Tag: media

  • Cosa aspetta al nuovo Papa?

    Cosa aspetta al nuovo Papa?

    L’EREDITA’ che Bergoglio ha lasciato è notevole sia in positivo sia in negativo e soprattutto in questi giorni si parla molto di quanto ha fatto, di quanto non ha fatto tra soddisfatti e scontenti.

    Bergoglio è stato un Papa da subito piaciuto alla gente e ai media che lo hanno sovraesposto, ma soprattutto quelli che apparentemente “per amore” lo hanno esaltato, sono quelli che in realtà lo hanno danneggiato maggiormente.

    Ad ogni appello molti hanno dato ad intendere la rivoluzione positiva delle sue parole, delle sue riforme, ma quasi tutti hanno dimenticato di dirne i limiti che non sarebbe stata cosa negativa o denigrante anzi, ne avrebbero solo che rafforzato nel limite gli intenti.

    Vi hanno fatto credere che per esempio, il Motu proprio fosse qualcosa di risolutivo nella lotta alla pedofilia dimenticando di dire che quel motu proprio era destinato alle gerarchie vaticane.

    Vi hanno dato praticamente a bere che le leggi del Papa fossero leggi che hanno effetto in ogni stato del pianeta, peccato che questo sia totalmente falso.

    Gli stati hanno ogniuno la propria sovranità e fanno leggi che hanno effetto solo all’interno dello stato stesso. Quelle fatte da Bergoglio o da chi altro hanno effetto solo in Vaticano.

    Qui il macroscopico equivoco e le conseguenti aspettative dalle quali poi ne è nata la delusione e la critica.

    Detto ciò, in Italia la chiesa e le gerarchie non hanno ascoltato tanto meno applicato quelle leggi mentre altrove si.

    Per fare un esempio molto recepibile cito il caso di Piero Brogi, un uomo italiano che è stato abusato in infanzia a Roma da mons. Angelo Pio Loco Boscariol.

    Ebbene, l’uomo che da anni abita in Francia è stato l’unico italiano risarcito economicamente dalla chiesa ma non italiana, da quella francese. Il tutto malgrado il suo abusatore fosse deceduto da anni.

    Questo fa capire la differenza di come la Conferenza Episcopale francese abbia recepito ed applicato il Motu proprio e come non lo abbia fatto invece la Conferenza episcopale italiana, che di risarcimenti alle vittime e di commissioni d’inchiesta governative, ben si sogna persino di parlare.

    Il motivo è semplice, le leggi dello Stato che in Francia hanno condizionato la chiesa a rendere giustizia mentre in Italia lo Stato non ha mai proferito parola, lasciando vuoti legislativi tanto gravi che hanno permesso tutto ciò.

    Un argomento che il prossimo pontefice dovrà affrontare, magari rivolgendosi direttamente al Governo italiano chiedendo regole come l’obbligo della denuncia per ogni cittadino, in modo che quei vescovi “furbetti del quartiere” non possano più sfuggire alla denuncia ed insabbiare i casi per poi reintegrare chi recidivo, come nel caso bresciano di don Ciro Panigara.

    Speriamo che anche i media questa volta stiano attenti a spiegare limiti e doveri dei due stati.

    Diversamente il rischio è quello di lasciare un’altra impropria eredità al prossimo pontefice, tra gioie, dolori e tante altre vittime.

  • CEI incontra le famiglie. Ma questa volta puzza tanto di bruciato che i media chiamano la Rete L’ABUSO per conferma

    CEI incontra le famiglie. Ma questa volta puzza tanto di bruciato che i media chiamano la Rete L’ABUSO per conferma

    Ed è successo ancora, dietro il paralume della fantaprivacy della CEI che a suo dire ieri – si legge nel comunicato – “Il Card. Matteo Zuppi e Mons. Giuseppe Baturi, rispettivamente Presidente e Segretario Generale della CEI, insieme a Mons. Lorenzo Ghizzoni, Presidente del Servizio Nazionale per la tutela dei minori, hanno accolto oggi, nella sede di Circonvallazione Aurelia 50, un piccolo gruppo di familiari e vittime di abusi compiuti da chierici e operatori pastorali in ambito ecclesiale.”

    Una notizia immediatamente verificata dalle agenzie di stampa, data quella precedente che aveva già all’epoca convinto pochi in quanto uscita senza preavvisi solo dopo gli incontri, quindi non certificabile e certo, verissima la privacy, ma il fatto che CEI – al di là del comunicato – non fosse neppure stata in grado di citare quali le circostanze dei fatti dei “presunti ospiti” si trattasse, aveva sollevato qualche più legittimo dubbio.

