere un’evidente squilibrio tra il contesto laico e quello del clero. Nel testo il clero è infatti prevalente oggetto delle “preoccupazioni” del Comitato Garante dell’ONUG di Ginevra.

    IN SINTESI

    Dal 1991, pur essendosi impegnato nella stipula della Convenzione per i diritti dell’Infanzia, 32 anni dopo nei fatti, lo Stato membro non ha provveduto con sforzi apprezzabili nell’adeguamento(*) dei parametri oltre che richiesti dalla convenzione, basilari per buonsenso, come l’adeguamento della prescrizione, raddoppiata (ma insufficiente rispetto alla maturazione del trauma) solo per merito della ratifica della Convenzione di Lanzarote.

    Quanto introdotto successivamente (come il certificato anti pedofilia) reso spesso vano dal Legislatore, quasi ad indicare al predatore la Free Zone.

    L’Associazione (Sic.) rileva davvero un basso livello di indagini anche solo preventive(*). Quasi sistematicamente casi dove solo uno dei minori abusati denuncia fatti che l’A.G. poi conferma, se pur ci si trovi alla presenza di più minori, questa non procede con indagini nei confronti delle altre potenziali vittime, anche per un eventuale soccorso. Nella sostanza raramente procede d’ufficio.

    Se pur ne approfitti legalmente e ometta sistematicamente la denuncia anche sotto l’aspetto morale all’Autorità civile, la chiesa spesso ha ragione quando afferma di avere fatto il suo. In Italia non ha né il potere legislativo, né quello esecutivo e meno ancora quello giudiziario. Si muove nei vuoti legislativi e nelle inadempienze dello Stato, non certo con la priorità dell’interesse superiore del minore.

    Chiedo venia ma non si poteva esporre la forte preoccupazione dell’Associazione nei dati che arrivano dall’Osservatorio permanente, senza prima la chiave di lettura indispensabile per cogliere i numeri che andremmo ad esporre, che ora comprenderete nelle motivazioni e in tutta la loro gravità.

    Per dare un’idea più concreta del fenomeno sul territorio abbiamo preferito suddividere i casi in base alle “regioni ecclesiastiche”, ogni una con l’elenco delle Diocesi sul rispettivo territorio (non per forza coinvolte).

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    Comitato per i diritti dell’infanzia – 80° sezione – ITALIA

     SFRUTTAMENTO E ABUSO SESSUALE

    21- Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile,il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Dal 2019 ad oggi l’Italia non ha ancora risposto e neppure ha istituito un tavolo per discutere il documento del Comitato, almeno per valutarne un’eventuale intervento in proposito.

     

    La PREOCCUPAZIONE dell’Associazione per le CIFRE

    Tra gli studi più accreditati oltre che specifici nell’ambito della pedofilia commessa da membri del clero, quello di Richard Sipe (già citato nel film Spotlight), che nelle conclusioni afferma, nel particolare ambito del clero, per le peculiarità omissive che lo caratterizzano, che un sacerdote possa produrre fino a 200 vittime nell’arco della propria vita.

    Un numero decisamente imparagonabile al numero di vittime che può produrre nello stesso periodo un laico, che non gode di coperture.

    Se prendiamo il dato della commissione francese CIASE, togliendo l’indotto laico e tenendo solo conto delle 216.000 vittime prodotte da 3.000 preti risultati pedofili e lo dividiamo, la media dei minori abusati è di 72 bambini per ogni sacerdote. Se poi in assenza di un dato governativo, per mera curiosità paragoniamo l’Italia alla popolazione del clero francese, ebbene, la Francia ha poco più di 1/3 della popolazione ecclesiastica dell’Italia. Il dato è facilmente deducibile.

    La stessa Conferenza Episcopale italiana fornisce con il suo report del 17 novembre scorso, numeri notevoli, davvero preoccupanti che vale la pena di rivedere rapidamente:

    Ad una prima lettura il dato della CEI appare ampio, si parla su un totale di 226 diocesi, 166 avrebbero attivato i c.d. sportelli diocesani (73,4%), i quali tuttavia si evince, tranne un’assistenza psicologica presente solo nel 12,3%, alcun programma o indennizzo ripartivo verso le vittime, cosa che invece dovrebbe essere al primo posto(*).