    Naturalmente, a questo giro le domande si sono aggiunte alle precedenti.

    Restano anonime come la volta scorsa le presunte vittime e le circostanze oltre che i luoghi, ma la domanda dei media questa volta è; come è possibile che la Rete L’ABUSO, infondo unica realtà in sostegno delle vittime del clero nel paese, non sia mai stata mai coinvolta in nessuno di questi fondatamente anonimi incontri della CEI?

    Come è possibile che nessuna delle vittime note ed inevitabilmente (in quanto unica in Italia) in contatto con la Rete, sia mai stata chiamata?

    L’ultima inevitabile domanda è chi sono questi gruppi, queste famiglie e queste vittime dal momento che in Italia nessuna risulta essere stata chiamata o abbia mai riportato (anche anonimamente) ai media di questi incontri?

    Domande non certo scontate che giriamo a Zuppi e alla sua squadra di “acchiappa pedofili” perche la risposta non solo ci riguarda, ma ci interessa moltissimo, senza il bisogno di fare nomi.

  • Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Premessa al REPORT SULLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

    Abbiamo escluso dal rapporto tutti i casi precedenti al 2010, una trentina.

    Non sono completi oltre che sporadici, in quanto antecedenti alla creazione della Rete e documentati indirettamente.

    332 casi a campione, un numero eccellente anche a livello statistico che ci ha costretti dopo lo spoglio a questa premessa sui “I DATI CHE ARRIVANO DALLE DIOCESI ITALIANE” attraverso i sopravvissuti.

    Al fine di non ripetere nel corso dell’esposizione questo dato, che sarà quindi sistematicamente sottointeso in quanto presente in tutti i 332 fascicoli in nostro possesso e esaminati;

    nel 100% dei casi la chiesa non ha reso giustizia neppure alla vittima;
    nel 100% dei casi è stata omessa la comunicazione da parte dell’autorità ecclesiastica alla Giustizia italiana;
    nel 100% dei casi i sopravvissuti non hanno ricevuto soccorso medico adeguato;
    nel 100% dei casi non è stato dato nessun indennizzo da parte della chiesa, tranne che in quei casi (circa l’8-10%) dove c’è stato l’interesse della chiesa ad un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza. Casi che non possono essere accolti come indennizzi, non solo per la cifra indignitosa rispetto al danno (in genere 25.000€), ma per la finalità stessa per la quale quella cifra viene elargita, ovvero vincolare la vittima al silenzio lasciando il sacerdote “anonimo” e libero di poter reiterare.

    Queste prime premesse che emergono sistematiche da tutte le 332 schede, in Italia trovano fondatezza anche sugli organi di informazione, particolarmente propensi nella penisola a queste notizie incensanti verso la chiesa.

    Ebbene, malgrado ciò nemmeno la cronaca italiana documenta un solo caso contrario ai dati in premessa.

    A breve la pubblicazione del dossier, nell’editoriale del TG NEWS della Rete L’ABUSO prima del sinodo.

    Qui il contro report delle vittime alla CEI, censurato da TG e media nazionali.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/10/02/il-report-delle-vittime-italiane-sulla-conferenza-episcopale-e-le-sue-omissioni-al-motu-proprio/

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  • San Remo News si dissocia dalla FAKE che gira tra gli abitanti di Badalucco. Ma non denuncia e ne omette il possibile contesto

    San Remo News si dissocia dalla FAKE che gira tra gli abitanti di Badalucco. Ma non denuncia e ne omette il possibile contesto

    Una FAKE news inviata ai fedeli della diocesi di San Remo dopo IL CASO Zuppi-Suetta sollevato dalla Rete L’ABUSO.

    “Abusi su “minori e persone vulnerabili”: Segnalazione al vescovo di S. Remo, che minaccia querela mentre Zuppi cade in picchiata”

    SCENA MUTA CEI – Suetta invoca la censura alla stampa locale, subito in “camera caritatis”…

    San Remo NEWS, dopo la nostra segnalazione a Pietro Zampedroni si tutela e pubblica un comunicato.

    …ma ne omette (come la diocesi) il probabile contesto censurato dai media che imperversa da settimane, per il quale la FAKE è stata prodotta.

    Rinuncia persino (per quanto noto al momento) alla querela per diffamazione alle autorità civili, utile a risalire all’autore della FAKE diffamatoria ai danni della Testata e della Diocesi di San Remo. Silente quanto la stampa locale.

    Il comunicato costretto dalle circostanze di SanremoNews.

    “Paese in rivolta per il trasferimento del parroco: dopo la raccolta di firme ora le fake news”

    “Da qualche giorno circola una falsa notizia, con la grafica di SanremoNews, per annunciare una presunta visita del presidente della CEI Matteo Maria Zuppi“

    “Dopo la raccolta firme arrivano anche le fake news. Da qualche giorno sta circolando in rete una finta notizia di SanremoNews in merito a una presunta visita del presidente della CEI Matteo Maria Zuppi per dirimere la questione del trasferimento di Don Angelo Moioli. Finta la notizia, finto il titolo, finta anche la “nota” della Santa Sede che viene citata.

    Vero è che la decisione del vescovo Antonio Suetta di trasferire il parroco badalucchese ha scatenato la protesta di gran parte degli abitanti, tanto che la raccolta firme ha avuto una grande adesione in paese. Ma nulla c’è di vero nella fake news che sta girando da qualche giorno, è stata creata ad arte.

    Il titolo recita “Il Papa invia il cardinale Zuppi a Badalucco: “Una visita per raggiungere il giusto accordo per Don Angelo”” con una grafica identica a quella utilizzata dal nostro giornale.
    Nel testo, invece, si legge: “Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, sarà ospite a Badalucco nei prossimi giorni quale inviato del Sano Padre Francesco. Lo ha confermato la Santa Sede in un comunicato diffuso questa mattina. La Diocesi ha riferito che al momento non è previsto un incontro tra Zuppi e il vescovo Mons. Antonio Suetta. ““Si tratta di una iniziativa che ha come scopo principale quello di ascoltare accuratamente la popolazione badalucchese circa le possibili vie per raggiungere un giusto accordo per il trasferimento di Don Angelo Moioli e in questo modo allentare le tensioni”, si legge nella nota della Santa Sede”.

    Niente di vero, della notizia non c’è traccia. Giusto, quindi, avvisare i nostri lettori onde evitare che circolino notizie false nel nome di SanremoNews. In merito saranno effettuate tutte le verifiche del caso anche di concerto con l’ufficio stampa della Santa Sede.”

    ….Continua

  • SCENA MUTA CEI – Suetta invoca la censura alla stampa locale, subito in “camera caritatis”…

    SCENA MUTA CEI – Suetta invoca la censura alla stampa locale, subito in “camera caritatis”…

    Ed è la linea opposta alla trasparenza che chiede Motu proprio di Papa Francesco, quella scelta dal vescovo Antonio Suetta e dalla Cei di Matteo Zuppi.

    Almeno, al momento…

    Già nella prima risposta di Suetta è lui stesso ad ammettere problemi noti, se pur minimizzi.

    Quei problemi che hanno portato successivamente chi inascoltato dalla chiesa, a rivolgersi all’associazione.

    la Diocesi di Ventimiglia-San Remo, presa visione della Vostra missiva “Lettera aperta”, inoltrata al Vescovo della scrivente Diocesi, Mons. Antonio Suetta, e a Sua Eminenza, Card. Matteo Zuppi, contesta integralmente quanto in essa contenuto e affermato precisando quanto segue.

    Nella Diocesi di Ventimiglia – San Remo, i pochissimi casi segnalati (siamo a livello di esigue unità) o mediante il Servizio Tutela Minori Diocesano, o direttamente al Vescovo, o attraverso comunicazioni scritte o altre forme di denuncia-segnalazione, previste dalla legge, sono stati sempre trattati con la massima attenzione, a tutela di tutte le persone coinvolte e nel pieno rispetto delle disposizioni e delle procedure previste dal diritto canonico e dall’ordinamento giuridico italiano.

    Ma il problema non è la diocesi di S. Remo – Ventimiglia e neppure il vescovo, ma la linea omertosa che nel suo ipocrita garantismo, il presidente della CEI Zuppi aveva già chiaramente espresso la scorsa estate, nei due incontri con le vittime, dove di certo espresse garantismo per la chiesa e i suoi pedofili, ma quando gli si chiese degli indennizzi alle vittime, anche lì fu garante, ma dell’impunità e rispose no! altrimenti poi le vittime denunciano per i soldi.

    Anche in quel caso Zuppi, malgrado l’idea di un presunto incontro tra le vittime e mons. Lorenzo Ghizzoni – mai avvenuto – nei fatti non acquisì alcuna segalazione; piu di 400 casi.

    Per questo il caso sanremese diventa davvero emblematico di una serie, in quanto documenta con rapporti epistolari con la CEI quella che tutte le vittime rivolte agli sportelli definiscono “una truffa”.

    E la è a tutti gli effetti!