    Troviamo invece 23 strutture di “ricovero” per i sacerdoti accusati o condannati, presso le quali la chiesa sostiene tra le contestazioni della comunità scentifica, di “curarli” prima di reinserirli nelle parrocchie. Come spiega Marco Ermes Luparia – Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo Prenatale e Diacono Permanente – “Noi siamo un’officina, non siamo uno sfasciacarrozze”.

    Quella che chiamano prevenzione(*) invece, è ridotta a corsi, che se pur importanti ed autorevoli nulla prevengono. Soprattutto se quando i casi emergono, vengono insabbiati o comprato il silenzio con accordi col vincolo della riservatezza, e i sacerdoti trasferiti sistematicamente in un’altra parrocchia.

    Il biennio analizzato dalla CEI è particolarmente illuminante nel contesto specifico del dato italiano. Il COVID proprio in quel biennio ha limitato moltissimo l’accesso agli uffici, tuttavia la CEI parla di 89 presunte vittime e 68 presunti autori. Non è noto sapere il riferimento geografico di appartenenza.

    Se dividiamo per esempio i 3.000 sacerdoti francesi per i 70 anni della base dell’indagine CIASE, ogni anno in Francia ci sarebbero stati mediamente 43 sacerdoti oggetto di accuse. In Italia 34.

    Il dato molto indicativo su cui vorrei soffermarmi, è che questi casi non provengono da 166 diocesi come potrebbe apparire ad una prima lettura del report, ma da soli 30 centri di ascolto, come chiaramente afferma il documento a pagina 2 (sintesi). Sono esclusi i dati provenienti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, quelli della magistratura e i nostri.

    Alla pagina successiva un altro dato importante che possiamo ricollegare alle raccomandazioni del Comitato.

    Secondo il report della Cei, dei 68 presunti autori 30 sarebbero chierici che insieme ai 15 consacrati fa 45. Si legge che i laici (educatori, insegnanti di religione ecc.) sarebbero 23 dei 68, il 33,8%.

    (21- G) Il Comitato raccomanda (prima già il Deputato Matteo Mantero) di estendere anche ai membri del clero l’anomala applicazione del certificato anti pedofilia (ratificato nel 2014 a seguito della Convenzione di Lanzarote) che in Italia lascia scoperto dall’esibirlo tutto il mondo del volontariato(*), al quale il clero fa parte, ignorando che anche il volontariato minorile laico è da sempre l’ambiente preferito dai pedofili.

    Questo vuoto che vieta a chi pregiudicato a non poter lavorare con i minori (in quanto privo di certificato), con questa grave lacuna, lascia ai pedofili come unica alternativa il volontariato. Quasi a indicare dove poter predare.

    Spesso i più scaltri cercano inserimento presso la chiesa e il suo indotto, la paura dell’istituzione per lo “scandalo” e la mancanza di trasparenza, in questo caso garantiscono l’omissione di denunce anche ai laici, tanto che sono citati dalla stessa Cei nel report, ma non risulta neppure per loro notizia di denuncia alle autorità civili.

    A preoccupare più dei numeri esposti è la situazione italiana, 32 anni dopo la ratifica della Convenzione per i diritti dell’infanzia, le lacune in materia di prevenzione sono enormi, il sistema è tale da poterlo paragonare al un “cane che si morde la coda”;

    1. il certificato anti pedofilia è inutilizzabile in quanto vieta ai pregiudicati alcuni accessi, convogliandoli tuttavia in altri come il volontariato al quale il clero e il suo indotto appartengono;
    2. l’assenza dell’obbligo della denuncia rende il certificato inattendibile perché non si censisce il caso;
    3. la stessa prescrizione è ostativa sotto l’aspetto preventivo, in quanto in questa condizione vengono meno tutti gli accertamenti del caso, compresa la pericolosità del soggetto.