    L’inquietante silenzio la dice molto lunga su come nei fatti le diocesi non rispettino affatto il motu proprio; sul fatto che non esista neppure il più remoto dialogo con le vittime, anzi, queste spesso vengano intimidite; sul fatto che la chiesa, malgrado le segnalazioni non attua nessun intervento pratico.

    Spesso tutto grazie alla complicità dei media, che puntualmente tacciono sugli scandali, per elevare i proclami a vuoto, di cui poi ne omettono persino la critica e il contraddittorio.

    Neppure la querela minacciata da Suetta; che in effetti avrebbe solo portato le prove in procura. Quelle che nell’eventualità avremmo utilizzato per difenderci. Qui si che sarebbe stato un bel problema, peraltro agli atti della giustizia italiana.

    …Meglio evitare, deve esser stato il pensiero di chi la sa lunga.

    Una vicenda come abbiamo detto emblematica in quanto coinvolge nell’affidabilità di questo sistema il massimo vertice della CEI, Matteo Zuppi; colui che dovrebbe guidare i vescovi italiani verso le regole imposte dal Motu proprio, verso la trasparenza, imbrattato nella marmellata più dei vescovi su cui avrebbe dovuto vigilare.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/07/06/abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili-segnalazione-al-vescovo-di-s-remo-che-minaccia-querela-mentre-zuppi-cade-in-picchiata/

  • Abusi su “minori e persone vulnerabili”: Segnalazione al vescovo di S. Remo, che minaccia querela mentre Zuppi cade in picchiata

    Abusi su “minori e persone vulnerabili”: Segnalazione al vescovo di S. Remo, che minaccia querela mentre Zuppi cade in picchiata

    La curiosa ed emblematica vicenda della diocesi di San Remo e del suo vescovo Antonio Suetta.

    Uno scambio epistolare con l’Associazione che coinvolge in prima persona il cardinale presidente della CEI Matteo Zuppi, che non ne esce meglio del suo sottoposto, anzi, conclama la truffaldina linea della chiesa italiana nella formula antica di “tanto fumo e niente arrosto”.

    Ma vediamo i fatti.

    Tutto nasce da una serie di segnalazioni inviate alla Rete L’ABUSO da fedeli e sacerdoti della diocesi di San Remo – tutte correlate con materiale che ha come soggetto sacerdoti della diocesi – i quali, dopo aver insistentemente segnalato all’istituzione ecclesiastica, non hanno potuto fare altro che constatarne l’omertà.

    Alcuni di questi sacerdoti li abbiamo rintracciati su note App di incontri gay, ma non è questo il problema: è quello che spesso, queste App, sono usate anche per prostituzione minorile, adescamento e non solo.

    Materiale sicuramente comprovante le accuse anche se va sottolineato che, pur non potendo escludere la matrice pedofila e quindi degno almeno di un accertamento da parte del vescovo, nei documenti e da alcune testimonianze indubbiamente emerge l’adescamento di “persone vulnerabili”, alcune giovanissime.

    Parliamo di una diocesi molto piccola, al confine tra Italia e Francia che ne ha in carico un centinaio.

    Reati gravissimi da sanzionare, secondo il Motu proprio di Francesco e secondo la stessa morale cattolica che, data la mole del materiale ricevuto, l’Associazione si è fatta carico di segnalare. Abbiamo quindi scritto al vescovo Antonio Suetta ed in copia al Cardinale Matteo Zuppi, senza trasmettere le prove, piuttosto imbarazzanti per quanto dovute, magari dopo il primo approccio.

    Abbiamo quindi atteso la reazione della diocesi.

    Nulla di strano, di fatto la chiesa, con la compiacenza del Governo, ha istituito veri e propri tribunali e sportelli per le denunce. In questo caso tribunali “farlocchi” nell’operato, tuttavia paralleli a quelli dello Stato, che ha permesso persino non trasmettessero alla Giustizia italiana i casi, senza accusare il favoreggiamento.

    Ed è la stessa chiesa a chiedere ai fedeli di denunciare presso questi tribunali/sportelli gli abusi subiti o di cui sono a conoscenza.

    Assolutamente nulla di strano

    …A meno che il fine sia diverso da quello dichiarato.

     

    La risposta non si fa attendere, Suetta risponde il giorno successivo, ma anziché agire sulla base del Motu proprio ed aprire un dialogo, rinnega a prescindere qualunque accusa, minaccia querela e neppure vuole sapere chi siano i sacerdoti segnalati, molti già all’onore della cronaca. (lettera a lato)

    Una “accoglienza Ligure” probabilmente, che di certo non è invitante qualora una vittima intendesse denunciare alla chiesa…

    Ed è qui che interviene il cardinale Matteo Zuppi che, pur non minacciando almeno lui querela, non si scosta di un millimetro dal vescovo Suetta. Come non si scostò nll’estate scorsa quando si incontrò con il presidente della Rete L’ABUSO a Bologna.

    I problemi di Zuppi son ben altri che quelli di acquisire informazione su chi ed indagare per appurare i fatti come esplicita il Motu proprio. Il suo unico problema è la missiva spedita dal Segretario della Rete e responsabile del “Comitato vittime e famiglie”, Cristina Balestrini, madre di una vittima di un caso noto a tutti, quello milanese di don Mauro Galli, di cui però entrambi neppure si accorgono.

    Nella prima missiva infatti Zuppi discute unicamente il perché la lettera arrivi da una mail @test.retelabuso.org/ , quasi potesse essere falsa e chiede alla collega di scrivere dalla sua personale. Una sorta di inquisizione “previa” sul mittente di fatti tanto a “cuore” alla CEI, che il cardinale riduce alla frivolezza di un indirizzo mail.

    Nel frattempo anche il vescovo Suetta indaga… ma non acquisendo le segnalazioni o chiedendo i dettagli. Il suo unico interesse è sapere chi ha segnalato all’Associazione i casi che, verosimilmente, conosceva già: è stata la diocesi la prima a ricevere l’informazione dai diretti interessati che, scontenti, successivamente si sono rivolti alla Rete L’ABUSO.

    Stessa cosa da parte del presidente CEI che continua lo scambio epistolare con Cristina Balestrini alla quale chiede disponibilità di un incontro che, in realtà, a quasi un mese di distanza dall’ultima missiva, non confermerà, cadendo nel classico “omertoso” silenzio, probabilmente informato dallo stesso Suetta ormai costretto.

    Ci si attende dalla diocesi di San Remo un chiarimento. Dalla CEI, anzitutto nei confronti e nel rispetto di chi crede e affida i propri figli, un’indagine  indipendente e seria almeno quanto la chiesa italiana millanta sui media italiani, che sia alla pari delle altre Conferenze Episcopali, di cui CEI è il fanalino di coda.

    Al Papa invece l’augurio di essere incisivo nei fatti quanto lo è negli appelli di TOLLERANZA ZERO.

    Lo può fare !

    I suoi dieci anni di pontificato in materia sono stati un fallimento sotto gli occhi di tutti i sopravvissuti, non una sola vittima lo ha mai ringraziato, né privatamente né in pubblico.

    Siamo ancora qui tutti a reclamare giustizia a una chiesa che non ci ascolta.

    Seriamente rifletta sui fatti !

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  • Tutti gli uomini di Papa Francesco… e quelle nomine poco in linea con la tolleranza ZERO

    Tutti gli uomini di Papa Francesco… e quelle nomine poco in linea con la tolleranza ZERO

    Nel suo pontificato “particolarmente dedito” a combattere la pedofilia nel clero cattolico di certo Papa Francesco ha spesso fatto scelte poco lungimiranti che poi si sono rivelate azzardate, come quella di nominare il Cardinale Pell al dicastero delle finanze. Questo non tanto per come sarebbe potuta finire o meno la già nota inchiesta per abusi che lo vedeva accusato, ma proprio per l’accusa in sé, in contrapposizione con le campagne garantiste di tolleranza zero di cui Francesco si è fatto promoter.

    La nomina forse poco opportuna del vescovo di Milano Mario Delpini, accusato di aver insabbiato il caso di don Mauro Galli …e via dicendo, i casi sono diversi.

    Molto curiosa la recente nomina di Matteo Zuppi, già Presidente CEI, impegnato nei dialoghi di pace in Ucraina e da pochi giorni anche Giudice della corte di cassazione vaticana. Un uomo che dal lato delle vittime di certo non ha ottenuto molta simpatia con le sue chiusure e il fallimento del report CEI. Tuttavia avrà altre qualità se Bergoglio in pochi mesi lo ha piu volte nominato.

    Ancora in via di “festeggiamenti” invece, la nomina di Monsignor Michele di Tolve, nuovo Vescovo Ausiliare di Roma. Sul sito del Vaticano viene ricordato nel suo incontro con Papa Francesco.

    Ex rettore del Seminario e parroco di Rho. Collaboratore di Paolo Bovi, educatore e frequentatore dell’oratorio già al tempo in cui don Michele di Tolve era vice parroco della Parrocchia di Cassina de’ Pecchi.