    Il limitato accesso alla giustizia per le vittime, che in questo caso è giusto ricordare siano divenute tali spesso, per le lacune preventive dette sopra;

    1. la prescrizione non è in linea con il tempo di maturazione del trauma (la letteratura accreditata parla di 25 – 30 anni) che in questo caso ha una maturazione c.d. “spontanea” in quanto a differenza dei casi che vengono denunciati alle autorità, dove dietro la denuncia c’è una presa in carico della vittima, che viene aiutata nella maturazione dell’evento traumatico, nel caso di omissione invece, viene meno anche la presa in carico della vittima, che con gli anni maturerà l’origine delle sue problematiche riconducendole a quell’evento, che però oramai non potrà denunciare in quanto estinto per prescrizione.
    2. Anche quando non prescritti, i canali di accesso alla giustizia per le vittime sono poco accessibili.
    3. Tempi processuali biblici, spesso si arriva alla cassazione prescritti e qualora la vittima avesse avuto le risorse per gli accertamenti tecnici di cui sopra, non è detto riesca a recuperarle.

    Se analizziamo le cifre (in difetto), senza utilizzare lo studio di Richard Sipe (200 minori in media a sacerdote), limitandoci ai dati reali della Francia (72 minori in media a sacerdote) il potenziale che producono i casi parziali del nostro report, è enorme oltre che incontrastato, 418 sacerdoti.

    Parliamo di 29.960 vittime potenzialmente, se prendiamo la proiezione (agli atti del Comitato ONU già nel report del 2019) prodotta da Mark Vincent Healey, che sulla base delle commissioni di inchiesta prodotte dai Governi degli altri paesi (con dati in linea tra loro) stima il dato italiano, si parla di 750.000 vittime. Lo stesso Hans Zollner (membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori) si domanda perché mai i dati dell’Italia non debbano essere in linea con quelli del resto degli paesi e, onestamente ce lo chiediamo anche noi.

    Tuttavia basterebbe una commissione Governativa per scoprirlo.

    Zanardi – Report finale

    ©Rete L’ABUSO – Riprodurre liberamente con attribuzione

  • “AGNUS DEI” Presentazione a Savona – Libreria UBIK – Video

    “AGNUS DEI” Presentazione a Savona – Libreria UBIK – Video

    Negli ultimi decenni gli abusi sessuali del clero sono stati occasione di scandalo in quasi tutti i paesi cattolici, che hanno avviato inchieste indipendenti per misurare l’ampiezza del problema. Solo in Italia e in Spagna le conferenze episcopali si rifiutano di collaborare.

    Lucetta Scaraffia (storica, giornalista, scrittrice, insegnante all’Università La Sapienza di Roma, editorialista di Messaggero, Osservatore Romano, Sole 24 Ore e La Stampa) per la prima volta cerca di capire la situazione italiana, confrontandola anche con quella degli altri paesi, a partire dall’unico archivio sugli abusi disponibile in Italia, quello della «Rete L’Abuso», fondata e diretta da una vittima, Francesco Zanardi.

    Ne emerge un quadro molto preoccupante, di fronte al quale la Chiesa sembra non muoversi.

    Da dove possiamo ripartire? Occorre anzitutto l’esplicita condanna degli abusi e un ripensamento della sessualità, cui segua una riconciliazione con le vittime che passi anche da indennizzi economici per aiutare le persone a ricostruire la propria integrità.

    Solo così la Chiesa potrà riacquistare credibilità di fronte ai fedeli.

  • GOOGLE chiude la mappa delle “DIOCESI italiane NON SICURE” della Rete L’ABUSO: arbitraria censura su dati di pubblico interesse

    GOOGLE chiude la mappa delle “DIOCESI italiane NON SICURE” della Rete L’ABUSO: arbitraria censura su dati di pubblico interesse

    Scompare dal web dopo 12 anni la mappa italiana dell’associazione Rete L’ABUSO. Uno dei pochi strumenti che i cittadini avevano nel vuoto delle Istituzioni italiane, per tentare di tutelare altri minori e i propri figli.