    Fu sempre Di Tolve, rettore del seminario di Venegono a fare sacerdote don Emanuele Tempesta (oggi indagato), malgrado la contrarietà dell’ex rettore, Luigi Panighetti. Tempesta non fu l’unico sacerdote consacrato da Di Tolve che poi risultò “immaturo”.

    Grandi innovazioni quelle di Bergoglio, dicono in continuazione i media, di cui però l’unica contenta mentre le vittime si lamentano è al momento la chiesa, che a tredici anni dall’inizio dello scandalo europeo, unica quella italiana ad oggi, a non aver ancora indennizzato o assistito una sola vittima – tranne quando costretta dai tribunali italiani. Quello che è peggio è essere stata anche incapace almeno di un risarcimento umano.

    Ma a quanto pare non gli intessa…


    …Ora siamo preoccupati che i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, che stanno arbitrando su tali denunce a danno dei sopravvissuti, siano essi stessi accusati di gravissime violazioni sessuali contro i bambini e della tortura psicologica di quei bambini.

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/06/08/nuova-zelanda-seconda-lettera-aperta-a-papa-francesco/

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/05/24/lettera-integrale-del-presidente-della-bolivia-al-papa-blocco-degli-ingressi-ai-preti-e-revisione-del-concordato/

  • Panchina per i minori abusati che il Comune di Savona non vuole, svela diverse installazioni abusive

    Panchina per i minori abusati che il Comune di Savona non vuole, svela diverse installazioni abusive

    Un’iniziativa promossa in tutta Italia che parte da Savona; la panchina VIOLA per i minori e le persone vulnerabili vittime di abusi sessuali. Iniziativa che sembra creare notevole imbarazzo all’amministrazione comunale della Città di Savona, non nuova a queste posizioni di indifferenza e reticenza verso iniziative in tutela di minori.

    Dalla giunta nei fatti nessuna risposta concreta dallo scorso 13 ottobre, quando l’istanza di richiesta presentata in settembre e ammessa nell’o.d.g. (proposta 2022/6332 – Determinazione di Giunta) fu rinviata all’Ufficio. L’assessore Gabriella Branca motivò a suo dire, date le molte richieste, si rimandasse semplicemente al successivo consiglio, in modo tale di trattarle tutte in un’unica delibera.

    Nel frattempo le associazioni promotrici; Rete L’ABUSO, ECA Global e Italy Church Too, procedevano alle formalità presso l’Ufficio toponomastico del Comune, ottenendo il nullaosta, ma scoprendo anche di essere in sostanza gli unici ad aver presentato la domanda per l’istallazione di una panchina tematica, nel rispetto delle norme e della valutazione dell’ufficio, competente per l’arredo urbano pubblico.

    lo stesso ufficio, ci spiega che in realtà si è recato dove chiedevamo di installare la panchina e con stupore ne ha trovate altre, di cui però l’Ufficio non sapeva. Nella sostanza panchine che a quanto emergerebbe sono state verniciate, appropriandosene all’insaputa dell’amministrazione, sulle quali sarebbe stata apposta una targa tematica. Iniziative oltretutto spesso pubblicizzate dai media locali, ma nessuno dal comune sembrerebbe essersi mai accorto degli illeciti, almeno fino alla nostra richiesta.

    Nei fatti al momento non si ha notizia ne idea se la panchina VIOLA sarà mai installata, malgrado ieri sia stata inaugurata proprio a Savona, nel cortile della scuola XXV Aprile di Corso Vittorio Veneto una panchina bianca per commemorare le morti sul lavoro…… Speriamo almeno questa sia “in regola” visto che hanno presenziato anche le Autorità.

    Se ne deduce tuttavia si sia proceduto da parte della giunta nel deliberare le nuove panchine tematiche, ma non quella per i minori e le persone vulnerabili vittime di abuso sessuale, a quanto pare sottoposta ad una procedura quantomeno inusuale rispetto alle altre di cui il Comune afferma non sapere.

    Alla luce dei fatti e dei numerosi illeciti che gli stessi uffici comunali avrebbero ravvisato, l’Associazione chiederà indagini e sporgerà querela per il reato di appropriazione e deturpazione dell’arredo pubblico nelle varie installazioni che risulterebbero abusive all’insaputa del comune, al quale invece chiediamo spiegazioni per le reticenze che sembrerebbero evidenti nel caso della nostra istanza e delle procedura alla quale parrebbe l’unica ad essere stata sottoposta e tutt’ora inevasa.

  • Figli di un Dio minore in uno Stato democratico a “sovranità limitata”

    Figli di un Dio minore in uno Stato democratico a “sovranità limitata”

    Cosa mi ha davvero scioccato del primo Report della Cei sugli abusi nella Chiesa? Il fatto che lo Stato sia rimasto a guardare, in sfregio alla Costituzione e agli stessi cittadini, tutti, non solo le vittime.

    L’operazione appare come la palese prova dell’esistenza di uno Stato dentro lo Stato: non quello di chi ha stuprato nei fatti, ma dei vescovi italiani che hanno sempre coperto. Palese perché esisteva una direttiva riservata del 1962, Crimen sollicitationis, redatta dal cardinale Ottaviani (che stabiliva la procedura canonica nelle cause di sollicitatio ad turpia, ovvero l’utilizzo da parte del prete del sacramento della confessione per fare avances sessuali ai/alle penitenti, ndr) riveduta nel 2001 (De delictis gravioribus, ndr) che di fatto ha avuto una funzione di insabbiamento. Qualunque vescovo l’avesse violata avrebbe commesso un reato solo per il Codice di Diritto canonico, quindi è puerile evitare oggi un’inchiesta a fronte di una realtà sotto gli occhi di tutti, denota solo una mancanza di onestà e forse una paura.

    La domanda che dobbiamo porci, ma che si dà risposta da sé, è: perché già nel 1962 Ottaviani scrisse per il Vaticano quella procedura criminale?

    Il mondo la scoprirà solo nel 2001, e nel 2004 un avvocato di Houston, Daniel Shea, trascinò il cardinale Ratzinger – all’epoca a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, ovvero l’organo vaticano che si occupa della dottrina e della disciplina, quindi anche della pedofilia dei preti – in tribunale: l’accusa è di intralcio alla giustizia, in quanto avrebbe omesso di denunciare i casi alle autorità civili, ribadendo nella sua funzione ai vescovi di tutto il mondo, con De delictis gravioribus, che la direttiva del 1962 era tutt’ora in vigore.

    Di certo rocambolesco fu il salvataggio di Ratzinger (oggi stranamente segregato in Vaticano, ma non certo per punizione: d’altra parte era il monarca assoluto dello Stato dentro le mura leonine) se si pensa ai vari scandali, non solo del Banco Ambrosiano e dello IOR; persino qualche buon cattolico come Giulio Andreotti, al di là del peccato consapevole, avrebbe potuto pensar male.

    Ebbene, il cardinale Raztinger, chiamato a rendere conto in tribunale di quell’accusa, divenne papa, eletto da un intero Conclave, dopo il provvidenziale decesso del predecessore. Usufruì in quanto capo di Stato dell’immunità diplomatica, e non rispose mai agli inquirenti che lo accusavano.

    Tuttavia di Ratzinger la Chiesa parla bene in Italia. Gli opinionisti dicono persino che ha fatto tanto per la pedofilia (non è chiaro se per mantenerla o eliminarla). Mentre i magistrati e le vittime in Germania gli chiedono conto.

    Anche papa Francesco ha fatto molto, dicono. Tuttavia in Italia vediamo la Cei non seguire le innovazioni che secondo molti sarebbero state introdotte, in sostanza non rispettando ciò che il papa ha deciso fosse legge. Ma non vedo dal Vaticano alcuna irritazione per questa violazione, solo silenzio.

    L’altro giorno la Cei se ne è uscita con un Report non indipendente, e parziale in quanto carente dei dati dei tribunali e delle associazioni di vittime. E malgrado questa carenza di fonti, quel Report della Cei dice che in Italia, nei due anni presi in esame (2020-2021, in cui tra l’altro uffici pubblici e diocesani sono stati per lungo tempo chiusi a causa della pandemia di COVID), sono state ricevute 89 segnalazioni, per un numero di 68 presunti abusatori.

    Ebbene, in Francia, dove l’indagine è stata imparziale e approfondita, censendo in 70 anni circa 3.000 sacerdoti colpevoli, se si divide il numero di questi ultimi per gli anni, il risultato è, in media, di 44 casi l’anno. Cifra non lontana dalla media dei dati Cei per i due anni.

    Naturalmente non si è dato peso a questo elemento, ma neanche alla domanda più banale: come può la Chiesa italiana (e solo quella italiana), gestire in proprio i crimini che ha essa stessa coperto per legge interna?

    Come può lo Stato italiano, controcorrente rispetto a tutti gli altri, fare finta che non ci sia nulla di grave?

    Come possono, gli stessi cattolici che affidano al clero i propri figli, continuare a farsi andare bene tutto così?