    Un oscuramento da parte di Google dell’unico database italiano degli abusi sessuali del clero che non stupisce, visti i precedenti tentativi di rimozione falliti. Anzi, fa riflettere: perché Google, infatti, se ne accorge dopo ben 12 anni dalla sua pubblicazione?

    Dando un’occhiata a quanto Google segnala, è verosimile pensare che qualche sacerdote abbia cercato di ottenere la cancellazione del proprio caso segnalando a Google e “reclamando” un presunto stato di pericolo e/o discriminazione (inesistente, in quanto attualmente non risultano casi con effettiva segnalazione).

    Va ricordato a questo proposito che, per esempio, negli Stati Uniti, sono gli organi di Stato, come l’FBI, a pubblicare online nome, foto e residenza di chi è stato condannato o ritenuto socialmente pericoloso per questi crimini. Un manifesto a tutela della comunità che si basa sul dato scientifico che il predatore sessuale non è un malato, ma una persona con una grave devianza della personalità a cui non si può chiedere un autocontrollo. L’unico modo per poterlo integrare evitando che stupri altre persone è quello di dire alle potenziali vittime di stare attente.

    La nostra richiesta a GOOGLE di revisione del reclamo (sulle cui motivazioni non abbiamo alcun dettaglio), per ora, è superata dalla scomparsa della mappa delle “Diocesi non sicure”, vista oramai da milioni di persone in 12 anni dalla sua creazione.

    Più di 360 casi di pubblico interesse scomparsi in una notte, che quantificavano, anche se per difetto, il vuoto dell’Italia, unico paese dell’UE a non aver mai indagato l’entità del problema: una ricerca richiesta dal 2019 anche dal Comitato per i diritti dell’infanzia dell’ONU, interrogata sul fenomeno con questa istanza.

    Come emerge dalla proiezione di Mark Vincent Healy’, l’Italia sembrerebbe il paese dell’UE con il più alto potenziale di abusi d’Europa.

    L’unico che però non ha mai messo in agenda un tavolo per valutare, visto i dati allarmanti che arrivano dagli altri Stati membri, ultima la Francia, che conta 330.000 vittime di 3000 preti pedofili, con una media di 72 bambini a sacerdote pedofilo.

    L’Italia ha più del doppio dei sacerdoti francesi, verosimilmente il doppio anche delle vittime. Eppure in Italia nessuno è preoccupato. Per primi i Governi.

    Reputiamo grave quanto accaduto arbitrariamente per mano di GOOGLE, verosimilmente a seguito di una segnalazione, almeno si presume, per la quale però non vi è stata possibilità di legittima replica, tanto meno di conoscere la natura effettiva del contenzioso, data l’infamante accusa ai sopravvissuti italiani, che nei fatti vedono etichettato il loro diritto costituzionale al reclamo di giustizia (non concesso in Italia) come fosse “Bullismo; molestie; minacce” a chi lo ha stuprato, ed è stato graziato dai vuoti legislativi italiani e dalle continuate omissioni dei Governi.

    “Le varie Convenzioni ratificate negli anni dall’Italia, in particolare quella delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nella fattispecie di reati come quelli oggetto, inquadra la questione prevalendo il c.d. “Interesse superiore”, ancora più quando questo potrebbe coinvolgere soggetti minori. Pertanto insopprimibile ad ogni altra comparazione.”

    Ecco perché parliamo di arbitraria censura su dati di pubblico interesse da parte di GOOGLE


    P.s. In alternativa alla visualizzazione mappa, i quattro database storici separati, fonte della mappa oscurata da GOOGLE

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webposservatorio-permanente/database-abusi/

  • Google limita l’accesso alla mappa degli abusi sessuali del clero. Violerebbe le Norme relative a “molestie bullismo e minacce”

    Google limita l’accesso alla mappa degli abusi sessuali del clero. Violerebbe le Norme relative a “molestie bullismo e minacce”

    Ultimamente c’è un viavai di richieste di rimozione di articoli dal sito della Rete L’ABUSO , tanto che non passa una settimana senza che ne riceviamo almeno una.

    Tutti si appellano al diritto all’oblio, però, malgrado la norma europea, sussiste nei casi di stupro “l’interesse pubblico e la sicurezza dei minori” basato sulla recidività che caratterizza i predatori sessuali: ragione per cui, anche se ci costa spesso molte scartoffie, non ci facciamo intimidire.

    Il più delle volte le richieste arrivano da dubbi servizi online per la tutela della privacy ai quali i preti spesso si rivolgono pagando profumatamente per rifarsi il “lifting” sul web. Uno degli ultimi che ci ha scritto in merito era in realtà un’agenzia di pompe funebri che chissà se ha truffato anche il sacerdote nell’elargire il servizio.

    Altre volte invece la richiesta arriva direttamente dal Garante, ma al momento, malgrado le diverse istanze dei sacerdoti e monsignori italiani, la Rete L’ABUSO è sempre risultata “in regola”, ottenendo puntuale archiviazione delle istanze.

    La stessa cosa per quanto riguarda le querele per diffamazione da parte del clero di fronte ai tribunali italiani: per il momento, in 12 anni siamo sempre stati assolti. Anzi, spesso il querelante si è visto ricusare per calunnia o ha preventivamente ritirato la querela.

    Anche questo tentativo di oscuramento da parte di Google dell’unico database italiano degli abusi sessuali del clero certo non stupisce visti i precedenti tentativi di rimozione falliti.

    Anzi, fa riflettere: perché Google, infatti, se ne accorge dopo ben 12 anni dalla sua pubblicazione?

    Dando un’occhiata a quanto Google segnala, è verosimile pensare che qualche sacerdote, dati i precedenti fallimenti, questa volta abbia tentato la via traversa “per rifarsi il lifting” (non potendosi più rivolgere probabilmente alle Istituzioni, che lo hanno già scaricato) , cerchi come “via italiana”, di ottenere la cancellazione del proprio caso, “reclamando” un presunto stato di pericolo e/o discriminazione (inesistente direi, in quanto attualmente non risultano casi con effettiva segnalazione).

    Va ricordato a questo proposito che per esempio, negli Stati Uniti sono gli organi di Stato, come l’FBI, a pubblicare online nome, foto e residenza di chi è stato condannato o ritenuto socialmente pericoloso per questi crimini.

    Un manifesto che non è sfregio della persona o di ciò che ha commesso, ma va a tutela della comunità e si basa sul dato scientifico che il predatore sessuale non è un malato, ma una persona con una grave devianza della personalità a cui non si può chiedere un autocontrollo. L’unico modo per poterlo integrare evitando che stupri altre persone è quello di dire alle potenziali vittime di stare attente.

    Restando alla comunicazione di Google, attualmente abbiamo fatto richiesta di revisione del reclamo di cui facciamo presente attualmente di non avere alcun dettaglio in merito.

    Il portavoce F. Zanardi

    Tuttavia e comunque vada, Google Maps a parte, qui tutti gli elenchi della mappa (consultabili), dal nostro archivio storico e senza censura;

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webposservatorio-permanente/database-abusi/

  • AVERSA; si dimette il promotore di giustizia (P.M. Ecclesiastico) del procedimento canonico a don Graziano

    AVERSA; si dimette il promotore di giustizia (P.M. Ecclesiastico) del procedimento canonico a don Graziano

    Un decreto del vescovo di Aversa Angelo Spinillo che vieta a don Livio Graziano l’accesso ad internet. Nulla di strano, anzi più che ragionevole dal momento che il destinatario del provvedimento ecclesiastico è accusato di violenza sessuale ai danni di un infraquattordicenne ed è attualmente agli arresti domiciliari, anche per evitare che possa reiterare l’eventuale crimine. Data l’accusa, è puro buon senso impedire che da recluso possa reiterare attraverso internet.

    Eppure, malgrado la tesi non faccia una piega neppure per la diocesi, da settimane sembra impossibile riuscire a comunicare anche solo telefonicamente a don Graziano il decreto del vescovo Spinillo che di fatto, malgrado l’impegno preso dalla CEI in Italia sulla gestione dei casi di abuso su minori, lascia nei fatti da mesi un ragazzino (dopo i presunti abusi sessuali) ancora esposto a molestie di altro genere, dimostrando l’incapacità di gestire i casi di violenza dei propri sacerdoti.