    La via italiana è ancora davvero lunga. Non esiste ancora, nel Paese, una coscienza collettiva, civile, e questo lascia spazio, nei fatti, a qualcosa che continuerà ancora per anni.

    Lo stesso Ghizzoni (presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, ndr), in conferenza stampa, dopo il ventennale fallimento della Chiesa italiana, ha detto comunque che questa è la via giusta, che proveranno ed eventualmente correggeranno. Non ha fissato una scadenza.

  • GOOGLE chiude la mappa delle “DIOCESI italiane NON SICURE” della Rete L’ABUSO: arbitraria censura su dati di pubblico interesse

    GOOGLE chiude la mappa delle “DIOCESI italiane NON SICURE” della Rete L’ABUSO: arbitraria censura su dati di pubblico interesse

    Scompare dal web dopo 12 anni la mappa italiana dell’associazione Rete L’ABUSO. Uno dei pochi strumenti che i cittadini avevano nel vuoto delle Istituzioni italiane, per tentare di tutelare altri minori e i propri figli.

    Un oscuramento da parte di Google dell’unico database italiano degli abusi sessuali del clero che non stupisce, visti i precedenti tentativi di rimozione falliti. Anzi, fa riflettere: perché Google, infatti, se ne accorge dopo ben 12 anni dalla sua pubblicazione?

    Dando un’occhiata a quanto Google segnala, è verosimile pensare che qualche sacerdote abbia cercato di ottenere la cancellazione del proprio caso segnalando a Google e “reclamando” un presunto stato di pericolo e/o discriminazione (inesistente, in quanto attualmente non risultano casi con effettiva segnalazione).

    Va ricordato a questo proposito che, per esempio, negli Stati Uniti, sono gli organi di Stato, come l’FBI, a pubblicare online nome, foto e residenza di chi è stato condannato o ritenuto socialmente pericoloso per questi crimini. Un manifesto a tutela della comunità che si basa sul dato scientifico che il predatore sessuale non è un malato, ma una persona con una grave devianza della personalità a cui non si può chiedere un autocontrollo. L’unico modo per poterlo integrare evitando che stupri altre persone è quello di dire alle potenziali vittime di stare attente.

    La nostra richiesta a GOOGLE di revisione del reclamo (sulle cui motivazioni non abbiamo alcun dettaglio), per ora, è superata dalla scomparsa della mappa delle “Diocesi non sicure”, vista oramai da milioni di persone in 12 anni dalla sua creazione.

    Più di 360 casi di pubblico interesse scomparsi in una notte, che quantificavano, anche se per difetto, il vuoto dell’Italia, unico paese dell’UE a non aver mai indagato l’entità del problema: una ricerca richiesta dal 2019 anche dal Comitato per i diritti dell’infanzia dell’ONU, interrogata sul fenomeno con questa istanza.

    Come emerge dalla proiezione di Mark Vincent Healy’, l’Italia sembrerebbe il paese dell’UE con il più alto potenziale di abusi d’Europa.

    L’unico che però non ha mai messo in agenda un tavolo per valutare, visto i dati allarmanti che arrivano dagli altri Stati membri, ultima la Francia, che conta 330.000 vittime di 3000 preti pedofili, con una media di 72 bambini a sacerdote pedofilo.

    L’Italia ha più del doppio dei sacerdoti francesi, verosimilmente il doppio anche delle vittime. Eppure in Italia nessuno è preoccupato. Per primi i Governi.

    Reputiamo grave quanto accaduto arbitrariamente per mano di GOOGLE, verosimilmente a seguito di una segnalazione, almeno si presume, per la quale però non vi è stata possibilità di legittima replica, tanto meno di conoscere la natura effettiva del contenzioso, data l’infamante accusa ai sopravvissuti italiani, che nei fatti vedono etichettato il loro diritto costituzionale al reclamo di giustizia (non concesso in Italia) come fosse “Bullismo; molestie; minacce” a chi lo ha stuprato, ed è stato graziato dai vuoti legislativi italiani e dalle continuate omissioni dei Governi.

    “Le varie Convenzioni ratificate negli anni dall’Italia, in particolare quella delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nella fattispecie di reati come quelli oggetto, inquadra la questione prevalendo il c.d. “Interesse superiore”, ancora più quando questo potrebbe coinvolgere soggetti minori. Pertanto insopprimibile ad ogni altra comparazione.”

    Ecco perché parliamo di arbitraria censura su dati di pubblico interesse da parte di GOOGLE


    P.s. In alternativa alla visualizzazione mappa, i quattro database storici separati, fonte della mappa oscurata da GOOGLE

    https://francescozanardi.it/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webposservatorio-permanente/database-abusi/