    Situazione che venerdì ha portato il Promotore di Giustizia, incaricato del procedimento canonico a don Graziano, a rassegnare le dimissioni, come lui stesso annuncia mortificato.

    In un breve scritto, infatti, spiega al padre del giovane che don Livio Graziano avrebbe questa volta ricevuto delle lettere minatorie presso la struttura dove è detenuto ai domiciliari e per questo motivo, forse, la la diocesi non vuole turbarlo ulteriormente con la notifica; anche se in questo modo mette al secondo posto i turbamenti della presunta vittima.

    Una struttura che secondo i legali del sacerdote che aveva denunciato precedenti presunte intimidazioni, da come si legge negli atti, sarebbe inadeguata e priva di recinzioni, con i il rischio che qualcuno si possa introdurre e minacciare il sacerdote.

    Da fonti interne alla diocesi, il sacerdote avrebbe dovuto ricevere il divieto di accesso ad internet già ad agosto, dopo una denuncia da parte dei genitori del ragazzo che lo scorso giugno si era trovato violati gli account su alcuni social, oltre ad emoticon di apprezzamenti apparentemente riconducibili all’account del sacerdote.

    L’indagine dei Carabinieri aveva ricondotto la connessione internet usata alla struttura dove è ai domiciliari don Graziano, ma sfortunatamente non si sono fatte indagini per accertare chi all’interno della struttura l’avesse concretamente utilizzata, vanificando in assenza della prova certa la possibilità che l’A.G. potesse intervenire.

    Da qui la richiesta ad intervenire del padre del ragazzo, che nelle scorse settimane era stato ricevuto dal vescovo Spinillo, che in sua presenza aveva contattato la struttura e il successivo decreto di divieto, purtroppo però mai applicato.

  • Altre indagini sul prete pedofilo Silverio Mura – Alias pavese; Saverio Aversano

    Altre indagini sul prete pedofilo Silverio Mura – Alias pavese; Saverio Aversano

    Un inaspettato approfondimento nel processo a carico del prete pedofilo don Silverio Mura denunciato dalla Rete L’Abuso – accusato di aver utilizzato un nome fasullo per trovare ospitalità presso una congregazione nel pavese – che lo scorso 28 ottobre ha visto in aula il Presidente della Rete Francesco Zanardi, testimone dell’accusa nei confronti del sacerdote – condannato insieme alla scuola statale Borsi Due di Ponticelli a risarcire con 320.000€ la vittima Arturo Borrelli – per gli abusi sessuali subiti 30 anni prima dall’allora undicenne, adescato a scuola nelle ore di religione. Qui la responsabilità civile della scuola.

    Ma sembra che ,grazie alla chiesa e al cardinale Crescenzio Sepe, che non solo ha nascosto per quasi 10 anni il Silverio Mura, poi rintracciato a Pavia con il nome di Saverio Aversano, dove riceveva dalla sua congregazione nel napoletano la posta reinbustata e spedita al falso nome dai suoi complici, sembrano emergere altri cassi.

    Malgrado la perizia allegata alla querela della Rete redatta dalla criminologa Luisa D’Aniello, il prete, coperto ancora una volta dalla chiesa e dal sindaco – che da sue dichiarazioni aveva subito segnalato la cosa alla curia, anzichè alla polizia – ha fatto perdere le sue tracce anche da Montù Beccaria, pur restando sulla base della perizia incontestata della dott.sa D’Aniello soggetto “socialmente pericoloso”.

    Malgrado l’udienza già avviata in primo grado nella quale ha testimoniato lo scorso 28 ottobre il presidente pro tempore della Rete, il Tribunale di Pavia, sul caso ha predisposto approfondimenti e la convocazione di testimoni citati nella querela della Rete, oltre a consulenti tecnici – da come si apprende dalla notifica di convocazione della P.G. – mai sentiti in precedenza, oggi però oggetto di approfondimenti.

    frazan